Smog: l’esposizione prolungata aumenta il rischio di autismo

Un nuovo studio dell’Università di Pittsburgh indaga l’incidenza dell’inquinamento atmosferico nell’insorgenza della sindrome autistica: Stirene, cromo, cloruro, metilene, metanolo, cianuro e arsenico, elementi contenuti in larga misura nei gas di scarico prodotti dalle automobili, aumentano il rischio di contrarre la sindrome in bambini sani380765

Una delle ragioni dell’incremento dei casi di autismo sarebbe lo smog: la scoperta, portata a termine dalla Pitt Public Health (University of Pittsburgh) e presentata dall’American Association for Aerosol Research ad Orlando, rappresenta un nuovo punto di arrivo nella ricerca contro questa sindrome di cui si sa ancora molto poco e che riguarda disturbi neuro-psichiatrici che portano ad una diminuzione dell’integrazione sociale e della comunicazione. L’autismo sarebbe dovuto a fattori neurologici e psicoambientali, ma la strada da fare per capirne con esattezza le origini è ancora molto lunga. La ricerca sull’incidenza dell’inquinamento atmosferico nell’insorgenza di questa sindrome è stata condotta analizzando per un periodo di tempo due gruppi di famiglie con bambini sani, nati tra il 2005 e il 2009 nelle contee di Allegheny, Armstrong, Beaver, Butler, Washington e Westmoreland, in Pennsylvania. I bambini erano all’inizio tutti sani, ma nei primi due anni di vita sono stati esposti, in base a dove vivevano, a diversi livelli di stirene (idrocarburo aromatico, tossico e infiammabile) e cromo (metallo pesante tossico): coloro che erano stati più a contatto con questi elementi presentavano un rischio 1,4 volte maggiore di essere affetti da autismo, rispetto ai bambini che li avevano respirati di meno.
Oltre a stirene e cromo, altre sostanze responsabili di alterazioni del sistema endocrino, e che quindi possono mettere a rischio di autismo, sono il cloruro di metilene, il metanolo, il cianuro, e l’arsenico: elementi contenuti in larga misura nei gas di scarico prodotti dalle automobili, e quindi nello smog.
La dottoressa Evelyn Talbott della Pitt Public Health ha dichiarato a proposito dello studio: “Il prossimo passo sarà la conferma ai nostri risultati con gli studi che misurano la specifica esposizione agli inquinanti atmosferici a livello individuale, per verificare queste stime effettuate con modelli dell’Environmental Protection Agency”.

Early exposure to air pollutants linked to autism risk

Fonte: ecodallecitta.it

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