Non c’è alcun consenso scientifico sulla sicurezza degli Ogm

I sostenitori degli organismi geneticamente modificati ripetono fino allo stordimento che «c’è un generale consenso della comunità scientifica sugli aspetti relativi alla sicurezza degli ogm». Un documento sottoscritto da oltre 300 scienziati ci dice che non è affatto così.ogm_mais_monsanto

Un quotidiano nazionale, noto per il fervore nell’etichettare come pericolosa ignoranza tutto ciò che mette in discussione i diktat della comunità medica più arroccata e arrogante ma maggioritaria, ha bollato come sciocchezze antiscientifiche e miserevole ignoranza tutte le critiche che in questi anni sono state mosse agli ogm e alla loro introduzione nell’ambiente e nella nostra alimentazione.  E ha sostenuto che la scienza si è schierata compatta a favore della sicurezza degli ogm, mancando però di sottolineare come la maggioranza degli studi che hanno acceso luce verde siano stati finanziati, direttamente o indirettamente, dalle multinazionali del biotech o condotti da ricercatori che hanno avuto o hanno legami, diretti o indiretti, con esse. Peraltro non c’è affatto tutta questa unanimità di visione e conclusioni. Un documento firmato da oltre 300 scienziati ed esperti legali lo dimostra, documento pubblicato su Environmental Sciences Europe che Il Cambiamento vi mette a disposizione, nella versione integrale, cliccando qui. La dottoressa Angelika Hilbeck, uno degli autori e responsabile dello European Network of Scientists for Social and Environmental Responsibility (ENSSER), ha dichiarato:

«Il documento è stato sottoposto a peer reviewe dalla rivista scientifica e da oltre 300 scienziati ed esperti in svariati campi di studio, inclusi biologi molecolari e biotecnologi».

Il documento è stato pubblicato in un primo tempo in risposta a dichiarazioni delle industrie Ogm e di alcuni scienziati e commentatori che affermavano come ci fosse un unanime consenso sulla sicurezza degli alimenti ogm e delle coltivazioni per l’uomo e l’ambiente. «Lo sbandierato consenso sugli ogm non esiste» dicono i sottoscrittori.

Nicolas Defarge, un altro co-autore del documento e membro dell’ENSSER, ha detto:

«Il progresso nella scienza si conquista attraverso dibattiti su argomenti scientifici. Il nostro documento vi contribuisce. Il dibattito sugli effetti a lungo termine sulla salute del consumo di ogm e dei residui di pesticidi che contengono è acceso e prosegue. Risposte potranno venire solo da ulteriori studi basati su solidi protocolli in grado di stabilire gli effetti a lungo termine. E tutto dovrà essere pubblicato, di libero accesso e con i dati originali disponibili e non tenuti segreti. Dobbiamo tenere a mente che gli studi condotti dalle industrie a sostegno della diffusione degli ogm sul mercato solitamente non sono sottoposti a peer review».

La dottoressa Belinda Martineau, che ha firmato il documento, membro del Michelmore Lab all’UC Davis Genome Center, Università della California, ha dichiarato:

«Do tutto il mio sostegno a questo documento che descrive bene la mancanza di consenso scientifico sulla sicurezza degli organismi geneticamente modificati». Un altro co-autore, Jack Heinemann, professore di genetica e biologia molecolare del Centre for Integrated Research in Biosafety, dell’Università di Canterbury, in Nuova Zelanda, ha detto:

«La fiducia negli ogm non cresce perché gli scienziati cercano di tenere lontane e ignorare le domande e i dubbi legittimi sulla sicurezza di questi organismi. Invece di continuare a gridare “Non guardate qui, non aveva ancora il permesso”, dovremmo cercare di capire la ragione della sfiducia. Sarebbe meglio permettere una discussione aperta sugli ogm, che comprendesse differenti punti di vista, approcci e opinioni».

  1. Ann Clark, co-autrice e professore associato in pensione della University of Guelph, Canada, ha detto:

«La verità è che non c’è alcun consenso sulla sicurezza degli ogm. E non ci potrà essere poiché mancano ricerche ben condotte».

