Lombricoltura Clandestina: quando i lombrichi aiutano il pianeta

La lombricoltura o vermicompostaggio è una tecnica alternativa e sconosciuta ai più ma con grandi potenzialità: si basa sulla trasformazione di scarti vegetali in humus ad opera dei lombrichi e permette il riciclo di rifiuti organici e la conseguente produzione di fertilizzante naturale in agricoltura e orticoltura con innumerevoli benefici dal punto di vista ambientale, economico e sociale.lombricoltura-clandestina-lombrichi-aiutano-pianeta

Allevare lombrichi per produrre compost è una pratica semplice e possibile: si chiama lombricoltura e grazie alle sue caratteristiche di sostenibilità ed economicità è capace di meravigliare chiunque sia abbastanza curioso da volerla sperimentare. I lombrichi rappresentano degli ottimi alleati nella produzione di humus e nell’arricchimento del terreno con sostanze preziose grazie alla loro capacità di trasformare gli scarti organici in concime. Essi hanno inoltre la capacità di vivere in diversi tipi di suolo e ne favoriscono la salute, rendendo questa pratica una delle più biologiche in assoluto.
Effettuata in molti Paesi del mondo, in Italia sempre più persone ne stanno conoscendo i benefici e le potenzialità. Una realtà virtuosa che opera in questo settore è “Lombricoltura Clandestina”, progetto che favorisce la diffusione e la conoscenza di questa curiosa tecnica, proprio come ci racconta Mirko Pepe, uno dei fondatori.

Da dove nasce il termine “Lombricoltura Clandestina”?

“Questa è una domanda che molte persone mi fanno, stupite dalla mia passione per la lombricoltura. Le ragioni per cui ho scelto questo nome sono molteplici: mi piace il suono armonioso di questo aggettivo che si adatta perfettamente alla vita dei lombrichi. “Clandestino” è inoltre una delle canzoni più popolari e conosciute di Manu Chao, attivista e musicista che ha lottato e lotta tuttora per i diritti umani con un’attenzione, sensibilità e generosità rivolta all’intero ecosistema.
Il termine deriva dal latino e unisce l’avverbio “clam” alla parola “dies” che nel complesso significa “che sta nascosto al giorno, che odia la luce del sole, occulto”, quindi quale migliore parola per definire il lavoro dei nostri infaticabili amici lombrichi che lavorano sottoterra ed escono solo di notte?”lombricoltura-clandestina-lombrichi-aiutano-pianeta-1540514460

Quando hai iniziato questa attività?

“Ho iniziato ad allevare lombrichi circa 10 anni fa nel piccolo terreno lasciato da mio padre, nel quale abbiamo passato molto tempo assieme prima della sua scomparsa. La svolta è avvenuta 5 anni fa, quando il mio ormai amico e socio Martino Salvatico, grazie alla sua visione lungimirante, ha avuto interesse nel conoscere più approfonditamente il mio lavoro, proponendomi di collaborare. Abbiamo quindi acquistato qualche centinaio di metri quadrati di lettiere e abbiamo dato avvio all’attività per la produzione di vermicompost e la vendita di impianti. Da circa un anno siamo azienda agricola attiva a Sezzadio in provincia di Alessandria e composta da un gruppo di sei collaboratori, con i quali stiamo pensando di dare vita ad una associazione. Tra i miei partner c’è Giacomo, soprannominato Jack, che ha dato avvio ad uno dei primi allevamenti di lombrichi al chiuso presenti in Italia, presso la sua azienda a Scarnafigi; Roberto, il nostro apicoltore di fiducia e sperimentatore della “lombricoltura domestica”, che si sta cimentando nella costruzione di vasche per fare impianti di lombricoltura a ciclo continuo; Massimo Mancin, allevatore dell’azienda “Non solo capre” che ci fornisce sempre dell’ottimo letame, alimento fondamentale per i nostri lombrichi ed infine mia sorella Monica, che si occupa di un progetto di lombricoltura e apicoltura in collaborazione con Roberto e Martino che partirà il prossimo anno in Marocco”.

Perché i lombrichi?

“La lombricoltura rispetto ad altre tecniche ha molti vantaggi in quanto si dimezzano i tempi di compostaggio ed inoltre non necessita di macchinari o attrezzature particolari, apportando un minor dispendio di energie. E’ un processo naturale che viene perfezionato dall’uomo ma che avviene spontaneamente in natura e se si creano le condizioni ideali per il lombrico, lui lavora in totale autonomia. Noi, in piccola o grande scala, possiamo offrire ai lombrichi un ambiente ideale per la sopravvivenza, contribuendo anche allo smaltimento dei nostri rifiuti organici a favore dell’ambiente, dell’economia domestica e della salute, poiché non acquisteremo più concimi d’incerta provenienza”.lombricoltura-clandestina-lombrichi-aiutano-pianeta-1540205772

In quale modo i lombrichi producono compost?

“Il compost viene ricavato dalla decomposizione di materiale organico quale residui di potatura, letame o scarti di cucina da parte di macrorganismi e microrganismi aerobi. In natura la trasformazione da materia a compost avviene in tempi piuttosto lunghi (fino a 2 anni) poiché diversi fattori come umidità, temperatura e ossigenazione del terreno influenzano il processo di compostaggio. La parte più attiva del compost si chiama humus ed è conosciuto in America anche come “Black Magic” ovvero “magia nera” date le sue innumerevoli proprietà quali l’elevata ricchezza di azoto, fosforo, potassio, calcio e magnesio che lo rendono il miglior fertilizzante presente in natura. Questo è infatti utilizzato in diverse tecniche agronomiche sostenibili come la permacultura, la biodinamica, l’agricoltura biologica. Tutti noi possiamo produrre questo prezioso fertilizzante naturale utilizzando un sistema alternativo che velocizza il processo di compostaggio rispettandone la genuinità. Alcune famiglie di lombrichi sono ottimi produttori di compost: questi anellidi si nutrono di terriccio e, digerendo la materia organica, lo arricchiscono di humus e lo rendono maggiormente areato”.

