Anne Hathaway dice basta alla dieta vegana: ma sono in tanti a abbandonare l’alimentazione cruelty free

Anne Hathaway abbandona la dieta vegana e alla paleo diet. Grande delusione per i sostenitori animalisti ma d’altronde l’84 per cento dei vegetariani cambia idea e torna alla dieta normale. L’annuncio di Anne Hathaway ha gettato nello sconforto milioni di vegani:l’attrice ha lasciato il regime vegano in favore della dieta del paleolitico che include le proteine di origine animale. Ha detto Anne Hathaway che con la dieta vegana non si sentiva abbastanza in forze. Questione di gusti, perché con i soli alimenti vegetali c’è chi ci ha costruito la propria carriera di atleta come Jim Morris. Eppure i vip che scelgono la dieta vegana sono davvero tanti e non mancano testimonial famosi. Ma se tanti scelgono di essere vegani, ovvero di alimentarsi solo con cibi di origine vegetale e escludendo tutte le carni e i cibi di derivazione animale, in tanti smettono di seguire questo genere di alimentazione. Secondo un recente studio pubblicato dal Research Council Humane (HRC) circa l’84 per cento dei vegetariani tornare a mangiare carne a un certo punto della loro vita. Sono stati intervistati un totale di 11.399 adulti dai 17 anni, ovvero un piccolo campione che però ha reso bene l’idea di quel che accade poi normalmente nella vita di tutti i giorni: il 30 per cento torna alla dieta normale dopo 3 mesi e il 50 per cento invece abbandona dopo un anno. Il 37 per cento dice però che rifarebbe la scelta.

Ma perché così tante persone abbandonano una dieta che di fatto è salutare?

Sembra che a venir meno sia il sostegno alla motivazione (il 58 per cento la sceglie per motivi di salute e il 27 per cento per motivi etici) e che però poi cade in tentazione davanti al pesce o al pollo. Sappiamo però anche che la domanda di prodotti di origine animale è in calo. Uno studio di Harris Interactive condotto nel 2011 ha svelato che il 33 per cento degli americani consumava più spesso pasti vegan o vegetariani (includendo latte e uova, dunque), il che corrisponde a circa 100 milioni di persone. Ora Anne Hathaway ha ammesso di aver sospeso la sua dieta vegana. Ne era talmente convinta che pure il suo banchetto di nozze fu preparato proprio con alimenti solo vegetali. Chissà se riconsidererà la possibilità di tornare a mangiare vegano.Film Interstellar Shanghai Press Conference

Fonte:  One green planet

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Sport e dieta vegan, chi l’ha detto che non si può?

Meagan Duhamel, pattinatrice canadese, argento alle ultime olimpiadi, è l’ennesimo esempio che la dieta vegana e l’attività sportiva, anche ad alti livelli, sono totalmente conciliabili.mduhamel

