Quercia Elegante di Carpignano esemplare unico scoperto in Salento

La Quercia elegante di Carpignano è un esemplare unico al mondo scoperto in Salentoquercus-caroppoi-14-sett-2012

La Quercia elegante di Carpignano è stata scoperta in Salento dallo studioso Ettore Caroppo alle prime ore dell’alba del del 13 settembre 2012. E infatti in onore del suo scopritore il nome ufficiale di questa nuova pianta è Quercus caroppoi. La presentazione ufficiale avverrà domani proprio a nella sede del Comune, evento a cui prenderanno parte tutte le istituzioni locali.

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Scrive le caratteristiche Piero Medagli ricercatore del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Biologiche ed Ambientali (Di.S.Te.B.A.) dell’Università del Salento nella lettera di presentazione all’amministrazione comunale:

è stata accertata la presenza in agro di Carpignano Salentino di un esemplare arboreo bicormico (con due tronchi separati partenti da un ceppo comune) di una quercia di origine ibridogena derivante dall’incrocio tra quercia di Palestina o quercia spinosa (Quercus calliprinos Webb) e cerro (Quercus cerris L.). Benché gli ibridi nel genere Quercus siano abbastanza diffusi in natura, l’ibrido in questione risulta costituito da una combinazione nuova e del tutto inedita alla scienza e si tratta dell’unico esemplare vivente fino ad ora conosciuto di questa rara entità alla quale è stato ufficialmente dato il nome di Quercia di Carpignano, sulla base della sua collocazione geografica (nome scientifico Quercus x caroppoi in onore di colui che per primo ha posto attenzione su questa nuova entità ibrida). I due tronchi risultano avere un’età di circa 20 anni ciascuno e sembrano scaturire alla base da un ceppo di circa 300 anni di età attualmente ricoperto e nascosto da un muretto a secco. Forse si tratta di un esemplare residuo di un’antica formazione forestale oggi scomparsa. La assoluta rarità di questo esemplare unico al mondo, sulla base delle conoscenze attuali e la sua collocazione lungo un bordo strada, impone rigorose misure di salvaguardia dell’esemplare ed iniziative volte alla conservazione e adeguata diffusione del nuovo ibrido con la creazione di nuovi individui prodotti da autoimpollinazione naturale e collocazione in aree idonee da individuare, al fine di scongiurarne l’estinzione. Ovviamente gli studi scientifici su questa entità sono ancora in corso presso l’Orto Botanico dell’Università del Salento e mirano a ricostruire le caratteristiche e le modalità di formazione del nuovo ibrido la cui origine, come accennato risale a circa tre secoli fa, in un contesto ambientale assai diverso dall’attuale.

Questo esemplare rappresenta probabilmente la testimonianza del lussureggiante Bosco dei Greci e ancor prima dei Messapi che gli anziani della zona ancora ricordano. Il bosco si estendeva in origine da Calimera fino alle porte di Martano inclusi i borghi di Carpignano Salentino e Serrano, fino alla foresta delle Cesine e di Rauccio, la Foresta di Lecce arrivando fino a Otranto e alla Foresta di Cutrofiano e Bosco Belvedere.

Fonte:ecoblog

ENI rinuncia a trivellare per il petrolio a Carpignano grazie all’opposizione dei cittadini

Un progetto inutile (petrolio per 2 mesi di consumo italiano) e impattante per la presenza di idrogeno solforato, la vicinanza ai centri abitati e il possibile inquinamento della falda: ENI ha dovuto fare retromarcia e se questo succede a Carpignano può avvenire ovunque nel nostro paese.

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E’ una grande vittoria della società civile: ENI ha rinunciato a proseguire nel progetto di prospezione petrolifera a Carpignano Sesia (NO). La compagnia fossile italiana intendeva trivellare alla ricerca di una giacimento che, a essere ottimisti, in tutta la sua vita utile avrebbe fornito complessivamente 11 Mt di greggio, cioè l’equivalente di due mesi di consumi italiani (1). ENI naturalmente non motiva la rinuncia e afferma di voler presentare un nuovo progetto entro un anno. Si tratta in ogni caso di una sonora sconfitta per il colosso petrolifero con i piedi di argilla, che pensava di procedere senza intoppi con la popolazione locale. Invece nel giro di pochi mesi è sorto a Carpignano il Comitato Difesa del Territorio, che ha svolto uno straordinario lavoro di documentazione e sensibilizzazione che ha portato ad un referendum consultivo in cui i NO hanno prevalso con il 93% dei voti. Il greggio piemontese è inoltre di pessima qualità, noto cioè come petrolio “amaro”, contenente il pericolosissimo idrogeno solforato (un tempo noto come acido solfidrico); si sarebbe dovuto costruire un oleodotto di 40 km per raggiungere il centro oli di Trecate nei pressi del Ticino. Il progetto aveva innumerevoli altre criticità (2). Nel giugno del 2012 anche il Consiglio Comunale di Novara ha approvato una mozione (3) che esprimeva contrarietà al progetto ENI, soprattutto per il rischio di contaminazione della falda acquifera usata da oltre centomila persone. Occorre fermare questi progetti insensati in tutta Italia per usare tutte le risorse possibili nelle rinnovabili. L’ipotetica produzione di Carpignano avrebbe infatti rappresentato solo l’1,4% dell’energia prodotta nel 2012 con eolico e FV. Un ulteriore modesta incremento nelle energie pulite, ci metterebbe al riparo da queste sciagurate energie sporche.

(1) Nel 2012 l’Italia ha consumato 64 Mt di petrolio. Nell’ipotesi piuttosto ottimistica che in provincia di Novara ci siano davvero 11 Mt e che si riescano ad estrarre fino all’ultima goccia, queste riserve garantirebbero (11/64)*365 = 62 giorni di consumi. Se consideriamo anche i consumi di gas (62 Mtep) e carbone (16,2 Mtep), il consumo fossile ammonta a 142Mtep, quindi i pozzi di Carpignano avrebbero garantito al massimo 28 giorni di autonomia. In ogni caso la produzione giornaliera era stimata in 0,15 Mtep/anno, pari a 20 ore di consumi italiani!

(2) Tra i principali problemi:

·                                 la trivella sarebbe stata a 500 m dalle prime case di Carpignano e ad una simile distanza dal fiume Sesia;

·                                 la trivellazione avrebbe interferito con la falda acquifera che alimenta la città di Novara e i paesi vicini;

·                                 uso di circa 16000 m³ di terra, 3000 m³ di calcestruzzo, 30 t di strutture metalliche, con consumo di 10000 litri di gasolio al giorno;

·                                 170 viaggi di autocarri, di cui 66 trasporti eccezionali;

·                                 produzione di 2900 m³ di fanghi di perforazione, 600 m³ di detriti intrisi di fango e acque reflue di lavaggio dell’impianto in quantità indeterminata

Tutte queste informazioni sono reperibili alla pagina della Regione Piemonte con gli studi di valutazione di impatto ambientale; occorre cercare la voce “Carpignano”.

(3) Ho fatto la mia parte scrivendo la mozione e convincendo la maggioranza della sua importanza; per ironia della sorte non ho potuto votarla perchè quel giorno ero impegnato in Università.

 

Fonte: ecoblog