Carta senza cellulosa: ci prova Woody Harrelson per fermare la deforestazione

Woody Harrelson celebre come attore di Hollywood è ambientalista green e ha deciso di produrre carta senza cellulosawoody-harrelson-afi-fest-2011-01

A produrre carta senza la cellulosa ottenuta dalla pasta di legno è la Prairie Paper Ventures Inc. fondata 15 anni fa da Woody Harrelson. L’attore hollywodiano perciò sostiene personalmente questo progetto per la produzione di carta ottenuta dalla paglia di grano e da fibre riciclate, già in commercio su Staples e conosciuta come Step Forward Paper. Ma per portare avanti questa impresa necessita di fondi che saranno raccolti attraverso il crowdfinding e per l’esattezza occorrono 5 milioni di dollari. Infatti ogni anno c’è abbastanza paglia nel Nord America per soddisfare il bisogno di carta lasciando così intatte le foreste. Circa il 90 % del volume di legno usato in Canada proviene da foreste antiche e circa la metà di quella fibra va in prodotti di carta. La fibra di paglia di grano utilizzata e omologata dalla Canopy arriva esclusivamente da paglia residua ottenuta dopo la raccolta del grano e solitamente smaltita mediante incenerimento. Attualmente tutta la carta usata per la stampa e prodotta in Nord America proviene quasi esclusivamente da foreste e appena il 6% da carta riciclata. Altri paesi hanno usato la carta paglia per centinaia di anni e tra l’8% e il 10 % di cart nel mondo proviene da agro-fibre. India e Cina producono il 20 % del loro carta dalla paglia di grano, paglia di riso e canna da zucchero.  Harrelson in questi giorni nelle sale cinematografiche con il suo ultimo lavoro Out of Furnace spiega:

Due confezioni di questa carta salvano un albero: così si può fare una vera differenza.

Ha partecipato agli investimenti anche il Canada che attraverso programmi provinciali e federali ha versato circa 3,4 milioni di dollari. L’azienda a fronte degli investimenti spiega che è già riuscita a salvare 8.681 alberi.

Fonte:  Off-Grid Planet, Canopyplanet

Mi vesto di bamboo!

La fibra che si ricava dalla pianta infestante è biodegradabile e anallergica di Romina Rossi4

Negli ultimi anni si registra una crescita di richiesta di bamboo a livello mondiale. Il legno di questa pianta – famosa soprattutto per essere l’unico alimento di cui si ciba il panda – viene usato per molteplici scopi, tutti ecologicamente compatibili: per la fabbricazione di carta, mobili, parquet, oggettistica in legno, e persino per tessuti e filati!

Una pianta amica dell’ambiente

Il bamboo fa parte della famiglia delle Bambusa, con fusto tipico delle graminacee (grano, riso e mais), composto da nodi cilindrici e internodi cavi da cui nascono i germogli e le foglie. È una delle piante più diffuse – ne esistono circa 1300 specie – in Asia, ma oggi si trova anche in Europa, Nord e Sud America e in Africa, dato che si adatta a qualsiasi clima. Cresce spontaneamente e molto in fretta – circa 60 centimetri al giorno per arrivare alla propria grandezza massima in 4-5 anni – tanto da essere considerata una pianta infestante molto resistente. In Cina e in Asia, dov’è molto diffusa, l’uomo non la coltiva, ma si serve di quella che nasce naturalmente (si diffonde per radice). Si tratta quindi di una pianta naturale al 100%, che non ha bisogno di pesticidi o concimazione. Inoltre, il bamboo nutre il terreno su cui cresce, senza impoverirlo, ed è in grado anzi di ripulirlo di eventuali sostanze nocive. La sua capacità di assorbire grandi quantità di biossido di carbonio trasformandolo in ossigeno, ne fa una pianta in grado di combattere l’effetto serra. In estremo Oriente il bamboo è usato da sempre e nei secoli passati il legno veniva usato per realizzare ogni tipo di oggetto, comprese zattere in grado di navigare alla perfezione. Ancora oggi, con il bamboo si possono fabbricare biciclette, ponti, case e strumenti musicali.  In Cina, dov’è considerata la pianta della longevità, data la lunga vita che raggiunge la pianta, il bamboo viene usato per preparare birra, grappa e tè oltre a vari medicinali per disturbi vari.

Vestire naturale

Vista la crescente richiesta del mercato di avere capi d’abbigliamento in materiale ecologico e naturale, anche il settore tessile ha cominciato a interessarsi a questa pianta dalle ottime caratteristiche, raggiungendo risultati sorprendenti. La fibra ricavata dal bamboo è del tutto naturale e biodegradabile al 100%, perfetta quindi per confezionare capi d’abbigliamento. Diversi studi effettuati sulla fibra del bamboo hanno riscontrato che si tratta di materiale anallergico, non irritante, durevole, fresco e morbido sulla pelle e traspirante. È persino antibatterico: al contrario della fibra del cotone in cui proliferano i batteri, nella fibra di bamboo, dov’è presente un antibatterico naturale che si autoproduce naturalmente, i batteri non sopravvivono, per cui la fibra mantiene a lungo la propria azione deodorante senza provocare cattivi odori. Queste caratteristiche ne fanno un tessuto adatto anche all’abbigliamento dei bambini. Capi d’abbigliamento e tessuti in bamboo si possono trovare nei negozi specializzati in abbigliamento di fibre particolari: l’ultima apprezzata caratteristica è il prezzo più economico rispetto ad altri tessuti naturali!

