Social Street, quando la socialità a costo zero rinasce da Facebook

In meno di un anno, è decollata dalla piccola strada del centro di Bologna dov’è nata, contagiando tutta l’Italia, poi il Portogallo, il Brasile, la Nuova Zelanda, e coinvolgendo decine di migliaia di persone. Eppure è un’idea spontanea ed economica, con un obiettivo al tempo stesso semplice e rivoluzionario. Il tutto, partendo da uno strumento che molti considerano una trappola che porta all’alienazione sociale: Facebook. Luigi Nardacchione ci parla del fenomeno delle Social Street.

«Noi non abbiamo più coscienza di dove abitiamo», comincia Luigi descrivendo le riflessioni che stanno alla base del progetto. «Ci sono voluti quarant’anni per essere desocializzati. Io mi ricordo l’era pre-televisione: si stava fuori di casa, si giocava nei cortili, si viveva la strada. Noi vogliamo ricreare questa situazione, ma ci vorrà del tempo perché le persone si fidino di nuovo dei loro vicini». Tutto nasce in realtà in maniera molto spontanea, quasi casuale: a settembre del 2013, Federico Bastiani – fondatore della prima Social Street in via Fondazza, una strada del centro storico di Bologna – ha cominciato a chiedersi come mai, nonostante abitasse lì da tre anni, non conoscesse nessuno. «Federico allora ha creato un gruppo su Facebook – ricorda Luigi – e ha affisso dei volantini sotto i portici della strada invitando la gente a iscriversi. Nel giro di un paio di mesi eravamo già più di duecento e fra questi c’ero anch’io. A novembre, in occasione del suo compleanno, Federico ha pubblicato un post proponendo di festeggiare insieme ed è stata l’occasione per ritrovarci tutti».

 

 

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Quello che è successo è quasi paradossale: uno strumento virtuale, pensato per intrattenere contatti con persone lontane, è servito per far incontrare dal vivo fra di loro vicini di casa. «Il paradigma è stato sovvertito», osserva Luigi. «Questo perché nel mondo virtuale ciascuno di noi abbassa le barriere che erige contro il suo prossimo nel mondo reale. Basta sfruttare questo meccanismo in maniera positiva, generando una catena che ha l’obiettivo di ricreare socialità. Per questo abbiamo coniato lo slogan “dal virtuale al reale al virtuoso”». In questo modo si colma anche il gap generazionale: «Il target primario è quello degli utenti di Facebook, che va mediamente dai 25 ai 40 anni, e ce ne rendiamo conto. Ma il passo successivo avviene con molta naturalezza e si creano occasioni di incontro – il compleanno è stato il primo esempio – in cui coinvolgere anche categorie che non hanno accesso al mondo del web, come gli anziani. I frequentatori hanno un background molto eterogeneo – studenti, pensionati, immigrati, piccole famiglie, pendolari che frequentano la strada ma non ci abitano –, ma Social Street li unisce tutti». Anche i ventenni, che spesso vengono considerati disimpegnati e poco interessati rispetto ad alcuni aspetti della vita di comunità, sono pienamente coinvolti. «Molti sono bolognesi, molti no», fa notare Luigi. «Nella nostra città abitano molte decine di migliaia di studenti fuorisede per i quali è fondamentale trovare un punto di riferimento in una realtà nuova e diversa».10492348_863174940399306_240313795878661502_n

Tutto questo ha l’obiettivo di ricreare una socialità che è stata completamente distrutta: «Quando ci dicono che stiamo facendo tornare le strade a quarant’anni fa, rispondiamo con un’altra domanda: “Cos’è successo in questi quarant’anni?”. È successo che ciò che sta fuori dalla porta di casa ha cominciato a essere visto come qualcosa di negativo. Noi stiamo dimostrando che in realtà è esattamente il contrario: quello che è in casa può essere negativo, perché spesso corrisponde all’uso eccessivo e malsano della televisione e dei social network – quest’ultimo in particolare sta aumentando moltissimo, ma sta diminuendo la comunicazione fra le persone. Noi vogliamo utilizzare in maniera rivoluzionaria un sistema come Facebook, che hanno tutti quanti e che ha un costo pari a zero». Proprio i costi nulli e l’assenza di sovrastrutture sono due aspetti vincenti dell’esperimento delle Social Street. «Non siamo un’associazione, non abbiamo tessere né quote d’iscrizione, non abbiamo uno scopo preciso e definito se non quello di creare socialità. Ognuno fa come vuole, si può entrare nel gruppo senza impegni, non ci sono riunioni né direttivi. Se qualcuno vuole usare il simbolo di Social Street – disegnato da una ragazza del gruppo che fa la grafica – lo può fare, ci deve solo assicurare di seguire i nostri principi. Siamo in tanti e potremmo avere un peso, anche politico. Per questo ci teniamo a ribadire un concetto: siamo totalmente indipendenti, non abbiamo bisogno di spazi né di strutture particolari, non abbiamo bisogno di legarci a nessuno per poter funzionare. Non abbiamo bisogno di soldi».FB_pratello

