Giornata mondiale della Terra: a chi e a cosa serve?

Quest’anno la Giornata Mondiale della Terra, che si celebra il 22 aprile, è giunta alla sua 47ima edizione. È promossa dalle Nazioni Unite e lo scopo dichiarato è quello di sconfiggere il degrado ambientale. Ma in questi 47 anni quanti progressi sono stati fatti in questa direzione? Dateci il vostro parere.terra

Da 47 anni il 22 aprile si celebra la Giornata mondiale della Terra con iniziative simboliche ed estemporanee un po’ dappertutto. Quest’anno addirittura la Nasa si è inventata una iniziativa in occasione della Giornata: la possibilità di “adottare” un pezzetto del pianeta, in modo, ovviamente, del tutto simbolico. Per partecipare a “Adopt The Planet” bastano pochi secondi: basta digitare il proprio nome nel modulo e premere sul tasto verde. Uno dei 64mila posti disponibili del globo terracqueo verrà assegnato all’utente, che potrà visualizzarlo sulla mappa con tanto di coordinate e conoscerne anche le caratteristiche.

QUI tutte le iniziative organizzate in Italia per il 22 aprile

Ma quanti passi concreti, scelte efficaci e scomode, provvedimenti efficaci e definitivi sono stati adottati in questi 47 anni? Dai dati e dalle condizioni del pianeta, sembra chiaro che si è andati in tutt’altra direzione.

Sui trasporti che si fa? Ci stiamo soffocando e avremo aerosol al veleno per i prossimi 30 anni

Le grandi foreste? Le stiamo divorando

L’inquinamento? Fa già sei milioni di morti

La barriera corallina? Presto sarà solo un ricordo

L’Europa? Salva il carbone e affonda le rinnovabili

Eppure avremmo la soluzione già in tasca se lo si volesse.

Paolo Ermani (presidente dell’associazioe Paea), per esempio, lo ha scritto innumerevoli volte facendo alcuni semplici esempi:

Il futuro energetico è già qui

La (non) politica energetica italiana è alla canna del gas

Vivere basso, pensare alto: è tempo di scelte

Ma servono scelte radicali, scomode, che scombinano lo status quo, che toccano enormi interessi… quindi meglio celebrare una volta l’anno la Giornata mondiale della Terra e tornarsene ai propri affari gli altri 364 giorni.

fonte: ilcambiamento.it

 

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Carbone in declino: “Merito delle rinnovabili e svolta per il clima”

Dismissione delle centrali obsolete e nessun progetto di realizzazione di nuovi impianti. Il 2016 ha registrato un forte declino dell’economia del carbone, grazie anche alla crescita delle rinnovabili. È quanto riferisce Greenpeace che afferma: “Siamo ad un punto di svolta per il clima”. Il numero di centrali a carbone in via di realizzazione nel mondo ha registrato un forte decremento nel 2016, principalmente per l’instabilità della politica industriale di alcuni Paesi asiatici. È quanto emerge dal nuovo rapporto “Boom and Bust 2017: Tracking The Global Coal Plant Pipeline”, realizzato da Greenpeace, Sierra Club e CoalSwarm, e giunto alla sua terza edizione annuale. Secondo il rapporto, l’effetto congiunto del rallentamento nella costruzione di nuovi impianti e della dismissione di parte della flotta di quelli operativi apre alla possibilità di contenere l’aumento delle temperature medie globali nei 2 gradi centigradi, a patto che i Paesi coinvolti nell’”economia del carbone” proseguano in questa direzione.10_15_2015_Bobby_Magill_CC_Carbon_XPrize1_1050_718_s_c1_c_c

Il declino dell’economia del carbone si articola in una riduzione del 48 per cento nelle attività che precedono l’inizio della costruzione delle centrali (realizzazione dei progetti, richiesta di permessi, attività finanziarie dedicate), in una riduzione del 62 per cento nell’avvio di nuovi cantieri e in un decremento dell’85 per cento nel rilascio di nuovi permessi in Cina. Questo andamento è dovuto principalmente a due fattori: ai provvedimenti restrittivi adottati dalle autorità centrali cinesi nella concessione di autorizzazioni alla realizzazione di nuovi impianti; ai tagli di budget degli investitori che operano in India. In questi due Paesi, al momento, sono stati congelati più di 100 progetti di nuove centrali. Oltre al declino dei trend di costruzione di nuovi impianti, lo studio rivela anche la cifra record di 64 GW di potenza installata a carbone dismessi nel 2015 e nel 2016, principalmente nell’Unione europea e negli Stati Uniti: l’equivalente di circa 120 grandi centrali.

