Mobilità urbana, nuovo pacchetto della Commissione Ue

la Commissione Europea ha adottato un nuovo pacchetto di misure per favorire l’efficienza e la sostenibilità della mobilità urbana: finanziamenti mirati, ricerca e innovazione, condivisione di buone pratiche. Ecco il piano del Commissario ai trasporti Siim Kallas punto per punto377655

Il 70% della popolazione dell’Unione Europea vive in città, dove la maggior parte dei viaggi inizia e termina. In molte aree urbane, tuttavia, la crescente domanda di mobilità urbana ha creato una situazione che non è più sostenibile: grave congestione del trafficoscarsa qualità dell’aria, inquinamento acustico e livelli di emissioni di CO2 elevati.
La congestione del traffico urbano mette a repentaglio gli obiettivi di una politica dei trasporti dell’Ue competitiva ed efficiente sul piano delle risorse. Secondo una nuova indagine Eurobarometro (Attitudes of Europeans towards urban mobility) “i cittadini europei sono preoccupati per l’impatto negativo della mobilità urbana e molti di loro sono pessimisti sulle possibilità di miglioramento della mobilità nelle loro città”. Una grande maggioranza ritiene che la congestione del traffico (76%), la qualità dell’aria (81%) e gli incidenti (73%) siano un grave problema. Meno di un quarto di essi crede che la situazione migliorerà in futuro (24%), mentre molti ritengono che rimarrà invariata (35%) o che peggiorerà (37%). Con il pacchetto sulla mobilità urbana la Commissione mira a rafforzare le sue misure a sostegno dei seguenti settori:

Condividere le esperienze e mettere in rilievo le migliori pratiche: la Commissione istituirà nel 2014 una piattaforma europea per i piani di mobilità urbana sostenibile che aiuterà le città, gli esperti di pianificazione e le parti interessate a progettare una mobilità urbana più facile e più ecologica.

Garantire un sostegno finanziario mirato: con i fondi strutturali e di investimento europei l’UE continuerà a sostenere i progetti di trasporto urbano, in particolare nelle regioni meno sviluppate dell’Unione.

Ricerca e innovazione: l’iniziativa Civitas 2020 nel quadro di Orizzonte 2020 permetterà alle città, alle imprese, alle università e ad altri soggetti interessati di sviluppare e testare nuovi approcci ai problemi di mobilità urbana. Il primo invito a presentare proposte è stato pubblicato l’11 dicembre (MEMO/13/1131). Per il 2014 e il 2015 è previsto uno stanziamento di 106,5 milioni di euro. L’iniziativa Civitas 2020 è affiancata dal partenariato europeo per l’innovazione “Città e comunità intelligenti” (200 milioni di euro per il 2014 e il 2015) e dalle attività dell’iniziativa europea per i veicoli verdi (159 milioni di euro per il 2014 e il 2015).

Coinvolgere gli Stati membri: la Commissione invita gli Stati membri a creare le giuste condizioni affinché le città e le metropoli possano elaborare e attuare i loro piani di mobilità urbana sostenibile.

Lavorare insieme: la Commissione formula una serie di raccomandazioni specifiche per un’azione coordinata tra tutti i livelli di governo e tra il settore pubblico e quello privato su quattro aspetti: logistica urbana; accessi regolamentati; attuazione delle soluzioni basate sui sistemi di trasporto intelligenti (Its); sicurezza stradale nelle aree urbane.
Il commissario Ue alla mobilità e trasporti Siim Kallas conclude: “Affrontare i problemi di mobilità urbana rappresenta oggi una delle maggiori sfide del settore dei trasporti. Possiamo essere più efficaci solo con un’azione coordinata. Il potere decisionale è principalmente nelle mani delle autorità locali, che godono di una posizione privilegiata per adottare misure importanti a livello locale, con il dovuto sostegno a livello nazionale e dell’Ue”.

