Orti urbani: oltre un milione di mq, come nella seconda guerra mondiale

In Italia si ritorna a una superficie pari a quella raggiunta settant’anni fa, in epoca bellica. Sono 21 milioni gli hobby farmer che coltivano regolarmente o saltuariamente un orto161587058-586x390

1,1 milioni di metri quadri di orti urbani comunali, la decrescita felice conquista giovani e anziani di tutta Italia. La crisi porta frutta e verdura alle stelle? E allora viva l’autoproduzione che fa bene alla salute e allo spirito. Sempre più comuni italiani mettono a disposizione piccoli appezzamenti di terreno adibiti alla coltivazione ad uso domestico, all’impianto di orti e al giardinaggio ricreativo. Secondo i dati di un’analisi di Coldiretti presentata al Castello Sforzesco di Milano nell’ambito di Cibi d’Italia sarebbero addirittura 21 milioni gli hobby farmer italiani che dedicano parte del loro tempo alla cura dell’orto. Non è soltanto un fatto di risparmio e salubrità, è anche e soprattutto il ricavarsi un’isola appassionatamente analogica nella frenesia digitale dei nostri tempi. A Venaria Reale (To) un imprenditore ha deciso di affittare la sua proprietà creando 400 lotti di orto da 90 mq. Subito è stato deriso o guardato come un pazzo. Poi quando gli sono piovute addosso 1600 richieste chi rideva ha smesso e ha iniziato a prenderlo sul serio. Le coltivazioni non hanno scopo di lucro e sono assegnate in comodato ai cittadini richiedenti che le utilizzano per prodotti destinati al consumo familiare. Oltre a rappresentare un aiuto per le famiglie in difficoltà, concorrono a preservare le aree verdi interstiziali fra le aree edificate che sarebbero destinate all’abbandono e al degrado. Secondo un sondaggio dell’Istat quasi la metà dei comuni capoluoghi di provincia (44%) ha previsto orti urbani nelle proprie aree verdi. L’area in cui questa tendenza è più forte è sicuramente il Nord Ovest con il 72% di capoluoghi “attivi” in questo senso, se al Nord Est si scende al 60%, al Centro gli orti sono presenti nel 41% delle città. Al Sud ne sono dotati solo Napoli, Andria, Barletta  e Palermo. Si torna indietro di settant’anni, ai victory garden di Stati Uniti e Regno Unito, nei quali venivano coltivati 1,5 milioni di “allotments” che facevano fronte al 10% della richiesta di cibo. Anche in Italia molti parchi divennero terreno utile per le coltivazioni, come il Parco del Valentino che nel 1911 aveva ospitato l’Esposizione Universale e trent’anni dopo divenne orto dei torinesi. Persino Piazza Venezia e il Foro Romano vennero trasformati in granai nel bel mezzo della capitale. Ora una nuova epoca di crisi ha dato nuova linfa all’agricoltura cittadina, spiazzando persino chi aveva profetizzato l’ascesa dell’agricoltura di prossimità e della filiera corta. Più corta di così… basta andare sul balcone!

Fonte:  Coldiretti

Coldiretti: 300mila visitatori a Cibi d’Italia 2013. L’incontro sulle cascine di Milano

Grande successo della 3 giorni milanese di Cibi d’Italia, organizzata da Coldiretti e Fondazione Campagna Amica, dal 3 al 5 maggio, al Castello Sforzesco di Milano. Decine di migliaia i visitatori agli stand di aziende agricole, produttori locali agro-alimentari, agriturismi. L’incontro col Comune e l’Associazione Cascine Milano sui casolari agricoli pubblici da recuperare e la loro funzione cruciale per Expo 2015download