Elena Alvarez-Buylla, professor di genetica molecolare alla Universidad Nacional Autónoma de México (UNAM), ha dichiarato:

«Gli studi più documentati dimostrano che esiste evidenza sul legame tra rischi per la salute e consumo di ogm. Inoltre la diffusione degli ogm impedisce di poter optare per la produzione alimentare agroecologica e sostenibile. Le multinazionali del biotech, contaminando l’ambiente con coltivazioni ogm e sostanze chimiche uali il glifosato, minacciano la sovranità alimentare e la salute pubblica. C’è urgente bisogno di regole ispirate al principio di precauzione. Dovremmo evitare ulteriori rilasci di ogm e pesticidi ad essi associati nell’ambiente e negli alimenti». Chiediamoci come mai una fetta della comunità scientifica e una ampia fetta dei media si sono appiattite sulle stesse identiche posizioni delle multinazionali del biotech, al grido di «la scienza sostiene che gli ogm sono sicuri». Mentre il consenso non esiste.

Si ringrazia il giornalista Colin Todhunter, i suoi articoli sono apparsi sul Deccan Herald, New Indian Express e sul britannico Morning Star.

Fonte: ilcambiamento.it

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Giù le mani dalla valle di Susa, è il Gezi Park italiano

Dalla Turchia all’Italia, da Gezi Park alla Val di Susa: abbattere alberi per far posto ad una grande opera inutile. Ad accomunare la mobilitazione dei giovani turchi e quella del movimento No Tav è la protesta contro la devastazione dell’ambiente e la difesa della democrazia.val_susa_9

Tutta la grande informazione ha seguito con trepidazione e simpatia la mobilitazione popolare in Turchia. Quel grande movimento democratico è esploso attorno alla protesta di centinaia di giovani che volevano impedire l’abbattimento di alcuni alberi in Gezi Park, un parco di Istanbul destinato ad essere cancellato per far posto a qualche grande opera. In Valle Susa sinora sono stati abbattuti oltre 5000 alberi, molti secolari, in uno scempio di cui ho personalmente potuto rendermi conto prima che tutta quell’area venisse chiusa al mondo diventando così una zona rossa, un altro di quei buchi neri che da Genova in poi ingoiano la nostra democrazia. Contro quella devastazione, e contro l’opera che la ispira, ancora una volta si sono mobilitati i militanti del movimento No Tav, cercando giustamente di provare a fermarle, come i giovani turchi di Gezi Park. Ma nella grande informazione sono apparsi subito come violenti, fiancheggiatori del terrorismo, nemici del bene comune. Contro quella mobilitazione si sono scatenate azioni che ricordano quelle alla Diaz a Genova. A Torino è in corso un procedimento giudiziario nei confronti di decine di attivisti costruito come se gli imputati fossero mafiosi o terroristi. Leggi e regole speciali, l’occupazione militare del territorio si applicano sempre più spesso in una valle dove il consenso popolare alla lotta contro la Tav non è mai, mai venuto meno. Ma il rifiuto persistente e generalizzato dell’opera non provoca assolutamente una riflessione, un ripensamento nel palazzo e nella informazione di regime. Le ragioni di mercato dell’opera non esistono oramai nemmeno negli imbrogli più sfacciati. La Francia sta liquidando la sua parte di opera inutile; i convogli delle merci, diradati e ridotti per la crisi, passano altrove. Il buco in Valle Susa è un devastante e costosissimo percorso verso il nulla, ma bisogna farlo comunque. Come con gli F 35, bisogna spendere a vuoto decine di miliardi perché così si è deciso, punto e basta. Bisogna farlo perché il potere deve dimostrare la sua forza di fronte a chi lo contesta. Non si cede alla piazza. Non si può ammettere che i No Tav abbiano ragione, sarebbe un precedente pericolosissimo che potrebbe dar luogo ad un contagio democratico tra tutte e tutti coloro che oggi non ne possono più. La democrazia è diventata un bene di esportazione, non è che dobbiamo averla anche noi qui. E così si continuano ad abbattere alberi e diritti, a sprecare montagne di soldi perché indietro non si può tornare, tutto il palazzo ci perderebbe la faccia. Se qualcuno vuole comprendere perché il Partito Democratico sia diventato artefice della distruzione dei valori della sinistra in questo paese e con quali affinità governi oggi con Berlusconi, vada in Valle Susa, parli con quei pericolosi terroristi che sono i NoTav e capirà tutto. Torniamo tutti in valle alla marcia popolare sabato prossimo. E cominciamo a far sì che quei luoghi diventino il Gezi Park del popolo italiano.

Articolo tratto da LIBRE

Fonte: il cambiamento