Lo sfruttamento degli oceani minaccia l’umanità

Il WWF mette in evidenza il legame tra la pesca insostenibile e la sicurezza alimentare ed economica di milioni persone nel mondo. 800 milioni di persone sono infatti a rischio per lo sfruttamento delle risorse degli oceani, tra gli ambienti più sfruttati del Pianeta. “È solo attraverso un consumo responsabile che si potranno proteggere i mari contro l’uso indiscriminato delle risorse naturali e tutelare le comunità”.

Il 33% degli stock ittici mondiali monitorati è sfruttato in eccesso e più del 60% è  sfruttato al massimo delle loro capacità. Tre miliardi di persone nel mondo consumano pesce, così ché il drammatico impatto della pesca insostenibile mette a rischio non solo gli stock ittici, ma anche il sostentamento delle popolazioni. Una situazione peggiorata anche dagli effetti del cambiamento climatico globale sui mari del mondo che aggiunge problemi quali acidificazione, riscaldamento delle acque, aumento del livello del mare, effetti che si stanno manifestando soprattutto nell’emisfero sud del pianeta. In occasione della Giornata Mondiale dell’Alimentazione, che si è celebrata ieri, il WWF punta i riflettori sugli oceani, ambienti tra i più sfruttati del pianeta.fish-984299_960_720

“Lo sfruttamento degli oceani mette a rischio la sopravvivenza di buona parte dell’umanità, non solo la sicurezza di circa un miliardo di persone che dipendono, direttamente o indirettamente dalle risorse ittiche come fonte di cibo e di reddito, comunità che vivono soprattutto in paesi in via di sviluppo. I mari e gli oceani ricoprono gran parte del nostro pianeta, alterarne gli equilibri ecosistemici potrebbe provocare danni irreversibili. Nella Giornata Mondiale dell’Alimentazione la parola d’ordine è consapevolezza ed educazione ai consumi”, ha dichiarato Donatella Bianchi, Presidente del WWF Italia. Il WWF ha lanciato l’allarme attraverso una nuova campagna di comunicazione paneuropea e multimediale con lo slogan “Questa specie presto sparirà (anche il pesce)” che mette in evidenza il legame tra le minacce della pesca insostenibile e la sicurezza alimentare e economica di milioni persone nel mondo – pescatori, trasformatori, inscatolatori, così come tutti colori che dipendono dal pesce come risorsa di nutrimento. La campagna  mira a diffondere semplici consigli per un consumo responsabile di pesce,  tramite la sua guida online prodotta nell’ambito del progetto Fish Forward. I consumatori europei, infatti, possono fare qualcosa per cambiare questa tendenza: l’Europa rappresenta il più grande mercato ittico del mondo: il 60% di pesce e molluschi che circola sui banchi frigo o nelle pescherie è di importazione e più della metà di questo proviene da paesi in via di sviluppo. L’Europa potrebbe quindi diventare l’attore chiave per il cambiamento dell’industria ittica globale. Scegliere di favorire la pesca sostenibile in questo caso, fa la vera differenza, specialmente nei confronti di milioni di persone il cui sostentamento dipende dal pesce. La Campagna chiama in causa consumatori, commercianti e rappresentanti dell’UE e delle istituzioni degli Stati membri, come componenti di una filiera, perché ognuno si assuma le proprie responsabilità nel favorire lo sviluppo di un mercato ittico sostenibile in tutto il mondo.water-2208931_960_720

Le indicazioni fornite dalla guida riguardano gli acquisti sia nella grande distribuzione che nelle pescherie locali. Nel primo caso la scelta di prodotti ittici provenienti dall’estero va indirizzata verso prodotti certificati MSC** o ASC***, che attestano la sostenibilità della pesca. Mentre al banco del fresco non è solo questa la strada per un consumo responsabile, ma è importante scegliere prodotti provenienti da pesca locale, che siano superiori a certe dimensioni e orientarsi sulla scelta delle specie meno conosciute (pesce povero), e tuttavia buone da mangiare. Gli stock di queste specie infatti sono spesso in condizioni migliori. È solo attraverso un consumo responsabile che si potranno proteggere i mari contro l’uso indiscriminato delle risorse naturali e tutelare le comunità locali dalle minacce a cui sono sottoposte, spingendo i governi a mettere in atto politiche di lotta alla pesca illegale e verso pratiche più sostenibili. Anche il Mar Mediterraneo è ormai in uno stato di grave crisi: decenni di cattiva gestione e sfruttamento hanno pesantemente impoverito le sue risorse marine, fino al punto che oggi più dell’80% degli stock monitorati risulta sovrasfruttato. Tutto ciò si traduce in un’enorme minaccia per quei pescatori artigianali che pescano seguendo le regole e per le comunità costiere locali in generale. La flotta di pesca artigianale rappresenta infatti l’84% del totale: si tratta di attività di origine familiare e attorno a questo settore vivono intere comunità e paesi.

“La cultura della pesca è una parte fondamentale della tradizione dei paesi mediterranei. Chi va a fare la spesa devono comprendere l’importanza del prodotto che ha davanti. Non è più possibile che una persona al supermercato o in pescheria, guardi il banco e trovi ‘merluzzo: 3 euro al chilo’ senza farsi domande. Quel merluzzo non è un pesce, è una storia, è un film, che la persona che lo va a comprare e a mangiare deve conoscere!” ha dichiarato Giuseppe, pescatore artigianale durante una delle interviste realizzate nell’ambito del progetto.

