Carmine Schiavone pentito dei Casalesi a Sky Tg24:”I rifiuti tossici uccideranno in basso Lazio”

Dice Schiavone: “Interravamo rifiuti tossici e fanghi nucleari a Latina e in Campania da ditte che venivano da Pisa, Milano, Germania, Austria e Francia”carmine-620x350

Carmine Schiavone,l’esperto di finanza del clan dei Casalesi, l’uomo che muoveva i miliardi degli affari illeciti dell’associazione camorristica si apre alle telecamere di Sky Tg24 e alla maniera sua avverte che ancora tanta gente è destinata a morire a causa dei rifiuti tossici che giacciono nel sottosuolo del basso Lazio e Campania, finanche nella loro stessa terra, Casal di Principe. Esce dal processo Spartacus dove come pentito ha svelato i movimenti economici dell’intero clan ma avverte pure che le mafie sopravvivranno e che nessuno sarà in grado di sconfiggerle (e sembra non sia una minaccia quanto una promessa). L’intervista dura 9 minuti e è agghiacciante per due motivi: per il messaggio che manda alle istituzioni, ovvero che non sono migliori della camorra e perché avverte che una bomba a orologeria di veleni e scorie nucleari è destinata a esplodere a breve nel basso Lazio a Latina dove nelle cave sono interrati fusti con rifiuti nucleari. Il che già ha scatenato le reazioni di tutti quei movimenti che da tempo lottano nella Terra dei Fuochi per essere ascoltati proprio da quelle istituzioni che Schiavone non esita a definire corresponsabili con la camorra.

E ne spiega il perché:

Ci sono forti interessi a livello economico a livello elettorale e noi spostavamo 70 mila 80 mila voti da un partito all’altro e questo faceva la differenza nelle elezioni. Ma si stanno a rendere conto che ci stanno 5 milioni di persone a morire? Abbiamo scelto basso Lazio e Campania perché facevano parte dei Casale. Era terra nostra.

Caso ha voluto che proprio il giorno prima su Avvenire don Maurizio Patriciello il prete di Caivano che si batte contro l’omertà e la strage nella Terra dei fuochi scrivesse:

Vedere morire i figli è qualcosa di orrendo, insopportabile. Soprattutto se si poteva evitare. Il popolo semplice non riesce a capire il motivo di tanti ritardi e omissioni, di questo lasciar mano libera a chi viola la legge, a chi uccide. E comincia a serpeggiare il pensiero che, in realtà, non si voglia proprio intervenire. Che sia in atto una strategia per non arrivare a soluzioni. Che si voglia nascondere qualcosa o qualcuno. Che questa situazione «faccia comodo» a tanti. Non ha tutti i torti, la povera gente. Si sente presa in giro. I verbi coniugati da chi comanda sono sempre al futuro: faremo, diremo, provvederemo. Calato il sipario dell’occasione pubblica, resta solo un silenzio angosciante. E la gente muore, di cancro. E la Campania ancora non ha un registro tumori. E il nuovo ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, ancora non viene a vedere con i suoi occhi che cosa sta accadendo in questa regione bella e disgraziata. E si fanno illazioni… Qui si agonizza e si lotta tra fuochi e fumi assassini, e chi ci governa e ci rappresenta ancora pronuncia parole come fumo leggero. Queste morti sono sempre più dolorose e insopportabili. Si muore per motivi vergognosi ed evitabili. Per silenzi omertosi. Per denaro e per potere. Ma chi se non lo Stato, nel quale continuiamo caparbiamente a credere e a sperare, deve prendere di petto la situazione?

Come risponderanno, se risponderanno, politica e istituzioni?

