Ciclofficine, dove la bicicletta è condivisione sociale

Nate agli inizi degli anni 2000, sulla scia della Critical Mass di San Francisco, sono delle vere e proprie botteghe dove riparare e riciclare biciclette ed immaginarne di nuove, costruendole da soli o con l’aiuto dei meccanici. Il tutto senza scopo di lucro.ciclofficine

Li vedi ricurvi sulle corone. O intenti a saldare un telaio. Mentre regolano i freni o pensano alle nuove creazioni. Brugole e chiavi nelle mani, sporchi di grasso ed olio. Ma felici. Con gli occhi lucenti e un sorriso che non lascia dubbi. Sono i ragazzi delle ciclofficine, vere e proprie botteghe della bicicletta, dove la meccanica si unisce alla condivisione della conoscenza e alla passione per la due ruote. «La ciclofficina ha semplicemente la pretesa di trasmettere la passione per la bicicletta. Non è altro che un progetto per insegnare alle persone come riparare o costruirsi da sé una bicicletta dal riciclaggio», afferma Piero Di Silvestro, uno dei meccanici delle Ciclofficine Popolari Romane.  Un luogo aperto a tutti, dove è possibile riparare, recuperare, riciclare biciclette ed immaginarne di nuove, costruendole da soli o con l’aiuto dei meccanici dell’officina; un luogo dove questa attività è il punto di partenza di un percorso di riflessione sul consumo e sugli stili di vita, sulla mobilità e sui trasporti. Ce ne sono tante a Roma, tantissime in Italia, tutte o quasi sorte da esperienze di occupazione di luoghi in disuso e abbandonati, oppure sottoforma di associazioni e cooperative sociali, con l’obiettivo di aiutare anche le persone in difficoltà. E qui non si compra e non si vende nulla. Non c’è scopo di lucro. Tutto è basato sulla condivisione, sulla libera offerta, sul riciclaggio di vecchie biciclette o di parti di esse, sul volontariato e, come detto, sulla passione verso questo splendido mezzo di trasporto. «La bicicletta è un mezzo povero, economico – continua Di Silvestro – che ti può portare veramente lontano». E lontano sono ormai arrivate queste botteghe della bici, tanto da essere oggetto di documentari, come Contromano, diStefano Gabbiani, prodotto da Lacumbia Film, che narra la storia di due piccole ciclofficine aperte di recente a Torino, la Bikezone Vanchiglia e l’Officina Bici,  e delle persone che vi lavorano all’interno. Persone che tramite la bicicletta vivono  la concreta possibilità di reinventarsi  e che, pur provenendo da storie e mondi molto diversi tra loro, sono testimoni di un riscatto personale e professionale ancora oggi possibile. Ma da dove nascono le ciclofficine? Siamo agli inizi degli anni 2000, un gruppo di ciclisti decide di radunarsi davanti al centro sociale “Deposito Bulk” a Milano, sulla scia del movimento denominato “Critical Mass”, nato a San Francisco dieci anni prima. Un raduno spontaneo di ciclisti che, al grido di “Noi non blocchiamo il traffico. Noi siamo il traffico”, invadono le strade normalmente usate dalle automobili, con l’obiettivo di accendere i riflettori sul deteriorarsi della qualità della vita, a partire dai livelli di inquinamento dell’aria e acustico dovuti alle automobili, fino ad arrivare, come da noi in Italia, alla denuncia della mancanza di piste ciclabili. Da