Alleanza per l’autoproduzione: 350 sindaci hanno già aderito

È nata Alleanza per l’autoproduzione, con l’adesione da parte di oltre 350 sindaci al manifesto promosso da Legambiente. Lo scopo: incentivare, partendo anche dal basso, l’autoproduzione di energia pulita in Italia, integrandola profondamente nel territorio.fotovoltaico_pannelli_montaggio

Alleanza per l’autoproduzione ha un suo manifesto che potete scaricare QUI.

Il problema qual è? Partiamo da alcuni esempi: oggi in Italia una raffineria e un impianto solare pagano la stessa tassa sull’autoconsumo; all’interno di un edificio è vietato distribuire energia elettrica autoprodotta da fonti rinnovabili; è vietato persino distribuire energia elettrica pulita autoprodotta tra più imprese di uno stesso distretto industriale. «L’autoproduzione e la distribuzione locale di energia da fonti rinnovabili sono oggi al centro dell’interesse in tutto il mondo per le opportunità che si stanno aprendo con l’innovazione nella gestione energetica, grazie all’efficienza e alla riduzione dei costi delle tecnologie e delle reti – spiega Legambiente – Anche in Italia questa prospettiva avrebbe grandi potenzialità perché, in questa forma, le fonti rinnovabili anche senza incentivi diretti, potrebbero offrire una adeguata risposta alla domanda di elettricità e calore negli edifici e nei territori, creando valore e nuova occupazione».

«Abbiamo lanciato un’alleanza per l’autoproduzione da fonti rinnovabili – ha dichiarato il vicepresidente di Legambiente Edoardo Zanchini – per aprire a un cambiamento del modello energetico che deve avere al centro le energie pulite e le opportunità per i territori e le comunità. Crediamo sia arrivato il momento di aprire un confronto pubblico e trasparente su queste sfide, sia a livello italiano che europeo, per eliminare le barriere che oggi fermano una prospettiva che è nell’interesse delle famiglie e delle imprese».

Per Legambiente un cambiamento radicale del modello energetico come è quello dell’autoproduzione, distribuito e con molteplici protagonisti (i prosumer, ossia soggetti al contempo produttori e consumatori di energia elettrica), «può portare vantaggi per un Paese come l’Italia, in termini di riduzione dei consumi, importazioni di fonti fossili, emissioni inquinanti e climalteranti». Ma occorre anche agire sul quadro normativo, oggi complicato e contradditorio, addirittura penalizzante dopo la riforma delle tariffe elettriche, tanto da arrivare a vietare la distribuzione locale di energia da fonti rinnovabili. L’allenza coinvolge associazioni di imprese, di cittadini e di consumatori, insieme agli enti locali «per rendere possibili investimenti come quelli realizzati nei Comuni delle Alpi dove, con una legge nata per le cooperative legate alle centrali idroelettriche, è possibile distribuire l’energia pulita localmente. Una opportunità che ha aperto a innovazioni nella gestione delle reti e nella produzione da fonti rinnovabili, di grandissimo interesse e con conseguente riduzione dei costi in bolletta».

«L’autoproduzione è un tassello fondamentale di una politica energetica che finalmente faccia ripartire gli investimenti nelle fonti rinnovabili, dopo il calo degli ultimi anni (300MW installati di solare fotovoltaico nel 2015 contro 9mila nel 2011) – prosegue Legambiente – Ma soprattutto, attraverso la spinta all’innovazione, proprio questa prospettiva può essere la risposta ai problemi di oscillazioni nella produzione da rinnovabili. Perché aprendo all’autoproduzione negli edifici, nei distretti produttivi, nello scambio tra aziende, si può creare una gestione integrata di impianti di produzione e di accumulo, sistemi efficienti in grado di offrire un efficiente servizio di bilanciamento e dispacciamento rispetto alla rete, e capace di programmare immissioni e prelievi. La seconda sfida riguarda gli oneri di sistema che si pagano in bolletta, perché in una prospettiva di questo tipo si ridurrebbe la platea di chi partecipa alla spesa. Per questo serve trasparenza e un cambiamento delle regole, in modo da prevedere una partecipazione agli oneri di sistema legata al tipo di fonte utilizzata (è assurdo che paghino allo stesso modo l’autoconsumo di una raffineria e quello di un impianto solare) e un controllo dell’evoluzione di questi oneri, in modo da poter effettuare eventuali interventi correttivi».

«Il referendum del 17 aprile – ha dichiarato la presidente di Legambiente Rossella Muroni – ha messo in evidenza quanto l’Italia abbia bisogno di una strategia energetica per uscire dalle fonti fossili. Per questo chiediamo al Governo di eliminare barriere e tasse nei confronti dell’autoproduzione e aprire a processo di innovazione che, oltre ad essere nell’interesse generale, è oramai riconosciuto come competitivo anche dalla Commissione Europea».

