EFFICIENZA ENERGETICA: L’ITALIA RIDUCE I CONSUMI

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L’Italia ha ridotto drasticamente i suoi consumi energetici. Parola dell’Enea, (l’Agenzia Nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile) che ieri a Roma, ha presentato il suo ‘Secondo Rapporto sull’Efficienza Energetica’, dove è stato evidenziato un netto calo dei consumi nel nostro Paese a partire dall’anno 2011. Si tratta, in pratica, di un risparmio complessivo di 57.595 giga-watt/ora di energia nel 2011 rispetto al 2010.
L’Italia non solo risparmia di più ma, stando ai dati del Rapporto, è riuscita anche ad ottimizzare la sua produzione energetica: l’Enea ha infatti registrato nel 2010 un miglioramento dell’efficienza energetica di oltre 1 punto percentuale rispetto al 2009. ‘Si tratta – secondo Giovanni Lelli, Commissario dell’Enea – di risultati che hanno una significativa ricaduta per l’economia italiana e che costituiscono dei progressi effettivi in un processo di riconversione orientato alla green economy’.
L’Italia, ha sottolineato l’Agenzia Nazionale, è migliorata energeticamente soprattutto grazie all’adozione di tecnologie più innovative, tra cui: l’utilizzo di impianti ad alta efficienza per il settore residenziale (caldaie a condensazione e solar cooling); l’impiego di tecnologie innovative e materiali ad alte prestazioni per il settore terziario; la diffusione, nel settore industriale, dei motori elettrici e delle apparecchiature di cogenerazione e recupero del calore nei processi di produzione; infine, il progressivo inserimento delle auto ibride nel settore dei trasporti.
L’efficienza e il risparmio energetico in Italia avrebbero tuttavia ancora degli ampi margini di miglioramento per garantire, ad esempio, un rapidissimo ritorno finanziario per lo Stato e notevoli tagli sui costi in bolletta per tutti i cittadini: prima fra tutte, come suggerisce l’Enea, la sostituzione, attraverso un’apposita normativa di incentivazione, di ben un milione di motori elettrici ed inverter installati in tutto il Paese con apparati di ultima generazione. Il risparmio energetico che si avrebbe da questa misura toccherebbe circa 1,4 tera-wattora l’anno e garantirebbe agli utenti finali un taglio complessivo della bolletta elettrica di quasi 180 milioni di euro l’anno. Un’altra strategia da seguire per ‘risparmiare’ sia sulle casse dello Stato che sulle tasche dei cittadini potrebbe riguardare, inoltre, una rimodulazione delle imposte sulle case (Imu e Ici) incorporando sia gli incentivi sulla riqualificazione energetica degli edifici, sia dei ‘premi’ supplementari da assegnare alle ristrutturazioni che attestino la maggior efficienza ottenuta con gli interventi già effettuati. Il vantaggio, per un settore considerato come una delle principali fonti di spreco energetico in Italia, sarebbe inestimabile: da un lato lo Stato risparmierebbe energeticamente, dall’altro, il cittadino vedrebbe ridotte le sue imposte sugli immobili.
Efficienza e risparmio energetico quindi, anche con lo ‘zampino’ della crisi economica, rappresentano un’opportunità per l’Italia da non perdere e il Rapporto illustrato ieri, costituisce quella base di conoscenza indispensabile per raggiungere e superare gli obiettivi europei al 2020, realizzando una nuova filiera industriale di prodotti e servizi connessi all’economia verde, realmente competitiva su un mercato internazionale in via di espansione.
Fonte: ecoseven

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IL RISPARMIO ENERGETICO

RISP ENERGETICO

Il concetto di risparmio energetico è molto vasto e comprende tutte le tecniche adatte a ridurre i consumi di energia necessari a poter svolgere tutte le attività umane. Il risparmio si può ottenere andando a modificare i processi, in modo da avere meno sprechi, o utilizzando tecnologie capaci di trasformare l’energia da una forma ad un’altra in modo più efficiente oppure attraverso l’autoproduzione.

Alcuni esempi sono la sostituzione delle lampadine ad incandescenza o fluorescenti con quelle a LED che emettono una quantità di energia luminosa diverse volte superiore alle prime (con minore consumo elettrico).

Negli impianti di riscaldamento degli edifici ci sono accorgimenti più o meno semplici per risparmiare energia, come ad esempio l’uso delle valvole termostatiche, l’uso di cronotermostati oppure altri accorgimenti più impegnativi, come la sostituzione degli infissi obsoleti, delle caldaie vecchie con caldaie a condensazione e l’isolamento termico delle pareti.

Un risparmio energetico si può avere anche a livello di produzione di energia elettrica utilizzando sistemi di cogenerazione che permettono di migliorare i rendimenti dei vari processi e che consistono in tecnologie capaci di ottenere, simultaneamente, energia elettrica e calore.

Altri sistemi sfruttano l’energia dispersa dal moto degli esseri umani o delle automobili, come è già stato fatto in Olanda, ad esempio con pavimenti sensibili alla pressione che producono energia elettrica, posti nelle scale dei metrò più frequentati del Mondo.

Gli effetti di queste politiche devono essere sempre considerati in rapporto al Paradosso di Jevons.

Utilizzare energia elettrica per produrre calore rappresenta uno spreco dal punto di vista termodinamico perché si trasforma un’energia nobile (quella elettrica) in calore che è un’energia di seconda specie. In base ai primi due principi della termodinamica, l’energia meccanica‐elettrica può interamente essere convertita in calore, mentre il calore può essere riconvertito solo in parte in energia.

Un secondo motivo di spreco deriva dal fatto che molte forme di energia (termoelettrica e

geotermoelettrica, nucleare, solare) generano calore per produrre energia, che nuovamente viene utilizzato per il riscaldamento elettrico:ad ogni passaggio c’è una perdita di rendimento termodinamico.

Provvedimenti utili a evitare lo spreco di energia per produrre calore:

  • • usare stufette elettriche, condizionatori e pompe di calore con scambiatore di calore ad acqua, che mantengono COP molto alti. Lo scambiatore ad aria, nei momenti di minore carico, ha un Coefficient of Performance pari a 5;
  • • negli impianti di condizionamento dell’aria, utilizzare gruppi di assorbimento che funzionano ad acqua calda, ottenibile altrimenti con pannelli solari o teleriscaldamento, al posto dei compressori elettrici;
  • • promuovere la produzione di lavatrici domestiche con doppio ingresso (sia di acqua calda sia di acqua fredda). Quelle attuali hanno un unico ingresso, utilizzato per l’acqua fredda, che viene all’occorrenza scaldata elettricamente all’interno dell’elettrodomestico.

