Fukushima: gli abitanti di Naraha tornano a casa

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Dopo quattro anni e mezzo gli abitanti di Narah, cittadina giapponese situata nei pressi della centrale nucleare di Fukushima, teatro dell’incidente dell’11 marzo 2011, possono tornare a casa. In seguito all’incidente, la cittadina giapponese di Naraha aveva invitato i suoi 7400 residenti ad abbandonare il territorio, primo fra i sette comuni costretti a evacuare integralmente abitazioni ed edifici pubblici. Il governo giapponese sostiene che i livelli di radiazione siano scesi a quote ritenute sicuro e sabato hanno revocato l’obbligo di evacuazione deciso nel 2011. Il sindaco di Naraha, Yukiei Mastumoto, ha detto sabato scorso che l’orologio della città ha ricominciato a mettersi in moto e che la revoca del provvedimento di evacuazione è soltanto il primo passo di un nuovo corso. La paura delle radiazioni, infatti, non è sparita e, fino al prossimo ottobre non sarà attiva la clinica locale, mentre l’ospedale sarà pronto solamente nel febbraio 2016. Ai residenti viene consegnato un dosimetro per controllare i livelli di radiazione e anche le acque vengono costantemente monitorate per verificare l’eventuale presenza di materiali radioattivi.

Fonte:  The Guardian 

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Giappone, Fukushima: 40 anni per smantellare la centrale e carenza di lavoratori

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Secondo il governo di Tokyo, guidato dal conservatore Shinzo Abe, ci varranno tra i 30 e i 40 anni per smantellare la centrale nucleare di Fukushima numero 1, rimasta danneggiata dal terremoto dell’11 marzo 2011. Tuttavia, la Tokyo Electric Power Company (Tepco) fa sapere che per raggiungere l’obiettivo sarà necessario avere a disposizione un adeguato numero di lavoratori, e questo oggi sembra un problema di massima urgenza. A tale riguardo, il giornale locale Fukushima Minpo rende noto che, dall’inizio del 2015, già 174 addetti ai lavori hanno dovuto lasciare la centrale per raggiunto limite di esposizione alle radiazioni (fissato a 100 millisievert in 5 anni dalla legislazione nipponica). Per la testata, inoltre, ci sarebbero duemila lavoratori che in quattro anni sono stati esposti a radiazioni comprese tra 50 e 100 millisievert. Tepco, per il momento, ha replicato affermando che alla carenza di forza lavoro si farà fronte con riduzioni di radiazioni nella centrale. La verità, però, è che a distanza di quattro anni dell’incidente non è così facile trovare tecnici qualificati e motivati. A confermarlo è stato un operatore di un’azienda appaltatrice di Tepco all’emittente Nhk World. Secondo l’intervistato, la paura di procurarsi danni alla salute e di essere additati come hibakusha (termine con cui dai tempi di Hiroshima vengono definiti in maniera spregiativa gli individui esposti alle radiazioni) riduce notevolmente il bacino di addetti a disposizione. Intanto, Tepco la scorsa settimana, anche per allontanare le polemiche che l’hanno coinvolta, ha diffuso le immagini di un sofisticato robot impiegato nel reattore 1. La sua funzione è stata quella di analizzare e raccogliere dati che renderanno più agevole la bonifica. Il grado di radioattività e la temperatura (intorno ai 20°C), riscontrati dalle indagini, hanno presentato valori più bassi di quello che si poteva temere.

© Foto Getty Images

Fonte: ecoblog.it

A quando la prossima catastrofe nucleare?

Quando si parla di nucleare sembra che nemmeno la famosa pedagogia delle catastrofi di cui parla Serge Latouche abbia effetti tangibili. Semmai Hiroshima e Nagasaki non avessero aperto gli occhi, almeno dopo Chernobyl il mondo avrebbe dovuto capire che con la maledetta follia nucleare non si poteva più avere a che fare. Invece niente, si è andati avanti come se nulla fosse. Intanto, una settimana fa un altro incidente in Ucraina è passato inosservato.nucleare_incidente

