Ludì la sfuseria creata da due giramondo a caccia della sostenibilità

Le botteghe artigiane della capitale spagnola, il circuito hippie dell’Australia meridionale, ma anche l’amore della comunità in cui sono nati, nell’entroterra abruzzese. Sono questi gli ingredienti che hanno utilizzato due giovani di Lanciano, paese in provincia di Chieti, per dare corpo alle loro aspirazioni e aprire Ludì, un negozio di prodotti sfusi.

ChietiAbruzzo – Ludovica e Matteo fondatori di Ludì, la prima Sfuseria d’Abruzzo, un negozio dove la coppia propone prodotti alla spina, locali e biologici. Ma questa iniziativa imprenditoriale non è un lavoro come gli altri. È il coronamento di un sogno diventato realtà dopo aver viaggiato tanto, progettato, ricercato e aspettato pazientemente il “momento giusto”. I due fondatori ci raccontano il loro lungo percorso che li ha portati in Spagna, in Australia e poi nella natia Lanciano, dove hanno raccolto tutte le idee, la consapevolezza e le competenze maturate nel corso degli anni trascorsi on the road per lanciare un’iniziativa che fosse non solo un’attività che garantisse loro di vivere, ma anche uno strumento per diffondere le buone pratiche e la cultura della sostenibilità nella loro comunità.

Vi potete presentare?

Siamo una coppia di giovani abruzzesi, entrambi di Lanciano in provincia di Chieti. Sei anni fa ci siamo trasferiti a vivere a Madrid per lavoro. Entrambi abbiamo intrapreso studi “alternativi” perché facevamo fatica a trovare una dimensione lavorativa in Italia. Matteo è allenatore di atletica leggera, Ludovica insegnate di Yoga. Madrid è stato il palcoscenico dell’inizio dei nostri progetti, ci ha dato quella grinta e quella voglia di fare di cui avevamo tanto bisogno.

Ludovica e Matteo

Com’è nata l’idea di aprire una sfuseria?

Siamo della famosa generazione Y e conosciamo bene il precariato, la mancanza di sicurezza e di certezze. In Spagna vivevamo in un quartiere artistico particolarmente stimolante e da subito Ludovica si è lasciata affascinare dalle varie botteghe presenti nelle vie del barrio; in particolar modo un piccolo negozio di cereali e farine sfuse, ha subito colto la sua attenzione. Cristina, la proprietaria, è diventata da subito grande amica di Ludovica la quale spendeva giornate a curiosare nel negozio e aiutare occasionalmente la proprietaria. Cristina è arrivata addirittura a proporle di aprire un franchising del suo negozio a Firenze, ma i tempi non coincidevano perché, in cerca di nuovi stimoli e avventure, abbiamo deciso di trasferirci in Australia e di fare un’esperienza di due anni come backpackers, ragazzi con lo zaino!

Raccontateci di questa esperienza.

Abbiamo comprato un piccolo furgoncino e lo abbiamo aggiustato e decorato così da renderlo pratico e confortevole allo stesso tempo. Bob – così abbiamo battezzato il mitico Mitsubishi Starwagon – è stata la nostra casa per i 24 mesi. Viaggiando e lavorando lungo la East Coast della Down Under ci siamo riempiti il cuore e la mente di esperienze straordinarie, accrescendo la lista dei nostri desideri e la nostra creatività. Abbiamo passato sei mesi a Byron Bay, nel New South Wales, patria dei surfisti, del buon cibo e di tutto ciò che sia hippie e sostenibile! Abbiamo avuto la fortuna di lavorare in due locali totalmente plant based e devoti alla causa Zero Rifiuti. Frequentavamo il mercato locale tutti i venerdì mattina, mangiando in eateries vegane e passando i lunedì sera al cinema a guardare documentari di attivismo e natura e frequentando ogni weekend un circolo di conversazione su temi sociali.

Che effetto ha avuto questa differenza culturale così marcata rispetto al contesto europeo?

Improvvisamente ci siamo ritrovati catapultati in un mondo lontano e al tempo stesso vicino ai nostri valori. Ci siamo sentiti a casa ed entrambi ci siamo convinti di aver trovato la nostra dimensione: uno stile di vita minimalista e consapevole, compiendo scelte accurate e attente. Abbiamo iniziato poco a poco a mettere in discussione il nostro “vecchio” stile di vita e ad acquisire consapevolezza di quanti sprechi possiamo evitare.