“Il 2016 rappresenta un autentico punto di svolta per il clima”, commenta Lauri Myllyvirta, responsabile della campagna globale Carbone e Inquinamento atmosferico per Greenpeace e co-autore del rapporto. “La Cina, ad esempio, ha fermato la realizzazione di molte nuove centrali a carbone dopo che la fortissima crescita delle energie rinnovabili in quel Paese le ha rese superflue per il sistema energetico. Dal 2013, le energie pulite hanno in pratica colmato il deficit energetico cinese”.newseventsimages

Sempre nel 2016, gli Stati Uniti e il Regno Unito hanno registrato un forte decremento delle emissioni, grazie al ritiro dalla produzione di molte centrali a carbone. Anche il Belgio e l’Ontario hanno chiuso la loro ultima centrale, mentre tre Stati del G8 hanno annunciato una data ultima per il *phase out* della fonte più nociva per il clima.

“Il trend che emerge da questo rapporto ricalca la situazione del nostro Paese”, dichiara Andrea Boraschi, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace in Italia. “L’età del carbone non si è conclusa, ma si vanno dismettendo le centrali più obsolete. E soprattutto non vi sono progetti per la realizzazione di nuovi impianti. L’ultimo che si minacciava di voler realizzare, a Saline Joniche, è stato definitivamente cancellato. Ma il nostro governo, al contrario di altri, non trova il coraggio di indicare una data ultima per l’uscita dal carbone: è il sintomo più evidente, questo, della mancanza di una strategia energetica veramente orientata al futuro e alla salvaguardia del clima”, conclude Boraschi.

In un quadro complessivamente molto positivo, nel rapporto emergono alcuni Paesi che non stanno investendo nelle energie rinnovabili e che sono invece fortemente impegnati a realizzare nuovi impianti a carbone: Giappone, Corea del Sud, Indonesia, Vietnam e Turchia.

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2017/03/carbone-declino-rinnovabili-svolta-clima/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

La Commissione UE salva il carbone e affonda le rinnovabili

La Commissione europea ha pubblicato ieri un pacchetto di misure (“pacchetto d’inverno”) che minaccia di far fallire gli sforzi per accelerare lo sviluppo delle rinnovabili, prolungando invece la dipendenza dal carbone. Insorgono le associazioni ambientaliste.9430-10168

«Le misure proposte ieri dalla Commissione Europea includono i cosiddetti capacity payments, cioè sussidi di cui beneficeranno carbone, gas e e nucleare, con il pretesto di tenere le centrali pronte per essere accese» spiega Tara Connolly, consulente politica di Greenpeace Europa. «Di qui al 2020 circa il 95% delle centrali a carbone avrebbe i requisiti per ricevere questo sussidio, stando alla proposta della Commissione che include un tetto massimo per la CO2 solo per le centrali a carbone di nuova costruzione. La Commissione ha anche proposto di far decadere una norma esistente che prevede che venga immessa in rete l’energia da fonti rinnovabili prima di quella da inquinanti centrali a carbone o nucleari. Questo porterà ad ancora più casi in cui gli impianti di rinnovabili verranno spenti, in particolare quando ci sarà eccesso di offerta, perché è più semplice ed economico spegnere l’energia del sole e del vento piuttosto che le centrali a carbone o nucleari, che sono estremamente poco flessibili. Queste misure avranno l’effetto di bloccare gli investimenti nel settore delle rinnovabili».