Sono proseguiti gli incidenti (l’ultimo la settimana scorsa in Ucraina) e si è arrivati a Fukushima e nuovamente l’intero mondo ha tremato: catastrofe di dimensioni incalcolabili che non ha ancora avuto fine e le cui conseguenze drammatiche dureranno per tempi incredibili. Per qualche giorno in quel periodo si è parlato di moratoria a livello mondiale e poi con il passare del tempo tutto è stato dimenticato, il Giappone ha pure eletto un premier che era favorevole al nucleare; Cina, India e altri paesi vanno avanti con i loro programmi di costruire nuove centrali e via di questo passo. Non si capisce cosa debba succedere di ancora più catastrofico per chiudere per sempre questa strada di morte certa. Ci dovranno essere milioni di cadaveri per le strade, magari di un paese occidentale dove i media dell’horror sono più presenti, per far dire la parola basta? Il conto alla rovescia è di nuovo iniziato, questa tecnologia è così insicura, fragile e pericolosa che se non verrà fermata è purtroppo molto probabile che accada un prossimo incidente catastrofico e non si tratta di malaugurio ma di fredde statistiche. Gli esperti dicevano che incidenti come quelli di Chernobyl, Three Mile Island e Fukushima non sarebbero mai potuti accadere: ce ne sono stati tre nell’arco di trentacinque anni, senza contare le centinaia di incidenti cosiddetti minori. E due di questi sono avvenuti nei paesi più tecnologicamente avanzati come Stati Uniti e Giappone, senza contare che la Germania, altro paese super tecnologico, deve smantellare un importante deposito di scorie radioattive (senza sapere nemmeno bene come) perché non è sicuro come sembrava. Non sarà quindi il caso di chiudere tutte le centrali al mondo quanto prima anziché attendere una prossima catastrofe? E, a proposito: le scorie di cui si parla ultimamente da stoccare in Italia, eredità della nostra stagione nucleare e che non si sa dove posizionare, suggerisco di metterle in comode confezioni regalo nei garage e nelle case di coloro che hanno fortemente voluto le centrali. Visto che a loro piace tanto e che dicono che il nucleare è pulito e sicuro, di certo non avranno problemi ad ospitarle nelle loro dimore per i prossimi millenni cioè il tempo della loro vita radioattiva. E… il 3 dicembre si viene a sapere che cinque giorni prima si è verificato un incidente alla centrale nucleare di Zaporozhskaya in Ucraina

Fonte: ilcambiamento.it

Effetto rinnovabili in Germania: miniera non scavata e centrale nucleare chiusa in anticipo

La Renania Westphalia rinuncia ad estrarre un quarto delle risorse della miniera di Garzweiler II ed E.ON chiuderà in anticipo la centrale nucleare di Grafenrheinfeld. In entrambi i casi il basso costo dell’energia indotto dalle fonti rinnovabili non rende più competitivo né il carbone, nè l’Uranio.

Perla prima volta dall’inizio della rivoluzione industriale, in Germania è stato deciso di lasciare del carbone sottoterra: il governo della Renania Settentrionale Westphalia ha infatti deciso di non estrarre 300 Mt di lignite dalla miniera di Garzweiler, 20 km a sud ovest di Düsseldorf.  La lignite è un carbone di minore qualità e di elevate emissioni di CO2, usato solo per la produzione di energia elettrica. Come si vede dall’immagine qui sotto,m si tratta di una miniera a cielo aperto. Il lotto già sfruttato di Garzweiler I occupa 66 km², mentre la realizzazione di Garzweiler II avrebbe richiesto la devastazione di altri 48 km² di suolo agricolo, lo spostamento di due autostrade e la “rimozione” di cinque centri abitati in cui vivono oltre 1400 persone. Ora i progetti di sviluppo della miniera sono stati ridotti del 25% circa. La causa? La diminuzione del costo dell’elettricità, che a causa dell’incremento delle fonti rinnovabili è ormai sempre più spesso sotto i 4 centesimi al kWh, non rende più economicamente vantaggiosa l’operazione di estrazione e potrebbe ridurre il numero di centrali a carbone in progetto. Per lo stesso motivo, la chiusura della centrale nucleare di Grafenrheinfeld, inizialmente prevista per la fine del 2015, verrà anticipata di sette mesi, al maggio 2015. In  un secco comunicato, l’azienda E.ON che gestisce l’impianto fa sapere che non avrà vantaggi economici a condurre l’impianto fino al suo termine naturale a causa dei bassi profitti e della sovrattassa prevista per le operazioni di ricarico del combustibile. Questa rivoluzione inizia ad avvenire in Germania con una produzione rinnovabile che per ora è solo un quinto del totale; la grande produzione fotovoltaica nelle ore di picco di consumo ha già portato il prezzo delle ore di picco ad essere più basso di quello del carico di base. Ogni pala eolica e ogni pannello fotovoltaico sono un chiodo in più sulla bara del carbone e del nucleare. I sostenitori dell’energia fossile e centralizzata dovranno farsene una ragione.

