Energia, per la prima volta le rinnovabili superano il carbone per capacità globale

386429_1

Le fonti pulite hanno messo a segno uno storico sorpasso sul carbone: hanno rappresentato per la prima volta oltre la metà della nuova capacità di produzione elettrica installata nel mondo. Il rapporto dell’International Energy Agency  Il 2015 si conferma un anno da record per l’energia rinnovabile. Le fonti pulite hanno messo a segno uno storico sorpasso sul carbone: hanno rappresentato per la prima volta oltre la metà della nuova capacità di produzione elettrica installata nel mondo raggiungendo quota 153 Gigawatt (GW), grazie soprattutto a solare ed eolico. Lo afferma l’Agenzia internazionale per l’energia (Aie) nel Rapporto di medio termine pubblicato oggi in cui aggiorna le previsioni di crescita quinquennale del settore. (Leggi il rapporto qui).  Le rinnovabili, afferma l’Aie, cresceranno di un ulteriore 13% tra il 2015 e il 2021 rispetto alle previsioni dell’anno scorso, soprattutto grazie alle politiche di Stati Uniti, Cina, India e Messico. In questo periodo i costi del solare fotovoltaico dovrebbero scendere di un quarto e quelli dell’eolico “onshore” del 15%. Nei prossimi cinque anni le fonti verdi rimarranno la fonte di elettricità che cresce più velocemente e la loro quota passerà dal 23% del 2015 al 28% del 2021. Nel 2015 ogni giorno in media sono stati installati nel mondo mezzo milione di pannelli solari. Solo in Cina si calcola siano state installate due turbine eoliche ogni ora.

Fonte: ecodallecitta.it

 

Inquinamento: Pechino chiude 2500 aziende

China Daily Life - Pollution
Pechino continua a essere sotto assedio: l’inquinamento atmosferico continua e il governo cinese avrebbe deciso, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa Xinhua, di combattere le polveri sottili chiudendo, entro la fine dell’anno, 2500 aziende che con la loro attività compromettono la qualità dell’aria. La cappa grigio-giallastra in cui è immersa Pechino non si dirada e l’aria irrespirabile ha già fatto scendere in piazza migliaia di manifestanti. La situazione è di emergenza cronica: le autorità consigliano ai cittadini di limitare le uscite. A dicembre era stato lanciato per ben due volte l’allarme rosso per l’inquinamento atmosferico che ha decretato misure di sicurezza come la chiusura delle scuole, sabato 9 gennaio 2016 il Ministero dell’Ambiente cinese ha avvertito che una pesante cappa di smog avrebbe avvolto la capitale, la provincia dell’Hebei e la vicina Tianjin. Nell’anno appena conclusosi il livello medio di PM2.5 a Pechino è stato di 80,6 microgrammi per metro cubo, una concentrazione 1,3 volte superiore alla media nazionale. Nonostante il taglio del consumo di carbone in programma e la chiusura delle industrie più inquinanti le misure messe in campo dalla Cina potrebbero non essere sufficienti a centrare gli obiettivi di qualità dell’aria la cui deadline è fissata per il 2030.

Fonte: Xinhua

Energie rinnovabili, le foglie di mais diventano carbone

pojh

Si chiamano Cedric Nganchia Tonkeu Muller Tenkeu Nandou e a Douala, in Camerun, hanno fondato Kemit Ecology, una startup che trasforma la spazzatura dei mercati in carburante ecosostenibile. Ogni giorno quintali di resti organici, come le foglie di mais, finiscono nell’immondizia. Kemit Ecology è riuscita a trasformare il problema dello smaltimento in una risorsa: una volta raccolti i rifiuti li prepara per il processo di trasformazione. Come? Mettendo la spazzatura nell’essiccatore a 105 gradi le foglie perdono la loro umidità e sono pronte per diventare combustibile . La cenere che si ottiene da questo processo viene messa in ammollo insieme a una miscela di argilla bianca e acqua. Il risultato di questa seconda fase è una mattonella di carbone organico che è ideale per cucinare e ha tre vantaggi: 1) costa meno del normale carbone, 2) dura di più, 3) inquina di meno. I due studenti-imprenditori del Camerun vogliono aiutare il loro Paese a diminuire l’alto costo ambientale della richiesta di carbone che sta portando all’abbattimento di migliaia di mangrovie nel Paese.