«Questo pacchetto di misure non fa altro che tirare il freno. Distribuisce soldi alle centrali a carbone e dà alle compagnie energetiche più potere di controllo sul sistema energetico, limitando il ruolo dei consumatori come produttori di energia rinnovabile» continua Connolly. Ma non è finita qui. La Commissione propone anche di limitare la grandezza delle cooperative mettendo ai progetti una soglia massima di 18 megawatts all’anno di media. «Le proposte della Commissione Ue non consentono all’Europa di accelerare la transizione verso un sistema energetico libero da fossili entro il 2050 e sono in piena contraddizione con gli impegni assunti a Parigi e ribaditi solo pochi giorni fa a Marrakech» spiega Legambiente. «Per poter contenere l’aumento della temperatura globale entro 1.5°C, secondo quanto previsto dall’Accordo di Parigi, serve un cambio di rotta per stare al passo con il resto del mondo accompagnato da obiettivi climatici ed energetici europei più ambiziosi, a partire da rinnovabili ed efficienza energetica, insieme a efficaci misure attuative a livello nazionale per dare fiducia a cittadini ed imprese sempre più interessati a investire nelle rinnovabili e nell’efficienza energetica», così Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente. Il testo passerà ora al Parlamento europeo e ai governi nazionali. «Per le rinnovabili la Commissione fissa il target comunitario ad appena il 27%. Obiettivo fortemente inadeguato, se si tiene conto che il suo trend attuale è del 24% – prosegue l’associazione ambientalista – Ma soprattutto viene eliminata la priorità di dispacciamento delle rinnovabili (ad eccezione dei piccoli impianti), architrave dell’attuale politica europea che consente la priorità di accesso alla rete rispetto all’elettricità prodotta da fonte fossili, consentendone di fatto un loro rilancio. Proprio quando la transizione globale verso un sistema energetico efficiente e 100% rinnovabile sta vivendo una forte accelerazione».

«L’Europa – aggiunge Zanchini – rischia così di perdere il treno verso il futuro, rinunciando a tutti quei benefici che l’abbandono delle fonti fossili può portare alla nostra economia, all’occupazione e alla salute dei cittadini. Non sono più ammessi ritardi, serve dunque un segnale forte È in gioco lo sviluppo di un’economia libera finalmente dalle fonti fossili. La sola in grado di farci vincere la triplice sfida climatica, economica e sociale, creando nuove opportunità per l’occupazione e la competitività delle imprese europee. Una sfida che l’Europa e l’Italia non possono fallire».

Molti governi hanno compreso che le fonti fossili non hanno futuro. A Marrakech 48 paesi in via di sviluppo, raggruppati nel Climate Vulnerable Forum, si sono impegnati a raggiungere il 100% di rinnovabili entro il 2050. «La Commissione Europea, invece, con queste proposte “strizza” ancora l’occhio ad alcuni governi che continuano a guardare al passato offrendo un salvagente ai dinosauri delle fonti fossili. E mentre nel resto del mondo gli investimenti nelle rinnovabili sono triplicati nel corso degli ultimi 10 anni, in Europa si sono ridotti per quattro anni di fila. Con queste proposte, l’Europa rischia di perdere la storica opportunità di invertire questo trend ed essere a capo della rivoluzione energetica dei prossimi anni, divenendo “numero uno al mondo” nelle rinnovabili, come promesso dal Presidente della Commissione Juncker al momento del suo insediamento».

Fonte: ilcambiamento.it

Energia, per la prima volta le rinnovabili superano il carbone per capacità globale

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Le fonti pulite hanno messo a segno uno storico sorpasso sul carbone: hanno rappresentato per la prima volta oltre la metà della nuova capacità di produzione elettrica installata nel mondo. Il rapporto dell’International Energy Agency  Il 2015 si conferma un anno da record per l’energia rinnovabile. Le fonti pulite hanno messo a segno uno storico sorpasso sul carbone: hanno rappresentato per la prima volta oltre la metà della nuova capacità di produzione elettrica installata nel mondo raggiungendo quota 153 Gigawatt (GW), grazie soprattutto a solare ed eolico. Lo afferma l’Agenzia internazionale per l’energia (Aie) nel Rapporto di medio termine pubblicato oggi in cui aggiorna le previsioni di crescita quinquennale del settore. (Leggi il rapporto qui).  Le rinnovabili, afferma l’Aie, cresceranno di un ulteriore 13% tra il 2015 e il 2021 rispetto alle previsioni dell’anno scorso, soprattutto grazie alle politiche di Stati Uniti, Cina, India e Messico. In questo periodo i costi del solare fotovoltaico dovrebbero scendere di un quarto e quelli dell’eolico “onshore” del 15%. Nei prossimi cinque anni le fonti verdi rimarranno la fonte di elettricità che cresce più velocemente e la loro quota passerà dal 23% del 2015 al 28% del 2021. Nel 2015 ogni giorno in media sono stati installati nel mondo mezzo milione di pannelli solari. Solo in Cina si calcola siano state installate due turbine eoliche ogni ora.