A quali scelte di vita ha dato origine questa nuova consapevolezza?

Abbiamo iniziato con piccole scelte, dal diventare vegana (Ludovica) a consumare carne solo nel weekend (Matteo). Abbiamo eliminato la plastica dove non necessaria, iniziato ad acquistare localmente e a km0 quando possibile oppure prodotti biologici. Ci siamo dedicati allo studio e alla formazione in educazione sostenibile, permacultura, costruzione di abitazioni energicamente indipendenti, apicoltura naturale. Ogni passo ci ha spalancato le porte anuove opportunità e con ogni piccola scelta ci siamo sentiti sempre più sereni, avvertendo una sorta di calma e felicità nella nostra quotidianità.

Fino a che non è arrivato il momento di ritornare.

Quando il visto è scaduto e ci siamo preparati a tornare in Italia dopo tanti anni, sapendo che la nostra vita sarebbe stata ormai diversa e impegnandoci entrambi, come coppia e come individui, a rispettare queste nuove scelte. La cosa più difficile è stata sicuramente trovare il giusto equilibrio tra informare le nostre famiglie, educarle, ma lasciare loro lo spazio di compiere le loro scelte senza risultare invadenti ed estremisti! Ma ce l’abbiamo fatta e questo lungo lockdown, così come l’arrivo della pandemia in sé, ci ha insegnato che non potevamo più “scappare” dalla nostra terra con la scusa che “qui non si può fare mai nulla”.

È a quel punto che è arrivata la decisione di mettervi in gioco in prima persona?

Proprio così: per vedere cambiamento dovevamo schierarci in prima linea con coraggio e dedizione. Lo abbiamo fatto e a novembre del 2020 abbiamo deciso di iniziare il percorso dell’apertura di Ludì, un negozio di prodotti alimentari totalmente privi di imballaggio e di oggettistica zero rifiuti che potesse accompagnare ogni individuo nella transizione verso uno stile di vita sostenibile.

Raccontateci com’è andata.

La strada non è stata facile: Lanciano è un grande paesotto e trovare il giusto locale che fosse sufficientemente grande da garantirci spazio per organizzare anche incontri e seminari, senza però finire per pagare affitti stratosferici, è stata dura. Ci sono voluti sei mesi solo per questo! Insieme abbiamo compiuto i lavori di ristrutturazione del locale scelto in un quartiere residenziale con ampi marciapiedi e posti macchina, così da garantire facile accesso a tutti. Fortunatamente in Australia abbiamo anche imparato a fare svolgere lavori di manutenzione e questo ci ha permesso di abbattere di molto i costi dell’apertura. Finita questa fase, è iniziata l’ardua impresa della ricerca e scelta dei fornitori. Ci tenevamo ad avere prodotti locali, ma anche prodotti biologici e coltivati con i principi della biodinamica e della permacultura. La più grande difficoltà è stata convincere i vari fornitori a venderci i loro prodotti in grandi sacchi. Da noi il concetto di sfuso è ancora complesso e lontano. Ma ce l’abbiamo fatta: tre mesi dopo, con l’aiuto della nostra commercialista e della nostra agente di HACCP – due donne meravigliose! –, abbiamo completato il nostro negozio.

Quali prodotti vendete?

Da Ludì si può trovare cereali, legumi, farine, pasta, riso, oli, muesli e granole, biscotti, caffè fresco da macinare, tè e tisane, spezie, sale e zucchero, erbe, superpolveri, frutta secca, semi. In più tutta la parte di oggettistica, dai detersivi bio alla spina ai saponi artigianali al taglio, spugne compostabili, posate e spazzolini in bambù, contenitori e cannucce in acciaio, teli cerati e carte forno riutilizzabili, sacchetti di stoffa, pannolini e assorbenti lavabili e tante altre cosine! Il nostro budget non era molto alto e siamo stati bravi nel rispettarlo, ricercando mobili di seconda mano, riutilizzando bancali come mensole, recuperando arredi da nonni, rigattieri ed amici. La famiglia è stata il più grande supporto, ognuno ha apportato qualcosa. Fino al giorno dell’apertura c’era chi si arrampicava sulle scale per fissare le ultime cosine ai muri, chi lavava barattoli, chi scriveva a mano 353 etichette!

