Dalla lotta alla corruzione “Riparte il Futuro”

Riparte il Futuro è una campagna nata tre anni fa allo scopo di combattere la corruzione in Italia e fare informazione su quali sono i reali costi di questo fenomeno. Il suo impatto è passato presto dal digitale al reale: dopo aver raggiunto un milione di firmatari, Riparte il Futuro ha ottenuto numerosi successi su temi legislativi fondamentali riguardanti la trasparenza e la libertà di accesso ai dati. Priscilla Robledo, Project Manager di Riparte il Futuro, ci racconta la nascita e gli sviluppi del progetto. A pochi giorni dalle nutrite manifestazioni contro le mafie promosse dall’associazione Libera  da Locri (RC) a Milano, vi regaliamo questa bella intervista che abbiamo realizzato con Priscilla Robledo, Project Manager di Riparte il Futuro, una ONG di persone che hanno deciso di combattere la corruzione della Pubblica Amministrazione, grazie alla pressione popolare.

Cos’è “Riparte il futuro” e chi sono i suoi fondatori?

Riparte il Futuro nasce nel 2013 come campagna digitale di Libera del Gruppo Abele contro la corruzione e così facendo ha lavorato negli ultimi 3 anni cercando di spiegare la corruzione ai cittadini italiani in modo semplice, ma rigoroso. Ha già articolato diverse campagne di lotta alla corruzione in Italia. Nell’aprile dello scorso anno ci siamo separati da Libera e abbiamo creato una realtà indipendente, così Libera continua a lavorare contro la mafia nel modo eccellente in cui ha sempre fatto e noi invece ci possiamo concentrare sulla lotta alla corruzione con una realtà associativa indipendente.

Lavoriamo per campagne, quindi identifichiamo alcuni settori di intervento con la partecipazione dei cittadini italiani e con i numeri del consenso che riusciamo ad ottenere andiamo dai decisori pubblici e facciamo pressione affinché possiamo ottenere quello che vogliamo. Nel corso degli anni abbiamo raggiunto oltre 1.180.000 firmatari delle nostre petizioni e quindi abbiamo una comunità digitale numerosa e molto attiva.  Il nostro compito è quello di rendere evidenti, semplici e chiare le nostre richieste e ovviamente premere sempre perché i decisori pubblici ci ascoltino. Nel corso degli anni abbiamo raggiunto diversi risultati e il motivo per cui li abbiamo raggiunti ha anche a che vedere con il fatto che lavoriamo in partnership con diverse realtà della società civile organizzata, in particolare molte associazioni che si occupano di trasparenza nella Pubblica Amministrazione (PA) come: Open Polis, Diritto di Sapere, Cittadini Reattivi, Movimento Consumatori. Il nostro partner su molte campagne è Transparency International, un’organizzazione che si occupa di lotta alla corruzione e quindi, avendo una missione comune, spesso e volentieri uniamo le forze.1009733_572601162791832_2086111430_n

Perché combattere la corruzione conviene a tutti?

Combattere la corruzione conviene a tutti perché la corruzione alza il prezzo dei servizi pubblici per tutti noi cittadini, gonfia il costo delle opere pubbliche strategiche per il paese che paghiamo con le tasse e non solo, fa anche sì che le opere pubbliche stesse siano di qualità scadente. Oltretutto la corruzione mina la credibilità dell’Italia anche sulla scena internazionale e quindi per esempio impedisce che l’Italia possa ricevere la stessa quantità di investimenti stranieri che ricevono altre economie. Noi riteniamo che la corruzione sia la madre della disoccupazione e in particolare della disoccupazione giovanile, proprio perché impedendo un flusso di capitale nuovo di investimenti stranieri, non permette che si crei nuova occupazione in questo paese. L’Italia non è neppure fra i primi 20 paesi in Europa che creano occupazione grazie agli investimenti stranieri e la disoccupazione giovanile è al 40% ! Questo ci dimostra che la corruzione crea dei problemi oggi, ma anche domani, per il futuro delle persone come me, che sono i giovani di oggi, e il futuro di questo paese.