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Fonte: ecoblog.it

 

Ermani: “Il nucleare una follia criminale a scopo di lucro”

A tre anni dalla tragedia di Fukushima, è più acceso che mai il dibattito relativo all’utilizzo dell’energia nucleare, ma certezze ancora non ce ne sono. Radio Colonia radio tedesca in lingua italiana, ha intervistato Paolo Ermani, presidente dell’associazione Paea (Progetti Alternativi per l’Energia e l’Ambiente) ed editorialista de Il Cambiamento.nucleare_ermani

Sono passati tre anni dalla catastrofe che colpì il Giappone, l’11 marzo 2011, quando un terremoto di magnitudo 9 provocò un’onda anomala di 11 metri che spazzò via tutto e portò alla distruzione della centrale nucleare di Fukushima. 18mila tra morti e dispersi, migliaia gli edifici distrutti, 160mila gli sfollati e la terra contaminata dalle radiazioni nel raggio di 30 chilometri dalla centrale. Cosa ha insegnato questa terribile esperienza? I sostenitori delle energie alternative e rinnovabili propongono con sempre maggior vigore e convinzione la necessità di intraprendere nuove vie per rispondere al fabbisogno energetico di una civiltà in continua crescita. Ne parla a Francesca Montinaro Paolo Ermani, presidente dell’associazione PAEA, Progetti Alternativi per l’Energia e l’Ambiente, sottolineando come sia necessario prima di tutto decentralizzare gli impianti. “Il nucleare è una follia criminale a scopo di lucro, lascia un’eredità di morte per le prossime generazioni, quindi non ha nessun senso da nessun punto di vista – ha detto Ermani – Per non avere più alcun bisogno del nucleare basterebbe fare tre passi. Innanzi tutto il risparmio energetico, poi l’efficienza energetica e l’utilizzo delle energie rinnovabili. Non ci sarebbe nemmeno bisogno delle tantissime centrali che inquinano utilizzando carbone e oli combustibili. La fusione nucleare? Non abbiamo bisogno di queste tecnologie incontrollabili, abbiamo bisogno di cose che abbiano senso. Le energie rinnovabili sono autogestibili, alla portata di tutti e creano autosufficienza energetica e decentralizzazione. Il fatto che la richiesta di energia aumenti è un’altra assurdità, non possiamo crescere all’infinito su un pianeta dalle risorse finite. I consumi attuali sono folli, viviamo in una società dello spreco”. La giornalista ha dato la parola anche a Giuseppe Mazzitelli dell’ENEA – Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile.

Clicca qui per ascoltare l’intervista integrale a Paolo Ermani.

Fonte: il cambiamento.it

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Fukushima, nuova fuga di acque contaminate

Circa 100 metri cubi di acque radioattive sono fuoriusciti da una cisterna, ma non ci sarebbero stati sversamenti nell’Oceano Pacifico

Nuova fuga di acque contaminate alla centrale di Fukushima. A poche settimane dal terzo anniversario dell’incidente dell’11 marzo 2011, la Tepco, la società che gestisce l’impianto d iFukushima Daiichi ha rilevato una nuova fuga di acque contaminate sulla parte superiore di una delle numerose vasche della centrale nucleare giapponese. Secondo Tepco circa 100 metri cubi di acqua sono fuoriusciti da una cisterna. La distanza fra la vasca e l’Oceano Pacifico è nell’ordine dei 700 metri. Quest’acqua che privata del cesio radioattivo, resta contaminata da altri elementi: la società di gestione ha detto di avere misurato una radioattività di 230mila becquerels di stronzio e altri emittenti di raggi beta per litro. La fuga è stata stoppata e gli operatori di Tepco stanno recuperando l’acqua fuoriuscita e la terra contaminata. Da tre anni a questa parte, il problema dell’acqua è uno dei più spinosi da risolvere. Oltre 350mila metri cubi di acque radioattive sono stoccati nei serbatoi montati sul sito, mentre decine di migliaia di altri metri cubi di acque sono tracimati finendo nel sottosuolo.fukusima

