Siamo tutti figli della pubblicità

La pubblicità fa a tutti il lavaggio del cervello, fin da piccoli, nessuno riesce a sfuggire. Siamo bombardati, ci uniformiamo, cresciamo già condizionati. Ma è ora di dire basta e recuperare relazioni sincere; soprattutto bisogna ricostruire la società secondo valori diversi da quelli per cui vali se compri, se appari.

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La pubblicità sembrerebbe essere ormai qualcosa che fa parte di noi e forse non si considera abbastanza quanto la nostra formazione come persone sia influenzata dai suoi parametri, veicolati soprattutto dalla televisione e negli ultimi anni anche attraverso internet. Un bombardamento costante e continuo fin dalla primissima infanzia ha sulle persone un effetto profondo e duraturo. L’imprinting è così forte che poi le nostre scelte saranno per forza condizionate dal lavaggio del cervello a cui siamo sottoposti. Prodotti, musichette, slogan, immagini che entrano nella mente e rimangono imprigionati lì per tutta la vita. Si dicono frasi che si associano a pubblicità, si fanno acquisti in base a parametri emotivi e di ricordo dei prodotti che ci hanno fortemente influenzato nel tempo. Ultimamente poi il bombardamento è ancora più pressante, considerato che internet è strapieno di pubblicità che sbuca da ogni dove, continuamente, ossessivamente, senza tregua e sosta.

Chi siamo noi veramente depurati da tutta questa roba che si accumula nel cervello? Si è mai pensato, se non avessimo avuto alcuna influenza della pubblicità, cosa saremmo? Come saremmo?

L’influenza pervade ogni singola cellula, ogni interstizio celebrale è pieno di merci da comprare, di mode, di atteggiamenti, di “stili”, di elementi esterni a quello che noi siamo o potremmo essere se non subissimo questi condizionamenti. Il risultato principale di tutto ciò è l’omologazione di massa per cui anche i comportamenti più assurdi e le scelte più estreme sono normali e chi non le segue viene considerato anormale, strano, a volte pure integralista. Una persona che non ha la televisione e cerca di salvaguardarsi per non essere influenzato troppo da politici e pubblicità, è considerato uno fuori dal mondo, un radical chic, quando invece è vero esattamente il contrario; casomai ci vuole proprio entrare nel mondo, ma il suo, depurato il più possibile dai condizionamenti determinati dalla vendita di consenso e prodotti, i due elementi per i quali esiste la televisione. La pubblicità propone i modelli a cui dobbiamo adeguarci per essere accettati dalla società, i programmi televisivi non sono altro che contorni per gli spot pubblicitari e ripropongono gli stessi modelli pubblicitari. Attraverso la pubblicità si veicola il pensiero unico del consumo che fa sembrare un idiota chiunque non si adegui a questa legge non scritta. I modelli consumistici che vengono veicolati parlano di famiglie felici che mangiano frollini, di persone perfette, bellissime ragazze sempre più ammiccanti e sexy, uomini raffigurati come modelli e persone di successo, figli impeccabili, in una sorta di mistico mondo ariano dove il diverso, lo strano, è accettato solo se propedeutico al lancio di una nuova tendenza o un prodotto su cui fare soldi. Basti pensare alla moda che punta sullo stile personale, che ovviamente non sarà mai il nostro stile perché quegli stessi capi di abbigliamento, quegli orologi, profumi, borse, accessori, ecc., saranno comprati da migliaia di altre persone convinte di avere il proprio stile unico. Fanno poi decisamente ridere tutte le pubblicità che puntano sulla libertà e che ci spiegano come un profumo o una automobile nuova ci daranno quella libertà da sempre desiderata. Ovviamente la libertà di cui parlano è solo quella di scegliere fra la loro automobile rispetto a quella della ditta concorrente. Il bombardamento nei confronti dei bambini è ancora più grave perchè non hanno nemmeno le armi per difendersi; i genitori troppo spesso non controllano né limitano questo bombardamento, pensando che sia una specie di punizione a cui è necessario sottoporsi pur di acquietarli. Come fa un bambino a discernere esattamente fra la valanga di prodotti e input che gli arrivano addosso? I programmi per bambini o adolescenti, che sono anche loro di contorno e supporto degli spot pubblicitari, esaltano sempre dei non valori per i quali se non ti omologhi, se non ti vesti in un determinato modo sei uno sfigato, uno da emarginare. La distruzione dell’autostima del bambino, che magari ha difficoltà a seguire questi parametri, è sistematica.

