Con il carpooling aziendale risparmiate in 3 mesi 30 tonnellate di CO2

In occasione della chiusura della Settimana Europea della MobilitàJojob, l’innovativo servizio di carpooling aziendale che agevola gli spostamenti casa-lavoro, fa il punto sui km condivisi e sulle tonnellate di CO2 risparmiate nell’ultimo trimestre dalle aziende che hanno attivato il servizio. Ottimi i risultati di FindomesticUnicoop FirenzeYOOX GroupIstituto Italiano di Tecnologia e Amazon.unnamed

Più di 150.000 chilometri certificati4.700 viaggi condivisi30 tonnellate di CO2 risparmiate. Questi i numeri ottenuti nell’ultimo trimestre da Jojob, l’innovativo servizio di carpooling aziendale che agevola gli spostamenti casa-lavoro, diffusi in occasione della chiusura della Settimana Europea della Mobilità.
In un anno di attività, il portale di carpooling tra pendolari è riuscita a coinvolgere oltre50 aziende, tra cui Unicoop Firenze, Heineken, Findomestic e Auchan: complessivamente Jojob ha offerto un’alternativa di trasporto nei tragitti tra la propria abitazione e il luogo di lavoro ad oltre 50.000 dipendenti in Italia. Con Jojob infatti i dipendenti della stessa azienda o di aziende limitrofe possono condividere l’auto per gli spostamenti casa-lavoro attraverso un innovativo servizio che certifica i viaggi e i risparmi ambientali ottenuti. I lavoratori possono beneficiare di un concreto risparmio economico, di un’effettiva riduzione dei tempi e dello stress, di un’alternativa ai mezzi pubblici in caso di scioperi, ritardi o imprevisti, e di possibili benefit aziendali a fronte dell’impegno ecologico. Contemporaneamente, le aziende adottano una soluzione di mobilità equa e sostenibile che gli consente di ottenere certificazioni ambientali, energetiche e di Social Responsibility. Tra le aziende più attive e attente agli spostamenti sostenibili sulla propria piattaforma, Jojob segnala Findomestic che a Firenze nell’ultimo trimestre ha coinvolto oltre 1.000 dipendenti, ottenendo l’adesione al carpooling di 361 persone. YOOX Group invece ha attivato il servizio per le sedi di Bologna e Milano e si conferma come l’azienda di grandi dimensioni con il più alto tasso di adesioni degli ultimi tre mesi, con ben il 41% di dipendenti che utilizza il servizio. Il record di CO2 risparmiata va a Unicoop Firenze con quasi 3 tonnellate in 3 mesi, mentre Amazon guida la classifica dei percorsi certificati con oltre 1.400 viaggi completati. All’Istituto Italiano di Tecnologia spetta invece il primato in termini di chilometri percorsi: più di 32.000. I premi più golosi sono stati invece quelli di Gnammo, il portale di Social Eating che offre agli utenti della rete l’opportunità di organizzare eventi culinari di Home Restaurant, che ha premiato i carpooler più virtuosi con cene speciali all’insegna della sharing economy. “L’impegno profuso da queste aziende è stato eccezionale indice di sensibilità verso la mobilità sostenibile