 Risparmio energetico con l’illuminazione

Dal lontano 1880, anno in cui fu illuminata artificialmente la prima abitazione privata, la lampadina ne ha fatta di strada, illuminando le nostre notti e anche le nostre giornate, oltre a cambiare il volto delle nostre città, modificando radicalmente abitudini e bisogni. Per noi è difficile rendercene conto, ma il mondo dei nostri avi era un mondo piuttosto buio. Oggi, invece, circa l’80% di tutta l’energia elettrica che consumiamo nelle nostre case serve ad illuminare e questi consumi possono essere ridotti fino al 80%, semplicemente usando lampade più efficienti (LED) e distribuendo meglio le sorgenti luminose.

FACCIAMO LUCE, MA QUALE?

A seconda di quale lampada si sceglie cambiano notevolmente, oltre la qualità e la quantità di luce ottenuta, anche i consumi. Quindi, prima di scegliere quale lampada acquistare bisogna valutare:

qual è l’ambiente da illuminare? Quali attività vi si svolgono? Per quante ore, in media, la lampada resterà accesa?

Per orientarsi nella scelta della lampada più adatta alle nostre esigenze riassumiamo brevemente i parametri che le caratterizzano.

  • Potenza espressa in Watt (W). Indica la quantità di energia elettrica consumata dalla lampada nell’unità di tempo.
  • Flusso luminoso espresso in Lumen (lm). Esprime la quantità di energia luminosa emessa dalla lampada nell’unità di tempo.
  • Illuminamento espresso in Lux (lx). Indica la quantità di flusso luminoso che colpisce una unità di superficie.

Un Lumen su un’area di 1m2 corrisponde a 1Lux.

  • Intensità luminosa espressa in Candele (cd). Indica l’intensità della luce irradiata da una lampada in una determinata direzione.
  • Durata espressa in ore indica il numero di ore di funzionamento dopo il quale, in un determinato lotto di lampade e in definite condizioni di prova, il 50% delle lampade cessa di funzionare.
  • Temperatura di colore espressa in Kelvin (K). Indica la tonalità della luce emessa da una lampada. In commercio troviamo lampade con diverse tonalità di bianco, “calda“ con sfumature tendenti al giallo, “neutra“ con sfumature tendenti al sole, e “fredda“ con sfumature tendenti all’azzurro.
  • Indice di resa cromatica (Ra). Varia tra 0 e 100, e indica in che misura i colori percepiti sotto un’illuminazione artificiale si accostino ai colori reali. Quanto più tale indice si avvicina a 100 tanto più la sorgente luminosa consente meglio di apprezzare le sfumature di colore.
  • Efficienza luminosa (lm/W). Indica la quantità di energia elettrica che viene assorbita e trasformata in luce. Rappresenta il rapporto tra il flusso luminoso emesso dalla lampada (espresso in Lumen) e la potenza elettrica che l’alimenta (espressa in Watt). Viene indicata con il simbolo lm/W.

I DIVERSI TIPI DI LAMPADE

Le lampade ad incandescenza

Tra le lampade a incandescenza troviamo sia le “lampadine tradizionali” che le “lampade alogene”. Entrambe generano la luce per effetto termico, secondo il principio per cui un corpo riscaldato ad alta temperatura e portato all’incandescenza emette radiazioni luminose.

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Le lampade ad incandescenza tradizionali

Sono ancora le più diffuse nelle nostre case (ma non più commercializzate dal 1 settembre 2012) e sono costituite da un bulbo in vetro dal quale viene tolta l’aria e sostituita con un gas inerte (generalmente Argon con piccole quantità di Azoto). Al suo interno è posto un filamento di Tungsteno che attraversato dalla corrente elettrica diventa incandescente ed emette una certa quantità di luce. Possono avere varie forme, a goccia, a pera, a sfera, a tubolare, ad oliva, a tortiglione, ecc., e possono essere realizzate in diverse finiture: chiare, smerigliate, opalizzate, colorate, a riflettore incorporato. Le lampade più comuni hanno l’attacco a vite del tipo “Edison”, che viene indicato con la lettera E seguita dalla misura in millimetri del diametro e, talvolta, dalla lunghezza dell’attacco stesso. Le lampade di potenza inferiore a 300W sono munite di attacco a vite tipo E27; quelle di potenza molto modesta hanno l’attacco tipo E14 (denominato anche Mignon); le lampade di potenza superiore ai 300W hanno un attacco a vite tipo E40 (denominato Golia).

Caratteristiche

Le lampade ad incandescenza “tradizionali” sono caratterizzate da un’efficienza luminosa piuttosto modesta (circa 10‐15 lumen/watt) e da una durata di vita di circa 1.000 ore. Queste lampade forniscono istantaneamente il flusso luminoso e, se spente, si riaccendono immediatamente. Con l’invecchiamento emettono sempre meno luce, pur consumando sempre la stessa quantità di energia, in quanto il tungsteno evapora dal filamento e si deposita sulla parete interna del bulbo di vetro (formando uno strato scuro). Il flusso luminoso che emettono può essere regolato con appositi “variatori”. Sono direttamente collegabili alla rete di alimentazione senza l’impiego né di reattori, né di starter. Emettono luce di tonalità “calda” e l’indice di resa cromatica (capacità di distinguere agevolmente i colori) ha il valore massimo (100). Tutto questo contribuisce al “comfort” visivo tipico di queste lampade. Sono le più economiche al momento dell’acquisto, ma le più costose per quanto riguarda i consumi.

Lampade ad incandescenza “alogene”

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Sono lampade introdotte intorno al 1950 per superare i limiti delle tradizionali lampade a incandescenza, cioè la bassa efficienza e la breve durata di vita. I limiti iniziali di queste lampade, cioè l’emissione di raggi ultravioletti e l’eccessivo riscaldamento della lampada, sono stati superati. Il primo ponendo davanti alla lampada una lastra di vetro e il secondo con la costruzione di speciali lampade (alogene dicroiche) dotate di uno schermo posteriore che riflette solo la luce visibile e disperde i raggi infrarossi. Queste lampade vengono impiegate soprattutto nelle vetrine e nei negozi, nelle mostre e nei musei, ma oggi, specialmente le lampade alogene dicroiche e le alogene IRC a risparmio di energia sono una soluzione per illuminare tavoli da lavoro e studio. Le lampade alogene sono disponibili in una notevole varietà di forme e di potenze ed è possibile suddividerle in due grandi famiglie:

  • a bassissima tensione;
  • a tensione di rete.