Fonte: viviconsapevole

6. I rifiuti in Groenlandia

Dalle città più popolose agli insediamenti più remoti, ovunque viviamo, generiamo rifiuti. Avanzi di cibo, rifiuti elettronici,  batterie, carta, bottiglie di plastica, vestiti, vecchi mobili: tutte queste cose vanno smaltite. 14

Alcune finiscono riutilizzate o riciclate; altre vengono bruciate per produrre energia oppure avviate alle discariche. Non  esiste un unico modo di gestire i rifiuti che vada bene ovunque. Il modo in cui gestiamo i rifiuti deve tener conto delle condizioni locali. Dopo tutto, i rifiuti nascono come una questione locale. Considerando la scarsa densità di popolazione, le lunghe distanze fra i centri abitati e l’assenza di infrastrutture stradali, vediamo come la Groenlandia affronta la questione della gestione dei rifiuti.

Intervista a Per Ravn Hermansen

Per Ravn Hermansen vive a Nuuk, la capitale della Groenlandia. Vi si è trasferito dalla Danimarca per occuparsi della gestione dei rifiuti presso il ministero degli Interni, della Natura e dell’Ambiente groenlandese.

Come si vive in Groenlandia?

«Vivere a Nuuk non è molto diverso dal vivere in qualsiasi altra città di medie dimensioni, come lo sono le città danesi. Ci sono gli stessi tipi di negozi e gli stessi servizi. Nuuk ha circa 15.000 abitanti. Mentre qui la popolazione parla sia groenlandese che danese, gli abitanti dei piccoli centri conoscono quasi esclusivamente il groenlandese. Vivo qui dal 1999 e penso che le persone consumino lo stesso tipo di prodotti che nel resto del mondo, come ad esempio i computer e i telefonini. Penso inoltre che le persone stiano diventando più consapevoli del problema dei rifiuti.»

Dove risiede l’unicità del problema dei rifiuti in Groenlandia?

«In Groenlandia vivono circa 55.000 persone e, come avviene nel resto del mondo, le persone generano rifiuti. Sotto molti punti di vista, il «problema» dei rifiuti in Groenlandia è piuttosto banale. Le aziende e le famiglie groenlandesi generano vari tipi di rifiuti e quello che dobbiamo fare è gestirli in modo tale da non recare danno all’ambiente. Per altri versi, il problema dei rifiuti in Groenlandia è unico nel suo genere per via dell’estensione del suo territorio, o meglio della dispersione geografica degli insediamenti. In Groenlandia ci sono sei città relativamente grandi, 11 centri minori e una sessantina di insediamenti fra i 30 e i 300 abitanti, disseminati lungo la costa. La maggioranza della popolazione è concentrata sulla costa occidentale, ma si trovano alcuni piccoli insediamenti e centri abitati anche sulla costa orientale.

Solo sei città dispongono di impianti di incenerimento, il che non è sufficiente a garantire un trattamento adeguato in termini ambientali dei rifiuti inceneribili. Inoltre, non esistono strade di collegamento fra le città e gli insediamenti e quindi non è facile trasportare i rifiuti agli inceneritori. Le merci vengono trasportate principalmente via mare. Al momento, abbiamo solo una vaga idea della quantità di rifiuti urbani prodotti in Groenlandia e riteniamo che sia in aumento. Una metà degli insediamenti dispone di quelli che definirei «forni inceneritori»; per il resto, abbiamo solo discariche e roghi all’aria aperta.15

In ultima analisi, penso che tutti i problemi in materia di rifiuti abbiano alcuni elementi in comune ma che ciascuno sia

unico nel suo genere. Quella dei rifiuti è una questione locale con ripercussioni più ampie. Qualsiasi soluzione deve tener conto di questo dualismo.»

Cosa succede ai rifiuti pericolosi e ai rifiuti elettronici?

«Gli impianti delle maggiori città disassemblano le apparecchiature elettriche ed elettroniche e gestiscono i rifiuti pericolosi, che sono quindi stoccati in loco in attesa di essere trasferiti in Danimarca. La Groenlandia importa ogni genere di merce, inclusi i generi alimentari, i capi di abbigliamento e gli autoveicoli, in gran parte in arrivo via mare da Aalborg. I rifiuti pericolosi e quelli elettrici ed elettronici sono trasferiti sulle navi che fanno ritorno in Danimarca.»