In trecentomila per Cibi d’Italia, prova generale per l’Expo 2015, l’evento organizzato quest’anno a Milano. Questi i numeri comunicati da Coldiretti. “Dentro questa iniziativa c’è un’idea di modello di sviluppo diverso per il Paese che possiamo percorrere tutti, ed è ciò che dobbiamo raccontare a Expo 2015, questa straordinaria Italia che c’è”. Lo ha sottolineato, il presidente della Coldiretti, Sergio Marini, nel corso del suo intervento a Cibi d’Italia, la manifestazione promossa con Fondazione Campagna Amica al Castello Sforzesco di Milano. Una tre-giorni di iniziative che ha visto la partecipazione di oltre trecentomila visitatori, assieme a centocinquanta aziende accreditate ma che, soprattutto, ha rappresentato una prova generale in vista dell’Expo 2015, il grande evento internazionale in programma nel capoluogo lombardo nel quale, ha puntualizzato Marini “dopo il percorso che abbiamo fatto fare all’agricoltura italiana pensiamo di dovere e potere avere un ruolo da protagonisti”.  “Se anche gli altri settori dell’economia iniziassero a recuperare da quello che abbiamo di unico ed esclusivo e, pertanto, inimitabile, e su quello costruissero una traiettoria di futuro – ha aggiunto Marini -, questa sarebbe l’Italia che si proietta nel mondo,un’Italia che fa leva e perno sul territorio e lì trova la risorse”. Ma, secondo Marini, l’Expo 2015 può rappresentare l’occasione anche per raccontare“tutte le contraddizioni che stanno intorno al cibo, che è un bene comune,contraddizioni globali che ci dovrebbero fare indignare, poiché non è più accettabile che il cibo sia considerata una merce come un’altra”.

Fonte: eco dalle città

La crisi fa tagliare la spesa: per gli italiani meno carne e frutta

Sempre meno vendite per carne, frutta, ortaggi e formaggi, 3,7 milioni di italiani vengono assistiti con pacchi alimentari e pasti gratuiti nelle mense140742743-586x369

La crisi economica continua a ridurre la spesa degli italiani e dopo i beni voluttuari, da almeno un anno si è cominciato a tagliare anche sulla borsa della spesa. I dati del primo trimestre 2013 sul mercato interno sono un verdetto pesante per l’industria alimentare, per agricoltori e allevatori. Senza la forte crescita dell’export, probabilmente, accadrebbe quanto sta accadendo in altri comparti economici. Il dato più eclatante è il -7% della carne bovina, probabilmente uno stop sul quale ha inciso, oltre alla crisi, anche lo scandalo della carne di cavallo. Ma il carrello della spesa degli italiani si è svuotato di un -4% di frutta, di un – 3% di ortaggi, di un – 7% di grana padano e di un – 3% di parmigiano reggiano. Secondo Coldiretti, sempre più italiani fanno la spesa al discount con un aumento del 9%: dunque gli italiani sono stati costretti a cambiare le proprie abitudini di spesa sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo. Proprio riguardo la qualità c’è un dato che non può passare inosservato: il raddoppio delle importazioni nell’ultimo decennio (27,3 milioni di chili nel 2012) con fenomeni come l’import di similgrana e altri alimentari “taroccati”. Nel bollettino della crisi c’è un 9% in più di famiglie che hanno chiesto aiuto per mangiare con un totale di ben 3,7 milioni di persone assistite con pacchi alimentari e pasti gratuiti nelle mense (contro i 2,7 milioni del 2010 e i 3,3 milioni del 2011). Si tratta di dati desunti dal Piano nazionale di distribuzione degli alimenti agli indigenti che ha evidenziato come molte famiglie siano cadute in povertà e vi siano bambini e anziani che hanno difficoltà a garantirsi la sussistenza alimentare.

Fonte:  Coldiretti

Tabacco a km zero per dribblare la crisi: salvati oltre 50mila posti di lavoro

Nei campi di Toscana, Umbria, Veneto e Campania, il tabacco continua a dare lavoro a più di 50mila persone153439289-586x390

Toscana, Veneto, Umbria e Campania, le quattro regioni “tabacchicole”, continuano a essere la spina dorsale della produzione italiana di tabacco, la prima come quantitativi esportati di tutta Europa. A mettere in salvo questo mercato che conta 50mila addetti concentrati nelle quattro regioni del Centro-Sud è stata l’innovativa formula del “Km zero”. Negli scorsi giorni circa mille agricoltori si sono ritrovati a Napoli per celebrare l’anniversario della collaborazione raggiunta fra Coldiretti e Philip Morris Italia che in tempi recenti ha rilanciato la competitività del tabacco italiano sul mercato nazionale. Si tratta di traguardi importanti, specialmente al cospetto di un mercato illecito del tabacco con dimensioni, purtroppo, rilevanti e di fronte a una disoccupazione endemica. In Italia (dati 2010) la filiera del tabacco dà lavoro a circa 200mila persone: 53mila nella coltivazione, 140mila nelle rivendite al dettaglio, 5500 nella prima lavorazione, 740 nella manifattura, 2700 nella rivendita all’ingrosso. L’idea originaria era stata appunto questa, rendere il settore più sostenibile, attuando per la prima volta la formula “Km zero” nel tabacco e riportando il margine dove il valore aggiunto viene generato, ossia nei campi, ha dichiarato, illustrando lo spirito dell’incontro di Napoli, Eugenio Sidoli, presidente e amministratore delegato di Philip Morris Italia. L’apprezzamento per la collaborazione trova una sponda in Sergio Marini, presidente di Coldiretti: L’accordo con Philip Morris Italia ha permesso di rendere la tabacchicoltura più sostenibile e più competitiva ma soprattutto ha offerto una prospettiva al settore in una ottica di miglioramento dell’efficienza di filiera in cui la Coldiretti è fortemente impegnata.