Il risultato è stato come ve l’aspettavate?

Sì: il negozio è una piccola oasi di pace, con un profumo di buono che solleva l’animo a chiunque entra e porta il sorriso a tutti. All’ingresso c’è un divanetto per rilassarsi e chiacchierare perché da Ludì ogni prodotto ha la sua storia e il suo perché che va raccontato adeguatamente. Siamo sempre attivi, inventandoci costanti collaborazioni, eventi, servizi per far conoscere la nostra realtà, ma anche per portare soluzioni lì dove il mercato non è ancora arrivato. La spesa la consegniamo a domicilio o la prepariamo per un ritiro facile e veloce, vendiamo online e prepariamo kit di merende per i bambini che vanno a scuola e menù settimanali per le famiglie impegnate. Ci ricordiamo bene le difficoltà incontrate nella transizione verso la sostenibilità e anticipiamo soluzioni ai bisogni della nostra comunità che giorno dopo giorno diventa una grande famiglia dove ci si aiuta e si collabora.

Cosa vuol dire per voi “sostenibilità”?

La sostenibilità è un mondo, uno stato, un concetto, uno stile di vita incredibilmente ampio e può far paura all’inizio. Ricordiamo sempre a tutti l’importanza di fare le cose poco alla volta. Scegliere di acquistare prodotti imballati in vetro, piuttosto che acquistare prodotti bio o fare la spesa dal contadino vicino casa. I passi sono molteplici e vanno compiuti lentamente e pazientemente. È un percorso fatto di domande, di continua messa in discussione con curiosità e senza giudizio, perché basta poco a sentirsi in colpa!

Cosa consigliate a chi volesse applicare questo concetto nella propria vita di tutti i giorni?

Si può iniziare da qualunque ambito: oggi scelgo un vasetto di ceci in vetro, domani acquisto una farina sfusa, tra una settimana provo a usare un telo cerato e tra un mese utilizzo la carta di giornale per fare pacchetti. Magari una volta a settimana vado a piedi a lavoro o mi organizzo con un collega. Prendo l’abitudine di tenere una busta di stoffa in macchina e se mi dimentico mi faccio una carezza, non un rimprovero! Quando sono al mare o in montagna a passeggiare mi porto un sacchetto nel quale raccogliere i rifiuti che trovo per strada. La cicca della sigaretta la ripongo in un fazzolettino e attendo un cestino per buttarla. Compro un bel libro di cucina dalla libreria locale – che se non ha quel che trovo può procurarselo! – e attendo pazientemente e con desiderio l’arrivo del mio acquisto.

Questo nel personale. Ma in famiglia e nella comunità in cui viviamo?

Inizio a rallentare i ritmi della mia famiglia con organizzazione e pianificazione. Spiego a mio figlio che a 9 anni davvero non ha bisogno di un telefono e che per produrre e poi smaltire uno smartphone si crea un grande impatto sull’ecosistema. Scelgo di ascoltare come mi sento e rispettare il mio corpo e i miei ritmi, che rispondono a quelli della natura. Potremmo andare avanti per ore! Nei confronti di Governi, istituzioni e grandi tavoli invece, mi impegno come cittadino a ricordare che sostenibilità significa anche “poterselo permettere”.

Lo Stato ci deve aiutare a compiere scelte sostenibili, mantenendo le nostre strade pulite, dando incentivi validi, utili e soprattutto inclusivi, informando ed educando, abbassando le aliquote dei prodotti che guariscono e aiutano il pianeta. C’è così tanto da fare! Ma questo non deve scoraggiarci bensì darci la forza di non mollare mai perché è un cammino che appaga, che rende felici e che ci fa vivere meglio, garantendo un futuro migliore ai nostri pargoli, alle prossime generazione e a Mamma Terra che è così bella e così unica.

Come trovano spazio queste idee nella vostra attività commerciale?