in rapida diffusione in Italia”, commenta Gerard Albertengo, CEO di Bringme, azienda ideatrice di Jojob. “La soddisfazione più grande è vedere come queste modalità di condivisione, risparmio e rispetto dell’ambiente vadano ad estendersi in maniera sempre più capillare e concreta”. Saranno tante infatti le aziende che nei prossimi mesi sceglieranno la mobilità sostenibile e si affideranno a Jojob per promuovere il carpooling aziendale: Brembo, dimostrando grande impegno e sensibilità, ha ufficializzato l’avvio del servizio per la totalità della sue sedi, coinvolgendo gli stabilimenti di Stezzano, Mapello e Curno con oltre 3.000 dipendenti. Nella Capitale, Bnp Paribas con la sede BNL sta progettando l’attivazione del servizio, mentre su Milano è in valutazione l’avvio del servizio presso la sede di Zurich. Il sistema COOP rafforza la sua presenza con l’adesione di COOP Consorzio Nord Ovest, che sta attivando il servizio su tutte le sue sedi presenti in Liguria, Lombardia e Piemonte. Si aggiunge infine il Comune di Abbiategrasso, che ha confermato l’attivazione del servizio per i dipendenti comunali e garantito la convenzione a commercianti e aziende del territorio comunale. Roberto Cingolani, Direttore scientifico dell’Istituto Italiano di Tecnologia, afferma: “Per noi che siamo attivamente coinvolti nelle tematiche relative alla sostenibilità e all’utilizzo delle tecnologie per migliorare la qualità della vita, non può che essere una soddisfazione vedere come internamente l’utilizzo di Jojob sia stato accolto con entusiasmo, migliorando la vita di chi lavora nel nostro Istituto e aiutando l’ambiente”. Lorenza Ciacci, Direttore Marca Comunicazione e Pubblicità di Findomestic, dice: “Findomestic ha consolidato negli ultimi anni una cultura ambientale nell’assoluta convinzione che il rispetto dell’ambiente sia un valore fondamentale per indirizzare lo stile di vita di ciascuno verso un futuro ecologicamente più sostenibile. Il fatto che i dipendenti di Findomestic abbiano aderito con entusiasmo all’iniziativa Jojob testimonia come il tema della sostenibilità aziendale sia ormai diffuso nella cultura aziendale”. Emanuele Granziero, Assessore alla Viabilità del Comune di Abbiategrasso (MI), dichiara: “Il Comune di Abbiategrasso nell’ambito delle politiche di mobilità sostenibile che sta attuando negli ultimi due anni ha deciso di aderire a questo innovativo servizio di carpooling (già molto sviluppato in Europa) per gli spostamenti casa-lavoro sia per i propri dipendenti comunali che per tutte le aziende del territorio ed i cittadini che vorranno aderire all’iniziativa. Un ulteriore passo per la tutela dell’ambiente, che guarda alla nuova mobilità, il benessere del cittadino-lavoratore ed anche di risparmio economico. Un progetto all’avanguardia in continuità con le nostre politica di mobilità sostenibile che si riassumono nel motto pensare globalmente ed agire localmente”.
Chi è Jojob

