Canapa Mundi: moda, edilizia, alimentare, un evento spiega i mille usi della canapa

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Canapa Mundi è l’evento che a Roma riunisce tutti gli amanti della canapa e mostra gli incredibili usi della pianta, dalla gastronomia, alla medicina, fino alla bioedilizia e alla cosmesi. Ieri si è concluso Canapa Mundi 2018, l’evento romano che dal 16 al 18 febbraio al Palacavicchi ha avuto un unico protagonista: la canapa.

Per l’occasione sono stati allestiti 9.000 mq, per presentare tutte le enormi potenzialità di questo alimento che negli anni ha dimostrato di prestarsi agli usi più svariati, dall’alimentare, al tessile, passando per la medicina, fino alla bioedilizia e alla cosmesi. Senza dimenticare il campo energetico, come raccontiamo qui.

Il successo di Canapa Mundi

Già la scorsa edizione aveva avuto una grande partecipazione di pubblico, tanto che Canapa Mundi ha ottenuto dalla Regione Lazio il riconoscimento di Fiera Internazionale. Proprio per festeggiare questo premio, la Fiera quest’anno ha presentato tantissime novità. Molto apprezzati dai visitatori sono stati gli show-cooking, veri e propri spettacoli dove chef hanno dimostrato come la canapa possa sposarsi perfettamente con l’alta cucina.

Gelato, il vino alla canapa, oltre a specialità siciliane, come arancine e cannoli alla canapa, sono alcuni dei cibi presentati, tutti squisitamente a base di canapa, 100% vegani e gluten free.

Ha riscosso poi molto successo anche un’altra novità introdotta quest’anno: i tour che hanno permesso ai partecipanti di conoscere i negozi e i locali romani che usano la canapa in mille modi diversi.

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Due aree e spazio alla moda

Come per la scorsa edizione, la manifestazione ha visto due aree principali espositive. Quella industriale dove i partecipanti hanno conosciuto le realtà che lavorano e trasformano la canapa. A questa si è affiancata affiancata un’area chiamata “grow-head-seeds”. In sostanza, lo spazio è stato riservato a tutte quelle aziende che promuovono oggi l’alta tecnologia per la coltivazione della canapa. Per attrarre poi sempre più giovani, la manifestazione ha organizzato eventi con al centro musica, racconti, giochi e l’alta moda. L’Istituto Europeo di Design ha infatti mostrato in anteprima i vestiti in canapa che gli sono stati commissionati dal Festival del Cinema di Spello. Mentre l’Istituto Moda di Caserta ha presentato 12 modelli di vestiti moderni realizzati con la canapa. Di grande interesse anche gli workshop, come quelli promossi da Campanapa che hanno insegnato i partecipanti a utilizzare la canapa per bonificare in modo naturale i terreni inquinati da materiali pesanti e tossici, nonché a costruire edifici naturali, antisismici e coibentanti.

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Un evento contro i pregiudizi

Canapa Mundi è nato anche con lo scopo di far conoscere una pianta che fa parte della storia agricola italiana. L’obiettivo principale della manifestazione è stato quello di dimostrare quanto siano infondati i pregiudizi e il proibizionismo di cui sono stati spesso vittima i produttori della pianta. Malgrado questo clima negativo, gli amanti della canapa hanno continuato negli anni a mostrare con i fatti che la pianta sa adattarsi a un infinito numero di usi e può essere un elemento determinate per curare e prevenire tantissime patologie. L’obiettivo degli organizzatori è ambizioso: raggiungere nei prossimi tre anni i numeri delle maggiori fiere del settore, che hanno all’attivo 10, 15 anni di storie e 40mila visitatori, come la fiera in Spagna, che è oggi la più importante d’Europa.

Fonte: ambientebio.it

Nelle terre confiscate alla camorra ora cresce la canapa

Campanapa è una cooperativa che unisce una trentina di aziende campane che stanno creando filiere ecologiche e locali di coltivazione e uso della canapa su terreni confiscati alla camorra. Grazie a protocolli d’intesa con addetti del settore, vuole diffondere l’utilizzo di questo materiale anche in ambiti come il tessile e l’edile.

La rivincita della canapa sta lentamente facendo il suo corso, tanto da trasformarsi in un messaggio di legalità. Grazie a un progetto di Campanapa, cooperativa di trenta soci che riunisce alcune aziende agricole del casertano e del beneventano insieme ad alcuni operatori nel settore sociale che si occupano del recupero dei beni confiscati alla camorra allo scopo di ampliare la produzione della canapa sul territorio, nei campi confiscati alla camorra oggi la pianta cresce e diventa testimone di un percorso di ritorno alla legalità.campanapa

Esempio della fruttuosa collaborazione di Campanapa con le realtà del territorio è quello relativo al progetto “La Terra dei Cuori”. A Casal di Principe e a Santa Maria La Fossa sono stati sequestrati alla camorra alcuni campi che sono stati affidati alla Cooperativa femminile “Nuova Terra Verde” e all’associazione “Nero e non solo”: tutto questo dopo un crowdfunding organizzato da alcuni ragazzi campani residenti a Londra, dove hanno parlato dei problemi legati alla terra dei fuochi e devolvendo poi l’intero ricavo di questa campagna per lo sviluppo di una piantagione di canapa su un terreno confiscato. La canapa, oltre a creare reddito in una regione votata alla sua coltivazione per tradizione, può essere utile per bonificare i terreni inquinati grazie alle sue proprietà fitodepurative. Campanapa ne ha parlato a marzo 2017 al Parlamento Europeo nel corso della conferenza “The Multiple Uses Of Hemp”. Su un potenziale di mille ettari di campi sequestrati alla camorra, la cooperativa sta intanto coltivando su una superficie iniziale e sperimentale di cinquanta ettari. Inoltre Campanapa ha chiuso un protocollo di intesa l’Associazione nazionale costruttori edili insieme alle università di Benevento e Napoli per sviluppare dei prodotti per il settore, così come sono in fase di sviluppo dei prodotti legali al tessile. Il percorso da fare è ancora lungo e per cercare di procedere a tappe spedite Campanapa è seguita da Confcooperative e lavora con la l’Associazione Provinciale Imprese Sannite. Scopo importante di Campanapa è anche quello di convertire la filiera campana del tabacco in una filiera della canapa, aumentando quanto possibile la sostenibilità economica dell’azienda agricola impegnata nella coltivazione della pianta. Gli associati controllano così tutta la filiera produttiva e sono interlocutori di know-how per coloro che vogliono affacciarsi da neofiti alla produzione della canapa in Campania, con l’obiettivo di creare una filiera completa in vari settori di applicazione della canapa come l’alimentare, il nutraceutico, il tessile, l’edile e l’industriale.