Fonte:  Coldiretti

 

Cascine Aperte 2013, appuntamento di Primavera

Dove: Milano, Castello Sforzesco e 20 cascine milanesi1744

Appuntamento primaverile delle cascine milanesi aperte ai cittadini (sabato 4 e domenica 5 maggio). Incontri ed iniziative al Castello Sforzesco e in 20 aziende agricole. Con Associazione Cascine Milano e Coldiretti

L’appuntamento con Cascine Aperte nel 2013 raddoppia: anche in primavera, oltre l’autunno, due giorni per conoscere le cascine di Milano e Monza e scoprire come i temi di EXPO siano già oggi attivi a Milano. Lo promuove l’Associazione Cascine Milanesi, nata per promuovere il recupero delle cascine urbane e periurbane, sia dal punto di vista architettonico che da quello funzionale, insieme a Coldiretti.

Nell’ambito della “due giorni”:

Domenica 5 maggio, alle ore 17.00 in Cascina Caldera (zona QuintoRomano, via Novara), il convegno: “EXPO: Quale futuro per i giovani agricoltori a Milano?”, ad ingresso libero.

Sempre domenica 5, al Castello Sforzesco, alle ore 16.30, “Cittadini e cascine – la manifestazione di interesse per 16 cascine pubbliche di Milano”, sulla procedura avviata dal Comune di Milano tra ottobre 2012 e gennaio 2013. L’incontro, al quale dovrebbe partecipare l’assessore all’Urbanistica De Cesaris, per fare il punto sui 70 progetti presentati da cittadini e associazioni per il recupero delle 16 cascine in disuso.

Vedi qui il programma completo

Fonte: eco dalle città

Carne di cavallo: Coldiretti lancia l’allarme sulla carne olandese

Il grossista dei Paesi Bassi era stato coinvolto nello scandalo della carne di cavallo1628990681-594x350

Coldiretti lancia l’allarme sulla carne bovina proveniente dall’Olanda: nel 2012, infatti, sono state ben 65mila le tonnellate di carne bovina fresca, refrigerata o congelata importate dai Paesi Bassi. Il commento di Coldiretti fa seguito alla decisione dell’autorità olandese per la sicurezza alimentare (Nvwa) di chiedere il ritiro di 50mila tonnellate di carne bovina vendute nell’Unione Europea da un grossista coinvolto nello scandalo della carne di cavallo. La decisione giunge dopo l’allarme lanciato dalla BBC sulla presenza di carne non identificata in cibi da asporto e soprattutto dopo che indiscrezioni – non confermate da alcuna analisi – sull’utilizzo di carne di cane e di gatto proveniente dalla Spagna e rivenduta in Olanda per la preparazione di prodotti per l’alimentazione animale ma anche come ingrediente di carne macinata per polpette. L’allerta resta alta su tutti i fronti, negli scorsi giorni anche Ikea ha dovuto ritirare dal mercato l’ennesima  partita di prodotti alimentari: dopo le polpette e le torte al cioccolato anche la carne di alce è risultata “contaminata” da quella di maiale. Coldiretti sottolinea come quest’escalation di ritiri metta a nudo l’insufficienza delle misure prese dall’Unione Europea per fronteggiare uno scandalo senza precedenti frutto di “un giro vorticoso di partite di carne che si spostano da un capo all’altro dell’Europa attraverso intermediazioni poco trasparenti che favoriscono il verificarsi di frodi ed inganni, a danno delle imprese e dei consumatori”. Fra le soluzioni proposte da Coldiretti vi sono interventi strutturali come l’obbligo di indicare la provenienza degli alimenti in etichetta, in modo da rendere maggiormente consapevoli i consumatori e trasparente la filiera che termina sulle nostre tavole.