Per la pubblicità abbiamo importanza se appariamo, se primeggiamo, se in qualche modo scavalchiamo gli altri in qualcosa e per fare questo dobbiamo appunto comprare. Chissà come saremmo senza questo condizionamento; probabilmente avremmo meno cose e soprattutto cose utili intorno a noi, non avremmo bisogno di lavorare così tanto perché ci basterebbe poco, i nostri figli crescerebbero con meno stress, incubi e pretese di oggetti. E siamo anche noi diventati oggetti che comprano oggetti e i sentimenti non possono che diventare anch’essi oggetti proposti al miglior offerente. Infatti è un proliferare di siti in cui le persone, in base a parametri simil pubblicitari, si incontrano, si usano e poi si gettano; e avanti un altro, esattamente come i prodotti usa e getta. Per sottrarsi da questa situazione bisogna iniziare a cambiare la propria vita. Bisogna ricostruire la società secondo valori diversi da quelli per cui vali se compri, se appari. Scuola, società, lavoro, ovunque devono essere proposti valori di aiuto, solidarietà, cooperazione, attenzione agli altri, all’ambiente, cura della propria crescita spirituale, considerazione di ogni ricchezza personale interiore a prescindere dai jeans nuovi o dal look. Le persone non sono oggetti da addobbare, le persone hanno sentimenti, capacità, sensibilità che non possono essere piallate ed omologate da chi non ha altro interesse che di venderci qualcosa e poi si finisce per stare assieme o considerare qualcuno per quello che non è ma per come appare. Tutto ciò non può che generare nelle relazioni conseguenti delusioni, drammi, litigi e odi. Spesso si fa fatica a capire perché i rapporti in genere sono così conflittuali quando non si è fatto altro che aderire a modelli che con il nostro io profondo non avevano nulla a che vedere. Ma per conoscere il proprio io profondo e quindi capire bene cosa si vuole e cosa si è, bisogna fare pulizia e spazio all’interno di noi. Per quanto il sistema della crescita economica si sforzi di farci diventare tutti automi dediti solo all’acquisto, le persone possono sentire e vivere ancora secondo la propria natura e non secondo moneta. Ricercando quell’io naturale depurato dalle merci inutili si può ritrovare se stessi e gli altri in una nuova concezione dell’esistenza.

 

Fonte: ilcambiamento.it

Auto, lo sporco segreto del potente gas serra HFC 134a usato per il condizionamento

Auto elettriche dell’America sono migliori per l’ambiente , ma condividono un piccolo sporco segreto .

Il super gas serra HFC 134a usato per impianti refrigeranti delle autovetture e deleterio per il clima è decisamente ancora troppo presente negli Usa e in Europa. Ma la Ue rispetto agli Stati Uniti ha fatto un passo avanti avendolo bandito per i veicoli di nuova costruzione a iniziare proprio dal 2014 con un processo che si dovrà concludere entro il 2017. Questo gas è così potente nel suo effetto serra che quando è disperso nell’atmosfera intrappola 1400 volte in più il calore rispetto all’anidride carbonica su un orizzonte temporale di circa 100 anni e la metà delle attuali emissioni di HFC provengono dalle perdite ai sistemi di condizionamento dell’oltre miliardo di autovetture circolanti sulle strade del Pianeta. I HFC o fluorocarburi sono gas usati per la refrigerazione e presenti anche nei frigoriferi, condizionatori o impianti antincendio. Se da un lato i CFC, HCFC e HFC ci hanno agevolato la vita sotto altri aspetti ce la stanno complicando. Infatti quando rilasciati in atmosfera vanno a interagire con lo strato di Ozono distruggendolo. I HFC in Italia rappresentano il 50% delle potenziali emissioni climalteranti e per ora siamo in grado di raccoglierne appena 4 grammi all’anno per abitante. Negli Usa così come in Europa per le case automobilistiche che hanno puntato verso la mobilità sostenibile arriva una verità scomoda: anche i veicoli che sono propagandati a emissioni zero hanno una bomboletta piccola con una sostanza chimica che contribuisce in maniera significativa al riscaldamento del clima. Negli Usa già un certo numero di Chevrolet, Buick, GMC e Cadillac utilizzano un refrigerante alternativo chiamato HFO 1234yf. Ma tra 16 modelli di auto elettriche presenti sulle strade americane solo due degli ultimi modelli Chevy e Honda Fit hanno abbandonato l’ HFC 134a. La risposta in genere data dalla case automobilistiche è che lo switch a un nuovi sistema richiede troppi investimenti.