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2017/09/terre-confiscate-camorra-cresce-la-canapa/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

 

Come costruire una casa passiva

Una casa passiva è un edificio costruito o trasformato in modo tale da non necessitare né del riscaldamento d’inverno né dell’aria condizionata in estate, con notevoli benefici per la nostra salute e per l’ambiente. Con un’accurata pianificazione e un’attenta scelta dei materiali è possibile ottenere un edificio di questo tipo con costi ragionevoli

La coibentazione, l’isolamento termoacustico per ottenere un casa passiva

Il concetto non è nuovo, è ormai dalla fine degli anni ottanta che i criteri per ottenere edifici passivi sono ben definiti, questi consentono di costruire case che siano ottimizzate al punto da non richiedere quasi di essere riscaldate, anche nei freddi inverni del nord Europa, o raffreddate nelle calde estati mediterranee. I metodi e materiali per coibentare un edificio sono molti, anche se intervenire su un edificio esistente limita di molto le opzioni e incrementa i costi, costringendo a compromessi e richiedendo di costruire un ‘cappotto’ sull’esistente. Nel caso di un edificio di nuova costruzione, che è quello che stiamo considerando, il tipo di coibentazione è parte integrale della progettazione e la sua corretta pianificazione è essenziale per il successo del progetto. Molte delle opzioni disponibili sono equivalenti in quanto a qualità e risultati, ma il tipo di casa, il clima locale e l’esposizione suggeriscono di volta in volta quale sistema e materiale siano più adatti. Oltre a metodo e materiali, il sistema di circolazione dell’aria deve essere studiato con estrema cura. Utilizzando coibentazioni efficienti si corre il rischio di avere case completamente sigillate nelle quali il ricambio d’aria è insufficiente, oppure, come con i muri in paglia, ci si può ritrovare con una casa che è piacevolmente calda d’inverno senza necessitare riscaldamento, ma diventa insopportabilmente calda d’estate.

Esempi di materiali naturali per l’isolamento termo-acustico di case ecologiche. Immagini da web, copyright con gli autori delle singole immagini

La pianificazione e la scelta dei materiali

La progettazione iniziale fatta da un professionista è essenziale, è facile immaginare i costi e le problematiche del dover correggere errori che coinvolgono tutta la trama dell’edificio e che si rivelano solo a lavori terminati quando si va a vivere nella casa.

L’obiettivo è di avere un ambiente che sia caldo d’inverno senza necessitare riscaldamento, fresco d’estate senza necessitare condizionamento d’aria, sano nell’aver muri traspiranti e un sistema di circolazione dell’aria che consenta sia il ricambio con l’esterno che una distribuzione uniforme della temperatura in tutto l’edificio. La cosa è possibile e con un’accurata pianificazione e scelta di materiali si possono contenere i costi entro limiti ragionevoli. Si deve comunque ricordare che l’investimento per la coibentazione di una casa passiva ed ecologica è necessariamente più alto di quello di una costruzione convenzionale, ma il risparmio in costi di riscaldamento e climatizzazione, il guadagno in salute e la riduzione di impatto ambientale compensano ampiamente questi costi.

I metodi più diffusi per isolare termicamente ed acusticamente pareti e tetti di una casa passiva ecologica includono: la paglia, la lana, la canapa, la fibra di legno, la carta riciclata, il sughero; chiaramente infissi e vetri sono un discorso collegato ma a parte. Questi materiali vengono forniti in una varietà di formati: a pannelli rigidi, tappeti, materassi, blocchi, sfusi, ciascuno adatto a diverse applicazioni all’interno dell’edificio. Nello scegliere i materiali si deve fare attenzione ai componenti e i metodi di produzione. Ci sono materiali compositi (come i pannelli di fibra di legno) che a volte vengono prodotti usando collanti che non sono ecologici e sani, oppure altri che lo sono ma richiedono lavorazioni nocive per l’ambiente. I criteri che devono informare le decisioni su tecniche e materiali sono tanti, ma la scelta è ormai ampia e le informazioni accessibili, quindi basta un po’ di pazienza per fare delle scelte appropriate, con l’assistenza di personale esperto.casa-passiva3

Nella costruzione di una casa di legno e paglia la scelta quasi ovvia è di isolare anche il tetto con la paglia. La controindicazione può essere che, come per i muri, lo spessore del tetto è notevole, quindi aumenta il volume totale dell’edificio (o ne riduce il volume interno), l’altro problema possibile è il surriscaldamento della casa, per evitare il quale occorre massima attenzione nel progettarne la ventilazione.

La lana è un materiale piacevole e semplice da utilizzare, imbottire un tetto o delle intercapedini con materassini di lana è un lavoro rapido, pulito e semplice che produce risultati di efficienza termica ed acustica eccellenti. La lana è disponibile in materassini, tappeti e sfusa per applicazioni diverse, è sana, è un prodotto tipico italiano che era paradossalmente divenuto un rifiuto speciale, quindi una buona scelta sotto molti punti di vista.

La canapa è disponibile in una gran varietà di formati che includono tappetini ideali per sottopavimenti, materassini adatti a intercapedini e tetti, pannelli rigidi da utilizzare al posto di quelli di cartongesso, fibra sfusa di varie densità da essere iniettata in spazi poco accessibili o mescolata con la calce per lavori di riempimento e superficie. Tra i vari materiali la canapa è tra i più sani, flessibili, durevoli, facili da usare e la cui produzione, un tempo diffusissima in Italia, potrebbe avere una ricaduta positiva sull’ambiente e la creazione di nuovi lavori. Esiste una gran varietà di pannelli e blocchi da costruzione e coibentazione in fibra di legno. Questi generalmente utilizzano scarti di lavorazione e vengono compattati a pressione. Nella scelta di questi materiali è necessario accertarsi del tipo di legno che è stato usato e che non vi siano collanti o altri componenti chimici potenzialmente dannosi alla salute o l’ambiente. La gamma di formati disponibili rende la fibra di legno adatta a molte applicazioni e rapida da mettere in opera.casa-passiva2

La carta riciclata, sia sfusa che in pannelli, è un’alternativa interessante che in certe situazioni si può rivelare adatta e più economica di altri sistemi.

Il sughero è un ottimo materiale naturale, ma è costoso e ci sono obiezioni per quanto riguarda la sua raccolta.

Per quanto riguarda le specifiche tecniche, i vari coefficienti di assorbimento termico e acustico, i comportamenti riguardo umidità e traspirazione, troverete indicazioni in alcuni dei siti indicati qui di seguito. Includiamo alcuni links per ciascuno dei materiali citati che vi possono aiutare in una prima esplorazione. Come sempre questi sono solo un punto di partenza per aiutarvi nei primi passi in un mondo tutto da scoprire.

Lana di pecora
http://www.edilana.com/prodotti.asp
http://www.maiano.it/edilizia/naturtherm-wo-isolante-termoacustico-in-lana-di-pecora.html
http://www.isolantelanadipecora.it/pannelli-isolanti-in-lana-di-pecora.html
http://www.edilportale.com/prodotti/nordtex/rotoli-in-lana-di-pecora/klimalan-plus_71650.html
http://www.infobuildenergia.it/notizie/isolamento-termico-e-acustico-in-lana-di-pecora-5077.html
http://www.centrodellisolante.com/lanadipecora.htm
http://online.artimestieri.com/it/6-pannelli-morbidi-in-lana-di-pecora

Canapa
http://www.maiano.it/edilizia/naturtherm-ca-isolante-termoacustico-in-fibra-di-canapa.html
http://www.equilibrium-bioedilizia.it/it/prodotto/canabium-truciolato-di-canapa
http://www.masacoustics.it/shop/pannelli-fonoassorbenti-2/fonoassorbenti-non-rifiniti/panelli-fonoisolanti-in-fibra-di-canapa-isolkenaf/
http://www.vicariuscanapa.it/it/prodotti/vicarius-canna-flex-7/
http://www.centrodellisolante.com/canapa.htm
http://www.archiexpo.it/fabbricante-architettura-design/isolante-canapa-4897.html

