La nostra società muore di inquinamento, però si lava le mani

In questi giorni di isteria collettiva la vera sensazione non la fa il coronavirus ma comportamenti assurdi ai quali si assiste sgomenti e che danno la misura di quanto la nostra società sia allo sbando e fragile.

La nostra società muore di inquinamento, però si lava le mani

In questi giorni di isteria collettiva la vera sensazione non la fa il coronavirus ma comportamenti assurdi ai quali si assiste sgomenti e che danno la misura di quanto la nostra società sia allo sbando e fragile. Supermercati svuotati, assalti a mascherine e lozioni sterilizzanti, borsa nera di questi prodotti con tanto di sequestri da parte delle forze dell’ordine come se si trattasse di oro o cocaina.

C’è una fobia diffusa di contagiarsi, di ammalarsi, il che è quantomeno singolare visto che viviamo in un mondo strapieno di nocività che però, nonostante siano molto più pericolose del coronavirus, non provocano nessuna reazione simile. In questi comportamenti c’è la stessa illogicità di quando nei supermercati viene indicato che sono obbligatori i guanti di plastica per toccare gli alimenti come frutta e verdura, per norme igieniche, dicono… Cioè bisogna toccare con i guanti quegli stessi alimenti strapieni di pesticidi e veleni contro i quali però non si fa niente, anche se sono dannosi per la nostra salute.  

Ma se si è così tanto preoccupati per la salute da consigliare i guanti per toccare frutta e verdura, allora dovrebbe essere automatico che tutti gli alimenti siano come minimo biologici. Invece no, di pesticidi e veleni vari possiamo morire a norma di legge ma per toccare la frutta e verdura avvelenata bisogna metterci i guanti. O forse i guanti li dobbiamo mettere proprio per proteggerci dalla chimica degli alimenti e non ce lo hanno detto? Così come c’è scritto in varie sementi trattate chimicamente che appunto fra le avvertenze informano che devi metterti i guanti quando li semini e questo dà già la misura della gravità del problema, altro che coronavirus…

Mi raccomando quindi, laviamoci bene le mani costantemente, sterilizziamoci ad ogni piè sospinto e già che ci siamo possiamo andare in giro con una muta subacquea, maschera e boccaglio, così la protezione è ottimale. Sperando che tutta questa super sterilizzazione non ci faccia fare la fine degli antibiotici che si prescrivono come caramelle e il risultato sono migliaia di morti l’anno in Italia che ha il triste primato europeo di infezioni causate da batteri resistenti agli antibiotici. Ma non ci risulta che sia stato dichiarato lo stato di emergenza nazionale per questa carneficina, strano….

Quindi cospargiamoci di sterilizzanti e poi utilizziamo i telefoni cellulari che sono fonti poco simpatiche di elettromagnetismo puntate contro di noi. E visto che della nostra salute sembrerebbe non interessarci granché, a meno che non si tratti di coronavirus, ci aggiungeremo pure il 5G così da non farci mancare proprio nessun rischio e conseguenza.  

Sterilizziamoci tutti e poi abitiamo in abitazioni strapiene di chimica da fare paura, chimica nei mobili, nelle pareti, nelle cucine, nei bagni, nelle stanze da letto. E non dimentichiamo di utilizzare prodotti per la pulizia della casa, i bagni, le cucine, per il lavaggio dei panni che contengono sostanze assai nocive.

Compriamo tutto quello che ci dice la pubblicità e usiamo saponi, shampoo, bagnoschiuma, trucchi, cosmetici, profumi che sono delle bombe chimiche per il nostro corpo e per l’ambiente.  

Sterilizziamoci e poi abitiamo in città dove l’inquinamento è altissimo e ci fa morire come mosche, così come il pericolo di essere falciati da una automobile, prima di morire però ricordiamoci di lavare bene le mani.  E anche gli agricoltori si lavino bene le mani prima di spargere veleni su campi, vigne, uliveti, frutteti che poi finiranno sulla nostra tavola.

Laviamoci bene le mani e continuiamo a comprare montagne di oggetti per la maggior parte superflui con i loro relativi imballaggi che diventeranno rifiuti e inquineranno aria, terra e mare rilasciando sostanze tossiche o rimanendo non degradabili per centinaia di anni.  Oggetti la cui fabbricazione produce emissioni nocive che avvelenano terra, aria e acqua. Aria che respiriamo,  acqua che beviamo e terra dove coltiviamo il cibo che mangiamo.

Laviamoci bene le mani e poi compriamo cibo proveniente da allevamenti industriali dove gli animali oltre che fare una “vita” di inferno, sono imbottiti di cibo chimico (e chissà cosa altro, mucca pazza docet), antibiotici e medicine varie che di sicuro sono un toccasana per il nostro organismo. Per non parlare poi dei liquami che inquinano falde idriche e terre. Ma se ci siamo lavati le mani, niente ci potrà fare più effetto, saremo immuni a tutto.