Fonte:  http://www.italiachecambia.org/2018/10/sfruttamento-oceani-minaccia-umanita/

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Dieselgate, la truffa dei consumi: dal 2000 ad oggi gli automobilisti hanno sprecato 150 miliardi

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Non solo danni ambientali e sanitari, in 18 anni di manipolazioni e test fasulli i cittadini europei al volante hanno speso in carburante 150 miliardi di euro in più rispetto a quelli che avrebbero speso se i consumi dichiarati delle auto fossero stati reali. La colossale truffa del Dieselgate non ha causato solo danni ambientali e sanitari, ma ha prodotto anche dei costi aggiuntivi per le tasche degli automobilisti in termini di carburante. Negli ultimi 18 anni i cittadini europei al volante delle proprie auto hanno speso complessivamente 150 miliardi di euro in più rispetto a quelli che avrebbero speso se i consumi dichiarati dalle aziende in sede di test fossero stati reali. Il calcolo è stato effettuato dalla ong Transport & Environment, che definisce inadeguati anche i nuovi test in laboratorio e i target di riduzione delle emissioni. Solo nel 2017 questo spreco “inconsapevole” di denaro da parte degli automobilisti è stato di 23,4 miliardi di euro, poco più di quanto abbiano speso nello stesso anno tutti gli Svedesi per mangiare. Coloro che hanno sprecato di più dal 2000 ad oggi sono i cittadini tedeschi con 36 miliardi di euro, seguiti dagli automobilisti britannici con 24,1 miliardi di euro, da quelli francesi (20,5 miliardi di euro), dagli italiani (16,4 miliardi di euro) e dagli spagnoli (12 miliardi di euro). Secondo Transport & Enviroment il divario tra i consumi delle auto durante i test e quelli nell’utilizzo reale è balzato dal 9% del 2000 al 42% del 2016, grazie a manipolazioni in laboratorio ma anche attraverso tecnologie di adattamento (come lo start-stop) che offrono risparmi molto più grandi durante i test che sulla strada. Greg Archer, direttore dei “veicoli puliti” di T&E, ha dichiarato: “Gli enormi enormi progressi nel miglioramento del consumo di carburante dichiarati dai produttori sono una truffa”. Inoltre “nonostante le normative per ridurre le emissioni, non vi è stato alcun miglioramento reale delle emissioni di CO2 per cinque anni e solo un miglioramento del 10% dal 2000, molto meno di quanto si possa pretendere dal settore. Le vittime sono cittadini che hanno pagato 150 miliardi di euro per più carburante e stanno anche soffrendo le conseguenze di un cambiamento climatico incontrollato “. L’industria automobilistica e la Commissione Europea sostengono che un nuovo test (WLTP) risolverà i problemi di incongruenza tra le prestazioni in laboratorio e quelle in strada, ma T&E lo smentisce citando  il Centro comune di ricerca della Commissione Ue, secondo cui il test mette in atto uno stratagemma nel calcolo dei parametri che riuscirebbe ad ottenere una fittizia riduzione del 15% delle emissioni di CO2 proposta dalla Commissione europea entro il 2025. Insomma un nuovo imbroglio. Eppure le soluzioni per mettere alle strette i produttori ci sarebbero, come l‘introduzione di un test nel mondo reale o l’utilizzo di dati dai contatori del consumo di carburante. Greg Archer dice che “la proposta inadeguata della Commissione Europea è una nuova licenza per i costruttori di automobili per mantenere il sistema attuale. Il risultato sarà che gli Stati membri dell’UE mancheranno i loro obiettivi climatici e i conducenti continueranno a sborsare di più per il proprio carburante. I membri del Parlamento europeo e i ministri dell’ambiente dell’UE devono agire adesso per impedire che l’industria automobilistica collaudi la nuova truffa“.

Fonte: ecodallecitta.it

Più emissioni di anidride carbonica e meno energia rinnovabile, è questa la via italiana per uscire dalla crisi

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Aumento dei consumi di energia (+1,6%) e delle emissioni di anidride carbonica (+1,9%) nei primi sei mesi del 2017. Gas verso i massimi nel mix energetico (38%) con un record di importazioni (92% del gas consumato). È quanto evidenzia l’Analisi trimestrale del sistema energetico italiano di Enea. La ripresa dell’economia italiana si riflette sullo scenario energetico nazionale con l’aumento (+1,6%) dei consumi finali di energia nei primi sei mesi del 2017; questa crescita, tuttavia, ha prodotto anche un aumento delle emissioni di anidride carbonica (+1,9%) con il conseguente rallentamento del percorso di decarbonizzazione. A evidenziarlo è l’Analisi trimestrale del sistema energetico italiano curata dall’ENEA, che individua tra le cause dell’aumento delle emissioni fattori di natura congiunturale come la ridotta piovosità che ha fortemente ridimensionato il contributo dell’idroelettrico.388332_2

Per l’intero comparto delle rinnovabili, l’Analisi rileva per il secondo trimestre una diminuzione del 7%, con il risultato che a fine 2017, per la prima volta dopo diversi anni, la quota nel mix energetico di queste fonti potrebbe fermare la sua crescita. Dall’Analisi emerge anche un ulteriore calo dei combustibili solidi (-9%) e del petrolio (-1%) e un nuovo significativo incremento sia dei consumi (+11% rispetto allo stesso periodo 2016) che delle importazioni di gas naturale (+10% nel primo semestre 2017). Questo aumento, insieme alla costante e strutturale diminuzione della produzione nazionale, fa sì che a fine anno la nostra dipendenza dal gas estero potrebbe superare il 92%, un nuovo record, con un ritorno ai massimi storici del peso del gas sull’energia primaria totale (38%).388332_3

Questi fattori hanno determinato un nuovo peggioramento dell’indice ISPRED che misura l’andamento di sicurezza, prezzi e decarbonizzazione nel nostro Paese. Se nel primo trimestre 2017 abbiamo rilevato un calo dell’indice del 10% su base annua, ora siamo a -17%, con -4% rispetto al trimestre precedente”, spiega Francesco Gracceva l’esperto ENEA che ha coordinato l’Analisi. “Il nuovo peggioramento è legato in particolare all’aumento delle emissioni, il terzo consecutivo dopo il +5% del IV trimestre 2016 e il +2,5% del I trimestre 2017. In questo scenario gli obiettivi europei di riduzione dei gas serra al 2020 restano comunque a portata di mano, ma il cambiamento della traiettoria di decarbonizzazione a partire dal 2015 rende più problematico il raggiungimento degli obiettivi al 2030”, conclude Gracceva.