Ultimamente le multinazionali minerarie sono alla ricerca di riserve petrolifere o minerarie ancora intatte. Cosa ne è dei

rifiuti minerari?

«In Groenlandia applichiamo la politica «dello sportello unico», che consente alle imprese estrattive di ottenere dallo stesso ente pubblico tutti i permessi necessari. Ciò significa che le domande di autorizzazione, in cui sono contemplati

tutti gli aspetti dell’attività, inclusi i rifiuti, devono essere presentate all’Ufficio dei minerali e del petrolio. Quasi tutte le attività delle imprese minerarie si svolgono lontano dalle città e dai centri abitati. Per quanto riguarda i rifiuti inceneribili, le imprese possono stipulare accordi con gli enti locali per avere accesso agli impianti di incenerimento. Questo aumento della domanda esercita ulteriori pressioni sulla capacità di incenerimento locale.»

Come state affrontando questo problema?

«Una delle opzioni attualmente sul tavolo consiste nel costruire impianti di incenerimento regionali e nel trasferire lì i rifiuti. È chiaro che non possiamo costruire impianti di trattamento dei rifiuti in ogni città. Stiamo anche valutando la possibilità di produrre calore, di riscaldare le case bruciando rifiuti. Nelle città più piccole, abbiamo dato il via alla costruzione di impianti per lo smaltimento dei rifiuti elettrici ed elettronici e la gestione dei rifiuti pericolosi. Negli insediamenti minori stiamo invece mettendo a disposizione alcuni contenitori per la raccolta dei rifiuti elettronici e pericolosi, che possono essere successivamente trasportati agli impianti di smaltimento delle varie città. Sono attualmente in corso due progetti pilota per il trasferimento dei rifiuti inceneribili nelle città dotate di impianti di incenerimento. Il governo groenlandese dispone di un piano nazionale di gestione dei rifiuti e le attività a cui mi riferivo fanno parte di Fonte: EEA (agenzia europea ambiente)

questo piano.»

Fonte: EEA (agenzia europea ambiente)

Comieco: nel riciclo di carta e cartone l’Italia è il paese leader in Europa

Nel 2012 i dati relativi alla differenziata e al riciclo di materiali relativi a carta e cartone fanno segnare ancora numeri positivi: nonostante vengano prodotti meno rifiuti, la raccolta a livello di cifre “tiene” e registra ottimi risultati soprattutto nelle grandi città375595

“L’Italia si conferma eccellenza europea nel recupero e riciclo di carta e cartone: nel 2012 oltre 9 imballaggi su 10 sono stati recuperati e riciclati. In alcune aree del Paese, soprattutto al sud, le performance di raccolta differenziata sono tuttavia ancora sotto gli standard; per questo motivo, attraverso ANCITEL, Comieco ha istituito uno sportello tecnico per sostenere lo sviluppo della raccolta differenziata di carta e cartone stanziando, in via sperimentale per il 2013, un budget complessivo di un milione di euro”. Così Ignazio Capuano, presidente del COMIECO (Consorzio Nazionale per il recupero e il riciclo degli imballaggi a base cellulosica), ha diffuso i dati relativi alla raccolta di imballaggi nel 2012. La differenziata relativa a carta e cartone fa registrare un ottimo risultato nel Belpaese: nonostante il calo complessivo dei consumi e della produzione di rifiuti, lo scorso anno sono state avviati al riciclo quasi 3 milioni di tonnellate di materiali cellulosici, circa il 2,3% in meno rispetto all’anno precedente (la perdita, in termini assoluti, è stata di 68.000 tonnellate). Per quanto riguarda la raccolta differenziata pro capite, il 2012 fa registrare un leggero calo (-1,7 kg/ab) rispetto all’anno precedente, attestandosi sui 48,9 kg per abitante. Il calo è più sentito al Nord (-3,2%) che al Sud (-1,5%) e al Centro (-0,5%). Diminuisce infatti la raccolta nelle regioni stabilmente ai vertici della classifica nazionale come Piemonte (-3,9%), Trentino Alto Adige (-3,7%), Lombardia (-3,6%), Toscana (-5,6%), ed Emilia Romagna (-2,9%). La classifica regionale, comunque, vede in testa proprio l’Emilia Romagna, con 81,5 kg di carta e cartone per abitanti raccolti in un anno, seguita da Trentino Alto Adige (80,2 kg/ab) e Valle d’Aosta (75,9 kg/ab). La Toscana, con 74,8 chili per abitante in un anno, mantiene il primato dell’area Centro, mentre al Sud l’Abruzzo (43,2 kg/ab-anno) supera di pochissimo la Sardegna (43 kg/ab). Cresce, infine, la raccolta differenziata di carta e cartone in diverse grandi città, nonostante le aree metropolitane abbiano fatto registrare un calo generale dei rifiuti urbani del 3,7%. Passi avanti, in particolare, a Milano (+2,8%), Roma (+1,6%) e soprattutto a Napoli (+15,7%). Se la raccolta cala, anche se di poco, migliora invece il dato relativo al riciclo, che ha raggiunto quota 84,5%, il 6% in più rispetto al 2011. Il riciclo di carta e cartone, quindi rappresenta un fiore all’occhiello della green economy italiana, che ha permesso di evitare, tra il 1999 e il 2012, la costruzione di ben 270 discariche (22 solo lo scorso anno). Dal punto di vista economico, inoltre, nel 2012 il sistema di raccolta e riciclo ha prodotto benefici per 405 milioni di euro solo in termini di materia prima generata e mancati costi di smaltimento.