Il servizio JOJOB di Bringme è un innovativo servizio di carpooling aziendale, nato con l’obiettivo di agevolare gli spostamenti casa-lavoro dei dipendenti di aziende limitrofe. JOJOB è costituito da una piattaforma web e da un’applicazione mobile. Ogni utente, dopo essersi registrato su www.jojob.it, potrà visualizzare su una mappa la posizione di partenza dei propri colleghi e dei dipendenti di aziende limitrofe alla propria, mettersi in contatto e condividere l’auto nel tragitto casa-lavoro. Con l’applicazione mobile, l’unica in grado di quantificare la reale Co2 risparmiata dopo ogni tragitto percorso in car pooling, ogni passeggero potrà certificare il tragitto effettuato, ottenendo punti trasformabili in sconti da utilizzare in locali, ristoranti, bar e palestre convenzionate, sia a livello nazionale che locale.

Fonte: agenziapressplay.it

Austria verde: stop al nucleare e largo alle rinnovabili

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Stop al nucleare e sì alle energie rinnovabili: le politiche ambientali austriache sono note da anni, come nota da tempo è la direzione intrapresa dal paese europeo in materia energetica.

“Pensiamo che questo sia un esempio di come si possa smantellare un impianto nucleare e poi riconvertirlo. Bisogna attendere un anno perché si perda il pericolo di radioattività, poi un passo alla volta si può recuperare il sito” dice Stephan Zach, portavoce del gruppo EVN, ad Askanews in merito alla centrale di “Zwentendorf” alle porte di Vienna. Costruita negli anni ’70 la centrale non è mai stata operativa perché poco prima che si mettesse in funzione gli austriaci votarono contro il nucleare con un referendum nel ’78. Da quel momento il governo austriaco cominciò ad investire molto in fonti energetiche alternative: di recente Vienna ha annunciato di aver depositato una denuncia alla giustizia europea, contro le sovvenzioni pubbliche concesse dal governo inglese per la costruzione di un reattore nucleare a Hinkley Point, in Gran Bretagna, che potrebbe essere pericoloso.

Fonte: ecoblog.it

Inquinamento: un anno di emissioni di CO2 nel timelapse della Nasa

Il video si riferisce al 2006 ed evidenza il divario abissale fra le emissioni nell’emisfero boreale e quello australe.

Il video in timelapse della Nasa sulle emissioni di CO2 nel mondo sintetizza in 190 secondi la concentrazione di anidride carbonica dal 1° gennaio al 31 dicembre 2006: le turbolenze blu si riferiscono a una bassa concentrazione (- 375ppm), quelle gialle (376-382 ppm) (383-385 ppm) e rosso scuro (più di 395 ppm) a concentrazioni più elevate. Il video rende visibile l’elemento (invisibile e inodore) che è la principale cartina di tornasole dell’inquinamento atmosferico e la principale causa dei cambiamenti climatici. L’elemento più evidente è la differenza abissale fra gli emisferi boreale e australe: i maggiori responsabili delle emissioni del mondo sono Stati Uniti, Europa e Cina, mentre Australia, Nuova Zelanda, Sud America e la parte meridionale del continente africano restano costantemente su tonalità azzurrine. Un ruolo determinante nella riduzione della concentrazione di CO2 viene svolto dalle foreste e dalle aree verdi che nella stagione calda, da maggio a novembre, catturano la CO2 per la fotosintesi. Nel video si nota come siano proprio i mesi invernali e la prima metà della primavera quelli in cui l’emisfero boreale deve far fronte alle maggiori ondate (rappresentate dai turbinii rossi) di emissioni di anidride carbonica. Dal 2006 le emissioni hanno subito un’ulteriore aumento, ma il video della Nasa è un efficace rappresentazione della situazione della nostra atmosfera e di come le emissioni di CO2 siano un indicatore delle storture del progresso.co2-586x439

Fonte:  Nasa

© Foto Getty Images

Auto a metano, spopolano sempre più in Pakistan, Iran e Cina

La domanda di veicoli e stazioni di rifornimento a metano sta crescendo costantemente in questi Paesi, e in particolare in Cina, dove il problema delle emissioni di CO2 è sempre più grave. Ma le auto a metano sono sempre più ecologiche? Occhio alla categoria…381139

La Cina potrebbe presto diventare la nazione con il maggior parco circolante di veicoli a metano al mondo. Oggi, rende noto l’Osservatorio Federmetano – la Cina, con 3,3 milioni di autovettureautobus autocarri a metano, è terza nella graduatoria mondiale dei paesi con il parco circolante di vetture a metano, dietro Pakistan Iran. Nel Paese della Grande Muraglia il grave problema relativo alle emissioni di CO2 sta incentivando la diffusione di veicoli a metano per ridurre lo smog. Per accelerare lo sviluppo del parco circolante di veicoli a metano, poi, è previsto un ulteriore incremento della rete di rifornimento, che già oggi può contare su circa 3.700 stazioni di rifornimento di metano gassoso e su circa 1.600 stazioni di rifornimento di metano liquido. “La rapida crescita prevista in Cina per il parco circolante di veicoli a metano e per il numero delle stazioni di rifornimento – dichiara Dante Natali, presidente dell’Osservatorio Federmetano – rappresenta una opportunità commerciale che l’Italia non può perdere, dal momento che il nostro Paese è leader mondiale nella tecnologie del comparto del metano per autotrazione ed esporta i suoi prodotti in tutto il mondo. Il comparto industriale del metano per autotrazione è una delle eccellenze italiane di maggior successo al mondo, ed una sua ulteriore crescita può contribuire ad accelerare la ripresa economica italiana“.
Metano: la categoria conta