Chi sono i whistleblowers? Parlaci della vostra campagna

I whistleblower sono “coloro che soffiano nel fischietto” per informare la collettività che qualcosa non va nel verso giusto, in altri termini sono i dipendenti/collaboratori/consulenti di un’azienda che denunciano, nell’interesse pubblico, un illecito di cui sono testimoni sul luogo di lavoro. C’è bisogno di una campagna a tutela dei whistleblower perché ad oggi in Italia non c’è una legge che li protegga; attualmente i whistleblower subiscono discriminazioni come demansionamento, mobbing o licenziamento. Ricordiamoci però cosa fanno di buono per il paese: denunciano frodi che danneggiano l’intera collettività! Se c’è ad esempio un’azienda che fornisce cibo scaduto, io lo voglio sapere, nell’interesse della fede pubblica! E se c’è qualcuno che ha il coraggio di dirlo, pagando in prima persona, io Priscilla di Riparte il Futuro lo ringrazio, ma voglio che sia lo Stato stesso a ringraziarlo con una legge su misura per la sua tutela, che al momento però non esiste nel nostro paese. La campagna che abbiamo lanciato insieme a Trasparency International nel luglio del 2016, ha superato le 50.000 firme, ma c’è bisogno di molte più firme e lancio qui un appello per firmare la nostra petizione, ma devo dire che già con le firme che abbiamo ottenuto, abbiamo potuto fare pressione al Senato, che è il destinatario della nostra petizione, affinché discuta al più presto e approvi la legge che attualmente è in Commissione Affari Costituzionali del Senato. Nella legge devono assolutamente essere contenuti due aspetti che l’attuale disegno di legge non prevede, che sono: l’estensione al settore privato e in secondo luogo il fondo economico a sostegno dei segnalanti, che oltre a rischiare di perdere il lavoro potrebbero dover affrontare ingenti spese legali ed anche problemi di natura psicologica, perché spesso sono vittime di mobbing e ritorsioni sul luogo di lavoro.17362938_1416860618365878_7489035068499320345_n

Una delle vostre campagne principali è stata quella del “FOIA”, spiegaci cos’è

Il “FOIA” è il Freedom of Information Act, tradotto in italiano è la Legge sulla Libertà del Diritto all’Informazione ed è una legge bellissima, perché in base ad essa ciascun cittadino ha il diritto di ottenere dalla PA qualsiasi tipo di informazione desideri. Quindi non deve avere un interesse specifico, come succedeva prima dell’entrata in vigore di questa legge, ma può essere un cittadino qualunque e la PA ha il dovere di dargli quell’informazione. Questa è la regola. Ci sono delle eccezioni, ma la rivoluzione copernicana che il FOIA ha introdotto in questo paese è che la regola è che gli atti, le informazioni, i dati, qualunque cosa in seno alla PA dev’essere di dominio di tutti e ogni cittadino ha il diritto di accedervi. Quindi è chiaramente una legge che sposta il rapporto di forza fra il cittadino e la PA. L’altra cosa bellissima di questa legge sulla libertà dell’informazione è che la società civile italiana si è riunita nella coalizione “FOIA 4 Italy”  e in due anni di campagna è riuscita a ottenere modifiche importanti sul testo della legge; perché il testo iniziale del FOIA prevedeva una serie di eccezioni che a nostro parere erano insufficienti a garantire una vera libertà dell’accesso ai dati e alle informazioni della PA. Tramite la coalizione FOIA 4 Italy il testo della legge è cambiato drasticamente.

Ciononostante ci sono ancora diverse eccezioni che ci preoccupano, prima fra tutte l’eccezione sul “diritto alla riservatezza”, che è un po’ usata come spada di Damocle in questo paese. Quindi la privacy è sicuramente un aspetto. Un altro aspetto riguarda quali sono le PA a cui si applica. A nostro avviso si dovrebbe applicare anche a tutte le partecipate per esempio, che in Italia dovrebbero essere più di 7.000, ma in realtà è un numero che nessuno conosce con esattezza. Chiaramente in pancia alle partecipate ci sono informazioni di interesse pubblico, perché le partecipate funzionano con il denaro pubblico, e quindi dovrebbero essere soggette al FOIA, ma questo appunto è uno degli aspetti controversi: staremo a vedere quali partecipate risponderanno positivamente e quali no. Perché il vantaggio del FOIA non è solo l’ottenimento dell’informazione, ma il fatto che io con quell’informazione posso fare qualcosa per cambiare in meglio l’amministrazione della cosa pubblica ed esprimere una mia obiezione su come i soldi pubblici vengono impiegati.