Meagan Duhamel, 28 anni, canadese, è una pattinatrice su ghiaccio. Alle ultime Olimpiadi, svolte a Sochi, ha vinto la medaglia d’argento in coppia con Eric Radford nella gara a squadre. Fin qui niente di rilevante, se non fosse che l’atleta in questione è vegana, ovvero segue un’alimentazione totalmente vegetale. «Sono vegana dal dicembre del 2008 – afferma la pattinatrice – non mangio quindi carne, latte, formaggio o qualsiasi cosa provenga dal mondo animale. Tante persone mi dicono che non potrebbero mai essere vegan. Vorrei invece che la gente capisse e si rendesse conto che non è poi così difficile diventarlo e penso che sia alla portata di tutti essere in grado di prendere una decisione come il passaggio a uno stile di vita vegan». Meagan non è la prima professionista sportiva a fare una tale scelta alimentare, salutare e rispettosa dei diritti animali. Nel corso della storia dello sport ci sono molti casi di atleti vegetariani e veganiDave Scott, campione mondiale nell’Ironman di Triathlon; Edwin Moses, campione olimpico con record mondiale nei 400 metri ad ostacoli; Martina Navratilova, campionessa di tennis; Carl Lewis, che ha eguagliato il primato che apparteneva al mitico Jesse Owens, ovvero vincere quattro titoli olimpici nella stessa edizione dei Giochi: oro nei 100 e 200 metri, nel salto in lungo e nella staffetta 4×100. E poi ancora Scott Jurek, Elias Broms, Andreas Cahling, Billie Jean King, Debbi Lawrence, Desmond Howard, Paavo Nurmi, Pierre Vérot, Ridgely Abele, Robert Sweetgal, Al Oerter, Anthony Peeler, Bill Pearl, Murray Rose, Ruth Heidrich. Tralasciando l’importante aspetto etico della scelta vegana, già ampiamente trattato sulle colonne del nostro giornale, vediamo come conciliare lo sport, sia a livello professionistico che amatoriale, con la dieta vegetariana , o addirittura, vegana.  Il mito della carne come alimento base per un buon allenamento e per raggiungere risultati soddisfacenti è ben presto sfatato. I benefici di una dieta a prevalenza vegetariana sono supportati da una ampia bibliografia internazionale: l’esclusione dei cibi di origine animale comporta dei vantaggi per la salute, come la prevenzione del diabete di tipo II, la riduzione nel sangue di lipidi e colesterolo, dell’ipertensione, di malattie cardiovascolari e di tumori. Molto importante poi è il controllo del peso corporeo, soprattutto nello sport. «Nel pattinaggio il peso corporeo delle ragazze è fondamentale – afferma EricRadford, partner della Duhamel – Esso influenza tantissimo la performance e con l’alimentazione vegana Meagan riesce sempre ad essere in condizioni ottimali». Ovviamente ci sono sport e sport, quelli in cui è basilare mettere massa muscolare, come il body building o il pugilato, e quelli invece in cui troppa massa muscolare è controproducente, come la maratona e gli sport di resistenza. In media stat virtus, quindi ogni atleta vegano baserà il proprio programma alimentare in base alla tipologia di allenamento che dovrà sostenere. In ogni caso, però, di fondamentale importanza sarà il ferro, poiché le elevate esigenze di ossigeno per i tessuti periferici implicano un rapido turnover dell’emoglobina, la molecola che lo trasporta all’interno degli eritrociti, ma anche di mioglobina, la molecola di deposito muscolare dell’ossigeno. E i vegetariani e vegani lo dovranno assumere in quantità maggiore rispetto ad una dieta onnivora. E, oltre al ferro, sarà importante l’assunzione di proteine, calcio, vitamina D e B12, quest’ultime molto carenti nella dieta vegana. Patrik Baboumian, body builder tedesco, vegetariano dal 2005 e vegano dal 2011, spiega così la sua dieta: «Per ottenere l’energia e la forza che mi servono durante gli allenamenti, mi alimento con moltissime quantità di carboidrati, come riso, patate e avena, e con frutta, legumi e ortaggi. Visto che devo assumerne in quantità elevata e avrei difficoltà a mandarle giù, ricorro a spremute e frullati. Quindi li assumo in forma liquida». Patrik è diventato ben presto un esempio nel mondo dello sport, tale da indurre la Peta(People for the Ethical Treatment of Animals) a chiamarlo come testimonial (guarda il video alla fine dell’articolo).  In conclusione, è posizione dell’American Dietetic Association(ADA), la più grande organizzazione mondiale di nutrizionisti professionisti, che le diete vegetariane correttamente pianificate, comprese le diete totalmente vegane, sono salutari, adeguate dal punto di vista nutrizionale, e possono conferire benefici per la salute nella prevenzione e nel trattamento di alcune patologie. Le diete vegetariane ben pianificate sono appropriate per individui in tutti gli stadi del ciclo vitale, ivi inclusi gravidanza, allattamento, prima e seconda infanzia e adolescenza, e per gli atleti.

La forza deve costruire, non distruggere.
Dovrebbe superare solo se stessa, non sopraffare i più deboli.
Usata senza responsabilità, non causa altro che danno e morte.
Riesco a sollevare le cose più pesanti, ma non posso togliermi di dosso la responsabilità.
Perché il modo in cui usiamo la nostra forza definisce il nostro destino.
Che tracce lascerò sul mio cammino verso il futuro?
Dobbiamo davvero uccidere per vivere?
La mia vera forza sta nel non vedere la debolezza come debolezza.
La mia forza non ha bisogno di vittime.
La mia forza è la mia compassione.

