La Commissione Europea ritira la riforma del mercato delle sementi. Via Campesina: “Riprendiamoci la nostra sovranità alimentare”

La Commissione Europea ha annunciato la sua decisione di ritirare la riforma del mercato sementiero, da più parti invocata affinché potesse essere contenuto lo strapotere delle multinazionali e reso possibile lo scambio dei semi per affrancare i contadini dalla schiavitù delle royalties. Ora si tratta di vedere cosa accadrà. Intanto l’associazione internazionale contadina La Via Campesina lancia i suoi “5 passi” per nutrire veramente il pianeta (altro che Expo 2015!) e rivendica la sovranità alimentare dei popoli.via_campesina

La Commissione Europea ha annunciato al Parlamento europeo la sua decisione di ritirare la riforma della regolamentazione del mercato sementiero, cancellando di fatto le seppur timide aperture cui la Commissione precedente era stata costretta dalle pressioni dei movimenti per la sovranità alimentare e dai gruppi rappresentativi in agricoltura. Quelle aperture lasciavano sperare che finalmente la UE potesse prendere in considerazione norme e interventi a difesa della biodiversità e preservazione dei suoli, a difesa del diritto dei contadini allo scambio delle loro sementi, del diritto delle piccole aziende a commercializzare tutte le biodiversità disponibili senza dover essere costrette a registrarle nei cataloghi istituzionali e a difesa della possibilità di aprire quei cataloghi ai semi non “standardizzati”, sinonimo di maggiore ricchezza nutritiva dei cibi. Nulla di tutto ciò, tutto cancellato, la pressione delle lobby di interesse e delle multinazionali sementiere evidentemente è devastante. Intanto l’associazione internazionale di contadini La Via Campesina rimarca la sua critica al sistema industriale di produzione del cibo, «causa principale dei cambiamenti climatici e responsabile del 50% delle emissioni di gas serra in atmosfera». Eccoli i punti critici principali.

Deforestazione (15-18% delle emissioni). Prima che si cominci a coltivare in maniera intensiva, le ruspe e i bulldozer fanno il loro lavoro abbattendo le piante. Nel mondo, l’agricoltura industriale si sta spingendo nella savana, nelle foreste, nelle zone più vergini divorando una enorme quantità di terreno.

Agricolture e allevamento (11-15%). La maggior parte delle emissioni è conseguenza dell’uso di materie rime industriali, dai fertilizzanti chimici ai combustibili fossili per far funzionare i macchinari, oltre agli eccessi generati dagli allevamenti.

Trasporti (5-6%). L’industria alimentare è una sorta di agenzia di viaggi globale. I cereali per i mangimi animali magari vengono dall’Argentina e vanno ad alimentare i polli in Cile, che poi sono esportati in Cina per essere lavorati per poi andare negli Usa dove sono serviti da McDonald’s. La maggior arte del cibo prodotto a livello industriale percorre migliaia di chilometri prima di arrivare sulle nostre tavole. Il trasporto degli alimenti copre circa un quarto delle emissioni legate ai trasporti e il 5-6% delle emissioni globali.

Lavorazioni e packaging (8-10%). La trasformazione dei cibi in piatti pronti, alimenti confezionati, snack o bevande richiede un’enorme quantità di energia e genera gas serra.

Congelamento e vendita al dettaglio (2-4%). Dovunque arrivi il cibo industriale, là deve essere alimentata la catena del freddo e questo è responsabile del consumo del 15% di energia elettrica nel mondo. Inoltre i refrigeranti chimici sono responsabili di emissioni di gas serra.

Rifiuti (3-4%). L’industria alimentare scarta fino al 50% del cibo che produce durante tutta la catena di lavorazione e trasporto, i rifiuti vengono smaltiti in discariche o inceneritori.

La Via Campesina rivendica la sovranità alimentare dei popoli e indica 5 passi fondamentali per arrivarci. Eccoli.

  1. Prendersi cura della terra.

L’equazione cibo/clima ha radici nella terra. La diffusione delle pratiche agricole industriali nell’ultimo secolo ha portato alla distruzione del 30-75% della materia organica sul suolo arabile e del 50% della materia organica nei pascoli. Ciò è responsabile di circa il 25-40% dell’eccesso di CO2 in atmosfera. Questa CO2 potrebbe essere riportata al suolo ripristinando le pratiche dell’agricoltura su piccola scala, quella portata avanti dai contadini per generazioni. Se fossero messe in pratiche le giuste politiche e le giuste pratiche in tutto il mondo, la materia organica nei suoli potrebbe essere riportata ad un livello pre-industriale già in 50 anni.