La vostra campagna per chiedere la cessazione del vitalizio agli ex-parlamentari condannati per mafia e corruzione con oltre mezzo milione di adesioni è diventata la più vasta mobilitazione digitale mai organizzata in Italia, com’è andata a finire?

Già, pensa che con questi numeri avremmo potuto chiedere un referendum! È andata a finire bene, visto che l’abbiamo vinta ottenendo la delibera dal Parlamento che toglie il vitalizio agli ex-parlamentari condannati e questa vittoria l’abbiamo ottenuta lo stesso giorno in cui Riparte il Futuro raggiungeva un milione di firmatari! Quindi quel giorno di maggio del 2015 è stato davvero un bel giorno per noi! Ad oggi si contano 24 ex-parlamentari che non ricevono più il vitalizio, fra cui Silvio Berlusconi, Cesare Previti, Marcello dell’Utri ed altri.10375_483318485053434_796570317_n

Come hanno reagito finora le istituzioni?

Riparte il Futuro all’inizio della sua esperienza ha portato oltre 300 parlamentari con i “braccialetti bianchi” ad impegnarsi nella lotta contro la corruzione in Parlamento e un anno dopo gli stessi parlamentari hanno approvato un pacchetto di norme contro la corruzione, quindi la risposta delle istituzioni c’è! C’è perché noi abbiamo dietro la forza dei numeri e i nostri rappresentanti politici sono molto sensibili a questo tipo di pressione. Quindi, tengo a sottolineare che Riparte il Futuro non è un partito e non lo sarà mai, ma nel nostro attivismo dobbiamo necessariamente porci in modo costruttivo rispetto alla PA e stiamo ottenendo degli ottimi risultati in tal senso.  Inoltre soprattutto nell’ultimo anno di lavoro, diverse amministrazioni ci hanno chiesto di aiutarle nello sviluppo e nell’implementazione di strumenti digitali di trasparenza e partecipazione, come il Comune di Milano, quello di Roma, il Ministero della PA e Semplificazione. Essendo quindi riconosciuti ufficialmente come degli interlocutori anche dalla PA, questo ci permette di muoverci dal digitale al reale e di ottenere delle soluzioni concrete a vantaggio di tutti i cittadini italiani. Per cui continueremo a lavorare su diverse campagne cercando di ottenere il cambiamento dall’alto verso il basso, e cioè in Parlamento, nei Ministeri, nei Consigli Regionali e in quelli Comunali, e dal basso verso l’alto crescendo sempre di più come base e creando una comunità sempre più attiva e pronta a fare insieme pressione pubblica e chiedere trasparenza nell’azione amministrativa.

Cosa possono fare i lettori di Italia che Cambia per aiutarvi?

Ci state già aiutando con quest’articolo! Sarebbe poi bello se il lettore dell’articolo pensasse ad una richiesta FOIA da fare ad una amministrazione alla quale vuole chiedere un’informazione che possa di fatto essere utile per un cambiamento di cui abbia bisogno nella propria vita, quindi ad esempio: all’azienda di trasporti o a quella dei rifiuti del comune in cui risiedono. Noi possiamo sicuramente aiutarlo a formulare la richiesta in modo efficace. Possiamo anche aiutarlo a capire insieme, nella fase in cui successivamente l’informazione sia stata ottenuta, come poter utilizzare l’informazione e quindi di fatto creare una nuova campagna.

Cos’è per te l’Italia Che Cambia?