Le lampade a bassissima tensione (i faretti) da 6‐12‐24V richiedono un trasformatore per il collegamento alla rete elettrica domestica. Ne esistono di due tipi, le capsule senza riflettore adatte per apparecchi di illuminazione di dimensioni molto ridotte e per realizzare un’illuminazione d’ atmosfera e le lampade con riflettore. Le lampade a basso voltaggio sono disponibili anche nella versione IRC (infrared coating) a risparmio di energia. Queste lampade hanno una vita che va dalle 4.000 alle 5.000 ore (quasi il doppio delle lampade alogene convenzionali). Le lampade a tensione di rete possono essere installate direttamente senza l’impiego di trasformatori. Sono disponibili in varie potenze nei modelli con attacco a vite tipo Edison, che possono essere usate in sostituzione delle tradizionali lampade ad incandescenza, oppure lineari con doppio attacco, che devono essere usate in apparecchi di illuminazione dotati di vetro frontale e con riflettore.

Caratteristiche

Le lampade alogene hanno una efficienza luminosa (circa 15‐25 lumen/watt) quasi il doppia rispetto a quelle tradizionali. Durano il doppio di quelle tradizionali (la durata media è di circa 2.000 ore) e quelle di ultima generazione (IRC) durano più di 4000 ore. Il decadimento del flusso luminoso in funzione delle ore di vita è praticamente trascurabile e non si ha annerimento del bulbo. Emettono luce “bianca” con una eccellente resa dei colori ed è possibile regolare il flusso luminoso impiegando un semplice variatore. Quelle a bassa tensione hanno bisogno di un trasformatore per funzionare, hanno dimensioni molto ridotte e sono disponibili in una notevole varietà di forme e di potenze. Vengono utilizzate dove serve una illuminazione localizzata e decorativa, immediata disponibilità di luce, utilizzo discontinuo e accensioni e spegnimenti frequenti.

Le lampade alogene IRC o a risparmio di energia

Sono lampade a bassa tensione, per cui hanno bisogno di un trasformatore per funzionare. La sigla IRC indica Infrared coating che significa che hanno un riflettore che riporta parte del calore sul bulbo stesso, quindi richiedono meno energia per avere il bulbo alla temperatura ideale di funzionamento. Se si confrontano con le lampade alogene tradizionali consumano meno energia, disperdono meno calore, durano di più, hanno un flusso luminoso maggiore e costante nel tempo. Le lampade alogene a risparmio energetico sostituiscono le lampade ad incandescenza tradizionali dove serve luce localizzata, riaccensioni frequenti, utilizzo discontinuo e una immediata disponibilità di luce.

Le lampade fluorescenti

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Appartengono alla famiglia delle lampade a scarica di gas come le lampade ai vapori di mercurio, le lampade ai vapori di sodio e le lampade ai vapori di alogenuri che però sono scarsamente utilizzate in ambito domestico.

Le lampade fluorescenti sono costituite da un tubo di vetro rivestito internamente da uno strato di speciali polveri fluorescenti, che contiene vapore di mercurio a bassa pressione.

In corrispondenza delle estremità vi sono due elettrodi che al passaggio della corrente generano una scarica con emissione di radiazioni luminose. Per alimentare queste lampade è necessario utilizzare un “reattore”, che serve a limitare il valore della corrente e se il reattore è del tipo “tradizionale” occorre anche uno “starter”, che serve a preriscaldare gli elettrodi per favorire l’accensione, mentre se è del tipo “elettronico” non serve avere lo starter. Queste lampade hanno un’elevata efficienza luminosa e una lunga durata. Sono particolarmente indicate per illuminare ambienti interni ed esterni, dove serve un uso prolungato e senza accensioni e spegnimenti troppo frequenti. Se usate correttamente, in sostituzione delle tradizionali lampade ad incandescenza, consentono di ridurre fino al 60% i consumi di energia

elettrica.

Possiamo suddividere le lampade fluorescenti in:

  • lampade fluorescenti tubolari;
  • lampade fluorescenti compatte, integrate e non.

Queste lampade differiscono tra loro per tipo di reattore utilizzato, per prestazioni e per dimensioni.

Le lampade fluorescenti tubolari

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Conosciute anche come “neon”, possono essere lineari o circolari. I diametri più adottati sono 16mm, chiamate T5, e 26mm, chiamate T8. Le caratteristiche della luce emessa dalla lampada sono determinate dalla polvere fluorescente che riveste la parete interna del tubo. Le polveri fluorescenti più impiegate sono le polveri “standard”. Le lampade rivestite con questo tipo di polveri sono le più economiche ma “falsano” i colori e li rendono sgradevoli. Queste lampade non sono adatte per l’illuminazione domestica, di uffici, di negozi ecc.., ma vengono impiegate nelle industrie. Le polveri “trifosforo”, che sono le più impiegate, consentono di ottenere una tonalità di luce simile a quella delle lampade ad incandescenza e hanno un’elevata efficienza luminosa. Le polveri “pentafosforo” che conferiscono alla lampada un indice di resa cromatica elevatissimo, uguale o superiore a 95, ma un’efficienza luminosa molto inferiore rispetto alle lampade rivestite con polveri del tipo trifosforo.

Caratteristiche

Le lampade fluorescenti tubolari hanno un’elevata efficienza luminosa, da 50 a 120lm/W, che è da 4 a 10 volte superiore a quella delle lampade ad incandescenza. Hanno una lunga durata, circa 10.000 ore, circa 10 volte maggiore delle lampade ad incandescenza. Ma accensioni e spegnimenti molto frequenti, con intervalli inferiori ai 15 minuti, riducono sensibilmente la loro durata. Sono disponibili in diverse tonalità di luce e la qualità della luce prodotta è molto buona. Hanno una resa cromatica superiore a 80 e si accendono immediatamente o quasi immediatamente. Non possono essere collegate direttamente alla rete di alimentazione, ma hanno bisogno di un reattore e in alcuni casi di uno starter. Se il reattore è del tipo elettronico, che è più efficiente di quello tradizionale, le lampade durano di più e hanno un’efficienza maggiore. Sono particolarmente indicate per illuminare ambienti interni ed esterni nei casi in cui vi è la necessità di un uso prolungato e senza accensioni e spegnimenti troppo frequenti. Il flusso luminoso è regolabile dal 10% al 100% utilizzando un particolare reattore elettronico detto “dimming”.

Vanno smaltite consegnandole agli impianti comunali di raccolta differenziata o ad aziende autorizzate, in quanto contengono delle quantità di mercurio.

