Economia circolare: al via consultazione pubblica sugli indicatori

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Fino al 1° ottobre 2018 imprese, associazioni di categoria, consorzi e rappresentanti delle pubbliche amministrazioni sono invitati a inviare il proprio contributo compilando il questionario sul sito del Ministero dell’Ambiente.

Al via la consultazione pubblica sul documento “Economia circolare e uso efficiente delle risorse -Indicatori per la misurazione dell’economia circolare”, realizzato dai Ministeri dell’Ambiente (MATTM) e dello Sviluppo Economico (MISE) con il supporto tecnico-scientifico dell’ENEA e il contributo di esperti del settore.

Fino al 1° ottobre 2018 imprese, associazioni di categoria, consorzi e rappresentanti delle pubbliche amministrazioni sono invitati a inviare il proprio contributo compilando il questionario al link consultazione.minambiente.it

Il documento rappresenta una prima proposta operativa di schema di monitoraggio della “circolarità” dal livello “macro” del sistema paese al “micro” della singola impresa e amministrazione. “Gli indicatori contenuti nel documento non sono da considerarsi esaustivi ma rappresentano la base di partenza per arrivare all’individuazione delle soluzioni migliori per il nostro paese in termini di massimizzazione dei benefici economici e di salvaguardia delle risorse”, sottolinea la ricercatrice ENEA Laura Cutaia del dipartimento “Sostenibilità dei sistemi produttivi e territoriali” che ha coordinato il contributo dell’Agenzia al documento.

 

Fonte: Enea

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Economia circolare: consultazione pubblica della UE

Per economia circolare si dovrebbe intendere un’economia virtuosa, senza sprechi, senza squilibri, senza sfruttamento eccessivo, con una corretta e coerente redistribuzione di ricchezze, risorse e opportunità. E’ veramente questo che la Commissione europea cerca? Di sicuro c’è che è stata avviata una consultazione pubblica in merito.economia_circolare

La Commissione Europea ha avviato una consultazione pubblica per raccogliere pareri sulla strategia da adottare per impostare in modo nuovo e ambizioso la transizione verso l’economia circolare. I contributi dei portatori d’interesse serviranno per preparare il nuovo piano d’azione, che dovrà essere presentato entro la fine del 2015. C’è tempo fino al 20 agosto 2015 per presentare idee e proposte. Di primo acchito verrebbe da chiedersi: cosa c’è sotto? Legittimo. L’Unione Europea fino ad ora non ha dato prova di privilegiare economie circolari dalle caratteristiche virtuose, anzi. Si legge che alcuni esponenti della Commissione hanno dichiarato: «Lo sviluppo economico dell’Europa deve avvenire all’insegna della sostenibilità. Non vi sono alternative: dobbiamo utilizzare le risorse in maniera più intelligente, progettare i prodotti in modo da poterli riutilizzare e riciclare e fissare obiettivi ambiziosi per ridurre e riciclare i rifiuti». Incredibile, ma vero. C’è arrivata anche l’Unione Europea. O da qualche parte sta nascosto un tranello?

«Oggi chiediamo ai cittadini di tutta Europa di darci spunti su come formulare politiche che stimolino lo sviluppo di un’economia verde competitiva in Europa e tutelino l’ambiente per le generazioni future» aggiungono i commissari. E qui ci starebbe il primo appunto: chissà cosa intendono per “competitiva”? «La transizione verso un’economia circolare più sostenibile può creare opportunità per tutti e offrire all’Europa un nuovo vantaggio competitivo. Vogliamo presentare un piano d’azione globale che incentivi sia i consumatori sia le imprese ad utilizzare le risorse in modo più efficiente. Per questo abbiamo bisogno del contributo di quanti operano nei diversi punti della catena del valore». Altra frase che si potrebbe equivocare. Arrivati a questo punto, occorre ridurre drasticamente i consumi di risorse se si vuole sperare di garantire una vita al pianeta e a chi lo abita; qui non si tratta più di “utilizzare le risorse in modo più efficiente” ma di cercare di smettere di utilizzare tutto ciò che non è rinnovabile e utilizzare ciò che lo è con parsimonia e non certo all’attuale livello.

«Le strategie che porteranno l’Europa a sviluppare un’economia circolare competitiva non dovranno limitarsi solo ai rifiuti, ma contemplare l’intero ciclo di vita dei prodotti, tenendo conto della situazione di ciascuno Stato membro­ – continuano i commissari UE – oltre ad azioni sul fronte dei rifiuti dovranno quindi prevedere interventi in materia di progettazione intelligente dei prodotti, riutilizzo e riparazione dei prodotti, consumo sostenibile, livelli di riciclaggio, uso intelligente delle materie prime, rafforzamento dei mercati delle materie prime secondarie e misure settoriali specifiche». Quando si parla di rifiuti e di materie prime secondarie, non può non venire alla mente che oggi la UE vuole spingere i rifiuti come “risorsa” da bruciare negli inceneritori chiamandoli “materie prime secondarie”. Sarà questo che intendono i commissari? Speriamo di no; bisogna andare verso i “rifiuti zero”!!! Speriamo che lo abbiano chiaro.