Fonte: ecoblog

Rifiuti in Campania, Bassolino colpevole ma il pm chiede la prescrizione

Il pm Paolo Sirleo chiede la prescrizione per Antonio Bassolino, ex Presidente della Regione Campania, al maxi processo per il disastro rifiuti in Campania.Bassolino-586x438

E’ durata 20 ore la requisitoria, il 10 giugno scorso, del pm Paolo Sirleo al maxi processo per il disastro rifiuti in Campania, che vede l’ex governatore ed ex commissario straordinario all’emergenza rifiuti Antonio Bassolino alla sbarra, con altri 27 imputati (tra cui Impregilo, Fisia e Fibe) per reati come truffa, falso, traffico di rifiuti ed abuso d’ufficio; una requisitoria che però ha la consistenza di un colpo di spugna, visto che il pm ha riconosciuto la colpevolezza di Bassolino ma ne ha chiesta la prescrizione di reato.

Ritengo che Antonio Bassolino abbia concorso nella perpetrazione dei reati, […] si chiede altresì la pronuncia di prescrizione per tutti i capi di imputazione a lui attribuiti.

Prescrizione: si riconosce il reato, la responsabilità e la necessità di condanna ma si getta tutto il processo alle ortiche (tutte le udienze, le carte, le intercettazioni, gli uomini che ci hanno lavorato per quasi dieci anni, tutto in vacca) per via dei tempi processuali, troppo lunghi, che non garantiscono agli imputati un “giusto processo”. La prescrizione, quella che in molti definiscono “amnistia per ricchi”, perchè solo chi può permettersi dieci anni di parcelle ai suoi avvocati ha la garanzia che costoro la tireranno per le lunghe. Prescrizione. Il primo vero istituto giuridico da abolire completamente.

Insomma, l’emergenza rifiuti campana tra il 2000 ed il 2004 (il processo avrebbe dovuto accertare i fatti fino al 2005) si è rivelata una truffa bell’e buona. Una truffa impunita, piena di connivenze, omertà, soldi e potere, una truffa nella quale hanno concorso lo Stato, la criminalità organizzata, i privati: depredata Napoli, depredate tutte le risorse della Campania, non restava altro che depredarne i rifiuti, inferendo forse il colpo di grazia al territorio più martoriato d’Italia. Lo scrive chiaramente Massimiliano Iervolino nel suo libro, uscito recentemente, “Il rifiuto del sud” (Di Girolamo editore):

La verità è una: da un lato la criminalità politica in merito ai rifiuti solidi urbani ha fatto sì che non venisse attuato il Decreto Napolitano, dall’altro la criminalità organizzata, approfittando del caos, ha gestito il trasporto e l’individuazione dei siti da adibire a discariche. Senza la criminalità politica, quella organizzata non avrebbe avuto terreno fertile per lucrare.

Cominciato nel 2008, il silenzio tombale che lentamente si è propagato attorno a questo dibattimento ha fatto si che in due giorni fossero in pochi a dare la notizia della richiesta di prescrizione per Bassolino: nessuna memoria storica, nessun reato, tutti puliti, pronti per un’altra, l’ennesima, avventura nel circo politico. Eppure i reati contestati, frode in pubbliche forniture e truffa ai danni dello Stato, dovrebbero essere di interesse pubblico: talmente tanto che nell’aula bunker del Tribunale di Napoli la Procura dispose il divieto di introdurre registratori, telecamere, macchine fotografiche; persi gli “strumenti del mestiere”, i giornalisti cominciarono a non provarci nemmeno più ad entrare, legittimando quella silenziosa, pelosissima, richiesta di silenzio assoluto che il potere giudiziario ha in un certo qual modo “imposto” alla stampa. Ad aprile 2012 le prime prescrizioni (18 i capi d’imputazione caduti per i tempi biblici del processo), nel 2013 il sapone laverà anche l’altra mano dei colpevoli: nessuno di loro pagherà. Non la galera, non il giustizialismo sfrenato, ma la necessità di verità mi spingono oggi a scrivere queste parole: dal 1998 le delibere della Regione Campania hanno letteralmente picconato norme e principi contenuti nel Decreto Napolitano, che cadenzava il raggiungimento della differenziata, il riciclo, la produzione di energia da Cdr, imponendo date, deadline, percentuali da raggiungere, hanno rappresentato il tentativo, portato a termine, di abbrancare i milioni di euro dei contributi Cip6 in Campania, i fatti avvenuti dopo il 2000 (dopo l’elezione a governatore di Bassolino). Dalla sua elezione invece Bassolino di fatto garantì la spartizione di una torta enorme: senza mai leggere un contratto (come da lui stesso dichiarato) in Campania si verificarono sovrastime di offerta rispetto alle reali possibilità dei contraenti e violazioni contrattuali sistematiche: “truffe” anche secondo il Gip. Le ecoballe continuano ad essere ammassate nei campi alle porte di Napoli e Caserta, le discariche abusive sono state rese pubbliche senza cambiare le modalità di smaltimento (lo Stato che va a scuola dalla camorra), gli impianti continuano a funzionare a singhiozzo e la raccolta differenziata resta un pallido miraggio di sviluppo: a cosa è servita l’emergenza rifiuti in Campania? Le ecoballe, umide per via del Cdr di bassa qualità, saranno inservibili per la bruciatura, ma oggi, in questo momento, avvelenano oltremodo il territorio campano: ammassate nei campi e coperte da teli neri, producono percolato (incredibile ma vero) che non viene incanalato in nessun pozzo di emungimento, ma disperso.