 

Le lampade fluorescenti compatte

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Conosciute anche come “lampade a risparmio energetico” hanno dimensioni e tonalità di luce simili a quelle delle lampade ad incandescenza, ma un’efficienza luminosa e una durata notevolmente superiori. Esistono nella versione con reattore integrato e non integrato. Il reattore può essere del tipo convenzionale o elettronico. Le lampade fluorescenti compatte con reattore integrato possono sostituire direttamente le lampade ad incandescenza in quanto sono fornite di attacco a vite tipo Edison E27 o attacco Mignon E14.

Caratteristiche

Le lampade fluorescenti compatte hanno un’elevata efficienza luminosa, da 50 a 75lm/W, che è da 4 a 7 volte superiore a quella delle lampade ad incandescenza. Hanno una lunga durata, circa 10.000 ore, che è circa 10 volte maggiore delle lampade ad incandescenza. Ma accensioni e spegnimenti molto frequenti, con intervalli inferiori ai 15 minuti, riducono sensibilmente la loro durata. Sono disponibili in diverse tonalità di luce e la qualità della luce prodotta è molto buona. Hanno una resa cromatica superiore a 80 e si accendono immediatamente o quasi immediatamente. Sono particolarmente indicate per illuminare ambienti interni ed esterni nei casi in cui vi è la necessità di un uso prolungato e senza accensioni e spegnimenti troppo frequenti. Il flusso luminoso non è regolabile.

Vanno smaltite consegnandole agli impianti comunali di raccolta differenziata o ad aziende autorizzate, in quanto contengono delle quantità di mercurio.

 

 

I LED

 LED

I LED, Light Emitting Diodes, ovvero “diodi che emettono luce” sono impiegati da moltissimi anni nell’elettronica (nei telecomandi, nei segnalatori di stand‐by, ecc.). Oggi si stanno diffondendo anche nei semafori, nelle luci di posizione e stop delle automobili, nei display di informazione e nell’illuminazione decorativa di piazze, palazzi e monumenti, e in commercio iniziano a trovarsi anche lampade a LED per uso domestico, industriale e terziario. I LED consentono di risparmiare, a parità di luce emessa, fino all’90% di energia elettrica rispetto a una normale lampada a incandescenza, e hanno una durata che può arrivare fino a 100.000 ore, contro le 1.000 di una lampadina ad incandescenza e le 10.000 di una lampada fluorescente.

Caratteristiche

Hanno bassi costi di manutenzione, in quanto una lampada a LED continua a funzionare anche nel caso in cui uno o più elementi si danneggiano. I più comuni emettono luce rossa, arancio, verde e blu con colori saturi. Dalla loro combinazione è possibile creare le sfumature di colore volute. Ne esistono modelli che possono sostituire direttamente le lampade a incandescenza sugli impianti esistenti e modelli che funzionano a bassissima tensione (da 12VDC a 48VDC). Hanno dimensioni drasticamente ridotte che aprono nuovi orizzonti al design, non riscaldano e si accendono immediatamente. L’assenza di mercurio e piombo ne consente lo smaltimento tra i rifiuti indifferenziati.

 

Quale lampada scegliere

Per ridurre i consumi di energia bisogna scegliere la lampada giusta per ogni esigenza. Ricordiamo che le lampade ad incandescenza tradizionali sono le più economiche al momento dell’acquisto ma consumano molto e durano poco: anche se sono ancora molto diffuse. In base alle condizioni di utilizzo, vengono installate le lampade fluorescenti compatte ma si consiglia l’uso delle lampade a LED che fanno risparmiare fino al 90% di energia elettrica.

In generale, ad un maggior costo iniziale, per un determinato tipo di lampada, corrisponde un minor costo di gestione, dovuto a minori consumi e a una vita più lunga. 

Dove e come illuminare

Si è già sottolineata l’importanza di adattare l’illuminazione alle diverse esigenze evitando gli errori più frequenti: cioè una quantità di luce insufficiente allo svolgimento di determinate attività come cucinare, leggere, cucire ecc. e una errata distribuzione delle fonti luminose che lasciano fastidiose zone d’ombra o che provocano abbagliamento.

Come determinare la quantità di luce necessaria in un ambiente?

A questa domanda non si può dare una sola risposta. La quantità di luce necessaria cambia a seconda delle funzioni a cui è destinato l’ambiente. In generale, la soluzione migliore consiste nel creare una luce soffusa in tutto l’ambiente e intervenire con fonti luminose più intense nelle zone destinate ad attività precise come pranzare, leggere, studiare. Sono riportati di seguito i livelli di illuminamento consigliati per una corretta progettazione dell’impianto di illuminazione negli ambienti domestici.

Zona di passaggio: 50‐150 lux

Zona di lettura: 200‐500 lux

Zona di scrittura: 300‐750 lux

Zona pasti: 100‐200 lux

Cucina: 200‐500 lux

Bagno: illuminazione generale: 50‐150 lux

Bagno: zona specchio: 200‐500 lux

Camere: illuminazione generale: 50‐150 lux

Camere: zona armadi: 200‐500 lux

Le sorgenti luminose consigliate dovranno avere temperatura di colore compresa tra 2500K e

4500K e un indice di resa cromatica RA>90.

 

Alcuni consigli

Prima di tutto, se si vuole aumentare la luminosità e diminuire i consumi legati all’illuminazione, le pareti degli ambienti devono essere tinteggiate con colori chiari.

Il lampadario

Il lampadario centrale può fornire l’illuminazione “generale”, ma è necessaria un’illuminazione “localizzata” più intensa nelle zone destinate ad attività precise come pranzare, leggere, studiare. Il lampadario provvisto di molte lampade non è una soluzione vantaggiosa in termini energetici: una lampada ad incandescenza da 100 Watt fornisce la stessa illuminazione di 6 lampadine da 25 Watt, ma queste ultime consumano il 50% in più di energia elettrica. Conviene scegliere un lampadario centrale con una lampada sola, oppure, nel caso di un interruttore doppio se ne può installare uno a due lampade, una di potenza inferiore e una di potenza maggiore.

Sculture, quadri e televisione

Sculture e particolari oggetti possono essere illuminati o da un solo lato per avere un gioco d’ombre o da più punti per dare volume all’oggetto. L’illuminazione più idonea è quella data dalle lampadine LED a bassa tensione con diversi tipi di apertura angolare della luce in quanto consentono di dirigere la luce con grande precisione. Per i quadri l’illuminazione deve essere uniforme e può essere realizzata attraverso un tubo LED che, oltre a consumare poca energia, riesce anche a valorizzare i colori degli oggetti che illumina come una lampadina ad incandescenza. Attenzione alla posizione, in modo che la sorgente non si ‘rifletta’ sul quadro o sul suo vetro o non finisca nel campo visivo dell’osservatore.