Milano a Roma il passo è breve. La capitale diventa nel corso degli anni un terreno fertile per lo sviluppo della critical mass, con l’appuntamento fisso dell’ultimo venerdì del mese, e soprattutto delle ciclofficine. Tante, oramai in Italia. Ognuna con le sue storie. C’è la Ciclofficina Centrale a Roma, che nasce in uno spazio sotto al mercato rionale del quartiere Monti,  dopo la chiusura del centro sociale Angelo Mai. Aperti tutti i giorni dalle 20 alle 23, pagano un affitto simbolico al Comune, e si nutrono di sottoscrizioni volontarie e di donazioni di attrezzi. La riparazione però non è tutto: «Organizziamo anche corsi di ciclomeccanica destinati a persone in difficoltà, come pazienti dell’Asl, ex tossicodipendenti e senza fissa dimora – afferma Giuseppe Fiore –  Non solo, in accordo con la società di servizi AMA, la ciclofficina provvede a recuperare biciclette e pezzi di ricambio partecipando alla raccolta mensile dei rifiuti ingombranti o andando direttamente a casa dei cittadini». C’è la Ciclofficina popolare Ex Lavanderia, che nasce da uno dei progetti dell’Associazione Ex Lavanderia, che per anni si è battuta per garantire l’uso pubblico e culturale dell’Ex Manicomio Psichiatrico S. Maria della Pietà a Roma. Lì sono aperti solo nel weekend, ma ciò non toglie di organizzare corsi di saldobrasatura e la famosa “Pedalata Patologica”, a sostegno del Teatro Patologico, oggi a rischio chiusura. C’è il Ciclospazio di Bari, che offre il servizio di marcatura bici con una targa indelebile micropunzonata sul telaio, creando così l’Anagrafe della Bici contro i furti. C’è la ValdarnoInBici, premiata dal Consiglio Comunale con una somma di 400 euro, per il progetto “Laboratori di ciclofficina e banca della bici”, con la realizzazione di corsi di cicloriparazione e ciclo manutenzione. O l’ultima nata in Italia, la Ciclofficina Raggi Resistenti a Reggio Emilia, che si sviluppa all’interno di uno degli stabili occupati da alcuni migranti e profughi rimasti senza alloggio e che, costretti a dormire in strada, si sono riappropriati di un diritto fondamentale, il diritto all’abitare, occupando stabili lasciati all’abbandono. E poi ci sono gli slogan che le contraddistinguono. Da quello più semplice del Ciclotrofio di Alghero, “Se hai una bici da buttare, protacela…”, a quello più filosofico delle Ciclofficine Popolari di Roma, “Una macchia di grasso pulisce l’aria delle nostre città, un movimento centrale scorre a ruota libera nelle nostre strade”, a quello latinosinistroide della Popolare Ampio Raggio di Bologna, “El socialismo puede llegar solo en bicicleta”, fino a quello naïf della Ciclofficina Centrale sempre a Roma, autodefinitasi “Ciclofficina di Irriverenti Ciclisti Liberi, Offriamo Fantastiche Feste, Iniziative Cicloattive, Inventiva Naturale e Assistenza”. Non sempre però son tutte rose e fiori. Alcune ciclofficine chiudono, per ovvi motivi, altre aprono, altre ancora si dividono, aumentando così il numero e i servizi offerti. Ma il filo conduttore resta lei, la bicicletta. Con la sua bellezza e il suo significato. Perché la bici è romantica. Perché la bici è lenta. E ti porta ovunque, senza usare petrolio, senza creare traffico, senza produrre inquinamento.