Fibra di legno
http://naturalia-bau.it/it/prodotti/coibentazione-parete/
http://naturalia-bau.it/it/prodotti/coibentazione-tetto/pavatherm/
http://www.homatherm.com/it/materiali-isolanti/pannelli-isolanti-pressurizzati/
https://www.celenit.com/it/celenit-fl-150.php
http://www.3therm.it/Prodotti/3therm-INSULATION/Isolanti-termici-in-fibra-di-legno/MULTITHERM-110.aspx
http://www.fibradilegno.com/
http://www.nordtex.it/f.asp?id_famiglia=7

Carta riciclata
http://www.infobuild.it/approfondimenti/isolante-in-carta-riciclata/
http://isofloc.ch/it/i-nostri-prodotti-isolanti/
http://www.geatec.it/isolamento-termico
http://www.kenaf-fiber.com/it/isolcell.html

Sughero
https://www.tecnosugheri.it/cappotto/
http://online.artimestieri.com/it/pannelli-sughero-termico-naturale/21-sughero-pannelli-da-1-a-10cm-di-spessore-isolamento-termico-acustico-per-tetti-cappotti-e-pavimenti.html
https://www.architetturaecosostenibile.it/materiali/isolanti/sughero-isolante-termico-vantaggi-materiale-naturale-008/
http://www.lis.it/
https://www.coverd.it/cappotto-con-pannelli-di-sughero-bioverd/
http://biosughero.it/30-sughero-isolante

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2017/05/ripensare-abitare-3-come-costruire-una-casa-passiva/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

 

 

L’olio di canapa nell’alimentazione

Ricavato dalla spremitura a freddo dei semi della pianta di canapa, ha un alto valore nutrizionale e rappresenta un alimento basilare per il nostro organismo. È stato dimostrato che la somministrazione dell’olio di semi di canapa abbassa i livelli ematici di colesterolo e trigliceridi, diminuisce il grado di aggregazione piastrinica ed è protettivo dopo un danno al miocardio.

Si ringrazia la rivista Dolce Vita Online – Alternative Lifestyle Magazinecanapa_01

L’olio di semi di canapa è un alimento che si ricava dalla spremitura a freddo dei semi della pianta di canapa. Il seme di canapa è l’alimento vegetale con il più alto valore nutrizionale. Ha un contenuto di proteine pari al 20-25%: l’elevato contenuto di edestina, insieme con l’altra proteina globulare, l’albumina, fa in modo che tali proteine contengano tutti e nove gli amminoacidi essenziali in una combinazione proteica unica in tutto il mondo vegetale, fornendo così al nostro corpo la base sui cui creare altre proteine come le immunoglobuline. Queste sono gli anticorpi che respingono le infezioni prima ancora che arrivino i primi sintomi percepibili. Di grande rilievo anche il tenore dei carboidrati che gli conferiscono un valore energetico elevato (516 Kcal per 100 gr). Il seme di canapa presenta una frazione grassa (34-35%) di ottima qualità e di composizione equilibrata, costituita per il 70-75% da una miscela di acidi grassi polinsaturi come l’acido linoleico omega 6 e l’acido linoleico omega 3 ed il gammalinoleico (insostituibile nel processo di sintesi delle prostaglandine, sostanze che regolano l’attività di numerose ghiandole, dei muscoli e dei recettori nervosi). L’acido linoleico omega-6 e l’acido alfalinoleico omega-3 sono acidi grassi essenziali (Essential Fatty Acid – EFA): il nostro corpo non riesce a sintetizzarli da altre molecole. Questi acidi devono essere necessariamente presenti nella nostra dieta in quantità sufficiente per non sviluppare sintomi di carenza o, addirittura, malattie. In generale gli omega-6 e gli omega-3 dovrebbero essere assunti in una proporzione ideale di 3:1 fino a 5:1.canapa_02

L’alto valore nutritivo dell’olio di canapa risiede nel fatto che ci fornisce entrambi gli EFA in una proporzione benefica per l’uomo. Oggi sappiamo che gli acidi grassi essenziali agiscono attraverso vari meccanismi, svolgendo ruoli essenziali nel traffico metabolico, come metaboliti e messaggeri, sia agendo direttamente sui recettori nucleari per attivare e reprimere diverse vie metaboliche necessarie per la corretta risposta difensiva della cellula, sia permettendo all’organismo di formare le molecole eicosanoidi, che sono coinvolte nelle funzioni riproduttive, nella febbre, nelle infiammazioni e nel dolore associato a traumi o malattie, nella formazione dei coaguli di sangue, nella regolazione della pressione sanguigna, nella secrezione dell’acido gastrico e in molti altri processi importanti per la salute dell’uomo.
Lo spettro degli acidi grassi dell’olio di canapa è alla base dei suoi benefici nutritivi. Se paragonato ad altri oli commestibili non raffinati, l’olio di canapa ha alte percentuali di acidi grassi essenziali (in genere il 75%) per lo più in forma di acido linoleico omega-6. Una grande proporzione (dal 15 al 25%) è di acido alfa linoleico omega-3. Il 10-15% è composto di acido oleico monoinsaturo e il totale degli acidi grassi saturi è il 9-11% di tutti gli acidi grassi dell’olio di canapa. Inoltre contiene basse percentuali di molti acidi grassi polinsaturi che hanno un ruolo importante nel metabolismo umano, come l’acido gamma linoleico (GLA, omega-6) e l’acido stearidonico (omega-3). Il contenuto di questi grassi “minori” varia considerevolmente in dipendenza delle varietà e delle condizioni di crescita.

La maggior parte degli oli vegetali non contiene il rapporto ottimale di Omega-6/Omega-3 (3 a 1) e tende a promuovere l’accumulo di prodotti intermedi che ostacolano il metabolismo degli acidi grassi. L’olio di semi di canapa, al contrario, è correttamente equilibrato e non promuove l’accumulo di prodotti metabolici. Considerevole anche la dotazione di vitamine A, E (antiossidanti naturali), PP, C, e del gruppo B (esclusa la B12). Ricordiamo inoltre i fitosteroli e alcuni componenti della famiglia dei cannabinoidi come THC e CBD. Quest’ultimo non ha effetti psicoattivi ma agisce sul sistema delle anandamidi prodotte dal nostro organismo (cannabinoidi endogeni) che modulano le risposte dell’organismo nel sistema immunitario e agevolano le funzionalità cognitive e mentali attraverso l’attivazione di recettori specifici. Il livello di THC è molto basso, meno di una parte per milione e per avere effetti “tossici” da parte di questa sostanza bisognerebbe assumere dai 6 ai 9 litri di olio al giorno. L’olio di canapa rappresenta un alimento basilare, cioè un alimento che per sua natura può ottimizzare la risposta del sistema immunitario come prevenzione, ma anche nel trattamento delle malattie alla cui origine c’è la reazione infiammatoria. È stato dimostrato che la somministrazione dell’olio di semi di canapa abbassa i livelli ematici di colesterolo e trigliceridi, diminuisce il grado di aggregazione piastrinica ed è protettivo dopo un danno al miocardio. La maggior parte delle malattie cardiovascolari è causata dalla formazione di placche nelle arterie, cioè di depositi di grasso sulle pareti interne dei vasi sanguigni, che, con il passare del tempo, si induriscono e impediscono al sangue di circolare (arteriosclerosi). Questo processo potrebbe portare ad un completo blocco della circolazione, causando un colpo apoplettico o un attacco di cuore.canapa_03