Il televisore non va mai guardato al buio: il televisore accesso all’interno di una stanza buia può provocare disturbi alla vista. Accendere una lampada a LED all’interno della stanza è la soluzione ideale.

Lettura sul divano

Per leggere seduti sul divano, una persona di 60 anni ha bisogno di una quantità di luce sei volte superiore a quella necessaria ad un giovane di 20 anni. È quindi utile mettere a fianco del divano una lampada da terra con variatore di luce (dimmer).

Zona pranzo

Nella zona pranzo è meglio utilizzare una luce sospesa concentrata sul tavolo oppure una lampada da terra, con braccio curvo, che illumini il tavolo. Le lampadine a LED sono l’ideale se la zona rimane illuminata per lunghi periodi, almeno dalle due alle tre ore consecutive. In cucina, oltre all’illuminazione generale, occorre prevedere luci sotto i pensili, sui piani di lavoro e sul piano di cottura da utilizzare solo dove e quando servono. Qui le lampade ad incandescenza possono essere sostituite dai tubi a LED o da faretti a LED a bassissima tensione.

Camera da letto

In camera da letto, oltre all’illuminazione generale che può essere realizzata attraverso un lampadario, una piantana o applique murali, bisogna illuminare anche il comodino e l’eventuale scrivania presente. Per le scrivanie sono da preferire le lampade da tavolo con braccio orientabile, meglio se funzionanti con lampade a LED a bassa tensione. La lampada deve essere posta circa 60cm al di sopra del piano di lavoro per evitare zone d’ombra e posizionata dal lato opposto della mano che scrive. Sui comodini servono invece lampade che consentano la lettura e che nello stesso tempo non disturbino un’eventuale altra persona che magari sta dormendo. La soluzione ideale è una lampada a LED con fascio luminoso orientabile, del tipo quelle per le scrivanie. In camera da letto è utile prevedere un interruttore posto sopra il letto per lo spegnimento delle luci.

Bagni

Nei bagni sono sufficienti plafoniere o faretti a soffitto per l’illuminazione generale e appliques ad accensione separata, montati ai lati dello specchio e orientati verso il basso in direzione del viso, attenzione anche qui all’abbagliamento. Essendo il bagno un ambiente che richiede un’illuminazione istantanea e per breve tempo le lampade a LED sono le più adatte.

Corridoi e scale

Per i corridoi e le scale applique e plafoniere sono una valida soluzione. In questi locali è raro che la luce rimanga accesa per molte ore, mentre sono frequenti le accensioni e gli spegnimenti. È quindi opportuno orientarsi verso le lampade o barre a LED. In questi luoghi è consigliabile l’impiego di interruttori a tempo, che si spengono automaticamente dopo un periodo prestabilito di tempo. Anche a livello condominiale si può risparmiare energia elettrica. Scale, cantine, garage sono locali dove la luce rimane accesa per lungo tempo: conviene utilizzare lampade o tubi a LED e installare un interruttore a tempo regolato secondo le esigenze degli inquilini, che spegne la luce dopo un certo periodo. Il risparmio che ne deriva è molto elevato. Per illuminare ingressi e scale esterne, visto che per ragioni di sicurezza restano illuminati tutta la notte, l’ideale è l’uso di corpi illuminanti a LED comandati da una fotocellula che ne regola l’accensione e lo spegnimento al variare dell’illuminazione solare. Meglio ancora è utilizzare lampade alimentate con pannelli fotovoltaici.

Giardini e vialetti

Per illuminare giardini e vialetti conviene utilizzare apparecchi dotati di riflettore, che indirizzano il flusso luminoso solo dove serve. Essendo luoghi che spesso vengono illuminati tutta la notte, è consigliabile usare lampade a LED, magari comandate da una fotocellula crepuscolare. Meglio ancora è utilizzare lampade alimentate con pannelli fotovoltaici.

 

L’inquinamento luminoso

Accendere una lampadina significa consumare energia elettrica. L’energia elettrica viene prodotta soprattutto bruciando petrolio, carbone e gas naturale emettendo nell’atmosfera gas inquinanti che danneggiano l’ambiente. Non dobbiamo però dimenticare che esiste un’altra forma di inquinamento ambientale causato dall’illuminazione: l’inquinamento luminoso. Questa forma di inquinamento si verifica di notte, quando, accendendo le luci, immettiamo nell’ambiente esterno una quantità di luce superiore a quella naturale. Questo succede soprattutto se l’apparecchio di illuminazione disperde luce al di fuori della zona che dovrebbe illuminare, causando anche un notevole spreco di energia elettrica: ad esempio un lampione a globo disperde nel cielo oltre il 30% della luce emessa dalla lampada. Quindi, quando si deve progettare l’illuminazione di un giardino conviene scegliere apparecchi dotati di lenti, che indirizzano il flusso luminoso solo dove serve.

Fonte: web

CONTO TERMICO:900 milioni di euro per migliorare le prestazioni energetiche degli edifici esistenti

conto termico

08 gennaio 2013

Il 28 dicembre 2012 è stato varato, dal ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera, di concerto col ministro dell’Ambiente Corrado Clini e delle Politiche agricole Mario Catania, e con l’intesa della Conferenza Unificata, il decreto che mette a disposizione circa 900 milioni di euro l’anno, per migliorare le prestazioni energetiche degli edifici esistenti, attraverso un sistema di incentivi efficace e semplice per il cittadino e la Pubblica Amministrazione.

Il provvedimento, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 2 gennaio 2013, si propone il duplice obiettivo di dare impulso alla produzione di energia termica da fonti rinnovabili (riscaldamento a biomassa, pompe di calore, solare termico e solar cooling) e di accelerare i progetti di riqualificazione energetica degli edifici pubblici.

Per quanto riguarda le fonti rinnovabili termiche, il nuovo sistema i promuoverà interventi di piccole dimensioni, tipicamente per usi domestici e per piccole aziende, comprese le serre, fino ad ora poco supportati da politiche di sostegno. Il cittadino e l’impresa potranno dunque più facilmente sostenere l’investimento per installare nuovi impianti rinnovabili ed efficienti grazie a un incentivo che coprirà mediamente il 40% dell’investimento e che sarà erogato in 2 anni (5 anni per gli interventi più onerosi). In questo modo, inoltre, si rafforza la leadership tecnologica della filiera nazionale in comparti con un forte potenziale di crescita internazionale.