«Oggi disponiamo di tutte le competenze per rispondere agli allarmi lanciati dall’Autorità per l’energia sulla sicurezza del sistema, ma anche sulla riduzione delle risorse per gli oneri di sistema. Sono questioni facilmente risolvibili all’interno di uno scenario davvero nuovo, nel quale si spostano i consumi verso il vettore elettrico, e dove si può (finalmente) ripensare la tassazione in funzione delle emissioni e dell’inquinamento prodotti. Attraverso l’autoproduzione possiamo dare risposta ai problemi storici di dipendenza energetica dall’estero dell’Italia attraverso un processo davvero innovativo e conveniente, grazie alla riduzione dei costi degli impianti da fonti rinnovabili, delle batterie di accumulo, delle tecnologie di gestione. Di sicuro, si dovranno introdurre regole nuove per accompagnare questa prospettiva e si dovranno nel tempo verificare i risultati, per accompagnare sviluppo e investimenti. Ma è arrivato il momento di aprire a una innovazione energetica che guarda al futuro del Pianeta e che crea opportunità nei territori».

Le proposte di Legambiente:

1) All’interno degli edifici deve essere consentita la distribuzione di energia elettrica autoprodotta da fonti rinnovabili attraverso reti private.

In questo modo si apre ad innovazioni nella gestione elettrica e del riscaldamento nei condomini, negli edifici per uffici e commerciali.

2) Tra aziende limitrofe deve essere consentito lo scambio di energia elettrica prodotta da impianti da fonti rinnovabili o in cogenerazione ad alto rendimento attraverso reti private.

In modo da aprire ad innovazioni nei distretti industriali e nello scambio di elettricità da fonti rinnovabili tra aziende limitrofe.

3) Le amministrazioni pubbliche devono poter utilizzare la rete elettrica per lo scambio di energia prodotta da impianti da fonti rinnovabili tra edifici di proprietà.

Per dare la possibilità ai Comuni di investire nelle fonti rinnovabili e di scambiare energia tra i diversi edifici pubblici.

4) Le utenze domestiche devono poter beneficiare di vantaggi fiscali e semplificazioni nell’autoproduzione da fonti rinnovabili.

In questo modo si aiutano le famiglie a installare impianti solari sui tetti direttamente per i consumi di illuminazione, riscaldamento, raffrescamento.

5) L’autoproduzione di energia elettrica da fonti rinnovabili deve beneficiare di vantaggi sugli oneri parafiscali in bolletta per i vantaggi ambientali che determina.

In questo modo si rendono vantaggiosi gli investimenti nell’autoproduzione, distinguendo nella tassazione tra impianti da fonti rinnovabili e invece da fonti fossili.

Dossier completo QUI

 

Fonte: ilcambiamento.it

Rifiuti urbani 2015 in leggero calo, ma crescono vetro e organico

Dai primi dati completi raccolti da Eco dalle Città, emerge che la produzione totale di Rsu è costante o in calo. Crescono vetro (+7,7% nel primo campione) e l’organico (+4%) anche a prescindere dall’estendersi del porta a portarifiuti

Il 2015 si è concluso e dai comuni italiani cominciano ad affluire i primi dati relativi alla produzione rifiuti. Per tentare di intercettare l’andamento stiamo raccogliendo i dati di alcune delle principali città italiane sparse su tutto lo stivale, dal Trentino alla Puglia. Un mix di città, virtuose e non, che rappresentino un campione significativo. La riduzione della produzione complessiva di rifiuti è un obiettivo indicato sia dall’Unione Europea che dal Ministero dell’Ambiente e, osservando i dati,  si nota innanzitutto che la produzione del 2015 non è aumentata rispetto al 2014, ma oscilla tra calo e stazionarietà. Sulle prime città prese in esame, in ben sette casi la produzione diminuisce, mentre nelle altre l’aumento va dal +0,14% di Napoli al +0,54 di Torino. Discorso a parte per Milano, dove non cala solo perché c’è stata Expo: si tratta del +1% rispetto al 2014 (sulle cifre provvisorie che abbiamo è +1,07%). Se invece si osservano le frazioni merceologiche relative alla raccolta differenziata, i dati più interessanti sono relativi a carta, vetro e organico. Quelli della carta fanno registrare un trend negativo omogeneo in tutte le città: siamo davanti ad un calo oramai fisiologico che va avanti da anni, legato soprattutto alla dematerializzazione di numerosi sistemi produttivi che hanno sostituito la carta con la digitalizzazione.  Invece l’organico e il vetro fanno registrare aumenti costanti in tutte le città. Ecco le cifre che abbiamo calcolato sulla base dei dati di Milano, Torino, Pisa, Trento e Pordenone: la frazione organica aumenta di poco più del 4%, mentre il vetro del 7,7%. Questi andamenti che si riferiscono solo a cinque città, dai nostri calcoli dovrebbero verificarsi mediamente su tutto il territorio nazionale, in attesa del riscontro con i dati definitivi di tutte le altre città italiane. Inoltre per meglio valutare questi spostamenti abbiamo calcolato, in base al campione preso in considerazione, che l’aumento medio della raccolta differenziata è stimabile intorno al 2%. L’aumento della frazione organica probabilmente è collegato al conclamato aumento dei consumi e probabilmente anche ad un conseguente spreco di cibo. Un dato che stupisce se lo si confronta con l’inchiesta Waste Watcher 2016, dalla quale emerge che la stragrande maggioranza degli italiani è sempre più sensibile al tema dello spreco alimentare e dichiara di modificare le proprie abitudini d’acquisto per prevenirlo.

