Don Andrea Gallo, ci lascia il prete degli ultimi

“La cosa più importante che tutti noi dobbiamo sempre fare nostra è che si continui ad agire perché i poveri contino, abbiano la parola”. Dopo una vita ‘in direzione ostinata e contraria’ e sempre dalla parte degli ultimi, è morto ieri a Genova Don Andrea Gallo.don_andrea_gallo1

È morto ieri pomeriggio a Genova, poco prima delle 18,Don Andrea Gallo, stroncato da un’insufficienza cardiaca cui si è aggiunto un edema polmonare. Ad annunciare la sua morte è stata la Comunità di San Benedetto al Porto, da lui stesso fondata. Le condizioni di salute di don Andrea Gallo, che avrebbe compiuto 85 anni il prossimo 18 luglio, si erano aggravate lo scorso 21 maggio. Nato a Genova il 18 Luglio 1928, Don Andrea Gallo viene immediatamente richiamato, fin dall’adolescenza, da Don Bosco e dalla sua dedizione per gli ‘ultimi’, i poveri, gli emarginati. Inizia il noviziato nel 1948 a Varazze, proseguendo poi a Roma il Liceo e gli studi filosofici. Nel 1953 chiede di partire per le missioni e viene mandato in Brasile a San Paulo dove compie studi teologici: la dittatura che vigeva in Brasile, per lui insopportabile, lo porta a far ritorno in Italia l’anno successivo. Prosegue quindi gli studi ad Ivrea e viene ordinato sacerdote il 1 luglio 1959. L’anno successivo viene nominato cappellano alla nave scuola della Garaventa, noto riformatorio per minori. Qui don Gallo cerca di sostituire ai metodi unicamente repressivi una impostazione educativa diversa, basata su fiducia e libertà. I superiori salesiani, tuttavia, dopo tre anni lo rimuovono dall’incarico e nel ’64 Andrea decide di lasciare la congregazione salesiana chiedendo di entrare nella diocesi genovese. Viene quindi inviato a Capraia e nominato cappellano del carcere. Due mesi dopo viene destinato in qualità di vice parroco alla chiesa del Carmine dove rimarrà fino al 1970, anno in cui verrà “trasferito”. L’episodio che scatena il provvedimento di espulsione è un ‘incidente’ verificatosi nel corso di una predica domenicale. Nel quartiere era stata scoperta una fumeria di hashish ed il fatto aveva suscitato l’indignazione dell’alta borghesia del quartiere. In quell’occasione Don Gallo ricordò nella propria predica la pericolosità di altre droghe, per esempio quelle del linguaggio, con le quali un ragazzo può diventare “inadatto agli studi” se figlio di povera gente, oppure un bombardamento di popolazioni inermi può diventare “azione a difesa della libertà”. Qualche tempo dopo, viene accolto dal parroco di S. Benedetto, Don Federico Rebora, ed insieme ad un piccolo gruppo Don Andrea Gallo fonda la Comunità di S. Benedetto al Porto. Qui la porta è rimasta sempre aperta a chiunque, gli altri Don Gallo andava a recuperarli direttamente per strada. Don Andrea Gallo ha trascorso almeno quarant’anni della sua vita tra poveri, malati, prostitute e tossici ai quali si è avvicinato con profonda umanità ed un realismo spesso lontano dalla cecità del mondo ecclesiastico. Lo dimostra, ad esempio, il fatto che Don Gallo, come lui stesso ha dichiarato, ha accompagnato alcune prostitute ad abortire, piuttosto che vederle destinate alla morte nelle macellerie degli aborti clandestini.Tra i suoi altri gesti ‘scandalosi’ anche lo spinello fumato nel salone di rappresentanza di Palazzo Tursi, contro la repressione penale per il consumo di hashish e marijuana e la sua posizione  a favore del divorzio nell’anno del referendum. Prete ribelle, eretico, prete di strada, sacerdote degli ultimi, prete partigiano. Tanti gli appellativi che sono stati utilizzati per definire Don Andrea Gallo e sottolinearne la sua distanza dalle posizioni della Chiesa ufficiale, la sua vicinanza alla gente, il suo attivismo per ‘gli ultimi’ ed i loro diritti, le sue idee spesso considerate scomode agli occhi del mondo ecclesiastico. Una vita “in direzione ostinata e contraria”, come aveva scritto il suo amico Fabrizio De Andrè, ma sempre nei ranghi dell’obbedienza e del rispetto delle gerarchie ecclesiastiche, infatti Don Gallo non sarà mai sospeso “a divinis”. “La cosa più importante che tutti noi dobbiamo sempre fare nostra – diceva – è che si continui ad agire perché i poveri contino, abbiano la parola: i poveri, cioè la gente che non conta mai, quella che si può bistrattare e non ascoltare mai. Ecco, per questo dobbiamo continuare a lavorare!”. L’ultimo messaggio di Don Andrea Gallo è datato lunedì sera ed è stato lanciato su Twitter: “Sogno una Chiesa non separata dagli altri, che non sia sempre pronta a condannare, ma sia solidale, compagna”.

Fonte: il cambiamento