“Non può essere una follia portare i bambini a scuola in bici”. Il 31 gennaio parte il Bike to School Torino

Venerdì 31 gennaio, alle 7.30, in Largo Saluzzo partirà la prima Bike to school torinese. Un gruppo di genitori si ritroverà per sfidare le consuetudini e portare i propri figli a scuola in sella ad una bicicletta. Ne parliamo con Ubik, ciclista e padre, che sta curando l’organizzazione dell’evento.377827

A Roma, Milano, Napoli, Bologna e Caserta il Bike to School del 29 novembre 2013 è stato un successo. Portare i figli a scuola in bicicletta, come avviene abitualmente in molti paesi europei, è ancora visto come una sfida azzardata alle leggi della viabilità urbana, ma alcune realtà associative e non – in primis Milano con la “massa marmocchi” – hanno deciso di prendere il toro per le corna e sfidare il traffico del mattino. Venerdì 31, alle 7.30, in Largo Saluzzo, partirà il primo Bike to school torinese con direzione scuola elementare Rayneri/Manzoni di Corso Marconi 28.
Ne parliamo con Ubik, ciclista urbano e padre, che, visto il successo ottenuto dall’iniziativa nelle altre città, ha deciso di organizzarla anche nel capoluogo piemontese.

Tutte le informazioni per chi volesse partecipare suhttp://www.biketoschooltorino.it/

Innanzitutto due parole due su di te e sul tuo rapporto con la bici e la ciclabilità urbana.
Ho 36 anni e da 30 circa pedalo per Torino quotidianamente. Macino quasi 150 km a settimana, in qualsiasi stagione, solo per muovermi in città (e, credetemi, sono tutto il contrario di un tipo sportivo). Amo anche il cicloturismo: a 19 anni ho raggiunto Vienna in bicicletta, poi ho percorso strade in Francia, Germania, Olanda, Danimarca e ovviamente anche in Italia. Naturalmente ora sto progettando qualche viaggetto con mia figlia, che ha quasi 5 anni. Lo dico senza troppi peli sulla lingua: non amo per nulle le auto e il traffico. Penso che Torino, come molte altre città, sarebbe davvero meravigliosa se le strade fossero aperte alle persone piuttosto che invase dalle automobili, e invece è una città quasi invivibile. Ho pedalato in giro per città come Amsterdam, Copenaghen, Berlino e Graz, e ne ho molto invidiato gli abitanti. Spesso, pensando a mia figlia, faccio questa considerazione molto semplice: lei è alta poco più di un metro, proviamo ad immaginare cosa significa camminare e vedere Torino dal suo punto di vista (basta mettersi in ginocchio su un marciapiede): la città sembra poco più di un enorme parcheggio. Non è proprio il massimo, no? Non è questa la città in cui vorremmo veder crescere i nostri figli.
La prima bike to school è stata un successone (benché fossero state già organizzate alcune masse marmocchi tempo prima) ma Torino non c’era. Da chi e come è nata l’idea di prenderne parte?
Sono venuto a conoscenza delle iniziative milanesi e romane tramite Facebook, vedere foto e video di così tanti bambini sorridenti e leggere le tante testimonianze positive mi ha convinto che anche a Torino avremmo dovuto fare qualcosa di simile. Ho provato, molto semplicemente, a postare qualche commento sui vari gruppi di Facebook e a contattare gli organizzatori romani e milanesi (Anna Becchi e Marco Mazzei). In breve con l’aiuto dei tanti iscritti su Facebookhttps://www.facebook.com/groups/biketoschooltorino/, e non solo, ci siamo mossi per organizzare l’iniziativa qui a Torino.
Iniziare è un po’ difficile, coinvolgere attivamente i genitori è un po’ faticoso, un po’ come partire in salita col 52 davanti, ma sono e siamo sicuri che serve solo rompere il ghiaccio: fatta la prima pedalata, dopo sarà come viaggiare in discesa. Vorrei precisare che il Bike to School non è un’iniziativa che necessita di essere estremamente strutturata: di fatto un Bike to School può nascere molto facilmente, come incontro spontaneo di gruppi di genitori che decidono semplicemente di portare i figli a scuola insieme, incontrandosi ad un orario prestabilito e su un percorso comune. Il semplice fatto di essere in tanti rende il percorso sicuro per i bambini (genitori e volontari pedalano alla loro sinistra per proteggerli dal traffico), e certamente divertente per tutti.