  1. Agricoltura naturale, no alla chimica.

L’uso di sostanze chimiche nell’agricoltura industriale è aumentata in maniera esponenziale e continua ad aumentare. I suoli sono stati impoveriti e contaminati, sviluppando resistenza a pesticidi e insetticidi. Eppure ci sono contadini che mantengono le conoscenze di ciò che è giusto fare per evitare la chimica diversificando le colture, integrando coltivazioni e allevamenti animali, inserendo alberi, piante e vegetazione spontanea.

  1. Limitare il trasporto dei cibi e concentrarsi sui cibi freschi e locali.

Da una prospettiva ambientale non ha alcun senso far girare il cibo per il mondo, mentre ne ha solo ai fini del business. Non ha senso disboscare le foreste per coltivare il cibo che poi verrà congelato e venduto nei supermercati all’altro capo del mondo, alimentando un sistema altamente inquinante. Occorre dunque orientare il consumo sui mercati locali e sui cibi freschi, stando lontani dalle carni a buon mercato e dai cibi confezionati.

  1. Restituire la terra ai contadini e fermare le mega-piantagioni.

Negli ultimi 50 anni, 140 milioni di ettari sono stati utilizzati per quattro coltivazioni dominanti ed intensive: soia, olio di palma, olio di colza e zucchero di canna, con elevate emissioni di gas serra. I piccoli contadini oggi sono confinati in meno di un quarto delle terre coltivabili nel mondo eppure continuano a produrre la maggior parte del cibo (l’80% del cibo nei paesi non industrializzati). Perché l’agricoltura su piccola scala è più efficiente ed è la soluzione migliore per il pianeta.

  1. Dimenticate le false soluzioni, concentratevi su ciò che funziona

Ormai si ammette che la questione agricola è centrale per i cambiamenti climatici. Eppure non ci sono politiche che sfidino il modello dominante dell’agricoltura e della distribuzione industriali, anzi: governi e multinazionali spingono per far passare false soluzioni. Per esempio, i grandi rischi legati agli organismi geneticamente modificati, la produzione di “biocarburanti” che sta contribuendo ancor più alla deforestazione e all’impoverimento dei suoli, continuano ad essere utilizzati i combustibili fossili, si continua a devastare le foreste e a cacciare le popolazioni indigene. Tutto ciò va contro la soluzione vera che può essere solo il passaggio da un sistema industriale di produzione del cibo a un sistema nelle mani dei piccoli agricoltori.

Fonte: ilcambiamento.it

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Clima: accordo raggiunto dal Consiglio UE su nuovi obiettivi al 2030. La delusione degli ambientalisti

Il vertici europei riuniti a Bruxelles per il Consiglio su clima ed energia hanno trovato un’intesa su quelli che dovrebbero essere i nuovi obiettivi climatici dell’UE al 2030: gas serra tagliati del 40% rispetto al 1990, rinnovabili ed efficienza incrementati del 27% (gli ultimi due target non sarebbero vincolanti per i singoli stati membri). Ora la palla passa alla nuova Commissione, che dovrà tradurre la proposta in strumenti legislativi. Ma le associazioni ambientaliste non ci stanno380743

Ridurre le emissioni di gas serra del 40% rispetto ai livelli del 1990, innalzare la quota di energia rinnovabile fino al 27% del consumo totale europeo, incrementare l’efficienza energetica di almeno il 27% (rispetto sempre al 1990). Sono questi i nuovi obiettivi climatici al 2030 su cui si sono accordati, dopo un’intensa trattativa, i 28 paesi UE riuniti a Bruxelles in occasione del Consiglio europeo su energia e clima. Gli ultimi due obiettivi, in particolare, «saranno raggiunti nel pieno rispetto della libertà degli stati membri di decidere il loro mix energetico – si legge nel comunicato diffuso dopo aver raggiunto l’intesa – Non saranno tradotti in obiettivi vincolanti a livello nazionale (quello sulle rinnovabili è vincolante solo a livello comunitario, ndr)». Una scelta, quella di rendere i nuovi target su rinnovabili ed efficienza non vincolanti a livello nazionale, voluta fortemente dal governo polacco e caldeggiata anche da Londra. Ora la parola passa alla nuova Commissione europea, che, tenendo conto anche del parere del Parlamento, dovrà tradurre l’intesa uscita dal vertice in proposte di strumenti legislativi veri e propri. Una clausola nel testo sottoscritto a Bruxelles, comunque, prevede la possibilità di rivedere tutti gli impegni qualora al vertice sul clima di Parigi in programma nel 2015 gli stati non UE non dovessero mostrare l’intenzione di assumere a loro volta target simili al 2030.
Leggi le conclusioni del Consiglio UE sui nuovi obiettivi climatici al 2030 (inglese)