Nessun piano industriale è partito, dunque a breve potrebbe arrivare l’ennesima condanna alla Corte di Giustizia europea che dimostrerebbe, qualora ce ne fosse ancora bisogno, il disastro campano. In dieci anni sono state smaltite solo ottantacinque mila tonnellate dei sei milioni di ecoballe prodotte. Dopo un lungo periodo di tempo, continuano a giacere in quei luoghi producendo un danno, anche economico, enorme. Pensate che qualora la monnezza dovesse rimanere stoccata negli stessi siti per altri undici anni, lo Stato si troverebbe a dovere spendere circa 240 milioni di euro. Ma c’è di più: infatti non conoscere cosa sia stipato all’interno di queste “balle” rende difficile anche programmare un inceneritore per bruciarle. Qualora poi questo impianto venisse comunque costruito, servirebbero circa venti anni per portare a combustione il totale di rifiuti stoccati. Se invece tale massa imponente di monnezza venisse trasportata all’estero bisognerebbe impegnare circa seicento mila veicoli, un numero talmente elevato che coprirebbe l’intero percorso che divide Napoli da Oslo. Ma le “piramidi” sembrano non interessare nessuno, nonostante la ben nota devastazione di interi territori. I politici, i giornalisti e l’élite del nostro Paese fanno quasi finta di nulla.

Ha scritto Iervolino nel suo libro.

Fonte: ecoblog

Legambiente bandiere blu 2013 ecoturismo e mare pulito al top in Sardegna, Basilicata e Puglia

Il mare è più pulito in Sardegna, Puglia e Campania. Questa la classifica Bandiere blu 2013 di Legambiente e TCI che incorona regina dell’estate la spiaggia di Posada in provincia Nuoroposada-620x350

La classifica di Legambiente Bandiere blu 2013 premia il Mar Tirreno con la Sardegna, Basilicata e Puglia al top mentre la regina dell’estate è Posada in provincia di Nuoro, seguita da seguita da Santa Marina Salina (Me) e Pollica (Sa). Tutte le località premiate sono state scelte per rappresentare modelli di eccellenza nell’ecoturismo e capaci di rilanciare l’economia locali dei territori. Le 5 vele della Guida Blu 2013 di Legambiente hanno premiato anche Sicilia, Toscana, Basilicata, Liguria, Umbria e Trentino per la sostenibilità ambientale e la qualità del turismo assieme a 6 luoghi lacustri. Resta anche per quest’anno la Sardegna la regione con la media più alta di vele poiché assieme a Posada hanno conquistato il riconoscimento di Legambiente anche Villasimius (Ca), Baunei (Og) e Bosa (Or); troviamo poi Basilicata e Puglia. Per la Toscana e la Sicilia guadagnano il podio Castiglione della Pescaia (Gr) e Capalbio (Gr), S. Vito lo Capo (Tp) e Santa Maria Salina (Me); la Campania vede le 5 vele con Pollica (Sa) e la Basilicata con Maratea (Pz). Per chi preferisce le vacanze al lago per quest’anno le 5 vele sono state conquistate da Tuoro sul Trasimeno (Pg) perché nonostante l’elevato flusso turistico si è riusciti a rispettare il paesaggio e a tutelarlo; seguono Appiano sulla Strada del Vino (Bz) sul Lago di Monticolo, Fie’ Allo Sciliar (Bz) sul Lago di Fiè nell’Alto Adige, Massa Marittima (Gr) sul Lago dell’Accesa, Molveno (Tn) sull’omonimo Lago in Trentino e Bellagio (Co) sul lago di Como. Ma se avete a cuore una particolare spiaggia che però non è arrivata a essere inclusa nella classifica di Legambiente potete partecipare al concorso La più bella sei tu che si svolge sia su facebook sia su twitter con l’hastag #laspiaggiapiùbella postando le foto e le più belle saranno poi giudicate dagli esperti di Legambiente.