Fonte: Askanews

Tutto quello che c’è da sapere sui prestiti per l’efficienza energetica

unnamed (1)

Cosa sono gli interventi di efficienza energetica
Qualsiasi casa, stabile o sede di impresa può subire dei miglioramenti riguardo alla resa e/o al consumo di energia con interventi mirati. Tali interventi possono essere riferiti alla costruzione di un impianto ad energia rinnovabile, come per esempio quello fotovoltaico, eolico o a biomasse, ma anche riguardare delle migliorie per quanto concerne la struttura con il rinnovo dei serramenti e la coibentazione, che possa trattenere il calore d’inverno e il freddo d’estate, diminuendo gli sprechi. Si tratta in ogni caso di interventi che comportato una certa spesa e per i quali è spesso necessario richiedere un prestito.

Le possibilità di richiedere un prestito
Sono diverse le possibilità di poter richiedere un prestito per l’efficienza energetica. Bisogna tener presente che le condizioni e anche l’applicazione dei tassi di interesse possono cambiare in base a chi è il soggetto richiedente. Per questo motivo è consigliato di confrontare online i tassi dei prestiti personali su siti come questo che raccolgono le varie offerte del momento e analizzano le varie proposte del mercato. Inoltre, è’ necessario sapere che per questo tipo di prestito esistono sia finanziamenti pubblici che “privati” o comunque “non pubblici”. I finanziamenti pubblici sono quelli che arrivano dalle istituzioni che fanno capo all’Unione Europea oppure quelle italiane. Questa possibilità è illustrata nella cosiddetta Strategia Energetica Nazionale. I finanziamenti “privati” invece si riferiscono a quelli offerti dai vari istituti di credito e che hanno delle proposte di prestito agevolato, con l’applicazione di condizioni e costi che sono differenti in base all’ente erogatore.

I prestiti non pubblici
Per quanto riguarda la possibilità di richiedere i finanziamenti non pubblici per l’efficienza energetica si possono vagliare diversi istituti di credito e finanziarie, che sono in grado di offrire diverse soluzioni, in base anche alle esigenze del cliente. Tra i prestiti più richiesti c’è sicuramente quello ad una banca dove è necessario presentare tutta la documentazione necessaria, non ultima quella riguardante l’attestazione di un reddito congruo, che possa eventualmente far fronte alla richiesta di una certa cifra. In caso contrario è necessario un garante.
Non è difficile che le proposte da parte delle banche si rivelino convenienti e con i tassi di interesse agevolati in confronto ad altre opzioni.

La rateizzazione in bolletta
Per i privati è possibile anche richiedere la rateizzazione in bolletta del prestito richiesto.
Ci sono alcuni gestori di energia elettrica che accettano un accordo con il cliente che ha richiesto il prestito e che permettono di restituirlo comodamente con una contabilizzazione che risulta direttamente dall’importo che si trova in bolletta. Una tale soluzione può anche arrivare a coprire l’intero importo richiesto, quindi l’ammortamento del 100% del prestito, e può essere adattato anche alle imprese.

Pagare il prestito in leasing
Il meccanismo è lo stesso che si usa per le auto. Si pagano delle rate per un periodo di tempo precedentemente pattuito e, alla fine di questo periodo, il “noleggiatore” può scegliere di tenere il bene per se.
In questo caso il “bene” in questione è per esempio l’impianto fotovoltaico per un’abitazione privata pari a 3Kw/h.
Il richiedente naturalmente prende su di se tutte le responsabilità del caso, e può scegliere alla fine se tenere il bene, divenendone il proprietario, o lasciarlo ad altri che volessero scegliere la stessa soluzione.
Questa soluzione è contemplata sia per i privati che per le aziende.

L’’equity crowdfunding
E’ un’opzione per pagare il prestito tra le più recenti e quindi ancora poco nota.
Si tratta della richiesta di micro finanziamento che riguarda un gruppo di investitori che decidono di impiegare il proprio denaro in opere che favoriscono l’efficienza energetica. Per loro quindi si tratta di un vero e proprio investimento di capitali ed è una possibilità regolata dalla lette 179/12. E’ riservato alle start-up che in questo modo possono realizzare dei progetti che guardano all’innovazione.