Chi sono i soggetti interessati alla vostra attività?

“I soggetti che si rivolgono a noi sono i piccoli agricoltori per quanto riguarda la richiesta di humus ed inoltre singole persone, famiglie, comunità ed ecovillaggi per quanto riguarda la realizzazione di impianti”.

Quale messaggio volete trasmettere alle persone?

“Uno dei nostri obiettivi quotidiani è quello di sensibilizzare e favorire un tipo di coltura che abbia un approccio eco-sostenibile oltre che portare a conoscenza il valore che ha l’humus di lombrico, ricco di sostanze che vanno a “rigenerare” quei terreni aridi e sofferenti in conseguenza ad una agricoltura intensiva e al limite. Nel concreto vogliamo diffondere questa pratica in modo che raggiunga più persone possibili e creare colture a km 0, dove il compost lavorato dai lombrichi diventa il migliore concime organico in assoluto”.lombricoltura-clandestina-lombrichi-aiutano-pianeta-1540514733

Chi può praticare la lombricoltura?

“La lombricoltura può essere praticata da chiunque e ha una flessibilità tale da poter essere realizzata in qualsiasi luogo: nel proprio cortile o giardino, dove uno spazio di 2mq è più che sufficiente per una famiglia oppure su un balcone utilizzando delle adeguate compostiere. La dimensione e la tipologia di impianto per uso domestico varia a seconda degli scarti prodotti in cucina quali bucce di frutta e verdura, rimanenze di pane o cereali. Chi produce compost ha diritto a risparmiare sulla tassa dei rifiuti, con una riduzione che può arrivare al 30%. Per un piccolo periodo della mia vita ho vissuto in città con la mia famiglia e sul terrazzino avevamo una lombri-compostiera domestica che ci ha permesso di ottenere tale piccolo sconto sulla tassazione dei rifiuti e allo stesso tempo di attuare una scelta ecologica potenziale per l’ambiente”.

Avete in atto altri progetti?

“Tre anni fa abbiamo dato il nostro contributo e collaborato con l’associazione ERI di Torino al progetto “rACCOGLIAMO” che nasce dalla volontà di offrire concrete possibilità d’inclusione e autonomia economico-sociale ai soggetti svantaggiati che vivono nel Comune di Solero. Attualmente stiamo partecipando ad uno scambio culturale con il Marocco ed in particolare con l’Institut Agricole Ben Khelil, l’istituto tecnico di agricoltura localizzato nella regione di Béni Mellal-Khenifra, nel quale realizzeremo un impianto di vermicompost. Il Marocco sta portando avanti diverse collaborazioni in tema di agricoltura con una grande apertura verso progetti e pratiche innovative che ne favoriscono il processo di sviluppo eco-sostenibile”.lombricoltura-clandestina-lombrichi-aiutano-pianeta-1540515139

Avete dei propositi per il futuro?

“Il nostro più grande proposito per il futuro è poter diffondere la pratica della lombricoltura e realizzare numerosi impianti sui territori per smaltire i rifiuti umidi, evitando al contempo il loro continuo trasporto. Con l’indispensabile presenza della mia compagna Cinzia, psicologa di professione ed attiva nel sociale, vorrei inoltre intraprendere delle attività nelle scuole per divulgare i principi e i valori della lombricoltura, al fine di trasmettere a mio figlio e a tutte le nuove generazioni una maggiore consapevolezza e attenzione per l’ambiente”.

Qual è l’aspetto più bello della tua attività?

“L’aspetto più bello della mia attività è la possibilità di lavorare all’aria aperta, relazionarmi tutti i giorni con persone “connesse” a quei valori di tutela e salvaguardia dell’ambiente che ad oggi sembrano perduti.
Chi decide di approfondire con etica l’allevamento dei lombrichi, chi vuole conoscere e sentire sulla propria mano l’humus, chi avvia un allevamento amatoriale o professionale addentrandosi in questo mondo sotterraneo, deve aver già conseguito un grande percorso di crescita dentro di sè. Io sono grato, la mia gratitudine è verso i lombrichi, i quali aiutano il pianeta trasformando i materiali che alcuni chiamano scarti in ottimo humus, dove l’humus è vita”.

Fonte: piemonte.checambia.org

 

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Economia Circolare, CIC: approvazione pacchetto EU porterà nuovi posti di lavoro e aumenterà purezza del compost

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“Un passo importante che potrebbe portare allo sblocco di 50.000 nuovi posti di lavoro in tutta Europa nel settore della gestione dei rifiuti organici, aiuterà a raggiungere importanti obiettivi di riciclaggio e permetterà all’Italia di valorizzare quanto già fatto per posizionarsi come esempio dell’Economia Circolare in Europa. Un’ottima notizia da festeggiare in occasione dell’Earth Day, la Giornata Mondiale della Terra”. Così Massimo Centemero, Direttore del Consorzio Italiano Compostatori (CIC) commentando l’approvazione da parte del Parlamento Europeo del pacchetto sull’Economia Circolare avvenuta nel corso della settimana.

“Come CIC e in quanto rappresentanti dell’Italia all’interno dell’ECN (European Compost Network) – sottolinea Centemero vice chair di ECN – abbiamo seguito da vicino i lavori sulla Circular Economy promossi dalla Commissione Europea, portando la nostra esperienza e ponendo l’Italia come esempio per molti Paesi per quanto riguarda l’organizzazione della raccolta e la trasformazione e la valorizzazione dei rifiuti organici”. Ora l’Italia dovrà lavorare per l’attuazione del pacchetto, ad esempio promuovendo il riciclo e attuando politiche di incentivazione dell’intera filiera e soprattutto dei prodotti della trasformazione del biowaste.

Tra gli obiettivi previsti dall’accordo, c’è l’obbligo dal 2023 della raccolta differenziata dei rifiuti di materiali organici (“bio-waste”) da avviare al compostaggio e dal 2030 è previsto che vi sia un dimezzamento degli sprechi alimentari lungo la catena di produzione, distribuzione e consumo, con obiettivi di riduzione obbligatori che saranno fissati nel 2023.