Ecco città per città uno sguardo sui dati del 2015.

Trento. Nel 2015 il capoluogo trentino ha prodotto 51.802,57 tonnellate di rifiuti, il -3,22% in meno rispetto al 2014. Con una raccolta differenziata che dal 79,28% del 2014 è salita all’80,36%. Se si osservano i dati delle singole frazioni, quelli più significativi sono la carta e cartone che cala del -5%, raccolta organico -1,06%, mentre il vetro aumenta del 4,71%.

Pordenone. Nell’anno appena trascorso la quantità di rifiuti prodotti è calata del -4,73% rispetto al 2015. Facendo registrare una percentuale di raccolta differenziata dell’82,4%. Solo la raccolta della carta ha registrato una contrazione significativa, pari ad un -2,68%. Organico -0,41%

Firenze. La produzione totale dei rifiuti è pressoché stabile, registrando solo un +0,17% sul 2014. Con una percentuale di raccolta differenziata che si attesta la 53,95%. Anche qui assistiamo ad un calo della carta -3,64%, e un significativo aumento della frazione organica raccolta +5,41%.

Milano. Per quanto riguarda il capoluogo lombardo l’analisi si è concentrata solo sul secondo semestre del 2014 e 2015, in quanto nella prima metà del 2014 il sistema di raccolta era differente a quello attuale, e quindi per avere dati confrontabili a parità di stema di raccolta ( in sostanza con l’umido porta a porta) saranno considerati solo i dati della seconda metà del 2014 e 2015. Mentre la percentuale di raccolta differenziata in tutto il 2015 è del 52,7%. Anche a Milano risulta in calo la carta (-1,8%), mentre a crescere significativamente sono organico (+5,69%) e vetro (+5,25%). Ripetiamo: sui secondi sei mesi quindi a parità di sistema di raccolta

Torino. Dal 2014 al 2015 la produzione dei rifiuti è aumentata di poco (+0,54%). La raccolta differenziata nel 2015 è al 40,5% (il dato non è definitivo perché mancano i rifiuti differenziati prodotti da “terzi”). Era – al netto dei terzi – del 40,4 nel 2014. Come in tutte le altre città cala la raccolta di carta e cartone (-4,65%), mentre aumentano vetro e lattine (+11,8%), plastica (+3,32%) e organico (+1,8%).

Pisa. Anche qui la produzione dei rifiuti diminuisce (-6,22%) e la raccolta differenziata si attesta al 41,37%. Nel dettaglio delle frazioni aumentano carta e cartone (+1,42%) e organico (+4%).

Puglia. A Lecce la produzione dei totale dei rifiuti cala (-1,83%) e la raccolta differenziata raggiunge il 22,27%. Anche nei tre città della BAT provincia la produzione generale dei rifiuti diminuisce: a Barletta del -9,4% con una raccolta differenziata al 71,55%; Andria -2,06% con una raccolta differenziata al 64,89%,; mentre a Trani il calo è del -4,5% con una raccolta differenziata che si attesta al 20,56%. Per le città pugliesi non è possibile analizzare i dati delle varie frazioni, non perché il dato non sia disponibile ma perché tra il 2014 e il 2015 le quattro città hanno cambiato il loro sistema di raccolta dei rifiuti e quindi non è possibile ottenere un dato certo.

Napoli. La produzione generale dei rifiuti è quasi invariata (+0,14%) e cresce la raccolta differenziata che si attesta al 29,5%. Per quanto riguarda le singole frazioni, i dati raccolti non possono essere messi a confronto con le altre città. Infatti dal 2014 al 2015 la città di Napoli sta via via estendendo il porta a porta su tutto il territorio. Riportiamo comunque i dati in quanto significativi, e rappresentativi di come il cambio di metodologia nel sistema di raccolta sia fondamentale per una gestione ottimale dei rifiuti: carta +7,11%, plastica e metalli +85%, vetro +9,45% e organico +25%.

Genova i rifiuti urbani raccolti nel Comune di Genova nell’anno 2015 sono stati circa 304.000 tonnellate. Un calo del 2% rispetto al 2014. Mentre la percentuale di raccolta differenziata su base annua è di circa il 35,5%.

 

Fonte: ecodallecitta.it

Efficienza energetica: 15 milioni stanziati ai Comuni delle Regioni Convergenza

Oltre 240 i Comuni candidati. L’importo di 15 milioni di euro è stato assegnato nel giro di poche settimane

Contributi-1000x580

È stata completata l’assegnazione delle risorse finanziarie, pari a 15 milioni di euro, previsto dall’avviso pubblico CSE – Comuni per la sostenibilità e l’efficienza energetica. L’Avviso pubblico agevola con contributi a fondo perduto progetti di efficientamento o produzione di energia sugli edifici delle Amministrazioni comunali delle Regioni Convergenza che, secondo le prescrizioni di una diagnosi energetica effettuata preliminarmente, hanno acquisito tramite il Mercato elettronico della Pubblica Amministrazione (MePA) i prodotti e i servizi indicati dallo stesso.
In poche settimane sono state ammesse istanze per l’intero importo di 15 milioni di euro, che costituivano la dotazione finanziaria complessiva. Sono stati oltre 240 i Comuni ad essersi registrati sulla piattaforma informatica per la presentazione delle richieste di concessione del contributo al MiSE DG MEREEN, Autorità di Gestione del POI, e oltre 150 istanze sono state ammesse alle agevolazioni.