Secondo il presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy si tratta di una «buona notizia per il clima, i cittadini, la salute, e i negoziati internazionali sull’ambiente a Parigi nel 2015». Positivo anche il commento del presidente della Commissione europea, Jose Manuel Barroso, per il quale «questo pacchetto è una buona notizia per la nostra lotta contro il cambiamento climatico, nessun giocatore al mondo è ambiziosa come l’UE», ma è facile prevedere un’alzata di scudi da parte delle principali associazioni ambientaliste e di altri soggetti interessati. Alla vigilia del vertice, ad esempio, il WWF aveva chiesto al premier Renzi, impegnato in quanto presidente di turno dell’UE, obiettivi ben più ambiziosi: un taglio del 55% dei gas serra, la produzione di energia da fonti rinnovabili almeno del 45%, e un incremento di almeno il 40% per l’efficienza energetica. L’associazione, inoltre, sottolineava l’importanza di rendere tutti e tre gli impegni giuridicamente vincolanti per i paesi membri. Delusione per i contenuti dell’accordo è già stata espressa da Legambiente, che critica il comportamento della presidenza italiana in occasione del Consiglio. Secondo il presidente dell’associazione, Vittorio Cogliati Dezza, si tratta di «una grande occasione sprecata, con l’Italia che si è limitata a svolgere un ruolo semplicemente notarile di presidente di turno dell’Unione europea cedendo alla minacce di veto britanniche e polacche. Il nostro governo ha mostrato la sua scarsa capacità di leadership e volontà politica di investire nello sviluppo di un’economia europea a basse emissioni di carbonio cedendo alla lobby del fossile».
Legambiente sottolinea che l’intesa raggiunta dai leader europei peggiora addirittura peggiorato la proposta avanzata dalla Commissione UE nei mesi scorsi, giudicata già poco ambiziosa dagli ambientalisti. Secondo l’associazione, il nuovo Pacchetto clima al 2030 non permetterà di raggiungere l’obiettivo di riduzione delle emissioni di almeno il 95% al 2050, una condizione ritenuta indispensabile dai climatologi per riuscire a contenere il riscaldamento del pianeta almeno sotto la soglia critica dei 2°C. Il Cigno ritiene poco ambizioso anche l’obiettivo comunitario proposto per le rinnovabili, di appena il 3% al di sopra dell’attuale trend al 2030. Stesso giudizio sul anche sul target del 27% per l’efficienza energetica, destinato tra l’altro a rimanere non vincolante dal punto di vista giuridico. Ma le istanze degli ambientalisti non si fermano davanti all’esito del Consiglio UE. «Siamo solo all’inizio della partita , nei prossimi mesi la nuova Commissione Juncker dovrà predisporre il pacchetto di proposte legislative su cui Consiglio e Parlamento dovranno poi raggiungere un accordo – aggiunge Cogliati Dezza – Legambiente, insieme ai principali network ed associazioni europei, si impegnerà con forza affinché il Parlamento costringa il Consiglio ad approvare un ambizioso pacchetto legislativo, che includa un obiettivo di riduzione delle emissioni di gas-serra che vada ben oltre il 40% (noi proponiamo il 55%), includa un obiettivo vincolante per l’efficienza energetica che vada ben oltre il 27% (noi proponiamo il 40%) e aumenti l’ambizione dell’obiettivo per le rinnovabili (noi proponiamo il 45%)». Aspre anche le critiche giunte da Climate Action Network Europe, che secondo quanto riporta il Guardian ha accusato i leader europei di non essere venuti a Bruxelles per concordare nuovi obiettivi climatici storici, ma per discutere «se finanziare le centrali elettriche più inquinanti d’Europa». Tornando in Italia, invece, mediocre il giudizio di assoRinnovabili, che ritiene che i Capi di Governo dell’Unione Europea siano rimasti sordi agli inviti di maggior coraggio che fino all’ultimo sono arrivati dal settore della green economy. «Pur apprezzando in parte il lavoro svolto, ritengo si potesse e dovesse fare di più – commenta Agostino Re Rebaudengo, presidente dell’associazione – assoRinnovabili aveva chiesto in più occasioni che l’obiettivo per le rinnovabili non fosse inferiore al 30%, considerando i tanti vantaggi che la produzione di energia verde ha saputo offrire e offrirà al nostro Paese in termini di emissioni evitate di CO2, minori danni alla salute dei cittadini, incremento di PIL e occupazione. La stessa Commissione ha stimato che con un obiettivo per le rinnovabili al 30% si potrebbero avere al 2030 fino a 1.300.000 posti di lavoro in più in Europa, mentre con un obiettivo limitato al 27% se ne avrebbero solo 700.000: perché rinunciare a 600.000 occupati? Senza trascurare inoltre l’aspetto strategico che le rinnovabili possono rivestire in termini di security of supply per l’Unione Europea, fattore particolarmente rilevante in seguito ai recenti sviluppi geopolitici, sia a Est che a Sud dell’Unione Europea».

