Primo via libera a trivelle in canale Sicilia | La replica di Greenpeace

Nonostante le decisa opposizione dei territori interessati, il Ministero dello Sviluppo Economico ha autorizzato la prima concessione di coltivazione di idrocarburi nel Canale di Sicilia – per un’area di oltre 145 chilometri quadrati e per una durata di vent’anni – al largo della costa delle province di Caltanissetta, Agrigento e Ragusa381186

Via libera alle trivelle nel Canale di Sicilia. Si tratta della concessione G. C1-.AG, relativa al progetto “Offshore Ibleo” di ENI e EDISON, che prevede ben otto pozzi, di cui due “esplorativi”, una piattaforma e vari gasdotti, i cui lavori dovrebbero iniziare entro un anno. L’area si trova al largo della costa delle province di CaltanisettaAgrigento e Ragusa per un’area di oltre 145 chilometri quadrati e per una durata di 20 anni. Fonti del Mise precisano che lo sviluppo dei giacimenti di gas denominati ‘Argo’ e ‘Cassiopea’ rientra negli accordi sulla raffineria di Gela (NdR: fra gli stabilimenti più inquinanti d’Europa, per l’AEA) che hanno consentito “la salvaguardia di tutti i posti di lavoro e il consolidamento dell’area industriale”. Greenpeace aveva fatto ricorso al Tar del Lazio meno di due mesi fa sul “parere positivo dato dal ministero dell’Ambiente” al progetto.

Guarda il video delle proteste di Greenpeace:

“Autorizzando questo progetto, il Ministero dello Sviluppo Economico ha lanciato un chiaro segnale – scrive l’associazione ambientalista – non intende prendere in alcuna considerazione la volontà del territorio, ma favorire unicamente gli interessi delle grandi compagnie petrolifere. E tutto ciò, nonostante con il nostro ricorso al TAR abbiamo mostrato come la compatibilità ambientale a questo progetto sia stata concessa con valutazioni carenti e inaccettabili. Per questo faremo ricorso anche contro questo nuovo provvedimento.
È necessario che il territorio si mobiliti, per difendere un’area come il Canale di Sicilia, che la comunità internazionale ha identificato come vulnerabile e meritevole di speciale tutela e recenti studi dell’ISPRA hanno identificato come area di inestimabile biodiversità e sede di pericolosi fenomeni di vulcanesimo. Proseguire nell’iter autorizzativo è da irresponsabili. Invitiamo tutti coloro che sono interessati a fermare le trivellazioni a unirsi a noi: non fossilizziamoci! 

Fonte: ecodallecitta.it

 

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Nel Canale di Sicilia si spertusa: Rosario Crocetta autorizza le trivellazioni

Con l’accordo sottoscritto ieri tra la Regione Siciliana, Assomineraria, EniMed Spa, Edison Idrocarburi e Irminio Srl autorizzate le perforazioni off shore e a terra per estrarre petrolio

E’ stato firmato ieri il protocollo d’intesa che autorizza lo sviluppo di giacimenti nel Canale di Sicilia, ossia le trivellazioni off-shore “Ibleo” e “Vega B” (Licata e Pozzallo) e on shore (Ragusa), cioè a terra con il progetto “Irminio”; saranno peraltro potenziati potenziamento della produzione onshore in siti esistenti (5 campi); realizzazione di attività esplorativa. Alla firma erano presenti Rosario Crocetta presidente della Regione Siciliana e Linda Vancheri assessore alle attività produttive con Pietro Cavanna Presidente Settore Idrocarburi Assomineraria; Renato Maroli Amministratore Delegato EniMed SpA; Giovanni Antonio Di Nardo Presidente di Edison Idrocarburi Sicilia Srl; Antonio Pica Amministratore Delegato di Irminio Srl. La nota della Regione Siciliana che vedete in alto mira a sottolineare che l’accordo prevede congrue royalties e rispetto per l’ambiente. L’investimento è pari a 2 miliardi e 400 milioni in 4 anni e l’occupazione è stata stimata intorno alle 7000 unità. Capirete che la Sicilia davanti a questi numeri sia entusiasta, sopratutto per quei settemila nuovi posti di lavoro sbandierati come obiettivo per permette di chiudere due occhi sugli eventuali scempi ambientali e inquinamento che si potrà realizzare. tant’è che nell’accordo viene anche previsto un comitato paritetico che possa spingere quando necessario e possa anche controllare le prescrizioni ambientali e di sicurezza. Ma i posti di lavoro stimati non sembrano proprio essere 7 mila almeno secondo i conti fatti dal direttore delle Campagne di Greenpeace, Alessandro Giannì che spiega:

