Petrolio. Nei primi sei mesi del 2016 cala il consumo di diesel e benzina

A giugno la domanda totale di carburanti è risultata pari a circa 2,6 milioni di tonnellate, di cui 0,6 milioni di tonnellate di benzina e 2 milioni di gasolio, con un decremento del 2,4% (-65.000 tonnellate)petrol

Stando a dati ancora provvisori, nel mese di giugno 2016 i consumi petroliferi italiani sono ammontati a circa 5,1 milioni di tonnellate, con un incremento pari all’1,1% (+57.000 tonnellate) rispetto allo stesso mese del 2015. Diverso il discorso per la domanda totale di carburanti (benzina + gasolio) che nel mese di giugno è risultata pari a circa 2,6 milioni di tonnellate, di cui 0,6 milioni di tonnellate di benzina e 2 milioni di gasolio, con un decremento del 2,4% (-65.000 tonnellate) rispetto allo stesso mese del 2015. I prodotti autotrazione, a parità di giorni di consegna, hanno rilevato le seguenti dinamiche: la benzina nel complesso ha mostrato un decremento del 5,8% (-40.000 tonnellate) rispetto a giugno 2015, mentre il gasolio autotrazione dell’1,2% (-25.000 tonnellate). Le vendite sulla rete di benzina e gasolio nel mese di giugno hanno segnato rispettivamente un decremento del 4,8% e dello 0,3%. Nel mese considerato le immatricolazioni di autovetture nuove sono aumentate del 12%, con quelle diesel che hanno rappresentato il 57,2% del totale (era il 55,5% nel giugno 2015), mentre quelle di benzina il 32,9%. Quanto alle altre alimentazioni, nel mese considerato, il peso delle ibride è stato pari all’1,8%, mentre quello delle elettriche allo 0,1%. Nei primi sei mesi del 2016 i consumi sono stati invece pari a circa 29,2 milioni di tonnellate, con un incremento dell’1,1% (+309.000 tonnellate) rispetto allo stesso periodo del 2015. La benzina, nel periodo considerato, ha invece mostrato una flessione dell’1,9% (-73.000 tonnellate), il gasolio un incremento dello 0,4% (+46.000 tonnellate). Nei primi sei mesi del 2016 la somma dei soli carburanti (benzina + gasolio), pari a circa 15,1 milioni di tonnellate, evidenzia un decremento dello 0,2% (-27.000 tonnellate). Nei primi sei mesi del 2016 le vendite sulla rete hanno segnato per la benzina un decremento dello 0,6% e per il gasolio un incremento del 2,7%. Nello stesso periodo le nuove immatricolazioni di autovetture sono risultate in crescita del 19,2%, con quelle diesel a coprire il 55,5% del totale, mentre quelle di benzina il 33,9% (oltre 3 punti in più rispetto all’anno precedente). Nei primi sei mesi del 2016, le auto ibride hanno coperto l’1,9% delle nuove immatricolazioni, mentre le elettriche si confermano allo 0,1%.

Clicca qui per vedere i dati per settore

Fonte: Unione Petrolifera

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Il misterioso calo dei rifiuti nei primi tre mesi del 2015

Nei primi mesi del 2015 la produzione rifiuti di alcune delle principali città italiane è in calo rispetto al 2014. Una prima analisi del fenomeno alla luce di una ripresa generale dei consumirifiuti