Fonte: ilcambiamento.it

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Benvenuto Bikeitalia: un nuovo spazio web dedicato alle biciclette

Nato dalla fusione dei tre blog Bicisnob, Piciclisti e Amicoinviaggio, Bikeitalia.it ha l’ambizione di diventare luogo di incontro e confronto su tutti i temi riguardanti la bicicletta: dalla mobilità al cicloturismo, dal ciclismo urbano alle gran fondo, dai messenger alle ciclofficine. Da non perdere!375477

Dove sono state realizzate le prime “zone 30”? Chi ha introdotto il tema della moderazione del traffico in Italia e perché un centro urbano a 30 all’ora è più a misura d’uomo e di bicicletta?Mentre nel resto d’Europa, dalla Germania alla Francia, dalla Gran Bretagna ai Paesi Bassi, interventi di “traffic calming” sono diffusi tra molte amministrazioni, l’Italia è in ritardo. E l’incidentalità stradale porta via al Belpaese il 2% del PIL.

Interessante, vero? È solo un piccolo assaggio dell’inchiesta sulle zone 30 in Europa che Bikeitalia.it pubblicherà nei prossimi giorni. Comincia da questo tema caldo (Parigi ha annunciato che a settembre questo limite di velocità riguarderò una strada su tre), l’avventura di Bikeitalia.it, nuovo sito di riferimento per tutti gli amanti della bicicletta. Nato dalla fusione dei tre blog Bicisnob, Piciclisti e Amicoinviaggio, Bikeitalia.it ha l’ambizione di diventare luogo di incontro e confronto su tutti i temi riguardanti la bicicletta: dalla mobilità al cicloturismo, dal ciclismo urbano alle gran fondo, dalle alleycat al freeride, dai messenger alle ciclofficine. Bikeitalia.it al momento della propria nascita può già contare su oltre 1700 articoli. Ma il sale di Bikeitalia.it sono le notizie. Ogni giorno informazioni e approfondimenti dal mondo delle due ruote a pedali, inchieste su temi d’attualità e filo diretto con festival, convegni, fiere ed eventi. Bikeitalia.it vuole essere un osservatorio per guardare la bicicletta sotto diversi punti di vista. Perché questa cosa funzioni davvero, però, servono occhi e voci molto diverse: la squadra di Bikeitalia.it, infatti, è composta da blogger, giornalisti e tecnici, tra cui Paolo Pinzuti, Alberto Fiorillo, Matteo Scarabelli, Francesca Fornario, Marco Passigato. Senza dimenticare i viaggiatori. Perché proprio al viaggio a pedali Bikeitalia.it dedica un’attenzione particolare con una serie di itinerari consigliati (completi di mappa, altimetria, traccia gps, riferimenti ufficiali, segnaletica, ecc…) e mini guide pensate per le diverse tipologie di viaggiatori, dalla famiglia con bambini alle spedizioni solitarie. In più una community dedicata al racconto e alla condivisione delle esperienze di viaggio, allo scambio di consigli e itinerari e alla ricerca di compagni d’avventura. Per capire in poche parole lo spirito di bikeitalia.it basta dare un’occhiata al video di presentazione realizzato da Gabriele SalucciGUARDA IL VIDEO!

 

Fonte: eco dalle città

Milano in bici: una guida web sul sito del Comune dedicata ai ciclisti urbani

È online “Milano in bici”, la guida web interamente dedicata a chi utilizza le due ruote per muoversi in città. Si possono consultare tutte le informazioni utili per spostarsi in bicicletta, il piano di ampliamento delle piste ciclabili, la mappa delle nuove rastrelliere e delle zone 30, le informazioni sul bikesharing e gli indirizzi delle ciclofficine della città

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È online “Milano in bici“, la guida web sul sito del Comune interamente dedicata a chi utilizza le due ruote per muoversi in città. Cliccando su “Milano in bici” si possono consultare tutte le informazioni utili per spostarsi in bicicletta, il piano di ampliamento delle piste ciclabili, la mappa delle nuove rastrelliere e delle zone 30, le informazioni sul bikesharing e gli indirizzi delle ciclofficine della città. Dati e informazioni sono contenuti anche nella versione in pdf “Milano in bici: la città amica delle due ruote”, scaricabile dal sito http://www.comune.milano.it, così come il manuale “Consigli per la sicurezza di chi va in bicicletta” (anche in formato e-book). “Milano in bici” contiene anche una sezione sulle normative per le due ruote e uno spazio dedicato al cicloturismo e agli itinerari ciclabili dentro e fuori città, nonché i link a siti utili per i ciclisti. L’area media ed eventi propone una guida delle principali iniziative sulla ciclabilità a Milano: dagli incontri e convegni sulla mobilità sostenibile alle rassegne e manifestazioni dedicate alla promozione e diffusione della cultura della bicicletta. Presenti in questa sezione anche gli interventi, i video e le foto dell’incontro pubblico “Milano in bici: verso il piano della ciclabilità“, che si è tenuto sabato 2 marzo a Palazzo Marino per raccontare ai milanesi i primi risultati ottenuti nel primo anno e mezzo di mandato e spiegare come Milano si sta trasformando in una città ciclabile. Dati e informazioni sono contenuti anche nella versione in pdf “Milano in bici: la città amica delle due ruote“, scaricabile dal sito http://www.comune.milano.it, così come il manuale “Consigli per la sicurezza di chi va in bicicletta” (anche in formato e-book). “Milano in bici” contiene anche una sezione sulle normative per le due ruote e uno spazio dedicato al cicloturismo e agli itinerari ciclabili dentro e fuori città, nonché i link a siti utili per i ciclisti. L’area media ed eventi propone una guida delle principali iniziative sulla ciclabilità a Milano: dagli incontri e convegni sulla mobilità sostenibile alle rassegne e manifestazioni dedicate alla promozione e diffusione della cultura della bicicletta. Presenti in questa sezione anche gli interventi, i video e le foto dell’incontro pubblico “Milano in bici: verso il piano della ciclabilità”, che si è tenuto sabato 2 marzo a Palazzo Marino per raccontare ai milanesi i primi risultati ottenuti nel primo anno e mezzo di mandato e spiegare come Milano si sta trasformando in una città ciclabile.

Fonte:eco dalle città