Solo due posti di lavoro, due tecnici specializzati che l´Edison, o chi per loro, farà arrivare non certo da Pozzallo. Sarà assunto, inoltre, qualche marittimo che servirà per l´indotto, ma scordatevi i «milioni» di posti di lavoro promessi dal sindaco di Pozzallo. Sono solo favole. La Vega B sarà automatizzata, al massimo saranno accontentati due o tre marittimi pozzallesi che lavoreranno nell´indotto.

E nel merito dell’estrazione di petrolio sottolinea ancora Giannì:

Ma quale petrolio! Sarà estratto del bitume, con capacità di recupero, se dovesse succedere un disastro, davvero miserrime. Finiamola col dire che la Vega B estrarrà petrolio e smettiamo di dire che ci sono riserve per molti anni. Si attivino, invece, le istituzioni, adesso, in modo che non ci si venga a dire un giorno «Ma Greenpeace dov´era?». Tirare giù un impianto come le trivelle non è cosa da poco.

Ma Rosario Crocetta Presidente della regione Siciliana è di tutt’altro avviso:

Con questo accordo contribuiamo al rilancio economico della Sicilia, al miglioramento della situazione finanziaria per effetto dell’incremento delle entrate relative alle royalties, alla fiscalità e diamo una risposta di tipo innovativo che rilancia fortemente l’occupazione con un progetto di investimenti ecosostenibili”.

Francamente le trivellazioni di petrolio non rientrano nei progetti di sviluppo ecosostenibili. Va bene tutto ma meglio evitare di spingersi un po’ troppo avanti con la presunta ecologia: o no?

Via | La Sicilia, Corriere di Ragusa
Fonte:  Greenpeace

 

“Il petrolio mi sta stretto”: no alle trivelle nel Canale di Sicilia

Il prossimo lunedì 28 ottobre il WWF incontrerà il sindaco di Pantelleria per consegnargli le firme raccolte in questi mesi per fermare i progetti di piattaforme petrolifere nel Canale di Sicilia e chiedere l’istituzione di una nuova area protetta sull’isola, l’unica del Canale di Sicilia a non essere tutelata.trivelle_petrolio

 

Stretta finale per la campagna WWF “Sicilia: il petrolio mi sta stretto”: il prossimo lunedì 28 ottobre l’associazione incontrerà il sindaco di Pantelleria per consegnargli le firme raccolte in questi mesi per fermare i progetti di piattaforme petrolifere nel Canale di Sicilia e chiedere l’istituzione di una nuova area protetta sull’isola, l’unica del Canale di Sicilia a non essere tutelata. Ci sono quindi altri tre giorni utili per firmare la petizione e raccogliere quante più voci possibili perché quest’azione si realizzi davvero. Iniziata quest’estate dalla piccola isola mediterranea, paradiso naturale in un mare ancora incontaminato, la campagna WWF ha ricevuto tra gli altri il supporto di Luca Zingaretti, dei velisti siciliani della Sagola Biotrading, della piattaforma change.org ed è diventata globale dopo che il WWF internazionale ha scelto Pantelleria tra le sei icone naturali mondiali minacciate dai combustibili fossili, nell’ambito della campagna “Seize your power, riprenditi l’energia”.

