FieraMilano ottiene la certificazione di edilizia sostenibile LEED

FieraMilano ottiene la certificazione di edilizia sostenibile LEED® – Leadership in Energy and Environmental Design – per 42mila dei 350mila m2 coperti del polo di Rho-Pero. Un audit che vaglia consumi energetici ed idrici, mobilità, green procurement e gestione rifiuti. E’ la prima LEED ottenuta in Europa da un complesso espositivo379621

Fiera Milano ha ottenuto la certificazione sulla sostenibilità in edilizia LEED® per il cuore del quartiere espositivo di Rho-Pero: il Centro servizi, il Centro congressi e le palazzine uffici. Ossia 42mila metri quadrati sui 350mila coperti complessivi dell’enorme polo fieristico di Rho-Pero, progettato da Massimiliano Fuksas e inaugurato nel 2005.
Un risultato che la colloca ai vertici della classifica della sostenibilità nel settore fieristico. LEED infatti è il più diffuso standard di qualità ambientale degli edifici nuovi ed esistenti e certifica la sostenibilità delle strutture in termini di risparmio energeticoattenzione al ciclo di vita dei prodotti, salubrità degli ambienti interni e sintonia con il contesto urbano circostante. La tipologia esatta di certificazione di sostenibilità è la LEED EB:O&M (acronimo di Existing Buildings:Operations& Manteinance – gestione e conduzione degli edifici esistenti). Una certificazione che ha permesso a Fiera Milano di misurare, implementare e pianificare le strategie di gestione connesse alle attività più impattanti da un punto di vista sia ambientale sia economico delle aree interessate. Il risultato si traduce nella piena conoscenza dell’andamento delle strutture grazie a cinque categorie di crediti.  Oggetto di questa prima certificazione sono stati i 42.000 metri quadrati del Centro servizi, Centro Congressi e palazzine uffici. L’energy audit delle strutture ha permesso di identificare misure di efficientamento che hanno comportato un taglio di circa 700.000 kWh/anno di consumi energetici (con un risparmio stimato in 82.000 Euro) ed una riduzione di 250 tonnellate di emissioni di CO2. Un esempio che dimostra come con investimenti relativamente contenuti si possano avere risultati rilevanti anche su grandi edifici, come i poli fieristici, spesso eccessivamente energivori e con elevati costi gestionali. La certificazione LEED EB:O&M si estende anche all’illuminazione, alla gestione dell’acqua, alla mobilità, alla qualità degli ambienti, al green procurement, alla gestione dei rifiuti, al green cleaning.
Nell’ambito della mobilità si è lavorato sul Mobility Management, in particolare introducendo nel portale di FieraMilano una sezione dedicata al car pooling aziendale, che consente di formare gli equipaggi per la condivisione dell’auto per raggiungere il posto di lavoro e fornisce a chi aderisce un servizio sms in tempo reale con le informazioni relative al traffico. Per quanto riguarda l’illuminazione, è stata avviata la sostituzione delle lampade a fluorescenza con lampade a led. Attenzione anche ai consumi idrici che con interventi mirati e a costi contenuti permetteranno un risparmio del 10% su base annua. Mentre per la salubrità dell’ambito lavorativo FieraMilano ha ottenuto punti importanti per il raggiungimento della certificazione grazie a filtri d’aria altamente performanti.
“FieraMilano è stata sin dall’inizio attenta all’impatto delle sue attività sull’ambiente – ha ricordato il suo presidente Michele Perini, in occasione della presentazione della certificazione LEED durante l’EIRE – Expo Italia Real Estate – già nella fase di progettazione erano stati adottati provvedimenti specifici, come il teleriscaldamento dal vicino termovalorizzatore di AMSA per padiglioni e uffici e l’utilizzo di reti idriche separate per l’acqua potabile e l’acqua di falda, quest’ultima destinata alle pompe di calore, all’irrigazione e ai servizi igienici”.
L’architetto Doriana Mandrelli Fuksas ha ricordato la specificità della progettazione dell’enorme polo fieristico alle porte di Milano: bacini d’acqua, spazi verdi e percorsi coperti, pareti colorate che si riflettono nei pannelli in acciaio e accompagnano i visitatori durante le esposizioni. Nel suo percorso verso il traguardo di LEED, Fiera Milano è stata affiancata da Habitech, azienda leader nei servizi per il green building. Secondo Thomas Miorin, direttore di Habitech, con la certificazione LEED di FieraMilano si è raggiunto un risultato “che acquista un valore simbolico nella prospettiva di EXPO 2015 e si è andati ben oltre un efficace intervento di efficientamento energetico: FieraMilano ha saputo abbracciare un percorso di sostenibilità integrato, lavorando su diverse policy organizzative. Un percorso che porta ad un effettivo orientamento della cultura aziendale verso la sostenibilità, passando dall’edificio alla testa e al cuore delle persone che lo vivono”.