Fonte: eco dalle città

Le foreste dell’Indonesia scompariranno nell’arco di vent’anni

L’economia sta distruggendo le foreste indonesiane per trasformarle in carta e olio di palma. Facciamo la nostra parte per non devastare uno straordinario ecosistemaDeforestazione-Indonesia-586x356

L’Indonesia possiede (ancora) la terza grande foresta pluviale dopo l’Amazzonia e l’Africa Centrale. Secondo le statistiche ufficiali,  tra il 1990 e il 2010 sono stati tagliati 274 mila km² di foresta, un’area pari al 90% dell’Italia, ovvero un quarto dell’estensione originaria. In realtà, si sa che la devastazione è molto maggiore e il taglio illegale è pratica comune anche nelle aree protette. Se la deforestazione (1) continuerà al ritmo attuale si prevede che le foreste di fatto scompariranno nell’arco di vent’anni. Il killer delle foreste si chiama “economia”, anche se molti non lo vogliono riconoscere e riguarda due prodotti di largo consumo in occidente: il famigerato olio di palma e la carta. Le piantagioni di palma da olio sono passate da 10 mila a 54 mila km² tra il 1995 e il 2012. Il taglio della foresta produce tra i 7 e gli 8 milioni di m³ di legno all’anno. Non stiamo parlando solo di legname pregiato o da costruzione, ma anche di legna per cucinare e di carta per fotocopie oppure carta igienica… «Se continua così, tra 20 anni ci saranno poche aree frammentate di foresta circondate da piantagioni enormi. Ci saranno incendi, inondazioni e siccità,  e scompariranno gli animali selvatici» dichiara Yuyun Indradi, portavoce di Greenpeace. Secondo l’IUCN sono rimaste poche centinaia di tigri, cento rinoceronti e anche i numeri degli oranghi stanno calando rapidamente. I problemi non riguardano però solo gli animali: l’espansione delle piantagioni crea conflitti con le popolazioni locali, con scontri e violazioni dei diritti umani. E tutto ciò per sprecare carta e imballaggi inutili? Per ingurgitare un olio malsano con il 50% di grassi saturi? Non riesco a rassegnarmi a questa assurdità. Lo scorso anno ho creato in FB la causa “STOP ALL’OLIO DI PALMA NEL NOSTRO CIBO” che partendo da zero ha raggiunto quasi oltre 1700 adesioni. Non fatemi sentire l’ultimo giapponese disperso a combattere (appunto) nella giungla. Aderite alla causa, iniziate a leggere le etichette e smettete di comprare prodotti con olio di palma (2). Tutto serve per salvare il pianeta.

(1) Fonti: per la mappa e per i dati del grafico

(2) Guardate le etichette: se c’è scritto “olio vegetale” o “grasso vegetale”, quasi sicuramente è in tutto o in parte olio di palma. Come riprova controllate la tabella nutrizionale; se i grassi saturi sono più o meno la metà del totale, si tratta indubbiamente di olio di palma. Imparerete così a distinguere i prodotti “buoni” da quelli “cattivi”

Fonte:ecoblog

Mille bambini visitano il CEA di Andrano (Lecce). Funziona, ma l’amministrazione lo chiude

Mille bambini hanno partecipato alle attività didattiche di compostaggio e riciclo (carta, plastica e alluminio) organizzate dal Centro di Educazione Ambientale di Andrano – Diso – S. Cesarea – Spongano. E’ un esempio virtuoso per la Regione ma l’amministrazione decide per la sua chiusura. La parola all’ex Presidente del Cea di Andrano374854

