Come Cosenza ha raggiunto il 62% di raccolta differenziata, intervista a Mario Occhiuto

 

“Abbiamo fatto il funerale all’ultimo cassonetto. In tutta la città è stato attivato il porta a porta e sono state realizzate isole ecologiche”. Mario Occhiuto, sindaco di Cosenza spiega come la città ha superato il 60% di raccolta differenziata grazie al porta a porta e anche ad un’iniziativa originale. A chi consegna materiali differenziati alle riciclerie, sgravi fiscali e una bottiglia di vino380938

Il 7 novembre in occasione di Ecomondo, la fiera di Rimini dedicata al riciclo e allo sviluppo sostenibile, è stato presentato il nuovo accordo Anci – Conai, che permette di creare un legame tra i comuni italiani e il consorzio che si occupa del recupero e riciclo dei rifiuti di imballaggio. Per l’occasione era presente, oltre a Valter Facciotto, direttore Generale di Conai e a Edo Ronchi, Presidente della Fondazione Sviluppo Sostenibile, anche Mario Occhiuto,sindaco di Cosenza. La sua presenza non era casuale. La città calabrese, infatti, è stata presentata come caso studio per il suo comportamento virtuoso in fatto di raccolta differenziata grazie all’accordo stretto con Conai. Come spiega il sindaco Mario Occhiuto al nostro Paolo Hutter, infatti, Cosenza ha raggiunto il 62% di raccolta differenziata con il porta a porta esteso in tutta la città, unico sistema che permetta di raggiungere una raccolta di qualità. “Abbiamo fatto il funerale all’ultimo cassonetto stradale dell’indifferenziato” spiega il sindaco – “e ne ha guadagnato la città che ora è molto più pulita”. La buona riuscita dell’attività, così come spiega Occhiuto, sta nell’aver consentito ai propri cittadini di avere benefici immediati. Ad ogni famiglia, infatti, viene concesso un buono spesa per ogni contenitore che presenta una buona qualità di raccolta differenziata.  Ancora, nella città si stanno realizzando isole ecologiche che permetteranno ai cittadini che le utilizzano di usufruire di sgravi fiscali. Una di queste isole ecologiche, in particolare, merita ulteriore approfondimento. Si tratta di quella che si sta realizzando in una frazione della città di Cosenza dove si produce il vino. “Chi porta i rifiuti ben differenziati qui – racconta il sindaco – oltre a ricevere sgravi fiscali riceverà anche una bottiglia di vino”. Una soluzione, questa, che permette non solo di incentivare una raccolta differenziata di qualità ma anche di promuovere i prodotti locali.

Fonte. ecodallecitta.it

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Un piccolo comune della Calabria abolisce la Tasi grazie agli impianti fotovoltaici

A san Lorenzo Bellizzi, in provincia di Cosenza, l’amministrazione comunale ha deciso di non adottare la Tassa sui servizi indivisibili per l’anno 2014 grazie ai benefici economici conseguenti all’installazione di impianti fotovoltaici nei terreni acquistati a Corigliano Calabro, Cassano allo Ionio e Francavilla Marittima380102

Cosa collega la Tasi ad un investimento nel settore fotovoltaico? L’esperienza di un piccolo comune calabrese in provincia di Cosenza. A san Lorenzo Bellizzi, infatti, la Tasi, la Tassa sui servizi indivisibili, non si paga e il motivo per cui gode di questa agevolazione è da attribuire all’amministrazione comunale. Due anni fa, il Comune ha deciso di investire sul fotovoltaico installando impianti nei terreni  di Corigliano Calabro, Cassano allo Ionio e Francavilla Marittima dove vigeva l’autorizzazione per la realizzazione di impianti fotovoltaici su serra. Questa operazione ha permesso di portare in attivo il bilancio economico della città e, conseguentemente, di agevolare i cittadini abbassando la pressione fiscale. Come ha riferito Antonio Cersosimo, il sindaco della città, l’investimento fatto nel 2012 ha portato benefici economici già dall’anno successivo all’acquisto e garantirà un introito per i prossimi 25 anni.
Ancora, all’abolizione della Tassa sui servizi indivisibili il comune calabrese ha concesso l’esenzione del pagamento delle tasse per cinque anni per i proprietari degli immobili situati nel centro storico che decideranno di ristrutturare l’abitazione.

 

Fonte: ecodallecitta.it

Sibari come Pompei, intervenire prima che sia troppo tardi

Il 18 gennaio un’ondata di piena dovuta alla straripamento del fiume Crati, ha ricoperto l’area archeologica di Sibari, vicino Cosenza. Un immenso patrimonio storico giace sotto strati di fango e i danni, se non si interviene subito, potrebbero essere inestimabili.

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Migliaia di anni di storia ricoperti da una spessa coltre di fango. È quanto accaduto all’area archeologica di Sibari(Cosenza), perla della Calabria ionica e antichissimo crocevia di popoli e culture. Dopo lo straripamento del fiume Crati, duecentomila metri cubi di acqua e fango hanno inghiottito tutto, dal Parco del Cavallo alle fontane monumentali, fino ad un impianto termale del I secolo. Sul caso è stata aperta un’indagine per accertare eventuali responsabilità e parte dell’area è stata messa sotto sequestro. L’allarme era stato già lanciato nel 2010 dalla sovrintendenza regionale che a gran voce aveva richiesto la manutenzione dei canali di bonifica a causa dell’elevato rischio di inondazione. L’appello è rimasto inascoltato e l’ondata di piena è arrivata puntuale il 18 gennaio a ricoprire pezzi di storia di inestimabile valore. L’ennesimo disastro annunciato, spettacolo tristemente noto, frutto di mala gestione e noncuranza a cui, dopo Pompei, è difficile abituarsi. Un gruppo di intellettuali, su proposta del Quotidiano di Calabria, ha deciso di rivolgersi direttamente al Presidente della Repubblica, al nuovo governo e agli enti competenti per salvare uno dei patrimoni culturali più importanti d’Italia. Chiedono che vengano destinati fondi e mezzi straordinari per la ripulitura, la messa in sicurezza ed il ripristino dello scavo archeologico, perché, come si legge nell’appello, una volta pompata via l’acqua: “il problema più grave sarà l’enorme quantità di fango che rimarrà sulle strutture e sugli strati antichi e che dovrà essere rimossa immediatamente, prima che abbia il tempo di solidificarsi e rendere tutte le operazioni di verifica dei danni, scavo, pulizia e restauro molto difficili o, addirittura, impossibili”. Il 23 e il 24 marzo, il Fai ha aperto il Parco al pubblico in occasione della ventunesima Giornata di Primavera, “affinché tutti, calabresi e italiani, possano vedere i danni della stupidità e della disonestà umana”, come dichiarato dal vicepresidente del FAI, Marco Magnifico. Sul sito web del FAI è inoltre in corso una raccolta firme “ Anch’io per Sibari”. Lo scopo è quello di non far spegnere i riflettori sulla vicenda. Secondo il FAI infatti, le aree golenali, ossia le aree di sfogo di un’eventuale piena non sono ‘libere’ ma bensì occupate da piantagioni di aranceti e, per questo motivo, non possono svolgere il loro compito di contenimento delle acque esondate. Sottoscrivendo l’appello, si chiede il ritorno della legalità nelle aree golenali e demaniali dell’area archeologica di Sibari. Una battaglia che mira, dunque, a diventare da stimolo per costruire basi solide perché una simile tragedia non si ripeta.

Fonte: il cambiamento