San Saturnino: “ecco come si può affrontare l’emergenza sociale a Roma”

Accoglienza di bambini, anziani e senza tetto in un contesto particolare come quello di Roma. È di questo che si occupa la Cooperativa Sociale San Saturnino che nel corso dei suoi ventisei anni di attività, ha saputo innovare e rinnovare la metodologia e l’idea stessa del fare assistenza sul campo. Scopriamo come.

“Io dico sempre che noi ci occupiamo da zero a centosette anni”. Una frase, questa di Marilena Nocente, che sintetizza bene il lavoro della Cooperativa Sociale San Saturnino Onlus, della quale è presidente. Ma oltre a ciò, c’è di più: la Cooperativa è infatti l’esempio di come prendersi cura di bambini ed anziani non sia affatto sinonimo di improvvisazione, ma al contrario di come gestire con professionalità e qualità situazione che, nate dalla difficoltà, possono trasformarsi in risorse importanti per il presente e il futuro.

La Cooperativa è nata a Roma nel 1979 come associazione di volontariato, dall’idea di un gruppo di donne che si erano prese cura della famiglia e avevano iniziato una esperienza di assistenza domiciliare a anziani del territorio. Con il tempo, l’associazione si è poi evoluta in Cooperativa Sociale specializzandosi nella promozione, progettazione e nella realizzazione di servizi psico-socio-sanitari ed educativi per tutte le età, dai bambini agli anziani. Oggi la Cooperativa conta centoundici soci collaboratori ed è una tra le realtà più importanti a Roma nel campo dell’assistenza verso bambini, anziani e famiglie in difficoltà e nell’emergenza sociale. La cooperativa gestisce diversi servizi, sia residenziali (tre case famiglia) e semi residenziali (spazi baby) per bambini, che domiciliari per famiglie in difficoltà. Inoltre gestisce altri servizi di emergenza sociale sia per anziani (domiciliari e un centro diurno) che per senza fissa dimora (unità di strada), lavorando a stretto contatto con la pubblica amministrazione.CIMG6066

“La nostra identità sta nell’aver investito sul valore del lavoro sociale, c’è un lavoro enorme che fanno assistenti ed educatori impegnati in questi settori che non fa notizia. Quello che chiediamo è di tenere alto il livello della professionalità di cura, per evitare l’improvvisazione, e di essere al passo con i tempi rispetto alle nuove emergenze. Per ottenere questo, bisogna riconoscere una stabilità del lavoro, ecco perché tutti gli assistenti hanno un contratto a tempo determinato o indeterminato. Oltre a questo, vogliamo dare sempre una risposta adeguata e al passo con i tempi rispetto alle nuove emergenze”.

Un esempio modello del lavoro della Cooperativa con i più piccoli è la Casa dei Bambini “Il Giardino”, un centro residenziale che accoglie bambini da zero a dieci anni in due unità abitative: una prima casa che ospita un gruppo di bimbi da zero a tre anni e una seconda che ospita il rimanente gruppo di bambini dai quattro ai dieci anni. La casa famiglia si trova a Santa Maria delle Mole, una frazione del comune di Marino, è stata aperta a settembre del 2014, ha iniziato ad accogliere nell’ottobre del 2014 e ad oggi è al pieno della capienza. E’ un esempio dell’attività della cooperativa perché unisce la necessità dell’accoglienza ai bambini con una metodologia innovativa e attenta alle singole esperienze dei piccoli ospiti.DSC_6883-845x684

“Qua succedono tante belle cose. Intanto c’è la vita, ci sono i bambini e tutto quello che un bambino comporta” spiega Elisabetta Temperini, assistente sociale e responsabile della Casa Famiglia. “I bambini che sono nella struttura sono sottoposti a provvedimento del tribunale di Roma, i genitori per vari motivi non possono occuparsi di loro e il Tribunale decide che sia la Casa Famiglia a occuparsene in attesa di trovare una situazione più stabile”.