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Ma come siamo arrivati a usare così massicciamente gli HFC? Con il protocollo di Montreal sottoscritto nel 1987 si iniziarono a azzerare le sostanze nocive per lo strato di ozono e l’ HFC 134a fu stato scelto come la migliore alternativa del momento per sostituire i CFC dannosi. Il risultato oggi è che la maggior parte del miliardo di auto sulle strade di tutto il mondo utilizzano il refrigerante HFC 134a che sta esacerbando il problema del riscaldamento globale. Il presidente Obama è intervenuto in merito cercando e portando a casa un accordo con la Cina per eliminare gradualmente la produzione di questi gas. Sebbene l’ HFC 134a e altri tipi di idrofluorocarburi hanno contribuito a meno dell’uno per cento del riscaldamento globale, secondo uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Atmospheric Chemistry and Physics, ma l’uso di questi gas dannosi è in ascesa e le emissioni da HFC crescono a un tasso del 10 al 15 per cento all’anno. Se fuori controllo i soli HFC potrebbero aggiungere fino a 0,5 gradi Celsius di aumento della temperatura media globale entro la fine del secolo, circa un quarto di aumento dei 2 gradi Celsius entro cui le nazioni si sono impegnate a contenere all’interno di accordi internazionali. Il gas scelto come alternativa al HFC 134a è l’ HFO 1234yf sviluppato dalle americane Honeywell e DuPont chiamato semplicemente anche YF e che intrappola calore quanto l’anidride carbonica ma in Europa sebbene sia stato imposto di passare a questo gas sulle nuove autovetture a partire da quest’anno e fino al 2017 per completare il processo c’è grande resistenza da parte delle case automobilistiche in Europa volendo mantenere i HFC. Infatti l’ YF non è stato accettato da Daimler che ha spiegato che il gas era altamente infiammabile. Ma HFO 1234yf ha superato i test industriali EPA e proprio una settimana fa uno studio europeo della Commission’s Joint Research Centre (JRC) ha dimostrato che l’FY non è pericoloso per le autovetture. La battaglia legale però aperta tra Daimler e la Commissione europea per l’uso continuato da parte della casa automobilistica tedesca in alcuni suoi modelli del gas refrigerante R134a bandito dalla UE. Ha detto Antonio Tajani Commissario europeo all’Industria:

Stiamo aprendo una procedura contro la Germania . Questa non è una decisione definitiva da parte della Commissione.

Il che vuol dire che la Germania ha due mesi per rispondere. Il governo tedesco sta sostenendo Mercedes- Benz e la disputa potrebbe infine finire davanti alla Corte di giustizia europea , con la possibilità di pesanti multe e il richiamo di circa 130.000 Mercedes tra Benz Classe A, Classe B, CLA e SL poiché la Direttiva UE 2006/40/CE vieta l’uso di R134a in modelli omologati per la vendita dopo il dicembre 2010. I veicoli certificati in precedenza, o loro derivati​​, hanno tempo fino al 2017 per conformarsi. Volkswagen invece ha annunciato di preferire la CO2 sebbene costi di più. La CO2 è un refrigerante di classe A1 ossia di minima tossicità e non infiammabile. la sua classe di impatto sul riscaldamento globale (GWO) è 1 ed è anche uno dei gas refrigeranti con il minosr impatto sul clima tra quelli conosciuti. Ha una elevata capacità di raffreddamento ed è disponibile in tutto il mondo a basso costo. Il suo nome tra i refrigeranti è R744 tuttavia per far funzionare i sistemi con questo gas è necessaria una pressione da 5 a 10 volte superiore rispetto ai sistemi R134a, che richiede lo sviluppo di tubi, compressori e altri componenti. Questo solleva questioni di costo, circa il 30% in più nonché di durata. Inoltre, una perdita di CO2 nell’abitacolo pone questioni in merito alla sicurezza. In Italia a occuparsi della questione è Legambiente che proprio qualche giorno fa ha presentato la campagna “Rinfreschiamoci senza riscaldare il pianeta” in collaborazione con Hudson Technologies Europe. In particolare a essere posti sotto attenzione sono gli elettrodomestici che li contendono e in Italia il recupero degli HFC è stato di media di 4,4 grammi/abitante nettamente inferiore alla raccolta conseguita da Inghilterra o Germania che portano a casa rispettivamente 23,6 e 23,2 grammi per abitante. Un problema strettamente connesso all’uso dei gas refrigeranti è rappresentato dalla loro raccolta e smaltimento. Spiega Giorgio Zampetti, responsabile scientifico di Legambiente:

In Italia nel 2012 le stime indicano che lo stock di gas refrigeranti ammonti a circa 100 mila tonnellate, per un potenziale effetto serra di 250 milioni di tonnellate equivalenti, il 50% circa del totale delle emissioni di gas serra annuali a livello nazionale. Per i soli HFC, negli ultimi dieci anni, rispetto a una diminuzione generale delle emissioni di gas serra del 9%, l’aumento nel nostro paese è addirittura del 341%. Questi dati richiamano con forza l’importanza di una corretta gestione dei fluorocarburi e dello sviluppo dei nuovi refrigeranti naturali per vincere la sfida dei cambiamenti climatici. Una considerazione finale però mi preme farla nella battaglia dei gas refrigeranti per auto: ma il finestrino abbassato non basta più a rinfrescare l’abitacolo?

Fonte:  Inside climate, The truth about cars, Greencar congress

 

COOL ROOF, tetto fresco.

Il “cool roof” ( tetto fresco) è un sistema di coperture in grado di riflettere la radiazione solare mantenendo fresche le superfici esposte, aumentando il comfort e diminuendo i costi. Per ridurre l’effetto “isola di calore” delle aree urbane, accanto alla possibilità di investire sui giardini pensili orizzontali e verticali o sulle coperture ventilate, si è ormai consolidata la scelta di soluzioni a “cool roof”, letteralmente “tetto fresco”. Il “cool roof” è un sistema di coperture in grado di riflettere la radiazione solare mantenendo fresche le superfici esposte ai raggi. Essendo un sistema di raffrescamento passivo, il “cool roof” si basa sull’uso di tecniche per il controllo del calore principalmente utilizzando materiali ad alta riflettanza solare e ad alta emittanza termica, ovvero la capacità di emettere calore sotto forma di radiazione infrarossa mantenendo il tetto fresco anche sotto il sole.Immagine

Vantaggi dei cool roof

Rimanendo fresche le coperture, anche la quantità di calore trasmesso alle abitazioni diminuisce, aumentando il comfort interno e diminuendo i costi per la climatizzazione, con evidenti guadagni sia in termini economici che energetici. I cool roof si mantengono solitamente ad una temperatura tra i 28°C ed i 33°C, decisamente inferiore alle coperture convenzionali, garantendo un risparmio energetico giornaliero per quanto riguarda il condizionamento dell’aria ed una riduzione del picco di carico dal 10 al 30%. L’applicazione di membrane riflettenti inoltre aumenta la produttività dei pannelli fotovoltaici, mantenendo la temperatura della superficie del tetto decisamente inferiore rispetto al normale, arrivando addirittura ad una riduzione vicina ai 40°C.20130729_2

Le principali soluzioni per i “tetti freddi”

Per trasformare una normale copertura in un “cool roof” esistono vari approcci diversificati in base al materiale utilizzati, la caratteristica comune rimane la colorazione bianca. Oltre alle tradizionali membrane bituminose ed alle vernici di colore bianco, prodotte ovviamente a partire da derivati del petrolio, si stanno iniziando a diffondere sul mercato soluzioni per cool roof ecologiche o comunque riciclabili. Non ultimo una delle società specializzate in questa particolare tipologia di prodotto, ha presentato un manto di copertura per cool roof a base di oli vegetali e resine vegetali. La membrana è realizzata grazie al riutilizzo degli scarti di altri settori industriali, riducendo i rifiuti e gli scarti di materie prime e venendo riconosciuto anche dalla bioedilizia. Diversi casi studio hanno verificato che l’applicazione di soluzioni cool roof su coperture orizzontali o verticali ha generato un aumento dell’efficienza energetica delle abitazioni anche superiore al 40%, andandosi anche a sommare alle prestazioni già elevate degli edifici progettati secondo i criteri bioclimatici. Nell’edificio recentemente inaugurato a Toronto per l’Earth Rangers Centre for Sustainable Technology ad esempio, l’impiego del cool roof (tetto bianco) associato al green roof (tetto verde), ha permesso all’edificio di raggiungere livelli di sostenibilità elevatissimi, riducendo i propri consumi del 90%.