Fonte: ecodallecitta.it

Basilicata, tre comuni compensati da Total e Shell: non pagheranno il gas

I comuni di Corleto Perticara, Guardia Perticara e Gorgoglione coinvolti nel progetto Tempa Rossa otterranno la fornitura gratuita di gas come compensazione dell’attività estrattiva

Alla fine del 2013 il comune di Corleto Perticara ha concesso alla Tecnimont la licenza per la realizzazione delle strutture funzionali al centro estrattivo Tempa Rossa che sorgerà sul suo territorio. Ora Corleto Perticara e i confinanti Guardia Perticara Gorgoglione faranno valere un accordo stipulato nel 2006 fra la Regione Basilicata e le compagnie Total e Shell. Secondo l’accordo quadro – che fa riferimento alla legge 239/2004 – e in virtù della deliberazione della Giunta Regionale n. 913 del 19 giugno 2008, i tre comuni “per compensazione per la perdita dell’uso del territorio e per compensazione per la reintegrazione dell’equilibrio ambientale e territoriale” otterranno “la fornitura gratuita di tutto il gas naturale estraibile dall’area della concessione”. Gas gratis, dunque, per tutti i cittadini dei loro territori: quando i pozzi entreranno a regime il fabbisogno di gas dei tre comuni (che attualmente ammonta a 1,2 milioni di metri cubi l’anno) sarà fornito dalle compagnie a titolo di compensazione, indipendentemente dal prezzo che avrà. A chi non sarà collegato alla rete del gas dovranno essere riconosciuti analoghi vantaggi, ancora in fase di valutazione.

Basteranno appena cinque giorni per dare ai tre comuni il gas necessario per un anno visto che la produzione giornaliera sarà di 230mila metri cubi, per un totale di 80 milioni di metri cubiall’anno. Il progetto Tempa Rossa si estende principalmente sul territorio del Comune di Corleto Perticara (Pz), a 4 km dal quale verrà costruito il futuro centro di trattamento. 5 pozzi si trovano anch’essi sul territorio del Comune di Corleto Perticara, mentre il sesto pozzo si trova nel Comune di Gorgoglione. L’area dove verrà realizzato il centro di stoccaggio GPL si trova invece nel Comune di Guardia Perticara. Oltre ai 230mila metri cubi di gas giornalieri, Tempa Rossa avrà una capacità produttiva di 50mila barili di petrolio, 240 tonnellate di Gpl e 80 tonnellate di zolfo.Immagine35-620x301

Foto | Youtube

Fonte: ecoblog.it

Provincia di Torino, 60 mila euro ai comuni per progetti di mobilità sostenibile a partire dalle scuole

Due le attività richieste dal bando provinciale: lo svolgimento di un percorso educativo sul tema della mobilità sostenibile in almeno un plesso scolastico e l’istituzione di un gruppo di confronto tra amministrazione comunale, scuola, cittadinanza e associazioni, per individuare le problematiche di mobilità relative alla scuola coinvolta. Scadenza 31 marzo 2014377882

Ammonta a 60mila euro il budget complessivo che la Provincia di Torino mette a disposizione dei Comuni nell’ambito di un progetto a favore della mobilità sostenibile a partire dalle scuole. Le attività richieste dal bando sono due: lo svolgimento di un percorso educativo sul tema della mobilità sostenibile in almeno un plesso scolastico, e l’istituzione di un gruppo di confronto locale che coinvolga amministrazione comunale, scuola, cittadinanza e associazioni, per individuare le problematiche di mobilità dell’area intorno alla scuola coinvolta e le possibili soluzioni. I progetti saranno valutati sulla base della qualità progettuale (articolazione e organicità del progetto, metodologie proposte, incidenza delle azioni previste, modalità di documentazione e comunicazione), dei soggetti partecipanti (saranno premiati i partenariati tra più scuole e tra più Comuni e il coinvolgimento del territorio), della quota di cofinanziamento offerta dal Comune (minimo previsto il 20%). “Per ridurre l’uso dell’automobile in città, così come ci chiede la Commissione Europea” spiega l’assessore all’Ambiente della Provincia di Torino Roberto Ronco “non bastano le leggi e gli interventi urbanistici: sono indispensabili politiche di educazione ambientale”. La scadenza per la presentazione delle domande di partecipazione è il 31 marzo 2014.