Nello specifico, l’indice ISPRED segnala un peggioramento sul lato sicurezza sia degli indicatori del sistema elettrico che del gas, in uno scenario che negli ultimi anni ha visto riemergere alcune fragilità del passato. Sul lato prezzi, l’Indice evidenzia un peggioramento del 14% per effetto principalmente del prezzo del gasolio che, seppur in discesa, risulta il più caro dell’intera Ue (“primato negativo” in condominio con la Svezia e legato alla diminuzione della fiscalità in altri Paesi membri). Allo stesso tempo, aumentano i prezzi dell’energia elettrica per le piccole imprese (+1,3% del II trimestre con una stima di +3,7% nel III trimestre 2017) e del gas per le piccole utenze (+9% nel I semestre).

L’Analisi Trimestrale completa è disponibile qui

Fonte: Enea

Vivere senza supermercato: così ho guadagnato tempo, salute e soldi

Ex consumista perfetta, ex insoddisfatta cronica, ex fumatrice, ex dipendente a tempo indeterminato. Ad un certo punto Elena Tioli ha detto basta e ha cambiato la sua vita, a partire dalla spesa. Dal 2015 non entra in un supermercato, ha acquisito una nuova consapevolezza legata ai consumi e ha guadagnato in salute, tempo e relazioni. Elena Tioli non entra in un supermercato da quasi 3 anni. Èpassata da normale consumatrice al consumo critico e consapevole. Le chiediamo quale percorso l’ha portata a questo drastico cambiamento. Lei ci spiega che in un periodo buio della propria vita, disoccupata da pochi mesi e il mutuo da pagare, si rese conto che senza lavoro non era in grado di avere alcun controllo sulla propria vita. Capì che non potendo modificare l’esterno doveva lavorare su di sé. Smise di fumare. “Ho speso soldi per anni per avvelenarmi. Ho lavorato ore e ore per potermi permettere di avvelenarmi. Come è possibile…”.io_spesa_ok-1170x824

Così la presa di coscienza del tempo investito nel lavoro per poter acquistare prodotti le ha fatto maturare la capacità di scelta sugli acquisti, dal cibo ai detersivi. Si era resa conto di aver sprecato tempo e denaro finanziando una economia dello sfruttamento di persone, comunità e dell’ambiente. Proprio la grande distribuzione con i suoi piccoli e grandi supermercati alimenta e sostiene le economie dello spreco, inquinanti e predatorie delle risorse ambientali, immettendo sul mercato prodotti scadenti, troppo trattati, eccessivamente zuccherati e industriali. Ma, soprattutto, la grande distribuzione troppo spesso alimenta filiere basate sullo sfruttamento dei lavoratori e sull’assenza dei diritti: “Quegli stessi diritti che rivendicavo per me stessa quotidianamente, attraverso i miei acquisti, li negavo ad altri lavoratori” ci racconta Elena che, a un certo punto della sua vita, proprio per non essere più complice di quel sistema, ha detto basta.

Attraverso i GAS (gruppi di acquisto solidale), negozi leggeri (si vende merce sfusa, senza imballaggio) e i mercati contadini, ora Elena spende molto meno e ha nettamente migliorato la qualità delle cose che acquista. “A pensarci bene, la cosa migliore che mi è capitata è stato la disoccupazione. In un momento di profonda crisi, non solo economica, ho preso in mano la mia vita, ho messo in discussione le mie abitudini e ho cercato di ripartire da me. Grazie a quel periodo nero sono cambiata radicalmente, sono cambiate le mie priorità e la mia idea di qualità della vita”.18813601_472396303100156_5342674205562101945_n

Domenica 15 Ottobre a Labico, cittadina dei Colli Prenestini, verrà presentato il libro di Elena Tioli: “Vivere senza Supermercato”. La presentazione è organizzata dai volontari del #nosprecoalimentare, in collaborazione con l’Associazione Labicocca di Labico. Il #nosprecoalimentare favorisce relazioni utili tra chi produce e le realtà in emergenza alimentare. Il #nosprecoalimentare recupera l’invenduto dal mercato contadino di Zagarolo e lo trasforma per poi destinarlo dove c’è bisogno, ad esempio, ai migranti del Baobab Experience. Inoltre, organizzando cene ed eventi solidali, i volontari raccolgono fondi per sostenere situazioni emergenziali, come ad esempio, le comunità colpite dal sisma del centro Italia. Tramite la sperimentazione dei buoni “spesa sospesa”, distribuiti ai collaboratori del progetto, si favorisce un’economia circolare virtuosa che incentiva gli acquisti dagli stessi produttori del mercato contadino di Zagarolo.  Tra le varie iniziative, la presentazione del libro: Vivere Senza Supermercato, “Perchè il mercato siamo noi” conclude Elena.

 

Foto tratte dal sito Vivere senza supermercato

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2017/10/vivere-senza-supermercato/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

Acqua: usi, consumi e sprechi

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In questa estate caldissima, caratterizzata da una grave siccità che ha messo in crisi quasi tutta la penisola, oltre all’agricoltura iniziano ad essere in grave difficoltà anche molte città che fino ad ora non avevano mai avuto problemi di approvvigionamento idrico. Ecco una scheda su usi, consumi e sprechi in Italia. In questa estate caldissima, caratterizzata da una grave siccità che ha messo in crisi quasi tutta la penisola, oltre all’agricoltura che sta attraversando uno dei momenti peggiori degli ultimi decenni, iniziano ad essere in grave difficoltà anche molte città che fino ad ora non avevano mai avuto problemi di approvvigionamento idrico. Emblematico il caso di Roma, dove Acea ha minacciato di razionare l’acqua per tre milioni di cittadini dopo che la Regione ha dovuto bloccare le captazioni dal lago di Bracciano arrivato al minimo storico della sua portata. In realtà a Roma, come in gran parte di altri grandi centri urbani, il problema non è tanto la siccità quanto la dispersione idrica, dovuta ad una rete vecchia e dissestata e ad una gestione aziendale poco efficiente.