“I rifiuti organici costituiscono oltre un terzo dei rifiuti urbani in tutta Europa e sono una componente essenziale per raggiungere gli obiettivi di riciclaggio e messa in discarica di nuova adozione. In particolare – aggiunge Centemero – compostaggio e digestione anaerobica dei rifiuti organici producono materie prime seconde che la direttiva quadro sui rifiuti definisce come un’opportunità di innovazione e crescita”.

La trasformazione dei rifiuti organici in compost in Italia ha contribuito a stoccare nel terreno 600.000 t di sostanza organica e ha permesso di risparmiare 3,8 milioni di CO2 equivalente/anno rispetto all’avvio in discarica (dati 2016). “Grazie ad una buona raccolta dell’organico e agli impianti di compostaggio facciamo sì che scarti organici e materiali biodegradabili tornino alla terra sotto forma di compost, fertilizzante e ammendante di origine naturale in grado di nutrire la terra in maniera sana ed ecosostenibile”, aggiunge Centemero. “È bene sempre sottolineare come la filiera di valorizzazione del biowaste creata in Italia sia presa ad esempio da diversi paesi europei e extraeuropei. L’elevata purezza merceologica (nelle città italiane è superiore al 95%), l’introduzione – primi in Europa – dei manufatti compostabili, l’efficienza impiantistica e la qualità del compost sono i principali elementi dell’eccellenza italiana in questo settore”.

Oltre al compost, si aggiungerà a breve anche la produzione di biometano, biocarburante avanzato realizzato con tecnologie e biomasse nazionali ottenuto dagli scarti organici, destinato all’autotrazione. “Grazie al nuovo pacchetto europeo e ai decreti firmati di recente in Italia dal Ministero dello Sviluppo Economico, avremo modo di valorizzare pienamente il rifiuto organico in Italia”, conclude Alessandro Canovai, presidente del Consorzio Italiano Compostatori.

Chi è il CIC

Il CIC (Consorzio Italiano Compostatori) è l’associazione italiana per la produzione di compost e biogas. Il Consorzio, che conta più di 130 soci, riunisce imprese pubbliche e private produttrici di fertilizzanti organici e altre organizzazioni ed imprese che, pur non essendo produttori di compost, sono comunque interessate alle attività di compostaggio (produttori di macchine e attrezzature, di fertilizzanti, enti di ricerca, ecc.). Il CIC promuove la produzione di materiali compostati, tutelando e controllando le corrette metodologie e procedure. Promuove le iniziative per la valorizzazione e la corretta destinazione dei prodotti ottenuti dal compostaggio e svolge attività di ricerca, studio e divulgazione relative a metodologie e tecniche per la produzione e utilizzazione dei prodotti compostati.
Maggiori informazioni sul sito istituzionale: www.compost.it

Fonte: agenziapressplay.it

 

Rifiuti organici: in 25 anni create 23 tonnellate di compost

Il Consorzio Italiano Compostatori compie 25 anni e festeggia con numeri di tutto rispetto15247160284_f42a27e621_z

Dalla terra alla tavola, ma anche il contrario. Potrebbe essere questo il motto per commentare i buoni risultati ottenuti dal Consorzio Italiano Compostatori (CIC) in 25 anni di attività: dalle 65 milioni di tonnellate di frazione organica dei rifiuti solidi urbani raccolti in questo quarto di secolo sono state ottenute 23 tonnellate e mezza di compost per l’agricoltura.

Al CIC oggi sono associate 127 aziende, che gestiscono 308 impianti in grado di trattare otto milioni di tonnellate annue di rifiuti organici. La loro principale attività è quella di creare compost e biogas. Il fatturato delle aziende aderenti al consorzio supera 1,7 miliardi di euro e gli occupati sono novemila. La raccolta della frazione organica (umido e verde) rappresenta oggi il primo settore di recupero in Italia con il 43% dei rifiuti urbani raccolti in maniera differenziata. Tuttavia, come rileva lo stesso CIC, il centro-sud Italia è ancora carente di impianti di trattamento dei rifiuti organici e, di conseguenza, mostra performance di riciclo dei rifiuti inferiore rispetto al nord. Per rimettere in equilibrio nord e sud servirebbero una ventina di nuovi impianti, concentrati soprattutto nel meridione. E’ anche un problema di igiene pubblica delle nostre città: circa il 43% dei rifiuti raccolti nei centri urbani italiani è frazione organica (umido e scarto verde, dati aggiornati al 2015). Garantire una filiera completa ed efficiente per il trattamento di questi rifiuti vuol dire tenere pulite le città e alleggerire le discariche della frazione umida che, producendo il percolato, indirettamente è tra i rifiuti più pericolosi e complessi da gestire se non raccolta e riciclata correttamente. Il compost prodotto dai rifiuti, inoltre, è una risorsa importante per l’agricoltura poiché apporta nutrienti importanti al terreno, riducendo l’utilizzo in campo aperto di fertilizzanti sintetici. Il gas naturale prodotto dalla compostazione della frazione organica dei rifiuti urbani, infine, una volta depurato può essere immesso nella normale rete di distribuzione del gas di città.

Credit foto: Flickr

Fonte: ecoblog.it

Sovescio nell’orto: cos’è e come si fa (le guide)

Una guida pratica per conoscere l’antica pratica del sovescio, le coltivazioni erbacee più indicate ed il periodo migliore per effettuarlo. Passo dopo passo l’antica pratica della concimazione del giardino e dell’orto.unnamed-6

Il sovescio è una pratica di concimazione organica che consiste nell’incorporare nel terreno alcune specie erbacee cresciute sullo stesso col fine di migliorarne le proprietà fisiche, chimiche e microbiologiche. In agronomia la concimazione organica si ottiene anche mediante concimazione verde che prevede, diversamente dal sovescio, l’incorporazione nel terreno di piante verdi coltivate e raccolte in altri terreni. Perché proprio oggi l’articolo sul sovescio? Perché la luna è prossima alla fase calante e questo, in biodinamica, risulta il periodo più propizio per effettuarlo. Vediamo cos’è e come si attua questa antica pratica di concimazione.