Un’automobile GPL Euro0 emette 28 mg di PM10 a km percorso: relativamente poco, e praticamente la stessa quantità di un Euro4 benzina (27 mg/km). Ma vediamo gli ossidi di azoto: un Euro0 metano o gpl ne emette 2103 mg a km: più del doppio di un diesel Euro0, il nemico pubblico numero 1 di tutti i blocchi del traffico! Tutto cambia invece già a partire dagli Euro 1: un veicolo alimentato a gpl o a metano produce meno della metà delle emissioni di NOx di un diesel (360 mg/km contro 715), e il divario cresce in maniera esponenziale man mano che si sale di categoria: un Euro3 gpl produce 84 mg/km di NOx. Un Euro3 diesel 803…

Fonte: ecodallecitta.it

Agenzia Europea per l’Ambiente: CO2 nei limiti per la maggior parte delle auto. Ma lo smog?

Un nuovo rapporto dell’Agenzia Europea per l’Ambiente sottolinea come le emissioni di CO2 delle più grandi case produttrici di automobili siano ormai ampiamente al di sotto dei limiti di legge, raggiunti anche con un certo anticipo sul piano di marcia. Ma si può dire lo stesso delle emissioni di biossido d’azoto e particolato?380845

Auto europee sempre meno inquinanti per quanto riguarda le emissioni di CO2. A sostenerlo è l’ultimo rapporto pubblicato dall’Agenzia Europea per l’Ambiente Monitoring CO2 emissions from passenger cars and vans in 2013“, che evidenzia come tutte le grandi case produttrici di automobili regolari per l’uso quotidiano – niente auto da corsa, insomma – siano ormai ampiamente al di sotto dei limiti massimi previsti dalle direttive dell’Unione Europea per quanto riguarda le emissioni di anidride carbonica. Non solo: i traguardi sono stati raggiunti con largo anticipo sulle date previste per l’adeguamento. In media, le auto private per il trasporto persone emettono ad oggi – anzi, emettevano nel 2013, dunque ad oggi il dato sarà più basso – 126.7 grammi di CO2 al km. La Commissione Europea aveva previsto come termine ultimo per l’adeguamento il 2015, e il livello da raggiungere era 130 g CO2/km. Stesso discorso per van e furgoncini, il cui traguardo da raggiungere (175 g CO2/km) era fissato per il 2017, ma che già oggi producono in media 173.3 g Co2/km. Insomma, buone notizie sul fronte CO2. Dove invece di notizie buone ne arrivano poche è il versante smog. Nonostante l’enorme divario esistente tra le vecchie auto Euro0,1,2 e 3 e i modelli più recenti (qui), la crescita dei diesel, che produce meno CO2, non aiuta sul piano biossido d’azotol’inquinante più invasivo in Europa accanto al particolato sottile. In Italia come altrove i dati sulle concentrazioni di NO2 in atmosfera migliorano, seppur lentamente, ma nelle grandi città trafficate parliamo di livelli ancora molto lontani da quelli attualmente in vigore, e comunque in procinto di revisione. Nella classifica dell’ultimo Rapporto di Ecosistema Urbano (XXI) di Legambiente si legge che ben 15 città capoluogo italiane mantengono la media annuale di NO2 oltre la soglia accettabile per la salute (40 mcg/m3). Fra queste RomaTorinoTriesteMilanoMessina,PalermoGenova… insomma, quasi tutte le più popolate d’Italia e soprattutto le più dense di automobili.  Un altro elemento preoccupante per il quadro italiano è l’età del parco auto. Come recentemente evidenziato da ACI, (articolo completo qui) “In Italia è aumentata ancora l’età media del parco auto circolante più obsoleto d’Europa: l’età media delle quattro ruote è ormai di 9,5 anni; il rischio di morire in un incidente a bordo di un veicolo di 10 anni è più che doppio rispetto a una vettura di nuova immatricolazione; un Euro1 a benzina del 1993 fa registrare emissioni di monossido di carbonio superiori del 172% rispetto a un Euro4; un diesel Euro1 rilascia 27 volte il quantitativo di polveri sottili di un moderno Euro5”.