Fonte: ecodallecitta.it

Sdoganati gli aiuti di Stato per il nucleare

La Commissione Ue uscente consentirà al governo Britannico di fornire aiuti di Stato per la costruzione di un nuovo reattore nucleare a Hinkley, assicurando alla Edf un prezzo garantito per un periodo di 35 anni, superiore a quello attualmente corrente nel Regno Unito.nucleare_impianto_inghilterra

La Commissione Europea uscente “regala” al colosso dell’energia francese un grande business mascherandolo da affare per i contribuenti. Ha infatti deciso che finanziare con soldi pubblici impianti nucleari non va contro le regole e quindi ha autorizzato aiuti di Stato per un impianto nucleare da 16 miliardi di sterline nel Somerset, a Hinkley. Alla Bbc il commissario europeo ha persino dichiarato che “in questo modo diminuiranno le bollette dei cittadini”, dimenticandosi di spiegare che i soldi dalle tasche dei cittadini verranno prelevati comunque, anche se in altre maniere, per garantire finanziamenti pubblici a Big Energy. “Considero la decisione della Commissione Ue del tutto inaccettabile – dichiara Monica Frassoni, coordinatrice di Green Italia e co-Presidente del Partito Verde Europeo – una scelta che va contro le stesse politiche decise da Bruxelles riguardanti gli aiuti di Stato per le imprese del settore energetico. Il nucleare dovrebbe essere escluso automaticamente dagli aiuti di Stato. Questa scelta evidenzia invece come la Commissione, sempre più indecisa, se non addirittura contraria, nel sostegno economico allo sviluppo delle energie rinnovabili, spalanca ora la porta a ingenti sussidi al nucleare. Allo stesso modo, lo sviluppo dell’efficienza energetica si vede sfavorito con un limite di aiuti di Stato al 60% sul costo totale degli investimenti, mentre non ci sono limiti per il CCS (Carbon Capture and Storage, tecnologia ancora non operativa e molto costosa). La decisione è un vero e proprio passo indietro sulla strada  della transizione energetica della quale ha bisogno l’Europa “.

Fonte: ilcambiamento.it

Conferenza Regioni. Mobilità ciclistica. Ruolo di coordinamento nazionale alla Puglia

Si è insediato a Roma il gruppo di lavoro nazionale “mobilità ciclistica” all’interno del coordinamento interregionale tecnico della Commissione infrastrutture, mobilità e governo del territorio della Conferenza delle Regioni. La Puglia è stata la più votata al ruolo di coordinamento delle Regioni380641

Si è insediato a Roma il gruppo di lavoro nazionale “mobilità ciclistica” all’interno del coordinamento interregionale tecnico della Commissione infrastrutture, mobilità e governo del territorio della Conferenza delle Regioni. La Puglia è stata la più votata al ruolo di coordinamento delle Regioni. Gli altri candidati erano la Provincia autonoma di Trento e la Regione Abruzzo. La quasi totalità delle Regioni e delle Province autonome ha aderito al tavolo, segno che il tema è molto sentito dalla pluralità di amministrazioni regionali.  L’assessore alla mobilità sostenibile Giovanni Giannini, dichiara: “Siamo innanzitutto soddisfatti che, all’interno della Conferenza delle Regioni, si sia insediato il gruppo di lavoro nazionale sulla mobilità ciclistica. Le Regioni avvertivano da tempo la necessità di parlarsi e di confrontarsi su aspetti della mobilità ciclistica ancora marginali sia a livello normativo che finanziario, e di poter, quindi, condividere proposte e soluzioni. Siamo ovviamente compiaciuti che la Regione Puglia sia stata la più votata al ruolo di coordinamento nazionale”.

Cinque i sottogruppi di lavoro individuati e i relativi responsabili: segnaletica e standard tecnici di sicurezza (Provincia di Trento), mobilità urbana, pianificazione, mobility management, intermodalità (Regione Emilia Romagna), mappatura e georefenziazione degli itinerari, utilizzo dei sedimi ferroviari dismessi (Regione Toscana), programmazione e finanziamenti (Regione Liguria), rete nazionale di percorribilità ciclistica (Regione Puglia).