Fonte: rinnovabili.it

ISOLAMENTO TERMICO DELLE PARETI

 

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L’isolamento termico delle pareti perimetrali degli edifici rappresenta uno degli interventi più importanti da prevedere in sede di progettazione, allo scopo di:

‐ ridurre le dispersioni termiche attraverso le strutture perimetrali, diminuendo quindi i costi relativi alle spese di riscaldamento invernale e di condizionamento estivo;

‐ elevare il comfort abitativo, questo perchè il materiale isolante che viene inserito nelle strutture dell’edificio permette di ottenere sulle superfici interne dei valori di temperatura più vicine a quelle dell’ambiente abitato;

‐ si evita la formazione di condensa, e quindi di muffe, sulle superfici interne delle pareti e all’interno delle strutture (a causa dell’umidità contenuta nell’aria che va a condensare sulle superfici fredde);

‐ per rispettare quanto è previsto dalla Legge 10/91 che riguarda il contenimento dei consumi energetici nell’edilizia, le numerose leggi regionali e per aumentare l’efficienza energetica degli edifici.

Progettazione delle pareti

Per poter progettare in modo corretto l’isolamento termico di un edificio occorre eseguire:

‐ un attento esame delle caratteristiche del materiale isolante, facendo riferimento ai valori di resistenza meccanica, conduttività termica, comportamento all’acqua e all’umidità, permeabilità al vapore, comportamento al fuoco e stabilità dimensionale;

‐ eliminare i ponti termici andando ad intervenire su questi elementi che rappresentano delle grosse perdite di calore e sono anche sede di formazione di condense superficiali;

‐ isolare accuratamente anche le pareti contro terra, anche se i relativi locali non sono riscaldati (questo perchè presentano sempre una temperatura superiore a quella del terreno adiacente e quindi il pericolo di formazione di muffe è alto);

‐ determinare in modo opportuno gli spessori di materiale isolante, facendo riferimento alle prescrizioni della normativa vigente, in modo tale da garantire l’assenza di fenomeni di condensa superficiale;

‐ eseguire la verifica termoigrometrica delle pareti al fine di accertare l’assenza di condensa all’interno delle stesse e seguendo il metodo di calcolo indicato dalla norma UNI EN 13788.

Posizionamento dell’isolante

Gli interventi di isolamento termico sulle strutture opache verticali possono essere classificati in funzione del posizionamento del materiale isolante nella parete in:

‐ all’esterno (sistemi a cappotto o a facciata ventilata);

‐ in intercapedine.

Il posizionamento del materiale isolante va ad incidere sulla quantità di calore accumulato dai materiali situati all’interno del materiale isolante (ossia verso l’ambiente riscaldato) e non sul valore della trasmittanza termica. Più massa efficace avranno i materiali utilizzati e maggiore risulterà la loro capacità di accumulare calore. Quindi in funzione del sistema di riscaldamento previsto e della destinazione d’uso degli ambienti si ha che:

‐ la soluzione di adottare l’isolamento all’esterno è da preferire nel caso di riscaldamento centralizzato con funzionamento continuo, con intermittenza notturna, perchè in questa situazione la quantità di calore accumulata dalle pareti nel corso dell’esercizio diurno va a compensare le dispersioni notturne quando l’impianto è spento;

‐ la soluzione di adottare l’isolamento all’interno è invece da preferire nel caso di riscaldamento autonomo, cioè in presenza di ambiente che vengono riscaldati saltuariamente e dove si vuole avere in modo rapido un valore di temperatura confortevole (è il tipico caso delle scuole, degli uffici, delle case per il week‐end, ecc.);

‐ la soluzione con isolamento posto nell’intercapedine si pone nel mezzo rispetto alle due precedenti.

E’ da rilevare che il posizionamento del materiale isolante va a determinare in alcuni casi la presenza di ponti termici (caso di isolamento in intercapedine ed isolamento all’interno) che potrebbero andare ad influire sul comportamento termico della parete.

Verifica termoigrometrica

Questa verifica deve essere eseguita in fase di progettazione con lo scopo di evitare il verificarsi di:

‐ fenomeni di condensa all’interno degli strati che vanno a comporre la parete. Questo fenomeno comporta il degrado dei materiali che compongono la parete e il progressivo peggioramento delle prestazioni termiche della parete (il tutto risulta poi accelerato quando la condensa si verifica nel materiale isolante);

‐ fenomeni di condensa sulla superficie interna della parete.

Queste verifiche devono essere effettuate per ogni mese dell’anno (così come prevede la norma UNI EN 13788) ed è necessario conoscere le temperature e le condizioni termoigrometriche sia interne all’edificio che esterne e le caratteristiche di ciascun strato di materiale che compone la parete (spessore, conduttività termica e resistenza alla diffusione del vapore).

Fonte: web