Salvatore Moscatello, ex presidente del Centro di Educazione Ambientale parla con l’amaro in bocca. «Ho visto passare sotto i miei occhi più di 1000 ragazzi grazie al progetto “Ri-CreAzione” finanziato dalla Regione Puglia. Però oggi il Centro di Educazione Ambientale da novembre 2012 non è più attivo. Il sindaco di Andrano, poiché il Centro di Educazione Ambientale è di responsabilità comunale, ha ritenuto di metterlo da parte. Nonostante il C.E.A. di Andrano fosse stato riconosciuto dalla Regione Puglia nel suo programma 2013-2015 come un esempio virtuoso da seguire. Il lavoro di professionisti residenti è stato troncato. Per quale motivo?». «Con questa chiusura immotivata – ha detto Moscatello – sono persi anche i finanziamenti che il Centro di Educazione (e quindi anche l’amministrazione) aveva ottenuto ad aprile. Ho tutte le carte. Abbiamo realizzato la rendicontazione, che è obbligatoria, perché è il progetto è stato finanziato dall’Unione Europea». «Così si perde l’esperienza! Senza un Centro di Educazione ambientale come faranno i bambini di Diso, Spongano, Castiglione, Marittima, Santa Cesarea Terme, Tricase, Otranto, Corigliano d’Otranto e Casarano? Questo Centro di Educazione Ambientale, a mio avviso, è stato chiuso per nessuna valida ragione».

Ma il comune sopportava dei costi?

«Non ho mai chiesto un euro al Comune di Andrano – ha concluso Moscatiello –. Tra mille difficoltà dei professionisti del posto, grazie ai finanziamenti regionali, sono riusciti a far fruire il parco della marina di Andrano ai bambini salentini. Sono un biologo che ho dato la vita all’educazione ambientale. E’ stata comunque una occasione bellissima. Ho fatto qualcosa per la mia comunità».

Ma quali erano le attività che venivano svolte nel Centro di Educazione Ambientale di Andrano?
Giuseppe Maggiore, ex collaboratore ci racconta la sua esperienza:

«E’stato molto bello coinvolgere i bambini: giocare e apprendere insieme. Le scuole e le classi avevano ampia disponibilità di scelta. Si potevano svolgere le visite didattiche nell’area parco in mattinata, come ad esempio, l’escursione presso la cava di Bauxite di Orte, vicino Otranto. Invece il pomeriggio si passava in laboratorio ad affrontare le tematiche relative al riciclaggio dell’alluminio. Abbiamo seguito con i bambini anche altre esperienze: i laboratori della plastica o dell’organico, come pure i laboratori della carta (i bambini facevano la carta con i setacci, e una volta asciutta, la si usava per ricavarne dei cartoncini. Era un modo per far portare un ricordo ai bambini: disegnavano la flora e la fauna del posto). Bellissimo anche il laboratorio della cera: con il nostro apiario didattico a Torre lupo, i bambini venivano a fare colazione con miele biologico e poi con la cera realizzavano delle formine».

NOTE: Il progetto Ri-CreAzione realizzato dal Cea di Andrano  La campagna denominata Ri-CreAzione è stata realizzata dal CEA di Andrano – Diso – S. Cesarea – Spongano nel periodo ottobre 2011 – luglio 2012. La campagna ha coinvolto 900 alunni degli Istituti Scolastici Comprensivi di Andrano, Diso, Spongano, Santa Cesarea Terme, Tricase, Otranto, Corigliano d’Otranto e Casarano. Il progetto ha previsto una fase preliminare di escursionismo didattico con tre eventi di apertura e condivisione a tutta la cittadinanza, realizzati nei comuni di Spongano, Santa Cesarea Terme, Andrano e Castiglione con la partecipazione delle scuole. Durante le escursioni si è effettuata la raccolta dei rifiuti nelle campagne. I 900 studenti sono stati coinvolti in laboratori di riciclo e riutilizzo sulla Plastica, Carta, Organico e Cera. E’ stata data continuità alla progettazione dei laboratori nel periodo estivo, riproponendo i diversi laboratori già condotti nell’ambito di un campo estivo, che ha coinvolto ulteriori 50 ragazzi del Comune di Andrano. Infine è stata realizzata una compostiera per l’utilizzo futuro da parte delle famiglie dei ragazzi coinvolti nelle progettazioni estive dedicate al riciclo dell’organico. L’evento conclusivo si è svolto in occasione della festa del Campo Estivo 2012, in questa occasione, attraverso una mostra, sono stati presentati tutti i lavori creati nei laboratori condotti.
Il Centro di Educazione Ambientale (C.E.A) è ubicato al piano terra del Castello Spinola-Caracciolo di Andrano. È costituito da un laboratorio per le attività didattiche e pratiche degli utenti; un ufficio per la programmazione delle attività; una sala proiezioni e seminari.