La Guida Blu sarà in libreria dal 3 luglio.

Fonte:  Legambiente

 

Tabacco a km zero per dribblare la crisi: salvati oltre 50mila posti di lavoro

Nei campi di Toscana, Umbria, Veneto e Campania, il tabacco continua a dare lavoro a più di 50mila persone153439289-586x390

Toscana, Veneto, Umbria e Campania, le quattro regioni “tabacchicole”, continuano a essere la spina dorsale della produzione italiana di tabacco, la prima come quantitativi esportati di tutta Europa. A mettere in salvo questo mercato che conta 50mila addetti concentrati nelle quattro regioni del Centro-Sud è stata l’innovativa formula del “Km zero”. Negli scorsi giorni circa mille agricoltori si sono ritrovati a Napoli per celebrare l’anniversario della collaborazione raggiunta fra Coldiretti e Philip Morris Italia che in tempi recenti ha rilanciato la competitività del tabacco italiano sul mercato nazionale. Si tratta di traguardi importanti, specialmente al cospetto di un mercato illecito del tabacco con dimensioni, purtroppo, rilevanti e di fronte a una disoccupazione endemica. In Italia (dati 2010) la filiera del tabacco dà lavoro a circa 200mila persone: 53mila nella coltivazione, 140mila nelle rivendite al dettaglio, 5500 nella prima lavorazione, 740 nella manifattura, 2700 nella rivendita all’ingrosso. L’idea originaria era stata appunto questa, rendere il settore più sostenibile, attuando per la prima volta la formula “Km zero” nel tabacco e riportando il margine dove il valore aggiunto viene generato, ossia nei campi, ha dichiarato, illustrando lo spirito dell’incontro di Napoli, Eugenio Sidoli, presidente e amministratore delegato di Philip Morris Italia. L’apprezzamento per la collaborazione trova una sponda in Sergio Marini, presidente di Coldiretti: L’accordo con Philip Morris Italia ha permesso di rendere la tabacchicoltura più sostenibile e più competitiva ma soprattutto ha offerto una prospettiva al settore in una ottica di miglioramento dell’efficienza di filiera in cui la Coldiretti è fortemente impegnata.

Fonte:  Coldiretti

 

Rifiuti in Campania: Italia verso maximulta Ue

Secondo fonti comunitarie la Commissione Ue defererirà a maggio o giugno l’Italia per la seconda volta alla Corte Ue. Si andrebbe quindi verso una multa per la non esecuzione della prima sentenza della stessa Corte sulla gestione dei rifiuti in Campania374649