Fonte: ecodallecitta.it

 

Inquinamento: Pechino chiude 2500 aziende

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Pechino continua a essere sotto assedio: l’inquinamento atmosferico continua e il governo cinese avrebbe deciso, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa Xinhua, di combattere le polveri sottili chiudendo, entro la fine dell’anno, 2500 aziende che con la loro attività compromettono la qualità dell’aria. La cappa grigio-giallastra in cui è immersa Pechino non si dirada e l’aria irrespirabile ha già fatto scendere in piazza migliaia di manifestanti. La situazione è di emergenza cronica: le autorità consigliano ai cittadini di limitare le uscite. A dicembre era stato lanciato per ben due volte l’allarme rosso per l’inquinamento atmosferico che ha decretato misure di sicurezza come la chiusura delle scuole, sabato 9 gennaio 2016 il Ministero dell’Ambiente cinese ha avvertito che una pesante cappa di smog avrebbe avvolto la capitale, la provincia dell’Hebei e la vicina Tianjin. Nell’anno appena conclusosi il livello medio di PM2.5 a Pechino è stato di 80,6 microgrammi per metro cubo, una concentrazione 1,3 volte superiore alla media nazionale. Nonostante il taglio del consumo di carbone in programma e la chiusura delle industrie più inquinanti le misure messe in campo dalla Cina potrebbero non essere sufficienti a centrare gli obiettivi di qualità dell’aria la cui deadline è fissata per il 2030.

Fonte: Xinhua

Energie rinnovabili, le foglie di mais diventano carbone

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Si chiamano Cedric Nganchia Tonkeu Muller Tenkeu Nandou e a Douala, in Camerun, hanno fondato Kemit Ecology, una startup che trasforma la spazzatura dei mercati in carburante ecosostenibile. Ogni giorno quintali di resti organici, come le foglie di mais, finiscono nell’immondizia. Kemit Ecology è riuscita a trasformare il problema dello smaltimento in una risorsa: una volta raccolti i rifiuti li prepara per il processo di trasformazione. Come? Mettendo la spazzatura nell’essiccatore a 105 gradi le foglie perdono la loro umidità e sono pronte per diventare combustibile . La cenere che si ottiene da questo processo viene messa in ammollo insieme a una miscela di argilla bianca e acqua. Il risultato di questa seconda fase è una mattonella di carbone organico che è ideale per cucinare e ha tre vantaggi: 1) costa meno del normale carbone, 2) dura di più, 3) inquina di meno. I due studenti-imprenditori del Camerun vogliono aiutare il loro Paese a diminuire l’alto costo ambientale della richiesta di carbone che sta portando all’abbattimento di migliaia di mangrovie nel Paese.

Fonte: Askanews

Tutto quello che c’è da sapere sui prestiti per l’efficienza energetica

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Cosa sono gli interventi di efficienza energetica
Qualsiasi casa, stabile o sede di impresa può subire dei miglioramenti riguardo alla resa e/o al consumo di energia con interventi mirati. Tali interventi possono essere riferiti alla costruzione di un impianto ad energia rinnovabile, come per esempio quello fotovoltaico, eolico o a biomasse, ma anche riguardare delle migliorie per quanto concerne la struttura con il rinnovo dei serramenti e la coibentazione, che possa trattenere il calore d’inverno e il freddo d’estate, diminuendo gli sprechi. Si tratta in ogni caso di interventi che comportato una certa spesa e per i quali è spesso necessario richiedere un prestito.

Le possibilità di richiedere un prestito
Sono diverse le possibilità di poter richiedere un prestito per l’efficienza energetica. Bisogna tener presente che le condizioni e anche l’applicazione dei tassi di interesse possono cambiare in base a chi è il soggetto richiedente. Per questo motivo è consigliato di confrontare online i tassi dei prestiti personali su siti come questo che raccolgono le varie offerte del momento e analizzano le varie proposte del mercato. Inoltre, è’ necessario sapere che per questo tipo di prestito esistono sia finanziamenti pubblici che “privati” o comunque “non pubblici”. I finanziamenti pubblici sono quelli che arrivano dalle istituzioni che fanno capo all’Unione Europea oppure quelle italiane. Questa possibilità è illustrata nella cosiddetta Strategia Energetica Nazionale. I finanziamenti “privati” invece si riferiscono a quelli offerti dai vari istituti di credito e che hanno delle proposte di prestito agevolato, con l’applicazione di condizioni e costi che sono differenti in base all’ente erogatore.