Sistemi di trattamento sono stati messi in campo per decontaminare queste acque, ma sono ancora notoriamente insufficienti. Tepco prevede di rinforzare e di costruire altre cisterne per poter garantire una capacitrà di stoccaggio di 800mila metri cubi da qui al 2016. Alcuni esperti consigliano, una volta eliminati i principali radionuclidi, di buttare l’acqua in mare. Intanto nel gennaio di quest’anno il Giappone ha toccato il nuovo livello record nel deficit commerciale: dall’incidente del 2011, infatti, il Paese si è visto costretto ad aumentare considerevolmente gli acquisti di carburanti all’estero. Dalla fine del 2012 a oggi lo yen ha perso il 25% del suo valore nei confronti di euro e dollaro. La politica conservatrice di Shinzo Abe si è finora rivelata un fallimento. E Fukushima Daiichi continua a essere una spina nel fianco per la politica, l’immagine e l’economia del Sol Levante.

Fonte:  Le Monde

Fukushima, “la bonifica nucleare è in mano alla mafia”

Il coordinamento della decontaminazione di Fukushima si basa sulla criminalità organizzata. A denunciare la presenza della mafia nel progetto di bonifica della centrale nucleare giapponese è il professor Michel Chossudovsky dell’istituto canadese “Global Research”.fukushima__impianto9

