Oscar Green 2014, ecco i 7 vincitori del premio di Coldiretti

Coldiretti ha assegnato 7 Oscar Green a altrettanti giovani agricoltori che hanno sviluppato soluzioni intelligenti che puntano alla sostenibilità ambientale. Oscar Green 2014 quest’anno ha premiato 7 soluzioni intelligenti e rispettose dell’ambiente. Il consueto appuntamento di Coldiretti dunque è stata anche l’occasione per evidenziare, attraverso il Premio Oscar Green, come i giovani agricoltori italiani siano assolutamente al passo con i tempi rispetto all’innovazione e alle soluzioni smart. Ecco dunque premiate idee come le api sentinelle o le chips di pane, o ancora l’afrodisiaco dei Maya che si propongono già come prodotti innovatovi anti crisi.  Ma ecco nel dettaglio i vincitori degli Oscar Green 2014.coldiretti-oscar-green-620x350

Coltivare microalghe

Questo progetto si è aggiudicato l’Oscar Green 2014 nella categoria Ideando. Arriva dal Veneto e l’ideatore è Matteo Castioni che ha progettato la coltivazione di microalghe Spiruline e Haematococcus usate per la cosmetica, o come integratori e ricostituenti nelle diete ipocaloriche perché particolarmente ricche di proteine sali minerali e antiossidanti naturali. Le microalghe sono usate però anche in agricoltura grazie alla ottima resa come fertilizzanti naturali: con soli 5 grammi di microalghe si fertilizza un ettaro di terreno. Matteo ora progetterà impianti per la produzione casalinga di microalghe.

Le chips di pane ai mille sapori

Per la Categoria Esportare il territorio, ha conquistato l’Oscar Green 2014 l’idea di Domenico D’Ambrosio che ha proposto sottili sfoglie di pane, le chips appunto, aromatizzate ai mille sapori mediterranei: dall’olio d’oliva extravergine al formaggio. Queste panatine di grano, una sottilissima sfoglia di semola di grano duro, sono altamente digeribili. Queste chips saranno presto esportate negli Stati Uniti.

La canapa, stupefacente in cucina

Psquale Polosa si aggiudica l’Oscar Green 2014 nella categoria Stile e cultura d’impresa. Ebbene dai suoi 10 ettari di terreno coltivato a canapa da cui ricava olio, farina destinati all’alimentazione umana e ricchi di proprietà nutritive ma anche fibra che viene impiegata per produrre tessuti materiale per la bioedilizia.

Api sentinelle nella Terra dei fuochi

Sono le api, le sentinelle naturali, scelte da Salvatore Sorbo, giovane apicoltore campano a monitorare l’inquinamento nella Terra dei Fuochi. Infatti, le sue arnie partecipano al progetto Cara Terra, che prevede il biomonitoraggio dell’ambiente messo a punto dalle Università di Napoli e del Molise. Infatti ogni ape è in gradi controllare circa 7 chilometri quadrati di territorio e volando di fiore in fiore non catturano solo polline, ma anche PM10. Così sono poi analizzate dagli esperti che raccolgono così preziose informazioni sullo stato dell’inquinamento ambientale. Spiega Salvatore Sorbo:

Il loro lavoro è l’indagine più attendibile che possa esistere. Più di quanto gli strumenti classici di rilevamento possano raccontare.

Le api di salvatore sono sanissime e non hanno subito danni dall’inquinamento e i suoi prodotti sono tra i più apprezzato in Italia.

Fragole volanti con carta d’identità

E’Guglielmo Stagno D’alcontres a aggiudicarsi il premio Oscar Green 2014 per la categoria Campagna Amica grazie alla coltivazione di fragole in serre alimentate da pannelli fotovoltaici. Le piantine di fragola, poi sono coltivate grazie a orti sospesi e ogni pianta è certificata grazie anche a un QR code che ne ricostruisce la filiera produttiva.