Ecco una scheda su usi, consumi e sprechi dell’acqua in Italia:

Consumi pro capite

Secondo gli ultimi dati Istat, nel 2015 i cittadini italiani hanno consumato in media 89,3 metri cubi d’acqua a testa per uso potabile, pari a 245 litri al giorno. Un dato non irrisorio fa notare l’Unione Italiana Consumatori, anche se in calo rispetto ai 268 litri del 2012. Sempre l’Istat mostra tuttavia che i prelievi di acqua sono destinati solo per il 27,8% ad usi civili. Il 17,8% è per usi industriali, il 4,7 % per la produzione di energia termoelettrica, il 2,9% per la zootecnia ed il 46,8% per l’irrigazione delle coltivazioni. (“Decisamente prioritaria, quindi, una riconversione del sistema di irrigazione dei terreni agricoli, con metodi innovativi. Servono opere infrastrutturali, potenziare la rete di invasi capaci di raccogliere l’acqua piovana, praticare il riutilizzo delle acque e così via”)

Il problema della dispersione rimane il problema maggiore

Nel 2015 è andato disperso il 38,2% dell’acqua immessa nelle reti di distribuzione dell’acqua potabile dei comuni capoluogo di provincia (dal 35,6% del 2012). Ovvio, quindi, che se già quasi il 40% dell’acqua non raggiunge gli utenti finali, il contributo che questi ultimi potranno dare per evitare sprechi si ridimensiona. A Roma, le perdite idriche totali sono pari al 44,1%, contro il 16,7% di Milano, il capoluogo di regione più virtuoso ed il 68,8% di Potenza, la peggiore in classifica. Una perdita giornaliera reale che, al netto degli errori di misurazione e degli allacciamenti abusivi, ammonta in Italia a circa 50 metri cubi per ciascun chilometro delle reti di distribuzione e che, secondo l’Istat, potrebbe soddisfare le esigenze idriche annue di 10,4 milioni di persone.

La situazione delle città capoluogo

In base al rapporto “Ecosistema urbano – 2016” (curato da Legambiente, Sole 24 Ore e dalla società di consulenza ambientale Ambiente Italia) la situazione in Italia è molto variegata. Lo studio prende in considerazione, tra le altre cose, la “dispersione della rete” – cioè il rapporto percentuale tra l’acqua che non viene consumata per usi civili, industriali e agricoli, e si presume quindi “dispersa”, e il totale dell’acqua immessa nella rete idrica – delle città capoluogo di Regione e di Provincia. Le performance migliori sono di Macerata (8,6% di dispersione), Pordenone (11,7%) e Monza (12%). Le peggiori di Campobasso (68%), Frosinone (75,4%) e Cosenza (77,3%). Roma, col 44,4%, si piazza settantaseiesima su 98 città analizzate, dietro a quasi tutte le altre grandi città italiane (con più di mezzo milione di abitanti): Milano è undicesima, col 16,7%; Genova trentatreesima, col 26,8%; Torino trentanovesima, col 27,9%, e Napoli settantaduesima, col 42,2%. Fa peggio solamente Palermo, ottantasettesima, col 54,4%. Nella capitale il peggioramento negli ultimi anni è evidente. Secondo il rapporto “Ecosistema urbano” del 2007 lo spreco era del 35%. Cinque anni dopo, in base al rapporto del 2012, era al 36%. Il balzo avviene nel 2014, quando (secondo il rapporto “Ecosistema urbano – 2015”) Roma è passata dal 35% al 42,5%.

La media italiana

La media della dispersione idrica dei capoluoghi considerati, secondo lo studio, è del 35% e l’anno precedente era del 33%. L’anno prima ancora – rapporto 2015 su dati 2014 – aveva invece fatto registrare un miglioramento della media, scesa dal 36% (dato 2013) ad appunto il 33%. La situazione italiana, guardando all’ultimo decennio, è comunque in via di peggioramento. Nel 2007 la media era passata dal 30% al 31%. Nel 2012 la media era sempre “superiore al 30%”. Adesso, dopo essere scesa dal 36% al 33%, è tornata al 35%. Questi dati trovano conferma anche dal Censis che, nel 4° numero del suo rapporto “Diario della transizione” del 2014, segnalava che “le perdite di rete in Italia sono pari al 31,9% […]”. Un dato leggermente inferiore a quello della media dei soli capoluoghi (36% nel 2013) ma sostanzialmente in linea. Il Censis, poi, in quell’occasione scriveva: “il confronto con i partner europei è impietoso: in Germania le perdite di rete sono pari al 6,5%, in Inghilterra e Galles al 15,5%, in Francia al 20,9%”.

Fonte: ecodallecitta.it

 

 

Il risparmio energetico con le auto ibride: la fuel economy della Volkswagen XL1

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Il risparmio energetico è importante per la salvaguardia ambientale: con le auto ibride si può fare un passo importante. Ecco come funziona la fuel economy della Volkswagen XL1.