Fonte: eco dalle città

Sardegna: dal 1° maggio al via le Cartoniadi di Comieco

Comieco e Regione Autonoma della Sardegna insieme per sensibilizzare sull’importanza di una corretta raccolta differenziata. Il campionato della raccolta differenziata di carta e cartone coinvolgerà per tutto il mese di maggio 9 Comuni dell’isola. A Cagliari sfida tra i quartieri.374720

Prenderanno il via il 1° maggio e dureranno fino alla fine del mese le Cartoniadi, il campionato della raccolta differenziata di carta e cartone organizzato da COMIECO in collaborazione con la Regione Autonoma della Sardegna, durante il quale 9 Comuni dell’isola si contenderanno il titolo di “campione del riciclo”. La gara coinvolgerà i Comuni di Alghero, Cagliari, Carbonia, Lanusei, Olbia, Oristano, Sassari, Tempio Pausania e Villacidro. L’iniziativa, che dal 2006 ha già coinvolto milioni di italiani, ha l’obiettivo di sensibilizzare i cittadini sull’importanza di effettuare una corretta raccolta differenziata, sui benefici ambientali ed economici che ne derivano per tutta la collettività e più in generale per stimolare una maggiore attenzione alla tutela dell’ambiente. Le Cartoniadi chiameranno a raccolta i cittadini sardi e il Comune che si dimostrerà più virtuoso, raccogliendo le maggiori quantità di carta e cartone rispetto al bimestre gennaio/febbraio 2013 ed effettuando una raccolta di qualità – cioè con il minor numero possibile di frazioni estranee o impurità – si aggiudicherà un premio in denaro di 30 mila euro. Il secondo e terzo classificato vinceranno rispettivamente 15 mila euro e 5 mila euro. Tutti i premi, messi a disposizione dalla Regione Autonoma della Sardegna e da Comieco, saranno destinati alla realizzazione di opere o all’erogazione di servizi di pubblica utilità. A Cagliari le diverse zone della città si sfideranno inoltre, nello stesso periodo e con analoghe modalità, in una Cartoniade intercittadina che decreterà il quartiere più virtuoso per quanto riguarda la raccolta differenziata di carta e cartone, sai dal punto di vista della quantità che della qualità. “Con le Cartoniadi, manifestazione unica nel suo genere in Italia ed in Europa, puntiamo a stimolare comportamenti virtuosi e l’impegno di tutti i cittadini ad effettuare la raccolta differenziata, per raggiungere un obiettivo comune: una più corretta gestione dei rifiuti , migliorando anche la qualità della raccolta, nell’interesse della collettività” ha dichiarato Piero Attoma, Vice Presidente di Comieco. “Ricordiamo che grazie alla raccolta differenziata di carta e cartone, ogni anno evitiamo oltre 10 milioni di tonnellate di CO2 nell’atmosfera, in oltre 10 anni abbiamo totalizzato circa 4 miliardi di euro di benefici economici e evitato la costruzione di 270 discariche sul territorio, 26 solo nel 2011”. “La Regione Sardegna ospita per la seconda volta le Cartoniadi e crede molto in questo genere di iniziative, che consentono di sensibilizzare i cittadini sulla raccolta differenziata” ha dichiarato Andrea Biancareddu, Assessore alla difesa dell’ambiente della Regione Sardegna. “A tal proposito ricordo che, grazie agli sforzi di tutti noi, la Sardegna ha fatto molti passi avanti negli ultimi anni, raggiungendo brillanti risultati, fra cui il 47% di raccolta differenziata e il dimezzamento dei rifiuti conferiti in discarica: tali risultati collocano la nostra tra le Regioni italiane più virtuose. Durante questo percorso è stato prezioso l’accordo di programma con il Consorzio Comieco, nell’ambito del quale si inserisce l’iniziativa in questione”.  I Comuni che partecipano alle Cartoniadi in genere ottengono risultati incoraggianti: mediamente, raccolgono un + 30% di carta e cartone durante la competizione e ottengono un consolidamento a +15%, rispetto al dato pre-gara, nella raccolta di carta e cartone durante i mesi successivi. In Sardegna nel 2011 sono stati raccolti 44,6 kg pro capite di carta e cartone, un dato sotto la media nazionale (50,6 kg per abitante) ma ben al di sopra della media delle altre Regioni dell’area Sud e isole (26,3 kg per abitante).*

Fonte: eco dalle città

Valle d’Aosta. Presentato il progetto “Io Recupero, e tu?” in collaborazione con Conai. Firmati gli accordi con Ricrea, Comieco e Rilegno

Il progetto di tracciabilità dei rifiuti differenziati da imballaggio è stato presentato giovedì 21 marzo ad Aosta presso il Palazzo regionale. Contestualmente sono stati sottoscritti gli accordi con tre consorzi di filiera che, insieme a CONAI, hanno collaborato, al progetto