L.P.

Le 30 industrie che inquinano di più in Europa: ci sono costate 59 miliardi di euro nel 2012

I costi dell’inquinamento industriale in Europa sono elevatissimi e si attestano, secondo una stima dell’EEA, tra i 59 miliardi di euro e i 189 milioni di euro.

L’inquinamento generato dalle attività industriali in Europa ci è costato 56 miliardi di euro nel 2012. I conti li fa la EEA, l’Agenzia europea per l’ambiente attraverso il dossier Air Quality Report in Europe recentemente pubblicato. L’EEA ha dunque misurato gli effetti dannosi causati dell’inquinamento dell’aria, tra cui la morte prematura, i costi ospedalieri, le giornate di lavoro perse, problemi di salute, i danni agli edifici e i ridotti rendimenti agricoli. Nel rapporto ci sono anche i nomi degli impianti più dannosi in Europa, sono 30 impianti che nella maggior parte dei casi producono energia elettrica da carbone e lignite e presenti principalmente in Europa orientale e Germania.

Hans Bruyninckx, direttore esecutivo dell’AEA, ha detto:

Mentre tutto il beneficio della produzione di energia va all’industria, scopriamo che le tecnologie utilizzate da questi impianti impongono costi nascosti sulla nostra salute e sull’ambiente. E’importante riconoscere che altri settori, soprattutto il trasporto e l’agricoltura, contribuiscono anche alla scarsa qualità dell’aria.

Di seguito le 30 industrie, per la maggior parte centrali termoelettriche collocate nell’Europa dell’Est, la cui attività incide in maniera fortemente negativa sia sul bilancio economico sia sul bilancio ambientale.

1 ‘TETs Maritsa Iztok 2’EAD Kovachevo Bulgaria
2 PGE Górnictwoi Energetyka Konwencjonalna S.A., Oddział Elektrownia Bełchatów Rogowiec Poland
3 Sucursala Electrocentrale Turceni Turceni Romania
4 Vattenfall Europe Generation AG Kraftwerk Jänschwalde Peitz Germany
5 Drax Power Limited Selby United Kingdom
6 Sucursala Electrocentrale Rovinari Rovinari Romania
7 PGE Górnictwo i Energetyka Konwencjonalna S.A.,Oddział Elektrownia Turów Bogatynia Poland
8 Elektrownia ‘Kozienice’ S.A. Świerże Górne Poland
9 RWE Power AG Kraftwerk Niederaußem Bergheim Germany
10 Longannet Power Station Kincardine United Kingdom
11 Regia Autonoma Pentru Activitati Nucleare -Sucursala Romag Termo Drobeta Turnu Severin Romania
12 ThyssenKrupp Steel Europe AG Werk Schwelgern Duisburg Germany
13 PPC S.A. SES Megalopolis A’ Megalopoli Greece
14 EDF Rybnik S.A. Rybnik Poland
15 Vattenfall Europe Generation AG Kraftwerk Lippendorf Böhlen Germany
16 Kraftwerk Boxberg Boxberg Germany
17 SC Electrocentrale Deva SA Mintia Romania
18 Slovenské elektrárne a.s. — Elektrárne Nováky, závod Zemianske Kostoľany Slovakia
19 Elektrárny Prunéřov Kadaň Czech Republic
20 RWE Power AG Kraftwerk Neurath Grevenbroich Germany
21 Zespól Elektrowni Pątnów-Adamów-Konin S.A., Elektrownia Pątnów Konin Poland
22 RWE Power AG Eschweiler Germany
23 TETs ‘Bobov dol’ Golemo selo Bulgaria
24 Eesti Energia Narva Elektrijaamad AS Auvere küla, Vaivara vald Estonia
25 Polski Koncern Naftowy ORLEN S.A. Płock Poland
26 PPC S.A. SES Agioy Dhmhtrioy Agios Dimitrios, Ellispontos Greece
27 Teesside Integrated Iron and Steelworks Redcar United Kingdom
28 TPP ‘Brikel’ Galabovo Bulgaria
29 ILVA S.P.A. Stabilimento di Taranto Taranto Italy
30 RWE Power AG Kraftwerk Frimmersdorf Grevenbroich Germany