Per me l’Italia che cambia è l’Italia che vorrei, l’Italia in cui i cittadini italiani partecipino, siano spinti da soli ad agire e non aspettino delle soluzioni calate dall’alto, ma che si rendano per primi motori del cambiamento. Noi abbiamo dimostrato che possiamo cambiare le leggi, possiamo pezzo dopo pezzo cercare di ripulire questo paese dalla corruzione e renderlo più trasparente. Allo stesso modo ci sono altri cittadini italiani che nel loro settore di attività hanno dimostrato e continuano a dimostrare che il cambiamento è possibile e che parte dal basso. Credo che la società italiana abbia tutti i numeri per splendere e l’Italia che cambia è l’Italia che di fatto ha bisogno di cambiare. Siamo un paese molto brillante che ha un sacco di talenti, alcuni dei quali sono inespressi per colpa di un sistema amministrativo poco efficiente ed estremamente macchinoso, ma abbiamo i numeri per poter cambiare questo paese, dal basso e lo cambieremo!

Intervista: Veronica Tarozzi e Paolo Cignini

Riprese e montaggio: Paolo Cignini

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2017/03/io-faccio-cosi-160-lotta-corruzione-riparte-futuro/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

 

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Chi “mangia” veramente con Expo?

Corruzione, inquinamento, spreco, cementificazione, questo è l’EXPO di Milano, da qualsiasi parte la si veda è una sciagura sul paese. L’editoriale di Paolo Ermani.

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Sulla corruzione che la magistratura ha fatto finora emergere è la solita litania di cifre pazzesche, indagati, scandali, mazzette, mafia assortita e così via. I costi sono lievitati esponenzialmente come al solito, rimarranno sulle spalle dei cittadini/sudditi e buonanotte ai suonatori; tanto mica siamo in crisi, abbiamo soldi da spendere noi italiani furbi e lungimiranti, che più siamo derubati e presi in giro e più insistiamo pervicacemente a dare carta bianca sempre agli stessi. Si calcola che nemmeno se arrivassero 20 milioni di visitatori, che è già numero miracoloso da raggiungere, si rientrerà delle spese. Se gli italiani e i milanesi fossero davvero in crisi, alla fame, non avrebbero mai permesso una simile follia. A queste kermesse dell’assurdo basta dare un nome che riecheggi un po’ qualcosa di nobile, che intenerisca i cuori così come gli esperti di marketing sanno molto bene, basta coinvolgere un po’ di personaggi impegnati nel sociale, nell’ambiente e poi il gioco è fatto e dietro ad una pseudo parvenza di sostenibilità si può fare di tutto. Come si fa a dire di sfamare il mondo, combattere gli sprechi quando Expo per sua natura è l’apoteosi dello spreco? Chi si “nutrirà” veramente grazie ad Expo? Guardate la lista degli sponsor ed è già tutto chiaro. Si parla di alimentazione e ci si inginocchia a sponsor come Mc Donald’s , fra le multinazionali peggiori, garanzia di devastazione ambientale e degli apparati digerenti, riempiti di cadaveri animali e chimica, altro che sostenibilità. Fiera che rispetta l’ambiente? Certamente, si cementifica tutto con massimo impiego di energia, soldi e risorse, poi rimarranno le solite cattedrali nel deserto a futura memoria. Si produrranno quantità inimmaginabili di rifiuti che alimenteranno i cancrovalorizzatori. E a proposito di rispetto per l’ambiente, quanto inquineranno i viaggi delle persone che verranno a vedere i monumenti dello spreco? Il settore turistico è uno dei più inquinanti del pianeta, ve le immaginate milioni di persone che usano l’aereo o l’auto per arrivare a Milano? Il massimo della purezza ambientale, non c’è che dire. Purtroppo, magari in buona fede, partecipano a questa assurdità anche gruppi e persone che pensano che, chissà, possa essere forse una occasione per comunicare qualche messaggio decente. Ma ragioniamo razionalmente. Per dare un minimo di contenuto etico si aderisce e quindi si legittima una mostruosità che asfalterà qualsiasi misero risultato pseudo etico di personaggi come Vandana Shiva o simili che vengono ovviamente invitati in modo da mettere qualche foglia di fico qui e lì. Bisogna invece dire un chiaro e netto no a queste operazioni che, ormai lo sanno pure i sassi, servono solo ai soliti sporchissimi interessi, anzi sono fatte apposta. Più no ci sono e più si rafforza la cultura che questi eventi non hanno senso e non meritano il nostro apporto da nessun punto di vista. Non appoggiate l’Expo in alcun modo, non andateci e non fateci andare i vostri parenti e amici, il pianeta ve ne sarà estremamente grato. Infine un appello a tutti quei giovani che gratuitamente donano il proprio tempo per la sagra della corruzione. Non fatevi sfruttare, non regalate il vostro appoggio, la vostra energia il vostro sudore, la vostra intelligenza a questa gente senza scrupoli. Ci sono mille modi migliori per conoscere altre culture, per fare attività veramente utili, interessanti e arricchenti che vadano a favore degli altri e dell’ambiente e non a favore di chi sul vostro lavoro ci lucra, si ingrassa e l’ambiente lo distrugge.