Fonte: ecodallecittà.it

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Ikea presenta il Report ambientale 2013 e FSC dopo la revoca concede la certificazione

Ikea ha presentato il suo Report Ambientale per il 2013 in cui elenca le promesse mantenute per il riciclo dei rifiuti, uso dell’energia rinnovabile e distribuzione di cibo biologico ma FSC ha ritirato al colosso svedese la certificazione per la raccolta di legno sostenibile

Aggiornamento:
Mentre scrivevo il post ho scritto anche a Ikea Italia per chiedere l’aggiornamento nel merito. L’azienda mi ha risposto con una mail delle 14:05 in cui c’è scritto:

Il 10 marzo 2014 Rainforest Alliance ha annunciato di aver revocato la sospensione del certificato FSC delle operazioni forestali di Swedwood Karelia, in seguito alla valutazione della revisione annuale del comitato di ricorso indipendente. Dopo le verifiche da parte dell’organismo di certificazione, IKEA si è subito attivata per risolvere le deviazioni e la maggior parte delle non conformità sono già state corrette. IKEA è uno dei maggiori acquirenti di legno certificato FSC al mondo. Attualmente il 32% (pari a 4.5 milioni di m3) del legno utilizzato da IKEA è o certificato FSC o riciclato. Il resto del legno che utilizziamo rispetta i requisiti minimi di provenienza richiesti da IKEA, vale a dire non deve provenire da tagli illegali, da aree operazioni forestali implicate in conflitti sociali connesse con la foresta, da are forestali naturali intatto né da foreste ad alto valore di conservazione non certificate, da aree forestali convertite in piantagioni o in usi non forestali, né da organismi geneticamente modificati. Il nostro obiettivo è raggiungere il 50% del legno certificato FSC o riciclato entro il 2017.

Ikea Italia presenta per il nono anno consecutivo il Report ambientale in cui elenca nel 2013 le azioni intraprese per rispettare tutti i parametri di tutela ambientale e sostenibilità relativamente ai negozi presenti nel nostro Paese. Il percorso della sostenibilità di Ikea è dunque sotto la lente e analizzabile e tocca molti punti come l’approvvigionamento energetico, la raccolta e il riciclo dei rifiuti (che sono un costo per le aziende, non dimentichiamolo!) la scelta del cibo biologico e altre campagne come la rivendita di mobili di seconda mano. Ikea tiene all’immagine di azienda sostenibile e ci investe anche molto nonostante alcuni passi falsi poi però rischiano di minare quella fiducia verso il consumatore su cui il colosso svedese punta senza mezzi termini. Proprio un mese fa The Sunday Times ha portato alla luce il criterio con cui alcune foreste sono abbattute per la produzione di legname.ikea

In sostanza Ikea è stata accusata di abbattere gli alberi di 600 anni in foreste protette per la produzione dei suoi mobili. Come risultato, il Forest Stewardship Council (FSC), che promuove la gestione responsabile delle foreste del mondo ha ritirato alla Swedwood, controllata di Ikea, la certificazione relativa. La certificazione era attiva dal 2006 e sottoposta a revisione annuale. La decisione dunque è giunta dopo l’audit sulla raccolta di legname della Swedwood nel nord della Carelia, vicino al confine russo-finlandese, che è sede di una delle ultime grandi foreste europee. Swedwood ha l’autorizzazione a accedere a 700.000 acri evitando però la raccolta degli alberi più antichi e le zone ripide e che non hanno sufficiente copertura arboricola. Sweedwood in un comunicato del 10 marzo Anders Hildeman, Foreste responsabile Gruppo IKEA ha così replicato:

Siamo soddisfatti nell’aver ottenuto la revoca della sospensione del nostro certificato FSC perché è importante per noi dimostrare la nostra gestione forestale responsabile. Il nostro obiettivo è ora quello di continuare il nostro lavoro con una buona gestione forestale e fare in modo la sospensione sia archiviata. Accurati controlli e follow-up mostrano la forza del sistema FSC. Continuiamo a stare saldamente dietro i principi FSC e crediamo che sia il sistema più credibile di certificazione disponibile. Attraverso le nostre politiche di acquisto e di progetti di partenariato continueremo a sostenere la gestione responsabile delle foreste in Russia, che avrà anche un impatto positivo sulla regione della Carelia.