Fonte: ecodallecitta.it

Clima, le formiche ci insegnano come catturare la CO2

Una delle sfide lanciate dall’Europa riguarda la cattura della CO2 per contrastare l’eccesso di anidride carbonica nell’atmosfera, la soluzione potrebbe arrivare dalle formiche

La cattura e lo stoccaggio della CO2 era sembrata fino a qualche anno fa una soluzione praticabile della geoingegneria per contrastare i cambiamenti climatici. In sostanza era sembrata una soluzione fattibile il catturare la CO2 presente in atmosfera e immagazzinarla nel sottosuolo. Ma per Greenpeace lo stoccaggio della CO2 è una soluzione costosa e inutile poiché abbiamo già tutti i mezzi disponibili per non inquinare l’atmosfera.480526655-620x350

Lo studio condotto da Ronald Dorn dell’Arizona State University, durato 25 anni e pubblicato lo scorso 14 luglio su Geology apre una nuova prospettiva su come la cattura e lo stoccaggio della CO2 sia un fenomeno naturale e metto in atto dalle formiche che nel loro piccolo non si incazzano ma forniscono una brillante soluzione. Dorn, infatti, prende in considerazione il sistema usato dalle formiche, uno dei più potenti agenti biologici capaci di intervenire sul decadimento dei minerali. In sostanza formiche e termiti producono carbonato di calcio attraverso le radici degli alberi e la terra. Dunque la comprensione delle interazioni tra formiche e minerali potrebbe fornire una linea di ricerca su come accelerare in situ la dissoluzione della C02.

LE FORMICHE CONTADINE

Ronald Dorn scrive che su scale temporali geologiche, la dissoluzione di calcio (Ca) e magnesio (Mg) ha portato alla cattura di biossido di carbonio atmosferico (CO2) attraverso l’accumulo in calcare e dolomia, due rocce . In sostanza questo processo potrebbe essere in grado di essere geo-ingegnerizzato su larga scala e portare così alla cattura di CO2 trasformandola in calcare. Il clima della Terra si è raffreddata molto negli ultimi 65 milioni di anni probabilmente a causa del regolamento idrologico, cambiamento della vegetazione e per le interazioni legate alla tettonica, in parte mediata dalla dissoluzione di Ca-Mg che attira la CO2. Anche se speculative, spiega Dorn, i tempi di espansione nella varietà e il numero di formiche nel Paleogene e Neogene suggeriscono che potrebbero avere potenziato il fenomeno del raffreddamento. La presenza di formiche potrebbe potenzialmente rappresentare una parte del puzzle per la realizzazione del raffreddamento nel Cenozoico(la nostra era).

Fonte:  GeosocietyScience DailyScientific American

© Foto Getty Images

CO2: perché non se ne parla (quasi) più? Intervista a Gianni Silvestrini

Le emissioni di gas serra hanno raggiunto un nuovo record mondiale, ma in Italia pochi sembrano ancora interessati a parlarne. Come mai? Eco dalle Città lo ha chiesto a Gianni SIlvestrini, direttore scientifico del Kyoto Club ed esperto internazionale di energia e cambiamento climatico379359

 

Di emissioni di CO2 e cambiamento climatico, tranne alcune eccezioni come il recente allarme di Luca Mercalli, si parla meno di qualche anno fa. Eppure, i dati parlano di concentrazioni record di gas serra in atmosfera e di rischi concreti di un surriscaldamento del Pianeta e di un aumento degli eventi meteorologici estremi. Perché allora tanto disinteresse? Eco dalle Città lo ha chiesto a Gianni SIlvestrini, direttore scientifico del Kyoto Club ed esperto internazionale di energia e cambiamento climatico.