L’attività organizzativa viene portata avanti in maniera gratuita dai volontari. Luigi, per esempio, è coordinatore della Social Street di via Fondazza e addetto ai rapporti con stampa e istituzioni della rete bolognese. In assenza di strutture gerarchiche, quello che funziona non è l’autoritarismo, ma l’autorevolezza. L’organizzazione nazionale non è verticistica, ma è costituita da tante reti locali – Bologna è la prima nata, ma ce ne sono anche a Roma, Milano, Firenze, Palermo, Ferrara e così via. A chi si iscrive su Facebook viene chiesto dove abita e in genere, dopo un periodo di frequentazione virtuale del gruppo, viene invitato ad aprire una Social Street nella sua strada, nel caso in cui non esista già.

«Ciò che conta non è quello che si fa, ma riuscire a trasmettere alle persone la sensazione di stare in un contesto sociale», osserva Luigi. «Il nostro obiettivo è quello di ricreare la comunità e la comunità si basa su tre cose: sui muri, sulle persone e sulle storie. Non a caso, abbiamo inventato “Le storie della grande Fondazza”, dei momenti di aggregazione in cui parlano gli anziani che hanno delle belle storie da raccontare. Così, anche il divario fra generazioni viene meno e sono tanti i giovani che vengono ad ascoltarle. In questo modo si può anche conoscere la storia della propria strada, recuperarne la memoria e comprenderne lo spirito».954853_859772034072930_2498168989124067284_n

Quella avviata dalle Social Street è una piccola grande rivoluzione, il cui successo è dovuto alla semplicità dell’idea. «Il vero cambiamento – conclude Luigi – è uscire da uno schema precostituito che è quello economico. Ci vogliono far credere che tutto ha un prezzo. Io, come singolo individuo, ho due opzioni: lamentarmi oppure chiedermi cosa posso fare. E nel mio piccolo – che poi è un grande, perché se ragioniamo tutti così diventa il piccolo di 60 milioni di persone – so che posso fare tante cose. Perché l’Italia che cambia è la capacità di ognuno di noi di farla cambiare e di guardare in positivo quello che può fare e non in negativo quello che non può fare».

 

Visualizza la Social Street di via Fondazza nella mappa dell’Italia che cambia!

 

Fonte: italiachecambia.org

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10 ortaggi da comprare una sola volta e coltivare per sempre

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Coltivare a partire dagli scarti. Ecco un’ottima idea per avere a disposizione nuovi ortaggi praticamente a costo zero. Vi basterà conservare le parti di scarto adatte di lattuga, cipolle e porri, oppure alcune foglie di basilico, o ancora la base di un gambo di sedano per dare inizio al vostro orto, anche in vaso, in modo semplice e conveniente, come insegna la permacultura.

Ecco alcuni esperimenti da provare subito.

1) Lattuga

Dopo aver acquistato un cespo di lattuga, potrete provare a coltivarlo a partire dagli scarti. Dovrete tenere da parte il fondo del cespo, posizionarlo in una ciotola con acqua vicino alla finestra per 15 giorni. Dopo l’inizio dello sviluppo del cespo, potrete trasferire la nuova lattuga in vaso o nell’orto, dove proseguirà la sua crescita.

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2) Cipollotti

Dal nostro Forum ecco una fantastica idea per coltivare i cipollotti in un barattolo, a partire dagli scarti. Il tutto è molto semplice. E’ sufficiente conservare i gambi dei cipollotti, posizionarli in un vaso con dell’acqua e attendere che ricrescano. Così avrete a disposizione dei cipollotti sempre nuovi a costo zero.

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3) Sedano

Un altro ortaggio molto utilizzato in cucina che è possibile coltivare a partire dagli scarti è il sedano. Il sedano è in grado di ricrescere facilmente dal proprio gambo. Vi basterà conservare la base di un gambo di sedano, anziché scartarla. Quindi dovrete posizionarlo in un piattino con dell’acqua e attendere l’inizio dello sviluppo del nuovo ortaggio prima di trasferirlo nel’orto.