Tutta la documentazione è scaricabile da:http://www.provincia.torino.gov.it/ambiente/agenda21/mobilita_scuola/

 

Fonte: ecodallecittà

Comuni “rinnovabili”: Bergamo sul podio della Res Champions League

Consegnati i premi ai comuni europei più attivi nello sviluppo delle fonti pulite e delle politiche energetiche locali168292905-586x390

Sono stati consegnati ieri, a Kassel, in Germania, i premi della Res Champions League ai comuni europei che hanno ottenuto, nel corso dell’ultimo anno, le migliori performance nell’utilizzo delle fonti pulite e nelle politiche energetiche locali. I dodici comuni sono stati suddivisi in quattro categorie determinate dal numero di abitanti: i piccolissimi Comuni, fino a 5mila abitanti, quelli tra 5 e 20mila abitanti (piccoli Comuni), quelli tra i 20 e i 100mila (medi) e quelli oltre i 100mila residenti (grandi). Sui quattro podi continentali c’è solo una presenza italiana, quella di Bergamo, terza nelle cittadine con più di 100mila abitanti. In tre delle quattro classifiche sono al vertice comuni tedeschi: il piccolissimo comune di Wildpoldsried, Saerbeck per i piccoli comuni e Region Trier per i grandi comuni. Fra i comuni medi svetta l’austriaco Amstetten. I premi sono stati consegnati nel corso dell’annuale congresso sulle energie rinnovabili che ha coinvolto, oltre ai comuni vincitori e alle 12 associazioni aderenti al progetto europeo Res 1900% Communities. In gara c’erano i comuni di 12 paesi europei Alla competizione europea hanno partecipato i “migliori” comuni di 12 paesi europei – Austria, Belgio, Bulgaria, Francia, Germania, Italia, Polonia, Scozia, Repubblica Ceca, Romania, Slovenia, Ungheria – precedentemente selezionati in base ai risultati ottenuti in competizioni nazionali.

In tutta Europa è in corso una rivoluzione energetica dal basso, con progetti sempre più ambiziosi che dimostrano come, oggi, puntare sulle fonti rinnovabili sia l’unica prospettiva energetica da percorrere e la migliore risposta alla crisi economica. Bergamo è il settimo Comune italiano premiato in questa competizione europea, segno di quanto il nostro territorio sia ricco di risorse ed esperienze di successo sul fronte delle fonti rinnovabili. Ora spetta al governo dare continuità a questa prospettiva, facendo in modo che in Italia si prendano provvedimenti atti a favorire la diffusione di solare, eolico e altre rinnovabili, al contrario di quanto sta avvenendo con una normativa che di fatto sta devastando un settore così strategico,

ha dichiarato Katiuscia Eroe, membro dell’ufficio Energia e clima di Legambiente e responsabile del progetto europeo Res 100% Communities. Nel confronto tra Paesi, ottima la performance dell’Italia sul fronte del fotovoltaico: ad oggi secondo solo alla Germania per MW installati – oltre 17mila MW, con oltre 1.000 MW realizzati in un solo anno, nonostante il periodo di crisi e il taglio degli incentivi che avevano dato linfa al settore negli ultimi anni. Bergamo ha guadagnato il terzo posto tra i Comuni con più di 100 mila abitanti per il suo impegno sul fronte dell’efficienza energetica, della riduzione dei consumi e delle emissioni di anidride carbonica. Il progetto “Bergamo Sostenibile” rappresenta un progetto a lungo termine: ad oggi, in questo Comune, sono presenti 7,3 MW di solare fotovoltaico, 286 mq di solare termico, 1.900 kW di impianti mini idroelettrici, 815 kW di biogas, 4.600 kWe e 2.100 kWt di biomasse solide e 44,4 kW di impianti geotermici a bassa entalpia. Particolare attenzione è stata posta agli edifici pubblici, in particolare alle scuole, in cui sono state installati 1,6 MW di fotovoltaico e 51 mq di solare termico. Per quanto riguarda l’illuminazione pubblica sono state sostituite 17.700 lampade tradizionali con 14.452 sistemi a Led ed entro la fine dell’anno sarà completata l’opera.

I premi della RES Champions League 2013

Comuni piccolissimi (fino a 5.000 abitanti)

1 posto: Wildpoldsried (Germania)

2 posto: Mureck (Austria)

3 posto: Saint Julien Montdenis (Francia)

Comuni piccoli (5.000 – 20.000 abitanti)

1 posto ex-aequo: Saerbeck (Germany)

1 posto ex-aequo: Bruck-Leitha (Austria)

3 posto: Western Isles (Scozia)

Comuni medi (20.000 – 100.000 abitanti)

1 posto: Amstetten (Austria)

2 posto: Wangen Im Allgau (Germania)

3 posto: Mouscron (Belgio)

Comuni grandi (> 100.000 abitanti)

1 posto: Region Trier (Germania)

2 posto: Perpignan Mediterranee (Francia)