Grandi cantieri, grandi affari. Tutto il mondo è paese, incluso il Giappone. Nessuna sorpresa, dunque, se spunta anche a Tokyo il convitato di pietra di molte grandi opere: la mafia. Peccato che l’opera in questione sia la bonifica di Fukushima: in ballo non ci sono treni veloci, ma la sicurezza del pianeta. Contratti complessi e carenza di lavoratori disponibili: per questo s’è fatta avanti la Yakuza, conferma la Reuters. Prima il disastro atomico causato da terremoto e tsunami, poi le menzogne di governo e media per coprire gli errori della Tepco e la reale entità del dramma: le autorità giapponesi non hanno ancora fatto i conti seriamente con l’apocalisse, emergenza sanitaria e contaminazione dell’acqua, dei terreni agricoli e del cibo. “È una guerra nucleare senza una guerra”, dice lo scrittore Haruki Murakami: stavolta “nessuno ha sganciato una bomba su di noi”, i giapponesi hanno fatto tutto da soli: “Abbiamo impostato il palco, abbiamo commesso il fatto con le nostre mani, stiamo distruggendo le nostre terre e stiamo distruggendo la nostra vita”. Con la collaborazione di una potente forza occulta: la mafia. “Il coordinamento della decontaminazione di Fukushima, operazione multimiliardaria, si basa sulla criminalità organizzata del Giappone”, che è “attivamente coinvolta nel reclutamento del personale ‘specializzato’ per compiti pericolosi”, accusa il professor Michel Chossudovsky dell’istituto canadese “Global Research”, in un post ripreso da “Come Don Chisciotte”. “Le pratiche di lavoroYakuza a Fukushima – spiega Chossudovsky – si basano su un sistema corrotto di subappalto, che non favorisce l’assunzione di personale specializzato competente”. Qualcosa che ricorda da vicino gli strani appalti a cascata nei quali si infiltrano le cosche, in Europa e in particolare in Italia, gonfiando i prezzi e spremendo come limoni le aziende che poi i lavori devono farli davvero. “Si crea un ambiente di frode e incompetenza, che nel caso di Fukushima potrebbe avere conseguenze devastanti”, visto che ne va della sicurezza di tutti. In compenso, la manovalanza mafiosa è conveniente: “Il subappalto con la criminalità organizzata è un mezzo per grandi aziende coinvolte nella bonifica per ridurre in modo significativo il costo del lavoro”. Alla criminalità organizzata giapponese, continua Chossudovsky, è affidata anche la delicatissima rimozione delle barre di combustibile dal reattore 4: il minimo errore potrebbe causare conseguenze apocalittiche, a livello mondiale, desertificando il Giappone e investendo di radioattività tutto l’oriente, dalla Cina all’Australia. In ballo, la rimozione con una gru di 1.300 barre di combustibile nucleare: in caso di incidente (anche solo il contatto fra due barre) si calcola che si produrrebbe un’onda radioattiva pari a 14.000 bombe di Hiroshima. Operazione che, a quanto pare, sarà effettuata da aziende non proprio pulite: la “Reuters” documenta il ruolo della Yakuza e il suo “rapporto insidioso” con la Tepco e i ministeri della salute, del lavoro e del welfare. Solo nella prefettura di Fukushima, conferma la polizia nipponica, operano almeno 50 clan, con oltre mille affiliati. Gli investigatori sono al lavoro per tentare di sradicare la criminalità organizzata dal progetto di bonifica nucleare. In una rara azione penale, il boss Yoshinori Arai è stato appena condannato per aver intascato 60.000 dollari facendo la cresta sui salari degli operai, ridotti di un terzo. Il mafioso, continua Chossudovsky, è stato condannato per la fornitura di lavoratori per un sito gestito da Obayashi, uno dei maggiori imprenditori del Giappone, a Date, una città a nord-ovest della centrale di Fukushima, investita dalle radiazioni dopo il disastro. Per un funzionario della polizia, il caso Arai è solo “la vetta dell’iceberg”, perché l’intera bonifica di Fukushima puzza dimafia. “Un portavoce di Obayashi ha detto che la società ‘non ha notato’ che uno dei suoi subappaltatori stava prendendo lavoratori da un criminale”, ma l’azienda si impegna ora a collaborare con la polizia. Peccato che la testa dell’organizzazione sia a Tokyo: ad aprile, racconta “Global Research”, il governo ha selezionato ben tre società implicate nell’invio illegale di lavoratori a Fukushima: “Una di queste, una società basata a Nagasaki denominata Yamato Engineering, ha inviato 510 lavoratori per collocare un tubo alla centrale nucleare in violazione delle leggi sul lavoro”. Tutto questo, per “migliorare le pratiche di business” a scapito della sicurezza. Già nel 2009, aggiunge Chossudovsky, alla Yamato Engineering erano stati “vietati i progetti di opere pubbliche”, a causa di una sentenza che definiva l’azienda “effettivamente sotto il controllo della criminalità organizzata”. Nelle città attorno a Fukushima sono al lavoro migliaia di operai. Tubi industriali, ruspe, dosimetri per misurare le radiazioni. Tutto questo per pulire case e strade, scavare terreno vegetale ed eliminare alberi contaminati, per consentire il ritorno degli sfollati. Centinaia le imprese coinvolte: di queste, secondo il ministero del lavoro, quasi il 70% avrebbe infranto le normative. “A marzo, l’ufficio del ministero a Fukushima aveva ricevuto 567 denunce, relative alle condizioni di lavoro per la decontaminazione: ha emesso 10 avvisi, ma nessuna impresa è stata penalizzata”. Una delle aziende denunciate, la Denko Keibi, prima del disastro forniva le guardie di sicurezza privata per i cantieri. “Di fronte alla incessante disinformazione dei media relative ai pericoli di radiazione nucleare globale – conclude Chossudovsky – l’obiettivo di ‘Global Research’ è quello di rompere il vuoto dei media e di sensibilizzare l’opinione pubblica, indicando le complicità dei governi, dei media e dell’industria nucleare”.

Articolo tratto da LIBRE

 

Fukushima, “il rischio apocalisse è adesso”

Il disastro di Fukushima sembra un incubo senza fine e Tokyo finalmente ammette che da mesi si sta inquinando il mare con continui sversamenti di acqua radioattiva, mentre nessuno conosce esattamente le condizioni dei reattori collassati. Le conseguenze dell’incidente nucleare, secondo gli esperti, potrebbero essere catastrofiche.fukushima__radiazioni3