Leggi anche: Come coltivare il sedano in vaso partendo dal gambocoltivare_sedano

4) Cipolle

Anche le cipolle sono molto semplici da coltivare a partire dagli scarti. Vi basterà conservare la base dalla cipolla, oppure il cuore centrale dell’ortaggio, quando inizia a germogliare e ad assumere una colorazione verde. Come nei casi precedenti, potrete riporre le parti di scarto prima in un piattino con dell’acqua, e poi direttamente nel terreno.

Leggi anche: Cipolle: 5 modi per piantarle e coltivarlecoltivare_cipolle_2

5) Aglio

Ancora più intuitiva è la coltivazione dell’aglio. Vi basterà tenere da parte alcuni degli spicchi di una normale testa d’aglio, a seconda del numero delle piantine che vorrete ottenere e interrarli in vaso o nell’orto. I nuovi bulbi d’aglio si svilupperanno nel terreno e nel giro di poco tempo potrete raccoglierne di nuovi. Il consiglio è di piantare gli spicchi d’aglio nell’orto, accanto alle piante più delicate, per proteggerle dai parassiti.

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6) Zenzero

Coltivare lo zenzero in vaso, magari proprio sul balcone. è semplicissimo. Se avete acquistato dello zenzero, che con il passare del tempo ha iniziato a germogliare, vi basterà interrarlo in vaso, con la parte germogliata rivolta verso l’alto. A poco a poco vedrete nascere una piantina, che svilupperà le proprie foglie verso l’esterno e il nuovo zenzero sottoterra. Lo potrete raccogliere quando la piantina si sarà seccata, come nel caso delle patate.

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7) Patate

Dal nostro Forum ecco un esperimento che ci ricorda che coltivare le patate nell’orto o in vaso è semplicissimo. Se dalle patate che avete acquistato o raccolto sono spuntati dei germogli, non vi resta che suddividerle in varie parti e interrarle nell’orto o in vaso. In poche settimane inizieranno a spuntare delle nuove piantine. Quando le foglie si saranno essiccate, potrete raccogliere le patate.

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8) Basilico

Dal nostro Forum, ecco una fantastica idea per coltivare il basilico a partire dalle foglie e non dai rametti, come invece avverrebbe nel caso della talea vera e propria. E’ sufficiente posizionare alcune foglie di basilico in un bicchiere d’acqua e attendere una settimana. Alcune metteranno radici e saranno pronte per dare vita a una nuova piantina.

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9) Porri

Ancora un’idea per coltivare a partire dagli scarti. Lo potrete fare anche con i porri, posizionando le loro basi in un vasetto o in un bicchiere d’acqua. Si tratta di un importante insegnamento per i più piccoli della famiglia, che impareranno che le parti di scarto delle verdure sono in realtà il punto di partenza per la nascita di nuove piantine e ortaggi.porri

10) Avocado

Avete acquistato e gustato un ottimo avocado? Non dimenticate di conservare il seme e di iniziare a coltivare il vostro alberello di avocado in vaso. Questa varietà si adatta soprattutto alle regioni più calde. In Italia la coltivazione dell’avocado avviene in prevalenza in Sicilia. La coltivazione casalinga dell’avocado permette di non contribuire all’operato della criminalità nelle piantagioni del Messico.

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                                                                                                                                                                                                  Marta Albè

Fonte:greenme.it

Detersivi fai da te: la lisciva di cenere, biodegradabile e a costo zero

Come recuperare la cenere e farla diventare un detergente a costo zero e totalmente biodegradabile,ottimo per le pulizie di casa.lisciva-di-cenere-640x423

Fare detersivi fai da te è un ottimo modo per non sprecare denaro e soprattutto detergere oggetti, abiti e anche la nostra pelle con qualcosa di naturale e non dannoso per l’ambiente e gli esseri umani. Grazie a Stefania Rossini, una delle nostre esperta di Family – Management, vediamo come farci in casa la famosa lisciva. Tutte le ricette possono essere trovate nel suo libro  “Come vivere con cinque euro al giorno”.

LISCIVA DI CENERE: COME PROCURARSELA.

Anche la cenere di legna (mi raccomando non di pallet), si può riutilizzare. Non tutti abbiamo una bella stufa in casa oppure un camino ma di pizzerie in giro ce ne sono tantissime: saranno ben felici di regalarvene un po’ tanto loro la butteranno sicuramente via.

COME FARE UN DETERSIVO CON LA LISCIVA DI CENERE. 