Fonte: ilcambiamento.it

La dieta vegetale fa bene alla salute e dimezza le emissioni di CO2

Lo abbiamo sempre sostenuto: la dieta a base vegetale, meglio vegana, fa bene alla salute e all’ambiente perché fa risparmiare emissioni di gas CO2. Oggi, grazie a una ricerca inglese sappiamo anche quante emissioni risparmiamo

Il consumo di carne è dannoso sia per l’ambiente sia per la salute: mangiare troppa carne rossapuò creare problemi alla salute e tutto ciò era noto. Ciò che invece non conoscevamo era la stima relativa ai gas serra associati alla produzione dei vari alimenti. A risultare meno inquinanti per l’ambiente i prodotti vegetali legati ai menù sia vegani sia vegetariani.

Spiega Ilaria Ferri direttore scientifico dell’ENPA:

Per soddisfare la richiesta giornaliera di chi consuma carne in grande quantità vengono prodotti ben 7,2 chilogrammi di anidride carbonica a persona, pari al doppio di quelli necessari per la dieta vegan (appena 2,9 chilogrammi) e vegetariana (3,8 chilogrammi).460297605-536x350

Lo studio Dietary greenhouse gas emissions of meat-eaters, fish-eaters, vegetarians and vegans in the UK dunque mette a confronto quattro grandi gruppi di consumatori: di carne, pesce, vegetariani e vegani. Gli alimenti più dispendiosi sono legati alla produzione della carne bovina per cui 1 kg di polpa lo paghiamo 68,8 chilogrammi CO2; seguono la carne ovina (64,2 kg) e le interiora (35,9 kg). Si capovolge la stima se si guarda alle emissioni prodotte per ottenere 1 kg di mais appena 0,7 kg di anidride carbonica; 0,8 per un chilo di fagioli e 0,4 per un chilogrammo di patate.

Nella prefazione allo studio si legge:

In conclusione, le emissioni di gas serra per i consumatori di carne sono due volte circa superiore a quelle dei vegani. E ‘probabile che la riduzione dei consumi di carne possa portare alla riduzione delle emissioni di gas serra derivati dalla produzione alimentare.

La dieta vegetariana (che include latte e uova) e la dieta vegana (priva di alimenti di origine animale), dunque, grazie al loro contenuto di vegetali si attestano sempre più per essere lo stile alimentare più sano. Ricordo che in una dieta equilibrata devono essere inclusi legumi, cereali e verdure di stagione in almeno 5 porzioni al giorno.

Fonte:  ENPA

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La dieta vegana per campare 100 anni senza tagliare le calorie

Michael Greger direttore del Public Health and Animal Agriculture alla Humane Society of the United States divulga i principi dell’alimentazione sana dal suo sito Nutritionfacts.org e propone piuttosto che la restrizione delle calorie la riduzione delle proteine animali per campare 100 anni

La restrizione delle calorie, ovvero dimezzare la quantità di cibo che assumiamo, sembra avere effetti benefici sulla durata della vita e sulla salute sopratutto se questo regime alimentare è praticato nella maturità. Secondo alcuni studi scientifici condotti sui primati, invece, sembra che non vi siano apprezzabili miglioramenti. Ma la moderazione a tavola resta certamente una necessità se dopo gli “anta” vogliamo mantenerci in buona salute e le restrizioni alimentari sono difficili da applicare nel corso di una vita: dalla fame nervosa, agli sbalzi umorali tutto sembra andare contro la possibilità di mangiare meno per stare meglio. Lo studio Minnesota Starvation Study evidenzia proprio le implicazioni psicologiche e fisiche che subiamo quando tagliamo le calorie. Quando mangiamo e quanto più mangiamo attiviamo il mTOR, (mammalian target of rapamycin) e dunque ci deve essere un modo migliore per controllare l’enzima motore dell’invecchiamento. Ecco perché i ricercatori hanno accolto con entusiasmo la rapamicina un principio attivo rinvenuto nell’Isola di Pasquache inibisce il mTOR e usato per ora in persone che hanno subito un trapianto e che deve essere ulteriormente sviluppato.184219445