COS’È IL SOVESCIO

Il sovescio è una pratica di concimazione vegetale che consiste nell’interrare, con aratura o vangatura, una o più specie erbacee spontanee o coltivate a tal fine. Il sovescio è diffuso soprattutto nelle zone povere di letame e si pratica nei terreni argillosi o sciolti, per correggerli e ottenere quindi effetti opposti.

PERCHE’ FARE IL SOVESCIO

I vantaggi apportati dal sovescio sono:

  • il potenziamento dell’attività microbica
  • l’immissione di materia organica
  • la riduzione dei fenomeni erosivi del suolo
  • l’aumento della temperatura del terreno necessaria per la fermentazione della materia organica e per la formazione di humus
  • l’apporto di freschezza che migliora la conservazione dell’umidità
  • il mantenimento del contenuto di azoto nitrico e il contenimento dello sviluppo delle malerbe per effetto sia della copertura vegetale che delle proprietà diserbanti di alcune coltivazioni.

Inoltre, il sovescio mantiene aperto lo strato superficiale del terreno e consente la penetrazione di una maggiore quantità di acqua piovana, regalando alla coltura principale una riserva idrica tale da incrementarne la resa. Infine, alcune specie vegetali utilizzate per il sovescio e appartenenti soprattutto alla famiglia delle Brassicaceae, una volta interrate sono in grado di esplicare una potente azione fungicida, nematocida e insetticida.

LE CONDIZIONI AGRONOMICHE E CLIMATICHE OTTIMALI

Il sovescio è particolarmente indicato nelle zone in cui l‘inverno è mite e umido, la primavera e l’estate sono uniformemente piovose, oppure dove è possibile effettuare razionali irrigazioni, se necessarie. Quest’ultima pratica è indispensabile perché la coltura intercalare non può e non deve competere con la coltura principale successiva, a causa del fabbisogno idrico. Il sovescio quindi è indicato nelle zone con clima umido, caratterizzate da una lunga stagione vegetativa e con colture principali estive. In queste condizioni, infatti, l’evapotraspirazione della coltura intercalare, ad esempio una leguminosa, rappresenta anche il vantaggio, favorendo un giusto grado di umidità del terreno, di facilitare i lavori per la semina della coltura principale.

I MIGLIORI MIX DI SEMENTI DA SOVESCIO

Maggiore sarà il numero di essenze impiegate nel sovescio, maggiore sarà l’apporto di humus. Un miscuglio dato da una leguminosa e una graminacea o altra varietà, infatti, oltre al vantaggio di un maggiore apporto di sostanza organica, dona una maggiore durata dell’effetto del sovescio. Qualora il miscuglio di sementi sia preparato in casa è preferibile accertarsi che tutte le essenze abbiano tempi di germinazione simili.

LEGUMINOSE E GRAMINACEE

Le varietà utilizzate e adatte al sovescio sono principalmente le leguminose che apportano azoto, ma anche le crucifere che sono indicate per produrre una notevole massa vegetale in tempi brevi e le graminacee che mischiate con le leguminose apportano notevoli vantaggi.

Le specie più utilizzate di queste famiglie sono:

che ha un accrescimento molto rapido e resiste alle basse temperature.

  • Vecce
  • piselli da foraggio
  • trifogli

sono, invece, indicati per arricchire il suolo di azoto. Tutte queste varietà sono a rapido accrescimento, quindi, idonee a occupare il posto delle colture intercalari. La biodiversità del mix è assicurata anche dall’utilizzo delle cosiddette “piante integrative”, che migliorano la struttura del suolo grazie a differenti apparati radicali che assicurano una maggiore esplorazione del suolo e conseguentemente maggiori azioni benefiche.

Tra queste bisogna citare:

  • la camomilla
  • la cipolla
  • il finocchio
  • la valeriana
  • la bietola da taglio
  • il grano saraceno (che domina naturalmente le malerbe)
  • la facelia (ottima nettarifera per le api)

LE QUANTITA’ DI SEME DA UTILIZZARE PER IL SOVESCIO

Le quantità di seme necessario, espresse in Kg/ha, sono: di circa 15-20 per colza, trifoglio e ravizzone invernale, di circa 150-200 per la segale e il favino, di 25-30 per la loiessa, che compete molto bene con le infestanti ed è un’ottima cover crop e di 200 per la veccia vellutata. Quest’ultima è generalmente utilizzata in consociazione con graminacee, come loiessa e segale, per ridurre gli svantaggi caratteristici delle varietà appartenenti a questa famiglia, che quando impiegate in purezza risultano caratterizzate dalla lenta decomposizione del materiale vegetale e dal ridotto potere coprente della veccia in inverno. Le dosi per i mix variano da 30 a 200 kg/ha a secondo delle miscele scelte. Tutte queste dosi variano in funzione della varietà e della modalità di semina. Il vostro negoziante di fiducia vi saprà consigliare al meglio.

QUANDO EFFETTUARE IL SOVESCIO

Il sovescio autunnale prevede la semina da settembre a ottobre, quello primaverile da febbraio a marzo e quello estivo, da escludere nei climi aridi, da maggio a giugno. Le leguminose si seminano sia in autunno che in primavera, nel primo caso si sovescia in primavera, nel secondo in estate. Il momento favorevole per l’interramento corrisponde alla fioritura e possibilmente immediatamente prima di giornate piovose e con la luna in fase calante.