I prestiti non pubblici
Per quanto riguarda la possibilità di richiedere i finanziamenti non pubblici per l’efficienza energetica si possono vagliare diversi istituti di credito e finanziarie, che sono in grado di offrire diverse soluzioni, in base anche alle esigenze del cliente. Tra i prestiti più richiesti c’è sicuramente quello ad una banca dove è necessario presentare tutta la documentazione necessaria, non ultima quella riguardante l’attestazione di un reddito congruo, che possa eventualmente far fronte alla richiesta di una certa cifra. In caso contrario è necessario un garante.
Non è difficile che le proposte da parte delle banche si rivelino convenienti e con i tassi di interesse agevolati in confronto ad altre opzioni.

La rateizzazione in bolletta
Per i privati è possibile anche richiedere la rateizzazione in bolletta del prestito richiesto.
Ci sono alcuni gestori di energia elettrica che accettano un accordo con il cliente che ha richiesto il prestito e che permettono di restituirlo comodamente con una contabilizzazione che risulta direttamente dall’importo che si trova in bolletta. Una tale soluzione può anche arrivare a coprire l’intero importo richiesto, quindi l’ammortamento del 100% del prestito, e può essere adattato anche alle imprese.

Pagare il prestito in leasing
Il meccanismo è lo stesso che si usa per le auto. Si pagano delle rate per un periodo di tempo precedentemente pattuito e, alla fine di questo periodo, il “noleggiatore” può scegliere di tenere il bene per se.
In questo caso il “bene” in questione è per esempio l’impianto fotovoltaico per un’abitazione privata pari a 3Kw/h.
Il richiedente naturalmente prende su di se tutte le responsabilità del caso, e può scegliere alla fine se tenere il bene, divenendone il proprietario, o lasciarlo ad altri che volessero scegliere la stessa soluzione.
Questa soluzione è contemplata sia per i privati che per le aziende.

L’’equity crowdfunding
E’ un’opzione per pagare il prestito tra le più recenti e quindi ancora poco nota.
Si tratta della richiesta di micro finanziamento che riguarda un gruppo di investitori che decidono di impiegare il proprio denaro in opere che favoriscono l’efficienza energetica. Per loro quindi si tratta di un vero e proprio investimento di capitali ed è una possibilità regolata dalla lette 179/12. E’ riservato alle start-up che in questo modo possono realizzare dei progetti che guardano all’innovazione.

L.P.

Le 30 industrie che inquinano di più in Europa: ci sono costate 59 miliardi di euro nel 2012

I costi dell’inquinamento industriale in Europa sono elevatissimi e si attestano, secondo una stima dell’EEA, tra i 59 miliardi di euro e i 189 milioni di euro.

L’inquinamento generato dalle attività industriali in Europa ci è costato 56 miliardi di euro nel 2012. I conti li fa la EEA, l’Agenzia europea per l’ambiente attraverso il dossier Air Quality Report in Europe recentemente pubblicato. L’EEA ha dunque misurato gli effetti dannosi causati dell’inquinamento dell’aria, tra cui la morte prematura, i costi ospedalieri, le giornate di lavoro perse, problemi di salute, i danni agli edifici e i ridotti rendimenti agricoli. Nel rapporto ci sono anche i nomi degli impianti più dannosi in Europa, sono 30 impianti che nella maggior parte dei casi producono energia elettrica da carbone e lignite e presenti principalmente in Europa orientale e Germania.

Hans Bruyninckx, direttore esecutivo dell’AEA, ha detto:

Mentre tutto il beneficio della produzione di energia va all’industria, scopriamo che le tecnologie utilizzate da questi impianti impongono costi nascosti sulla nostra salute e sull’ambiente. E’importante riconoscere che altri settori, soprattutto il trasporto e l’agricoltura, contribuiscono anche alla scarsa qualità dell’aria.