La divisione in due case comporta anche abitudini e metodi diversi per i due gruppi di bambini, ed è funzionale alla filosofia di lavoro della Cooperativa San Saturnino: “I bimbi più piccoli della prima casa hanno la possibilità di fare una vita molto naturale: siamo orientati verso il libero movimento” ci spiega Elisabetta “e i bambini non vengono mai posti in una posizione che loro non abbiano raggiunto spontaneamente. Per questo non utilizziamo seggiolini, box e tutto ciò che possa in qualche modo possa impedire il libero movimento del bambino, ma solo dei tappeti dove i bambini, esercitandosi grazie allo stimolo di oggetti e attrezzature specifiche, possono sperimentare il movimento e da soli raggiungere le varie posizioni fino a quella eretta. Il tutto senza mai forzare il bambino nel raggiungimento dei vari step, perché ognuno dei piccoli deve raggiungere una sicurezza interna nel movimento ed ognuno ha i suoi tempi per raggiungere la posizione eretta”.

A questo scopo, le attrezzature accennate sopra sono supporti in legno e, più in generale, nella casa sono privilegiati materiali naturali coerenti con la pedagogia montessoriana che la casa famiglia propone. Nell’altra casa “i bambini si svegliano presto perché vanno a scuola, accompagnati da un pulmino. Loro si lavano e si preparano in autonomia, perché noi lavoriamo molto affinché i bambini siano capaci di prendersi cura di loro stessi. Poi nel pomeriggio ognuno ha la sua attività. Conducono una vita assolutamente normale. La domenica e il sabato si organizzano attività fuori, come fossero in famiglia”.IMG_0117

Gli assistenti e gli operatori che sono con i bambini sono educatori qualificati, formati dalla Cooperativa per quanto riguarda la proposta Montessori come proposta educativa rispetto all’autonomia, che sono con i bambini h24, ruotando giorno e notte. La scelta, in linea con le linee guida della Cooperativa, è di stabilizzare la posizione degli operatori per evitare di cambiare il punto di riferimento ai bambini in continuazione. All’interno della Casa Bambino Il Giardino sono due le equipe educative, separate per età per evitare il turnover, evitando cosi che girino sui bambini troppe persone diverse. Un altro servizio molto particolare offerto dalla struttura sono gli incontri protetti: “I bambini ospiti di questa casa che ricevono ancora le visite dei genitori, li incontrano in forma protetta, cioè in una stanza dotata di specchio unidirezionale, dietro il quale c’è sempre un operatore che vigila e osserva la visita” spiega Elisabetta Temperini “e questo ci da modo di cogliere alcuni aspetti delle relazioni tra bambini e familiari e che spesso sono elementi importanti che possiamo offrire al tribunale nel valutare il grado di genitorialità di queste persone”.IMG_0298

La cooperativa gestisce anche servizi emergenza sociale sia per anziani (domiciliari e un centro diurno) che per senza fissa dimora

La Cooperativa San Saturnino è il simbolo di un approccio diverso alla solidarietà e all’accoglienza delle categorie più fragili, e per questo maggiormente bisognose di affetto, della nostra società: i bambini e gli anziani. È un modello perché unisce l’aspetto emotivo alla necessaria e avanzata professionalità nel settore dell’accoglienza, cercando di innestare un cambiamento culturale che spesso manca al nostro Paese in questo settore: si può essere professionali e calorosi, senza che l’aspetto umano danneggi quello lavorativo, come troppo spesso siamo abituati a pensare. Oltre la professionalità e l’umanità, aggiungiamo anche l’innovatività, la voglia di rimanere al passo con i tempi, soprattutto nelle proposte pedagogiche, affinché una casa famiglia possa essere anche un luogo di riscatto piuttosto che un rifugio senza meta.

“Mi piace la parola cambiamento, penso al movimento, al miglioramento. Fare un percorso è anche pieno di difficoltà, ma ciò che cambia è dinamico e pieno di potenzialità” ci confida Marilena Nocente alla fine del nostro incontro, “Io lavoro per una Italia che cambia. Il cambiamento ti deve appartenere, lo devi volere, ma anche se difficile se il cambiamento è governato e diretto si trasforma in qualcosa di positivo”.