COME EFFETTUARE IL SOVESCIO

Il sovescio autunnale si esegue fino ad ottobre e prevede l’arieggiamento del terreno e una lavorazione superficiale (effettuando un’aratura superficiale, utilizzando una zappa o un erpice a dischi, a seconda dell’area da lavorare) per creare un buon letto di semina atto ad accogliere le sementi, che andranno distribuite con una densità tale da non lasciare spazio alle eventuali infestanti. In mancanza di piogge è bene irrigare subito dopo la copertura del seme, assicurando un buon grado di umidità del terreno fino alla germinazione dello stesso. In primavera, all’inizio della fioritura, si potrà sfalciare la massa verde, triturarne la parte aerea e lasciarla appassire qualche giorno. Solo a questo punto la si potrà miscelare al terreno, interrandola a circa 15 cm di profondità (10 cm nei terreni argillosi, per favorire la decomposizione, grazie una maggiore disponibilità di ossigeno atmosferico) ed effettuando questa operazione, se si vuole seguire il calendario biodinamico, nei giorni di luna crescente.

AVVERTENZE SUL SOVESCIO

I tempi per la nuova semina o per effettuare un trapianto, vanno dai 20 ai 60 giorni, a secondo della coltura. Bisogna tenere presente che gli effetti benefici del sovescio sull’aumento dell’humus e dell’azoto nel terreno, a differenza della letamazione, non possono essere simultanei. La ragione sta nel fatto che il tasso umico aumenta se vengono incorporate nel terreno piante mature, ricche di lignina e resistenti alla decomposizione ma povere di azoto disponibile, che invece aumenta quando le piante sovesciate sono botanicamente immature, quindi povere di cellulosa e facilmente decomponibili. Pertanto, l’effetto del sovescio dipende dal suo grado di sviluppo al momento in cui viene interrata la coltura. A tal fine, il sovescio di leguminose è utile soprattutto per trasferire azoto dall’atmosfera al terreno più che per aumentare il tasso di humus nel suolo.

Fonte: stilenaturale.com

 

Compost, il primo impianto di comunità

A Melpignano nasce l’impianto di compostaggio di comunità. E’ il primo esperimento in Italia di gestione sostenibile del rifiuto organico che coniuga il compostaggio di comunità con il sistema della lombricoltura. Il Comune salentino era già noto per l’avvio della prima cooperativa di comunità italiana. Il sistema renderà autosufficiente Melpignano nella gestione dello scarto organico.

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A Melpignano il primo esperimento in Italia di gestione sostenibile del rifiuto organico che coniuga il compostaggio di comunità con il sistema della lombricoltura. Dopo l’avvio della prima cooperativa di comunità italiana, il piccolo comune salentino conferma la propria vocazione di innovazione in termini di sostenibilità ambientale e sociale con un sistema completamente ecologico per accompagnare la naturale trasformazione dello scarto umido in fertilizzante naturale.

«L’esperimento sarà avviato nei prossimi mesi in un territorio, quello della provincia di Lecce, in cui non esistono impianti di compostaggio: tranne in rari casi in cui viene trasportato in impianti fuori provincia, infatti, il rifiuto umido finisce in discarica. Con questo sistema, invece, Melpignano diventerà autosufficiente nella gestione dello scarto organico in modo ecologico e sostenibile – spiega il sindaco della cittadina, Ivan Stomeo – Il compostaggio di comunità è un sistema ibrido per la trasformazione del rifiuto organico in compost che consente l’auto-recupero dei rifiuti prodotti sia dalle utenze domestiche che da mense, ristoranti o strutture ricettive. È una soluzione ottimale a metà strada tra l’impianto industriale e la compostiera domestica che non produce emissioni inquinanti – solo vapore acqueo e anidride carbonica – con un processo completamente naturale e inodore, grazie a un sistema di filtri. Dopo il processo aerobico del rifiuto agevolato dall’apporto di aria e dal rimescolamento della massa, il fertilizzante ottenuto sarà migliorato in termini di capacità nutritiva grazie al trattamento della lombricoltura, anche questo completamente naturale».

«La gestione dell’impianto è stata affidata tramite bando di gara a una rete di imprese costituite dalla cooperativa InnovAction, una delle realtà del network non profit CulturAmbiente Group, e L’Arcobaleno società di cooperativa sociale. Il bando richiedeva la gestione della compostiera di comunità già in possesso dal Comune di Melpignano, capace di lavorare fino a 160 tonnellate annue di scarto organico. Il piano di gestione proposto dalle imprese vincitrici prevede, invece, un ampliamento della capacità totale di trattamento dell’impianto fino a circa 300 t/anno, un quantitativo in grado di rendere autonoma la comunità di Melpignano».

«Una parte del concime ottenuto, inoltre, verrà donato alla cittadinanza per la cura di terreni e giardini. Un processo completamente innovativo quello proposto a Melpignano, sia in termini di sostenibilità ambientale che di coinvolgimento della cittadinanza, coinvolta fin dalla fase preliminare dell’intero processo con attività di informazione, sensibilizzazione ed educazione ambientale. In programma eventi di informazione e sensibilizzazione nell’area dell’impianto e in paese durante i quali saranno coinvolti i cittadini e le scuole. Il rifiuto organico verrà ritirato secondo la normale procedura della raccolta porta a porta grazie alla “compost community card”, una speciale tessera distribuita a ogni nucleo familiare. Per ogni dubbio, inoltre, verrà istituito un servizio di “Pronto-compost”, una mail e di un contatto telefonico a disposizione dei cittadini».