 

Fonte: ecodallecitta.it

Sicurezza alimentare, abbassati i livelli massimi accettabili delle sostanze tossiche

La commissione del Codex Alimentarum abbassa i livelli massimi accettabili per piombo, arsenico, farmaci e pesticidi nei prodotti alimentari.

La Commissione del Codex Alimentarum si è riunita a Ginevra, in luglio, per adottare una serie di norme che hanno abbassato i livelli massimi accettabili di piombo nel latte artificiale e nell’arsenico nel riso. Questa commissione – nata nel 1963 per iniziativa dell’Organizzazione per l’Alimentazione e l’Agricoltura delle Nazioni Unite (FAO) e dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) – ha il compito di sviluppare standard alimentari uniformi, linee guida e codici, a livello globale, per la promozione di un cibo più sicuro e nutriente. Quattro sono gli ambiti principali delle decisioni prese alcune settimane fa. Innanzitutto il Codex Alimentarius ha raccomandato che il latte artificiale non abbia un contenuto di piombo superiore a 0,01 mg per kg, uno standard dimezzato rispetto al precedente di 0,02 mg per kg. Questo per tutelare i neonati dagli effetti negativi che il piombo può arrecare al cervello e al sistema nervoso. Viene introdotto, per la prima volta, un livello massimo di arsenico nel riso standardizzato in 0,2 mg per kg. L’esposizione prolungata a questa sostanza può provocare lesioni tumorali e alla pelle, nonché diabete, malattie cardiache e danni al sistema nervoso del cervello. L’arsenico è presente in quantità elevate in alcune regioni e il riso risulta particolarmente esposto poiché la sua coltivazione necessità di grandi quantità di acqua che rischia di essere contaminata. Divieto assoluto, invece, per alcuni farmaci veterinari che contengono sostanze vietate (cloramfenicolo, verde malachite, carbadox, furazolidone, Nitrofural, clorpromazina, stilbeni e olaquinadox) i cui residui possono finire nella catena alimentare, in carne, latte, uova e miele. Valori massimi sono stati ritoccati anche nell’impiego di pesticidi per l’agricoltura (con un limite massimo di 0,02 mg per kg per il diserbante diquat che si utilizza sulle banane o sui chicchi di caffè), mentre è stato adottato un nuovo codice d’igiene per minimizzare la contaminazione delle spezie nelle fasi di produzione.mais1-586x439

Fonte:  Food Safety News

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Troppo arsenico nelle acque del Lazio: l’Ue “boccia” l’Italia

Le deroghe concesse dalla Commissione Europea erano vincolate a richieste che sono state disattese e che hanno portato all’apertura di una procedura di infrazione. C’è troppo arsenico nelle acque italiane, ina maniera specifica in quelle del Lazio. La Commissione Ue ha aperto una procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia per la contaminazione dell’acqua da arsenico e fluoro, una situazione che continua a non essere risolta nonostante la concessione di tre deroghe di tre anni ciascuna. I valori limite previsti dalla direttiva Ue sulle acque potabili non vengono rispettati in 37 zone. L’Italia, come tutti i Paesi dell’Unione europea, ha l’obbligo di controllare e testare. La Commissione Ue ha aperto una procedura d’infrazione contro l’Italia per la contaminazione dell’acqua da arsenico e fluoro, in particolare nel Lazio, ancora irrisolto nonostante la concessione di tre deroghe di tre anni ciascuna. I valori limite previsti dalla direttiva Ue sull’acqua potabile non sono ancora rispettati in 37 zone. L’Italia, come tutti i Paesi Ue, ha l’obbligo di controllare l’acqua destinata al consumo umano, in base a 48 parametri microbiologici e chimici e indicatori. Nel caso vengano riscontrati nell’acqua livelli elevati di arsenico o di altri inquinanti, gli Stati membri possono derogare per un periodo limitato di tempo ai valori limite fissati dalla direttiva, purché ciò non presenti un potenziale pericolo per la salute umana e l’approvvigionamento delle acque destinate al consumo umano nella zona interessata non possa essere mantenuto in nessun altro modo. Negli ultimi anni l’emergenza arsenico in Lazio ha creato notevoli disagi, con i casi limite di comuni che hanno dovuto fare ricorso alle autobotti. L’Italia ha già usufruito del numero massimo di deroghe consentito dalla normativa Ue. Bruxelles aveva richiesto che fosse assicurato l’approvvigionamento di acqua salubre destinata al consumo da parte dei neonati e dei bambini fino all’età di tre anni. Inoltre, deroghe erano subordinate poi al fatto che l’Italia fornisse agli utenti informazioni adeguate su come ridurre i rischi associati al consumo dell’acqua potabile in questione e in particolare dei rischi associati al consumo di acqua da parte dei bambini. Infine, l’Italia avrebbe dovuto attuare un piano di azioni correttive e informare la Commissione in merito ai progressi compiuti. A un anno dalla scadenza della terza deroga la direttiva continua a essere violata e in 37 zone di approvvigionamento di acqua del Lazio i valori limite di arsenico e fluoro non sono rispettati. E in conseguenza di questo fatto, come vi avevamo preannunciato alcuni giorni fa su Ecoblog, Bruxelles ha fatto partire la procedura di infrazione con l’invio di una lettera di costituzione in mora.rubinetto