Fonte: Coldiretti

Cibo made in Italy: è boom sui mercati esteri. E la crisi diventa un’opportunità

Il cibo italiano piace sempre di più e, in tempi di crisi, fuori dai confini nazionali, diventa ciò che l’alta moda, le auto di lusso e i prodotti di design sono stati in passato: un sistema di business.

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Nonostante l’erosione di quote di mercato generate dall’italian sounding, ovverosia dal cibo italiano taroccato, dal Parmesan statunitense ai formaggi Asiago prodotti nel Wisconsin (dove sì ci sono belle montagne e vacche floride, ma siamo abbastanza lontani dagli altipiani veneti), l’industria alimentare italiana è l’unica che fa segnare un segno positivo. E che segno! Un incremento da record del 5,7% con una particolarità non trascurabile: quella di essere l’unico comparto produttivo con il segno più. Le buone notizie vengono soprattutto dall’Oriente dove il cibo italiano è un “cult”, tanto quanto lo sono gli abiti di Valentino e Armani, anch’essi vittime di pesanti azioni di plagio e contraffazione. I numeri provengono da un’analisi di Coldiretti sulla base dei dati Istat relativi al fatturato dell’industria italiana nel gennaio 2013: a fronte di una diminuzione generale del 3,4% e di una diminuzione del 5,5% del mercato interno, l’export cresce dell’1,2% e la spesa per gli alimentari del 5,7% (comprendendo mercato interno ed estero). Non c’è da stupirsi, dunque, se qualcuno chiede una poltrona di ministro per personaggi come Carlin Petrini e Oscar Farinetti che con Slow Food ed Eataly hanno avuto l’intuizione di promuovere il cibo italiano nel mondo. Come il turismo anche l’enogastronomia non è delocalizzabile, ma in questo particolare momento storico mentre il primo annaspa, il secondo conquista quote di mercato sempre più vaste. In gennaio l’export alimentare ha fatto registrare un + 8,7%, risultato che conferma il trend 2012, annata chiusa con un fatturato di 31,8 miliardi di euro per il settore agroalimentare. Il vino è naturalmente il prodotto più esportato con un valore di 4,7 miliardi di euro, seguito da ortofrutta, pasta e olio di oliva, vale a dire gli alimenti base della dieta mediterranea. L’Italia vince sul mercato globale anche grazie al primato continentale in termini di sicurezza alimentare, visto che soltanto lo 0,3% dei prodotti presenta tassi di residui chimici oltre i limiti consentiti. E quando accade gli sforamenti sono comunque cinque volte inferiori alla media europea, dove il tasso di irregolarità è dell’1,5%. Controlli della qualità e strategie di marketing e in un panorama che gioca al risparmio (vedi lo scandalo della carne di cavallo) diventano i punti cardine per trasformare la crisi in opportunità. Mentre all’estero la concorrenza abbassa la guardia, il cibo e il vino italiani di qualità si lanciano alla conquista del mondo.

Fonte: Coldiretti

 

Bibite gassate: il succo della questione

Siamo l’Italia del buon vino, certo, ma nel nostro Paese si bevono anche parecchie bibite: 23 milioni di italiani consumano bevande gassate e 6,5 milioni (quasi un italiano su dieci) dichiara di farlo regolarmente.

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L’indagine Censis-Coldiretti prende spunto da uno studio condotto in occasione dell’American Heart Association’s Epidemiology and Prevention/Nutrition, Physical Activity and Metabolism 2013 in corso di svolgimento a New Orleans nel quale si stima che 183mila morti l’anno, in tutto il mondo, siano da collegarsi al consumo di bibite zuccherate: 133 mila a causa del diabete, 44mila per malattie cardiovascolari e 6 mila per tumore. Un allarme globale che in Italia ha trovato terreno fertile in Coldiretti, la quale ha chiesto che venga resa immediatamente operativa la legge Balduzzi già approvata dal parlamento e che prevede l’aumento obbligatorio della quantità di succo dal 12 al 20% nelle bibite. Con questo aumento, secondo Coldiretti, in Italia dovrebbero consumarsi 200 milioni di arance in più all’anno. L’allarme sul consumo delle bibite è amplificato dall’abbandono dei principi base della dieta mediterranea che comprende, naturalmente, anche il consumo di agrumi. Arance, pompelmi, mandarini e limoni, sono veri e propri serbatoi di vitamine, mentre le bibite a base di agrumi degli agrumi hanno spesso solamente il colore (ottenuto grazie ai coloranti) e il sapore, ma non l’essenza visto che meno di un ottavo della bevanda (il 12%, appunto) è succo di frutta. La scorsa estate il Ministro Renato Balduzzi aveva anche proposto l’introduzione di un contributo straordinario, a carico dei produttori di bevande analcoliche con zuccheri aggiunti ed edulcoranti, di 7,16 euro ogni 100 litri immessi sul mercato, di 50 euro ogni 100 litri per i produttori di superalcolici. La proposta, però, non era stata accolta in Parlamento, lasciando comunque soddisfatto il ministro dimissionario che sottolineò – all’inizio di settembre – come il dibattito avesse comunque contribuito a far emergere nell’opinione pubblica una maggiore consapevolezza riguardo alle problematiche connesse al consumo dei cosiddetti “junk drink”.