Il pecorino che piace al cuore

Per la Categoria in filiera si aggiudica l’Oscar Green 2014, il pecorino anticolesterolo. L’idea è di Carlo Santarelli che nel suo caseificio e con la collaborazione delle Università di Pisa e Cagliari hanno realizzato la semplice rivoluzione che rende il pecorino un alimento anticolesterolo: è stata cambiata l’alimentazione delle pecore rendendola più sana. Le pecore brucano il lino e l’alimentazione è integrata con olio di soia: tutto qui. I risultati sono sorprendenti poiché le pecore sono più sane e il formaggio ha qualità migliori. Il consorzio ricerca allevatori che si convertano a questa nuova filosofia di produzione del formaggio. MENZIONE SPECIALE” PAESE AMICO”

La libertà dell’orto anche in carcere

Veniamo, infine alla menzione speciale che è stata assegnata al carcere di Capanne a Perugia. Qui c’è un orto di dodici ettari, il frutteto, l’oliveto, quattro serre e l’allevamento di polli con il macello aziendale. Qui alcuni ospiti scontata la pena hanno chiesto di rimanere a lavorare e per questo a Perugia questa struttura è motivo di orgoglio. Come ricordano gli organizzatori di questo progetto:

Se carcere vuol dire rieducazione, metti un orto nella cella e l’obiettivo è a portata di mano.oscargreen-620x350

Foto | Manuel Lombardi Le Campestre @ facbook

Fonte: ecoblog.it

Stop all’aranciata senza arance: la legge che salva 10mila ettari di agrumeti

Finalmente approvata alla Camera la norma che obbliga le aziende produttrici di aranciata a una percentuale minima di succo di frutta del 20%. Mai più aranciata senza arance in Italia: è stata infatti approvato in via definitiva dal Parlamento l’articolo 17 della legge comunitaria che obbliga i produttori di bibite ad aumentare la percentuale di succo dal 12 al 20% del prodotto finito. L’approvazione nell’Aula della Camera della legge comunitaria contiene numerose norme che daranno una mano al Made In Italy: non solo lo stop all’aranciata annacquata, ma anche l’obbligo del tappo antirabbocco per i contenitori di olio extra vergine di oliva in tutti i pubblici esercizi, affinché si evitino frodi ed inganni.Grande la soddisfazione di Coldiretti, in prima fila nel dibattito per l’approvazione della norma:“È stata sconfitta la lobby delle aranciate senza arance che pretendeva di continuare a vendere acqua come fosse succo”, ha dichiarato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo. Se l’8% di differenza sembra poco basta pensare che grazie a questa nuova norma verranno venduti e spremuti 200 milioni di chili di arance in più: sono infatti 23 milioni le persone che consumano bibite gasate e succhi di frutta. I benefici saranno diffusi e non riguarderanno solamente i produttori: aumentare la percentuale di arance rappresenta un passo concreto per migliorare la qualità dell’alimentazione e per far fronte a malattie connesse all’obesità. Dati alla mano l’aumento della percentuale potrebbe salvare diecimila ettari di agrumeti italiani con un’estensione di circa 20mila campi da calcio. Calabria e Sicilia le due regioni che gioveranno maggiormente di questa piccola grande riforma che dimostrano come la politica, nei rarissimi casi in cui riesce a svincolarsi dalle logiche clientelari, possa davvero dare un aiuto concreto a economia, ambiente e salute. E fornire ai produttori un compenso più equo dei 3 centesimi che arrivano attualmente agli agricoltori su ogni litro di aranciata venduto a 1,3 euro nei supermercati.161734222-586x395

Fonte: Coldiretti

© Foto Getty Images

Etossichina: frutta tossica dalla Spagna, Coldiretti chiede controlli sulle pere

Coldiretti avverte i consumatori della presenza in Italia di 22 milioni di chili di pere contaminate provenienti dalla Spagna.Etossichina, è questa la molecola che ha scatenano l‘allarme di Coldiretti lanciato dalle pagine del loro portale e che riguarda le pere provenienti dalla Spagna. L’Etossichina è un prodotto usato per la frigoconservazione delle pomacee nel nostro caso le pere e usato per contrastare il riscaldo molle. In pratica il frutto viene conservato grazie all’etossichina in frigorifero fino alla primavera successiva e che impedisce che sulla superficie delle pere si formi una parte di riscaldo, ossia la parte annerita dovuta al freddo. In Europa l’etossichina è stata vietata in molti Stati membri, dal 2011 è vietata in Italia mentre in tanti altri, tra cui la Spagna e il Portogallo sono state adottate deroghe il che appunto ci porta ad avere sui nostri banchi vendita pere trattate con questa molecola considerata tossica per la salute umana e soprattutto per il fegato. Spiega Roberto Moncalvo presidente di Coldiretti:

E’ allarme in Italia per la presenza di frutta spagnola “tossica” perché trattata con una sostanza pericolosa per la salute utilizzata per allungarne la conservazione anche durante il trasporto. Una misura necessaria per tutelare la salute dei consumatori e difendere i produttori italiani dalla concorrenza sleale. Il Governo si adoperi a livello comunitario per la definizione di norme che siano comuni a tutti gli Stati Membri. La Spagna è il principale fornitore di frutta in Italia con un valore delle importazioni che è aumentato del 5 per cento nel 2013 per un totale di 478 milioni di chili dei quali ben 22 milioni di chili sono rappresentati da pere sulle quali nel Paese iberico è consentito l’utilizzo della molecola tossica. L’uso di questo formulato per il trattamento della frutta è infatti ancora ammesso in Spagna sulle pere destinate ad essere vendute anche in Italia nonostante siano state sollevate rilevanti criticità relative al valore degli attuali residui rispetto al rischio per la salute degli utilizzatori e dei consumatori, da parte delle autorità scientifiche.86541122-620x350

Da dove nasce la polemica sollevata da Coldiretti? Proprio ieri il ministero per l’Ambiente e quello per la Salute si sono espressi con il definitivo divieto dell’etossichina in Italia:

I ministeri della Salute e dell’Ambiente, sulla base di un’ampia e documentata istruttoria e tenendo conto in particolare delle determinazioni formulate dall’Istituto Superiore di Sanità, hanno escluso di poter consentire il ricorso all’uso eccezionale della molecola ‘etossichina’, già utilizzata per consentire la conservazione per lungo periodo della frutta. Sono state, infatti, sollevate rilevanti criticità relative al valore degli attuali residui rispetto al rischio per la salute degli utilizzatori e dei consumatori. Vista la prioritaria necessità di garantire il massimo livello di sicurezza, i due dicasteri hanno ritenuto inammissibile concedere anche in via temporanea alcuna possibilità di uso in deroga. La decisione di alcuni Stati membri come la Spagna, che escludendo caratteristiche di tossicità ha ammesso l’uso del formulato per il trattamento della frutta, crea – spiegano Salute e Ambiente – un problema di concorrenza sleale per le imprese del ‘Made in Italy’ e soprattutto un pregiudizio per la salute che diventa necessario rimuovere attraverso l’immediata definizione di un percorso comune tra tutti gli Stati membri.

Evidentemente qualcuno aveva richiesto di poter tornare a utilizzare questa molecola in deroga. Forse a causa dell’embargo della Russia ai prodotti ortofrutticoli europei e dunque italiani?

Coldiretti dunque arriva ai ferri corti con la Spagna (e anche con il Portogallo che pure usa l’etossichina) e accusa lo stato mebro Ue di concorrenza sleale. Perciò consiglia ai consumatori italiani di verificare i attraverso l’etichetta il Paese di origine delle pere che andiamo a acquistare. Ma mi chiedo: se fosse stata concessa la deroga all’uso dell’etossichina all’Italia, Coldiretti avrebbe sollevato la medesima polemica?