Analizzando i dati sulla produzione rifiuti nel primo trimestre del 2015, in alcune delle principali città italiane, si evince una diminuzione della produzione complessiva rispetto ai primi tre mesi del 2014. A Milano si è registrata la più corposa inversione di tendenza: a gennaio e febbraio il calo è stato del 5%, stabilizzandosi complessivamente nel primo trimestre a -4%. A Torino il calo nel trimestre è stato più contenuto, circa l’-1,6%, a fronte di un aumento dei rifiuti raccolti in maniera differenziata. Anche a Firenze è avvenuta la stessa cosa: -1,2% il calo della produzione complessiva 2015 rispetto al 2014, mentre quella dei soli rifiuti indifferenziati è scesa del 6,2%. Rimanendo sempre in Toscana, anche a Pisa si è registrato un calo della produzione, pari al-3,2%. Un po’ più a sud, a Perugia assistiamo ad una diminuzione ancora più consistente. Se nel primo trimestre del 2014 la produzione complessiva dei rifiuti era stata di 24.449 tonnellate, negli stessi mesi del 2015 si è scesi a 22.414, un calo di 2.035 tonnellate, pari all’8,3%.   Ancora più a sud invece spicca il dato di Bari dove la produzione complessiva è rimasta stabile, però anche qui si è verificato lo stesso fenomeno che ha visto calare i rifiuti indifferenziati a fronte di un aumento di quelli differenziati dovuto, nel caso specifico di Bari, ad una migliore e capillare raccolta della frazione organica. Il calo generalizzato della produzione dei rifiuti potrebbe significare due cose. La prima è che potrebbe essere un successo delle politiche di riduzione e prevenzione, la seconda, più verosimile è che la ripresa dei consumi non ci sia. Anche se i dati degli ultimi giorni, esemplificativo è quello relativo alle immatricolazioni auto degli ultimi quattro mesi aumentate del +16,2% sui primi mesi del 2014, darebbero l’immagine di un sistema Italia in ripresa. Proviamo ad osservare altri indicatori, per capire se è la stagnazione economica ad incidere sul calo della produzione dei rifiuti. Osservando i dati sui consumi petroliferi nazionali del primo trimestre di quest’anno, ci si accorge che il loro consumo è aumentato solo dello +0,2%. Dove i consumi di benzina sono diminuiti del -3,2% e quelli di diesel sono aumentati del 2,9%. Con il calo dei prezzi del petrolio di circa il -15% ci si poteva aspettare un aumento dei consumi almeno di qualche punto percentuale. Ma il leggero aumento dei consumi petroliferi, da imputare al basso prezzo del greggio, si è visto un po’ di più solo nel riscaldamento, infatti il consumo di Gpl per riscaldamento è aumentato del+14% mentre il consumo di Gasolio del +5,5%. Se al dato dei consumi petroliferi accostiamo anche quello dei consumi energetici, Terna ci dice che “la domanda di energia elettrica si è pressappoco attestata sui medesimi livelli rispetto ai volumi del corrispondente periodo dell’anno scorso; a parità di calendario la domanda è in leggero aumento (+0,2%). La stessa crescita di +0,2% si è avuta in termini congiunturali anche rispetto all’ultimo trimestre 2014”.

Veniamo infine all’indicatore forse più importante. Le vendite di cibo e prodotti di largo consumo (che comportano scarto di imballaggi) sono diminuite? Pare di no. Sentiamo l’Istat: con riferimento ai primi due mesi del 2015, l’indice grezzo registra una variazione positiva dello +0,7%rispetto allo stesso periodo del 2014; le vendite di prodotti alimentari segnano un aumento dell’+1,4%, quelle dei prodotti non alimentari dello +0,2%. Morale: può darsi che nei prossimi dati la discrepanza tra indice vendite dettaglio Istat e quantità dei rifiuti raccolti si risolva. Oppure si vedrà che l’aumento dello 0,7% è stato tutto assorbito da qualche minimo aumento dei prezzi e comunque in generale la gente ha speso un po’ di più, ma ha comprato cibo e cose di maggior valore quindi di minor peso e/o con minori sprechi.

Fonte: ecodallecitta.it

Germania, per la prima volta le rinnovabili sono la principale fonte di elettricità

Carbone e lignite hanno ancora un ruolo centrale ma nel mix elettrico tedesco la prima fonte sono diventate le energie rinnovabili, arrivate quasi al 26% della produzione elettrica lorda. Calano anche le emissioni381517