Per quel che riguarda invece gli incentivi all’efficienza energetica per la Pubblica Amministrazione, il provvedimento aiuta a superare le restrizioni fiscali e di bilancio che non hanno finora consentito alle amministrazioni di sfruttare pienamente le potenzialità di risparmio derivanti da interventi di riqualificazione energetica degli edifici pubblici.

Il nuovo strumento di incentivazione, coerentemente con la Strategia Energetica Nazionale, contribuirà al superamento degli obiettivi energetico-ambientali fissati al 2020 dall’Unione Europea.

http://www.sviluppoeconomico.gov.it/images/stories/normativa/DM_Conto_Termico_28_dic_2012.pdf

Fonte: ministero dello sviluppo economico

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Anche semplici gesti quotidiani possono aiutare a ridurre il consumo di energia senza pregiudicare la qualità della nostra vita. E’ importante conoscere e misurare i kWh che consumiamo e non sprecarne nemmeno uno di quelli che potremmo risparmiare. Siamo dei consumatori di energia in forme e modi assai diversi e lo facciamo in base al nostro stile di vita ed alle condizioni ambientali in cui viviamo. Si può stimare che il fabbisogno medio di energia per una famiglia derivi per il 54% dal riscaldamento, per il 31% dal trasporto, per il 7% dalla produzione di acqua calda ed infine per il 3-8% dall’utilizzo di apparecchi domestici e dispositivi elettronici. È possibile fare molto, spesso con poco sforzo, per diminuire i nostri consumi energetici. Sostituire le tradizionali lampadine domestiche con quelle a risparmio energetico è facile e permette di risparmiare molta energia. Anche banali accorgimenti nell’uso degli elettrodomestici sono molto utili. Porre frigoriferi o congelatori lontani da fonti di calore, per esempio, permette di far lavorare meno i motori e le pompe di raffreddamento di questi dispositivi riducendone i consumi. Ed ancora: mettere in frigorifero cibi con troppi imballaggi comporta un inutile dispendio di energia, perché anche questi ultimi vengono raffreddati.

Con un po’ di attenzione possiamo quindi fare molto per diminuire i nostri consumi energetici, sia quelli di cui siamo consapevoli sia quelli a cui, spesso, non badiamo. Potremmo cominciare ad applicare dei semplici consigli grazie ai quali ridurre il nostro consumo fino a 10 kWh in un solo giorno. Ma è importante che a queste e ad altre semplici azioni, che possiamo compiere quotidianamente, si affianchino interventi strutturali che riguardano abitazioni, uffici, attività commerciali, autoveicoli, etc. Riducendo le dispersioni e utilizzando apparecchi a più alta efficienza una famiglia potrebbe risparmiare fino al 40% delle spese di riscaldamento e oltre il 20% di quelle per l’illuminazione e gli elettrodomestici, senza far rinunce e con notevoli vantaggi per il bilancio familiare e per l’ambiente.

RIDUCI

Controlla la temperatura della tua abitazione. Riducendo la temperatura ambiente di appena 1°C puoi tagliare i costi del 5-10% per abitazione ogni anno.

Riprogramma il termostato. Abbassando la temperatura di notte, o quando in casa non c’è nessuno, e rialzandola al risveglio o al rientro in casa, la bolletta sarà più leggera del 7-15%.

Evita di raffreddare la casa troppo a lungo. Nel cambiare l’aria alle stanze, ricorda di non lasciare la finestra spalancata troppo a lungo per evitare che il calore esca per troppo tempo.

Verifica la temperatura dell’acqua. E’inutile tenere il termostato del boiler oltre i 60°C. Lo stesso vale anche per l’acqua necessaria al riscaldamento.

Fai attenzione alla regolazione del frigorifero: La temperatura raccomandata per il frigorifero è tra 1 e 4°C e per il congelatore è – 18°C. Per ogni grado al di sotto di queste temperature il consumo aumenterà del 5%.

Non usare il ciclo di prelavaggio della lavatrice. Le nuove lavatrici permettono di evitare questo passaggio e di risparmiare il 15% di energia.

Spegni il forno o i fornelli qualche minuto prima del termine della cottura e lascia che il calore residuo completi l’opera.

SPEGNI

Spegni le luci quando non ne hai bisogno. Spegnendo 5 lampadine lasciate accese dove non servono puoi risparmiare circa € 60 all’anno.

Passa alle lampadine a basso consumo: una sola di queste può ridurre la bolletta di 30 euro all’anno.

Quando è possibile, collega tutti gli apparecchi elettrici (TV, lettore DVD, impianto stereo) ad una presa multipla dotata di interruttore. Quando non li utilizzi, spegni semplicemente l’interruttore e taglierai i consumi di elettricità dal 5 al 10% . Gli apparecchi lasciati in stand-by, infatti, continuano a usare elettricità.

MUOVITI

Scegli una di queste alternative per recarti sul luogo di lavoro:

bicicletta, car pooling, mezzi pubblici. In media, per ogni litro di benzina bruciato motore della tua auto vengono rilasciati in atmosfera oltre 2,5 kg di CO2.

Cerca di evitare i brevi percorsi in auto. Il consumo di carburante è molto più elevato a motore freddo.

Attenzione alla pressione degli pneumatici: se è inferiore a 0,5 bar, l’automobile utilizza il 2,5% in più di carburante.

Utilizza un olio a bassa viscosità per il motore, per lubrificare meglio la parti mobili riducendo l’attrito. Gli oli migliori possono ridurre il consumo di carburante e di oltre il 2,5%.

Non abusare dell’aria condizionata in auto. Quando l’accendi , il consumo e le emissioni di CO2 aumentano del 5% circa.

 

Fonte: ENEA

GLI ATTORI ISTITUZIONALI DELL’EFFICIENZA ENERGETICA

ISTITUZIONI

 

L’Autorità per l’energia e il gas (AEEG) svolge funzioni di regolazione e di controllo dei settori dell’energia elettrica e del gas con il compito di garantire la promozione della concorrenza e dell’efficienza nei settori dell’energia elettrica e del gas, nonché assicurare adeguati livelli di qualità dei servizi.

Il Ministero dello Sviluppo Economico– MiSE elabora le linee di politica energetica di rilievo nazionale e coordina le attività connesse agli interventi di programmazione nazionale e regionale nei settori energetico e minerario.

Il Ministero dell’Ambiente e Tutela del Territorio e del Mare – MATTM, nell’attuazione della politica ambientale nazionale ha funzioni in materia di ambiente, ecosistema, tutela del patrimonio marino, atmosferico, nonché sulla valutazione di impatto ambientale (VIA), valutazione ambientale strategica (VAS) e per l’autorizzazione ambientale integrata (IPPC). Ha

competenze in materia di tutela del suolo dalla desertificazione nonché del patrimonio idrogeologico

Il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti ha competenza sulle reti infrastrutturali (stradale, autostradale, ferroviaria, portuale, aeroportuale) a servizio dei mezzi di trasporto, e che esprime il piano generale dei trasporti e della logistica, nonché i piani di settore per i trasporti, compresi i piani urbani di mobilità.