Di seguito le 30 industrie, per la maggior parte centrali termoelettriche collocate nell’Europa dell’Est, la cui attività incide in maniera fortemente negativa sia sul bilancio economico sia sul bilancio ambientale.

1 ‘TETs Maritsa Iztok 2’EAD Kovachevo Bulgaria
2 PGE Górnictwoi Energetyka Konwencjonalna S.A., Oddział Elektrownia Bełchatów Rogowiec Poland
3 Sucursala Electrocentrale Turceni Turceni Romania
4 Vattenfall Europe Generation AG Kraftwerk Jänschwalde Peitz Germany
5 Drax Power Limited Selby United Kingdom
6 Sucursala Electrocentrale Rovinari Rovinari Romania
7 PGE Górnictwo i Energetyka Konwencjonalna S.A.,Oddział Elektrownia Turów Bogatynia Poland
8 Elektrownia ‘Kozienice’ S.A. Świerże Górne Poland
9 RWE Power AG Kraftwerk Niederaußem Bergheim Germany
10 Longannet Power Station Kincardine United Kingdom
11 Regia Autonoma Pentru Activitati Nucleare -Sucursala Romag Termo Drobeta Turnu Severin Romania
12 ThyssenKrupp Steel Europe AG Werk Schwelgern Duisburg Germany
13 PPC S.A. SES Megalopolis A’ Megalopoli Greece
14 EDF Rybnik S.A. Rybnik Poland
15 Vattenfall Europe Generation AG Kraftwerk Lippendorf Böhlen Germany
16 Kraftwerk Boxberg Boxberg Germany
17 SC Electrocentrale Deva SA Mintia Romania
18 Slovenské elektrárne a.s. — Elektrárne Nováky, závod Zemianske Kostoľany Slovakia
19 Elektrárny Prunéřov Kadaň Czech Republic
20 RWE Power AG Kraftwerk Neurath Grevenbroich Germany
21 Zespól Elektrowni Pątnów-Adamów-Konin S.A., Elektrownia Pątnów Konin Poland
22 RWE Power AG Eschweiler Germany
23 TETs ‘Bobov dol’ Golemo selo Bulgaria
24 Eesti Energia Narva Elektrijaamad AS Auvere küla, Vaivara vald Estonia
25 Polski Koncern Naftowy ORLEN S.A. Płock Poland
26 PPC S.A. SES Agioy Dhmhtrioy Agios Dimitrios, Ellispontos Greece
27 Teesside Integrated Iron and Steelworks Redcar United Kingdom
28 TPP ‘Brikel’ Galabovo Bulgaria
29 ILVA S.P.A. Stabilimento di Taranto Taranto Italy
30 RWE Power AG Kraftwerk Frimmersdorf Grevenbroich Germany

Come ci ricorda l’EEA, l’inquinamento dell’aria è un problema innanzitutto economico e poi ambientale. Infatti l’esposizione agli agenti inquinanti quali PM10, PM2,5, Diossido d’Azoto, Zolfo, Ozono, Arsenico, Piombo, ecc. causa morti premature, infarto, malattie respiratorie e contaminazioni del cibo che entra nella catena alimentare.ITALY-ECONOMY-REFINERY-FIRE

Fonte:  EEA
Foto | EEA

Germania, per la prima volta le rinnovabili sono la principale fonte di elettricità

Carbone e lignite hanno ancora un ruolo centrale ma nel mix elettrico tedesco la prima fonte sono diventate le energie rinnovabili, arrivate quasi al 26% della produzione elettrica lorda. Calano anche le emissioni381517