Anche la Germania, ovvero la principale economia europea, si avvia decisa verso la transizione energetica. Secondo i dati dell’industria elettrica tedesca, Bdew, le energie rinnovabili sono infatti diventate la prima fonte di generazione elettrica del paese, arrivando a coprire il 25,8% del mix elettrico. La generazione da lignite, carbon fossile altamente inquinante, che rappresenta la seconda fonte, ha registrato invece un calo del 3% e quella da carbone, le terza, quasi del 10%. Va comunque sottolineato che la lignite è ancora al 25,6% e che se la si sommasse al 18% del carbone non si potrebbe neppure azzardare il confronto. Tuttavia è indubbio che le fonti più inquinanti inizino a perdere terreno, come confermato anche dalle emissioni di gas serra che nel 2014, dopo 3 anni di aumento, sono calate di circa il 5%, riportando la Germania ai livelli del 2009. Nel dettaglio le rinnovabili hanno raggiunto la produzione record di 157,4 TWh, il 3,3% in più rispetto ai 152,4 TWh del 2013, con l’eolico che ha prodotto 52,4 TWh (+1,3%), le biomasse 42,8 TWh (+4%), il fotovoltaico 35,2 TWh (+13,5%) e l’idroelettrico 20,8 TWh (-9,5%). A questi dati si aggiungono quelli diffusi a fine 2014 da Agora Energiewende. Il think-tank berlinese stima che le emissioni totali della Germania nel 2014 siano scese del 5% rispetto al 2013, con metà del risparmio imputabile ai cambiamenti avvenuti nel settore elettrico.
L’Energiewende, la svolta tedesca verso le fonti pulite, inizia quindi a raccogliere i primi risultati significativi. L’obiettivo è quello di arrivare a generare fino al 60 per cento di  energia elettrica da fonti rinnovabili entro il 2035. Un cambiamento che va di pari passo con l’abbandono del nucleare che sarà definitivamente superato attraverso la chiusura delle ultime centrali nel 2022.  Comunque altre nazioni, tra le quali Italia e Spagna sono più avanti. Nei primi sei mesi del 2014, in Italia, le fonti rinnovabili (con oltre 59 TWh) hanno coperto il 38,6% della domanda e il 44,7% della produzione totale (includendo circa 6-6,5 TWh da biomasse contabilizzati nel termoelettrico).

 

Fonte: ecodallecitta.it

Gennaio-Ottobre: a Torino calano ancora i rifiuti e aumenta la differenziata

Prosegue il ciclo virtuoso di Torino: nel periodo gennaio-ottobre la produzione di rifiuti solidi urbani è calata dell’1,28%, mentre la raccolta differenziata cresce dello 0,5. Percentuali contenute che confermano i dati degli ultimi mesi, e che, per quanto riguarda il calo dei rifiuti, sono in controtendenza rispetto al panorama nazionale380983

Mentre il calo dei rifiuti assodato da Istat per il 2013sembra essersi arrestato , e addirittura pesantemente invertito, nella maggior parte delle città italiane (Milano, Firenze, Pisa, Bari, Pordenone… Leggi qui), Torino si mantiene controcorrente. Negli ultimi mesi la produzione di RSU è risultata in calo costante, al contrario della raccolta differenziata che segna continue, seppur lievi, percentuali in miglioramento.
Non fa eccezione il mese di novembre. Aggiornando i calcoli fatti in precedenza con gli ultimi dati disponibili forniti da Amiat, vediamo che nel periodo Gennaio-Ottobre del 2014 la somma dei rifiuti solidi urbani (RSU) e di quelli raccolti in modo differenziato (RD) si è fermata a 341.953,66 tonnellate, contro le 346.417,16 dello stesso periodo del 2013. Il calo è di 1,29 punti percentuali. La raccolta differenziata è cresciuta invece dello 0,5%: sono state raccolte138.164,04 tonnellate nel 2014, contro le 137.410,8 del 2013.