Era tutto vero: il pericolo Fukushima comincia solo adesso e il Giappone non sa come affrontarlo. Le autorità hanno finora mentito, ai giapponesi e al mondo intero: Fukushima era una struttura a rischio, degradata dall’incuria. Un impianto che andava chiuso molti anni fa, ben prima del disastro nucleare del marzo 2011. Da allora, la situazione non è mai stata sotto controllo: la centrale non ha smesso di emettere radiazioni letali. Tokyo finalmente ammette che, da mesi, si sta inquinando il mare con sversamenti continui di acqua radioattiva, utilizzata per tentare di raffreddare l’impianto. Ma il peggio è che nessuno sa esattamente in che stato siano i reattori collassati: si teme addirittura una imminente “liquefazione” del suolo. L’operazione più pericolosa comincerà a novembre, quando sarà avviata la rimozione di 400 tonnellate di combustibile nucleare. Operazione mai tentata prima su questa scala, avverte la Reuters: si tratta di contenere radiazioni equivalenti a 14.000 volte la bomba atomica di Hiroshima. Enormità: bonificare Fukushima – ammesso che ci si riesca – richiederà 11 miliardi di dollari. Se tutto va bene, ci vorranno 40 anni. Gli scienziati non hanno idea del vero stato dei nuclei dei reattori, riassume il Washington’s Blog in un lungo reportage tradotto da Megachip: le radiazioni potrebbero investire la Corea, la Cina e la costa occidentale del Nord America. Perché il peggio deve ancora arrivare: gli stessi tecnici incapaci, che hanno prima nascosto l’allarme e poi sbagliato tutte le procedure di emergenza, ora “stanno probabilmente per causare un problema molto più grande”. Letteralmente: “La più grande minaccia a breve termine per l’umanità proviene dai bacini del combustibile di Fukushima: se uno dei bacini crollasse o si incendiasse, questo potrebbe avere gravi effetti negativi non solo sul Giappone, ma sul resto del mondo”. Se anche solo una delle piscine di stoccaggio dovesse crollare, avvertono l’esperto nucleare Arnie Gundersen e il medico Helen Caldicott, non resterebbe che “evacuare l’emisfero nord della Terra e spostarsi tutti a sud dell’equatore”. Un allarme di così vasta portata, che disorienta anche gli esperti più prudenti. Come Akio Matsumura, già consulente Onu, secondo cui la rimozione dei materiali radioattivi dai bacini del combustibile di Fukushima è “una questione di sopravvivenza umana”.pericolo_radiazioni_giappone

Migliaia di lavoratori e una piccola flotta di gru, riferisce il New York Times, si preparano a “evitare un disastro ambientale ancora più profondo, che ha già reso la Cina e gli altri paesi vicini sempre più preoccupati”. Obiettivo, neutralizzare le oltre 1.300 barre di combustibile esaurito dall’edificio del reattore 4. È come sfilare sigarette da un pacchetto accartocciato, avverte Gundersen: basta che due barre si urtino, e c’è il rischio che rilascino cesio radioattivo, xenon e kripton. “Ho il sospetto che nei prossimi mesi di novembre, dicembre e gennaio, sentiremo che l’edificio è stato evacuato, che hanno rotto una barra di combustibile, e che la barra di combustibile sta emettendo dei gas. Ritengo che le griglie si siano contorte, il combustibile si sia surriscaldato e il bacino sia giunto a ebollizione: la conseguenza naturale è che sia probabile che una parte del combustibile rimarrà incastrata lì per un lungo, lungo periodo”. Le griglie sono contorte per effetto del terremoto, che ha fatto collassare il tetto proprio sopra il deposito nucleare. “Le conseguenze – conferma il Japan Times – potrebbero essere di gran lunga più gravi di qualsiasi incidente nucleare che il mondo abbia mai visto: se una barra di combustibile cadesse, si rompesse o si impigliasse mentre viene rimossa, i possibili peggiori scenari includono una grande esplosione, una fusione nel bacino o un grande incendio. Ognuna di queste situazioni potrebbe portare a massicci rilasci di radionuclidi mortali nell’atmosfera, mettendo in grave rischio gran parte del Giappone – compresi Tokyo e Yokohama – e anche i paesi vicini”. Secondo la Cnbc, il pericolo maggiore riguarda il possibile sversamento di acqua in uno dei bacini, che potrebbe incendiare il combustibile. “Un enorme incendio del combustibile esaurito – dichiara alla Cnn il consulente nucleare Mycle Schneider – probabilmente farebbe apparire poca cosa le attuali dimensioni della catastrofe, e potrebbe superare le emissioni di radioattività di Chernobyl di decine di volte”. Una sorta di apocalisse: “Le pareti della piscina potrebbero avere perdite al di là della capacità di fornire acqua di raffreddamento, o un edificio del reattore potrebbe crollare in seguito una delle centinaia di scosse di assestamento. Poi, il rivestimento del combustibile potrebbe incendiarsi spontaneamente emettendo il suo intero accumulo radioattivo”.fukushima__4

