Mense scolastiche. Rapporto Cittadinanzattiva: avanzi di cibo risultano essere del 22%

Il XIV rapporto “Sicurezza, qualità, accessibilità a scuola” di Cittadinanzattiva quest’anno si occupa anche di mense scolastiche. Tra gli argomenti, avanzi e spreco di cibo386277_1

Il XIV rapporto “Sicurezza, qualità, accessibilità a scuola” di Cittadinanzattiva quest’anno si occupa anche di mense scolastiche. Tra gli argomenti, avanzi e spreco di cibo. Si legge nel rapporto: Riguardo agli avanzi di cibo, che dalla nostra indagine risultano aggirarsi intorno al 22%, il 12,6% di un pasto cucinato per ciascun alunno rimane ogni giorno nel piatto, trasformandosi in spreco. Questo è uno dei principali risultati emersi dall’indagine pilota su quanti e quali piatti rientrano al termine del servizio con cibo avanzato (sprechi), condotta da Oricon, Osservatorio sulla Ristorazione Collettiva e Nutrizione. L’indagine è stata realizzata con questionari somministrati agli addetti alla distribuzione delle mense scolastiche. Nel periodo 26 ottobre-6 novembre 2015, sono stati monitorati oltre 64.000 pasti somministrati a 7.000 alunni d’età compresa tra i 3 e gli 11 anni. Al termine del servizio è stata valutata la percentuale di spreco per tipologia di portata. Entrando nel dettaglio, gli sprechi sono pari all’11% nei primi piatti; al 13% nei secondi; al 22% nei contorni; al 9% nei dessert; al 10% nella frutta e al 10% nel pane. Da un punto di vista economico, entrano nel bidone dei rifiuti, 0,18 centesimi per pasto (a fronte di un prezzo medio di un pasto pari a 4,6 euro).

Fonte: ecodallecitta.it

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Acqua, nuove regole per le tariffe ma gli aumenti in bolletta non si fermano

Legge di stabilità: nascono la tariffa sociale e nuove regole per i casi di morosità. E l’Autorità per l’energia vara il metodo tariffario idrico che prevede incrementi contenuti per le famiglie. Ma un’indagine di Cittadinanzattiva afferma che dal 2007 al 2012 l’aumento medio è stato del 33%. La città più cara è Firenze, con 509 euro l’anno377671

di Pietro Mezzi

Inizio d’anno scoppiettante per quanto riguarda le tariffe dell’acqua. Le novità arrivano dalla legge di Stabilità – in particolare dal collegato ambientale varato a metà novembre dal governo su proposta del ministro Andrea Orlando – e dall’Autorità per l’energia, che ha varato il nuovo metodo tariffario idrico, entrato in vigore il 1° gennaio scorso. Partiamo dalle novità sul fronte legislativo. Nella legge di Stabilità, infatti, è stato inserito il collegato ambientale proposto dal ministero dell’Ambiente, che introduce la cosiddetta “tariffa sociale” del servizio idrico integrato, grazie alla quale ci sarà un taglio alla bolletta per le famiglie a basso reddito, a cui verrà consentito l’accesso, a condizioni agevolate, alle quantità d’acqua necessaria per il soddisfacimento dei bisogni fondamentali. La sostenibilità dell’intervento e la copertura dei relativi costi verrà garantita dalla previsione di un’apposita componente tariffaria in capo alle utenze non agevolate del servizio idrico. Nel decreto ministeriale si riconosce inoltre che l’applicazione delle tariffe basate sul principio della copertura dei costi, ha determinato sugli utenti un impatto economico rilevante, creando anche problemi di morosità. Il provvedimento del governo mira a regolamentare le modalità di gestione del fenomeno della morosità per limitarne l’insorgenza, assicurarne l’efficace contrasto, in modo che i costi non ricadano sugli utenti non morosi e per garantire un livello minimo di fornitura d’acqua anche alle utenze non in regola con i pagamenti. Intanto, dal 1° gennaio scorso è entrato in vigore il nuovo metodo tariffario idrico voluto dall’Autorità per l’energia. Lo scopo è chiaro: favorire costi sempre più efficienti e stimolare gli investimenti che riducano le perdite di rete e l’inquinamento ambientale. Sempre dal primo dell’anno è diventata operativa la direttiva sulla trasparenza delle bollette, per renderle più chiare e dare maggiori informazioni sui diritti dei consumatori, con l’obbligo ai gestori di pubblicare on-line la propria Carta dei servizi. Il nuovo metodo tariffario poggia su criteri innovativi, come la selettività e la responsabilizzazione dei gestori. Sono previsti infatti quattro diversi tipi di schemi tariffari rispetto ai quali il gestore del servizio idrico potrà individuare la soluzione più efficace secondo i propri obiettivi di sviluppo e delle peculiarità territoriali. Insomma, un inizio anno ricco di novità positive per gli utenti del servizio idrico. Alle buone notizie seguono, purtroppo, quelle meno buone. Nel 2013, la stessa Autorità ha approvato le tariffe di 486 gestioni idriche, in base al metodo tariffario provvisorio, che prevedono un incremento del valore delle bollette del 2,7% rispetto al 2012. Un incremento certo contenuto, che però va letto alla luce di altri dati, che sono quelli pubblicati dall’Osservatorio prezzi e tariffe di “Cittadinanzattiva”, associazione che si occupa di promuovere i diritti dei cittadini e dei consumatori. Dall’indagine – dal titolo “Il servizio idrico integrato”, pubblicata nel 2013 e che si riferisce alle tariffe applicate nel 2012 – in 106 capoluoghi di provincia si ricava che ilcosto medio annuo di una famiglia di tre persone (che consumano 192 mc. di acqua all’anno), è di 301 euro per il servizio idrico integrato (che comprende i costi di acquedotto, del canone di fognatura, di quello di depurazione e la quota fissa dell’ex nolo dei contatori). Un costo che è aumentato del 6,9% rispetto alla spesa sostenuta nel 2011 e del 33% rispetto a quella del 2007. I costi ovviamente variano da zona a zona. Si spende di più nelle regioni centrali del Paese (in media 412 euro l’anno) e, rispetto al 2011 e al 2007, i maggiori incrementi si sono registrati nell’area centrale(+9% sul 2011 e 47,1% sul 2007), poi in quella meridionale (+8,5% e +23,8%) e infine, con incrementi un poco più contenuti, in quella settentrionale (+5,2% e 32,1%). Dall’esame dei dati dell’indagine, emerge la differenza tariffaria tra le diverse regioni: in Toscana si pagano le tariffe più elevate (470 euro), seguono Marche (403), Umbria (392), Emilia-Romagna (388) e Puglia (366). La tariffa più bassa si paga in Molise (138).

Fonte: ecodallecittà