In base a quanto si apprende da fonti comunitarie riprese dall’agenzia Ansala Commissione Ue defererirà a maggio o giugno l’Italia per la seconda volta alla Corte Ue, cosa che implica la comminazione di una multa, per la non esecuzione della prima sentenza della stessa Corte sulla gestione dei rifiuti in Campania. “Ci possiamo aspettare che non ad aprile ma alla prossima tornata di procedure d’infrazione a maggio o giugno ci sia il secondo ricorso alla Corte Ue per la non esecuzione della sentenza della stessa Corte del maggio 2010”, hanno riferito le fonti. Il secondo deferimento implica anche il pagamento di sanzioni pecuniarie salate. “E’ andata avanti per troppo tempo, l’Italia ha avuto molti avvertimenti”, hanno sottolineato le fonti, spiegando che per Bruxelles “il cronoprogramma non sembra essere sufficientemente credibile” e che “i piani di gestione non sembrano ugualmente sufficienti”.
La Corte di giustizia Ue ha respinto oggi il ricorso con cui l’Italia chiedeva in sostanza lo sblocco dei fondi europei Fesr destinati al piano di smaltimento dei rifiuti in Campania. Lo stop deciso da Bruxelles, secondo la Corte, è legittimo perché direttamente collegato al finanziamento con soldi Ue delle misure al centro della procedura d’infrazione aperta, ovvero la realizzazione del sistema di gestione e smaltimento dei rifiuti in Campania e, in particolare, per la raccolta differenza.

Comune di Napoli: da Ue atto dovuto

“La decisione della Corte di Giustizia Ue rappresenta un atto dovuto, essendo ancora aperta la procedura di infrazione verso lo Stato italiano iniziata nel 2006”: lo afferma il vicesindaco di Napoli Tommaso Sodano commentando la decisione della Corte di giustizia Ue che ha respinto oggi il ricorso con cui l’Italia chiedeva lo sblocco dei fondi europei Fesr destinati al piano di smaltimento dei rifiuti in Campania. “Si tratta comunque – aggiunge Sodano – di una decisione che non intacca i finanziamenti comunitari a supporto dell’estensione della raccolta differenziata e della realizzazione degli impianti intermedi in città, sui quali l’amministrazione del Comune di Napoli sta puntando”. “L’infrazione europea – spiega Sodano – nasce negli anni della drammatica emergenza rifiuti per la pessima gestione del ciclo e per la mancata raccolta differenziata. Da due anni Napoli non vive più l’emergenza, anche grazie al nuovo clima creatosi tra le istituzioni, cresce la raccolta differenziata, abbiamo aperto le ecologiche, un sito di trasferenza temporanea dei rifiuti e, ora, stiamo lavorando per la realizzazione di impianti di compostaggio. Su queste politiche – conclude Sodano – esiste condivisione da parte dell’Ue e siamo certi che non farà mancare il suo sostegno”.

Fonte: eco dalle città

In Campania è record di ictus e sotto accusa ci sono le nano polveri

Secondo i dati ufficiali dei Neurochirurghi campani la regione Campania registra il triste primato per mortalità per ictus cerebrale, sopratutto nel casertano con un incidenza maggiore per le donne. Non tutti concordano sulle cause e Antonio Marfella oncologo al Pascale di Napoli, più che agli stili di vita, crede nelle cause delle nano polveri da inquinamento.

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Il bollettino di ALICE Associazione per la lotta all’Ictus cerebrale pubblica i dati dell’incidenza di questa malattia nella regione Campania:

In Campania l’Ictus colpisce più dell’infarto cardiaco- 188,1/100.000 casi/abitanti vs. 144,3/100.000. I casi di ictus che riguardano le donne casertane sono 188 ogni 100 mila abitanti rispetto ai 144 casi ogni 100 mila abitanti nel resto del Paese.

Le cause sono individuate dai neurochirurghi nel fumo di sigaretta per cui un fumatore è a rischio 10 volte in più rispetto a un non fumatore. Ma in Campania i fumatori sono il 34% della popolazione contro il 33% del dato nazionale, e allora: com’è che in Campania ci sono più casi di ictus sopratutto verso donne e nel casertano?