È stato provato che l’assunzione quotidiana di acido linoleico e GLA (omega-6), equivalente a quattro/cinque cucchiaini di olio di canapa al giorno, fa diminuire rapidamente gli eccessivi livelli nel sangue di colesterolo LDL e di colesterolo totale, riducendo così il rischio di trombosi. Altri studi hanno dimostrato che gli acidi grassi omega-3 riducono significativamente il rischio di morte tra i sopravvissuti ad attacchi cardiaci. In questo modo l’olio di canapa può aiutare a ridurre il rischio di arteriosclerosi e di altre malattie cardiovascolari. Infine l’olio di canapa contiene anche piccole quantità di molte altre sostanze benefiche. I fitosteroli che ostacolano l’assorbimento del colesterolo, i fosfolipidi, conosciuti come lecitina, che sono essenziali per l’integrità delle membrane cellulari, aiutano a scindere i grassi ingeriti e migliorano il loro utilizzo da parte del fegato. I caroteni, che sono predecessori della vitamina A, necessari per la crescita e per la vista. E molti minerali tra i quali calcio, magnesio e potassio. L’olio di canapa può essere considerato un “vaccino” nutrizionale, nel senso che ha tutti gli effetti di un alimento protettivo, introdotto quotidianamente nella propria dieta. L’individuo sano deve assumere un cucchiaino da tè di olio di canapa al giorno, tutto l’anno, con l’eccezione dei mesi più caldi, nell’individuo malato la dose minima è di un cucchiaio da tavola al giorno tutto l’anno e si può salire fino a 3 cucchiai al giorno come terapia d’attacco.

Dott. Antonella Chiechi

Specialista in endocrinologia e malattie del ricambio

Fonte: ilcambiamento.it

Quando in Italia si coltivava la canapa

L’Italia è stata per secoli, fino alle prime decadi del ‘900, il secondo produttore mondiale di canapa dopo l’Unione Sovietica. Nelle dieci fotografie che seguono è possibile apprezzare quelle che erano le fasi ed i processi di lavorazione tradizionale della canapa tessile. Si ringrazia la rivista Dolce Vita Online – Alternative Lifestyle Magazine. Oggi sembra strano pensarlo, ma l’Italia è stata per secoli, fino alle prime decadi del ‘900, il secondo produttore mondiale di canapa dopo l’Unione Sovietica. In tutta la penisola, ancora nel 1910, si coltivavano a canapa oltre 80mila ettari di terreni, oltre la metà dei quali in Emilia-Romagna. Oltre a Ferrara il maggior centro di produzione e lavorazione della canapa era Carmagnola(nel torinese), località che diede il nome anche ad una varietà particolarmente pregiata di canapa tessile (la carmagnola appunto) che era ritenuta la migliore per qualità e resistenza delle sue fibre. Carmagnola fu non solo un rigoglioso centro di coltivazione, ma l’attività era fervente anche per quanto riguardava le fasi di lavorazione e commercio, che spingevano la sua pregiata canapa verso la Liguria ed il sud della Francia, in particolare Marsiglia. Nelle dieci fotografie che seguono, la cui pubblicazione ci è stata gentilmente concessa dalla Biblioteca Storica Nazionale dell’Agricoltura, è possibile apprezzare quelle che erano le fasi ed i processi di lavorazione tradizionale della canapa tessile. Attività che tra agosto e novembre coinvolgevano migliaia di contadini, donne e uomini che con grande fatica selezionavano e maceravano la canapa fino ad estrarne la fibra che sarebbe andata a costituire la materia prima con la quale per secoli si sono costruite corde, carta, vele per le navi, tovaglie e tanto altro.01

  1. Il trasporto dei fasci di canapa. La raccolta degli steli, alti fino a 4-5 metri, veniva fatta ai primi di agosto. Gli steli, una volta essiccati, venivano battuti per terra, in modo da far cadere le foglie, e successivamente raccolti in fasci conici del diametro di due metri, successivamente il contadino tagliava gli steli col falcetto recidendoli alla base, e li riordinava sul campo incrociati a “X”, quindi venivano trasportati verso il macero.02
  1. Scarico della canapa. I fasci incrociati, detti “mannelli”, vengono scaricati ed avviati al macero.03
  1. Collocazione al macero. I mannelli venivano immersi nell’acqua stagnante in due o piú strati per circa otto giorni. Questa operazione permetteva lo scioglimento delle sostanze collanti che tengono uniti fibra tessile e stelo.04
  1. Macerazione.Per macerare, la canapa doveva restare continuamente immersa nell’acqua. Per evitare il galleggiamento, uno dei sistemi era l’appesantimento dei fasci con pietre.05
  1. Stigliatura o scavezzatura. Dopo la macerazione e l’asciugatura i fasci di canapa vengono avviati alla scavezzatrice, macchina che frantumava gli steli per facilitarne la separazione.06

6.Strigliatura o scavezzatura. Questo passaggio, una tempo effettuato a mano e da fine ‘800 attraverso un apposito macchinario, consentiva di frantumare gli steli al fine di ricavarne la fibra.07

  1. Gramolatura. Procedura che consentiva di spezzare gli steli della canapa mediante l’uso di uno specifico utensile: la gramola, uno strumento a leva di legno, lungo e ingombrante che, a causa della sua pesantezza, era piuttosto faticoso da manovrare. Per questa fase della lavorazione si ricorreva spesso ad una manodopera specializzata, i cosiddetti “garzuler”.08
  1. La filaccia. Al termine del processo di gramolatura si aveva la filaccia, cioè la fibra di canapa pronta per la lavorazione. Questa veniva ulteriormente pulita e battuta per toglierne le residue impurità.09
  1. Dettaglio. Ogni passaggio della lavorazione della canapa coinvolgeva anche la manodopera femminile. Alle donne era riservato il lavoro di meticolosa pulizia della fibra, anche se ciò non le esentava di certo dagli altri processi ben più faticosi della lavorazione.010
  1. Accatastamento della filaccia. La fibra di canapa ottenuta, una volta completato il processo di pulitura, veniva accatastata pronta per essere inviata alla lavorazione o esportata ancora grezza.

Fonte: ilcambiamento.it

Oscar Green 2014, ecco i 7 vincitori del premio di Coldiretti

Coldiretti ha assegnato 7 Oscar Green a altrettanti giovani agricoltori che hanno sviluppato soluzioni intelligenti che puntano alla sostenibilità ambientale. Oscar Green 2014 quest’anno ha premiato 7 soluzioni intelligenti e rispettose dell’ambiente. Il consueto appuntamento di Coldiretti dunque è stata anche l’occasione per evidenziare, attraverso il Premio Oscar Green, come i giovani agricoltori italiani siano assolutamente al passo con i tempi rispetto all’innovazione e alle soluzioni smart. Ecco dunque premiate idee come le api sentinelle o le chips di pane, o ancora l’afrodisiaco dei Maya che si propongono già come prodotti innovatovi anti crisi.  Ma ecco nel dettaglio i vincitori degli Oscar Green 2014.coldiretti-oscar-green-620x350

Coltivare microalghe

Questo progetto si è aggiudicato l’Oscar Green 2014 nella categoria Ideando. Arriva dal Veneto e l’ideatore è Matteo Castioni che ha progettato la coltivazione di microalghe Spiruline e Haematococcus usate per la cosmetica, o come integratori e ricostituenti nelle diete ipocaloriche perché particolarmente ricche di proteine sali minerali e antiossidanti naturali. Le microalghe sono usate però anche in agricoltura grazie alla ottima resa come fertilizzanti naturali: con soli 5 grammi di microalghe si fertilizza un ettaro di terreno. Matteo ora progetterà impianti per la produzione casalinga di microalghe.

