Incontro Costa – Zingaretti. Il ministro al fianco delle istituzioni territoriali per portare avanti insieme un percorso comune. Si comincia con “Lazio plastic free”

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La riunione si inserisce nell’ambito degli incontri che il ministro sta effettuando con le istituzioni per essere al loro fianco nelle sfide ambientali quotidiane, da affrontare in sinergia per obiettivi comuni e risultati più efficaci e immediati. Un incontro cordiale e collaborativo quello che si è svolto nel pomeriggio di ieri (mercoledì 11 luglio, ndr) presso il ministero dell’Ambiente tra il ministro Sergio Costa e il presidente ella Regione Nicola Zingaretti. Lo riferisce il ministero dell’Ambiente, spiegando che la riunione si inserisce nell’ambito degli incontri che il ministro sta effettuando con le istituzioni per essere al loro fianco nelle sfide ambientali quotidiane, da affrontare in sinergia per obiettivi comuni e risultati più efficaci e immediati. Si è parlato dei temi ambientali propri della regione Lazio, e per quanto riguarda i rifiuti il ministro ha proposto di porsi al fianco delle istituzioni territoriali per portare avanti insieme un percorso comune. La Regione Lazio, tra l’altro, proprio nei giorni scorsi ha annunciato di aver intrapreso il percorso verso “plastic free“, un tema molto caro al ministro Costa che ha annunciato appena insediatosi di voler liberare dalla plastica il ministero entro il 4 ottobre.

“Lazio Plastic Free” contiene 5 importanti azioni in 10 punti: riduzione, recupero, riciclo, rigenerazione e riuso delle materie plastiche. L’obiettivo è dare un contributo per contrastare l’inquinamento causato dalla plastica, che rappresenta una vera e propria emergenza mondiale.

Ecco il piano, 5 azioni in 10 punti per ridurre strutturalmente i rifiuti di plastica secondo la strategia delle 5 R, puntando quindi su riduzione, recupero, riciclo, rigenerazione e riuso:

Riduzione:

– La Regione è al lavoro per definire un accordo che favorisca la riduzione degli imballaggi in plastica e il recupero delle eccedenze alimentari. Tra le altre cose verrà anche promossa un’intesa con gli ospedali per la diminuzione del packaging.

– Il Premio Comune Plastic Free, con la collaborazione delle associazioni ambientaliste, prevede incentivi agli enti locali che promuovono la riduzione, il riciclo e il riuso della plastica. Questo progetto si affiancherà ad altre iniziative già avviate, come quella dei Comuni Ricicloni, organizzata con il contributo della Regione.

Recupero:

– Il recupero e lo studio della plastica in mare. La scorsa settimana la Regione Lazio ha sottoscritto un apposito protocollo di intesa con Corepla e Arpa Lazio. Il tutto grazie anche alla collaborazione dei pescatori, che verranno aiutati a superare costi e procedure gravose per conferire con facilità i rifiuti che raccolgono durante le operazioni di pesca.

– L’installazione di ecocompattatori di rifiuti in plastica (e di altri materiali, come vetro, carta e alluminio) nei principali punti vendita con vantaggi per gli utenti/consumatori.

Riciclo:

– Agevolazioni per Comuni e imprese che diminuiranno la produzione di rifiuti in plastica. La Regione investe 2 milioni di euro per sostenere l’applicazione della Tarip, tariffa puntuale sui rifiuti, nei Comuni del Lazio. Il prossimo autunno partirà il primo bando.

– Introduzione della figura del Green Manager per la corretta gestione del ciclo dei rifiuti negli Enti Pubblici, negli ospedali, negli istituti scolastici e nelle grandi aziende. Già definite le linee guida per la figura del green manager: i corsi e l’elenco certificato verranno tenuti da Arpa Lazio, che avvierà le prime lezioni a partire da settembre.

Rigenerazione:

– Progetti e risorse per la realizzazione dei centri per il riuso, con l’obiettivo di aprirne almeno uno in ogni provincia del Lazio, oltre ad uno o due nella città di Roma.

– Applicazione di innovazioni tecnologiche e la realizzazione di specifici impianti per chiudere il trattamento dei rifiuti in plastica nel Lazio. In questo caso l’obiettivo è proprio quello di favorire la realizzazione di una filiera industriale per il riciclo della plastica, trasformando un rifiuto in una opportunità economica ed imprenditoriale.

Riuso:

– Il Green Public Procurement si propone l’obiettivo di favorire la sostenibilità ambientale attraverso premialità su appalti/acquisti “plastic free”: saranno introdotti criteri di merito sugli appalti regionali per chi non usa plastica o usa plastica riciclata nelle amministrazioni e nei servizi pubblici (scuole, ospedali, etc).

– Campagne di sensibilizzazione ed educazione ambientale nei Comuni e nelle scuole del Lazio: saranno sostenute dalla Regione in collaborazione con Corepla e le associazioni ambientaliste, per promuovere il consumo consapevole e la corretta gestione dei rifiuti. Le campagne inizieranno con l’avvio del prossimo anno scolastico.