Come ci ricorda l’EEA, l’inquinamento dell’aria è un problema innanzitutto economico e poi ambientale. Infatti l’esposizione agli agenti inquinanti quali PM10, PM2,5, Diossido d’Azoto, Zolfo, Ozono, Arsenico, Piombo, ecc. causa morti premature, infarto, malattie respiratorie e contaminazioni del cibo che entra nella catena alimentare.ITALY-ECONOMY-REFINERY-FIRE

Fonte:  EEA
Foto | EEA

Germania, per la prima volta le rinnovabili sono la principale fonte di elettricità

Carbone e lignite hanno ancora un ruolo centrale ma nel mix elettrico tedesco la prima fonte sono diventate le energie rinnovabili, arrivate quasi al 26% della produzione elettrica lorda. Calano anche le emissioni381517

Anche la Germania, ovvero la principale economia europea, si avvia decisa verso la transizione energetica. Secondo i dati dell’industria elettrica tedesca, Bdew, le energie rinnovabili sono infatti diventate la prima fonte di generazione elettrica del paese, arrivando a coprire il 25,8% del mix elettrico. La generazione da lignite, carbon fossile altamente inquinante, che rappresenta la seconda fonte, ha registrato invece un calo del 3% e quella da carbone, le terza, quasi del 10%. Va comunque sottolineato che la lignite è ancora al 25,6% e che se la si sommasse al 18% del carbone non si potrebbe neppure azzardare il confronto. Tuttavia è indubbio che le fonti più inquinanti inizino a perdere terreno, come confermato anche dalle emissioni di gas serra che nel 2014, dopo 3 anni di aumento, sono calate di circa il 5%, riportando la Germania ai livelli del 2009. Nel dettaglio le rinnovabili hanno raggiunto la produzione record di 157,4 TWh, il 3,3% in più rispetto ai 152,4 TWh del 2013, con l’eolico che ha prodotto 52,4 TWh (+1,3%), le biomasse 42,8 TWh (+4%), il fotovoltaico 35,2 TWh (+13,5%) e l’idroelettrico 20,8 TWh (-9,5%). A questi dati si aggiungono quelli diffusi a fine 2014 da Agora Energiewende. Il think-tank berlinese stima che le emissioni totali della Germania nel 2014 siano scese del 5% rispetto al 2013, con metà del risparmio imputabile ai cambiamenti avvenuti nel settore elettrico.
L’Energiewende, la svolta tedesca verso le fonti pulite, inizia quindi a raccogliere i primi risultati significativi. L’obiettivo è quello di arrivare a generare fino al 60 per cento di  energia elettrica da fonti rinnovabili entro il 2035. Un cambiamento che va di pari passo con l’abbandono del nucleare che sarà definitivamente superato attraverso la chiusura delle ultime centrali nel 2022.  Comunque altre nazioni, tra le quali Italia e Spagna sono più avanti. Nei primi sei mesi del 2014, in Italia, le fonti rinnovabili (con oltre 59 TWh) hanno coperto il 38,6% della domanda e il 44,7% della produzione totale (includendo circa 6-6,5 TWh da biomasse contabilizzati nel termoelettrico).

 

Fonte: ecodallecitta.it

Brasile: la siccità spinge verso il ritorno al carbone

Nel 2015 molte metropoli brasiliane potrebbero essere costrette al razionamento dell’energia elettrica a causa della crisi idrica dei bacini artificiali.

Il Brasile, la locomotiva dell’economia sudamericana, deve continuare a viaggiare a pieno regime e per farlo deve sostenersi con un adeguato approvvigionamento energetico. La siccità che ha colpito il Paese negli ultimi mesi sta mettendo con le spalle al muro il Governo e, invertendo la tendenza che l’aveva vista prediligere le fonti rinnovabili, Brasilia sembra intenzionata a tornare al carbone e alle risorse fossili per sostenere il suo sviluppo economico. Secondo l’Observatorio do Clima le statistiche sulle emissioni sono preoccupanti: dopo dieci anni di miglioramenti il livello dei gas serra è tornato a crescere con un + 7,8% rispetto al 2012. La situazione è destinata a peggiorare anche perché i nuovi impianti termici a carbone vedranno la luce nel 2017. Sotto le presidenze di Lula e Rousseff il Paese sembrava avere intrapreso la strada delle rinnovabili, sia con gli incentivi all’eolico che con le politiche favorevoli al fotovoltaico.