Anche la Germania, ovvero la principale economia europea, si avvia decisa verso la transizione energetica. Secondo i dati dell’industria elettrica tedesca, Bdew, le energie rinnovabili sono infatti diventate la prima fonte di generazione elettrica del paese, arrivando a coprire il 25,8% del mix elettrico. La generazione da lignite, carbon fossile altamente inquinante, che rappresenta la seconda fonte, ha registrato invece un calo del 3% e quella da carbone, le terza, quasi del 10%. Va comunque sottolineato che la lignite è ancora al 25,6% e che se la si sommasse al 18% del carbone non si potrebbe neppure azzardare il confronto. Tuttavia è indubbio che le fonti più inquinanti inizino a perdere terreno, come confermato anche dalle emissioni di gas serra che nel 2014, dopo 3 anni di aumento, sono calate di circa il 5%, riportando la Germania ai livelli del 2009. Nel dettaglio le rinnovabili hanno raggiunto la produzione record di 157,4 TWh, il 3,3% in più rispetto ai 152,4 TWh del 2013, con l’eolico che ha prodotto 52,4 TWh (+1,3%), le biomasse 42,8 TWh (+4%), il fotovoltaico 35,2 TWh (+13,5%) e l’idroelettrico 20,8 TWh (-9,5%). A questi dati si aggiungono quelli diffusi a fine 2014 da Agora Energiewende. Il think-tank berlinese stima che le emissioni totali della Germania nel 2014 siano scese del 5% rispetto al 2013, con metà del risparmio imputabile ai cambiamenti avvenuti nel settore elettrico.
L’Energiewende, la svolta tedesca verso le fonti pulite, inizia quindi a raccogliere i primi risultati significativi. L’obiettivo è quello di arrivare a generare fino al 60 per cento di  energia elettrica da fonti rinnovabili entro il 2035. Un cambiamento che va di pari passo con l’abbandono del nucleare che sarà definitivamente superato attraverso la chiusura delle ultime centrali nel 2022.  Comunque altre nazioni, tra le quali Italia e Spagna sono più avanti. Nei primi sei mesi del 2014, in Italia, le fonti rinnovabili (con oltre 59 TWh) hanno coperto il 38,6% della domanda e il 44,7% della produzione totale (includendo circa 6-6,5 TWh da biomasse contabilizzati nel termoelettrico).

 

Fonte: ecodallecitta.it

Brasile: la siccità spinge verso il ritorno al carbone

Nel 2015 molte metropoli brasiliane potrebbero essere costrette al razionamento dell’energia elettrica a causa della crisi idrica dei bacini artificiali.

Il Brasile, la locomotiva dell’economia sudamericana, deve continuare a viaggiare a pieno regime e per farlo deve sostenersi con un adeguato approvvigionamento energetico. La siccità che ha colpito il Paese negli ultimi mesi sta mettendo con le spalle al muro il Governo e, invertendo la tendenza che l’aveva vista prediligere le fonti rinnovabili, Brasilia sembra intenzionata a tornare al carbone e alle risorse fossili per sostenere il suo sviluppo economico. Secondo l’Observatorio do Clima le statistiche sulle emissioni sono preoccupanti: dopo dieci anni di miglioramenti il livello dei gas serra è tornato a crescere con un + 7,8% rispetto al 2012. La situazione è destinata a peggiorare anche perché i nuovi impianti termici a carbone vedranno la luce nel 2017. Sotto le presidenze di Lula e Rousseff il Paese sembrava avere intrapreso la strada delle rinnovabili, sia con gli incentivi all’eolico che con le politiche favorevoli al fotovoltaico.

Dopo la vittoria di Dilma Rousseff alle presidenziali, nell’ultimo mese qualcosa è cambiato: il Governo federale ha permesso ad aziende che producono energia dalle fonti fossili di concorrere insieme ai produttori di impianti fotovoltaici che prima partecipavano a gare d’appalto riservate esclusivamente alle rinnovabili. La sfida sarà, dunque, a tutto campo con i produttori di energie rinnovabili contro quelli da fonti fossili. Gli impianti termici consentiranno al Brasile la risoluzione a breve termine delle problematiche connesse alla recente siccità, la più grave degli ultimi 80 anni, che ha messo in crisi i bacini idrici artificiali che garantivano il rifornimento a grandi metropoli come San Paolo e, grazie alle centrali idroelettriche, fornivano energia al 70% del Paese. In attesa della costruzione delle centrali a fonti fossili, il 2015 sarà un vero rompicapo, con il rischio che molte metropoli siano costrette ai razionamenti. Rimarranno i problemi a medio e lungo termine: il ritorno delle fonti fossili, infatti, non farà altro che acuire i fenomeni di alterazione climatica che oggi fanno scarseggiare l’energia per mandare avanti il Paese.PARAGUAY-BRAZIL-ITAIPU

© Foto Getty Images

Fonte: ecoblog.it