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Qualità della raccolta differenziata, recupero dei materiali e prevenzione dei rifiuti sono le linee guida delle iniziative del Programma triennale di prevenzione e riduzione dei rifiuti (2011-2013) della Regione Autonoma Valle d’Aosta. In linea con questi principi la Regione, grazie alla collaborazione di Conai (Consorzio Nazionale Imballaggi) e di tutti i Consorzi di filiera, su iniziativa dell’Osservatorio Regionale sui Rifiuti, ha avviato un progetto relativo alla tracciabilità dei propri rifiuti, per mostrare dove vanno e cosa diventano dopo che il cittadino ha fatto la raccolta differenziata.
Giovedì 21 marzo, presso la Saletta delle Manifestazioni di Palazzo Regionale, l’Assessore al Territorio e all’Ambiente, Manuela Zublena e il responsabile dell’Area Rapporti con il Territorio CONAI, Luca Piatto, hanno presentato i contenuti di questo progetto. Essendo questo il frutto della collaborazione con tutti i consorzi aderenti a Conai, la presentazione del progetto è stata anche l’occasione per la sottoscrizione degli accordi di programma con i consorzi Ricrea, Comieco e Rilegno per confermare e rafforzare la collaborazione fra la Regione e i consorzi. Il progetto “Io Recupero, e tu? – Tutto cambia, tutto si trasforma. Viaggio nel riciclo dei rifiuti” consiste in una vera e propria campagna di comunicazione, promossa dall’Assessorato in collaborazione con Conai. La campagna, molto articolata, prevede una serie di azioni sul territorio. La prima è la distribuzione di 6000 opuscoli informativi, realizzati in carta riciclata, che illustrano in modo chiaro e semplice la filiera dei rifiuti valdostani, con l’indicazione dei quantitativi e del destino dei rifiuti, seguendone il percorso fino a che diventano materie prime seconde. Sono inoltre riportati consigli su come fare bene la raccolta differenziata dei rifiuti di imballaggio e migliorare così il riciclo dei materiali di acciaio, alluminio, carta, legno, plastica e vetro. Oltre agli opuscoli saranno distribuiti anche dei pieghevoli informativi, che i cittadini troveranno su totem ed espositori da banco collocati all’interno degli uffici regionali, delle Comunità Montane, dei Comuni e degli ecocentri. Infine sono stati realizzati dei simpatici e funzionali segnalibri, che saranno distribuito insieme agli opuscoli negli espositori collocati all’interno delle biblioteche. Un’altra iniziativa particolarmente interessante per l’educazione in materia di raccolta differenziata è rappresentata dalle tre mostre incentrate sulla filiera del riciclo in Valle d’Aosta, che verranno allestite all’interno di tre centri di conferimento dislocati sul territorio regionale. La mostra consisterà nell’installazione di totem informativi e, dove possibile, nella proiezione di video documentari realizzati nell’ambito del Programma triennale. Saranno inoltre distribuite agli utenti borse in cotone riutilizzabili. Per promuovere la campagna sarà inoltre trasmesso nelle prossime settimane uno spot radiofonico che andrà in onda sulle principali emittenti valdostane, mentre tutte le informazioni relative alla campagna saranno disponibili anche sul nuovo sito web www.iorecuperoetu.it. Il sito nasce per fornire ai cittadini due strumenti importanti per svolgere una corretta raccolta differenziata: un dizionario dei rifiuti on-line ed una mappa con la geolocalizzazione di tutti i centri di conferimento comunali presenti sul territorio valdostano e relative informazioni di dettaglio. Non dimentichiamo, infatti, che molti rifiuti non conferibili tramite il normale sistema di raccolta (i rifiuti in legno, ad esempio) sono preziosi materiali per le filiere di riciclo e recupero e devono essere portati presso tali centri.