Il rapporto Ambientale dunque giunge in un momento molto delicato per il colosso svedese che tiene a sottolineare come tutto il 2013 e anche gli 8 anni precedenti siano stati programmati sotto la politica della sostenibilità. Infatti, Ikea Italia fa sapere di essere riuscita a avviare al il riciclo il 93% dei rifiuti il che ha portato in 10 negozi su 20 a avere per questa voce ricavi superiori ai costi. Un capitolo che rende particolarmente orgoglioso il colosso dell’arredamento svedese è relativo all’energia; infatti il risparmio energetico è stato pari al 6% il che ha portato a una contrazione delle emissioni di CO2 pari al 9,5%. In totale l’energia elettrica usata proviene per il 95% da fonti rinnovabili in 17 negozi s sono presenti impianti fotovoltaci che hanno prodotto 6.291.179 kWh di energia. In 5 punti vendita sono stati installati impianti di geoscambio per raffrescamento e riscaldamento mentre per la mobilità sostenibile in 19 negozi su 20 è stato disposto il servizio con navetta o mezzi pubblici e il servizio trasporto gratuito per acquisti superiore ai 30 Kg. Un discorso a parte lo merita il progetto second hand sostanzialmente un mercatino dell’usato per mettere in vendita mobili usati ma in buono stato. Nei ristoranti il 23% dei prodotti acquistati è stato di tipo biologico ossia su 5.992 tonnellate di cibo circa 1389 tonnellate sono state bio e sono stati venduti 66.467 “menu di pasta BIO” del programma Terre dell’Oasi WWF. Per quanto riguarda la lotta allo spreco in Ikea hanno lavorato alla porzionatura e all sostegno dell’uso della vaschetta per far portare a casa il cibo avanzato. Altr interventi del colosso svedese hanno riguardato le risorse umane per cui risulta che il 93% degli assunti lo è con contratti di lavoro a tempo indeterminato e il supporto alle campagne internazionali e Ong locali per il sociale. Non dimenticate di scaricare la Blogo App, per essere sempre aggiornati sui nostri contenuti. E’ disponibile su App Store e su Google Play ed è gratuita.

Fonte:  Comunicato stampa

Moda sostenibile, l’89% dei tedeschi compra abbigliamento certificato

I tedeschi acquistano abbigliamento certificato, l’89% sceglie prodotti tessili la cui etichetta indichi la tracciabilità13

L’abbigliamento certificato è un prodotto che interessa molto i consumatori tedeschi. Secondo un recente sondaggio l’89% dei consumatori in Germania sceglie di acquistare abbigliamento certificato. La ricerca è stata condotta all’interno del progetto TF- Traceability & Fashion ossia un marchio proposto e promosso da Unionfiliere nato per certificare il prodotto tessile. Ciò che conta per il cliente tedesco è apprezzato:

il rispetto dell’ambiente/responsabilità sociale d’impresa dal 91%
l’origine per l’83%
la salute del consumatore per il 64%

In generale ciò che interessa è la tracciabilità delle materie prime, il riconoscimenti di marchi relativi all’ecosostenibilità e i consumatori gradiscono che ciò avvenga attraverso internet e la trasparenza dei siti che producono abbigliamento. Percentuali decisamente elevate che evidenziano come la percezione della moda quale industria pesante sia valutata globalmente e non solo percepita. La Germania è terzo e quarto cliente dell’italia per il comparto femminile (per cui si registra una lieve flessione) e maschile (che tiene). La Germania è anche il terzo esportatore al mondo di abbigliamento dopo Cina e Italia e leader mondiale nei tessuti tecnici per cui detiene il 45% della quota di mercato.

Proprio lo scorso dicembre un gruppo di buyer tedeschi visitò 24 aziende certificate italiane perché anche se il Made in Italy resta apprezzato il mercato tedesco richiede che maturi in quanto a certificazioni e le riconosciute sono GOTS, Okotex, Ivn Best, Fair Trade, Trans Fair, Fair Wear, Blusign.