Le chips di pane ai mille sapori

Per la Categoria Esportare il territorio, ha conquistato l’Oscar Green 2014 l’idea di Domenico D’Ambrosio che ha proposto sottili sfoglie di pane, le chips appunto, aromatizzate ai mille sapori mediterranei: dall’olio d’oliva extravergine al formaggio. Queste panatine di grano, una sottilissima sfoglia di semola di grano duro, sono altamente digeribili. Queste chips saranno presto esportate negli Stati Uniti.

La canapa, stupefacente in cucina

Psquale Polosa si aggiudica l’Oscar Green 2014 nella categoria Stile e cultura d’impresa. Ebbene dai suoi 10 ettari di terreno coltivato a canapa da cui ricava olio, farina destinati all’alimentazione umana e ricchi di proprietà nutritive ma anche fibra che viene impiegata per produrre tessuti materiale per la bioedilizia.

Api sentinelle nella Terra dei fuochi

Sono le api, le sentinelle naturali, scelte da Salvatore Sorbo, giovane apicoltore campano a monitorare l’inquinamento nella Terra dei Fuochi. Infatti, le sue arnie partecipano al progetto Cara Terra, che prevede il biomonitoraggio dell’ambiente messo a punto dalle Università di Napoli e del Molise. Infatti ogni ape è in gradi controllare circa 7 chilometri quadrati di territorio e volando di fiore in fiore non catturano solo polline, ma anche PM10. Così sono poi analizzate dagli esperti che raccolgono così preziose informazioni sullo stato dell’inquinamento ambientale. Spiega Salvatore Sorbo:

Il loro lavoro è l’indagine più attendibile che possa esistere. Più di quanto gli strumenti classici di rilevamento possano raccontare.

Le api di salvatore sono sanissime e non hanno subito danni dall’inquinamento e i suoi prodotti sono tra i più apprezzato in Italia.

Fragole volanti con carta d’identità

E’Guglielmo Stagno D’alcontres a aggiudicarsi il premio Oscar Green 2014 per la categoria Campagna Amica grazie alla coltivazione di fragole in serre alimentate da pannelli fotovoltaici. Le piantine di fragola, poi sono coltivate grazie a orti sospesi e ogni pianta è certificata grazie anche a un QR code che ne ricostruisce la filiera produttiva.

Il pecorino che piace al cuore

Per la Categoria in filiera si aggiudica l’Oscar Green 2014, il pecorino anticolesterolo. L’idea è di Carlo Santarelli che nel suo caseificio e con la collaborazione delle Università di Pisa e Cagliari hanno realizzato la semplice rivoluzione che rende il pecorino un alimento anticolesterolo: è stata cambiata l’alimentazione delle pecore rendendola più sana. Le pecore brucano il lino e l’alimentazione è integrata con olio di soia: tutto qui. I risultati sono sorprendenti poiché le pecore sono più sane e il formaggio ha qualità migliori. Il consorzio ricerca allevatori che si convertano a questa nuova filosofia di produzione del formaggio. MENZIONE SPECIALE” PAESE AMICO”

La libertà dell’orto anche in carcere

Veniamo, infine alla menzione speciale che è stata assegnata al carcere di Capanne a Perugia. Qui c’è un orto di dodici ettari, il frutteto, l’oliveto, quattro serre e l’allevamento di polli con il macello aziendale. Qui alcuni ospiti scontata la pena hanno chiesto di rimanere a lavorare e per questo a Perugia questa struttura è motivo di orgoglio. Come ricordano gli organizzatori di questo progetto:

Se carcere vuol dire rieducazione, metti un orto nella cella e l’obiettivo è a portata di mano.oscargreen-620x350

Foto | Manuel Lombardi Le Campestre @ facbook

Fonte: ecoblog.it

È canadese il primo aereo di canapa: pronto a volare nel 2015

Derek Kesek sta realizzando il suo sogno. La gente rideva quando lui, ex proprietario di un ristorante biologico, annunciava che avrebbe volato con la canapa. Ora non si ride più, si impara.aereo_canapa

Una società canadese chiamata Hempearth, con sede a Waterloo (Ontario), ha firmato un contratto con un produttore di aerei della Florida per costruire un aeroplano fatto pressochè interamente di canapa, almeno per il 75%. Sarà il primo al mondo, annuncia il quotidiano The Star e sarà pronto per il suo primo volo già nel 2015. La canapa fungerà anche da carburante. La canapa appartiene alla famiglia della cannabinacee ed è una pianta dagli steli molto robusti. Viene usata per fare T-shirt, saponi, corde, olio e per uso alimentare; se ne sta riscoprendo l’utilizzo nella bioedilizia e ora servirà anche per gli aeroplani. Kesek è entusiasta ed è convinto che il suo aeroplano rappresenterà una rivoluzione, «come Steve Jobs con i cellulari» ha detto. «La canapa è una coltura sostenibile, non necessita di pesticidi o erbicidi per crescere, quindi l’apparecchio avrà un’impronta ambientale estremamente più contenuta rispetto ad un aereo standard» aggiunge Kesek. «Tutti mi dicevano che era impossibile, che non ce l’avrei mai fatta e io rispondevo: state a vedere. Ora tutti quelli che mi scoraggiavano vengono a vedere cosa sto facendo». Il Canada ha legalizzato le coltivazioni di canapa industriale già alla fine degli anni ’90 del secolo scorso, ma in alcuni stati americani è ancora illegale, quindi tanti si riforniscono in Canada. La canapa viene spesso associata alla “cugina” marijuana e Kesek fin da subito ha voluto chiarire che non ha nulla a che fare con quell’ambito. «La mia società non si occupa affatto di marijuana, si occupa di canapa industriale». La realizzazione materiale dell’apparecchio verrà eseguita dalla Velocity Inc. americana, partendo da un progetto di mezzo milione di dollari. Sui prototipi è stato anche fatto un esperimento: alcuni addetti hanno provato a danneggiare un aereo in materiale convenzionale e uno in canapa e hanno visto che quello di canapa è ugualmente resistente, se non di più. La Velocity Inc. sta aspettando da Kesek la conferma che il progetto ha sufficienti finanziamenti per partire. L’ideatore conta di raccogliere il 30% di quanto necessario da finanziatori privati per poi avviare una raccolta fondi su internet con la forma del crowdfunding. Nel video che segue Kesek mostra come, oltre agli aerei, tante altre cose possano essere realizzate in canapa (oltre 25mila prodotti) comprese le chitarre.

Fonte: ilcambiamento.it

Canapa Italiana - Ieri, Oggi e Domani
Muzi Santina

Voto medio su 1 recensioni: Buono

€ 18

EQUILIBRIUM: Come Nasce la Neoedilizia Grazie alla Canapa

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Equilibrium è un interessante realtà nata con l’obiettivo ambizioso di ripristinare la filiera della canapa in Italia. I due settori in cui Equilibrium opera sono bioedilizia e nutraceutica. Mentre il primo ovviamente guarda i materiali da costruzione naturali e a tecnologie sostenibili, il secondo impiega il seme di canapa e i suoi i derivati come alimento dalle elevate proprietà.

Sono ormai due anni che raccontiamo di Equilibrium e le sue iniziative attraverso il nostro network, in questa intervista vogliamo concentrarci sul suo utilizzo della canapa in special modo nell’ambito della bioedilizia.equilibrium-neoedilizia-canapa-equilibrium-canapa-bioedilizia-03

Equilibrium nasce con un prodotto specifico per il settore edile: il Natural Beton® di canapulo e calce con cui realizzate anche il Biomattone®, per poi ampliare la proposta a nuovi (e vecchi) ambiti di applicazione della canapa come la nutraceutica. Raccontaci come nasce questa realtà che rientra nell’ambito delle start-up innovative.