Fonte:  Ansa

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Acqua pubblica: dite la vostra opinione all’Europa

E’ on line da qualche giorno la consultazione pubblica rivolta ai cittadini europei per conoscere la loro opinione in merito all’acqua potabile che bevono ogni giorno

E’ on line dal 23 giugno e fino al 23 settembre 2014 la consultazione pubblica aperta dall’Europa per conoscere l’opinione dei cittadini europei nel merito dell’acqua che usano. Nasce così la Consultazione pubblica su iniziativa dei cittadini europei nell’ambito del progetto Right2Wateraccolta dalla Commissione per migliorare l’accesso all’acqua potabile di qualità nell’UE. Dunque ecco l’occasione tanto attesa per comunicare all’Europa la propria opinione sull’acqua pubblica e per suggerire miglioramenti o interventi circa l’erogazione. L’occasione è importante poiché i risultati della consultazione serviranno per decidere se e quando rivedere la direttiva 98/83/CE sull’acqua potabile.FRANCE-WATER

Il questionario che richiede circa 15 minuti per essere compilato ha domande specifiche anche nel merito delle questioni sollevate in seno al progetto Right2Water come accessibilità al servizio e costo e che non rientrano nello specifico dell’attuale direttiva europea a che comunque saranno affrontate nel merito di altre iniziative. Il questionario peraltro è aperto sia ai cittadini, sia alle amministrazioni, organizzazioni internazionali o non governative e a tutte le parti interessate che possono inviare ai servizi della Commissione i loro pareri scritti sulle questioni anche via mail. In pratica la direttiva sull’acqua potabile, per cui si intendono tutti i tipi di acqua destinati all’uso umano e domestico serve a proteggere la salute umana e dunque anche dell’ambiente da ogni forma di contaminazione garantendo che il prezioso liquido che sgorga dai rubinetti sia di qualità, salubre e pulito.

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Fonte: ecoblog.it

Sacchetti, la Commissione Ambiente del Parlamento Europeo approva la proposta di direttiva anti-monouso

La proposta di direttiva europea volta a limitare il consumo dei sacchetti di plastica monouso e più leggeri è stata approvata dalla Commissione Ambiente del Parlamento Europeo con 46 voti a favore 8 contrari e 8 astenuti378426

La proposta di direttiva europea volta a limitare il consumo dei sacchetti di plastica più leggeri è stata approvata dalla Commissione Ambiente dell’Unione Europea con 46 voti a favore 8 contrari e 8 astenuti.  L’Europa riconosce dunque ai Paesi membri la possibilità di scegliere il mezzo a loro più congeniale per raggiungere gli obiettivi di riduzione (50% della quantità consumata nel 2010 entro tre anni e 80% entro cinque anni). Per evitare distorsioni e aggiramenti della direttiva è previsto che i sacchi riutilizzabili non possano costare meno dei sacchi usa e getta.
Inoltre non potranno essere usati sacchi ultrasottili del tipo frutta e verdura per asporto merci.
Attraverso un differenziale di prezzo viene riconosciuto il contributo dei sacchi biodegradabili e compostabili nel migliorare qualità e quantità del rifiuto organico raccolto in modo differenziato: in questa logica, i sacchi frutta e verdura sotto i 10um dovranno essere biodegradabili e compostabili entro 5 anni dall’applicazione della direttiva.
L’Italia potrà mantenere la sua legge, che, come affermano i sostenitori della plastica biodegradabile e compostabile, ha già portato il consumo di shopper usa e getta da circa 180000 ton del 2010 a circa 90000 del 2013 con una riduzione dell’ordine del 50% ed ha migliorato qualità e quantità del rifiuto organico creando un vero e proprio modello di raccolta differenziata che funziona allo stesso modo in aree a bassa ed alta densità di popolazione come Milano.