Fonte: ecodallecitta.it

Consumi elettrici: nel 2013 sono calati del 3,4%. In crescita eolico e fotovoltaico

Terna pubblica i dati provvisori sul consumo elettrico nazionale del 2013. La flessione su base annua è stata del 3,4%, la più significativa di inizio secolo dopo il crollo del 2009. Cresce la produzione di energia elettrica da fotovoltaico ed eolico377704

Per il secondo anno consecutivo il consumo di elettricità in Italia fa registrare un segno meno. I primi dati provvisori elaborati da Terna sul fabbisogno di energia elettrica nell’anno appena concluso fanno segnare una flessione del 3,4% rispetto al 2012, che a sua volta aveva chiuso con un calo dell’1,9% sul 2011. In termini generali si tratta del calo più consistente da inizio secolo dopo quello del 2009, quando il decremento sull’anno precedente fu pari al 5,7%. Il totale dell’energia richiesta in Italia nel 2013 ammonta a 317,1 miliardi di kilowattora. In minima parte ha influito il calo delle giornate lavorative (il 2012 è stato un anno bisestile), ma anche tenendo conto di questo elemento resta una flessione “netta” del 3,1%. A livello territoriale le flessioni più consistenti si registrano in Sardegna(-16,4%) e nella macroarea del Nord-Ovest (-7,8%) che include Liguria, Piemonte e Valle d’Aosta. Secondo le prime stime, nel 2013 la domanda di energia elettrica è stata soddisfatta per l’86,7% con produzione nazionale (di cui 56,8% termoelettrica, 16,5% idroelettrica, 1,7% geotermica, 4,7% eolica e 7,0% fotovoltaica) e per la quota restante (13,3%) dal saldo dell’energia scambiata con l’estero. In dettaglio, la produzione nazionale netta (277,4 miliardi di kWh) è in diminuzione del 3,6% rispetto al 2012. In aumento le fonti di produzione idroelettrica (+21,4%), fotovoltaica(+18,9%), eolica (+11,6%) e geotermica (+1,0%); in calo invece la fonte termoelettrica (-12,0%). Per quanto riguarda invece il mese di dicembre 2013, la quantità di energia elettrica richiesta in Italia, pari a 26,1 miliardi di kWh, ha fatto registrare una flessione del 2,2% rispetto a dicembre dello scorso anno. Gli effetti di temperatura e calendario in qualche modo si bilanciano, dal momento che c’è stata una giornata lavorativa in più, ma la temperatura media mensile è stata di circa un grado e mezzo superiore. I 26,1 miliardi di kWh richiesti nel mese di dicembre 2013 sono distribuiti per il 45,5% al Nord, per il 29,0% al Centro e per il 25,5% al Sud. A livello territoriale, la variazione della domanda di energia elettrica di dicembre 2013 è risultata ovunque negativa: -2,5% al Nord, -1,8% al Centro e -2,1% al Sud. Nel mese di dicembre 2013 la domanda di energia elettrica è stata soddisfatta per l’86,3% con produzione nazionale (-1,8% della produzione netta rispetto a dicembre 2012) e per la quota restante (13,7%) dal saldo dell’energia scambiata con l’estero (-5% rispetto a dicembre 2012). In dettaglio, la produzione nazionale netta (22,7 miliardi di kWh) è calata dell’1,8% rispetto a dicembre 2012. In particolare, è ancora in crescita la fonte di produzione fotovoltaica (+27,1%) mentre risulta in flessione la fonte eolica (-36,9%). Sostanzialmente invariate le fonti idrica e termica.

 

Scarica il rapporto mensile di Terna [0,96 MB]

Rapporto mensile sul sistema elettrico. Consuntivo dicembre 2013 – Terna

 

