La battaglia di due amici disabili in difesa del pianeta

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Wenji e Haxia sono disabili, ma hanno deciso di non arrendersi. Hanno unito le forze e piantato oltre 10.000 alberi in un’area devastata dall’inquinamento atmosferico, dove flora e fauna continuavano a morire. Hanno trovato la ragione della propria esistenza nel prendersi cura del pianeta.

«Anche se abbiamo delle limitazioni nel corpo, i nostri spiriti sono senza limiti». Sono le parole di Wenji Jia, uomo semplice ma dai grandi ideali. Viene dalla contea di Jingxing, nella provincia di Hebei, in Cina. Ha 54 anni e, all’età di 3, ha perso entrambe le braccia in un incidente: fulminato dai cavi dell’alta tensione. Malgrado ciò, ha deciso di dare un senso alla propria vita e salvare il Pianeta. E ha deciso di farlo insieme al suo amico di infanzia, Haxia Jia, 55 anni, che ha perso la vista nel 2000 per un incidente in miniera. Insieme, hanno già piantato più di 10mila alberi in 10 anni.10000-alberi-1

«Tu sarai le mie braccia, io sarò i tuoi occhi: insieme salveremo il Pianeta»

Haxia racconta che lui e Wenji sono amici fin dall’infanzia. Le loro famiglie sono molto unite: i loro padri sono a loro volta grandi amici. Quando dopo l’incidente il medico gli comunica che ha perso la vista e che non l’avrebbe più recuperata, cade nella disperazione: non ha più senso vivere e comincia a pensare anche al suicidio.

«Se fossi nato con questa disabilità, forse sarebbe stato diverso, me ne sarei fatto una ragione», ammette. «Ma io era abituato a guardare da molto lontano e a leggere il giornale tutte le volte che volevo».

Poco dopo l’incidente, Wenji torna nel suo Paese natio, da dove era partito diversi anni prima. Fino ad allora aveva lavorato in una compagnia di artisti disabili, finché suo padre non si era ammalato. È quindi ‘costretto’ a lasciare il lavoro per prendersi cura del genitore.10000-alberi-7

Appena tornato in paese, si rende conto dello stato di depressione di Haxia. Mosso a compassione, decide di offrirgli la sua “manica”. Un giorno, mentre sono insieme gli fa una proposta: «Io sarò i tuoi occhi, se tu sarai le mie braccia».10000-alberi-2

«Vivere significa avere uno scopo»

A causa della loro disabilità, non hanno molta scelta. Le opportunità di lavoro sono scarse, ma i due amici decidono di non arrendersi. Non vogliono essere un peso per la società e pensano che l’esistenza di ciascuno abbia senso solo grazie a uno scopo. Si sono così chiesti come possono dare un contributo alla comunità che li ha accolti e cresciuti. La risposta è arrivata in maniera semplice: «Piantiamo alberi», si sono detti. Di lì a poco, si ritroveranno a salvare il pianeta. Wenji e Haxia sanno molto bene che gli uccelli si stanno estinguendo: ne scompaiono circa tre specie ogni anno. La causa? L’inquinamento atmosferico causato dal lavoro nelle cave. In passato la loro regione era florida: sulle montagne c’erano prati e alberi, ma da quando è iniziata l’attività estrattiva, tutto si è trasformato in una landa incolta. Una triste riproduzione, in piccolo, di quanto sta succedendo al Pianeta: tutto peggiora a causa di attività economiche senza scrupoli.10000-alberi-5

Nella regione in cui vivono, ogni volta che si alza il vento, le polveri provenienti dalle miniere si diffondono nell’aria e si riversano nel fiume.10000-alberi-6

Questo danneggia gravemente l’ecosistema, perché le polveri uccidono i pesci, i gamberi, le tartarughe e qualsiasi altro essere vivente, provocandone l’estinzione. L’aria diventa via via irrespirabile. Piantare alberi è necessario per salvare la loro terra.