Leggi la nota ufficiale della Commissione Ambiente del Parlamento Europeo:Environment MEPs clamp down on wasteful plastic carrier bags

Commenti:

Francesco Ferrante, Vicepresidente del Kyoto Club: “La proposta della Commissione Europea lascia libertà ai paesi membri di adottare misure per la riduzione dell’impiego degli shopper in plastica ed eventuali restrizioni relative alla loro commercializzazione e ora quindi non ci sono più alibi per non applicare le sanzioni a chi si ostina a commercializzare sacchi non conformi alle regole europee di biodegradabilità e compostabilità. La scelta della Commissione conferma che il modello italiano, che ha già ridotto il consumo di shopper usa e getta da circa 180000 ton nel 2010 e circa 90000 nel 2013, con una riduzione del 50% e un miglioramento della qualità e quantità del rifiuto organico, può essere davvero un modello per tutta l’Europa nel comune raggiungimento degli obiettivi fissati dalla bozza votata ieri dalla Commissione ambiente: 50%, rispetto al 2010, entro i tre anni dall’entrata in vigore della nuova Direttiva e, successivamente, l’80% entro cinque anni rispetto alla media europea”.
Stefano Ciafani, Legambiente: “Se fino al 2010 – aggiunge Ciafani – l’Italia era il primo paese europeo per consumo di sacchetti di plastica usa e getta, con una percentuale di consumo pari al 25% del totale commercializzato in Europa, con l’entrata in vigore nel 2011 della legge contro gli shopper non compostabili, in soli tre anni la nostra Penisola è riuscita a dimezzare questa percentuale tracciando le basi per una strategia integrata sulla corretta gestione dei rifiuti, sulla riduzione della plastica, sulla tutela e la salvaguardia dell’ambiente marino e della biodiversità. Ma ancora si può fare molto per combattere in tutta Europa i sacchetti di plastica. Ci auguriamo che il Parlamento Europeo approvi in tempi brevi la Direttiva sugli shopper per continuare tutti insieme la battaglia sulla riduzione delle buste in plastica”.

Fonte: ecodallecittà

Mais ogm: si cerca il compromesso

Il mais ogm 1507 della Pioneer pende come una spada di Damocle sulle teste dei cittadini e dei consumatori europei. Mercoledì 12 febbraio la Commissione Europea avrebbe dovuto autorizzarne la coltivazione ma, visti i “mal di pancia” di ben 23 stati su 28, il commissario europeo Tonio Borg prende tempo.pannocchie_ogm_mais_pioneer

Martedì il Consiglio Europeo non aveva raggiunto la maggioranza qualificata per fermare il mais ogm 1507 della Pioneer a causa del sì di soli 5 Paesi; teoricamente dunque, in assenza di un espresso parere contrario degli Stati membri, la Commissione sarebbe costretta a dare il via libera. Ma il commissario Tonio Borg ha preso tempo per cercare di raggiungere un compromesso che permetta almeno a ciascuno di decidere per sé.
I paesi che hanno votato sì sono stati Spagna, Regno Unito, Svezia, Finlandia ed Estonia, aiutati dalle decisive astensioni di Belgio, Portogallo, Repubblica Ceca e Germania. Quindi se anche voi mal digerite l’idea di dovervi mangiare per forza ogm, potete sempre iniziare a boicottare tutti i prodotti che provengono da questi Stati.
Borg ha ribadito che “la richiesta di concedere l’autorizzazione alla coltura risale al 2001, 13 anni fa. Da allora ci sono stati sei pareri positivi dell’Efsa e due sentenze della Corte di giustizia che ci impongono di decidere”; in assenza di una diversa disposizione del Consiglio Ue, che non c’è stata, “dovremo dare l’assenso”.
Sui tempi però in cui il via libero sarà dato formalmente Borg si tiene vago: “abbiamo aspettato tredici anni…”. Il suo obiettivo è di mettere in condizione gli Stati ad approvare un’altra direttiva, la “proposta coltivazioni”, secondo la quale l’autorizzazione verrebbe data ma si lascerebbe agli Stati la possibilità di negarla sul proprio territorio, permettendo quindi a ognuno di decidere per sé. “Abbiamo già fissato una discussione nel Consiglio Agricoltura del 3 marzo” ha annunciato Evangelos Venizelos a nome della presidenza di turno Greca.
La discussione potrebbe richiedere ancora altri mesi e arrivare addirittura al semestre di presidenza italiano, ovvero dopo le elezioni. “Penso che quella direttiva sia estremamente importante perché concede la possibilità di decidere per sé” ha dichiarato il ministro degli Affari europei Enzo Moavero Milanesi al termine del Consiglio. L’Italia è contraria all’autorizzazione alla coltivazione ma ora sostiene la proposta di compromessoIl problema vero è che non può esistere compromesso, in quanto la contaminazione è un fatto e la coesistenza un’utopia. Le coltivazioni ogm contaminano per decine e decine di chilometri tutto quanto intorno.
“Nonostante le proprietà miracolistiche propagandate dalle grandi multinazionali che producono Ogm, sono rimasti solo cinque su ventotto i Paesi (Spagna, Portogallo, Repubblica Ceca, Slovacchia e Romania) a coltivare Ogm nell’Unione Europea, con appena 129mila ettari di mais transgenico MON810 piantati nel 2012” ha scritto in una nota la Coldiretti secondo cui “sarebbe assurdo e contrario allo spirito comunitario un eventuale via libera della Commissione Europea alla coltivazione del mais 1507”. Dello stesso parere Greenpeace secondo cui l’approvazione da parte dell’esecutivo di Bruxelles di questa coltivazione sarebbe “illegale”. “La Commissione non può ignorare le preoccupazioni scientifiche, politiche e giuridiche espresse dalla grande maggioranza dei paesi, di due terzi del Parlamento europeo e supportate dalla maggior parte dei cittadini europei” ha dichiarato Marco Contiero, policy director per le politiche agricole dell’Ong.

