Venezia, alberi cadono per l’inquinamento del sottosuolo

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La caduta di quattro alberi non dovrebbe fare notizia, ma le cose cambiano se il vento è debole e se gli alberi erano all’apparenza sani. Negli scorsi giorni all’aeroporto Marco Polo di Tessera quattro alberi sono caduti distruggendo tre auto parcheggiate, fortunatamente senza danni per le persone. Secondo un’analisi dell’Arpav a causare la caduta sarebbe stato l’inquinamento nel sottosuolo del parcheggio: nel terreno sarebbero state rilevati arsenico e altri metalli pesanti oltre i limiti consentiti dalla legge. Della vicenda si sta occupando la Procura di Venezia insieme al nucleo operativo ecologico dei carabinieri. Nell’inchiesta che vuole fare chiarezza su ciò che si trova sotto il parcheggio P5 del Marco Polo sarebbe coinvolta anche l’azienda Mestrinaro, rea di avere venduto ai cantieri edili calce e cemento miscelati con sostanze inquinanti. Una manovra pensata per rendere inerti i rifiuti inquinanti senza passare dalle (onerose) spese di smaltimento, un giro d’affari illecito quantificabile in alcune centinaia di migliaia di euro. Secondo gli inquirenti il materiale inquinante sarebbe stati utilizzati anche nel nella nuova terza corsia dell’autostrada A4, in prossimità del casello di Roncade di Treviso, nel quale sarebbero stati individuati quantitativi di arsenico, cobalto, nichel, cromo e rame fino a 100 volte oltre i limiti fissati dalle legge. L’azienda coinvolta avrebbe dovuto recuperare e trasformare i rifiuti che, invece, ha immesso nell’ambiente in grosse quantità, contaminando i materiali edili utilizzati nelle attività svolte fra il 2010 e il 2012.

Fonte:  Venezia Today

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Vado Ligure, tassi di mortalità e inquinamento sopra la norma

In una conferenza sull’impatto sanitario del carbone è stato ricordato come siano da imputare alla centrale a carbone del savonese 86 ricoveri complessivi di bambini per patologie respiratorie e asma, 235 ricoveri complessivi di adulti e 48 morti tra gli adulti

Le emissioni della centrale di Vado Ligure hanno prodotto nella zona circostante tassi di inquinamento fuori dalla norma e la massiccia presenza di sostanze tossiche ha fatto sì che nelle aree interessate dalle ricadute delle emissioni i tassi standardizzati di mortalità siano decisamente più elevati rispetto alla media nazionale sia per tutte le cause che per le malattie neoplastiche, cardio e cerebrovascolari. A dare conto di questo fatale sillogismo e del rapporto di causalità fra inquinamento e malattie è l’Ordine dei Medici della Provincia di Savona in un documento ufficiale presentato oggi, in occasione della conferenza L’impatto sanitario del carbone – la funzione sociale del medico: promotore di salute e di ambiente, organizzata a Savona da WWF Italia, Ordine dei Medici della Provincia di Savona e dell’Associazione Medici per l’Ambiente Isde Italia. Per la centrale di Vado Ligure è stato riscontrato un valore massimo di mercurio 65,3 volte superiore alla naturalità media e 7,1 volte il valore massimo riscontrato in Italia, un valore di cromo 82,5 volte il valore di naturalità media e 5,5 volte il valore massimo riscontrato in Italia e, ancora, una valore massimo di arsenico 11,5 volte il valore di naturalità media e 2,5 volte il valore massimo riscontrato in Italia. Sempre secondo questo report, anche i valori di diossido di zolfo e di monossido di carbonio sono nettamente al di sopra dei limiti consentiti. Il biomonitoraggio è stato condotto con l’utilizzo di licheni: in alcune zone (fra Bergeggi e Albisola) si è creato un “deserto lichenico”, vale a dire un fenomeno dovuto al grande inquinamento che rende impossibile la sopravvivenza di queste piante. I licheni fungono da veri e propri marker e studi di bioaccumulo hanno dimostrato come la concentrazione di metalli pesanti attribuibili alla combustione di combustibili fossili nel savonese sia fra le peggiori d’Italia. E se sulla terraferma la situazione è critica, non va certo meglio nei fondali marini dove i valori standard consentiti sono superati da 2 a 10 volte per mercurio, arsenico, cadmio e Pcb. Proprio alla foce del torrente Quiliano si raccolgono i mitili con la maggiore concentrazione di mercurio, cadmio e policlorobifenili fra quelli raccolti su tutta la riviera ligure. L’impatto della centrale a carbone Tirreno Power è devastante, basti pensare che nella Regione Liguria le sole centrali elettriche sono responsabili del 90% delle emissioni annuali di mercurio nella regione. Secondo il dossier, la chiusura dell’impianto della centrale termoelettrica di Vado Ligure eviterebbe 86 ricoveri complessivi di bambini per patologie respiratorie e asma, 235 ricoveri complessivi di adulti (malattie cardiache più respiratorie) e 48 morti tra gli adulti (malattie cardiache più respiratorie).