Fonte: ecodallecittà

Riduzione buste di plastica: Commissione Ue lancia direttiva

La Commissione Ue ha deciso di lanciare oggi una proposta che richiede agli Stati membri di ridurre l’impiego delle buste di plastica dando ai Paesi la scelta su quale misura adottare, come una tassa, target nazionali di riduzione o un divieto.buste__plastica3

“Ottima l’iniziativa del commissario per l’ambiente UE Potocnik per combattere l’inquinamento provocato dalle buste di plastica. Quello che serve per ridurre gli shopper di plastica è un cambiamento di rotta radicale e la proposta di direttiva europea, presentata oggi, va proprio in questa direzione sancendo che il principio della tutela ambientale può derogare a quello della libera circolazione delle merci. Ben venga allora l’introduzione di misure che prevedono la possibilità di tassare, introdurre target nazionali di riduzione o di vietare l’uso delle buste di plastica prendendo esempio dai Paesi virtuosi che fanno scuola su questo fronte e che hanno già adottato da diverso tempo queste misure. L’Italia è una di queste e la sua esperienza non è più considerata un’esperienza da condannare con una procedura di infrazione ma un esempio virtuoso e ripetibile in tutti gli altri stati membri”, così Stefano Ciafani, vicepresidente di Legambiente commenta la proposta di direttiva europea per ridurre l’uso degli shopper. “Fino al 2010 – aggiunge Ciafani – la nostra Penisola era il primo paese europeo per consumo di sacchetti di plastica usa e getta, con una percentuale di consumo pari al 25% del totale commercializzato in Europa. Grazie all’entrata in vigore del bando sugli shopper non compostabili, dal 1 gennaio 2011 questa percentuale si è ridotta e sono state tracciate le basi per una strategia integrata sulla corretta gestione dei rifiuti, sulla riduzione della plastica, sulla tutela e la salvaguardia dell’ambiente marino e della biodiversità che prende finalmente avvio con questa proposta di direttiva della Commissione Europea. Ora è dunque fondamentale procedere in fretta alla sua approvazione”.

Fonte: il cambiamento

Crowdfunding per l’ambiente: 1 milione di dollari in Australia per la commissione climatica

Un mese dopo che il nuovo governo conservatore aveva cancellato la commissione climatica, gli scienziati hanno realizzato una raccolta di fondi record per dare vita ad un organismo di informazione indipendente.Climate-Commission-Australia-screenshot

 

Con un’iniziativa sociale straordinaria 20000 cittadini australiani hanno raccolto nell’arco di un mese un milione di dollari (pari a circa 700 000 €) per mantenere in vita la commissione climatica, che era stata cancellata dal nuovo governo conservatore con la scusa dei tagli di bilancio; in realtà è noto che il nuovo primo ministro Abbott è un convinto negazionista, anche se ha le idee un po’ confuse sulla scienza. Quella che vedete in alto è una delle ultime schermate di fine agosto del sito della commissione, consultabile attraverso  Internet Archive; nei quattro anni di governo dei laburisti ha svolto un importante lavoro di ricerca, divulgazione scientifica, informazione sui cambiamenti climatici e promozione di stili di vita più sostenibili. Ora, il sito della commissione è stato addirittura messo offline: se digitate “http://climatecommission.gov.au/” trovate solo il messaggio secco “The Climate Commission ceased operation in September 2013.” In questo modo Abbott sperava forse dimettere a tacere la più importante voce ambientalista d’Australia in modo da fare passare una politica più friendly verso le grandi aziende: in luogo di una carbon tax, un generoso piano di aiuto di due miliardi e mezzo alle industrie inquinatrici per ridurre le emissioni di un risibile 5% entro il 2020. Non ha fatto però i conti con la determinazione  degli scienziati che dirigevano la commissione, che hanno lanciato un fundraising per poter continuare il loro lavoro. Non immaginavano certo un successo di tale portata. La nuova organizzazione si chiamerà Climate Council. La sua missione sarà di fornire un’informazione indipendente ed esperta sui cambiamenti climatici. E’ un buon esempio per l’Europa e per Italia; laddove non arrivano i governi, i cittadini si possono anche organizzare. Se si crede in qualcosa dopotutto non è un gran sacrificio investirci un po’ di euro.