Fonte: ilcambiamento.it

 

RECUP e Orti di via Padova: a Milano una nuova alleanza per limitare gli sprechi

Quartieri Ricicloni. Agli Orti condivisi di via Padova, dopo il mercato del lunedì di via Cambini, arrivano le ragazze di RECUP, quelle che recuperano e distribuiscono nel quartiere cibo ancora buono. E con gli scarti…orto

Gli Orti di via Padova sono un Eden di profumi e sapori, soprattutto in primavera, quando lo smog rischia di farci dimenticare che a Milano esistono alberi, verde, piante aromatiche, natura e distensione. Sono nati su un terreno ottenuto da LegaAmbiente e sono stati creati riciclando interamente tutti i materiali, dai cassoni alle arnie, agli spaventapasseri, ai mobili e alla cucina, che ospita spesso aperitivi e pranzi condivisi. Dopo la fine dell’Expo, infatti, gli orti hanno chiesto in dotazione 100 cassoni di legno, che erano serviti alla coltivazione del mais, a scopo illustrativo: lì dentro pra si coltivano le piante a partire dal seme, per non comprometterle con un terreno altrimenti inquinato, nel quale invece crescono altre piante. Un’area degli orti é riservata poi alle Arnie d’Artista, realizzate da vari artisti in occasione del Fuori Salone 2015 e ora utilizzate per un corso di apicoltura base e per poter tornare a fare il miele in città. Il progetto «Adotta una zolla», invece, offre un po’ del raccolto a chi contribuisce con una qualsiasi donazione. Orto condiviso vuol dire, infatti, che puo’ essere di tutti coloro che vi si affezionano e che, spesso o occasionalmente, vogliono partecipare alla sua crescita e riuscita. In fondo al giardino c’é anche un’«Isola del Selvatico», uno spazio destinato alla biodiversità, dove nulla viene toccato. Franco Beccari, coordinatore del progetto, spiega che questo contribuisce a mantenere un equilibrio tra natura e specie viventi: ci sono farfalle, coccinelle, altri insetti che altrimenti verrebbero disturbati dal continuo tran tran dell’orto. Poi, ovviamente, si fa il compost. Recentemente é stata creata una lombrichiera, per avere un terriccio ancora migliore. Il compost, infatti, mischiato all’argilla, servirà per coltivare nei cassoni. É qui che entra in gioco il gruppo RECUP, sensibile alla chiamata dei lombrichi affamati di frutta e verdura (possibilmente non agrumi, troppo acidi da digerire!) e a un nuovo modo per utilizzare ciò che altrimenti verrebbe sprecato. Il lunedi’ alle 14, infatti, di fianco agli Orti viene fatto il mercato di via Cambini…Quale occasione migliore per avviare una collaborazione? L’11 aprile, insieme a qualche volontario RECUP e altri dell’orto, abbiamo infatti iniziato il progetto in via Cambini, distribuendo tutto il cibo buono alle persone, ma conservando gli scarti per il compost degli Orti. La sperimentazione é andata a buon fine e i volontari dell’orto hanno proposto di creare un nuovo cassone per il compost, da nutrire totalmente con scarti RECUP. Si prospetta una primavera ricca di nuova vita, nata da ciò che doveva essere eliminato! Chiunque voglia può partecipare al progetto, sia contattando il gruppo RECUP, sia l’Associazione Orti di Via Padova. 

Progetto cittadinanza attiva contro lo spreco, con il contributo di Fondazione Cariplo

#quartiericicloni

Fonte: ecodallecitta.it

Carbon farming: l’agricoltura bio sequestra carbonio nel suolo

Secondo esperimenti condotti in California, l’uso dei compost nei campi permette di immagazzinare piu’ carbonio nel suolo, sequestrandolo dall’atmosfera. Gli agricoltori che usano queste pratiche sono ricompensati con crediti di carbonio.

Il suolo agricolo assorbe naturalmente il carbonio e di conseguenza sequestra anidride carbonica dall’atmosfera. L’uso di pratiche biologiche, come l’uso del compost come fertilizzante, puo’ fare una grande differenza e aumentare la enormemente la quantita’ sequestrata. E’ cio’ che ha dimostrato un allevatore della California, John Wick, che ha effettuato per diversi anni una ricerca in collaborazione con l’Universita’ di Berkeley; uno strato di compost di poco piu’ di un centimetro di spessore e’ stato disperso sui pascoli e dopo tre anni il suolo ha un contenuto di carbonio significativamente piu’ alto dei pascoli di controllo. Parte di questo carbonio extra proviene dal compost e parte dalla crescita dell’erba che e’ stata stimolata dal compost. Secondo la ricerca di Berkeley, se il compost fosse applicato al 5% dei pascoli californiani, il suolo potrebbe immagazzinare l’equivalente  di un anno di emissioni dell’agricoltura industriale californiana; se cio’ fosse esteso al 25% dei pascoli, il suolo potrebbe assorbire il 75% delle emissioni della California. Si tratta di cifre impressionanti, che potrebbero dare un impulso straordinario all’agricoltura biologica,  visto che gli agricoltori bio verranno ricompensati con crediti di carbonio nel meccanismo cap and trade.Carbon-farming

Fonte: ecoblog.it

Ad Ecomondo “scende in piazza” il compost

Il Consorzio Italiano Compostatori torna ad Ecomondo, fiera dello sviluppo sostenibile che si terrà a Rimini dal 5 all’8 Novembre. I temi al centro degli appuntamenti che vedranno la partecipazione del CIC saranno il trattamento dell’organico, l’economia del riciclo dei rifiuti e il biogas380734