La nostra voce si è levata ormai da circa sette, otto anni per l’eccesso di mortalità riscontrato, rispetto a quella aspettata. Nel lontano 2008 notammo che per la popolazione che viveva nel nostro territorio c’era un’aspettativa di vita minore rispetto alle altre zone, legata in gran parte alla centrale che, per l”emissione di inquinanti occupa un’elevatissima percentuale rispetto al totale,

ha ricordato il presidente dell’Ordine dei Medici di Savona, Ugo Trucco. Vado Ligure e la vicina Savona restano il paradigma di un problema globale. Nella sola Europa, secondo quanto riferito dall’associazione europea Heal – Healt and Enviroment Alliance, la chiusura delle centrali a carbone eviterebbe 18.200 morti, 2,1 milioni di giorni di cure farmacologiche e 42,8 miliardi di euro l’anno in costi sanitari.Immagine-620x346

© Foto Getty Images

Fonte: ecoblog.it

PELLICCE TOSSICHE PER BAMBINI,LAV richiede il ritiro dei capi in 5 città


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La LAV dopo accurate analisi di laboratorio ha verificato che in 6 capi di abbigliamento per bambini con pelle e pelliccia di 5 note marche sono presenti sostanze chimiche potenzialmente dannose. I capi sono stati acquistati in negozi di Milano, Monza, Roma e via web e le analisi hanno rilevato la presenza di sostanze chimiche con valori superiori previsti dal REACH.

I test sono stati effettuati dal laboratorio di analisi Buzzi di Prato su capi dei marchi: Il Gufo, Miss Blumarine, Fix Design, Gucci e Brums.
Sostanze tossiche nelle pellicce per bambini, la denuncia della LAV

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I nonilfenoli etossilati e il nonilfenolo entrano nella catena alimentare umana e sono considerati, in particolare il nonilfenolo interferente endocrino; i sali d’alluminio sono corrosivi e irritanti per pelle e mucose; il cromo trivalente usato per la concia delle pelli può degenerare in cromo esavalente a causa dei raggi UV e alla luce del giorno, in condizioni di temperature elevate, è corrosivo per pelle e mucose; formaldeide presente fino a 5 volte il limite stabilito per i giocattoli ma non esiste una normativa di riferimento per i prodotti in pelle. La formaldeide è un battericida e allergene da contatto che causa numerosi disturbi.

Scrive LAV nel comunicato:

I rapporti di prova sono allarmanti: uno degli articoli (marca Brums) non potrebbe essere posto in vendita sul mercato nazionale dato che risulta contaminato da un quantitativo di Nonilfenolo Etossilato 2,5 volte superiore allo standard REACH (Reg. 2006/1907/CE); alcuni campioni analizzati presentano livelli di Formaldeide nettamente superiori a quelli rinvenuti negli ultimi anni in altri prodotti tessili e per i quali sono state diramate allerte RAPEX (sistema europeo di allerta per la tutela dei consumatori) per il ritiro dal mercato.

Gli inserti di pelliccia usati come decorazione e dunque in quantitativi bassi sono ricchi di sostanze tossiche come PCP Pentaclorofenolo, TeBT Tetrabutil Stagno, TeCP Tetraclorofenoli, Tetracloro Etilene, metalli pesanti (Cromo III, Alluminio, Piombo), tracce di Idrocarburi Policiclici Aromatici (Pirene, Naftalene, Fenantrene, Fluorantrene).

Il perché è presto detto: la concia delle pelli e pellicce vede un uso massiccio di tali sostanze. Ad esempio gli alchilfenoli etossilati sono usati per sgrassare le pellicce sebbene in Europa siano vietati.

Lav dunque chiede sia alle aziende coinvolte, sia al ministero della Salute di intervenire ritirando dal mercato per precauzione questi capi di abbigliamento e di predisporre accertamenti sui capi ancora in commercio; di diramare un Rapex – Rapid Exchange of Information System of the EU- il sistema di allerta europeo verso gli altri Stati membri informandoli della possibile presenza di capi contaminati e di vietare l’uso delle pellicce animali.

Fonte: ecoblog