PROVA: Le ricette vegane dello Chef Simone Salvini per i mercoledì senza carne della LAV

La svolta è arrivata quando gli scienziati hanno scoperto che i benefici della restrizione dietetica possono essere ottenuti non solo tagliando le calorie ma anche tagliando le proteine animali. La restrizione proteica è molto meno difficile da mantenere rispetto alla restrizione dietetica e può essere più potente perché sopprime sia l’mTOR sia l’ IGF – 1 o somatomedina. Infatti, sebbene venga consigliata una dieta proteica per stimolare l’mTOR negli sportivi per favorire l’aumento della massa muscolare si rende necessario inibirla per contrastare l’invecchiamento nella maturità. Una delle proteine che sembra stimolare al massimo l’mTOR, è la leucina che si trova prevalentemente in alimenti di origine animale come uova, latticini, carne, pollo e pesce e in alimenti vegetali, seppur in minor concentrazione come frutta, verdura, cereali e fagioli.

Le 5 ricette con ingredienti vegani della tradizione Mediterranea

Il ruolo funzionale della leucina nella regolazione dell’attività mTOR può contribuire a spiegare gli straordinari risultati riportati nel Cornell-Oxford-China Study , dal momento che le diete quasi- vegan di contenuto proteico modesto tendono ad avere bassi contenuti di leucina. Questo può anche aiutare a spiegare la longevità di alcune popolazioni come i giapponesi di Okinawa, che hanno circa la metà il nostro tasso di mortalità . La dieta di Okinawa tradizionale comprende solo il 10 % di proteine ​​ e praticamente è senza colesterolo. Meno dell’1% della loro dieta comprendeva pesce, carne, uova e latticini ossia l’equivalente di una porzione di carne al mese e un uovo ogni due mesi. La loro longevità è stata superata solo dagli Avventisti vegetariani della California per cui si registra forse la più alta aspettativa di vita di ogni popolazione formalmente descritta nella storia.

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Fonte: ecoblog.it

I 7 cibi più nutrienti e naturali per integrare l’alimentazione

Molte persone sanno bene che cibi evitare. Ma quali sono i cibi migliori per dare energia e forza? Ecco sette dei cibi più nutrienti soprattutto se si segue una dieta vegana.broccoli-620x350

Quali alimenti mangiare per stare bene? Sappiamo tutto sugli alimenti che ci possono far male o danneggiare. Sappiamo che la carne rossa fa male all’apparato cardiovascolare, che uova, formaggi e latte contengono colesterolo e grassi che possono far male alla salute e sopratutto non sono cibo per chi per scelta etica, come i vegani, sceglie di non cibarsi di cibi derivati da animali. E allora cosa mangiare per integrare comunque preziosi nutrienti come sali minerali, vitamine, proteine e acidi grassi buoni?

Ecco una lista di sette alimenti perfetti come integratori alimentari naturali.

1. Spirulina: Queste alghe sono gustose e nutrienti e si possono assumere anche sotto formato di pasticche. Hanno più antiossidanti di qualunque altri cibo, proteine e minerali tanto che è considerato un integratore alimentare naturale.

2. Cavolo: Secondo il dottor Joel Fuhrman, cavolo è il cibo più nutriente poiché ricco di minerali, vitamine, fibre e amminoacidi, così come importanti antiossidanti che riducono l’infiammazione e può prevenire il cancro. E ‘anche facile da preparare e dunque risulta essere uno degli alimenti più versatili.

3. Semi di canapa: Che cosa si ottiene quando si combinano proteine, fibre, acidi grassi essenziali, antiossidanti, aminoacidi, vitamine e minerali? Canapa, naturalmente. Questo seme facilmente digeribile è versatile, facile da usare ed estremamente gustoso, forse troppo.

4. Cioccolato:. I semi di cacao sono così nutrienti che gli scienziati non hanno nemmeno iniziato a individuare tutti i vantaggi del piccolo fagiolo. Minerali, vitamine e tonnellate di antiossidanti proteggono il cuore, la pelle, e rilasciano sostanze chimiche nel cervello che ti fanno sentire come se fossi innamorato. Attenzione però a acquistare cioccolato di primissima qualità, fondente e possibilmente proveniente da commercio equo solidale.