Sarebbe il più grave disastro radiologico mai visto fino ad oggi, conferma Antony Froggatt nel suo World Nuclear Industry Status Report 2013, redatto con Schneider. E per Gundersen, direttore di Fairewinds Energy Education, l’operazione si prospetta “piena di pericoli”, e la verità è che “nessuno sa quanto male potrebbero andare le cose”. Ciascun assemblaggio di barre combustibili pesa 300 chili e misura 4 metri e mezzo. Gli assemblaggi da rimuovere sono 1.331, informa Yoshikazu Nagai della Tepco, più altri 202 stoccati nel bacino: le barre di combustibile esaurito inoltre contengono plutonio, una delle sostanze più tossiche dell’universo, che si forma durante le ultime fasi del funzionamento di un reattore. “Il problema di una criticità che colpisca il bacino del combustibile è che non la si può fermare, non ci sono barre di controllo per gestirla”, sostiene Gundersen. “Il sistema di raffreddamento del bacino del combustibile esaurito è stato progettato solo per rimuovere il calore di decadimento, non il calore derivante da una reazione nucleare in corso”. Le barre sono rese ancora più vulnerabili agli incendi nel caso debbano essere esposte all’aria. Il quadro è estremamente precario: l’operazione si svolgerà sott’acqua, in un bacino all’interno di un edificio lesionato, che la Tepco ha già puntellato. “La rimozione delle barre dal bacino è un compito delicato”, testimonia Toshio Kimura, ex tecnico della Tepco, al lavoro a Fukushima per 11 anni. “In precedenza era un processo controllato dal computer che memorizzava al millimetro le posizioni esatte delle barre, ma ora non se ne può più disporre: il processo deve essere fatto manualmente, quindi c’è un alto rischio che si possa far cadere e rompere qualcuna delle barre di combustibile”. In più, la situazione è assolutamente instabile. Secondo Richard Tanter, esperto nucleare dell’università di Melbourne, il reattore 4 di Fukushima “sta affondando”. Lo conferma l’ex premier giapponese Naoto Kan: sotto il grande deposito di combustibile atomico, il terreno è già sprofondato di circa 31 centimetri.fukushima_daiichi8

Per tentare di stabilizzarlo e isolarlo dall’acqua, la Tepco sta considerando la possibilità di congelare il suolo attorno all’impianto. Essenzialmente, riferisce Nbc News, si tratta di costruire un muro sotterraneo di ghiaccio lungo un miglio, cosa che non è mai stata tentata prima: in pratica, stanno cercando di arrampicarsi sugli specchi perché non sanno come risolvere il problema. “Un altro errore che venisse fatto dalla Tepco potrebbe avere conseguenze perfino esiziali, per il Giappone”, sottolinea Japan Focus puntando il dito contro l’azienda elettrica responsabile del disastro. La Tepco ha infatti taciuto la verità sul degrado dell’impianto prima ancora del sisma, poi ha sbagliato tutto il possibile. Il governo di Tokyo ha concluso che il disastro ha avuto “cause umane”, ed è stato provocato da una “collusione” tra il governo stesso e la Tepco, oltre che da una cattiva progettazione del reattore. Già all’indomani della tragedia, “la Tepco sapeva che 3 reattori nucleari avevano perso capacità contenitiva, che il combustibile nucleare era ‘scomparso’, e che non vi era di fatto alcun vero contenimento”. L’azienda, ricorda il Washington’s Blog ha cercato disperatamente di coprire la verità per due anni e mezzo, “fingendo che i reattori fossero in fase di ‘spegnimento a freddo’”, e solo ora ha ammesso che da due anni sta rilasciando enormi quantità di acqua radioattiva che, attraverso le falde sotterranee, si riversano nell’Oceano Pacifico. La dimensione del pericolo lascia sgomenti: nessuno, al mondo, è preparato a fronteggiare una catastrofe come quella evocata dai tecnici più pessimisti. Ma l’aspetto più sinistro, forse, è proprio quello che riguarda l’informazione e l’assoluta mancanza di trasparenza: la verità è stata negata dai tecnici, minimizzata dai politici, oscurata dai media. Molti blogger hanno incessantemente rilanciato l’allarme, fino alla notizia – qualche mese fa – degli sversamenti radioattivi in mare. Solo ora – di fronte all’impossibilità di continuare a negare, alla vigilia della pericolosissima operazione di bonifica – si giunge ad ammettere tutto. Colpisce l’appello di Mitsuhei Murata, ex ambasciatore giapponese in Svizzera, che chiede che il Giappone rinunci ad ospitare a Tokyo le Olimpiadi 2020, perché non potrebbe garantire la sicurezza degli atleti. Così, il Sol Levante tramonta nella vergogna.