Visualizza la Cooperativa Sociale San Saturnino Onlus sulla Mappa dell’Italia che Cambia 

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2016/03/io-faccio-cosi-111-san-saturnino-affrontare-emergenza-sociale-roma/

 

 

La bella storia di Marco e del suo riscatto personale e sociale

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La bella storia che vi raccontiamo oggi è quella di Marco: la storia di un riscatto personale da un passato difficile e di un successo lavorativo che, da semplice operaio, lo ha portato a diventare socio e, infine, responsabile della cooperativa per cui lavora. Nel settembre 2003, Marco viene assunto da una cooperativa sociale di Rimini, grazie a due soci della cooperativa che collaboravano con la comunità in cui Marco era all’epoca inserito.“Al tempo”, ricorda, “venivo da un passato di tossicodipendenza e stavo terminando il mio percorso in comunità. Mi ero già reso conto che il lavoro, per me, era una cosa urgentissima, ma forse ancora non immaginavo quanto. Mi ero separato da mia moglie, avevo paura di quello che mi aspettava, ma ero anche fermamente deciso a voltare pagina, volevo a tutti i costi riscattarmi, per me e per mio figlio, che allora aveva solo 4 anni”.

“Ricordo bene che mi misero in guardia più di una volta: che non sarebbe stato facile, perché già altri della mia comunità avevano provato e qualcuno si era perso per strada”. Ma Marco sapeva che questa era un’occasione unica e che non andava sprecata. Si è rimboccato le maniche ed ha imparato diversi lavori, poiché la cooperativa offre numerosi servizi, che vanno dalla raccolta differenziata alle pulizie civili ed industriali, dalle affissioni pubblicitarie alla manutenzione stradale e segnaletica verticale.

E, come racconta lui stesso, il fatto di lavorare in un’impresa sociale – oltre a dargli una seconda possibilità –  ha avuto un ruolo fondamentale nel trasformare la sua vita. “Mi ci è voluto un po’ per mettermi a regime e lavorare con affidabilità: fidandomi di chi mi dava il lavoro e facendo in modo che si fidassero di me. Non sono state poche le crisi, non ho mollato neanche nei momenti più bui, e alla fine ci sono riuscito. Adesso posso dire che il lavoro mi ha restituito anche più di quello che speravo”.

 “Qualche anno più tardi“, continua Marco, “dopo aver raggiunto una certa sicurezza per me e per chi mi stava attorno, non ero più concentrato solo su di me e ho iniziato a guardarmi intorno. Ho iniziato a capire la funzione di una cooperativa sociale, il fatto che i soci, pur essendo proprietari dell’azienda, non si dividono nessun utile a fine anno, perché l’unico obiettivo è quello di creare nuovi posti di lavoro. E’ stato allora che ho capito veramente il valore dell’opportunità’ che mi era stata data”.

“Ho scelto di diventare socio, per partecipare più attivamente e dare anche ad altri l’occasione del riscatto che avevo avuto io”. E poi è arrivata una sorpresa inaspettata: proposta di diventare membro del Consiglio d’Amministrazione: “E’ stata una possibilità che mi è capitata da qualche mese e che ho voluto cogliere. Un impegno importante, di grande responsabilità, che mi fa sentire ancora più coinvolto e mi consente, in un certo senso, di restituire alla cooperativa un po’ di quanto ho ricevuto. Fra i miei impegni personali nel C.d.A. c’è anche quello di tenere unite le persone fra i diversi settori di lavoro, fra chi lavora in ufficio e chi è sulla strada e fra la direzione e gli operai”.

“Oggi come oggi, sono davvero contento del mio lavoro, mi sento affezionato alle persone che ho più vicine, ho costruito dei rapporti di lavoro seri, diventati poi anche belle amicizie, grazie al fatto che ogni giorno si lavora fianco a fianco e ci si aiuta”.

E conclude: “In cooperativa, è vero, ci sono tanti aspetti da migliorare, ma credo che con un po’ di pazienza, comprensione e con la coerenza ai nostri impegni, possiamo superare, com’è già successo, anche i momenti più difficili”.

Fonte: buonenotiziei.t