Fonte: ecodallecittà

Da ottobre bollette gas in forte calo -3%, luce -0,8%

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Dal 1° ottobre bollette del gas e dell’energia elettrica in significativa discesa per i consumatori serviti in tutela. L’Autorità per l’Energia ha infatti deciso di ridurre del 3% i prezzi di tutela del gas naturale e dello 0,8% quelli dell’energia elettrica nel prossimo trimestre ottobre-dicembre. Ancor più significativo il calo cumulato della bolletta del gas che da aprile (-4,2%), a luglio (-0,6%) e ora -3% porta ad una riduzione complessiva del 7,8%, pari ad un risparmio totale medio di circa 100 euro a famiglia-tipo nel periodo dei maggiori consumi invernali. Di fatto, quindi, per il gas, il calendario torna indietro di due anni, azzerando tutti gli aumenti della materia prima dal 2011 ad oggi. Nello specifico, con questo aggiornamento, l’ulteriore riduzione della spesa su base annua sarà di circa 37 euro per il gas e, per l’energia elettrica, di circa 4 euro. La netta diminuzione del prezzo del gas è l’effetto concreto della riforma avviata dall’Autorità nel 2011, in un contesto di profondi mutamenti a livello nazionale e internazionale, per trasferire ai consumatori i benefici derivanti dal progressivo azzeramento dello spread di prezzo tra il mercato all’ingrosso italiano e quello dei principali hub europei; azzeramento oggi ancora valido, ad eccezione dei costi di trasporto internazionali. Con la riforma sono state introdotte nuove regole per promuovere un mercato all’ingrosso del gas liquido e flessibile per rivedere il metodo di calcolo dei prezzi del gas dei clienti in tutela, attraverso una revisione complessiva, organica e strutturale, tale da garantire al consumatore finale un adeguato livello di tutela e prezzi aderenti ai costi e, quindi, il più efficienti possibili. La novità sostanziale del metodo di calcolo della bolletta dal 1° ottobre è l’utilizzo al 100% dei prezzi spot del gas che si formano sui mercati nel trimestre dell’aggiornamento (in questo caso ottobre-dicembre) e non più dei contratti di fornitura di lungo periodo indicizzati alle quotazioni dei prodotti petroliferi dei nove mesi precedenti: in questo modo, il consumatore finale paga il gas al valore effettivo del momento in cui lo consuma. Per il primo anno termico, il 2013-2014, saranno utilizzate le quotazioni a termine rilevate presso l’hub olandese TTF (Title Transfer Facility) e, in seguito, quelle che si formeranno nel nuovo mercato a termine recentemente avviato dal GME. Una svolta che può essere definita epocale, in quanto viene definitivamente archiviato un meccanismo obsoleto che non riflette più i costi di approvvigionamento dei venditori nel mercato e fa sì che i prezzi del gas vengano definitivamente svincolati da quelli del petrolio. Per tutelare le famiglie dal rischio di futuri rialzi delle quotazioni spot – per loro natura più soggette alla volatilità dei mercati – l’Autorità ha introdotto anche un meccanismo regolatorio che introduce uno ‘scudo’ pro-consumatori rispetto ai picchi di prezzo. Il meccanismo, inoltre, garantisce alle imprese di vendita la necessaria gradualità nell’attuazione della riforma e contribuisce a promuovere la rinegoziazione dei contratti pluriennali, ma anche a sviluppare la liquidità del mercato. Altre innovazioni nel metodo di aggiornamento della bolletta gas riguardano le voci a copertura di costi per servizi quali la commercializzazione all’ingrosso, al dettaglio e il trasporto mentre sono state cancellate alcune componenti (in particolare, quella a copertura del servizio di stoccaggio inclusa nel prezzo della materia prima). Per informare i consumatori sulle principali novità della riforma, l’Autorità ha previsto che in tutte le bollette dei clienti serviti in tutela sia inserito un apposito messaggio, con l’invito a rivolgersi anche al numero verde 800.166.654 per ogni ulteriore chiarimento. Per l’energia elettrica, la diminuzione della bolletta è stata possibile per effetto del calo dell’1,2% della componente relativa al dispacciamento, il servizio che serve soprattutto per garantire il costante equilibrio fra immissioni e prelievi nella rete e, quindi, la sicurezza del sistema. Questa diminuzione è l’effetto, in particolare, dell’applicazione dei recenti provvedimenti dell’Autorità (deliberazioni 239/2013/R/eel e 285/2013/R/eel) che hanno introdotto misure specifiche per il contenimento degli oneri di dispacciamento anche con interventi per bloccare i comportamenti speculativi dello scorso anno in alcune zone del Paese, in attesa della riforma strutturale del bilanciamento elettrico. Il complesso degli oneri generali risulta in leggero aumento (+0,36%) per la necessità di gettito a copertura della componente A3 che incentiva le fonti rinnovabili e assimilate e della componente A5 per il sostegno della ricerca. Nel dettaglio, dal 1° ottobre, il prezzo di riferimento dell’energia elettrica sarà di 19.049 centesimi di euro per kilowattora, in calo rispetto al trimestre precedente, di 0,147 centesimi di euro, tasse incluse.