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze svolge funzioni in materia di politica economica, finanziaria e di bilancio, programmazione degli investimenti pubblici, coordinamento della spesa pubblica e verifica dei suoi andamenti, politiche fiscali e sistema tributario, demanio e patrimonio statale.

La Conferenza Stato-Regioni opera nell’ambito della comunità nazionale per favorire la cooperazione tra l’attività dello Stato e quella delle Regioni e le Province Autonome, costituendo la “sede privilegiata” della negoziazione politica tra le Amministrazioni centrali e il sistema delle autonomie regionali.

Le Regioni formulano gli obiettivi di politica energetica regionale, si occupano dello sviluppo e della valorizzazione delle risorse endogene e delle fonti rinnovabili per il conseguimento degli obiettivi di limitazione delle emissioni di gas serra posti dal Protocollo di Kyoto. Inoltre, le Regioni hanno il compito di predisporre Piani Energetici e Ambientali che costituiscano il quadro di riferimento per i soggetti pubblici e privati che assumono iniziative in campo energetico.

Al Gestore dei Mercati Energetici S.p.A. (GME) è affidata l’organizzazione e la gestione economica del mercato elettrico, secondo criteri di neutralità, trasparenza, obiettività e concorrenza tra produttori e che assicura, inoltre, la gestione economica di un’adeguata disponibilità della riserva di potenza.

Il Gestore dei Servizi Energetici S.p.A. (GSE) opera per la promozione dello sviluppo sostenibile, attraverso l’erogazione di incentivi economici destinati alla produzione energetica da fonti rinnovabili e con azioni informative tese a diffondere la cultura dell’uso dell’energia compatibile con le esigenze dell’ambiente. L’ENEA svolge un’attività finalizzata alla ricerca, all’innovazione tecnologica e alla prestazione di servizi avanzati nei settori dell’energia e dello sviluppo economico sostenibile. Attraverso l’Unità Tecnica Efficienza Energetica (ENEA-UTEE), in qualità di Agenzia nazionale per l’efficienza energetica, istituita con il Dlgs 115/08, fornisce supporto tecnico-scientifico al Ministero dello Sviluppo Economico per la definizione del PAEE e provvede alla redazione del Rapporto annuale per l’efficienza energetica. ENEA UTEE predispone inoltre azioni, strumenti e metodi per accompagnare e sostenere la Pubblica Amministrazione, il sistema produttivo e i cittadini nell’attuazione dei provvedimenti per il miglioramento dell’efficienza energetica.

Fonte:ENEA

RISPARMI E EFFICIENZA ENERGETICA OTTENUTI A LIVELLO REGIONALE

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L’analisi degli effetti a livello territoriale delle due principali misure nazionali di miglioramento dell’efficienza e del risparmio energetico fornisce i seguenti risultati:

Misura: “Riconoscimento delle detrazioni fiscali (55%) per la riqualificazione energetica degli edifici esistenti”

La ripartizione dei risparmi conseguiti a livello regionale nel triennio 2007-2009 (figura 6) evidenzia come a fronte di un valore complessivo di risparmio energetico di 4.250 GWh:

‐ oltre il 64% del risparmio energetico ottenuto con gli interventi di riqualificazione energetica è concentrato in sole quattro regioni (Lombardia, Veneto, Piemonte ed Emilia-Romagna);

‐ La somma dei risparmi conseguiti dalle prime dieci regioni, è pari a circa l’89% (3.800 GWh) del valore complessivo;

‐ il contributo delle “ultime” dieci regioni si attesta a circa 450 GWh, circa il 10% del totale;

‐ soltanto l’1% del risparmio energetico è attribuibile al contributo di Molise, Basilicata, Calabria e Valle D’Aosta.

Per quanto riguarda gli investimenti, a fronte di un totale nel triennio di 7.520 milioni di euro, si rileva che:

‐ oltre il 60% degli investimenti è concentrato in sole quattro regioni (Lombardia, Veneto, Piemonte ed Emilia-Romagna);

‐ le prime dieci regioni hanno effettuato l’88% del totale degli investimenti

‐ il contributo delle ultime dieci regioni è pari a circa il 12% del totale;

‐ soltanto il 2% degli investimenti complessivi è stato effettuato nelle ultime 4 regioni (Molise, Basilicata, Calabria e Valle D’Aosta).

 

Figura 6: Andamento del risparmio energetico dovuto alle detrazioni fiscali del 55%

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Misura: “Titoli di Efficienza Energetica”

La Lombardia, la Toscana ed il Lazio, seguite da Emilia Romagna, Piemonte, Puglia e Campania sono le regioni nelle quali si è concentrata la quota più significativa di risparmi certificati nell’ambito del meccanismo dei “Titoli di Efficienza Energetica” (figura 7).

Analizzando il periodo di riferimento, notiamo come in alcune regioni (Lombardia, Toscana, Piemonte, Puglia e Veneto) si siano avuti incrementi significativi nel numero di TEE emessi, mentre in altre realtà regionali (Lazio, Emilia, Campania ) l’incremento è risultato più contenuto, nonostante siano cresciuti gli operatori autorizzati.

 

Figura 7: Ripartizione regionale del numero di TEE totali

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Fonte:ENEA

 

QUANTO SIAMO STATI EFFICIENTI

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La Direttiva europea n.32 del 2006 sull’efficienza energetica negli usi finali e sui servizi energetici richiede agli Stati membri di adottare un obiettivo nazionale indicativo di risparmio energetico – al 2016, nono anno di applicazione della stessa Direttiva – pari al 9% dell’ammontare del consumo di riferimento2.

Il Piano d’Azione italiano per l’Efficienza Energetica (PAEE), presentato alla Commissione europea nel luglio 2007, ha previsto la predisposizione di misure per il miglioramento dell’efficienza energetica e dei servizi energetici nei settori di uso finale per conseguire un risparmio energetico annuale pari al 9,6% (126.327 GWh/anno) al 2016 e al 3% (35.658 GWh/anno) al 2010, del consumo di riferimento.