Spiega Antonio Marfella oncologo, tossicologo dei Medici per l’ambiente:

La comunità scientifica internazionale, invece, da molto tempo ha centrato il problema delle patologie cardiovascolari acute sulle nanoparticelle pm 2.5 e inferiori che, ormai da decenni si sa, provocano una infiammazione cronica latente (come le sigarette…) che a lungo andare provoca ictus e infarti….da molto tempo a milano studi scientifici ottimi hanno certificato che nelle strade a maggiore traffico veicolare si registrano i picchi massimi di ictus e infarti, a causa delle nanoparticelle pro infiammatorie, e per questo ci vogliono le ZTL…

Possibile dunque che in Campania e sopratutto nel casertano allora vi siano così gravi problemi di traffico, tali da giustificare così tanti casi di ictus?

Si chiede il dott. Marfella:

Fermo restando che certamente sia il fumo di sigaretta sia il traffico hanno la loro notevole importanza è evidente che in Campania e a Caserta esiste un problema aggiuntivo. E adesso facciamo solo un po’ di conti semplici, semplici. Sappiamo bene che ad Acerra esiste e funziona al massimo e senza controlli di nanoparticelle uno dei più grandi inceneritori di Europa con oltre 2000 tonnellate di rifiuti indifferenziati, urbani e industriali, inceneriti ogni giorno. Se facciamo un paragone solo in termini di peso tra pm e nanoparticelle da griglie e TIR per il trasporto si va da un minimo di 0.5 MILIARDI fino a tre miliardi di sigarette fumate ogni giorno ad Acerra e concentrate in un unico punto della Campania. Posto che la diffusione senza controllo di nanoparticelle avviene, a causa dei venti in quota, secondo una ellisse e non cerchio di almeno circa trenta km di raggio facendo centro acerra località Pantano e posto, come ha dimostrato il prof. Capasso della SUN Scienze Ambientali che ad acerra i venti in quota spirano sempre verso Valle di Maddaloni e non verso NAPOLI, ne consegue quindi CON assoluta certezza matematica che il fumo di circa tre miliardi di sigarette al giorno concentrate in un unico punto (Acerra) veleggiano ogni giorno verso le piane chiuse alle spalle di Caserta e Valle di Maddaloni venendo di conseguenza fumate prevalentemente dai casertani.

Intanto in Campania si discute della possibilità che A2A raddoppi le linee di incenerimento.

Fonte: Antonio Marfella su Fb

 

Pompei e Vesuvio: parte la raccolta differenziata con 80 isole ecologiche

Nel sito Archeologico di Pompei e nel Parco Nazionale del Vesuvio il Conai ha installato 80 isole ecologiche e totem informativi che aiuteranno i turisti a differenziare i rifiuti per salvaguardare dei siti che ogni anno accolgono 2.500.000 visitatori.