Dopo la vittoria di Dilma Rousseff alle presidenziali, nell’ultimo mese qualcosa è cambiato: il Governo federale ha permesso ad aziende che producono energia dalle fonti fossili di concorrere insieme ai produttori di impianti fotovoltaici che prima partecipavano a gare d’appalto riservate esclusivamente alle rinnovabili. La sfida sarà, dunque, a tutto campo con i produttori di energie rinnovabili contro quelli da fonti fossili. Gli impianti termici consentiranno al Brasile la risoluzione a breve termine delle problematiche connesse alla recente siccità, la più grave degli ultimi 80 anni, che ha messo in crisi i bacini idrici artificiali che garantivano il rifornimento a grandi metropoli come San Paolo e, grazie alle centrali idroelettriche, fornivano energia al 70% del Paese. In attesa della costruzione delle centrali a fonti fossili, il 2015 sarà un vero rompicapo, con il rischio che molte metropoli siano costrette ai razionamenti. Rimarranno i problemi a medio e lungo termine: il ritorno delle fonti fossili, infatti, non farà altro che acuire i fenomeni di alterazione climatica che oggi fanno scarseggiare l’energia per mandare avanti il Paese.PARAGUAY-BRAZIL-ITAIPU

© Foto Getty Images

Fonte: ecoblog.it

La chiusura del nucleare tedesco non porterà ad un aumento del carbone

Secondo uno studio della Böll Foundation, saranno le energie rinnovabili a prendere il posto del nucleare da qui al 2023

Il carbone non avrà un futuro in Germania; uno studio della Böll Foundation dimostra che saranno le fonti rinnovabili a prendere il posto dell’energia attualmente prodotta dalle centrali nucleari che verranno chiuse da qui al 2023. Come si vede dal grafico qui sotto, le rinnovabili sono passate da 46 a 152 TWh in 10 anni e dovrebbero aggiungere altri 100 TWh nel prossimo decennio, che compenseranno esattamente l’ attuale produzione delle centrali nucleari ancora in esercizio. Il carbone diminuirà del 20% da 286 a 228 TWh, sia per l’antracite di migliore qualità (hard coal) che per la lignite (brown coal). Per un vero phase out del carbone bisognerà purtroppo attendere oltre la metà degli anni venti. La Germania ha commesso un grave errore strategico, costruendo troppe centrali a carbone negli anni scorsi, che ora non possono lavorare a pieno ritmo, a causa dei prezzi spinti al ribasso dalle rinnovabili, mentre si sta fortunatamente rinunciando ad aprire nuove miniere.

Scenario-energia-Germania-2023-620x453

Fonte: ecoblog.it

Green Italia Verdi Europei: “Basta trivelle, il futuro è nelle rinnovabili”

Con un sacco di 30 chili di carbone e con un pannello solare organico, gli attivisti della lista Green Italia Verdi Europei, guidati dai candidati alle elezioni europee Angelo Bonelli e Roberto Della Seta, hanno manifestato di fronte all’hotel Majestic di Roma, in concomitanza con la conferenza stampa di chiusura del G7 dell’energia.rinnovabili_energie

