– Luce + Stelle, ecco come è andata la due giorni torinese sull’inquinamento luminoso

La due giorni è iniziata giovedì 12 febbraio, presso l’Osservatorio Astrofisico di Torino con l’osservazione del cielo che sovrasta la metropoli piemontese, ed è proseguita venerdì 13 con un convegno a Palazzo Lascaris, dove si è parlato di ricerca astronomica, astroarcheologia, ottica, per poi concentrarsi sul problema dell’inquinamento luminoso381934

 

Il 2015 è stato proclamato dall’Assemblea Generale del Nazioni Unite come “Anno Internazionale della Luce e delle tecnologie basate sulla Luce” e Enti di Ricerca come l’Istituto Italiano di Astrofisica, la Società Astronomica Italiana, l’Unione Internazionale Astronomica, Pro Natura e il Consiglio regionale del Piemonte si preparano affinché il2015 sia anche l’anno del buio. Non è una provocazione ma una necessità dettata dall’inquinamento luminoso.
La due giorni è iniziata, nella serata di giovedì 12 febbraio, presso l’Osservatorio Astrofisico di Torino con l’osservazione del cielo che sovrasta la metropoli piemontese, con una lezione dell’astronomo Walter Ferreri dal nome “costellazioni e mito”, dove all’interno del planetario INFINI.TO è stato mostrato lo spettacolo della volta celeste e le costellazioni che la compongono con i relativi miti e leggende ad esse associati. Uno spettacolo che ha lasciato il pubblico meravigliato, seguito dall’osservazione guidata dall’astronomo ricercatore Claudio Benna che ha mostrato, nella cupola Morais, il pianeta Giove con uno dei più potenti telescopi italiani, descrivendo i danni che l’inquinamento luminoso sta provocando alla ricerca e alla sopravvivenza stessa di strutture come l’Osservatorio di Pino Torinese, perché se non è possibile vedere le stelle è quasi impossibile fare ricerca e non resta che concentrarsi sulla didattica.
La presentazione del Progetto Meno Luce Più Stelle, è continuata venerdì 13 con un convegno presso l’Aula Consiliare di Palazzo Lascaris, dove esperti si sono susseguiti con relazioni sulla luce sotto differenti aspetti scientifici, dall’astroarcheologia di Guido Cossard, alla ricerca astonomica pura di Marco Delbò, passando per l’ottica di Luca Zangrilli e subito il problema dell’inquinamento luminoso è stato al centro del dibattito. La relazione di Pero Bianucci, scrittore e giornalista scientifico, che partendo dal dato oggettivo che la Via Lattea è scomparsa dalla nostra vista, affronta a tutto tondo il problema dell’inquinamento luminoso, spronando la classe politica a fare di più, a osare senza farsi condizionare dagli intrecci economici tra Comuni, municipalizzate, aziende produttrici di energia e contratti pluridecennali che penalizzano le scelte intelligenti e proiettate al futuro a discapito del mero denaro.
Quasi il 100% delle popolazioni dei paesi più sviluppati vive sotto cieli illuminati da luce sprecata, circa il 70% della popolazione italiana non ha mai visto la Via Lattea e molte delle stelle che hanno permesso, grazie al loro studio, enormi progressi scientifici all’umanità non sono più osservabili dalle nostre città e questa non è solo una perdita per la ricerca scientifica ma sopratutto una perdita per tutta la collettività. Infatti l’inquinamento luminoso incide sui comportamenti di molte specie animali, insetti e vegetali, i cui effetti a cascata si riflettono sulle attività umane e sull’economia in generale, senza dimenticare gli effetti sul ritmo circadiano dell’uomo, i cui disturbi comportano una serie di patologie che condizionano fortemente la vita dell’uomo. come la relazione Maria Luisa Rastello