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La differenza è dell’ospite, l’indifferenza del barbaro”. Con questo messaggio parte il 17 marzo il progetto per potenziare la raccolta differenziata nel sito Archeologico di Pompei e nel Parco Nazionale del Vesuvio, realizzato da Conai, Consorzio Nazionale Imballaggi, con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente, del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, della Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei, della Regione Campania, del Parco Nazionale Vesuvio e di Legambiente Campania. “Il Conai è un ente che garantisce a Istituzioni e Governo che vengano perseguiti e raggiunti gli obiettivi di riciclo di rifiuti di imballaggio raccolti in maniera differenziata: quello del Conai qui in Campania e nel sud d’Italia è un impegno civile da parte di un’organizzazione che, pur avendo personalità giuridica di diritto privato, sente forte la responsabilità di intervenire in luoghi così educativi della storia del nostro Paese”, ha detto Roberto De Santis, Presidente del Conai presentando le 80 mini isole brevettate per la raccolta differenziata e realizzate in plastica riciclata che sono in parte già state posizionate all’interno del sito di Pompei. Di queste, 60 mini isole verranno impiegate per conferire imballaggi in plastica e metalli, imballaggi in carta e cartone, e indifferenziato in 3 sezioni distinte; le altre 20 verranno invece utilizzate per conferire imballaggi in vetro e rifiuto organico. Negli scavi di Pompei, il 2° sito più visitato in Italia con circa 2.500.000 turisti all’anno, e nel Parco Nazionale del Vesuvio, che accoglie invece 500.0000 turisti ogni anno, sono stati installati 25 totem informativi e istituzionali; inoltre, sulle bacheche, localizzate nel Parco Nazionale del Vesuvio, vengono raccontati i materiali con un confronto fra il loro utilizzo nella storia e il processo di lavorazione oggi di ciascuno di essi. “È questa la rotta che dobbiamo seguire: meno grandi opere e più tutela e protezione dei nostri gioielli culturali”, ha detto Michele Buonomo, Presidente di Legambiente Campania. “Potenziare la raccolta differenziata dei rifiuti all’interno dell’area archeologica tra le più importanti al mondo, non a caso dichiarata dall’Unesco ‘patrimonio dell’Umanità’, nonché nell’area del parco del Vesuvio – ha aggiunto – rappresenta un chiaro segnale dopo anni di incuria e abbandono. I crolli e il degrado che hanno in passato violentato questa ricchezza non devono più ripetersi”. Ai visitatori sul Vesuvio, all’atto di acquisto del ticket di ingresso, verrà anche consegnata una shopper compostabile che sarà utilizzato dall’utente per conservare, per tutta la durata della visita, i propri rifiuti. Questi ultimi, alla fine del percorso, verranno conferiti dai turisti in appositi contenitori. “Un anno fa, il Governo ha cominciato la sua opera in maniera molto turbolenta in Campania con l’incombenza dei rifiuti che sembrava irrisolvibile”, ha detto Corrado Clini, Ministro dell’Ambiente. “Le Istituzioni competenti, me compreso, hanno convenuto che la scelta prioritaria per uscire dall’emergenza era quella di potenziare e rafforzare la raccolta differenziata di rifiuti e il recupero del materiale di scarto: non era una scelta facile in un territorio non attrezzato e in cui il ruolo della malavita organizzata ha reso difficile il compito del Governo Oggi – ha sottolineato Clini – a fronte dei numeri che mostrano una Regione arrivata al 45% di raccolta differenziata, possiamo dire però di aver raggiunto dei risultati insperati. A Pompei stiamo facendo qualcosa di concreto così come nel resto della Campania, portando avanti un programma di raccolta differenziata in un posto simbolico in Italia e nel mondo per la cultura: dobbiamo proteggere e valorizzare il patrimonio culturale, ma lo scopo è anche quello di migliorare la vita intorno al sito archeologico, di far crescere la percentuale della raccolta differenziata e di rendere i cittadini partecipi di un percorso di crescita e consapevolezza della cura dell’ambiente, di fermare la malavita organizzata che cresce solo se non c’è capacità di risolvere i problemi. Occorre dunque – ha concluso il Ministro – continuare con determinazione e coraggio su questa strada per sanare questi territori e il resto del Paese”.

Fonte. Eco dalle città

 

Campania. Assessore Romano: con il 45% di raccolta differenziata è la 4° Regione in Italia

L’assessore regionale All’Ambiente, Giovanni Romano: “La regione ha raggiunto il 45% di raccolta differenziata, divenendo la 4° in Italia. Molti Comuni, di tutte le province, hanno ottenuto risultati eccellenti superando anche la soglia del 65%”

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“Avviare la raccolta differenziata negli Scavi di Pompei significa rilanciare l’immagine della Campania nel mondo, significa dimostrare che, anche in tema di rifiuti, si stanno compiendo grandi passi avanti”. È quanto ha detto l’Assessore Regionale all’Ambiente della Campania, Giovanni Romano, commentando l’avvio del progetto del Conai per potenziare il sistema di raccolta differenziata all’interno dell’area archeologica. “Del resto la Regione ha raggiunto il 45% di raccolta differenziata, divenendo la 4° in Italia. Molti Comuni, di tutte le province, hanno ottenuto risultati eccellenti superando anche la soglia del 65%. Andiamo avanti in questa direzione – ha concluso Romano – e ringraziamo il Conai che si è assunto tutti gli oneri dell’iniziativa qui a Pompei”.

Fonte. Eco dalle città