Fonte: ilcambiamento.it

Da Mastrapasqua alle alluvioni. C’è un’Italia che non vuole cambiare

Scandali, corruzione, distruzione del territorio: le cronache continuano a metterci sotto gli occhi un’Italia che non vuole cambiare. Ma i grandi media dimenticano che c’è anche un’Italia, forte, capillare e radicata, che sta già cambiando: l’economia solidale, i Gas, le comunità di base, l’associazionismo e l’ambientalismo sono il nostro presente e la nostra speranza.italia

Il 21 ottobre 2012, più di un anno fa, la trasmissione televisiva Report, con la puntata “Dirigenti di classe” denunciava i venticinque incarichi del Presidente dell’Inps, Antonio Mastrapasqua. Venticinque incarichi: presidente dell’Inps; commissario del SuperInps; vicepresidente di Equitalia; Direttore generale dell’Ospedale Israelitico di Roma; Amministratore Unico della Litorale Spa; e poi altri venti, tra consigli di amministrazione, collegi sindacali e presidenze. Un anno e tre mesi dopo, ovvero venerdì scorso, 31 gennaio, il Governo presentava alle Camere un disegno di legge, con procedura di urgenza, in base al quale il presidente di un ente pubblico nazionale non deve avere altre cariche in conflitto di interessi. E così, il primo febbraio il presidente dell’Inps prendeva la decisione di dimettersi. Ma non certo a causa (o per merito?) di Report. Nè tantomeno delle varie trasmissioni politiche, da Servizio Pubblico a Virus, da La Gabbia a Piazza Pulita. Passando per Ballarò. Ma per l’operato della magistratura, che ha iscritto nel registro degli indagati Mastrapasqua per abuso d’ufficio e falso, in qualità di direttore generale dell’Ospedale Israelitico di Roma; si sono finalmente accesi i riflettori su questo scandalo. Sempre venerdì 31 gennaio l’Italia è stata colpita da una forte perturbazione atmosferica che ha portato alle ennesime inondazioni da Nord a Sud. “Maltempo, migliaia di evacuati. Paura a Roma. Treno deraglia a Viterbo”, scrive Il Corriere della Sera; “Bomba d’acqua sul centro nord. Massima allerta in sei regioni”, titola La Repubblica; “Nubifragi, allagamenti, frane e paesi isolati. Mezza Italia bloccata, l’Arno fa paura”, pubblica La Stampa. Ennesime inondazioni. Ennesimi allarmi. Ennesime presenze di esperti e tecnici in televisione, pronti a spiegare agli italiani il perché di queste catastrofi.  Due solo esempi (per ragioni di spazio), Mastrapasqua e alluvioni. Ma punte di un iceberg di dimensioni esagerate. Sembra di vivere nel Truman Show. Un giorno uguale all’altro. In un Paese completamente immobile. Mastrapasqua (e quanti altri a partire dalla moglie…) ha venticinque incarichi? Bene. Se ne parla su tutti i media, si organizzano trasmissioni televisive, si grida allo scandalo, in un’Italia che fa fatica ad arrivare a fine mese, ma il giorno dopo tutti sembrano dimenticare, come fossero completamente ovattati, in un’Italia automa e intimamente corrotta. Il clima sta cambiando? Andremo incontro sempre più frequentemente a piogge torrenziali? Fa niente. In Italia è meglio curare che prevenire. Con l’unica differenza che la cura ahimè non esiste. Disboschiamo, cementifichiamo, violentiamo la natura. Poi ne mettiamo una toppa. Con le conseguenze devastanti che abbiamo tutti i giorni davanti agli occhi. Storie già vissute. Filmati già visti. Articoli già letti. Danni e disastri continui. Senza che niente cambi. Mentre la vita del Paese scorre liscia, come l’olio. In uno spaventoso lassismo. C’è