«Dove va l’acqua, lì andremo noi»

Durante il loro primo autunno insieme riescono a piantare circa 800 alberi. In primavera però, quando tornano per controllare il frutto del proprio lavoro, ricevono un grande choc. Degli 800 alberi piantati, ne sono sopravvissuti solo due. I due amici credevano che si trattasse di un lavoro più semplice. Pensavano bastasse piantare dei rami nel terreno per veder crescere alberi alti e forti. Ma la mano dell’uomo si è spinta troppo oltre nella sua furia distruttrice: il terreno è troppo arido e non permette la sopravvivenza di piante, alberi e fiori. Haxia oggi ammette che davanti a quella visione catastrofica è preso dallo sconforto: vuole mollare. Ma Wenji è mentalmente più forte di lui: ha passato una vita intera ad affrontare sfide durissime, a causa della sua disabilità. Convince l’amico a resistere e suggerisce una strategia ancora più drastica: «Deviamo il corso del fiume: così potremo piantare gli alberi vicino all’acqua».10000-alberi-8

«Se si lavora insieme, si può raggiungere qualsiasi risultato»

All’inizio della loro avventura non hanno semi o alberelli da piantare, perché non hanno soldi per acquistarli. Decidono così di utilizzare i rami, tagliandoli dagli alberi. Non molte persone usano questa tecnica, perché molto scomoda e ardua. A maggior ragione è difficile per loro che hanno oggettive difficoltà ad arrampicarsi. Ma la forza della disperazione li spinge a tentare.10000-alberi-9

Dopo qualche tempo, si rendono conto che alcuni rami avevano messo radici: iniziano finalmente a crescere i primi germogli. Così, ormai da 10 anni, i due amici continuano nel loro folle progetto di salvare la loro terra e tutto il pianeta dalla distruzione.10000-alberi-10

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In questo lasso di tempo, hanno piantato più di 10.000 alberi, trasformando terreni incolti in un’area boschiva. Il loro progetto arriva presto anche al comitato di villaggio, che concede loro un’area di oltre 100 acri sulle colline per proseguire l’opera di rimboschimento.10000-alberi-12-681x387

«Speriamo di poter inspirare e motivare le persone. Se si lavora insieme e per gli stessi valori, possiamo fare qualsiasi cosa. Se ciascuno di noi piantasse uno o due alberi ogni anno, immaginate la differenza che potrebbe fare per il pianeta. Vorremmo che le generazioni future vedano ciò che due disabili sono riusciti a realizzare. Dopo la nostra morte, potranno vedere che un cieco e un uomo senza braccia hanno lasciato in eredità una foresta».10000-alberi-14

Fonti: periodismo.com, GoPro

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Debutto milanese per il primo taxi ecologico attrezzato per i disabili

Presentato alla Fabbrica del Vapore di Milano, alla presenza degli assessori Maran e Majorino, il primo di 20 taxi ecologici completamente attrezzati per il trasporto delle persone disabili grazie a un bando del Comune che ha messo a disposizione 200mila euro per finanziare taxi a basso impatto ambientale pensati per i portatori di handicap379581

La si può già vedere circolare da qualche giorno, è una Citroën Berlingo Multispace XTR guidata da Rosa Di Benedetto, tassista milanese che fatto domanda per partecipare al bando del Comune di Milano che prevedeva un contributo di 10 mila euro per l’acquisto di una vettura attrezzata per il trasporto dei disabili e dei passeggini, assegnato a veicoli immatricolati tra l’1 gennaio e il 31 ottobre di quest’anno con alimentazione ibrida, Gpl, a metano, a benzina Euro 6 o a emissioni zero. Diciannove le altre vetture in arrivo entro la fine dell’anno, tante quanto le richieste pervenute dai tassisti: “Recuperiamo un ritardo inaccettabile – ha detto l’Assessore alla Mobilità e Ambiente Pierfrancesco Maran – una città come Milano deve eliminare tutte le barriere, a partire proprio da quelle legate al trasporto pubblico. Ringrazio i tassisti che hanno partecipato e che si sono impegnati a garantire il servizio veramente a tutti. Da parte nostra, ci impegniamo a riproporre i finanziamenti in futuro”. Presentata il 19 giugno alla Fabbrica del Vapore nell’ambito dell’iniziativa organizzata da Consorzio Sociale Light e Fondazione Triulza “Per un’Expo 2015 aperta, inclusiva e accessibile”, la prima auto bianca ecologica ha già è già operativa su strada: grazie a un allestimento ad hoc studiato dalla Rolfi di Brescia, la vettura offre l’accesso a carrozzine e passeggini da una rampa posteriore. “Milano paga un ritardo culturale e infrastrutturale di decenni” ha detto l’Assessore alle Politiche Sociali e Cultura della Salute, Pierfrancesco Majorino “Solo pochi mesi fa è stato finalmente approvato il piano per l’abbattimento delle barriere architettoniche, per rendere la città veramente accessibile a tutte le persone con disabilità e non solo. Expo sarà la manifestazione che segnerà il cambio di passo della nostra città lasciando un’eredità in termini di strutture e progetti mai avuti prima. Questo primo taxi ecologico e predisposto anche per il trasporto delle persone con disabilità motoria rappresenta uno dei nostri punti di partenza e una delle direzioni verso cui desideriamo andare”.
Il giornalista e Presidente di Ledha Franco Bomprezzi, nominato dal Comune consulente di supporto alla task force per l’accessibilità di Expo Milano 2015, fa il segno di vittoria dalle pagine del blog del Corriere.it “Invisibili”. Presente all’inaugurazione ha dichiarato : “Oggi per noi è un giorno importante perché a Milano finalmente si inizia a cambiare passo. Questo è il primo di venti taxi che permetteranno alle persone con disabilità di muoversi in città autonomamente, una primissima vittoria che abbiamo raggiunto grazie al lavoro con le tante associazioni e con il Comune di Milano. Abbiamo intenzione di proseguire con altri progetti che usino l’occasione di Expo 2015 per lasciare in eredità una città finalmente nuova e accessibile a tutti”.