Il risparmio energetico è uno degli obiettivi a cui bisogna tendere per chi ha a cura la salvaguardia ambientale, e la ricerca si basa soprattuto sull’ottimizzazione dei consumi auto e sull’efficienza delle auto. Questo obiettivo viene centrato dalle auto ibride e dalle auto elettriche, che con un diverso tipo di fuel economy possono davvero cambiare lo scenario sui consumi. Le caratteristiche della Volkswagen XL1 rispondono a questa esigenza, ed è stata messa alla prova in un tour attraverso le 5 smart city in Europa più attente alla salvaguardia dell’ambiente. Con il propulsore elettrico da 20kW e i 50km di autonomia in modalità full electric offerti dalle batterie agli ioni di litio di cui è dotata è possibile muoversi tra le strade di Amsterdam imitando il silenzio con cui l’acqua scorre tra i canali che le affiancano, mentre in modalità hybrid il contributo del motore bicilindrico Diesel 800cc da 48 CV diventa determinante per raggiungere più a nord in grande comodità la città svedese di Stoccolma con un consumo che scende al di sotto del litro di carburante ogni 100 km di percorrenza. Consumi tanto contenuti sono possibili grazie al sistema di propulsione ibrido plug-in, all’uso di battistrada davvero stretti che limitano gli attriti sull’asfalto, un ridotto coefficiente di resistenza aerodinamica pari a 0.18 e un peso complessivo dell’auto molto contenuto. La Volkswagen XL1 pesa appena 795 kg, di cui 227 kg per il propulsore inclusa la batteria, 153 kg per il telaio e 230 kg per la carrozzeria compresa di porte, parabrezza con tecnologia a vetro sottile e monoscocca in carbonio. Attraversare i suggestivi fiordi della Danimarca con un’auto simile, più corta di una Polo, più bassa di una Porsche Boxster e che vanta emissioni di CO2 di appena 21 g/km ci fa sentire discreti e rispettosi dell’ambiente, molto piccoli di fronte la sublime maestosità con cui la natura si esprime in questi luoghi e ci fa capire che c’è ancora molto da fare ma che siamo sulla strada giusta. C’era una volta l’auto e la città. C’era una volta l’auto per cinque città. Elegantemente vestita di bianco, come una sposa perfetta per la civiltà in cui si è deciso di respirare un’aria più nuova e pulita, la Volkswagen XL1 si muove con stile come un’icona silenziosa tra le strade di città già catapultate nel futuro più limpido. Nel giorno e nella notte, luci ed ombre scorrono riflesse lungo le sue forme minimali in un interminabile timelapse che conduce questa leggerissima automobile tra le aperte mura delle più suggestive smart cities d’Europa. Il cuore green di questa affascinante autovettura entra in perfetta risonanza con l’animo nobile delle opere d’arte che incontra e le sue forme avveniristiche si muovono con disinvoltura nel contesto architettonico offerto dalle scultoree opere belghe firmate Santiago Calatrava, tanto quanto farebbero tra le architetture anni 50 di Pier Luigi Nervi, il neoclassicismo offerto dai boulevard parigini o nella penombra della Tour Eiffel. Come un giovane profeta in terra straniera la Volkswagen XL1 corre proclamando innovazione tra fieri edifici in ferro forgiato e bulloni che dopo un secolo non smetteranno comunque mai di voler essere moderni e raggiunge terre in cui si è già realizzata la promessa di un mondo più vivibile, ecosostenibile, tecnologico, accogliente e pulito.

I suoi impazienti propulsori sostenuti e circondati da strati di materiali compositi altamente tecnologici e leggeri e la sinuosa silhouette plasmata dalla galleria del vento si incastonano finalmente tra le arcate di luce della stazione di Liegi, come fossero parte di un unico disegno e create dalla medesima mano. Ogni linea di questa futuristica vettura ripercorre le curve tipiche di quella intramontabile matematica armonia che ha fatto di ogni grande architettura un modello senza tempo. L’austerità delle sue forme, il volto più sincero delle sue origini tedesche, si fonde con forza con i principi di funzionalità che muovono gli organizzatissimi poli tecnologici che l’accolgono alle porte della capitale economica della Vallonia, Liegi, e tra le architetture delle cinque città più smart e Green dell’Europa del Nord, le più attente all’ambiente, ai trasporti e alla qualità della vita.

7 Guarda la Galleria “Volkswagen XL1 | #smartcities360 Tour”

 

Fonte: ecoblog.it

Petrolio. Nei primi sei mesi del 2016 cala il consumo di diesel e benzina

A giugno la domanda totale di carburanti è risultata pari a circa 2,6 milioni di tonnellate, di cui 0,6 milioni di tonnellate di benzina e 2 milioni di gasolio, con un decremento del 2,4% (-65.000 tonnellate)petrol

Stando a dati ancora provvisori, nel mese di giugno 2016 i consumi petroliferi italiani sono ammontati a circa 5,1 milioni di tonnellate, con un incremento pari all’1,1% (+57.000 tonnellate) rispetto allo stesso mese del 2015. Diverso il discorso per la domanda totale di carburanti (benzina + gasolio) che nel mese di giugno è risultata pari a circa 2,6 milioni di tonnellate, di cui 0,6 milioni di tonnellate di benzina e 2 milioni di gasolio, con un decremento del 2,4% (-65.000 tonnellate) rispetto allo stesso mese del 2015. I prodotti autotrazione, a parità di giorni di consegna, hanno rilevato le seguenti dinamiche: la benzina nel complesso ha mostrato un decremento del 5,8% (-40.000 tonnellate) rispetto a giugno 2015, mentre il gasolio autotrazione dell’1,2% (-25.000 tonnellate). Le vendite sulla rete di benzina e gasolio nel mese di giugno hanno segnato rispettivamente un decremento del 4,8% e dello 0,3%. Nel mese considerato le immatricolazioni di autovetture nuove sono aumentate del 12%, con quelle diesel che hanno rappresentato il 57,2% del totale (era il 55,5% nel giugno 2015), mentre quelle di benzina il 32,9%. Quanto alle altre alimentazioni, nel mese considerato, il peso delle ibride è stato pari all’1,8%, mentre quello delle elettriche allo 0,1%. Nei primi sei mesi del 2016 i consumi sono stati invece pari a circa 29,2 milioni di tonnellate, con un incremento dell’1,1% (+309.000 tonnellate) rispetto allo stesso periodo del 2015. La benzina, nel periodo considerato, ha invece mostrato una flessione dell’1,9% (-73.000 tonnellate), il gasolio un incremento dello 0,4% (+46.000 tonnellate). Nei primi sei mesi del 2016 la somma dei soli carburanti (benzina + gasolio), pari a circa 15,1 milioni di tonnellate, evidenzia un decremento dello 0,2% (-27.000 tonnellate). Nei primi sei mesi del 2016 le vendite sulla rete hanno segnato per la benzina un decremento dello 0,6% e per il gasolio un incremento del 2,7%. Nello stesso periodo le nuove immatricolazioni di autovetture sono risultate in crescita del 19,2%, con quelle diesel a coprire il 55,5% del totale, mentre quelle di benzina il 33,9% (oltre 3 punti in più rispetto all’anno precedente). Nei primi sei mesi del 2016, le auto ibride hanno coperto l’1,9% delle nuove immatricolazioni, mentre le elettriche si confermano allo 0,1%.