«La transizione verso un’economia più circolare è in grado di promuovere la competitività e l’innovazione- aggiungono – stimolando il nascere di nuovi modelli imprenditoriali e l’adozione di nuove tecnologie, nonché favorendo la modernizzazione delle politiche sociali, con conseguenti effetti positivi nel lungo termine per l’economia europea nel suo insieme, che diverrà più sostenibile e più competitiva. Vogliamo creare condizioni propizie all’aumento dei posti di lavoro, senza usare né sprecare quantità di risorse come facciamo oggi, in modo da ridurre la pressione sulle materie prime e sull’ambiente: l’Europa sarà così più forte e più equa. I cittadini, le autorità pubbliche, le imprese e tutti gli altri soggetti governativi e non governativi interessati sono invitati a rispondere alle domande riguardanti i vari segmenti del ciclo economico e il loro ruolo nella transizione verso un’economia circolare. Un’altra consultazione pubblica sulle distorsioni del mercato dei rifiuti è già in corso ed è aperta a tutti i portatori d’interesse».

Ebbene, la sfida è aperta. Ed è bene che tutti coloro che hanno buone idee, veramente sostenibili, le espongano e ne sottolineino la fattibilità e l’urgenza. Vediamo a chi darà veramente ascolto la UE, alla fine.

Fonte: ilcambiamento.it

Libro verde Ue su energia e clima: al via consultazione pubblica del Mise

Il ministero dello Sviluppo Economico ha avviato la propria consultazione pubblica online sul testo del Green paper varato dall’Unione europea. Sei le domande a cui i portatori di interesse devono rispondere374648

Il 27 marzo scorso la Commissione europea ha adottato il Libro verde sul nuovo quadro al 2030 per le politiche dell’Unione in materia di cambiamenti climatici ed energia, che si pone in continuità con le politiche e gli obiettivi fissati con il noto “Pacchetto Clima-Energia” con orizzonte al 2020.
L’attuale quadro normativo si fonda infatti su tre obiettivi principali da raggiungere nell’UE entro il 2020:

– una riduzione del 20% delle emissioni di gas a effetto serra rispetto al livello del 1990;
– una quota del 20% di fonti energetiche rinnovabili nel totale di energia utilizzata;
– un risparmio del 20% nel consumo di energia primaria (rispetto alle proiezioni elaborate prima dell’accordo sugli obiettivi climatici ed energetici per il 2020).

In considerazione dei cambiamenti che, successivamente alla definizione di tale quadro normativo, si sono registrati sia in ambito economico e nei mercati energetici, sia nel campo della ricerca e della tecnologia applicata alla produzione di energia, il Libro verde rappresenta un’occasione di riflessione sugli obiettivi che si intendono perseguire a livello europeo entro il 2030 e costituisce il primo passo verso la definizione di un nuovo accordo sulle future politiche energetiche e climatiche dell’UE. Il quadro strategico delinea come obiettivi principali per il 2030 la riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra, la garanzia dell’approvvigionamento energetico ed il sostegno alla crescita, alla competitività e all’occupazione, da realizzarsi secondo un approccio efficiente in termini di costi e fondato sull’impiego dell’alta tecnologia. Il Libro verde è ora sottoposto a consultazione pubblica da parte della Commissione europea, con l’intento di acquisire dagli Stati Membri, dalle istituzioni e dai portatori d’interesse le loro posizioni sui temi affrontati, ed in particolare su:

– Quali insegnamenti si possono trarre dall’esperienza acquisita nel quadro attuale?
– Quali obiettivi potrebbero essere fissati per il 2030 in materia di clima ed energia?
– Come può essere garantita la coerenza tra diversi strumenti politici?
– Come possono essere definite in modo ottimale le politiche in grado di contribuire alla competitività dell’UE e alla sicurezza dell’approvvigionamento energetico?
– In che modo si può tener conto delle diverse capacità di intervento degli Stati membri?

Su tutti questi punti il Ministero dello sviluppo economico è interessato a ricevere le opinioni e le osservazioni di tutti i portatori di interesse, al fine di acquisire un quadro il più possibile completo delle diverse posizioni, che potranno così contribuire ad informare e sostenere l’azione dell’Italia nel futuro dibattito europeo sulle politiche climatiche ed energetiche. A questo scopo il Ministero dello sviluppo economico lancia una propria consultazione pubblica con scadenza al 31 maggio 2013, cui si può rispondere attraverso una apposita pagina web. Alla consultazione si può partecipare rispondendo alle domande poste dalla Commissione europea nella propria consultazione e/o rispondendo ad un numero più ristretto di domande formulate dal Ministero. È possibile in ogni caso allegare un documento al termine della consultazione.