Nel quadro globale di aumento delle emissioni climalteranti (con il nuovo record della CO2 atmosferica raggiunto ad aprile), l’Europa e l’Italia devono ormai considerarsi “incolpevoli”, visti i loro risultati recenti in termini di riduzione dei gas serra?

Negli ultimi anni, la crescita della CO2 a livello globale è stata esponenziale, fino a raggiungere un ritmo del 2,8% annuo, anche se dopo gli ultimi segnali i tempi potrebbero essere finalmente maturi per una inversione di tendenza. Mi riferisco soprattutto al recentissimo annuncio di Obama, che bypassando il Congresso ha varato un decreto anti-inquinamento che prevede un taglio del 30% dell’anidride carbonica emessa dalle centrali elettriche entro il 2030, rispetto ai livelli del 2005. In questo scenario, l’Europa ha fatto buoni passi avanti, e altri ne potrà fare se i prossimi impegni al 2030, con un obiettivo del -40% che al momento sembra abbastanza condiviso, saranno all’altezza. Anche l’Italia ha visto un continuo calo del gas serra, sia per effetto della crisi che per l’incremento delle rinnovabili elettriche (FER, ndr) e dell’efficienza energetica. Ma il nostro paese potrebbe comunque fare di più, perché ad esempio la crescita delle FER è stata scomposta e va regolamentata, o perché le rinnovabili termiche sono indietro. Vedremo cosa si riuscirà a fare con il testo sull’efficienza energetica degli edifici, di prossima uscita, anche se le anticipazioni non fanno pensare a un provvedimento molto ambizioso.

Quale dovrebbe essere il nostro ruolo rispetto ai paesi emergenti? E i suddetti paesi emergenti, che per inciso hanno ancora emissioni pro capite inferiori rispetto ai paesi occidentali, hanno il “diritto” di inquinare, a questo punto della storia dell’umanità?

In realtà molto sta cambiando nell’atteggiamento dei paesi cosiddetti emergenti, e non tanto perché l’Europa eserciti il suo ruolo diplomatico, ma perché loro stessi non possono non sapere che non contribuiscono anche loro, la partita è persa. Paesi come il Sud Africa, il Brasile, il Cile, diversi stati del Nord Africa, etc, stanno iniziando a modificare il loro atteggiamento rispetto al cambiamento climatico e alle emissioni perché a loro conviene fare così. Perché il mercato va in quella direzione. La Cina stessa, del resto, sta lanciando segnali sempre più forti in questo senso: nel 2013, la nuova potenza rinnovabile annua ha superato quella proveniente dal carbone, e gli obiettivi relativi alle rinnovabili diventano sempre più ambiziosi. Pechino non sta cambiando rotta per le spinte dell’UE, ma perché deve fronteggiare un inquinamento urbano spaventoso e favorire la green economy.

I gas serra – e il cambiamento climatico in generale – sembrano scomparsi o quasi dal dibattito mediatico e politico nazionale? È un’impressione giusta? E come si spiega questo fenomeno?

La tendenza in effetti è quella. E in parte si spiega con la campagna portata avanti da una parte dei media che si ostina a far passare informazioni sbagliate, ad esempio facendo credere che la comunità scientifica sia divisa a proposito della questione del cambiamento climatico. Però credo che nei prossimi mesi e nei prossimi anni, grazie a una serie di appuntamenti internazionali che riporteranno l’attenzione su questi temi (la Conferenza di Parigi sul clima del 2015 e, ancora prima, la riunione preparatoria di New York, ndr), anche i media italiani dovranno tornare ad occuparsi di emissioni e cambiamento climatico.