Fonte: Coldiretti

 

Commissione Europea: proposta di sospendere per due anni l’uso dei pesticidi nocivi per le api.

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La Commissione Europea ha presentato ieri agli Stati Membri la proposta di sospendere per due anni l’uso di alcuni pesticidi particolarmente nocivi per le api.  Si tratta di tre neonicotinoidi, per il loro utilizzo sulle colture di mais, colza, girasole e cotone, nella forma di sementi conciate, uso in formulazione granulare e in spray.

«La proposta della Commissione Europea è un primo e positivo passo avanti per affrontare gli effetti nocivi dei pesticidi sulle api, ma non basta. Queste sostanze sono fonte di problemi per gli insetti impollinatori anche quando vengono utilizzati in colture diverse da quelle menzionate dalla proposta della Commissione. Bisogna proseguire le indagini sul campo» dichiara Federica Ferrario, responsabile campagna Agricoltura Sostenibile di Greenpeace.

Secondo l’Unep (Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente), l’84 per cento delle principali colture europee dipende dall’impollinazione degli insetti, capitanati dalle api. Le api sono le principali responsabili dell’impollinazione di centinaia di specie di piante, sia coltivate che selvatiche. La mancata impollinazione potrebbe avere conseguenze serie sulla perdita di biodiversità.

«I neonicotinoidi elencati della proposta europea sono già oggetto di specifico bando temporaneo in Italia, ma solo per le sementi conciate. Ora è necessario estendere il divieto anche all’uso in formulazione granulare e in spray» conclude Ferrario.

Il declino delle api è solo uno dei sintomi di un sistema agricolo che, basato sull’uso intensivo di prodotti chimici e al servizio degli interessi di multinazionali potenti come Bayer e Syngenta, ha fallito l’obiettivo di garantire una produzione abbondante tutelando al tempo stesso l’ambiente. È necessario quindi un cambio radicale nella direzione di un’agricoltura di stampo sostenibile.

 

Fonte: QuotidianoLegale

 

Agricoltura: nel 2012 boom di star up al femminile

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In controtendenza con i dati sull’imprenditoria italiana crescono le aziende guidate da donne. Nel 2012 sono nate 102.391 imprese al femminile che hanno fatto salire a 1.424.743 il numero complessivo nei più disparati settori produttivi. L’analisi condotta da Coldiretti sui dati Unioncamere al 31 dicembre 2012 evidenzia come il 16% delle imprese femminili operi nell’agricoltura, nei servizi di alloggio e ristorazione.

Si tratta di un dato molto interessante specialmente se si considera che in ambito giovanile (under 35) il 2013 è iniziato con 22.373 imprese in meno rispetto a dodici mesi prima, pari a un -3%: la quota delle imprese giovanili in agricoltura è scesa all’11,4% del totale.

Tirando le fila della sua analisi Coldiretti sottolinea come l’aumento dell’imprenditoria femminile abbia dato un nuovo impulso al settore in termini di innovazione e creatività: dalle attività legate alla lavorazione del prodotto agricolo in loco allo sviluppo di agriturismi e bed and breakfast, dagli agriasili alle fattorie adibite alla pet-therapy e alla didattica, dalle adozioni di piante e animali online alle agrigelaterie, si sono moltiplicate le attività parallele o connesse all’agricoltura e all’allevamento.

La sfida di coniugare le esigenze del mercato con quelle della salute e della qualità della vita ha accresciuto il numero di aziende agricole a conduzione femminile tanto da raggiungere un 29% che rappresenta un dato superiore alla media. Ed è proprio nelle attività più innovative e multifunzionali che le imprese in rosa hanno dimostrato una spiccata attitudine all’adattamento a un mercato liquido e in costante evoluzione.

Fonte:ecoblog