L’invito quindi è per tutti i genitori ciclisti e non: parlatene con gli altri genitori delle vostre classi e mettetevi d’accordo: potete fare Bike to School anche tutti i giorni, non c’è bisogno di adesioni formali né di qualcuno che lo organizzi per voi! Ma se volete una mano per trovare volontari, per coordinarvi, per produrre volantini e manifesti, e qualunque altra cosa, potete fare riferimento a biketoschooltorino@gmail.com

A Torino ci sono alcune associazioni che hanno promosso pedibus e bicibus, come ad esempio Intorno. C’è qualche relazione e qualche possibilità di coordinamento comune?
Al momento non ci sono relazioni dirette, anche se diverse associazioni e gruppi si sono dimostrati disponibili a partecipare alle prime pedalate. Il Bike to School del prossimo 31 gennaio vuole essere un evento pilota: confidiamo che serva da traino per far nascere tante nuove iniziative e collaborazioni con tutte le associazioni e i gruppi torinesi che si interessano di scuola e ciclabilità.

Cosa significa portare dei figli in bicicletta per Torino? La città, sappiamo, non è certamente a misura di bicicletta. Cosa diresti in poche parole ai nostri amministratori?
Non sopporto l’idea che mia figlia debba crescere in una città in cui muoversi in bicicletta sia considerato un gesto pericoloso per pochi coraggiosi. Da ragazzino, quando ero in sella alla mia bicicletta, mi sentivo il padrone del quartiere: c’erano molte meno auto in giro. Oggi sembra una cosa impossibile: se parli con dei genitori e chiedi loro se si sentirebbero tranquilli a sapere i propri figli in giro, soli, in bicicletta, molto probabilmente ti prenderanno per pazzo.

E se pensare a ragazzini in giro da soli in bici per Torino sembra una follia, la situazione non migliora troppo neanche se parliamo di bambini o ragazzi accompagnati. Le piste ciclabili sono mal progettate e – a volte – persino più pericolose delle strade, la quantità di auto in circolazione davvero troppa e in strada non c’è alcun rispetto. Alla fine – in parte forse è normale – tanti genitori hanno paura, ed evitano di esporre i propri figli ai pericoli; se proprio vogliono portarli in bici, magari si “rifugiano” sui marciapiedi, è un’azione sbagliata ma a volte davvero inevitabile. Per questo serve cambiare la situazione. Agli amministratori dovrei dire veramente troppe cose…

Parlando di Bike to School, quindi, mi limito ad una cosa molto piccola e molto semplice:le strade davanti alle scuole, negli orari di entrata e uscita, sono disastrose! Auto in doppia fila, parcheggiate ovunque, doppie frecce a ripetizione, manovre impossibili, marciapiedi scavalcati… sembra che molti genitori abbiano paura di far consumare le scarpe ai propri figli, se potessero parcheggerebbero dentro la scuola. E’ una situazione realmente insostenibile e a cui bisogna trovare rimedio. Soluzioni ce ne sarebbero tante, io ne propongo una: zone ciclo-pedonali “a tempo” attivate in un raggio di 500 metri da ogni ingresso scolastico, negli orari di entrata e uscita. E poi: basta all’impunità della sosta selvaggia e zone 30 – da far rispettare, però – almeno in tutti i controviali torinesi. I nostri bambini sono i cittadini torinesi del futuro: vogliamo abituarli fin da piccoli all’idea che l’auto è l’unico mezzo di trasporto urbano? Che si può parcheggiare ovunque (tanto nessuno fa la multa)? Che è normale, per chi vuole muoversi passeggiando o pedalando, dover fare slalom e gimkane tra automobili piazzate senza regole su ogni centimetro di asfalto?

La data è fissata al 31 gennaio. E’ in contemporanea con le altre realtà? Come se sarà organizzata e che consigli ti senti di dare?
La data è in contemporanea con iniziative che si svolgeranno a Milano, Roma, Napoli, Bologna, e non escludo che si aggiungano altre città. Al momento siamo certi di partire con un gruppo di genitori della scuola primaria Rayneri (I.C. Manzoni) in zona San Salvario, ma sono certo che altre scuole, della zona e non, si uniranno. Il programma del Bike to School è molto semplice: ci si trova in un luogo e ad un orario prestabiliti, e si percorre insieme, pedalando, la strada che porta alla scuola.