Fonte: | Italia Germania

Anche Barcellona ha voglia di smart city

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Un sistema di certificazione univoco per le smart city, e insieme un organizzazione deputata alla sua gestione. Nei giorni scorsi gli amministratori della città di Barcellona, insieme ad altre trenta città, enti e università del mondo, alle aziende Gdf Suez e Cisco hanno sancito un accordo che lancia ufficialmente sulla scena il City Protocol. L’annuncio è stato dato a Barcellona in occasione di Smart City Expo World Congress. Il City Protocol definisce una metodologia per creare un modello di innovazione urbana. Ciò avviene attraverso l’indicazione di standard, l’integrazione delle diverse piattaforme, l’implementazione di soluzioni tecnologiche. Nel progetto di questa rete globale sono coinvolte l’industria, le agenzie di ricerca ed altri enti, una comunità aperta pronta a condividere competenze ed esperienze nei vari settori. l programma di City Protocol svilupperà specifici accordi condivisi, discussi ovviamente con i cittadini. A partire da tali intese, saranno prodotti progetti e politiche urbane approvati dal City Protocol, già testate in alcune città che possano essere utilizzati come esempio, oltre a raccomandazioni e riferimenti tecnologici per l’industria. A capo del CP ci sarà la City Protocol Society, un’organizzazione associativa di cui potranno diventare membri municipalità, aziende, enti di ricerca ed altri enti coinvolti nella trasformazione delle città. Il lancio sulla scena è fissato per aprile 2013. Bella iniziativa, diciamo noi, all’insegna della condivisione di conoscenze: perché l’unione – o meglio, la condivisione – fa la forza.

Fonte: tuttogreen

Torre Unipol di Bologna: è arrivata la Certificazione LEED Gold

 

La Torre Unipol a Bologna ha ottenuto la prestigiosa certificazione LEED Gold a conferma delle eccelse prestazioni energetiche a basso impatto ambientale che è in grado di garantire. La Torre Unipol è parte integrante di un progetto avviato nel 2009 per la riqualificazione di un’area industriale dismessa di 45.000 mq che Unipol ha voluto ripensare nel segno della riduzione dei consumi e delle buone pratiche di gestione delle risorse naturali, del risparmio energetico, di una condotta consapevole degli utenti e di una elevata qualità di comfort e salubrità degli spazi.
Mobilità sostenibile, riduzione dei consumi di risorse energetiche e idriche, efficienza dei sistemi, attenzione all’uso dei materiali e al riciclo, ripristino di spazi verdi, attenzione alla qualità degli spazi interni e uso della luce naturale sono le componenti di un approccio innovativo, efficiente e sostenibile nella progettazione dell’edificio.

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La certificazione LEED Gold sottolinea gli elevati livelli di sostenibilità raggiunti dalla Torre Unipol. In particolare l’efficienza energetica è evidenziata dalla riduzione del 33% dei consumi energetici standard, mentre il fabbisogno energetico è soddisfatto al 35% da fonti rinnovabili. L’efficienza idrica è garantita da un ridotto consumo di acqua (56% a scopo irriguo e del 42% per usi interni), mentre per il ciclo dei materiali è stata realizzata un’area per la raccolta differenziata (28% il riciclato). Si evidenzia inoltre che il 44% di materiale utilizzato nella Torre è di provenienza regionale. L’elevato standard della qualità ambientale interna prevede per ogni postazione di lavoro il pieno controllo del comfort luminoso, mentre lo spazio occupato è dotato al 94% di luce naturale e al 98% di visione verso l’esterno.
La Torre, che con i suoi 125 metri di altezza è ora l’edificio più alto dell’Emilia Romagna, domina un complesso edilizio progettato dallo studio Openproject, che include anche un albergo e un piastra commerciale riconnessi da una grande struttura vela. Il lotto rappresenta oggi per i bolognesi un’area di lavoro e di svago alle porte del capoluogo emiliano.
Unipol è stata assistita da Habitech nel percorso di certificazione LEED il cui iter di accreditamento proseguirà anche per l’Albergo e la Piastra Multifunzionale sottostanti la grande torre che saranno completamente operativi entro la fine del 2013.

Fonte: infobuildenergia