3 posto: Bergamo (Italia)

fonte: Comunicato stampa

Crescono i Comuni a rifiuti zero, ma Parma accende l’inceneritore

rifiuti__7

La rivoluzione in corso di rifiuti zero va avanti, dimostrando che anche in contesti ampi si può fare a meno degli inceneritori, abbattendo costi di gestione del servizio e promuovendo centinaia di posti di lavoro. È quanto riferisce l’Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma – GCR segnalando che i comuni della provincia di Treviso del consorzio Priula e del consorzio Treviso 3 (49 comuni per 479 mila abitanti) hanno aderito alla strategia Rifiuti Zero unendosi così ad un percorso iniziato in Italia nel 2007 dal Comune di Capannori che per primo aderì alla strategia internazionale Zero Waste. In poco più di 4 mesi sono state raccolte circa 80.000 firme superando di gran lunga la soglia di 50.000 firme utili a presentare una legge di iniziativa popolare in Parlamento. Sono tantissime le realtà che in tutta Italia stanno mettendo il loro impegno e il loro lavoro per la Legge Rifiuti Zero, segno di un paese che vuole migliorare e crescere, senza inceneritori e maxi discariche. Eppure proprio il 28 agosto, è entrato formalmente in funzione l’inceneritore di Parma, che sta bruciando i rifiuti della provincia. Contro gli inceneritori in Emilia-Romagna, un gruppo di Comuni propone un progetto che prevede il taglio degli impianti da otto a due. Il progetto porta la firma di Alberto Bellini, ricercatore e docente del Dipartimento di Scienze e Metodi dell’Ingegneria nella nostra università. Secondo gli studi di Bellini puntando ed investendo massicciamente sulla raccolta differenziata spinta e sul trattamento non per incenerimento dei rifiuti si riesce a far calare da milioni di tonnellate a 260 mila la produzione annua di rifiuti urbani della nostra regione destinati ad essere bruciati. Un traguardo che, secondo il ricercatore, può essere raggiunto entro il 2020. “Grazie alla riduzione dei rifiuti e all’aumento della raccolta differenziata, nel 2020 la quantità totale dei rifiuti avviati a smaltimento nella regione Emilia-Romagna sarà di 270mila tonnellate”, spiega Bellini. “In Emilia-Romagna produciamo 3 milioni di rifiuti, ma solo 252 mila non sono riciclabili”. La proposta è quella di adottare il il principio “chi più consuma, più paga”, la tariffa puntuale che incentiva cittadini ed imprese a produrre meno rifiuti. Il progetto di Bellini, assessore comunale a Forlì, è sposato dalle amministrazioni di Forlì, Reggio Emilia, Parma e Piacenza e si scontra e si scontra invece con quello opposto delle altre amministrazioni emiliano-romagnole – come quella di Modena – che non hanno, invece, un approccio così netto sul taglio degli inceneritori.

A.P.

Fonte: il cambiamento

TARES: un gruppo di tecnici studia la strada per una tariffa commisurata ai rifiuti prodotti

Nascita, sviluppo e prospettive del gruppo TARES: Comuni, Consorzi, aziende ed operatori per una tariffa commisurata ai rifiuti prodotti e ai servizi utilizzati. Mario Santi, rifiutologo, presenta, in esclusiva per Eco dalle Città, il “Gruppo TARES”: «Siamo un gruppo di tecnici che ha sempre pensato che la gestione del prelievo sui rifiuti fosse uno dei principali “strumenti” per guidarne la gestione verso prevenzione e riciclaggio»375679

Siamo un gruppo di tecnici che ha sempre pensato che la gestione del prelievo sui rifiuti fosse uno dei principali “strumenti” per guidarne la gestione verso prevenzione e riciclaggio. Già con la Tarsu, applicando gli Indici di produzione quantitativa e qualitativa previsti dalla circolari applicative del Dlgs 507/93, era possibile commisurare il pagamento ai rifiuti prodotti. Questa possibilità si è affermata pienamente con l’introduzione della tariffa (prevista dal Dlgs 22/97 – la cosiddetta Tia1) e confermata con la sua revisione operata dal Dlgs 152/06 (la cosiddetta Tia2). A fine 2011 il decreto “Salva Italia” (DL 201/11) introdusse all’art.14 il “pasticcio” della TARES. Il prelievo sui rifiuti veniva “confuso” assieme ad un tributo sui servizi indivisibili forniti dai Comuni. Lo scopo del governo era quello di portarne il finanziamento a carico della fiscalità comunale, per far fronte al taglio dei trasferimenti statali. A quel punto, a seguito del contatto fra aziende, istituzioni, società che lavoravano nell’ambito del ciclo integrato dei rifiuti si formò spontaneamente un gruppo lavoro. Il nostro obiettivo era dare il miglior servizio al cittadino, rispondendo al principio comunitario “chi inquina paga”. Volevamo perciò che la normativa fosse diretta a legare il corrispettivo per i servizi di gestione dei rifiuti alle quantità conferite e ai servizi resi. Siamo riusciti a rappresentare una rete forte e autorevole, grazie alla presenza di soggetti che vantano esperienza tecnica applicata formata sulla migliori pratiche gestionali1. Questa esperienza ci mette in grado di fornire e condividere quadri interpretativi e proporre soluzioni normative adeguate. Nel delicato passaggio da Tarsu/Tia a TARES, abbiamo promosso iniziative in grado di evidenziare le criticità presenti nella norma con proposte di modifica finalizzate a rendere più efficiente la gestione dell’intero ciclo dei rifiuti. Abbiamo creato un blog (http://www.tares.it/) e attivato tre sottogruppi, finalizzati a:

a) lavorare su “NORME, REGOLAMENTI E RISCOSSIONE” per analizzare la criticità e offrire proposte di riforma coerenti con questa impostazione;

b) produrre uno studio su “MISURAZIONE QUANTITA’ E METODOLOGIE DI RACCOLTA”, che ha dimostrato che i sistemi di misurazione puntuale hanno raggiunto una piena maturità tecnologica e processistica e una crescente convenienza economica;

c) lavorare al “CENSIMENTO DELLE ESPERIENZE”, dimostrando come dalle migliori pratiche applicative si potevano trarre tutti i dati regolamentari ed applicativi per consolidare e generalizzare il passaggio a tariffa.

Il 24 ottobre 2012 abbiamo presentato le nostre proposte – modifiche da introdurre all’art. 14 del DL 201/11 e riforma del decreto applicativo (Dpr 158/99) – in un affollato seminario al Senato. Erano presenti i Ministeri dell’Ambiente e delle Finanze e membri delle Commissioni ambiente di Camera e Senato e numerosissimi tecnici e operatori del settore. Ciò ci ha consentito di creare un clima di attenzione ed ascolto alle nostre proposte. Ma il precipitare della situazione con la fine anticipata della legislatura ha creato una scenario di grande incertezza e confusione applicativa. Vi è stato un disordinato e disorganico sovrapporsi di emendamenti “last minute”che andavano a toccare singoli aspetti della norma, in modo del tutto slegato da un ragionamento sugli effetti di insieme (v. DL 35/2013 e prime circolari applicative). Perciò oggi i Comuni si trovano a fare i conti con un quadro non solo disorganico ma critico su molti aspetti, quali:
– la natura del prelievo (che può essere tributo o corrispettivo a seconda che sia applicato in modo parametrico o puntuale);
– la necessità di aggiornamento del decreto applicativo (sarebbero utili chiarimenti sulle voci di spesa del Piano Finanziario, sull’attribuzione dei costi a quota fissa e variabile e a utenze domestiche e non domestiche);
– le incertezza sulla riscossione (che può avvenire attraverso bollettino postale o F24, ma sconta ritardi nella messa a disposizione di strumenti e procedure);

– le incertezze sul tributo per il servizi indivisibili, da riscuotere assieme alla tariffa ma da versare per il 2013 direttamente alla Stato (che ha ripristinato – solo per quest’anno!- i trasferimenti );

– la confusione ingenerata sulle differenza (introdotte dal DL 35/2013) tra situazione applicativa per il 2013 e per gli anni successivi.

In questa situazione il gruppo TARES (che sta dando vita ad una associazione per allargare le adesioni degli operatori e consolidare la sua visibilità e capacità di influenza) si sta muovendo verso il nuovo Parlamento e il nuovo Governo. Dall’analisi delle criticità che la situazioni applicativa stanno generando per Comuni e gestori. bisogna far ripartire in modo accelerato (prima che si arrivi alla situazione a regime che dovrebbe partire dal 2014) le modifiche necessarie a risolvere i problemi e a far ripartire quel “cammino della riforma” che a tutti gli operatori pare urgente e ineludibile. Eco dalle Città può essere uno strumento per allargare il dibattito e finalizzarlo. Il vostro portale ha diverse opportunità per farsi parte attiva della campagna “per una tariffa commisurata alla produzione dei rifiuti”:
-sostenere e diffondere l’analisi delle criticità della prima applicazione della norma;

– attivare un forum discussione sulle proposte di modifica della normativa (primaria -art.14 DL 201/11 – e secondaria -Dpr 158/99)
– seguire i momenti fondamentali dell’azione del gruppo (che saranno scanditi da un appuntamento parlamentare alla ripresa dei lavori Camera e Senato e da un seminario a Ravenna 2013).

Ritengo, in conclusione, che la valorizzazione dei “saperi applicativi” emersi dalle buone pratiche che hanno continuato a svilupparsi a dispetto di un quadro normativo a dir poco “incerto e contraddittorio”, offra al nuovo Parlamento una grande opportunità. Essa va colta in tempo per dare risposte certe ai Comuni che stentano a “tenere la barra dritta” in questo periodo “di confusione”. Oggi si può andare ad una tariffa di tipo europeo, svincolata da altri tributi locali e strumento per orientare la gestione dei rifiuti verso la prevenzione e la “società del riciclaggio”. Buoni segnali han cominciato a venire dal nuovo parlamento (ad es. con la prima prese di posizione della nuove commissioni ambiente) e dalla società civile (ad es. la raccolta di firme promossa da Legambiente sulla petizione popolare “Chi inquina paga, chi produce meno rifiuti deve risparmiare”). I prossimi mesi saranno decisivi per individuare e definire il percorso normativo adeguato. Nella road map per la riforma la Tariffa rifiuti non può essere deve dispersa nel calderone della fiscalità legati ai servizi locali, ma deve mantenere la sua specificità e il suo ruolo strumentale alla gestione sostenibile dei rifiuti. Per questo la sua applicazione sulla base di indici parametrici non può che essere un fatto momentaneo e provvisorio e deve arrivare a quella misurazione dei rifiuto prodotto da ogni utenza. Questo principio già ispirava il Decreto Ronchi e il Dpr 158/99, ma oggi quindici anni dopo, ha raggiunto la piena maturità economica a gestionale.