La giunta approvando la delibera ha voluto imprimere una svolta su un tema che è  all’ordine del giorno, quello dei rifiuti, che parte dalla consapevolezza di voler voltare pagina. La quantità di risorse gettate in un cattivo ciclo dei rifiuti è diventata insopportabile”– così il presidente, Nicola Zingaretti, che ha aggiunto:” un modello di sviluppo sostenibile dimostra che si può spendere meno, produrre qualità della vita e ricchezza.   Un processo, non c’è la bacchetta magica ma è l’inizio di un’azione sistemica con scelte strategiche come il green manager. Negli ultimi anni abbiamo speso 180 milioni per la riconversione green delle imprese, e ora siamo la seconda regione: eravamo quarti. Sono investimenti che hanno un impatto immediato. Abbiamo poi già realizzato 155 interventi sul settore energetico su palazzi, scuole e municipi risparmiando 4 milioni l’anno. Abbiamo alle spalle una stagione in cui abbiamo molto investito. Oggi apriamo un altro fronte che vuole trasformare il ciclo aggredendo nodi strutturali come quello della plastica”.

Le linee guida del piano regionale sono contenute in una memoria approvata oggi dalla Giunta al fine di definire l’impegno dell’amministrazione sulla sensibilizzazione alle buone pratiche nella raccolta differenziata degli imballaggi di plastica –parole di Massimiliano Valeriani, assessore Politiche abitative, Urbanistica, Ciclo dei Rifiuti e impianti di trattamento, smaltimento e recupero, che ha aggiunto: riduzione, recupero, riciclo, rigenerazione e riuso: sono le parole chiave dell’azione amministrativa con l’ambizioso obiettivo di rendere nei prossimi anni il Lazio la prima regione italiana completamente ‘plastic free‘”.

Fonte: ecodallecitta.it

 

 

Spreco alimentare: quanto ci costa, come ridurlo

Il Waste Resources and Action Programme ha quantificato in 400 miliardi di dollari il costo annuale dello spreco alimentare1

Quanto cibo si spreca nel mondo? Secondo il Waste Resources and Action Programme il costo annuale dello spreco alimentare è di 400 miliardi di dollari, una cifra sulla quale occorrerà riflettere nell’Expo 2015 che si aprirà questa settimana, con il tema Nutrire il Pianeta. Per produrre tutto il cibo che viene buttato, specialmente nelle grandi città, occorre un territorio agricolo grande come tutto il Messico. In un interessante articolo pubblicato di recente dal World Resource Institute vengono delineati con precisione i confini del problema: sono soprattutto le grandi città a sprecare le maggiori quantità di cibo. E cibo sprecato significa inutili emissioni di carbonio, inutili deforestazioni e inutili prelievi d’acqua. Ci vuole un cambio di passo perché se i trend non subiranno un’inversione di rotta (mangiare meno, ma mangiare tutti) si rischia di dover aumentare la produzione alimentare del 70% entro il 2050. I costi non sono solamente finanziari, a essere disperso è anche il capitale ecologico: l’abbattimento delle foreste pluviali per far spazio alle colture dell’olio di palma sta facendo dell’Indonesia il più grande emettitore di carbonio al mondo. Nel 2010 il 13% delle  missioni di carbonio era connesso alle attività agricole e all’allevamento. Sprecare cibo significa inquinare inutilmente. Secondo la Royal Society sono tre i fattori per cui i consumatori delle economie sviluppate sprecano cibo: 1) a causa del basso costo del cibo rispetto al reddito disponibile, 2) a causa degli standard elevati per ciò che riguarda l’alimentazione, 3) per la mancata comprensione di ciò che sta dietro alla produzione alimentare. Sono soprattutto le grandi metropoli a stimolare lo spreco alimentare, vuoi perché i lavoratori urbani guadagnano più di quelli rurali, vuoi perché i consumatori sono fisicamente e mentalmente distanti dai contesti in cui il cibo viene prodotto. Entro il 2050 altri 2,5 miliardi di persone raggiungeranno le metropoli abbandonando le campagne. Fortunatamente in tutto il mondo stanno nascendo associazioni che si occupano di redistribuire il cibo prima che smetta di essere commestibile. Food Bank South Africa “salva” ogni anno più di 4000 tonnellate di cibo e distribuisce più di 14 milioni di pasti ai bisognosi delle metropoli del Paese. A Seul e nella Corea del Sud la politica ha imposto ai consumatori, alle organizzazioni e ai ristoranti di pagare per i loro rifiuti alimentari. Anche Hong Kong ha fissato, nel febbraio 2014, un ambizioso obiettivo: ridurre i rifiuti del cibo del 40% entro il 2022, rispetto ai quantitativi del 2011. Riuscirà l’Expo che si apre a Milano venerdì prossimo a portare un serio contributo al dibattito sulla questione? Certo è che la presenza di molte multinazionali che contribuiscono in maniera massiccia all’aumento degli sprechi alimentari e l’aggressione edilizia al suolo libero fatta per preparare l’evento non sono certo le migliori premesse per ragionare – sinceramente e in maniera costruttiva – sul nutrimento del Pianeta.

A Cambodian vendor (R) prepares food near a rubbish pile along a street in Phnom Penh on March 12, 2014.  Phnom Penh city's waste management, collection, transport and disposal efforts remain in poor condition, leading to environmental and health risks. AFP PHOTO/ TANG CHHIN SOTHY        (Photo credit should read TANG CHHIN SOTHY/AFP/Getty Images)

Fonte:  WRI

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