Articolo tratto da LIBRE

Fukushima, “le radiazioni possono uccidere in 4 ore”

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La contaminazione alla disastrata centrale nucleare di Fukushima fa sempre più paura. Il livello di radiazioni nei pressi di tre serbatoi contenenti acqua contaminata nella centrale giapponese è infatti di 18 volte più alto rispetto al 22 agosto scorso, ovvero 1.800 millisievert all’ora. La legge giapponese fissa la soglia massima di esposizione alle radiazioni per i lavoratori delle centrali nucleari a 50 millisievert/ora. Il nuovo livello di radioattività è in grado di uccidere una persona esposta nel giro di quattro ore. Lo ha reso noto la Tepco che non esclude che l’aumento di radioattività sia dovuto ad infiltrazioni di acqua contaminata. Nelle scorse settimane la compagnia che gestisce l’impianto ha ammesso una perdita cronica di acqua sotterranea contaminata, più una fuoriuscita di 300 tonnellate di acqua da una cisterna. Il premier nipponico Shinzo Abe ha ribadito che il governo andrà avanti adottando tutte le misure necessarie per gestire le conseguenze del disastro nucleare, aggiungendo che predisporrà un piano per farlo “rapidamente”. Questa settimana il governo di Abe dovrebbe discutere questa settimana dei finanziamenti per la bonifica di Fukushima. Ieri intanto un milione di giapponesi hanno preso parte ad una gigantesca esercitazione per simulare un terremoto di magnitudo 9,1 e verificare la prontezza dei servizi d’emergenza. Dal 1960 ogni anno nel Sol Levante si celebra la Giornata nazionale per la prevenzione dei disastri per commemorare il terremoto del 1923 che provocò 100.000 morti. A due anni dal devastante sisma e tsunami del 2011, che causò anche l’incidente alla centrale nucleare di Fukushima, il governo nipponico ha aggiornato le stime per il caso di un terremoto di magnitudo superiore ai 9 gradi, previsto entro 30 anni, che potrebbe provocare fino a 320.000 morti.

Fonte: il cambiamento

Stop alla centrale nucleare Vermont Yankee negli Usa perché il gas scisto è a buon prezzo

Il gruppo americano Entergy per la fornitura di energia elettrica ha annunciato di voler fermare la centrale nucleare nel Vermont per ragioni economiche.

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Entergy ha annunciato che la centrale nucleare di Vermont Yankee a Vernon nel Vermont sarà fermata poiché non è più conveniente a causa del basso prezzo del gas di scisto. La centrale nucleare è in servizio dal 1972 è possiede un solo reattore nucleare che sarà spento alla fine del suo ciclo di carburante nucleare ossia alla fine del 2014, così come precisato dal gruppo in un comunicato stampa. Nel comunicato oltre alla concorrenza rappresentata dal basso costo del gas di scisto, il CEO Leo Denault fa riferimento anche ai costi elevati per il mantenimento della centrale e alle anomalie nel mercato dell’energia all’ingrosso per cui i prezzi sono tenuti bassi. Viene precisato inoltre che dal 2002 la società ha investito più di 400 milioni di dollari e che l’impatto finanziario dovuto a regolamenti sempre più stringenti vanno a penalizzare la piccola centrale nucleare. Denault ha però specificato anche che Entergy che ha nove centrali nucleari negli Stati Uniti, tra cui Vermont Yankee:

Continua a scommettere sul nucleare come una parte importante delle sue attività nella produzione di energia.

La chiusura dello stabilimento, che impiega 600 persone, si tradurrà in un netto delle imposte pari a 181 milioni dollari nel terzo trimestre 2013. Entergy aveva comprato Vermont Yankee nel 2002 e nel 2011 la US Nuclear Regulatory Commission (NRC) ha rinnovato la licenza di esercizio per venti anni. E’ da considerare che negli Usa la chiusura delle centrali nucleari (che forniscono il 20% di tutta l’energia elettrica degli Stati uniti) è un fatto piuttosto raro.

Fonte:  Libération