Fonte: il cambiamento

Quel Gene di Troppo
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Mais ogm: decisione rinviata

La Pioneer aveva chiesto di coltivare il mais 1507 nel 2011. Ma il consiglio europeo non ha deciso e la patata bollente passa alla Commissione. Intanto però solo 5 paesi europei su 28 sono d’accordo per dare l’autorizzazione.maisogmpioneer

La Pioneer aveva chiesto di coltivare il mais 1507 nel 2011. La Commissione l’ha proposto dopo una serie di test e valutazioni tecniche di impatto che aveva portato l’Efsa ad adottare conclusioni positive seppur tra mille polemiche e critiche. Secondo il servizio giuridico del Consiglio la Commissione sarebbe obbligata ad adottare la proposta non essendo i ministri stati in grado di raccogliere una maggioranza qualificata a favore o contro. In realtà però un voto del Consiglio non c’è stato, di qui lo spazio, secondo alcuni ministri, per poter anche ritirare la proposta. Domani la questione sarà discussa dai commissari che dovranno pronunciarsi. Il Consiglio Ue infatti non è riuscito a trovare una maggioranza qualificata a favore o contro l’autorizzazione alla coltivazione del mais geneticamente modificato 1507. Dopo un acceso dibattito fra i 28, la presidenza greca ha interrotto la procedura di voto rinviando quella che è stata definita una «patata bollente» alla Commissione europea che ha ora 24 ore di tempo per decidere se autorizzare la coltivazione del mais oppure ritirare la proposta. La prima richiesta di autorizzazione per il mais 1507 risale al 2001. Durante il dibattito, l’Italia ha confermato la sua posizione contraria all’autorizzazione, con il ministro Enzo Moavero Milanesi che ha invitato la Commissione a «riflettere sulla possibilità di ritirare la proposta se non c’è una maggioranza qualificata fra gli Stati». In tutto, dei 28 paesi solo 5 si sono espressi a favore del Mais 1507 (Spagna, Regno Unito, Svezia, Estonia e Finlandia), 4 hanno annunciato di volersi astenere (Germania, Belgio, Repubblica Ceca e Portogallo) e 19, compresa l’Italia, hanno espresso l’intenzione di votare contro l’autorizzazione. Il presidente di turno Evangelos Venizelos, sentito il parere giuridico secondo cui la Commissione può «finchè non sono avviate le procedure di voto» decidere di emendare o addirittura ritirare la proposta, ha sospeso il voto rinviando la decisione finale all’esecutivo. Il Commissario alla Salute e sicurezza alimentare Tonio Borg aveva però preannunciato l’intenzione e, in un certo senso, l’obbligo della Commissione di autorizzare la coltivazione dell’Ogm: «ci sono stati in questi 13 anni ben 6 pareri favorevoli dell’Efsa (l’autorità sulla sicurezza alimentare Ue, ndr) e, in assenza di una decisione politica dei 28, la Commissione deve basarsi sui pareri tecnici».

Fonte: il cambiamento

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