5. Broccoli: mamma aveva ragione, si devono mangiare i broccoli se si vuole un sistema digerente sano e diminuire il rischio di cancro. Le ricette con i broccoli sono praticamente infinite: dalle zuppe agli stufati.

6. Spinaci: Freschi o cotti, in padella o all’insalata sono davvero buoni e ricchi di tantissime sostanze preziose per il nostro organismo. Usiamoli . Fresco o cotto, sapore dolce e resistente di spinaci illumina ogni pasto.

7. Chia o Salvia hispanica: I guerrieri aztechi ci hanno lasciato una preziosa eredità con il seme di chia. Gustoso e ricco di grassi omega, proteine, ferro, potassio ​​e fibre. Il Dr. Weil sostiene che sia una scelta migliore dei semi lino perché il chia è così ricca di antiossidanti che i semi non si deteriorano e può essere conservato per lunghi periodi senza diventare rancido.

Fonte: Undreground Health

 

Dieta vegana e dieta mediterranea consigliate per controllare il diabete di tipo 2

Una svolta alimentare basata sulla dieta vegana per chi ha il diabete di tipo 2 viene proposta della Asl di Milano come protocollo rivolto a 1100 medici che dovranno poi estenderlo ai loro pazienti. ovviamente diventa importante anche sostenere l’alimentazione con il corretto e costante esercizio fisico.

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Il documento si chiama p-PDTA ovvero Percorso Preventivo Diagnostico Terapeutico Assistenziale del paziente affetto da diabete mellito di tipo 2 ed è un protocollo che viene aggiornato da un gruppo di medici di medicina generale, rappresentanti dell’Asl di Milano e diabetologi di vari ospedali e importanti istituti milanesi come il Niguarda, Istituto Auxologico, Casa di cura San Pio X, Policlinico, San Paolo e serve a fornire ai medici prima e ai pazienti poi le linee guida per una corretta gestione del diabete di tipo 2. Ebbene in questa recente versione messa a punto alla fine del 2012 si riscontra il consiglio di rivolgere i pazienti con diabete di tipo 2 verso la dieta vegana attraverso il volume di ricette Scacco al diabete con un pizzico di fantasia in cui sono suggerite preparazioni con soli ingredienti vegetali, soia e legumi. Il primo passo riguarda la perdita di peso ponderale, fondamentale per normalizzare glicemia, emoglobina glicata e steatosi epatica che in taluni casi porta anche alla regressione del diabete. La dieta mediterranea anche è considerata valida a patto che sia come originariamente proposta, ovvero:

ricca di verdura, frutta fresca e secca oleosa, cereali integrali, legumi e semi, olio di oliva; moderatamente ricca di pesce e con latticini consumati soprattutto in forma di yogurt; ma povera di carne, soprattutto rossa e trasformata, e di grassi saturi e trans (acidi grassi industrialmente idrogenati presenti in prodotti da forno e fritture industriali e dei fast-food); e ancora povera di zuccheri e bevande zuccherate.

La dieta vegana dunque viene contemplata poiché:

In studi specificatamente disegnati per testare queste ipotesi, un’alternativa che si è dimostrata mediamente più efficace e gradita, non richiedendo imposizioni di restrizioni caloriche, è rappresentata da una dieta vegana basata unicamente su cibi vegetali, o da una dieta vegetariana a basso indice glicemico. Le diete vegetariane- hanno prevenuto o migliorato il diabete.

Il confronto tra una dieta tradizionale per diabetici e la dieta vegana è stato scientificamente misurato e ha vinto la dieta vegana:

Le due diete hanno dato miglioramenti ma quella vegana maggiori risultati clinici e accettabilità e dovrebbe costituire la prima scelta. La buona accettazione rispetto alle diete classiche, legata al consumo a volontà, dovrebbe incoraggiare a proporre attivamente questo modello alimentare, a partire dai circa 70 pazienti diabetici, in gran parte sovrappeso e obesi, che un medico di medicina generale ha ogni mille assistiti.

Fonte: Sindacato medici italiani