Clicca qui per vedere i dati per settore

Fonte: Unione Petrolifera

Le energie rinnovabili e la green economy non basteranno a salvarci

In tempi di crisi si fa un gran parlare di energie rinnovabili e di green economy; ma sono davvero la soluzione che salverà il pianeta? I consumi aumentano a dismisura anche in paesi che hanno complessivamente miliardi di abitanti; quale green economy potrà mai stare dietro a simili livelli produttivi, a ritmo così forsennato?

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Che si producano milioni di prodotti inutili con le fonti fossili o con il solare, sempre prodotti inutili saranno e quello che si guadagna ambientalmente o energeticamente da una parte, lo si perde dall’altra. Per quanto sia certamente meglio utilizzare il solare piuttosto che il petrolio, comunque si sprecano preziose risorse non rinnovabili per produrre qualcosa di inutile. Pensiamo alle automobili; si fa un gran parlare dell’auto elettrica come se fosse la soluzione magica. Ma ve le immaginate centinaia di milioni di auto elettriche di quante risorse ed energia hanno bisogno per essere prodotte? Risorse che non sono di certo rinnovabili, perché quello che c’è dentro ad un’auto ha poco di rinnovabile. A meno che non la si voglia fare tutta di legno, ma allora non è più un automobile ma un carretto e serve il cavallo, difatti è lì che andremo a finire se non fermiamo la follia della crescita. Inutile poi diminuire il consumo di carburante per automobile se poi ogni anno le vetture aumentano sempre di più e vanificano il risultato ottenuto dal minor consumo. Per sostenere con la green economy la crescita che fa felici industriali e governanti, dovremmo lastricare l’intero pianeta di pannelli solari e nemmeno basterebbe; pannelli solari che a loro volta hanno bisogno di materiali ed energia per essere prodotti, materiali che spesso non sono rinnovabili. Per quante fandonie si possano raccontare per poter continuare a vendere qualsiasi cosa, fortunatamente dai limiti terrestri non si scappa. La vera green economy e l’uso delle energie rinnovabili hanno senso solo se si mette in discussione la crescita e se per ogni prodotto ci si chiede se veramente è utile e quale è il suo grado di rinnovabilità. A certi nuovi convertiti, a cui non è mai interessato nulla dell’ambiente, importa maggiormente il portafoglio; lo dimostra in Italia il boom del fotovoltaico che spesso è stato solo speculazione. Il fotovoltaico fra le energie rinnovabili è quella che ha il rendimento minore ed è la meno interessante da un punto di vista ambientale. Ha molto più senso coibentare la casa con materiali naturali, quelli sì rinnovabili; e con quelli si abbassano drasticamente i consumi di riscaldamento e raffrescamento fino quasi a eliminarli del tutto, come per le case passive. Sono tanti coloro che hanno installato pannelli fotovoltaici nella propria casa o azienda e hanno continuato a consumare come e più di prima; in questo caso più che green economy si tratta di stupid economy. Agire così non ha senso e ha solo arricchito imprenditori senza scrupoli che si sono buttati sul fotovoltaico esclusivamente perché rendeva; poi gli stessi li vedi andare in giro in mega SUV, Maserati o Ferrari, che in quanto a protezione ambientale e risparmio energetico sappiamo bene essere il top. Per quanto ci si possa illudere o mettersi adesso questa copertina trasparente della green economy, non si scappa: è la crescita il problema e finchè quella non sarà messa in discussione e accantonata, non ci saranno rinnovabili o green economy che tengano. Anche le multinazionali dell’energia, dopo aver inquinato tutto l’inquinabile, si stanno buttando sulle rinnovabili ma dal punto di vista centralizzato, cioè l’energia ce la devono comunque vendere loro, mica ci dicono di renderci autonomi, che è invece la peculiarità principale delle energie rinnovabili stesse. Le risorse sono finite, inutile prenderci in giro; tutto quello che si produce deve essere attentamente vagliato per fare in modo che sia rinnovabile o comunque, se si utilizzano risorse finite, occorre fare in modo che i prodotti si possano riparare, riciclare, rendendone la vita più lunga possibile: l’esatto contrario di quello che dice il dogma del PIL, che per crescere ha assolutamente bisogno di usa e getta a ritmo continuo e più le discariche aumentano e più il PIL gioisce. Ma verrà un giorno, non molto lontano, che malediremo i sacerdoti del PIL mentre ci ritroveremo a scavare nelle discariche per trovare materiali preziosi che nel tempo della follia consumistica avevamo così stupidamente buttato per fare ingrassare industriali e politici senza scrupoli.

Fonte: ilcambiamento.it

Economia e Felicità: come votare con il portafoglio!

L’associazione Economia e Felicità è dedita dalla sua nascita alla promozione della cultura del consumo critico. Dopo aver informato le persone sui temi legati all’economia sociale e civile, è passata all’azione pratica con l’organizzazione di Cash Mob, Bank Mob e SlotMob. Dal consumo, al risparmio fino alla lotta all’azzardo, storia di un movimento che cerca di educare a votare con il portafoglio.

“Sora Maria entra in un supermercato prende in mano due succhi d’ananas per i nipotini. Le coltivazioni in Congo da cui provengono sono gestite da una multinazionale della frutta che si è accaparrata la terra dei coltivatori pagandola sottocosto allo stato congolese. I contadini si sono visti costretti a lavorare nelle terre una volta loro con una paga che imbarazzerebbe buona parte dei condomini del palazzo della Sora Maria. La Sora Maria non sa nulla di tutto questo e acquista il succo d’ananas”.

Così recita una parte del manifesto dell’associazione di promozione sociale Economia e Felicità, nata nel 2013 dall’iniziativa di un gruppo di amici romani. “Questa associazione è nata quasi per scherzo questa associazione, per fare degli incontri per iniziare a parlare di economia sociale e civile e per diffondere il concetto di votare con il portafoglio” ci spiega Gabriele Mandolesi, co-founder dell’associazione. “Questo tema è piaciuto talmente tanto che, quando organizzavamo questi incontri, ci siamo trovati i teatri pieni. E quindi abbiamo deciso di cominciare a fare anche delle cose pratiche”.