un’Italia che non vuole cambiare. Ed è quella fatta dalle istituzioni, tutte. E, dispiace scriverlo, anche da milioni di italiani. Che rimangono fermi a guardare, lamentandosi e dichiarandosi impotenti di fronte a questi scenari. Ad uno spettatore esterno che osserva questo spettacolo deprimente verrebbe da pensare che noi italiani siamo un popolo di masochisti. Ci piace soffrire. Non arrivare a fine mese. Vedere la gente morire per lo straripamento di un fiumiciattolo. O per i veleni di una fabbrica. Un popolo dalle mille qualità e dai milioni di difetti. Ma, fortunatamente, come scriviamo ormai da anni sul nostro giornale, c’è anche un’Italia, piccola ma forte, che non sta ferma, che non aspetta la manna dal cielo. Che si mette all’opera e cerca di cambiare. E non è poi così difficile. A volte basta solamente copiare. Copiare chi è già cambiato. E chi ha già cambiato modo di vivere e di affrontare la vita quotidiana. E questo consiglio noi lo rivolgiamo non solo al popolo, ma anche ad imprenditori e politici. Ad Hannover, in Germania, l’assessore all’ambiente e all’economia (che strano connubio che sarebbe questo in Italia…) è tra i fondatori del Centro per l’Energia e l’Ambiente che dal 1981 pratica la vera politica dell’ambientalismo, le cui soluzioni sono diventate pratici esempi ripresi dalla legislazione nazionale. Sempre in Germania la ditta Solvis è leader nella produzione di pannelli solari. Quel che stupisce è che consuma l’80% in meno rispetto ad industrie simili. Due soli esempi per spiegare che si possono realmente abbattere i consumi, in un periodo di crisi economica dove sprecare meno è fonte di guadagno, senza però produrre inquinamento. E poi ci sono le persone, quelle normali, che hanno deciso di non sottostare più ai ricatti di questa classe politica. Chi andando via dal nostro Paese (sempre di più), chi invece mettendosi all’opera per cambiarlo. Pensiamo ai GAS, Gruppi di Acquisto Solidale, che si stanno sempre più diffondendo in Italia con ottimi risultati. O al cohousing. Come lo Urban Village, nato nel  2009 nel quartiere Bovisa di Milano. O semplicemente a chi ha ricominciato daccapo, cambiando vita. In meglio.  Come le 26 testimonianze raccolte da Giuseppe Canale e Massimo Ceriani nel libro “Contadini per scelta”, 332 pagine che raccontano le storie di chi ha deciso di dedicarsi all’agricoltura in un modo nuovo. «Quando sono su, a mille metri di altezza, lavoro – afferma Tiziana De Vincenzi, allevatrice di bovini nella Val Di Vara a Varese Ligure (La Spezia) – Arrivo alla sera stanca morta, non ne posso più, mi sdraio a letto e sono contenta. È assurdo ma è così, nessuno mi costringe ad alzarmi alle sei di mattina, ma quando vado su in azienda sto bene, nessuno mi rompe». Un mondo radicalmente diverso da quello della produzione agricola industriale, dove al centro c’è il contadino con la sua manualità, le sue idee, la sua cultura. Questa Italia sa che Mastrapasqua uscirà dalla porta per entrare dalla finestra (a proposito, resterà titolare degli altri 24 incarichi?). Sa che domani un’altra regione italiana soffrirà la piena di un fiume. Ma questa Italia, consapevole del proprio malessere, si muove e non rimane ferma a guardare. Il cambiamento non verrà certo dall’alto, da questa classe politica totalmente incompetente e indifferente alla situazione sociale e idrogeologica del Paese. Il cambiamento verrà da noi. Da questa Italia, piccola ma forte.

Fonte: il cambiamento