“La campagna per Pantelleria è stata finora un grande successo, l’isola non si sente più ‘isolata’ ed è nato un processo che vede pescatori, promozione turistica, cittadini, amministratori locali a confronto per una gestione del mare coordinata e sostenibile – ha detto Marco Costantini, responsabile Mare WWF Italia che lunedì incontrerà il sindaco di Pantelleria – Il momento culminante è arrivato. Abbiamo ancora tre giorni per far sentire la nostra voce e dire no alle trivelle che rovinerebbero per sempre un’isola dall’incredibile bellezza – con i suoi fenicotteri, aquile, tartarughe marine, balenottere, tonni e pesci di ogni tipo – che ora tutto il mondo sta guardando e vuole proteggere. Lunedì saremo orgogliosi di portare al sindaco di Pantelleria le firme di tutte le persone che credono in questo progetto perché se ne faccia portavoce, e invitiamo tutti ad aderire con forza, perché un nuovo modello di sviluppo è possibile e con azioni come questa possiamo, tutti insieme, dimostrarlo”.

La “Perla nera del Mediterraneo”: Pantelleria

Pantelleria è un connubio di montagne e spiagge rocciose. La sua particolare posizione geografica tra Europa e Africa ne fanno un punto di passo per tutti gli uccelli migratori che si spostano tra queste Terre, fenicotteri cicogne, falchi aquile di provenienza asiatica. Nel suo mare vi sono tartarughe marine, balenottere, mobule (ovvero le mante del Mediterraneo), tonni e pesci di ogni tipo. Tre piattaforme petrolifere sono attualmente attive nel Canale di Sicilia, con una produzione media annua di 280.000 tonnellate di petrolio greggio estratto dai 35 pozzi, ma è stata concessa autorizzazione per esplorare la presenza di petrolio sotto il fondo marino e in diversi siti lungo la costa di Pantelleria. Data la natura geologica dei fondali del Mediterraneo, soggetta ad attività sismica, gli effetti negativi di tali attività sono significativamente maggiori che in altre aree. Le onde sismiche indotte per rilevare la presenza di petrolio e gas naturale sotto il mare infliggono gravi danni all’ambiente, in particolare alla biodiversità marina. Dallo Stretto di Sicilia passa tutto, dal più piccolo scambio di correnti superficiali e profonde, ai tonni e alle tartarughe in migrazione, alle flotte pescherecce degli stati mediterranei che si riversano lì per pescare il pesce più pregiato al mondo, il tonno rosso. Lì lo stato vorrebbe le trivelle. Per scongiurare il rischio e creare una nuova area protetta a Pantelleria, fino al 27 ottobre si firma su www.wwf.it/ilpetroliomistastretto.

Manifesto WWF per un Mediterraneo di qualità

Per spiegare il valore del Mediterraneo e coinvolgere tutti i livelli della società nella sua tutela, il WWF ha stilato il Manifesto per un Mediterraneo di Qualità ed è ogni giorno in azione per realizzarlo. Un Mediterraneo di Qualità ha acque senza rifiuti – ha navi “attente” che non colpiscono i cetacei – ha relitti tristi o affascinanti ma non velenosi – ha aree marine protette che funzionano – ha una pesca sostenibile – ha coste rocciose, spiagge, scogli e falesie, e non una colata di cemento legale o abusivo – ha turisti responsabili e non calca umana – ha biodiversità in espansione, rigogliosa, viva e vegeta – ha tartarughe libere di nuotare che non rischiano la vita per la pesca accidentale. Ha soprattutto un mare senza piattaforme per l’estrazione di idrocarburi. Leggi il manifesto completo su wwf.it/mediterraneo.

Basta fossili: riprenditi l’energia!

In questi mesi il WWF sta promuovendo la Campagna globale “Ci tieni al futuro? Riprenditi l’energia! (Seize Your Power) rivolta ai cittadini per chiedere alle istituzioni finanziarie e ai governi del mondo di agire immediatamente investendo nell’energia rinnovabile e nell’efficienza energetica. Migliaia di cittadini in tutto il mondo stanno firmando la petizione per chiedere di finanziare il futuro delle rinnovabili e non il passato delle energie fossili.