Fonte: ecodallecittà.it

Stupisce tutti con un sorprendente atto di generosità

Un ragazzo di 19 anni, dipendente di una tavola calda ha sorpreso tutti i clienti difendendo un cliente non vedente che aveva appena subito un furto di denaro e compiendo nei suoi confronti un inaspettato atto di altruismo e generosità. Il suo nome è Joey Prusak. Joey vive e lavora ad Hopkins – cittadina del Minnesota, non lontana da Minneapolis – presso una famosa catena di fast food e gelati, fin da quando aveva 14 anni e conosce tutti i clienti abituali, tra i quali un signore non vedente.Joey-2-620x350

Qualche giorno fa è successo che l’uomo, dopo aver fatto lo scontrino, ha accidentalmente fatto cadere a terra una banconota da 20 dollari. Dietro di lui, una signora ha subito raccolto la banconota, ma, invece di restituirgliela, l’ha infilata nel suo portafoglio. Joey ha assistito incredulo a tutta la scena e, quando la signora è arrivata al banco, le ha chiesto di restituire i 20 dollari al legittimo proprietario.

“Mentre metteva in tasca il resto, l’uomo ha fatto cadere a terra una banconota da 20 dollari. Sapevo che non se ne era accorto. La signora che era dietro di lui”, ha raccontato Joey, “ha raccolto i soldi così velocemente che non ho avuto il tempo di dire: Signore, le sono caduti. Lui si stava già allontanando e ho pensato che la signora li avesse raccolti per restituirglieli… e invece li ha infilati nel suo portafoglio”.

Così, quando la donna ha raggiunto il banco per fare l’ordine, Joey non è riuscito a tacere:“Le ho detto: signora, non ho alcuna intenzione di servire una persona maleducata come lei. Se restituisce i 20 dollari, la servo, altrimenti se ne può anche andare. E lei mi ha risposto: i 20 dollari sono miei, poi ha fatto una scenata, ha cominciato ad insultarmi ed è corsa fuori”.

Subito dopo, Joey ha chiesto scusa a tutti per lo spiacevole episodio ed ha ripreso lavorare. Finito di servire i clienti, si è avvicinato al signore non vedente e gli ha spiegato cos’era successo. Poi ha aperto il portafoglio e gli ha dato 20 dollari, che per lui corrispondono a 2 ore di lavoro.

Clienti e colleghi sono rimasti senza parole ed hanno subito cominciato a scattare foto e postarle sui social network. Il sito web della catena di fast food è stato sommerso di commenti positivi per Joey e pare che un cliente abbia anche scritto un’email alla direzione generale segnalando ed elogiando la sua buona azione. Molti clienti, come Angie Rosener, insegnante, hanno voluto complimentarsi personalmente con lui: “Sono rimasta profondamente colpita dal suo gesto e mi sono detta che dovevo scrivergli qualcosa, così gli ho portato un biglietto per dirgli grazie”.

Intervistato dalla TV locale, Joey ha dichiarato di essere ancora sconvolto per aver visto qualcuno rubare soldi ad un cieco e di aver ricevuto numerose telefonate di gente che dice di avergli addirittura spedito del denaro per rimborsargli il corrispettivo delle 2 ore di lavoro “regalate” allo sfortunato cliente.

“Sentivo che la cosa giusta da fare era ridargli i soldi. Tutti pensano che io abbia fatto una cosa bellissima, mentre in realtà era solo la cosa giusta”, ha detto sorridendo. “Ho fatto solo ciò che ritenevo corretto e credo che un sacco di gente la pensi esattamente come me”.

Fonte: buone notizie.it