© Foto Getty Images

Fonte: ecoblog.it

Vendemmia 2014: forse la più scarsa dal 1950

Una primavera e un’estate anomale hanno condizionato il ciclo della viticoltura da nord a sud, con un calo della produzione che Coldiretti stima in un – 15%. La ricchezza e la qualità dei raccolti vinicoli si basano su un perfetto equilibrio fra sole pioggia, l’estate 2014 con i mesi di luglio agosto più piovosi degli ultimi decenni sarà la più povera del secolo e secondo l’allarme lanciato negli scorsi giorni da Coldiretti potrebbe essere addirittura la più scarsa dal 1950 a oggi. Naturalmente il crollo della produzione e l’impennata dei costi per le aziende potrebbero far aumentare i costi per i consumatori. Secondo le stime di Coldiretti il calo dovrebbe essere del 15%: dai 49,6 milioni di ettolitri del 2013 ai 41 milioni di ettolitri di quest’anno. Se i dati di questa previsione dovessero essere confermati, l’Italia perderà il primato europeo che finirà Oltralpe: secondo le stime del ministero dell’agricoltura francese la produzione del 2014 dovrebbe essere di 47 milioni di ettolitri. La maggiore sofferenza si verificherà al Sud con punte del 30% in Sicilia, ma anche nel settentrione le prospettive sono tutt’altro che rosee. Toscana, Umbria, Marche e Lazio dovrebbero cavarsela meglio. Le pessime condizioni meteo della stagione estiva, con temperature nettamente al di sotto della media e piogge persistenti hanno inciso negativamente sui raccolti delle regioni settentrionali, mentre nel Meridione i danni sono stati causati soprattutto da una primavera più rigida del previsto, dopo un inverno mite che aveva anticipato la fioritura dei vigneti. Le anomalie climatiche hanno costretto i viticoltori a far fronte a una serie di emergenze. In molte zone l’eccessiva umidità ha favorito l’attacco di funghi che hanno richiesto una quantità di interventi sanitari e agronomici. Grandinate e inondazioni hanno fatto il resto concorrendo in maniera importante all’aumento dei costi di produzione. I viticoltori sono abituati alla variabilità dei raccolti, ma un -15% sulla produzione complessiva nazionale è dato che va ben oltre le negatività “fisiologiche”, si tratta di un evento eccezionale, tanto da dover tornare indietro di 64 anni per trovare un’annata di raccolto così scarsa. Il probabile aumento delle tariffe dovrebbe tradursi in una contrazione dei consumi, coerentemente con quanto avvenuto negli ultimi cinquant’anni con un consumo che è passato da 70 a 36-37 litri pro capite all’anno e che continua a diminuire di un -1% ogni anno.Bold Italian Dinner Hosted By Scott Conant, Amanda Freitag, Debi Mazar & Gabriele Corcos - Food Network South Beach Wine & Food Festival

Fonte:  Coldiretti

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Riso italiano in crisi: chiesti dazi per arginare l’“invasione” asiatica

Dall’inizio della recessione a oggi, un’azienda di riso su cinque ha chiuso i battenti e l’esplosione delle importazioni da Cambogia e Birmania rischia di acuire la crisi

Cresce la protesta fra i risicoltori italiani per la concorrenza sleale del riso di importazione proveniente dall’Estremo oriente. L’Italia è ancora il primo produttore europeo di riso su di un territorio di 216mila ettari, ma la situazione sta precipitando anche a causa di un regime speciale a favore dei Paesi meno avanzati che ha abolito i dazi della tariffa doganale per tutti i prodotti provenienti da tali nazioni, tranne le armi e le munizioni. Questo regime, conosciuto come Eba (Everything But Arms), ha dato uno straordinario impulso alle importazioni di riso provenienti dai Paesi meno avanzati verso l’Europa. Nel dossier reso pubblico di recente da Coldiretti alcune cifre delineano la crisi della risicoltura nazionale. Innanzitutto c’è il +754% di import di riso proveniente da Cambogia e Birmania nei primi tre mesi del 2014, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Un dato che desta preoccupazione anche per il sistema di allerta rapido europeo (RASFF) ha effettuato quasi una notifica a settimana per riso e prodotti derivati di provenienza asiatica, per la presenza di pesticidi non autorizzati e assenza di certificazioni sanitarie. Grazie all’Eba il riso asiatico arriva in Italia a un prezzo riferito al grezzo inferiore ai 200 euro a tonnellata, pari a circa la metà di quanto costa produrlo in Italia nel rispetto delle norme sulla salute, sulla sicurezza alimentare e ambientale e dei diritti dei lavoratori. Gli effetti di questa concorrenza sleale sulla produzione nazionale sono anch’essi nelle cifre. Dall’inizio della crisi a oggi un’azienda di riso su cinque ha chiuso i battenti e in questo 2014 la situazione sta precipitando con la perdita di posti di lavoro. Nonostante la produzione nazionale, come detto in precedenza, continui a mantenere la leadership continentale, per il 2014 si prevede una perdita di 30 milioni di euro e una riduzione del 13,6% del volume di consegne di riso di varietà indica. Le riduzioni di ordini più consistenti sono verso Francia, Polonia e Paesi Bassi, proprio i tre paesi nei quali sono esplose le importazioni di riso cambogiano e birmano. Migliaia di agricoltori sono in allarme, molti di loro sono già scesi in piazza. Qualche giorno fa a Torino, in piazza Castello, è stata costruita una finta risaia sullo sfondo di Palazzo Reale, per sensibilizzare la cittadinanza. Martedì 15 luglio la manifestazione della Coldiretti si trasferirà a Roma, dove una rappresentanza dei coltivatori e il presidente Moncalvo incontreranno il Ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martina per fare il punto della situazione e trovare una soluzione alla crisi della risicoltura italiana.