Daniele Lombardo: Equilibrium è una start-up italiana ‘for-benefit’ e ‘a prova di futuro’ , che ha come obbiettivo la rigenerazione del sistema attraverso la coltivazione e lo sfruttamento della pianta di canapa. Il concetto di azienda ‘for benefit’ vuole essere una sintesi tra i due modelli in opposizione di for-profit e no-profit, dove l’accento è posto solamente sulla vocazione o meno al profitto di un’organizzazione. Un’azienda for-benefit ha il triplice obiettivo di massimizzare il ritorno sull’investimento dal punto di vista economico, ambientale e sociale, rigenerando natura, società ed economia, invece che sottrarne valore. Nel 2011, dopo anni alla ricerca di un prodotto che, oltre a soddisfare esigenze reali, fosse sostenibile dal punto di vista ambientale, economico e sociale, Equilibrium lancia sul mercato Natural Beton®: un biocomposito isolante di canapulo e calce, innovazione e rivoluzione tecnologica del settore edile. Il mercato edilizio italiano non è certo aperto alle innovazioni, soprattutto se i prodotti derivano da una “pianta”. Per questo è stato necessario un lungo periodo di informazione e formazione nei confronti dei clienti privati, delle imprese e dei progettisti, affinchè si diffondesse una differente cultura del costruire, prima ancora di un prodotto specifico. Oggi, a distanza di tre anni e mezzo dalla fondazione, i risultati confermano che la strada intrapresa è quella giusta, dal unto di vista della sostenibilità ambientale, dal punto di vista economico (per il settore e per il cliente finale), e soprattutto per il benessere abitativo che le nostre soluzioni offrono: il passaparola è la pubblicità migliore per la nostra “Neoedilizia a base di Natural Beton”. Ottimo per la nuova costruzione e la ristrutturazione, oltre all’altissimo grado di isolamento termico, Natural Beton possiede la sensazionale capacità di regolare l’umidità all’interno dell’edificio, rendendo gli ambienti confortevoli e salubri, prevenendo i problemi legati alla sindrome da edificio malato e abbattendo i consumi energetici. La facilità di posa, inoltre, rende le applicazioni di Natural Beton competitive rispettoall’edilizia tradizionale e sostenibili anche dal punto di vista del prezzo. La “carbon footprint” inferiore allo zero e la riciclabilità lo rendono, infine, un prodotto assolutamente ecosostenibile. Sostenibilità ambientale, economica e sociale per un prodotto assolutamente funzionale alle esigenze attuali: missione compiuta!equilibrium-neoedilizia-canapa-equilibrium-canapa-bioedilizia-06

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Qual è la vostra visione attuale del mercato dei materiali da costruzione?

Daniele LombardoIn edilizia, settore trainante e di forte incidenza per l’intera economia, il risparmio energetico e la salubrità degli ambienti sono fattori chiave per la qualità del vivere e condizioni necessarie affinché un immobile mantenga il proprio valore nel tempo. Oggi ci troviamo alla fine di un ventennio in cui ci si è concentrati in modo miope sul “risparmio energetico”. Con il termine miope intendiamo dire che, come spesso succede, si è considerato solo un aspetto della situazione e lo si è fatto in modo poco lungimirante: ci si è concentrati sull’abbattimento dei costi relativi all’utilizzo del riscaldamento nel periodo invernale, senza tenere conto di altre variabili importanti quali l’inquinamento generato dalla produzione dei materiali utilizzati e dal loro trasporto, l’isolamento nel periodo estivo, la scarsa durevolezza di prodotti soggetti a marcescenza, nonché la bassissima qualità del vivere in edifici isolati con prodotti non traspiranti, causa di ciò che l’Organizzazione Mondiale della Sanità chiama “Sindrome da edificio malato”. Poter proporre prodotti naturali, a bassissimo impatto ambientale e che, oltre a salvaguardare l’ambiente, donassero confort agli abitanti a costi sostenibili è stata la nostra mission, pienamente raggiunta con Natural Beton: biocomposito che abbatte la necessità di riscaldamento e raffrescamento (abbattendo costi e inquinamento), dona confort e ambienti salubri, grazie alla sua traspirabilità, e che non solo non inquina, ma che addirittura “sottrae” CO2 dall’atmosfera: se si confronta la quantità di CO2 sottratta dall’ambiente dalla pianta di canapa nel corso della sua vita e quella immessa per la produzione di Natural Beton, si ottiene che ogni metro cubo di prodotto sottrae dall’ambiente 60 kg di CO2!equilibrium-neoedilizia-canapa-equilibrium-canapa-bioedilizia-07

Quanto “c’è” ora di bioedilizia in Italia?

Daniele LombardoPurtroppo da poco si è iniziato a considerare la qualità dei materiali utilizzati, da cosa e da dove derivino e, soprattutto, gli effetti sulla qualità del vivere nel presente e nel futuro. Ancora oggi siamo soggetti a messaggi promozionali in cui i termini “bio” o “eco” vengono utilizzati a sproposito per prodotti derivanti dall’estrazione del petrolio o la cui produzione è altamente inquinante, per il semplice fatto che limitano l’utilizzo dell’impianto di riscaldamento, senza considerarne l’impatto ambientale su tutta la filiera o gli effetti sull’ambiente in un futuro prossimo (ad esempio per lo smaltimento). Solo di recente ha iniziato a diffondersi una nuova cultura del costruire, in cui prodotti naturali e locali acquistano valore rispetto a quelli considerati “tradizionali”, ma che in realtà possono vantare una storia lunga solo qualche decennio e che già mostrano problemi. A questo proposito, siamo felici dell’investimento importante che fin dalla nascita della società stiamo profondendo nella formazione e nell’informazione a 360 gradi: verso il pubblico privato, le imprese e i professionisti. La Neoedilizia a base di Natural Beton sta velocemente prendendo piede e questa è la miglior gratificazione per noi e la miglior dimostrazione che le persone stanno cambiando mentalità: abbiamo iniziato a comprendere che un’analisi più attenda delle possibilità e una spesa più mirata possono dare vantaggi nell’immediato e anche in futuro.

E quali sono le risposte del mercato ai vostri prodotti?

 

Daniele LombardoRispondo con alcuni dati:

2011

  • 000 m2 di canapa coltivata (1,8 ettari)
  • 3 cantieri
  • 125 m3 di Natural Beton® m e Biomattone® posati
  • 6 Ton CO2 sequestrata dall’ambiente e catturata negli edifici
  • Fatturato: 21.000 euro

2012

  • 000 m2 di canapa coltivata (15 ettari)
  • 30 cantieri
  • 1000 m3 di Natural Beton® m e Biomattone® posati
  • 43 Ton CO2 sequestrata dall’ambiente e catturata negli edifici
  • Fatturato: 360.000 euro

2013

  • 000 m2 di canapa coltivata (24 ettari)
  • 65 cantieri
  • 700 m3 di Natural Beton® m e Biomattone® posati
  • 75 Ton CO2 sequestrata dall’ambiente e catturata negli edifici
  • Fatturato: 500.000 euro

Previsioni 2014

  • 000 m2 di canapa coltivata (50 ettari)
  • 120 cantieri
  • 600 m3 di Natural Beton® m e Biomattone® posati
  • 159 Ton CO2 sequestrata dall’ambiente e catturata negli edifici
  • Fatturato: 1.000.000 euro

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Equilibrium ha come elemento centrale, l’utilizzo della canapa. Perché può essere così importante una sua nuova reintroduzione oggi nel 2014 in Italia?