Fonte: ecoblog

No al fracking in Italia, approvata la risoluzione

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La Commissione Ambiente della Camera ha approvato nei giorni scorsi una risoluzione che esclude da subito ogni attività legata al fracking, ovvero l’estrazione d’idrocarburi attraverso la fratturazione idraulica del sottosuolo. Si tratta di un’attività che pone seri problemi quali la contaminazione dei suoli e delle falde acquifere, il deturpamento del paesaggio, rischio idrogeologico e sismico. Con questa decisione, l’Italia si allinea ad altri Paesi europei, tra i quali la Francia, che sulla base del principio di precauzione hanno già vietato queste tecniche di estrazione. Come si legge nel testo della risoluzione approvata, il fracking è una tecnica che è stata utilizzata in diversi contesti geologici americani, di cui, la bibliografia scientifica ne riporta anche gli effetti negativi. Sulla base di una casistica molto diffusa, e soprattutto dei numerosi eventi accaduti nello Stato dell’Ohio il cui territorio ospita ben 177 pozzi di trivellamento, una parte della comunità scientifica ha maturato l’idea che vi possa essere una correlazione specifica tra le operazioni di indagine geologica per mezzo del fracking e l’aumento dei fenomeni sismici. Ciò avrebbe indotto le autorità a regolamentare in modo più rigido l’utilizzo di questa tecnica. L’Agenzia Internazionale per l’Energia (IEA), nel documento“Golden Rules for a Golden Age of Gas” del 2012, ha evidenziato possibili problemi derivanti da un eccessivo sfruttamento di questi idrocarburi. Gli effetti del fracking sono stati analizzati anche da un rapporto ordinato dalla Commissione ambiente del parlamento europeo, pubblicato nel luglio 2011 (Impacts of shale gas and shale oil extraction on the environment and on human health). In particolare, la principale fonte di preoccupazione è rappresentata dalla contaminazione delle falde acquifere – sotterranee e superficiali – dovute a fuoriuscite di fluidi di fratturazione contenenti additivi chimici o di acque reflue contenenti gas metano disciolto, fango e sostanze chimiche (ad esempio metalli pesanti) e radioattive eventualmente provenienti dal giacimento. A livello europeo sono state espresse forti preoccupazioni sull’estrazione dello shale gas. Lo Sachverständigenrat für Umweltfragen (Sru), il Consiglio consultivo per l’ambiente della Germania, ha pubblicato la dichiarazione “Fracking per la produzione di gas di scisto – Un contributo alla sua valutazione nel contesto della politica energetica e ambientale”, che si sofferma anche sui rischi ambientali del fracking sottolineando che “ci sono ancora notevoli incertezze e le lacune nella nostra conoscenza”. Secondo gli scienziati tedeschi devono essere ancora chiariti molti aspetti smaltimento ecologicamente corretto delle acque reflue; sicurezza dei pozzi e dei sistemi di produzione, in particolare per quanto riguarda la salvaguardia delle acque sotterranee; gli impatti a lungo termine di tali operazioni; l’equilibrio climatico del gas da scisto. Il Parlamento francese nel giugno 2011 ha approvato una legge che vieta ogni tipo di attività legata allo sfruttamento sul territorio nazionale di giacimenti di gas non convenzionali con la tecnica della fratturazione, compresa ogni forma di sperimentazione. Nei Paesi Bassi dal 2000 al 2013, il numero di terremoti risulta aumentato di ben 5 volte rispetto al decennio precedente, mentre la produzione di gas è raddoppiata. Lo scorso aprile, la compagnia petrolifera olandese Nederlandse Aardolie Maatschappij (NAM), attraverso un comunicato ha ammesso implicitamente di essere la causa scatenante di questi sismi, stanziando 100 milioni di euro di compensazione per tutti i cittadini che avevano riportato danni a seguito delle ultime scosse. In Italia con ordinanza n. 76 del 16 novembre 2012 il Presidente della Regione Emilia Romagna – in qualità di commissario delegato a sensi dell’articolo 1, comma 2, del decreto-legge n. 74 del 6 giugno 2012, convertito con modificazioni, nella Legge 1 agosto 2012 n. 122 recante “Interventi urgenti in favore delle popolazioni colpite dagli eventi sismici che hanno interessato il territorio delle province di Bologna, Modena, Ferrara, Mantova, Reggio Emilia e Rovigo, il 20 e il 29 maggio 2012” – ha disposto l’”Istituzione di una Commissione tecnico-scientifica per la valutazione delle possibili relazioni tra attività di esplorazione per gli idrocarburi e aumento dell’attività sismica nell’area emiliano romagnola colpita dal sisma del 2012”.

A.P.

Fonte: il cambiamento