 

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Fonte:  Coldiretti

Veleni nel piatto: la classifica dei cibi più contaminati

Oltre il 61% degli alimenti analizzati è risultato contenere una percentuale di prodotti tossici oltre la soglia di legge: è quanto emerge dal rapporto di Coldiretti che ha analizzato i cibi più contaminati. E quelli peggiori vengono dall’estero.alimenti_contaminati

Con il 61,5 per cento dei campioni risultati irregolari per la presenza di residui chimici è il peperoncino proveniente dal Vietnam il prodotto alimentare meno sicuro in vendita in Italia che, nel corso del 2013, ne ha importato ben 273.800 chili per utilizzarlo nella preparazione di sughi tipici come l’arrabbiata, la diavola o la puttanesca piccante e per insaporire l’olio o per condire piatti senza alcuna informazione per i consumatori. E’ quanto emerge dal Dossier “La crisi nel piatto degli italiani nel 2014”,  presentato dalla Coldiretti anche con una esposizione della “Classifica dei cibi piu’ contaminati”, elaborata sulla base delle analisi condotte dall’Agenzia europea per la sicurezza alimentare (Efsa) nel Rapporto 2014 sui Residui dei Fitosanitari in Europa. Un pericolo legato al fatto che, sotto la pressione della crisi, è sostenuto – sottolinea la Coldiretti – il commercio di surrogati, sottoprodotti e aromi artificiali, oltre che di alimenti a basso costo ma a rischio elevato come dimostra il fatto che le importazioni agroalimentari in Italia hanno raggiunto la cifra record di 39 miliardi di euro nel 2013 con un aumento del 20 per cento rispetto all’inizio della crisi nel 2007. Se nella maggioranza del peperoncino dal Vietnam esaminato è stato trovata la presenza in eccesso di difenoconazolo, ma anche di hexaconazolo e carbendazim che sono vietati in Italia sul peperoncino, a preoccupare – continua la Coldiretti – è anche l’arrivo sul territorio nazionale nel 2013 di 1,6 milioni di chili di lenticchie dalla Turchia che, secondo l’Efsa, sono  irregolari in un caso su quattro (24,3 per cento) per residui chimici in eccesso e delle arance dall’Uruguay che  presentano il 19 per cento dei campioni al di sopra dei limiti di legge per la presenza di pesticidi  come imazalil  ma anche di fenthion, e ortofenilfenolo vietati in Italia. Nella classifica dei prodotti piu’ contaminati elaborata alla Coldiretti ci sono anche le melagrane dalla Turchia (40,5 per cento di irregolarità), i fichi dal Brasile (30,4 per cento di irregolarità) , l’ananas dal Ghana (15,6 per cento di irregolarità), le foglie di the dalla Cina (15,1 per cento di irregolarità) le cui importazioni nei primi due mesi del 2014 sono aumentate addirittura del 1.100 per cento, il riso dall’India (12,9 per cento di irregolarità) che con un quantitativo record di 38,5 milioni di chili nel 2013 è il prodotto a rischio più importato in Italia, i fagioli dal Kenia (10,8 per cento di irregolarità) ed i cachi da Israele (10,7 per cento di irregolarità). Si tratta di valori preoccupanti per un Paese come l’ltalia che può contare su una produzione Made in Italy con livelli di sicurezza da record con un numero di prodotti agroalimentari con residui chimici oltre il limite di appena lo 0,2 per cento che sono risultati peraltro inferiori di nove volte a quelli della media europea (1,6 per cento di irregolarità) e addirittura di 32 volte a quelli extracomunitari (7,9 per cento di irregolarità), sulla base delle elaborazioni Coldiretti sulle analisi condotte dall’Efsa e del piano coordinato europeo dei controlli sui residui fitosanitari. Un pericolo che colpisce ingiustamente soprattutto quanti dispongono di una ridotta capacità di spesa a causa della crisi e sono costretti a rivolgersi ad alimenti a basso costo dietro i quali spesso si nascondono infatti ricette modificate, l’uso di ingredienti di diversa qualità o metodi di produzione alternativi. Dall’inizio della crisi – ricorda la Coldiretti – sono piu’ che triplicate in Italia le frodi a tavola con un incremento record del 248 per cento del valore di cibi e bevande sequestrati perché adulterate, contraffate o falsificate sulla base della preziosa attività svolta dai carabinieri dei Nas dal 2007 al 2013. “In questo contesto è importante la decisione annunciata dal Ministro della Salute, On. Beatrice Lorenzin, di accogliere la nostra richiesta di togliere il segreto e di rendere finalmente  pubblici i flussi commerciali delle materie prime provenienti dall’estero per far conoscere anche ai consumatori i nomi delle aziende che usano ingredienti stranieri per poi magari parlare di Made in Italy nelle pubblicità”, ha sottolineato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel precisare che “in un momento difficile per l’economia dobbiamo portare sul mercato  il valore aggiunto della trasparenza e lo stop al segreto sui flussi commerciali con l’indicazione delle aziende che importano materie prime dall’estero è un primo passo che va completato con l’obbligo di indicare in etichetta l’origine degli alimenti”.