Economia e Felicità ha come punto fondante l’idea che noi, con i nostri consumi, giochiamo un ruolo fondamentale all’interno del mercato e dell’economia, perché ogni volta che compriamo qualcosa stiamo implicitamente legittimando ciò che c’è dietro: se è prodotto in maniera etica e sostenibile, se i lavoratori che partecipano alla filiera produttiva hanno condizioni contrattuali e lavorative rispettose… oppure tutto il contrario di ciò. Dunque il punto di partenza dell’Associazione Economia e Felicità è stata l’educazione ad un consumo critico e consapevole, per cercare da un lato di premiare le aziende più responsabili e dall’altro far assimilare il concetto che migliaia di consumatori insieme, con i loro acquisti, possono influenzare profondamente il sistema economico ed i processi produttivi per cercare di innestare un cambiamento positivo e innescare una concorrenza virtuosa tra le aziende (e non solo) etiche che rispettano certi parametri. Il voto con il portafoglio, appunto.

Il cash mob etico

Ma come si fa a votare con il portafoglio? “La prima attività di cui ci siamo occupati, insieme all’associazione Next, è stata il cash mob etico. La proposta è stata vederci tutti insieme in un supermercato, entrare e comprare i prodotti del commercio equo e solidale. L’idea era quella di cominciare ad abituarci a consumare criticamente, però non da soli – ci spiega Gabriele – sia per mostrare l’impatto di un’azione collettiva che per farlo in maniera divertente tutti insieme, per riconoscersi in una collettività che sta facendo un percorso”. Nel primo Cash mob etico realizzato a Roma nel quartiere Monteverde parteciparono centocinquanta persone, un successo sia numerico che di contenuto perché Economia e Felicità realizzò per l’occasione delle schede prodotti, allo scopo di informare i partecipanti del cash mob etico su quali erano i processi produttivi e contrattuali che l’azienda produttrice della singola merce metteva in pratica: “la maggioranza dei partecipanti aveva studiato quelle schede, anche prima di venire al cash mob, e sceglievano anche in base alla storia del prodotto. E questo è lo scopo primario della nostra realtà”.DSC4270

Il primo cash mob etico è stato realizzato a Roma nel quartiere Monteverde

 

Il Bank Mob

E’ indubbio che come e dove spendiamo i nostri soldi sia uno strumento fondamentale che noi cittadini abbiamo ancora in mano, per premiare o punire determinate condotte. Oltre alla spesa, un altro aspetto centrale della nostra esistenza è il risparmio, dove mettiamo i nostri soldi. Un argomento molto spinoso: “la finanza è ormai pervasiva, è responsabile di molti dei problemi che oggi viviamo e le persone, per quello che abbiamo potuto constatare come Economia e Felicità, sono sempre più scettiche nei confronti delle banche. Ma anche la scelta della banca alla quale affidare i nostri soldi è una scelta che facciamo come consumatori. Anzi, l’impatto di questa scelta sulle nostre vite è enorme, perché le banche usano i nostri soldi per erogare finanziamenti!”.

Molte banche usano questi soldi per finanziare attività come gli armamenti e l’azzardo, dimenticandosi dell’economia locale e reale, spesso investendo anche in operazioni speculative. Tutto ciò, nella maggior parte dei casi, con scarsa trasparenza perché non è semplice scoprire come vengono impiegati e dove vengono investiti i soldi dei correntisti.
A partire da questa riflessione e in linea con la sua filosofia di azione, Economia e felicità organizza anche il Bank Mob: seguendo lo stesso schema, l’associazione ha organizzato prima degli incontri per approfondire il tema, dal quale si è creato un gruppo di persone che insieme un giorno hanno deciso di chiudere il proprio conto, spiegando le ragioni del perché lo facevano, e andandolo ad aprire in una banca che rispetti i principi di prossimità, di supporto alle imprese e aiuto all’economia reale. “L’unica banca che abbiamo trovato e che ha queste caratteristiche in Italia è Banca Etica, perché aderisce ai principi della finanza etica: sul sito della banca possiamo trovare l’elenco di tutti i finanziamenti erogati, cosicché se non si è d’accordo su come vengono utilizzati i tuoi soldi sei libero di andartene. L’idea a lungo termine del Bank Mob è che più siamo a trasferire il nostro conto in un’altra banca più la banca che perde clienti prima o poi dovrà soddisfare le nostre richieste di consumatori responsabili”.

 

Guarda il video del Bank Mob di Banca Etica a Roma 

 

Lo Slot Mob

Non meno importante di tutte queste attività è il lavoro fatto da Economia e Felicità – insieme ad altri movimenti e associazioni – sull’azzardo. L’Italia negli ultimi anni è diventata il più grande mercato dell’azzardo in Europa e uno dei più grandi al mondo, con risvolti drammatici per l’economia e la salute di molte famiglie. “Ci hanno chiamato molte persone che stavano vivendo molto male questo problema, si sentivano impotenti rispetto al degrado generato dall’azzardo: ci hanno chiamato perché volevano fare un’azione pratica per denunciare il problema e cercare una possibile soluzione”. L’idea di Economia e Felicità è stata quindi di fare uno slot mob: “ci sono persone in Italia che hanno un bar o un’ attività e che hanno deciso di non vendere nessuna forma di azzardo. Sono tante, più di quanto immaginiamo, che in periodi di crisi economica hanno deciso di rinunciare ad un guadagno facile pur di non alimentare questo sistema. Perché non premiarli?”.4f648eb2-6413-4c18-8510-3b60395da7b3

Dopo il primo Slot Mob il successo è stato esponenziale

Il riconoscimento pubblico segue quindi lo stesso schema: un gruppo numeroso di persone si ritrovano e, tutte insieme, decidono di fare colazione o un aperitivo nel bar che ha detto no all’azzardo. Il successo è stato esponenziale: “eravamo partiti per fare tre slot mob – ci racconta Gabriele – e siamo finiti, dopo due anni, ad averne fatti centodiciotto. Siamo stati tempestati di telefonate da tutta Italia da persone che volevamo organizzare uno slot mob nelle loro rispettive città, noi abbiamo solo suggerito il format e li abbiamo aiutati nella comunicazione dell’evento, abbiamo insistito affinché ognuno si prendesse la responsabilità nella propria città e li organizzasse con la gente del luogo”.