Se osserviamo l’immagine notturna della nostra penisola da un satellite, possiamo rimanere meravigliati dalla bellezza dell’immagine ma subito risulta evidente quanto tutta quella luce che si riflette verso l’universo sia inutile. Ogni anno i Comuni italiani spendono 1,6 miliardi di euro in energia e manutenzione degli impianti e si stima che si potrebbe risparmiare il 35% solamente indirizzando la luce emessa nella direzione giusta. Se consideriamo che solo la Città di Torino con oltre 96mila punti luce di illuminazione pubblica, sopporta una spesa annua di circa 10 milioni di euro per la manutenzione e 14 milioni per consumo di elettricità è facile capire quanto si potrebbe risparmiare.
Durante il convegno si è anche discusso di quali possano essere le strategie da mettere in campo per ridurre o arginare il fenomeno dell’inquinamento luminoso. Oltre alla proposta di modifica dell’attuale Legge Regionale sull’inquinamento luminoso vigente in Piemonte, che è stata già presentata ed è in attesa di discussione, ma che a detta degli esperti non rispecchia la rivoluzione sperata, si è discusso delle potenzialità delle luci a LED. I vantaggi di una illuminazione a led, oltre a quello economico dovuto al risparmio nei consumi elettrici, sono da ricercare nella possibilità di direzionare il fascio luminoso emesso da queste lampadine, che permette di ridurre drasticamente la quantità di luce dispera nell’ambiente, e se a questa si aggiungono le possibilità che offre l’IOT, l’internet delle cose, i risparmi in termini di inquinamento luminoso possono essere notevoli, come ha mostrato la relazione di Gian Luca Matteucci della CSP – Innovazione nelle ICT. Ma la tecnologia LED, quella attuale, pone gli studiosi ad un bivio. Infatti i soldi risparmiati potrebbero trasformarsi in una illuminazione più aggressiva, in quanto le lampade a LED spostano lo spettro della luce emessa, quella che a noi appare bianca tendente all’azzurro, al limite degli ultravioletti con tutti i danni che provoca alla retina, specialmente in quella dei bambini.  Per dovere di cronaca l’obiettivo del convegno era quello di offrire un momento di riflessione tra gli specialisti, gli amministratori locali e la cittadinanza per far nascere in Piemonte il“Parco del cielo” cioè individuare e quindi proteggere dall’inquinamento luminoso alcune aree dove il cielo è abbastanza buio da permettere ricerche astronomiche e eventi dedicati all’osservazione e alla divulgazione con vantaggi all’economia e il turismo naturalistico. Inoltre per sensibilizzare il Consiglio Regionale del Piemonte su questa tematica, l’International Astronomical Union, e l’Istituto Nazionale di Astrofisica hanno intitolato una cometa, scoperta da Ferreri, col nome di Palazzoascaris consegnando l’attestato al Presidente del Consiglio Regionale Mauro Laus.. I lavori del convegno sono iniziati con l’intervento di Maria Paola Azzario Chiesa (Presidente del Centro UNESCO di Torino e della Federazione Nazionale dei Centri e Club UNESCO) che ha sottolineato l’impegno dell’UNESCO nell’anno della luce. Il periodo che stiamo attraversando è decisivo per la difesa del cielo notturno, almeno ciò che resta.
Il futuro è dei LED, diodi a emissione luminosa, che stanno rinnovando l’illuminazione domestica e quella pubblica con forti risparmi di energia e nelle spese di manutenzione. Oggi in Italia il consumo annuo per l’illuminazione pubblica è di 107 kW/h per abitante. Con il passaggio ai LED potrebbe ridursi di un terzo. il Comune di Torino ha deciso di sostituire tutte le vecchie lampade con luci a LED e intende proseguire su questa strada come ha confermato Tom Dealessandri, ex vicesindaco della Città e ora nel board di Iren.
Forse ha ragione Bianucci, l’euforia dell’apparente e immediato risparmio economico ha fatto sottovalutare gli alti rischi legati all’intenso uso delle nuove lampade.

Fonte: ecodallecitta.it