 

LA CLASSIFICA DEI CIBI PIU’ CONTAMINATI

PRODOTTO                    PAESE DI PROVENIENZA                         IRREGOLARITA’ IN %

1) Peperoncino                            Vietnam                                                       61,5

2) Melagrana                               Turchia                                                        40,5

3) Frutto della passione               Colombia                                                     25,0

4) Lenticchie                                Turchia                                                        24,3

5) Arance                                     Uruguay                                                      19,0

6) Ananas                                    Ghana                                                         15,6

7) Foglie di Tè                             Cina                                                             15,1

8) Riso                                         India                                                            12,9

9) Fagioli                                      Kenya                                                         10,8

10)  Cachi                                    Israele                                                         10,7

Fonte: Elaborazione Coldiretti su dati Efsa

Tratto: il cambiamento.it

I 10 cibi più contaminati nella classifica di Coldiretti sono tutti esteri

Coldiretti ha presentato oggi a Napoli il dossier La crisi nel piatto degli italiani nel 2014 dove ha svelato la Classifica dei cibi più contaminati che però sono tutti di provenienza estera

Secondo la Classifica dei cibi più contaminati presentata oggi da Coldiretti a Napoli nell’ambito del dossier La Crisi nel Piatto 2014 ci sono molti alimenti che consumiamo convinti che siano sani ma che risultano inquinati da pesticidi. La lista presentata da Coldiretti prende spunto dalle analisi effettuate nel 2011 su 79.035 campioni di 647 tipi differenti di alimenti per cui si sono ricercati 900 i pesticidi e ne sono stati rilevati 400 in quantità misurabili.

Per EFSA il monitoraggio ha dato risultati più che positivi, come rileva Teatro Naturale:

Sulla base dei risultati dei programmi di monitoraggio 2011, l’EFSA ha concluso che non esiste alcun rischio a lungo termine per la salute dei consumatori tramite la dieta per il 99% dei 171 pesticidi valutati.

Restano fuori due pesticidi il dieldrin e eptacloro il cui uso è stato vietato da tempo ma la cui presenza è rilevata ancora a causa dell’uso storico, dell’elevata persistenza delle molecole e della loro capacità di bioaccumulo, per cui risultano ancora presenti nella catena alimentare. I paesi più virtuosi sono stati Cipro, Malta, Bulgaria, Portogallo, Slovenia, Islanda, Lussemburgo, Francia, Belgio, Regno Unito, Estonia, Repubblica Ceca, Austria , Grecia e Spagna per cui il tasso medio di contaminazione riscontrato è stato dello 0,9%. Per Coldiretti l’arma di difesa principale del consumatore consiste nell’etichetta e perciò chiedono al ministro della Salute Lorenzin di accelerare le norme sulla tracciabilità in etichetta così da mostrare in trasparenza l’intera filiera produttiva e distinguere cos’è che è tipico dell’Italia e ciò che non lo è.