Dal 5 all’8 novembre, la Fiera di Rimini sarà il centro nevralgico della green economy. In quei giorni, infatti, si svolgerà l’edizione 2014 di Ecomondo, la fiera internazionale del recupero di materia ed energia e dello sviluppo sostenibile. Il Consorzio Italiano Compostatori sarà presente all’evento con un programma ricco di iniziative. Al centro degli appuntamenti che vedranno la partecipazione del CIC, oltre al trattamento dell’organico, spazio all’economia del riciclo dei rifiuti, alla filiera del biogas e alle aziende che animeranno la “Piazza del Compost”.
L’evento d’inaugurazione della fiera, mercoledì 5 Novembre alle 10.30 saranno, come di consueto gli Stati Generali della Green Economy. Il tema scelto quest’anno dagli organizzatori riguarda lo “sviluppo delle imprese della green economy per uscire dalla crisi italiana”. Tra i settori cardine per vincere questa sfida c’è anche “l’economia del riciclo dei rifiuti” di cui affrontate dimensioni economiche, problematiche e proposte di sviluppo del settore. Il direttore del CIC, Massimo Centemero affronterà la tematica del riutilizzo della frazione organica.
Il 6 Novembre, alle 9.30 si svolgerà invece la XVI Conferenza nazionale su compostaggio e digestione anaerobica a cura di ISPRA e CIC. Ad aprire il dibattito, un intervento di ISPRA sull’evoluzione del settore dei rifiuti. A seguire, un aggiornamento sulla normativa europea sul compost da parte di CIC ed European Compost Network. Verrà presentato il ruolo chiave della filiera del rifiuto organico nel nuovo Programma regionale di gestione rifiuti della Lombardia, la più popolosa Regione d’Italia, quindi spazio ad alcuni casi di studio per confrontare a livello pratico come funziona la raccolta differenziata dell’umido nelle grandi città e nei piccoli centri urbani.
Il 7 Novembre, infine, si svolgerà il seminario “La filiera del biogas: un giacimento verde da esplorare”, promosso da CIC e Consorzio Italiano Biogas. Per la prima volta verranno messe a confronto le due “anime” della produzione di biogas, quella che fa capo al reimpiego degli scarti agricoli e quella dei rifiuti organici da raccolta differenziata. “In questo ottica, il CIC – fa sapere il direttore Centemero – si propone come piattaforma di discussione per valorizzare il digestato come fertilizzante organico utile alle filiere agricole, e il biogas come elemento innovativo per la produzione di biometano”.  Ma a caratterizzare Ecomondo non ci solamente i dibattiti. Il CIC darà anche modo di toccare con mano la nuova vita dei rifiuti. Presso il padigione D1, lo stand collettivo del Consorzio ospiterà la “Piazza del Compost”: qui i visitatori potranno conoscere il processo del compostaggio, toccare con mano il prodotto finale – il compost – e portarne a casa un campione per sperimentarne la sua utilità come fertilizzante. Ad animare la “Piazza del Compost”, oltre al CIC, ci saranno dieci aziende che fanno parte del Consorzio: ARS Ambiente, Bioman, Gaia e Acea Pinerolese, Green Methane, GTM, Montello, Progeva, Sesa e Sogesvi. “La Piazza del Compost sarà uno spazio di incontro e conoscenza” ha sottolineato Alessandro Canovai, presidente del CIC. “A disposizione dei visitatori ci saranno compost, palette e sacchetti in bioplastica. Chi lo desidera potrà infatti uscire dalla fiera e sperimentare a casa l’utilità del risultato del processo di compostaggio. A dimostrazione che separare l’organico dal resto dei rifiuti rappresenta un’azione virtuosa che permette alla materia organica di rinascere”.  Da segnalare, inoltre, la presenza del CIC ad altri appuntamenti di Ecomondo. Mercoledì 5 novembre ore 14 un appuntamento a cura di ATIA-ISWA dal titolo “Proposta metodologica: analisi dell’efficacia delle filiere di recupero di materia dai rifiuti”. Giovedì 6 novembre ore 14 una sessione sul “biorifiuto” a cura del Comitato Tecnico CIC. Venerdì 7 ore 16, infine, la tavola rotonda dal titolo “I nuovi obiettivi europei per la gestione dei rifiuti: verso un’economia circolare”.

Fonte:ecodallecitta.it

Rifiuti a Km0? Con l’umido nella compostiera di quartiere è possibile

Cascina Cuccagna (Zona 4 Milano) per 6 mesi ha trasformato in proprio 2,6 tonnellate di umido con un prototipo di compostiera elettromeccanica da cortile. Da 100 kg di umido, 40 kg di compost. L’esperimento del “compost di quartiere” è piaciuto ai residenti e sembra esportabile in piccoli Comuni, scuole, mense e istituti – di Stefano D’Adda378306

Dopo Giacimenti Urbani, dove il tema sulla riduzione dei rifiuti era quello del riuso e del riciclo, Cascina Cuccagna è stata protagonista di un altro interessante progetto riguardante le possibilità di gestione, riduzione, trasformazione dei rifiuti di una comunità, con una sperimentazione su quelli organici, il cosiddetto rifiuto “umido”. In realtà la cascina agricola del 1700 più urbana di Milano (via Muratori/viale Umbria), recuperata da anni all’uso pubblico per i cittadini, rientra già in quella parte di territorio milanese coperto dalla nuova raccolta porta a porta dell’umido di AMSA (in Zona 4 è partita a giugno 2013). Tuttavia il consorzio guidato da Andrea Di Stefano ha voluto sperimentare cosa significasse gestire in proprio l’umido prodotto nella Cascina per 6 mesi, al fine di produrre un compost utilizzabile dalla stessa Cascina e dai cittadini del quartiere, per orti urbani, giardini e balconi della zona. E’ grazie ai finanziamenti di Fondazione Cariplo, Banca del Monte di Lombardia e alla partnership di Novamont, che è potuta arrivare dalla Cooperativa Erica il prototipo di“compostiera di comunità”, che per 6 mesi ha “masticato” 2,6 tonnellate complessive di rifiuto organico (in gran parte versati dal ristorante della Cascina “Un posto a Milano”), trasformandoli con le sue due camere: una di fermentazione e l’altra di stabilizzazione, in compost “a KM 0”. Il ciclo di compostaggio del rifiuto dura 60 giorni. L’organico inserito nella compostiera viene triturato e automaticamente miscelato con uno strutturante secco (pellet) e poi passato nella camera di fermentazione o sviluppo, dotata di un impianto di areazione, dove il rifiuto fresco resta in contatto con il materiale già inserito per 20 giorni; poi il materiale passa alla camera di maturazione dove viene completato il processo di compostaggio in 40 giorni. I dati di Cascina Cuccagna parlano di una media di 20 kg di rifiuto organico conferiti al giorno, “3/4 circa della capienza di un bidone AMSA”, ma la capacità giornaliera della compostiera è sui 60, 70 kg. Comunque in 6 mesi Cascina Cuccagna ha trasformato in proprio 2,6 tonnellate di umido, ottenendo da 100 kg di umido, 40 kg di compost ogni 3/4 settimane.
Alla presentazione dei risultati di mercoledì 26, Andrea Di Stefano, presidente di Cascina Cuccagna, e Andrea Vecci, della cooperativa Il Giardinone, hanno spiegato come il progetto “Rifiuti a Filiera Corta” della Cuccagna sia una sperimentazione con ancora possibilità di miglioramento, ma come questa novità sia stata ben accolta dai cittadini della Zona 4 e abbia dimostrato che la via di una gestione comunitaria dei rifiuti organici sia possibile. Il progetto si rivolge infatti a tutte quelle micro-comunità che potrebbero raccogliere in proprio i rifiuti organici e utilizzarne i risultati in termini di compost: Comuni, mense scolastiche, aziendali, di case di riposo, ospedali o altri istituti.
Il ricercatore dell’Università Statale Davide Figliuolo ha spiegato quanto e come il compost sia in grado anche di intrappolare direttamente CO2 (17,6 kg per tonnellata), oltre che di evitarne l’emissione, rispetto al mancato utilizzo di fertilizzanti chimici e della torba come strutturante, portando ad un totale di 65,3 kg in meno di CO2 immessa, per ogni tonnellata di rifiuto umido gestita. E’ intervenuto anche l’assessore Pierfrancesco Maran, che pur ricordano i successi dell’intera Milano in termini di raccolta differenziata, grazie all’avviato recupero dell’umido, ha sottolineato l’importanza di luoghi in grado di sperimentare, come Cascina Cuccagna. Sonia Cantoni, consigliera di Fondazione Cariplo ed ex presidente AMSA, ha auspicato che sia sempre alta l’attenzione verso le cascine di Milano, luoghi in grado di conservare l’antico rapporto della città con la campagna, e l’importanza dei progetti di condivisione delle piccole comunità. Per Walter Ganapini – Agenzia Europea per l’Ambiente – il “seme” dei “Rifiuti a Filiera Corta” è destinato a diffondersi, ma dovrebbe anche dare un ritorno ai cittadini in termini di riduzione della TARES o perlomeno di applicazione della stessa sull’effettiva produzione di rifiuti.