Per verificare il raggiungimento dell’obiettivo intermedio 2010, la valutazione quantitativa dei risparmi conseguiti è stata effettuata facendo riferimento ai seguenti provvedimenti e misure di

miglioramento dell’efficienza energetica che il nostro Paese ha messo in atto:

a) Meccanismo per il riconoscimento di Titoli di Efficienza Energetica ai sensi dei DD.MM. 20/07/04;

b) Recepimento della Direttiva 2002/91/CE e attuazione del D.Lgs. 192/05 con riferimento alla prescrizione di Standard minimi di prestazione energetica degli edifici;

c) Riconoscimento delle detrazioni fiscali (55%) per la riqualificazione energetica degli edifici esistenti;

d) Riconoscimento delle detrazioni fiscali (20%) per l’installazione di motori elettrici ad alta efficienza e di regolatori di frequenza (inverter);

e) Misure di incentivazione al rinnovo ecosostenibile del parco autovetture ed autocarri fino a 3,5 tonnellate.

La tabella 1 mostra i risparmi energetici conseguiti al 31.12.2010 e gli obiettivi indicativi nazionali proposti nel PAEE 2007 rispettivamente per il 2010 e il 2016.

2Rappresentato dalla media dei consumi nei settori di uso finale nei cinque anni precedenti l’emanazione della Direttiva.

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Tabella 1: PAEE 2007: Risparmio energetico annuale conseguito al 2010 e attesi al 2010 e 2016 Dettaglio per settore

I risultati raggiunti sono soddisfacenti, in particolare, per quanto riguarda l’obiettivo previsto di riduzione dei consumi energetici nazionali al 2010 che è stato raggiunto e superato. Molto resta da fare, comunque, per la realizzazione di un mercato interno dell’efficienza in grado di apportare benefici reali e tangibili ai cittadini e alle imprese e consentire di valorizzare l’eccellenza di molte aziende italiane produttrici di componenti per l’efficienza e l’emergere di nuovi mercati per le società di servizi energetici.

Fonte:ENEA

L’efficacia e l’efficienza economica dei principali strumenti nazionali messi in atto per il miglioramento dell’efficienza energetica

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I principali strumenti di incentivazione e normativi attivati per il miglioramento dell’efficienza energetica sono stati analizzati al fine di valutarne l’efficacia e l’efficienza economica.

L’efficacia quantifica l’effetto concreto di uno strumento incentivante e rappresenta la differenza tra la situazione raggiunta con l’attuazione di uno strumento e il caso di non intervento.

Nel nostro caso, l’efficacia dei diversi strumenti messi in atto nel nostro Paese per il miglioramento dell’efficienza energetica, è espressa come rapporto tra il valore del risparmio derivante da ciascuna misura di miglioramento e il valore dell’obiettivo intermedio 2010, come mostrato in figura 5.

Considerato che il risparmio energetico conseguito al 2010, pari a 47.711 GWh/anno, è notevolmente superiore all’obiettivo prefissato (35.658 GWh/anno), ne consegue un valore complessivo dell’indicatore maggiore del 100%.

Figura 5: Efficacia degli strumenti di incentivazione espressa in percentuale

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Nel periodo 2007-2010, oltre l’82% del risparmio totale conseguito è relativo ad interventi realizzati nell’ambito dei due strumenti “D.lgs. 192/05 – Standard minimi di prestazione energetica degli edifici” e dal meccanismo dei “Titoli di Efficienza Energetica”, che hanno fornito un contributo pressoché equivalente.

L’efficienza economica è stata valutata in base al costo sostenuto per unità di energia risparmiata e fa riferimento sia all’investimento totale, sia all’entità del contributo pubblico (tabella 2).

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La tabella evidenzia che il meccanismo dei “Titoli di Efficienza Energetica”, oltre a fornire il contributo maggiore in termini di energia risparmiata, risulta anche il più conveniente dal punto di vista dell’efficienza economica per lo Stato.

Fonte:ENEA

GLI STRUMENTI MESSI IN ATTO PER IL MIGLIORAMENTO DELL’EFFICIENZA ENERGETICA

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Gli strumenti/misure per migliorare l’efficienza energetica nel nostro Paese, già in vigore o attivati nel periodo 2007-2010, sono di varia natura e riguardano:

Processi strategici.

Sono i processi intrapresi da Stato, Regioni e Enti Locali per pianificare e sviluppare politiche di intervento. Il principale strumento di pianificazione finalizzato a definire obiettivi di risparmio e di efficienza energetica per il nostro Paese e a indicare le modalità per il loro raggiungimento è il Piano d’Azione per l’Efficienza Energetica (PAEE). Il primo PAEE è stato redatto e presentato alla Commissione Europea nel 2007. Il successivo nel 2011.

Strumenti di monitoraggio.

Per verificare il raggiungimento degli obiettivi prefissati dal PAEE viene redatto il Rapporto Annuale per l’Efficienza Energetica (RAEE) che, attraverso l’analisi dei risultati, fornisce indicazioni sul risparmio conseguito e valuta l’impatto delle misure messe in atto.

Strumenti normativi.

Le forme più comuni di strumenti normativi utilizzati in Italia sono gli Standard minimi di prestazione energetica e gli strumenti urbanistici.

Forme di incentivazione.

Questa categoria comprende misure premianti, finalizzate a stimolare e incoraggiare attività, comportamenti e investimenti per il miglioramento dell’efficienza energetica. Esse includono tariffe incentivanti per le energie rinnovabili, sconti per l’acquisto di elettrodomestici ad alta efficienza, sovvenzioni, prestiti agevolati e finanziamenti. Inoltre comprendono incentivi fiscali, quali esenzioni fiscali, riduzioni e/o crediti per l’acquisto o l’installazione di determinati beni e servizi.

Permessi commerciabili.

La categoria si riferisce a tre tipi di strumenti: sistema di scambio di titoli di emissione di gas a effetto serra (Emissions Trading System, ETS), “Titoli di Efficienza Energetica (TEE)”, denominati anche “Certificati Bianchi”, che derivano da obblighi di risparmio energetico posti a carico dei Distributori di energia elettrica e gas e sistemi di “Certificati Verdi”, basati su obblighi di produrre o acquistare energia (in genere energia elettrica) di origine rinnovabile.

Ricerca & Sviluppo tecnologico.

In questa categoria rientrano i provvedimenti governativi di investimento o di agevolazione degli investimenti in ricerca tecnologica, sviluppo, dimostrazione in tema di efficienza energetica.

Accordi volontari.

Si riferiscono alle misure/iniziative che nascono dall’ impegno volontario di agenzie governative o enti del settore, sulla base di accordi formali.

Formazione e sensibilizzazione.

In questa categoria rientrano le azioni di informazione/sensibilizzazione dei consumatori e quelle di formazione/aggiornamento di operatori e figure professionali.

 

Fonte:ENEA