Si spiega con questo deficit di informazione il fatto che i cittadini “profani” sembrano più indifferenti alle questioni riguardanti la salute del clima che ad altre problematiche di carattere ambientale? Se, ad esempio, sul riciclo dei rifiuti c’è un’attenzione sempre più diffusa, difficilmente sulle scelte di consumo incide la consapevolezza delle emissioni legate al ciclo di vita di un prodotto (al massimo si ragiona di efficienza e rinnovabili nell’ottica di un risparmio economico più o meno immediato): come mai?

In effetti l’informazione ha avuto un ruolo chiave da questo punto di vista, anche se in realtà gli italiani dovrebbero essere estremamente attenti a certe questioni, visto che il nostro paese è interessato da fenomeni meteorologici e idrologici direttamente legati al cambiamento climatico. Ripeto però che c’è la speranza concreta che la situazione cambi, e che il problema dei gas serra diventi appannaggio e interesse di tutti.

Passando a una questione più tecnica, al di là dei vari meccanismi incentivanti per le rinnovabili e l’efficienza, come sta andando il Mercato delle emissioni?

Il Mercato delle emissioni (meccanismo basato sulla quotazione monetaria delle emissioni e sul commercio delle quote di emissione tra stati diversi, per il rispetto di ciascuno di questi dei vincoli ambientali imposti dal protocollo di Kyoto, ndr) non ha funzionato perché, sotto pressione dell’industria, gli stati sono stati troppo generosi e la CO2 ha finito col raggiungere una quotazione troppo bassa. C’è da riflettere sul fallimento del meccanismo e sulla sua rimodulazione, ad esempio introducendo una carbon tax a livello europeo (in Italia se ne parlerà perché il tema è presente nella delega fiscale).

(Foto mediterraneo.blog.rai.it)

 

Fonte: ecodallecittà.it

CO2: i colossi mondiali dell’alimentazione ne emettono più della Scandinavia

Secondo l’ultimo rapporto pubblicato da Oxfam, le 10 maggiori multinazionali dell’alimentazione emettono ogni anno più CO2 di tutti i paesi del nord Europa messi insieme. Kelloggs e General Mills sono considerate le “peggiori”379246

Le 10 maggiori multinazionali del settore alimentare emettono da sole più CO2 di quante ne producano insieme Finlandia, Svezia, Danimarca, Norvegia e Islanda. La denuncia arriva dal nuovo rapporto “Standing on the Sidelines”, pubblicato dalla confederazione di organizzazioni non governative Oxfam.

«Queste aziende hanno il dovere di scendere in campo e usare la loro influenza per richiedere provvedimenti climatici urgenti con governi e altre industrie – scrive Oxfamnel suo studio – e di garantire che le loro catene di approvvigionamento siano in grado di produrre gli ingredienti in modi più equi e sostenibili».

Le multinazionali in questione (Associated British Foods, Coca Cola, Danone, General Mills, Kelloggs, Marte, Mondelez International, Nestlé, PepsiCo e Unilever) sarebbero in grado, adottando politiche ad hoc, di tagliare le loro emissioni complessive di circa 80 milioni di tonnellate entro il 2020. Attualmente, spiega Oxfam, questi marchi emettono ogni anno circa 263,7 milioni di tonnellate di CO2. Le “peggiori”, in particolare, sarebbero Kelloggs e General Mills, che «continuano a tollerare nella propria catena di approvvigionamento massicci tassi di deforestazione». La contraddizione è che i prodotti commercializzati da queste due aziende sono altamente vulnerabili al cambiamento climatico, tanto che il prezzo al dettaglio dei Kelloggs Corn Flakes potrebbe salire di oltre il 44% nei prossimi 15 anni.