Fonte: il cambiamento

 

Legambiente, “basta alle trivellazioni in mare”

“Chiediamo di fermare il progetto Ombrina mare lungo la costa abruzzese e al Parlamento di abrogare l’articolo 35 del decreto sviluppo approvato nel giugno 2012, applicato anche nell’ultimo decreto ‘trivelle’”. È la richiesta avanzata da Legambiente durante l’incontro presso il ministero dell’Ambiente.petrolio_trivellazioni_mare

“È assurdo continuare a pensare che la strategia energetica nazionale del Paese si possa basare sulle fonti fossili”

“Se veramente il ministro Zanonato e il governo vogliono salvaguardare il mare italiano dal petrolio, fermino subito Ombrina mare, la nuova piattaforma che dovrebbe sorgere a sole tre miglia dalla costa abruzzese”. È la richiesta che Legambiente ha avanzato durante l’incontro presso il ministero dell’Ambiente in merito al progetto e a cui hanno partecipato anche altre associazioni ambientaliste e istituzionali locali coordinate dalla provincia di Chieti. In occasione dell’incontro, Legambiente è tornata a ribadire la sua contrarietà al progetto Ombrina, che non porterà nessun vantaggio né alla popolazione né al territorio abruzzese, e per dire il suo no alle trivellazioni petrolifere in mare, anche alla luce dell’ultimo decreto “trivelle” approvato dal ministro dello sviluppo economico. Un provvedimento che conferma il divieto a 12 miglia dalla costa e dalle aree marine protette stabilito dall’articolo 35 della Legge 83/2012 e valido però solo per le nuove richieste. Con questo decreto non solo non si riducono le aree a disposizione delle compagnie petrolifere, ma anzi si ampliano ancora di più. È stata infatti individuata una nuova area, denominata Zona E, al largo del golfo di Oristano che estende anche in quel tratto di mare la possibilità di avviare ricerca ed estrazione di idrocarburi, dopo che nei mesi scorsi il governo aveva già allargato l’area a disposizione delle compagnie petrolifere a sud del canale di Sicilia verso l’isola di Malta. Segnali che evidenziano come la tutela del mare non sia certo il principio ispiratore di questo e dei recenti provvedimenti riguardanti le attività petrolifere nel mare italiano. “Il ministro ha chiuso la stalla quando i buoi sono ormai scappati. La sbandierata riduzione della superficie trivellabile di Zanonato – dichiara Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente – riguarda solo il futuro, dato che ha confermato tutti i procedimenti esistenti anche quelli entro le 12 miglia. Il provvedimento in questione è l’ennesima conseguenza di una strategia energetica nazionale insensata che continua a puntare sulle fonti fossili e su risorse, quali il petrolio presente sotto il mare italiano, che stando ai consumi attuali si esaurirebbero in soli due mesi. Sono altri i provvedimenti per tutelare veramente il mare italiano dalle estrazioni petrolifere, a partire dall’abrogazione dell’articolo 35 del decreto sviluppo, che ha riaperto la strada alle attività anche nelle aree sottocosta e di maggior pregio. Su questo lanciamo nuovamente un appello al Parlamento, anche in seguito all’importante segnale arrivato dall’emendamento presentato dalla senatrice Loredana De Petris per impedire le deroghe che consentono di autorizzare trivellazioni petrolifere anche a ridosso delle coste e senza valutazione d’impatto ambientale”. Oggi le aree interessate dalle attività petrolifere, che non vengono intaccate dal decreto di Zanonato, occupano una superficie marina di circa 24mila kmq, un’area grande come la Sardegna. Il provvedimento salva anche il progetto Ombrina mare. La piattaforma della società inglese Medoilgas sorgerebbe a sole 3 miglia dalla meravigliosa Costa dei Trabocchi della provincia di Chieti, un’area di tale pregio naturalistico tale da essere individuata dal Parlamento italiano nel 2001 come Parco nazionale. Il tutto in una regione che ospita tre Parchi Nazionali, un Parco Regionale, 25 riserve regionali e decine di Siti di Interesse Comunitario (SI C) e Zone di Protezione Speciale (ZPS). “È assurdo continuare a pensare che la strategia energetica nazionale – aggiunge Cogliati Dezza – del Paese si possa basare sulle fonti fossili, che non portano ricchezza, non abbassano di certo la bolletta, e devastano la bellezza dell’Italia. È il momento di fare scelte coraggiose e di definire una vera strategia di sviluppo delle energie rinnovabili. Il futuro energetico del Paese devo guardare alle fonti pulite e all’efficienza energetica, da promuovere, sviluppare e incentivare in tutto il territorio”.

Fonte: il cambiamento