Daniele Lombardo: Un articolo non basterebbe per illustrare i numerosi utilizzi e vantaggi di una pianta considerata “il maiale vegetale”, in quanto da ogni sua parte si ricavano prodotti con importanti peculiarità e benefici. Dai semi, da cui derivano prodotti dalle importantissime capacità curative, che fanno parte di diritto della “nutraceutica”: alimenti con capacità terapeutiche o farmaceutiche. Alle fibre, che sono state per anni alla base del settore tessile e che oggi stanno alimentando quello più recente delle bioplastiche. Diciamo che, in generale, ripristinare la coltivazione della canapa in Italia avrebbe diversi vantaggi dal punto di vista sociale, in termini di occupazione sull’intera filiera, dal punto di vista della valorizzazione del territorio e, non da meno, dal punto di vista dell’economia del paese: una produzione che, oltre ad avere come scopo la realizzazione di prodotti utili a soddisfare diverse esigenze, è a sua volta importante ed efficace dal punto di vista ambientale e in grado di rimettere in moto l’economia del paese senza creare scompensi, ma al contrario creando nuovi equilibrium e punti fermi, è quella che noi chiamiamo “rigenerazione”: il passo successivo alla sostenibilità.equilibrium-neoedilizia-canapa-equilibrium-canapa-bioedilizia-021

Parliamo ora di soluzioni di edifici prefabbricati: Ecoeden e Casa Hi-Low. Come sono nati questi prodotti collaterali e per quali mercati?

Daniele Lombardo: I progetti di cui parli sono la dimostrazione che la nostra filosofia Open Source è più efficace del vecchio modello del brevetto: da anni siamo abituati a proteggere le nostre conoscenze per paura che possano venire sottratte. Questo spesso ha portato ad una lenta evoluzione dei prodotti o delle tecnologie; a volte tanto lenta da diventare obsoleta prima ancora che funzionale. Al contrario, siamo convinti che un approccio open source (totale o quasi) permetta al mercato di sviluppare la tecnologia migliore in tempi molto più brevi. I progetti Ecoeden e Casa Hi-Low nascono proprio dalla volontà di Equilibrium di mettere il proprio know how alla portata di chi voglia collaborare a sviluppare un nuovo modo di costruire, che faccia bene alle persone e al sistema in cui vivono, oltre che al portafogli.

Siamo realistici: sappiamo che i nostri prodotti hanno così tante potenzialità di sviluppo che facciamo fatica a vederle tutte. Allo stesso tempo, sappiamo che non potremo realizzarle tutte. Sicuramente non da soli! Servirebbero intere vite e forse neanche in quel caso saremmo in grado di sfruttarne tutte le potenzialità. Quindi, ben vena che altri utilizzino le nostre conoscenze ed il nostro supporto per creare qualcosa di nuovo e benefico o migliorando la nostra tecnologia, mettendo, a sua volta, il proprio sapere alla portata di altri, Equilibrium compresa. Ecoeden è un progetto del Consorzio Eco Natura Design di Venezia a cui Equilibrium è stata felice di fornire prodotti e know how per la realizzazione di un prototipo in esposizione sul litorale veneto. Casa HiLow è un prodotto di Pedone Working, concessionario di Equlibrium per la regione Puglia, che col nostro supporto ha sviluppato la prima “casa mediterranea” prefabbricata.

Prossimi progetti per Equilibrium?

Daniele Lombardo: Adesso vuoi sapere troppo! Ti dirò solo che sono tanti, grandi e….daniele-lombardo-equilibrium-neoedilizia-canapa-equilibrium-canapa-bioedilizia-01

Daniele Lombardo, Responsabile marketing Equilibrium.

INFORMAZIONI SULL’AUTORE: DANIEL CASARIN

Una formazione trasversale lo avvicina al system e design thinking. Ideatore e fondatore di GenitronSviluppo.com, è a capo di Adv Media Lab, incubatore di soluzioni e servizi avanzati di digital strategy e performance marketing; ed Etnograph, team multi-disciplinare di progettisti, ricercatori e consulenti che opera in tutta Europa nel campo dell’innovazione aziendale. Operando costantemente in attività di business design, social design e digital strategy, Daniel supporta brand e organizzazioni in processi di innovazione design-driven.

Fonte: genitronsviluppo.com/

Coltivare canapa per salvare i terreni contaminati da diossina e metalli pesanti. Succede in Puglia

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Purificare i terreni dalla diossina, grazie a una piantagione di canapa. È questo l’obiettivo che si è prefissato Vincenzo Fornaro, un allevatore della provincia di Taranto che a causa dell’inquinamento del terreno ha perso tutto. Vincenzo non è il primo che utilizza la canapa per purificare un’area in cui è presente un eccessivo quantitativo di inquinanti. Già l’anno scorso, infatti, Andrea Carletti, socio di Assocanapa e presidente del consiglio di amministrazione dell’impresa agricola Le Terre del Sole, aveva destinato 12 ettari di terreno alla coltivazione di una particolare varietà francese “Futura 75”, un incrocio di semi a bassissimo contenuto di thc (0,2%). Un progetto sperimentale che, affermava Carletti, potrebbe avere un significato molto importante per la zona di Brindisi, considerate le notevoli proprietà della canapa. Questa pianta, infatti, funziona come una sorta di pompa che assorbe dal terreno le sostanze inquinanti e i metalli pesanti, stoccandoli poi nelle foglie e nel fusto. Un ulteriore vantaggio della coltivazione della canapa è che la pianta, oltre che per bonificare i terreni, può essere impiegata successivamente per altri usi, come la bioedilizia e la produzione di olio. Un processo di purificazione del suolo in cui nulla va perduto. Una sfida che adesso è stata abbracciata da Vincenzo Fornaro.

Nel 2008, l’allevatore tarantino fu costretto ad abbattere duemila pecore, a causa della contaminazione da diossina, generata probabilmente dal vicino polo industriale. Un’intera attività, portata avanti dalla sua famiglia da oltre un secolo, annientata in battito di ciglia a causa dell’inquinamento. Nonostante tutto, Vincenzo è tornato alla carica e ha deciso di tentare un’altra via: la coltivazione di canapa. Tre ettari del suo terreno ora sono coltivati con questa pianta. Sfruttando il processo di fitodegradazione – che, come abbiamo spiegato prima, permette ad alcune piante erbacee a rapido accrescimento di assorbire inquinanti organici dal terreno – ha deciso di donare un futuro a un’area distrutta dall’industria. Il processo viene spiegato anche da Angelo Massacci, direttore dell’Istituto di biologia agro-ambientale e forestale del Cnr di Porano. Secondo Massacci: “Le piante hanno evoluto efficienti sistemi di difesa e tolleranza verso gli inquinanti del suolo. Alcune specie vegetali, dette “escludenti”, riescono a evitare l’effetto tossico dei metalli pesanti in eccesso, preservano i frutti e le parti edibili ed eliminano il rischio di diffusione nella catena alimentare. Altre, definite “iperaccumulatrici”, sono invece capaci di assorbire e immagazzinare nei propri tessuti quantità di metalli pesanti da decine a migliaia di volte superiori a quelle tollerate da altri organismi”.