Fonte: ecodallecittà.it

Alle Canarie la prima isola alimentata solo da energia idroeolica

Un sistema integrato eolico e idroelettrico permetterà un approvvigionamento costante per i 10000 abitanti dell’isola, riducendo le emissioni di CO2 di 20000 tonnellate.

El Hierro è l’isola più piccola dell’arcipelago della Canarie, situata all’estremo sud ovest. Ha solo diecimila abitanti e non è famosa per il turismo, ma ha conquistato il primato di prima isola al mondo alimentata al 100% da fonti rinnovabili.

E’ stato infatti ultimato un sistema integrato idroeolico che permetterà all’isola di avere autonomia energetica, senza dover dipendere dalle importazioni di gasolio per i generatori diesel. Cinque turbine eoliche con una potenza totale di 11,5 MW sono integrate con un sistema idroelettrico di uguale potenza. Il bacino superiore è stato  scavato in una caldera vulcanica, permettendo di immagazzinare fino a 500000 m³ di acqua. A livello del mare esiste un bacino inferiore di 150000 m³. L’energia eolica in eccesso prodotta nei giorni di forte vento alimenterà un gruppo di pompaggio da 6 MW per immagazzinare acqua nel bacino superiore per attivare l’idroelettrico nei giorni di scarso vento. Il sistema alimenterà anche un impianto di desalinizzazione, visto che l’isola non è particolarmente piovosa. La transizione alle rinnovabili permetterà il risparmio di 40000 barili di petrolio all’anno e la mancata emissione di 20000 t di CO2. Si tratta di un progetto pilota che potrebbe facilmente essere esteso a isole più grandi.

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Fonte: ecoblog.it

Aprile 2014, il mese più inquinato della storia

Aprile 2014 è il mese nero della Co2: il livello medio di anidride carbonica è di 400 parti per milione, record assoluto

Il mese di aprile 2014 è stato il peggiore sotto il profilo delle emissioni di CO2 in atmosfera: a rivelarlo è Climatecentral.org, che riportando alcune dichiarazioni di Pieter Tans, scienziato del clima alla National oceanic and atmospheric administration (Noaa), una costola del dipartimento del commercio Usa. Il mese di aprile, un tempo “dolce dormire”, è ufficialmente il mese “grigio” dell’anno, il mese nella storia dell’umanità in cui si è respirata l’aria peggiore: il livello medio di anidride carbonica in atmosfera ha superato in modo costante le 400 parti per milione (ppm).assets-climatecentral-org-images-uploads-news-4_29_14_Andrea_AprilCO2-500x273

Gli esperti citati da Climate Central affermano che le concentrazioni di CO2 dovrebbero quasi sicuramente rimanere al di sopra delle 400 ppm a maggio e forse anche a giugno, per poi tornare a scendere sotto questo livello a luglio. La prima misurazione oltre le 400 ppm è stata rilevata il 9 maggio del 2013 e, secondo Tans, sarà maggio 2014 il mese in cui si sfonderà il tetto dei 400ppm, arrivando a 402,05ppm, per poi calare leggermente anche se i livelli potrebbero restare sopra le 400 ppm anche in autunno finendo per rimanere oltre tale limite per tutto l’anno. Spiegano gli esperti che l’atmosfera terrestre attraversa un ciclo di livelli di anidride carbonica che si innalzano in base all’influenza delle stagioni: aumentano in primavera e in inverno, raggiungendo il picco a maggio con la fioritura delle piante, e di qui in poi, grazie alla fotosintesi, le stesse piante contribuiscono a eliminare CO2, facendo diminuire i livelli.

E’ un po’ come le onde su una marea montante: finché continuiamo a bruciare combustibili fossili ai ritmi attuali, le concentrazioni continueranno ad aumentare in questo modo

ha affermato lo scienziato Ralph Keeling.Neurath Power Plant Rated Germany's Biggest CO2 Emitter

Fonte: ecoblog.it