Mario Santi

1. Il “gruppo fondatore” era costituito da: Aemme Linea Ambiente S.r.l. (Legnano MI), Amaga S.p.A. (Abbiategrasso, MI), Amga Legnano S.p.A. (Legnano, MI), Area S.p.A. (Copparo, FE), ARS Ambiente S.r.l. (Gallarate, VA), Consorzio Chierese per i Servizi (Chieri, TO), Consorzio dei Comuni dei Navigli (Albairate, MI), Consorzio Priula – Consorzio Treviso Tre – Contarina S.p.a. (Villorba, TV). CoopErica (Alba, CN), Nord Milano Ambiente (Cinisello Balsamo, MI), Navigli Ambiente (Abbiategrasso, MI), dott. Mario Santi – studi e progetti sul ciclo dei rifiuti (Venezia, VE). Scuola Agraria del Parco di Monza (Monza, MB), Serveco S.r.l. (Montemesola, TA), SCS Società Canavesana Servizi (Ivrea, TO). Softline S.r.l. (Milano, MI).

Fonte: eco dalle città

Arriva il premio Città amica del camminare 2013

Il Ministero dell’Ambiente e l’associazione Federtrek promuovono un bando rivolto ai Comuni per la presentazione di domande di partecipazione al premio “Città amica del camminare 2013”. I Premi saranno assegnati nel corso della Settimana Europea della Mobilità Sostenibile (16-22 settembre 2013)

 

374612

 

Il Ministero dell’Ambiente e l’associazione Federtrek – Escursionismo e Ambiente hanno promosso un’iniziativa per valorizzare i Comuni che hanno realizzato iniziative a favore della mobilità pedonale quale forma di spostamento integrata con sistemi di mobilità sostenibile e intermodale. A tal fine, tramite il Bando rivolto ai Comuni per la presentazione di domande di partecipazione al premio “Città amica del camminare 2013”, sono stati istituiti dei premi, alla cui assegnazione potranno partecipare tutti i Comuni italiani con popolazione pari o superiore a 30.000 abitanti e che nel corso dell’anno 2012 abbiano portato a termine concrete azioni per diffondere la modalità del camminare in città quale alternativa all’uso dell’automobile. Le domande che perverranno saranno valutate da una Commissione composta da 3 membri designati dal Ministero, da Federtrek e da un organismo indipendente esterno di comprovata esperienza e competenza. I Premi saranno assegnati nel corso della “Settimana Europea della Mobilità Sostenibile – 16-22 settembre 2013”, durante un evento la cui data e luogo saranno definiti e resi noti successivamente.

Scarica il testo del bando

Fonte. Eco dalle città

Provincia e Comuni sulle compensazioni del Gerbido: “La Regione dia garanzie sui fondi per la FM5″

L’assessore Ronco: “Siamo preoccupati per i 5 milioni di euro necessari per la realizzazione della Ferrovia metropolitana 5. Chiediamo al presidente Cota di impegnarsi pubblicamente affinché quei soldi e non siano utilizzati per altro”374477

“Oggi abbiamo dato il via alle opere di compensazione ambientale del termovalorizzatore per quasi 14 milioni di euro, ma la vera preoccupazione sono i 5 milioni di euro necessari per la realizzazione della Ferrovia metropolitana 5. Chiediamo al presidente Cota di impegnarsi pubblicamente affinché quei soldi siano messi a bilancio per le finalità originarie e non siano utilizzati altrimenti”. L’assessore provinciale all’Ambiente Roberto Ronco e i Sindaci e i rappresentanti dei Comuni (Torino, Beinasco, Grugliasco, Orbassano e Rivoli) presenti oggi in Provincia alla prima riunione del collegio che deve vigilare sulla realizzazione degli interventi di compensazione del termovalorizzatore del Gerbido esprimono forti preoccupazioni in merito alla costruzione dell’opera più importante. Si tratta dell’FM5 che, collegando l’Ospedale San Luigi alla rete ferroviaria metropolitana, consente di eliminare una gran quantità di traffico veicolare dalle strade. “Basti pensare -aggiunge il sindaco di Grugliasco Roberto Montà– che la stazione di Grugliasco della FM5 rappresenterebbe un collegamento rapido e sostenibile per i 12 milioni di visitatori che frequentano le Gru e per le 3mila persone che vi lavorano”. Alla riunione, oltre alla Provincia e ai Comuni suddetti, erano presenti anche l’Ato Rifiuti, TRM e un funzionario della Regione Piemonte. “Il Collegio di vigilanza -conclude Ronco- si riunirà assiduamente per monitorare con grande attenzione progetti e opere, in modo da intervenire con tempestività per rimuovere eventuali ostacoli burocratici che rischino di rallentare i lavori”.

Fonte. Eco dalle città