Laviamoci le mani ma continuiamo ad utilizzare combustibili fossili che stanno facendo collassare l’intero pianeta, così come continuiamo ad utilizzare e costruire inceneritori che creano nanoparticelle pericolosissime per la salute. E che dire delle centrali nucleari che in quanto a cavalieri dell’apocalisse sono fra i più micidiali. Ma in caso di fuoriuscite di radioattività o esplosioni, basterà lavarsi le mani e sterilizzarsi e tutto andrà a posto. E l’elenco potrebbe continuare ma non ci dobbiamo preoccupare, se ci siamo lavati le mani e sterilizzati bene, vivremo almeno 100 anni in perfetta salute e tutto quanto di nocivo e letale ci propina la società del consumo, ci sarà completamente indifferente. Noi sì che sappiamo riconoscere i veri pericoli per la nostra salute, coronavirus in primis, tutto il resto sono dettagli trascurabili….

Fonte: ilcambiamento.it

Gli alimenti trattati chimicamente devono costare di più rispetto a quelli biologici

Perché mai il cibo biologico deve costare di più di quello chimico, cioè di cibo che non è veramente tale? Perché le certificazioni costano e l’onere alla fine si riversa sul consumatore. E se fosse il contrario? Cambierebbero un sacco di cose!

Perché c’è una differenza di costo fra gli alimenti coltivati e trattati chimicamente (che costano meno) e quelli biologici (che hanno prezzi più alti)? Perchè si richiede al biologico una certificazione che ne aumenta i costi e al chimico no. Cioè si deve certificare e pagare di più qualcosa di sano rispetto a qualcosa che fa un danno alla salute e all’ambiente. 

L’agricoltura chimica, che è pure sovvenzionata, inquina la persona che coltiva, inquina la terra, le acque, l’ambiente, gli animali, distrugge la biodiversità, contamina il cibo stesso, quindi di conseguenza il cliente che lo compra. E i danni che derivano da questo comportamento li si fa pagare alla collettività cioè a noi tutti. Gli inquinatori fanno enormi profitti e poi il cibo viene venduto a prezzi inferiori rispetto a quello biologico. Ma come? Invece di ringraziare e agevolare chi coltiva in maniera sana, lo si penalizza? E più lo si penalizza, più il prodotto costerà e la gente continuerà a mangiare cibo pieno di chimica. Siamo all’assurdo: bisogna pagare per fare le cose come si deve e certificarlo pure e invece inquinare, spargere veleni ovunque facendo mangiare cibo trattato chimicamente si può fare in maniera indisturbata e a basso costo. Dovrebbe essere esattamente il contrario: nel cibo non biologico cioè chimico, ci dovrebbe essere un’etichetta in cui mettere per iscritto tutti i concimi chimici, antiparassitari, funghicidi, erbicidi utilizzati. Inoltre sulla stessa etichetta ci dovrebbe essere dettagliatamente spiegato l’inquinamento prodotto con l’impatto sull’ambiente, le possibili patologie insorgenti nelle persone e alla fine formulare il prezzo in base all’inquinamento prodotto e ai danni arrecati. Siamo sicuri che se si facesse in questo modo assai pochi comprerebbero quel cosiddetto cibo e i suoi costi sarebbero assai alti, ben più del cibo normale cioè biologico. E agendo così si cambierebbe velocemente la situazione facendo ritornare a essere biologico tutto il cibo normale. Infatti anche la dicitura è sbagliata: se il biologico è il cibo più naturale, si dovrebbe fare solo la distinzione fra cibo (cioè quello biologico) e cibo chimico che dovrebbe avere un’etichettatura apposita, non il contrario; e gli utilizzatori di veleni si dirigerebbero verso il cibo biologico ovvero normale. Una politica che avesse a cuore i cittadini dovrebbe fare subito provvedimenti come questi, semplici, razionali e sacrosanti. Ma la politica lo farà mai? Dubitiamo fortemente perché significherebbe cambiare le regole del gioco e mettere prima la salute di ambiente e persone, poi il lucro. Ma dato che comanda il lucro e proprio per questo siamo in una situazione drammatica, non si farà. Quindi rimane la presa di coscienza delle persone che possono smettere di approvvigionarsi dagli spacciatori di chimica. Tra le varie azioni è quella con più possibilità di riuscita nell’avere risultati concreti. Inoltre si può iniziare a coltivare da soli il più possibile così da avere maggiore autonomia e meno costi. Non servono enormi appezzamenti per avere produzioni interessanti e anche se si è in città, ci si può mettere assieme ad altre persone e affittare appena fuori dall’abitato, terreni coltivabili e dividersi i lavori da fare. Con poche centinaia di metri quadrati dai costi assai abbordabili considerato che c’è molta terra incolta e/o abbandonata, si possono ottenere buone rese come dimostrano ormai vari esempi e per rendersene conto basta provarci. Importante è documentarsi bene e fare un po’ di formazione. E per chi volesse comunque fare biologico, senza certificazioni e relativi costi ma basato sulla fiducia, la conoscenza reciproca e l’importanza data alle relazioni dirette, c’è il circuito Genuino Clandestino  che può essere un’interessante base di partenza. È importante non farsi scoraggiare da chi dice che sulla terra bisogna sputare sangue. Ormai le metodologie alternative per coltivare biologico in piccoli appezzamenti sono così tante che c’è l’imbarazzo della scelta e chi le pratica non ha la schiena spezzata o muore di fame, anzi normalmente è più in salute di chi non fa nessuna attività fisica e mangia il cibo chimico che gli fornisce l’industria alimentare. Non si tratta affatto di tornare indietro ma di andare avanti in uno dei cammini più belli da percorrere in collaborazione con la natura.

Fonte: ilcambiamento.it