Prima di tutto setacciare con un setaccio dalle maglie non troppo fini (quello che utilizzate in cucina va bene, purchè poi lo laviate benissimo),e setacciata per bene. Prendete una bella pentola capiente, un bicchiere normale e mettete in proporzione per ogni bicchiere di cenere 5 bicchieri di acqua. Arrivati alla dose che volete ottenere, mischiate bene bene il composto e fate bollire a fuoco vivace, continuando a mescolare. Portato tutto a bollore, abbassate la fiamma e lasciate sobbollire per 2 ore, continuando a mescolare perché il fondo tende ad attaccarsi. Spegnete la fiamma, coprite con un coperchio e lasciate cosi per 24 ore. Il giorno dopo la cenere si sarà depositata tutta sul fondo della pentola: preparate un’altra pentola oppure un catino abbastanza capiente, mettete un colino e un asciugamano sopra la pentola o il catino e scolate la lisciva ottenuta. Lasciate cosi per qualche ora, poi togliete il colino e lasciate il liquido riposare per altre 24 ore circa. Ripetete l’operazione 4 volte, finché il liquido non sarà limpido. Per esperienza è impossibile ottenere un liquido limpidissimo però dopo 4 volte che l’avrete filtrata la lisciva sarà pronta per essere utilizzata. Il prodotto ha scadenza di circa un anno, quindi la potete fare una volta per non pensarci più per mesi. Di solito io la lisciva la metto in bottigliette di plastica recuperate e riciclate con una bella etichetta con scritto lisciva di cenere onde evitare pericoli.

UTILIZZO DELLA LISCIVA:

  • per il bucato a mano: aggiungere 50 ml insieme al solito detersivo del bucato
  • per il bucato in lavatrice: 80 ml per ogni lavaggio
  • per pavimenti: aggiungere 50 ml nell’acqua del secchio
  • per tutte le superficie lavabili, sconsigliato su legno e marmo, ma io sinceramente la utilizzo ovunque e non mi è mai accaduto nulla: riempite uno spruzzino di lisciva e a piacere ma facoltativi olii essenziali di limone tee tree qualche goccia, spruzzare sulla parte da pulire ,mi raccomando però utilizzatene poca perché davvero ha un ottimo potere pulente.

Fonte: nonsprecare.it

Energie rinnovabili, domenica 16 giugno un’ora di energia a costo zero

Domenica 16 giugno, per la prima volta, il Prezzo Unico Nazionale è andato a zero grazie all’exploit di solare, eolico e idroelettrico158201369-586x380

Fra le 14 e le 15 di domenica 16 giugno, in Italia, per la prima volta nella storia, l’energia elettrica non c’è costata nulla. Il PUN ovverosia il prezzo d’acquisto dell’energia elettrica è stato pari a zero  su tutto il territorio nazionale, il che significa che in quell’ora il totale del fabbisogno energetico nazionale è stato soddisfatto dalla produzione di energia solare, eolica e idroelettrica. L’evento che, pur nella limitatezza della finestra temporale, è comunque un momento storico per la produzione energetica nazionale, è stato favorito da una giornata soleggiata, da diffusi fenomeni ventosi nelle regioni centro-meridionali e dalle alte temperature che hanno sciolto le cospicue riserve idriche accumulatesi in alta quota, nella primavera più nevosa degli ultimi anni. Un concorso di cause ha consentito in un orario di bassa richiesta l’equilibrio della “bilancia”  fra offerta rinnovabile e richiesta complessiva. Il fenomeno si era già verificato in alcune zone del Paese, ma mai in tutte le zone del Paese, portando il Prezzo Unico Nazionale (il PUN) a zero. Il PUN è il prezzo in acquisto dell’energia elettrica che si forma sul mercato italiano con l’andamento di “aste” che, di ora in ora, coprono la richiesta di energia con l’elettricità offerta da vari operatori. Queste aste partono dalle offerte più economiche (quelle rinnovabili) e poi salgono a quelle più costose a seconda della richiesta. In questo caso le rinnovabili (a costo zero) sono state sufficienti a coprire il fabbisogno necessario in tutta Italia. Già domenica 2 giugno 2013 si era sfiorata “l’impresa” con un prezzo medio orario di 0,46 euro/MWh ma con una domanda inferiore a quella del 16 giugno. L’evento istantaneo, ovviamente, non può essere preso come riferimento in un piano di gestione delle risorse energetiche ma è, comunque, un dato significativo del progressivo “avvicinamento” fra un consumo maggiormente consapevole e una produzione green sempre più consistente. Considerando un range temporale più ampio, ci sono comunque dati confortanti come i numeri sull’incidenza delle fonti rinnovabili sulla produzione totale di energia che nel maggio 2013 ha superato il 50% del totale. Un dato che oltre a incidere sul risparmio netto in termini di prezzo dell’elettricità e alla riduzione delle emissioni contribuisce a ridurre l’elevato saldo negativo del bilancio energetico nazionale

Fonte: QualEnergia