L’unico dubbio rimane solo quello legato alle condizioni a cui il terreno andrà incontro durante i mesi più caldi. La masseria, infatti, sarà ben presto soggetta a temperature che supereranno costantemente i 30 gradi. Questo potrebbe condizionare l’umidità del terreno, prerogativa essenziale per la crescita delle piante di canapa. La partita decisiva, quindi, sarà giocata nei prossimi mesi. Per chi è preoccupato di un pericolo derivante dalle sostanze psicotrope contenute nella canapa, va detto che il principio attivo Thc è presente in percentuale bassissima. La stessa strada è stata percorsa in questi giorni da altri allevatori provenienti dalla provincia di Brindisi, le cui terre sorgono nei pressi del parco naturale Punta della Contessa, a ridosso della centrale Enel di Cerano e il polo petrolchimico, una zona ad altissimo tasso di inquinamento ambientale. Qui, Tommaso Picella, 70 anni, e il nipote 34enne Andrea Sylos Calò, hanno deciso di convertire la propria attività in piantagione di canapa destinata alla creazione di fibre tessili o all’edilizia. Una scelta fatta per evitare la morte di una terra la cui contaminazione ha reso inservibile a scopo alimentare.

Tutto è ovviamente legale e autorizzato.

(Foto: cdn.livenetwork.it)

Fonte: ambientebio.it

Bioedilizia: cresce l’uso della canapa

Sta crescendo in maniera esponenziale l’utilizzo della canapa nella bioedilizia e anche in Italia sono già diversi gli esempi di costruzioni realizzate con questo materiale che si presta ad essere la risposta ideale soprattutto nelle zone mediterranee. Per esempio, l’associazione Paea, da anni impegnata sul fronte della progettazione e costruzione sostenibile, l’ha impiegata di recente con successo anche per un edificio nel sud dell’Italia.mattone_canapa

L’utilizzo della canapa nella bioedilizia sta crescendo a ritmi molto sostenuti anche in Italia, imponendosi sempre più come un materiale versatile e di ottima resa per costruzioni sostenibili in piena armonia con l’ambiente e con un occhio di riguardo alla salubrità. Per l’Italia più che di una scoperta, si tratta di una riscoperta, visto che fino ad alcuni decenni fa il nostro paese era il secondo produttore mondiale di canapa, ritenuta una risorsa sia nel settore tessile che in quello dell’edilizia. La coltivazione della canapa era fortemente radicata nella nostra tradizione tanto che tracce del suo utilizzo si ritrovano persino nelle parole di Leon Battista Alberti, nel “De Re Aedificatoria”, dove si sottolinea la sua utilità nell’edilizia poiché, aggiunta alle malte, ne migliorava le qualità. La coltivazione della canapa è però poi stata abbandonata fino a che, una decina d’anni fa, l’Unione Europea ha attivato finanziamenti destinati alla reintroduzione della canapa da fibra e alla costituzione di filiere di prodotti derivati, specialmente nel settore no food.
La Germania ha subito inserito la canapa nella sua filiera produttiva di punta, sviluppando materiali per il settore automobilistico, come fibroresine, plastiche e imbottiture, oggi utilizzati da tutte le sue maggiori case produttrici. La Francia, si è concentrata sulle malte fibrorinforzate, brevettando alcune tecniche: una per “mineralizzare” la canapa ricoprendola con silice al fine di renderla impermeabile all’umidità e poterla così utilizzare come isolante; un’altra per mescolare la canapa con calce naturale ed acqua per ottenere un composto simile al cemento, con una consistenza granulosa simile al sughero; un’altra ancora per utilizzare canapa non trattata assieme a calce per intonaci.
In Italia, recentemente la coltivazione della canapa è stata reintrodotta ritornando ad essere presente in due settori strategici: il tessile e la bioedilizia. Ed è proprio nella bioedilizia che l’associazione Paea, da anni all’avanguardia nella progettazione e realizzazione di edifici ecosostenibili, ha iniziato a reintrodurre l’utilizzo della canapa con ottimi risultati. Un esempio è un edificio residenziale nel sud dell’Italia. «Nella bioedilizia, la canapa  e il bio-composto di calce e canapa sono ritenuti estremamente interessanti in quanto risolvono molte problematiche legate alle costruzioni ecologiche e sostenibili in zone climatiche mediterranee» spiegano l’architetto Ilaria Cappelli e la biodesigner Marina Russo dell’Area Progetto di Paea. «A questo proposito Area Progetto dell’Associazione PAEA ha adottato per il progetto di un edificio residenziale in sud Italia la tecnologia del bio-composto di calce e canapa in quanto rispondente a varie esigenze come ad esempio l’ottenimento di requisiti di efficienza energetica, la regolazione dell’umidità e la salubrità del costruito, ottenuta con l’utilizzo di materiali atti al raggiungimento di tale obiettivo».
«Infatti – spiegano ancora Cappelli e Russo – costruire con fibre vegetali comporta vantaggi di carattere ambientale, ma anche etico, sociale ed economico. La canapa è uno dei materiali che offre i risultati migliori. Questo vegetale è di semplice coltivazione, poiché ha una rapida crescita, un basso consumo di acqua e rarissimi attacchi da parte dei parassiti. Una volta lavorata e separata dalla fibra per ottenere il canapulo, è ottima per sostituire gli inerti per la composizione di malte e calcestruzzi alleggeriti, poiché risulta refrattaria a muffe ed insetti e ricca di silice, ma soprattutto è un materiale carbon negative».  «Il biocomposto, ottenuto tramite la mescolanza di calce, canapa e acqua, viene lavorato in impastatrice e quindi applicato a mano o a macchina con tecnica a spruzzo, secondo gli impieghi. Dopo la messa in opera, il biocomposto indurisce per evaporazione dell’acqua e avviene un processo di carbonatazione e idratazione della calce. Il tipo di legante (calce aerea, calce idraulica ecc.), il tipo di truciolato di canapa (qualità e lunghezza del canapulo, ecc.) e le proporzioni della miscela dei due elementi, determinano materiali adatti a differenti impieghi in edilizia con caratteristiche distinte in funzione delle necessità da soddisfare. La tecnica dell’impasto in canapa e calce si può tradurre anche nella soluzione di blocchi prefabbricati di biocomposito in canapa e calce che, combinati con una struttura portante a telaio, sono atti alla realizzazione di muratura perimetrale, che assolve sia la funzione di tamponamento sia di isolamento».

Area Progetto di Paea segnala alcuni degli impieghi di questo materiale in edilizia:

-isolamento termico a cappotto esterno o interno delle pareti perimetrali di edifici esistenti

-Isolamento termico di coperture e sottotetti

-Isolamento e costruzione di  massetto sottopavimento

– Costruzione ex-novo di muratura isolante

– Realizzazione di divisori interni ad alto  isolamento acustico

– Vespaio areato

Le caratteristiche della canapa sono soprattutto:

Riciclabilità
Al termine della sua “vita utile” il biocomposto è totalmente riutilizzabile una volta frantumato e reimpastato con acqua e calce.
Biodegradabilità
Il materiale se smaltito si decompone naturalmente essendo privo di sostanze tossiche.

Ecocompatibilità
L’impasto è composto prevalentemente da truciolato vegetale mineralizzato con calce naturale, e quindi gode di elevati standard di eco-compatibilità: oltre ad essere riciclabile e biodegradabile, possiede un bassissimo livello di energia incorporata nel materiale (quantità di energia necessaria per la sua produzione, impiego e smaltimento).

Fonte: il cambiamento

Canapa Italiana - Ieri, Oggi e Domani
Muzi Santina

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