Per il 31 gennaio ci saranno diversi elementi collaterali per rendere la mattinata speciale: la colazione offerta da Bike Breakfast e Yankuam & Co., animazioni a sorpresa e sicuramente tanto divertimento per bambini e adulti. Chiunque voglia unirsi sarà il benvenuto. Il mio consiglio è uno solo: fingiamo, per un giorno, di essere bambini anche noi, pedaliamo per divertirci e per far divertire i bambini: largo a bici fantasiose, costumi colorati, trombette e bandierine di ogni genere!

Aderiscono delle scuole anche formalmente o solo dei genitori?
Come ho scritto, l’iniziativa non ha una reale “ufficialità”, sempre che ciò voglia dire qualcosa, quindi non esistono adesioni formali. Nei fatti, non aderisco le scuole, ma partecipano gruppi di genitori. Questo non significa che si vogliono tener fuori istituzioni, insegnanti o direttori scolastici, ma semplicemente che – se vogliono partecipare – possono, tanto per cominciare, prendere una bicicletta ed unirsi ai percorsi dei Bike to School!

Fonte: ecodallecittà

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Al Teatro del riuso il biglietto costa 5 bottiglie di plastica

Sabato scorso è stato inaugurato il “Teatro del riuso” a Santa Maria Capua Vetere in provincia di Caserta per volere dell’Amministrazione comunaleteatro-del-riuso-620x350

Al Teatro del Riuso i biglietti si pagano con bottiglie di plastica o lattine in alluminio. Il primo spettacolo dopo l’inaugurazione avvenuta sabato scorso sarà il prossimo 30 novembre con il concerto live di Capone & BungtBangt, la band che usa strumenti musicali da riciclo creativo. Il Teatro del riuso dunque attraverso spettacoli e iniziative culturali vuole sensibilizzare al riciclo e al riuso facendo del capannone un luogo di raccolta e di ridistribuzione di tutti quei materiali che solitamente non trovano una seconda vita. Il progetto nasce e viene organizzato dall’Associazione Culturale Club 33 giri con il Comune di Santa Maria Capua Vetere e l’Assessorato all’Ambiente. Dunque al concerto del 30 novembre si potrà assistere portando come pagamento del biglietto o 5 bottiglie di plastica o 5 lattine di alluminio oppure pagando un corrispettivo di 1 euro per ogni bottiglia o lattina di plastica in meno.

Fonte: ecoblog.it

A scuola di cucina naturale crudista con lo chef Vito Cortese

La cucina crudista prevede la non cottura degli alimenti che possono essere riscaldati al massimo a 42 gradi centigradi. Gli ingredienti sono tutti di origine vegetale e dunque viene considerata una dieta vegana evoluta. Il 7 aprile si terranno in contemporanea in 7 città 7 diversi corsi di cucina Raw coordinati dallo chef Vito Cortese.

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L’evoluzione della dieta vegana è considerata la dieta crudista che consiste nell’alimentarsi di ortaggi, verdure e frutta non cotti per preservarne intatte tutte le proprietà nutrizionali. Infatti ogni preparazione non supera i 42 gradi centigradi e gli strumenti da cucina utilizzati sono: un frullatore, un robot da cucina ed un essiccatore e tecniche quali la reidratazione, la germogliazione e la fermentazione.

Ecco che uno dei suoi maggiori rappresentati lo chef Vito Cortese porta in 7 città italiane la scuola di cucina naturale gourmet crudista proprio per diffondere questo tipo di alimentazione con i corsi di Nudo&Crudo estensione del progetto ManinPasta.

I menù crudisti sono completi e ci sono ricette che vanno dagli antipasti al dolce e l’evento che inaugurerà le sue lezioni domenica 7 aprile in contemporanea in 7 diverse città: Genova, Modena, Treviso, Udine, Ostia, Caserta, Londra.

Le lezioni saranno tenute da 7 collaboratori dello chef Vito Cortese e tutti formati alla sua scuola.

Qui le mail a cui chiedere info per partecipare ai corsi:

• Caserta con Francesca (francesca@ nudocrudo.net)
• Ostia con Nathalie (nathalie@ nudocrudo.net)
• Genova con Paolo (paolo@ nudocrudo.net)
• Modena con Sara e Cri (sara@nudocrudo .net cristina@ nudocrudo.net)
• Montebelluna-TV con Maria (maria@nudocrudo .net)
• Udine con Ariella (ariella@ nudocrudo.net)
• LONDRA con Lorena (lorena @nudocrudo.net)

fonte:  Casertanews