«Questo è il carbone che per molti di quelli oggi riuniti alle nostre spalle è pulito, questo è un carbone che in realtà uccide e provoca migliaia di morti l’anno- ha spiegato Bonelli – noi invece vogliamo guardare al futuro, a differenza di questi signori che guardano al passato, alla preistoria». Il futuro «sta nelle rinnovabili, nell’efficienza energetica, nell’avviare processi di modernizzazione del nostro paese – ha aggiunto- e per liberare il pianeta dalla dipendenza dal petrolio che è causa di conflitti e guerre inaccetabili, oltre che profitti fatti ai danni dei cittadini di a partire dagli italiani». Quello che «riteniamo scandaloso- ha concluso Bonelli- è che il ministro dello sviluppo economico Federica Guidi voglia continuare a lavorare per trivellare il nostro paese calpestando la possibilità di un rilancio delle rinnovabili, cosa necessaria nel nostro paese». Per Della Seta «le rinnovabili sono l’unica prospettiva realistica per fermare i cambiamenti climatici, ma per l’Italia sono anche di più: sono la via per acquistare l’indipendenza energetica». Noi, aggiunge, «non abbiamo petrolio, carbone, gas, abbiamo una quantità di sole straordinariamente grande e disponibile. Bisogna sviluppare la ricerca, l’industria del solare, perchè questa è la strada che può rendere l’Italia indipendente da Putin, dai paesi arabi, libera di usare l’energia per i propri interessi».
Il governo italiano «non deve guardare al problema della sicurezza energetica in termini di maggiore produzione, ma cercando di migliorare e diminuire i consumi. La soluzione per la nostra sicurezza energetica di altri paesi è puntare decisamente sull’efficienza energetica, insieme alle energie rinnovabili– ha dichiarato la copresidente dei Verdi Europei e candidata per Green Italia Verdi Europei, Monica Frassoni- solo cambiando l’attuale modello energetico, ci garantirà nuovi posti di lavoro e una reale sicurezza energetica». Con un risparmio minimo del 30% del proprio consumo energetico, ha aggiunto Frassoni, «l’intera Unione Europea vedrebbe un aumento minimo del’1% del Pil e si creerebbero circa un milione e mezzo di posti di lavoro all’anno. Questi numeri devono bastare affinchè il governo Renzi, nel semestre di presidenza italiana Ue, porti avanti una politica energetica europea con obiettivi vincolanti entro il 2030 del 55% per la riduzione di co2, del 45% per le rinnovabili e del 40% per l’efficienza energetica».

Fonte: il cambiamento.it

Green Italy

Voto medio su 1 recensioni: Da non perdere

€ 15

Dizionario del Pensiero Ecologico
€ 30.3

Effetto rinnovabili in Germania: prezzi dell’energia elettrica sempre più bassi

La crescita dell’energia eolica e fotovoltaica in Germania ha raggiunto nel primo trimestre il 19% della domanda, spingendo i prezzi verso il basso e rendendo sempre meno competitivo il carbone e il nucleare.

Se fossimo meno anglofili e più mitteleuropei, inizieremmo ad usare anche in Italia la parola tedesca Energiewende, che significa transizione energetica dal nucleare/fossile alle rinnovabili. In questa primavera come mai prima d’ora, la transizione inizia a dare i suoi effetti: in 14 dei primi 18 giorni di aprile il prezzo dell’energia elettrica è rimasto sotto i 4 centesimi al kWh, la soglia al di sotto della quale gli impianti nucleari e a carbone non sono più competitivi. Secondo il Fraunhofer Institute, i prezzi nel primo trimestre dell’anno sono in calo costante dal 2011 e in termini reali sono scesi al livello del 2002. Senza volerlo e senza averlo programmato, le rinnovabili stanno mettendo in crisi le energie tradizionali con la più temibile arma dell’economia di mercato: il prezzo. Come si può vedere dal primo grafico qui sotto, in un giorno feriale il prezzo è rimasto sotto i 3 centesimi, mentre domenica 13 aprile è persino sceso a 0,85,  facendo fermare una buona fetta di impianti convenzionali per ben 15,7 GW di potenza. Il secondo grafico mostra invece il trend decrescente del prezzo dell’energia al crescere della quota prodotta mediante le fonti rinnovabili. Vento e sole stanno rendendo non competitiva l’energia tradizionale non solo in Germania e Austria, ma anche nelle vicine Francia e Svizzera, mentre la Repubblica Ceca annuncia che i bassi prezzi sono la causa della cancellazione di due reattori nucleari in progetto presso il sito di Temelìn. Gli operatori del settore fossile/nucleare hanno ora davanti una scelta molto netta: continuare una battaglia di retroguardia per conservare il loro feudo sempre più indifendibile, oppure gettarsi anima e corpo a sostenere la Energiewende, sviluppando ciò che ancora manca, in particolare sistemi di accumulo e smart grids.Costo-energia-Germania

Costo-energia-Germania-in-funzione-di-quota-rinnovabili

Fonte: ecoblog.it