I risultati di un’azione nata quasi per gioco sono stati importanti: sindaci, assessori regionali fino ad arrivare a politici di livello nazionale hanno chiesto ad Economia e Felicità e ad altri movimenti di dare una mano dal basso, allo scopo di portare avanti delle iniziative legislative per cercare di dilagare la pratica dell’azzardo. Uno degli ultimi risultati ottenuti è un divieto parziale di pubblicità: dalle 7 alle 22 sulle reti generaliste non si fa più pubblicità dell’azzardo, “noi avevamo chiesto il divieto totale, non siamo riusciti ad ottenerlo però è stato bello vedere come numerose manifestazioni locali hanno avuto un’influenza e dei risultati nazionali”.ccdcd51f-08de-4e87-8fc3-523ce6504323

“Una caratteristica dei nostri slot mob è che noi portiamo i giochi, ma quelli veri!”

In questo articolo non abbiamo mai definito l’azzardo come gioco, non per caso ma come scelta consapevole, nata da una riflessione di Gabriele Mandolesi. “Una caratteristica dei nostri slot mob è che noi portiamo i giochi, ma quelli veri! Uno dei grandi inganni dell’azzardo è che loro lo chiamano gioco, l’azzardo. Se io ti dico andiamo ad azzardare c’è un accezione negativa che fa capire la reale pericolosità dell’azione. Il gioco invece richiama a qualcosa di innocuo, positivo e leggero, caratteristiche che sono l’esatto contrario dell’azzardo. Abbiamo detto no a questa operazione di marketing, infatti noi nei nostri slot mob portiamo il biliardino, il ping pong perché il gioco è qualcosa che ti mette in relazione con le altre persone. L’azzardo, invece, ti isola”.

Per il futuro, Economia e Felicità spera di poter organizzare altri bank mob a livello nazionale e di farli diventare virali come la campagna slot mob; sull’azzardo, la speranza è quella di poter ottenere risultati ancora più forti per regolamentare il settore “e per farlo dobbiamo rafforzarci come movimento e far sentire alla politica che c’è un pezzo grosso dell’Italia che lo vuole fortemente.” Sempre, naturalmente, votando con il portafoglio.

 

Il sito dell’associazione Economia e Felicità 

 

Fonte:  http://www.italiachecambia.org/2016/03/io-faccio-cosi-112-economia-felicita-votare-con-portafoglio/

Hikari, l’isolato che produce più energia di quanta ne consuma

Inaugurato a Lione un isolato a energia positiva. Gli edifici che lo compongono sono stati progettati dall’architetto giapponese Kengo Kuma

TO GO WITH AFP STORY BY FREDERIC GARLAND A photo taken on September 11, 2015 shows buildings in the Hikari development in the Lyon Confluence district. The development, built with green technologies, will be inaugurated on September 15. AFP PHOTO / JEFF PACHOUD        (Photo credit should read JEFF PACHOUD/AFP/Getty Images)

TO GO WITH AFP STORY BY FREDERIC GARLAND A photo taken on September 11, 2015 shows buildings in the Hikari development in the Lyon Confluence district. The development, built with green technologies, will be inaugurated on September 15. AFP PHOTO / JEFF PACHOUD        (Photo credit should read JEFF PACHOUD/AFP/Getty Images)

TO GO WITH AFP STORY BY FREDERIC GARLAND A photo taken on September 11, 2015 shows a building in the Hikari development in the Lyon Confluence district. The development, built with green technologies, will be inaugurated on September 15. AFP PHOTO / JEFF PACHOUD        (Photo credit should read JEFF PACHOUD/AFP/Getty Images)

TO GO WITH AFP STORY BY FREDERIC GARLAND A photo taken on September 11, 2015 shows buildings in the Hikari development in the Lyon Confluence district. The development, built with green technologies, will be inaugurated on September 15. AFP PHOTO / JEFF PACHOUD        (Photo credit should read JEFF PACHOUD/AFP/Getty Images)

TO GO WITH AFP STORY BY FREDERIC GARLAND A photo taken on September 11, 2015 shows buildings in the Hikari development in the Lyon Confluence district. The development, built with green technologies, will be inaugurated on September 15. AFP PHOTO / JEFF PACHOUD        (Photo credit should read JEFF PACHOUD/AFP/Getty Images)

Lione è stato inaugurato Hikari, il primo isolato a energia positiva, vale a dire in grado di produrre più energia di quanta ne consumi. Fra Rhône e Saône questo complesso di tre edifici progettato dall’architetto giapponese Kengo Kuma si trova all’interno di un eco-quartiere patrocinato dal WWF che nel 2020 dovrà riuscire a raggiungere un ambizioso traguardo: quello di produrre meno emissioni di CO2rispetto al 2000, il tutto su di una superficie di un milione di metri quadrati. Hikari spinge i limiti in materia di consumo energetico oltre tutti i confini finora conosciuti: nei 12800 metri quadrati dei tre edifici sono state utilizzate tutte le migliori soluzioni dell’architettura bioclimatica. “La principale innovazione di Hikari risiede nella mutualizzazione dell’energia prodotta” spiega Ana Vidal-Andujar, direttrice dell’Immobilier Sud-Est del gruppo Bouygues che ha collaborato con la giapponese Nedo e con la Toshiba. I tre edifici comunicano fra di loro per ripartire meglio le loro esigenze. L’eccedenza energetica è stoccata e restituita nelle ore di più forte richiesta. Uffici e alloggi non hanno gli stessi cicli energetici: quando i primi sono vuoti, gli alloggi raggiungono il consumo massimale. La produzione di energia è assicurata dai pannelli fotovoltaici installati sul tetto e sui balconi degli appartamenti con l’integrazione di un cogeneratore alimentato con olio di colza. Anche il raffreddamento senza consumi e tirate le somme fra produzione e consumo, si scopre che Hikari produce una quantità di energia dello 0,2% superiore ai propri consumi. Le performance energetiche vengono monitorate costantemente e ogni appartamento o ufficio può gestire autonomamente i propri consumi energetici.

Fonte:  Le Monde