  1. Peperoncino dal Vietnam il cui 61,5% di campioni analizzati è risultato contaminato da residui di esaconazolo, carbendazim e difenoconazolo. In Italia ne sono arrivati 273.800 chili usati nella preparazione dei sughi
  2. Basilico Vietnamita riscontrate irregolarità nel 59,5 % di campioni analizzati a causa di residui di clorpirifos, carbendazim e esaconazolo
  3. Okra dall’ India irregolare per il 43,3% a causa di residui di acefato, monocrotophos e endosulfan
  4. riso dall’India 12,9% di irregolarità nei campioni
  5. fagioli dal Kenya 10,8% di irregolarità
  6. i cachi da Israele (10,7% di irregolarità
  7. melagrana dalla Turchia 40,5%
  8. fichi dal Brasile 30,4%
  9. Ananas dal Ghana (15,6%)
  10. foglie di te dalla Cina 15,1% di irregolarità

Coldiretti però omette che gli alimenti in cui è stato riscontrato il più alto tasso di LMR Livelli massimi di residui sono:

spinaci (6,5%), i fagioli con baccello (4,1%), le arance (2,5%), i cetrioli (2,1%) e il riso (2%) riso, carote (1,6 %) , mandarini (1,4 %) e pere (1,1%) Gli alimenti con le più basse percentuali di eccedenza degli LRM sono la farina di frumento (0,3%) e le patate (0,6%).

Jose Tarazona che dirige l’unità Pesticidi dell’EFSA ha detto:

La relazione dell’Unione europea sui residui di pesticidi negli alimenti dimostra che le percentuali di conformità ai limiti rimangono estremamente alte, ossia al di sopra del 97% per il terzo anno consecutivo. Il ruolo che l’EFSA svolge in questo programma costituisce una parte fondamentale delle attività su base continua dell’Autorità nel settore dei pesticidi per salvaguardare la salute dell’uomo, degli animali e dell’ambiente. È peraltro importante riconoscere il contributo significativo dato dalle autorità nazionali, che ogni anno raccolgono e analizzano decine di migliaia di campioni alimentari.

Fonte: Efsa, Teatro naturale
Foto | Coldiretti @ facebook

Via della Spiga (di grano). In 100mila al Farmers’ Market in centro a Milano

 

Il Farmers’ Market di domenica nelle vie della moda di Milano, 100mila i visitatori secondo le stime di Coldiretti. Nell’iniziativa sono state coinvolte oltre cento aziende agricole da tutta la Lombardia379201

Oltre centomila persone. E’ questa la stima di Coldiretti sui visitatori che domenica 18 maggio, dalle 9 alle 19 hanno visitato il più grande farmers’ market all’aperto di Milano, nelle vie del quadrilatero della moda, da piazza San Babila a via Senato, lungo Corso Venezia, incrociando via della Spiga. Nell’iniziativa sono state coinvolte oltre cento aziende agricole da tutta la Lombardia. Miele, frutta, verdura, formaggi, vini, marmellate, fiori, biscotti, creme naturali, alcuni dei prodotti offerti ai consumatori. Oltre ai punti di ristoro con piatti freddi e caldi, gli atleti di una una task force dei “Mastini del grana” si sono sfidati per le Olimpiadi del cibo. Il tutto nell’ambito della quarta tappa del Lombardia Expo Tour, organizzato dalla Coldiretti Lombardia in collaborazione con la Regione.

“Abbiamo offerto a Milano l’occasione di trovare i prodotti del territorio prendendoli direttamente dalle mani degli agricoltori – ha spiegato Ettore Prandini, Presidente della Coldiretti Lombardia – perché è recuperando il rapporto diretto fra produttori e consumatori che si comprende appieno l’importanza dell’indicazione d’origine e di una chiara identificazione della provenienza della materie prime per garantire ai cittadini piena consapevolezza di quello che acquistano e quindi una vera libertà di scelta.”

Fonte: ecodallecittà.it

Italian sounding: dal Barolla al Montecino il vino taroccato invade i mercati

Sui mercati emergenti i vini contraffatti dilagano, limitando un business che potrebbe essere superiore agli attuali 5 miliardi di euro