Fonte: ecodallecittà

 

Il compostaggio domestico senza giardino: “bastano undici vasi”

Pratica diffusa soprattutto fra chi vive in campagna e coltiva un orto o un giardino, molto meno fra chi ha a disposizione soltanto un piccolo balcone e abita in una grande città. Per queste persone il compostaggio domestico è destinato a rimanere un miraggio? Lo abbiamo chiesto a Alberto Confalonieri della Scuola Agraria del Parco di Monza375826

Lorenzo Marinone

Tra le frazioni per cui è prevista la raccolta differenziata l’organico è quella che rende di meno ai Comuni. Carta, plastica, vetro e lattine raccolte separatamente vengono avviate a riciclo con un notevole recupero di materia. L’ organico diventa compost tramite gli impianti di compostaggio che producono anche energia , ma i costi di tutto questo lavoro, dalla raccolta in giù, superano i ricavi. Si può azzerare questa voce grazie alla pratica del compostaggio domestico. Pratica diffusa soprattutto fra chi vive in campagna e coltiva un orto o un giardino, molto meno fra chi ha a disposizione soltanto un piccolo balcone e abita in una grande città. Per queste persone il compostaggio domestico è destinato a rimanere un miraggio? Lo abbiamo chiesto a Alberto Confalonieri della Scuola Agraria del Parco di Monza.
Il compostaggio domestico è una pratica possibile anche per chi abita in una grande città e non ha a disposizione un giardino?

Tecnicamente sì, non ci sono controindicazioni né problemi insormontabili.

A Torino la produzione di organico compostabile pro capite raggiunge i 50-60 kg l’anno. Che possibilità ha una famiglia media (2,5 persone) di utilizzare il compost che ne ricava?

Facciamo due conti. 60 kg l’anno significa 150 kg in totale a famiglia. Considerando che nel corso del processo di decomposizione l’organico arriva a perdere fino al 70% del proprio peso in 12 mesi, a fine anno la nostra famiglia media ottiene circa 45 kg di compost puro (che occupano un volume minimo, adatto a balconi di qualsiasi dimensione). Compost che non può essere utilizzato così com’è, ma va diluito. Questo prodotto infatti ha un’elevata salinità, deve essere mescolato in parti uguali con il comune terriccio. Se poi il compost ottenuto non è perfettamente maturo (cioè “respira” ancora, come si dice in gergo) è possibile che entri in competizione con l’apparato radicale delle piante concimate: diluirlo riduce notevolmente questo rischio.

Per intenderci, a quanti vasi corrispondono questi 45 kg?

Prendiamo i vasi più comuni, quelli rettangolari di dimensioni 20x20x50 cm, quindi con un volume di 0,02 m3. Se la densità del compost è di 0,4 t / m3 allora ogni vaso potrà contenere 4 kg di compost e altrettanti di terra. Questo significa che a una famiglia media serviranno poco più di 11 di questi vasi per utilizzare tutto il compost prodotto; se consideriamo invece un nucleo familiare di 4 persone il numero di vasi sale a 18.

Quindi si produce più compost di quanto è ragionevolmente possibile utilizzare per le piante da balcone, a meno che non si abbia un terrazzo. Sempre che i vicini siano d’accordo. Per quanto riguarda possibili odori sgradevoli?
In realtà anche in questo caso si tratta di un falso problema. Non tutto l’organico è compostabile: bisogna evitare soprattutto gli scarti di origine animale (che possono invece essere conferiti nel bidone della raccolta differenziata dell’organico) perché rilasciano una quantità importante di ammoniaca, che può creare una situazione di disagio per la puzza. Altra regola fondamentale è fare in modo che la compostiera sia ben areata, in particolare rivoltandone regolarmente il contenuto. L’ammoniaca infatti viene rilasciata anche a fronte di un’ossigenazione insufficiente. Tutte operazioni semplici che chiunque può eseguire senza che si vengano a creare problemi per sé e per gli altri.

Fonte: eco dalle città