Ludì si impegna a garantire informazione, educazione e guida per chi vuole iniziare a cambiare, a scegliere con consapevolezza. Aiutiamo chi si serve da noi a scegliere i prodotti che più si avvicinano ai vostri gusti e alle vostre esigenze. Forniamo una guida sulle quantità da acquistare e prepariamo i prodotti in sacchetti di carta, se qualcuno dimentica i propri contenitori. Siamo sempre disponibili a fornire ricette e suggerimenti che si possono poi ritrovare sui nostri social e sul nostro sito. Abbiamo scelto pubblicità e divulgazione digitale proprio per minimizzare gli sprechi di carta. A chi viene da noi chiediamo un po’ della sua fiducia e del suo tempo, perché da Ludì non si viene con la fretta! Correre ci rende difficile assaporare, ascoltare, riflettere e noi ci teniamo che anche fare spesa nel nostro negozio sia simbolo di sostenibilità. Rallentare, respirare, lasciarsi trasportare!

Fonte: https://www.italiachecambia.org/2021/09/ludi-sogno-sostenibilita/?utm_source=newsletter&utm_medium=email

Discarica Bussi, tutti assolti i 19 imputati e resta l’inquinamento

Non ci sono colpevoli per l’inquinamento causato dalla discarica Bussi in Abruzzo e i reati sono stati prescritti. Il ministero dell’Ambiente annuncia che sarà parte civile in Appello. Il ministero dell’Ambiente interviene subito dopo la lettura della sentenza emessa dalla Corte d’Assise di Chieti ha ieri h assolto i 19 imputati, tra tecnici e dirigenti Montedison perché il fatto non sussiste, ovvero non riconosciuti responsabili dell’inquinamento causato dalla discarica di Bussi, 25 ettari di veleni. Il danno stimato all’ambiente è di 8,5 miliardi di euro per una contaminazione di oltre 2 milioni di metri cubi di terreno, oltre all’acqua di falda.discaricabussi-403x360

Perciò il ministro Galletti fa sapere:

E’ solo una sentenza di primo grado e, come tale, non definitiva, quella che ha assolto gli imputati nel processo penale innanzi alla Corte di Assise di Chieti per il disastro ambientale provocato dalla mega-discarica dello stabilimento Montedison di Bussi sul Tirino. Occorrerà leggerne le motivazioni, per valutare le ragioni sia del mancato riconoscimento del reato di avvelenamento delle acque, che della derubricazione del reato di disastro doloso in colposo, che ha avuto per effetto la dichiarazione di prescrizione del reato da parte della Corte di Assise. Il Ministero ha intenzione di proseguire, in grado di appello ed anche in Corte di Cassazione, l’intrapresa azione civile per la condanna al risarcimento degli ingenti danni provocati.

Sebbene al primo grado di giudizio i 19 imputati, tra tecnici e amministratori della ex Montedison sono stati tutti assolti, resta però l’inquinamento. Da ricordare che l’ex ministro per la Giustizia, paola Severino è tra gli avvocati difensori al processo e che ricorda che:

Non è cercando capri espiatori che si tutela il bene dell’ambiente. Bisogna trovare una soluzione normativa che imponga la bonifica.

Il punto, però, è che non essendoci responsabili, resta allo Stato pagare (cioè a tutti noi) miliardi in euro per le bonifiche che in realtà spetterebbero a chi poi ha effettivamente inquinato e che a invece ci è, oggi, ancora ignoto. Le accuse parlavano di disastro ambientale e avvelenamento delle acque ma per i giudici i reati sono prescritti quando i pm Giuseppe Bellelli e Anna Rita Mantini del tribunale di Pescara avevano chiesto 18 condanne con pene da 4 a 12 anni e otto mesi e una sola assoluzione. Ma per ora il reato di avvelenamento è un fatto che non sussiste in quanto il reato di disastro ambientale risulta derubricato per intervenuta prescrizione.

Ha detto il WWF che ha seguito il processo come parte civile:

La sentenza emessa dalla Corte d’Assise di Chieti sulla discarica abusiva di Bussi, come è già avvenuto con l’esito del processo Eternit di poche settimane fa, è la dimostrazione che la via giudiziaria per la difesa dell’ambiente è fallimentare. E’ assolutamente necessaria una seria riforma della giustizia penale e l’approvazione dei delitti ambientali. Ancora una volta gli inquinatori sono stati assolti per prescrizione ed è stato violato il principio comunitario fondamentale di “chi inquina paga”.

Fonte:  Vivere PescaraTgMaxCorpo forestale dello StatoWWF
Foto | @WWF Abruzzo