Cinque miliardi di euro, questo il giro d’affari del vino italiano nel mondo. Un export che nel 2013 ha fatto registrare un + 7% rispetto al 2012. Ma questa cifra potrebbe essere decisamente superiore senza la concorrenza sleale dei vini taroccati che vengono prodotti e venduti con nomi che evocano quelli della grande tradizione italiana. A Vinitaly, l’importante kermesse enologica in corso di svolgimento a Verona, Coldiretti ha esposto gli esempi più eclatanti dell’italian sounding ovverosia del fenomeno di contraffazione dei prodotti doc e dop italiani. Dribblare le norme vigenti a danno della produzione italiana è piuttosto semplice: basta proporre un nome “evocativo” su mercati non evoluti e a clienti che non riconoscono la differenza fra un Barolla e un Barolo, fra un Vinoncella e un Valpolicella, fra un Cantia e un Chianti, fra un Montecino e un Montalcino. I wine kit per il vino fai da te con i quali autoprodurre Lambrusco, Gewurztraminer, Frascati, Sangiovese o Primitivo, arrivano da Canada, Stati Uniti e Svezia e vengono venduti con tanto di marchi Doc’s. Uno dei più grandi produttori di wine kit, Vinecowine vende i kit di Verdicchio, Chianti, Barolo, Amarone, Valpolicella. La società fa capo a Andrew Peller, il secondo produttore vinicolo del Canada.

L’Italia non può tollerare che nell’Unione Europea del rigore nei conti si permetta che almeno venti milioni di bottiglie di pseudo vino siano ottenuti da polveri miracolose contenute in wine kit che promettono in pochi giorni di ottenere le etichette più prestigiose,

ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo.

Al di là delle frodi e delle contraffazioni, l’altro grande problema è dato dal fatto che le normative europee non consentono l’aggiunta di acqua come avviene, peraltro, in altri stati del nuovo mondo, come il Sud Africa. Oltre ai già citati Barolla, Vinoncella e Cantia, la lista dei vini taroccati esposti nei padiglioni 6 e 7 è allungata da dal Barbera bianco prodotto in Romania, dal Chianti californiano, dal Bordolino in versione bianca e rossa, al Mersecco e al Kressecco. Ci sono poi il Marsala sudamericano, Il Fernet Capri prodotto in Argentina. Proprio sui mercati emergenti, dove non si è ancora affermata una cultura del vino e in cui i consumatori non hanno gli strumenti adeguati per riconoscere il vero made in Italy, per i truffatori si aprono praterie. Tocca alle istituzioni e alla politica mettersi al lavoro per limitare i danni e permettere al made in Italy di massimizzare i profitti di una produzione enologica unica al mondo.Bold Italian Dinner Hosted By Scott Conant, Amanda Freitag, Debi Mazar & Gabriele Corcos - Food Network South Beach Wine & Food Festival

Fonte: Coldiretti

Foto © Getty Images

Agromafia, un business da 14 miliardi di euro

Le organizzazioni criminali controllano tutta la filiera, dalla produzione al consumo, distruggendo il mercato libero e l’economia legale159252467-586x390

Dai ristoranti all’autotrasporto, dalle mozzarelle ai terreni agricoli, in Italia il business dell’agromafia tocca ormai i 14 miliardi di euro. Nel tessuto economico indebolito dalla recessione le organizzazioni criminali trovano terreno fertile per ampliare il loro raggio d’azione. Agricoltura e alimentare sono considerati settori strategici negli investimenti della malavita, proprio perché, nelle fasi di crisi, il cibo è l’ultima voce di spesa a essere tagliata. In molti territori mafiacamorra e ‘ndrangheta controllano la distribuzione e, molto spesso, anche la distribuzione di latte, carne, mozzarella, caffè, zucchero, acqua minerale, farina, burro, frutta, verdure e persino del pane clandestino preparato in barba a qualsiasi norma igienica e venduto a 1 euro al chilo dentro i bagagliai delle automobili. Potendo contare su un’ampia disponibilità di capitale (frutto dell’economia illegale), le agromafie possono condizionare gli organismi di controllo e muoversi più agilmente rispetto all’imprenditoria legale. Secondo Coldiretti sarebbero circa 5000 i locali di ristorazione italiani in mano alla criminalità, nella maggior parte dei casi intestati a prestanome. Quasi un immobile su quattro, fra quelli estorti alle mafie, è un terreno agricolo, a dimostrazione dell’importanza data dalle mafie all’accaparramento delle campagne. Ma è tutta la filiera a essere contagiata: oltre ai 2919 terreni confiscati, ci sono 89 aziende confiscate operanti nei settori agricoltura, caccia e silvicoltura, 15 nella piscicoltura, 173 nella ristorazione e alloggio e 471 nel commercio. Tutta la filiera, dal produttore al consumatore, è in mano all’agromafia che in questo modo riesce a controllare i territori, imporre i prezzi e distruggere il mercato legale e l’imprenditoria onesta.

Fonte: Coldiretti