Gli accordi con i consorzi Ricrea, Comieco e Rilegno

Poiché il progetto ha visto la collaborazione di tutti i consorzi, la sua presentazione è stata l’occasione per la sottoscrizione degli accordi di programma con Ricrea – Consorzio nazionale riciclo e recupero imballaggi in acciaio, Comieco – Consorzio nazionale recupero e riciclo degli imballaggi a base cellulosica e Rilegno – Consorzio nazionale per la raccolta il recupero e il riciclaggio degli imballaggi di legno, per confermare e rafforzare la collaborazione fra la Regione e i consorzi. «La collaborazione con i consorzi aderenti al CONAI è molto importante per noi – ha affermato l’Assessore Zublena – infatti condividiamo gli obiettivi di ottenere un miglioramento sempre continuo della raccolta differenziata, in termini di quantità e di qualità, e di garantire l’informazione dei cittadini, perché solo grazie all’impegno di ognuno, cittadini e amministrazioni, possiamo raggiungere i nostri obiettivi per valorizzare sempre più i rifiuti, trasformandoli in materie prime seconde.» «Come Conai siamo qui per complimentarci con la Regione per l’attività svolta con il progetto “Io recupero, e Tu?” – ha sottolineato Luca Piatto, responsabile Area Rapporti col Territorio CONAI -. Un progetto che è stato portato avanti con impegno e costanza, con le risorse adeguate a realizzarlo e concluso in tempo utile. E’ di importanza fondamentale far sapere ai cittadini che il loro gesto quotidiano di separazione domestica dei rifiuti è l’anello di una catena più ampia, che coinvolge istituzioni, imprese e operatori del settore, che tutti insieme garantiscono l’avvio a riciclo dei materiali, vero obiettivo della raccolta differenziata».
«L’Accordo di Programma formalizzato oggi con la Regione rinnova una proficua collaborazione per la raccolta e riciclo di carta e cartone che ha portato a risultati particolarmente positivi – ha dichiarato Roberto Di Molfetta responsabile riciclo e recupero di Comieco-. La raccolta di carta e cartone del territorio regionale con una resa di 74 kg per abitante si pone tra le migliori a livello nazionale. Nel 2012 rispetto all’anno precedente, si è registrato un ulteriore incremento della raccolta dell’ 1% con 9.400 tonnellate complessive di carta e cartone avviate a riciclo da Comieco. Si tratta di risultato apprezzabile in un contesto di riduzione dei consumi e della produzione di rifiuti. L’Accordo di Programma punta a migliorare la logistica per l’avvio a riciclo e ad un coinvolgimento attivo delle famiglie e delle utenze economiche tramite un articolato programma di interventi». «Per Ricrea – ha sottolineato Federico Fusari, direttore dell’omonimo consorzio – la firma di oggi è un momento molto importante che certamente contribuirà a creare sinergia fra il nostro consorzio e la Regione, per garantire il continuo miglioramento del percorso che porta alla valorizzazione degli imballaggi in acciaio, verso efficienze di riciclo sempre maggiori. Guardiamo con interesse a questo territorio sul quale riteniamo di raccogliere, grazie all’aiuto dei suoi abitanti, quantità non solo maggiori, ma anche qualitativamente migliori».
«Il recupero dei rifiuti legnosi in Valle d’Aosta è affidato da tempo alla sottoscrizione di accordi condivisi con il consorzio Rilegno- ha infine detto il direttore Marco Gasperoni -. e i risultati sono apprezzabili. Nonostante la particolarità del territorio montano, che spesso non agevola il corretto conferimento dei materiali, va detto che i quantitativi di rifiuti provenienti dal bacino regionale valdostano sono degni di nota e indicano una raccolta “matura”, soprattutto per quel che riguarda la percentuale di imballaggio avviato a riciclo e destinato a diventare pannello truciolare, base per la maggior parte degli arredi di casa e uffici. Nel 2012 infatti su circa 4.000 tonnellate di rifiuti di legno provenienti dal centro di raccolta della Val d’Aosta, oltre il 50% risultava essere di rifiuti di imballaggio. Con la sigla di questo accordo, formalizzata oggi, ci manterremo sulla linea del buon lavoro svolto finora».

Fonte: eco dalle città

 

 

Uova di Pasqua: come differenziare l’involucro?

La maggior parte delle uova sono ricoperte da involucri in plastica o in poliaccoppiato e vanno gettati nella raccolta della plastica. Ma ci sono anche uova ricoperte con pellicole in alluminio o in tessuto… Come differenziarle? Il vademecum di Amiat

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Dopo aver gustato il cioccolato delle uova, e aver riutilizzato più volte l’involucro per conservare quello avanzato, quando si tratta di decidere come disfarsi definitivamente della “carta” delle uova di Pasqua, molti cittadini hanno le idee confuse, perché non si tratta affatto di semplice carta. Il primo passo è dunque quello di verificare la tipologia del materiale di cui è fatto l’involucro del nostro uovo. La maggior parte delle uova sono ricoperte da involucri in plastica o in poliaccoppiato. Il primo è il caso delle uova da pasticceria, o di alcune marche da supermercato: si tratta degli imballaggi più leggeri, completamente trasparenti, semitrasparenti o di colore chiaro. Il secondo caso è quello del poliaccoppiato, costituito da plastica e alluminio, solitamente colorato all’esterno e argentato all’interno. Si tratta degli involucri più comuni perché economici e resistenti; se accartocciati, oltre a sfrigolare, mantengono in parte la forma impressa. In entrambi i casi COREPLA, il consorzio per il recupero e riciclo degli imballaggi in plastica, consiglia di gettare gli incarti in plastica e in poliaccoppiato nella raccolta differenziata degli imballaggi in plastica.
Ci sono poi uova –soprattutto piccole- ricoperte da un sottile strato di pellicola in alluminio colorato, materiale fragile che si accartoccia completamente: questi incarti devono essere gettati nei contenitori della raccolta differenziata di vetro e lattine. Come ultima tipologia di incarto per le uova di Pasqua troviamo il tessuto non tessuto o TNT, materiale morbido e resistente, adatto alle alte temperature. In questo caso l’incarto va gettato nella raccolta dei rifiuti non recuperabili. Parliamo infine degli altri rifiuti derivanti dalle uova di Pasqua: normalmente le etichette sono in carta, e possono essere conferite nel contenitore giallo per la raccolta di carta e cartone. Il conetto di supporto dell’uovo, invece, è in plastica: gettatelo nel contenitore grigio per la raccolta degli imballaggi in plastica. Anche il contenitore in plastica che contiene la sorpresa (solitamente un ovetto più piccolo, o una bustina trasparente) deve essere conferito tra gli imballaggi in plastica.

Fonte: eco dalle città