Fonte: eco dalle città

Clima, Libro verde Ue: proposto il taglio delle emissioni del 40% entro il 2030

Al via la procedura di consultazione pubblica sul Green paper della Commissione europea sulle politiche energetiche e climatiche al 2030. Tra i provvedimenti proposti, il taglio delle emissioni del 40% per tutti gli Stati membri

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La Commissione europea ha adottato un Green paper (Libro verde) intitolato “A 2030 framework for climate and energy policies” (Un quadro delle politiche climatiche ed energetiche al 2030). Il documento (vedi allegato), che fino al prossimo 2 luglio sarà sottoposto a una procedura di consultazione pubblica, contiene una serie di proposte sulla strategia che l’Ue dovrà adottare in campo energetico e climatico oltre il 2020. Il Libro verde, ad esempio, indica come possibile obiettivo per tutti gli Stati membri la riduzione delle emissioni di gas serra del 40% entro il 2030 (rispetto ai livelli del 1990), per poi puntare al taglio dell’80-95% entro il 2050. Il documento, inoltre, prevede l’aumento della quota di energie rinnovabili e dell’efficienza energetica, nonché lo sviluppo di infrastrutture energetiche “intelligenti”.
La pubblicazione del documento apre dunque il dibattito, che coinvolgerà non solo i governi nazionali dei Paesi Ue, ma anche tutti gli altri portatori di interesse. Secondo la Commissione, l’avvio del processo di definizione delle politiche climatiche per il dopo 2020 è fondamentale non solo per ragioni strettamente ambientali, ma anche per favorire uno sviluppo economico improntato alla sostenibilità, catalizzando investimenti e creando occupazione. «Vogliamo fare in modo che l’industria e gli investitori abbiano maggiore chiarezza sulla strategia post 2020: a questo, in sintesi, serve il Green Book – ha commentato a questo proposito il commissario europeo per l’Energia, Gunther Oettinger – Agire con realismo e lungimiranza è necessario, il 2020 è già il passato per gli investitori mentre il 2030 è il domani».
Dello stesso tenore le dichiarazioni di Connie Hedegaard, Commissaria Ue responsabile per l’Azione per il clima: «Abbiamo stabilito degli obiettivi per il 2020, ma per la maggior parte degli investitori il 2020 è già alle porte. È arrivato il momento di stabilire gli obiettivi per il 2030. Prima lo facciamo, maggiore sicurezza offriamo alle nostre imprese e ai nostri investitori. Più ambiziosi saranno questi obiettivi, maggiori saranno i benefici per il clima».
Nei giorni scorsi, Bruxelles aveva avviato la consultazione su un altro documento, che punta a definire la posizione dell’Ue in vista dei negoziati per il prossimo accordo internazionale sul clima, che dovrà entrare in vigore nel 2020.

Leggi il comunicato della Commissione europea

Fonte: eco dalle città

 

Scarica il Libro verde [0,10 MB]

Green paper “A 2030 framework for climate and energy policies” – Commissione europea

Sul gas di scisto l’Europa apre una consultazione pubblica

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Gas di scisto o gas non convenzionale, chiamatelo come volete a patto che esprimiate la vostra posizione in Europa. Infatti è online da qualche giorno e fino al 23 marzo la consultazione pubblica per conoscere l’opinione degli europei in merito a: gas di scisto (shale gas), di gas da sabbie compatte (tight gas), di metano da depositi carboniferi (coal bed methane) o di petrolio di scisto (shale oil). Ovviamente io l’ho compilato e inviato ma l’opinione pubblica però andrebbe anche adeguatamente informata, anche se da quel che si legge in merito al questionario questo comunque non inficerà eventuali decisioni della Commissione europea. In ogni caso c’è da dire che laddove il gas di scisto viene estratto, ossia negli Stati Uniti, si sono presentati notevoli problemi ambientali come d’altronde anche Matt Damon nel suo film Promiseland denuncia: dall’inquinamento delle falde acquifere all’aumento delle emissioni di CO2. Tutte criticità, peraltro, rilevate nel questionario. Ma quel che dovrebbe essere rimarcato è che per estrarre gas di scisto occorre moltissima acqua che viene restituita inquinata. Ecco dunque che l’opinione pubblica va a giocare un ruolo determinante e secondo un recente sondaggio, così come riferisce Libération, il 74% degli europei e l’89% dei francesi sono preoccupati se avessero vicino casa un impianto di estrazione di gas di scisto. Certo in Francia poi la situazione sembra oltremodo insostenibile anche a causa della presenza delle centrali nucleari. Rispetto al gas di scisto alcuni paesi europei come la Polonia o il Regno Unito hanno autonomamente decido di avviare esplorazioni in merito alle loro riserve di gas di scisto. Ma non appartiene all’Unione europea decidere quali fonti di energia uno Stato membro debba usare e semmai il ruolo della Ue è di assicurare che non vi siano rischi per la salute pubblica e per l’ambiente.

Fonte: Liberation

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