Fonte: AEEG

Il picco del trasporto merci in Europa: -20% in cinque anni

Il trasporto su strada rappresenta il 70% del totale. La riduzione su un periodo di cinque anni è indice di una crisi strutturale che non può essere risolta basandosi sulle fonti non rinnovabili.

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In 5 anni, tra il 2008 e il 2013, in Europa il trasporto delle merci su strada è diminuito ben del 20%, passando da 1,6 a 1,3 miliardi di tonnellate, ritornando ai valori del 2003-2004 (1). E’ una variazione significativa, soprattutto se si tiene conto che il trasporto su gomma rappresenta circa il 70% del trasporto totale. Anche il trasporto su ferrovia è calato del 24%. Tutti i solerti ed entusiastici propugnatori di nuove linee ferroviarie, autostrade e tunnel dovrebbero tenere bene in mente queste cifre. Gli alti prezzi del petrolio, causati dal picco della produzione di greggio convenzionale, stanno poco per volta sgonfiando la domanda di merci, il che dovrebbe essere considerato un fatto positivo da tutti coloro che si augurano una riduzione delle emissioni di CO2. Ciò che lascia piuttosto perplessi è la scarsa capacità di previsione delle analisi effettuate dagli specialisti. Secondo il Fraunhofer Institut, che ha sviluppato un complesso modello denominato ITREN-2030, rispetto al 2005 il trasporto merci su gomma dovrebbe aumentare del 20% nel 2015 e del 25% nel 2020. (2) Sono cifre che fanno a pugni con la realtà. La crisi del 2008-2009 non è stata un’influenza passeggera facilmente superabile, poichè si tratta di una crisi strutturale da cui non è possibile uscire continuando a basarsi su fonti non rinnovabili.

(1) Fonte Eurostat. Nel grafico in alto non è incluso il Regno Unito, poichè non sono disponibili i dati relativi al 2011 e 2012. In tale nazione il trasporto è comunque calato del 15% tra il 2008 e il 2010. Se si considerano le tonnellate-km. la diminuzione è minore, pari al 12%, il che significa che nel frattempo è cresciuta la distanza media dei trasporti.

(2) Si tratta dello “scenario integrato” pubblicato nel 2010, che tiene già conto della crisi 2008-2009 e degli alti prezzi del petrolio. I dati relativi al trasporto merci sono a p. 140

Fonte. Ecoblog

L’inquinamento all’interno del corpo

L’inquinamento non è solo nell’acqua, nella terra e nell’aria, ma anche all’interno dei nostri corpi. Una rilevazione dei CDC di Atlanta mostra che la popolazione USA mantiene livelli significativi e stabili di metalli pesanti e pesticidi nelle proprie cellule.

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Si misura, si parla e si discute di inquinamento dell’aria, dell’acqua e del terreno, ma spesso si trascura di parlare di quello che ci dovrebbe preoccupare di più: l’inquinamento  all’interno dei nostri corpi. L’organismo ha delle difese naturali contro le sostanze tossiche: se ne occupano quotidianamente l’apparato digerente, il fegato e i reni. Tuttavia la rivoluzione industriale e la chimica in pochi decenni hanno introdotto nella biosfera elementi e composti contro cui gli organismi non hanno difesa, perché non sono mai stati presenti duranti  milioni di anni di evoluzione (1). Il ritmo di esposizione a questi inquinanti è in genere  più elevato della velocità con cui l’organismo se ne disfa. Di conseguenza, le sostanze tossiche si accumulano nell’organismo. Il report pubblicato di recente dal CDC di Atlanta non lascia adito a dubbi: nel sangue della popolazione USA sono presenti livelli significativi di almeno 8 metalli pesanti ed altrettanti residui di pesticidi, oltre alla nicotina, al benzene e al fluorene. Il grafico in alto mostra i livelli ematici mediani di Arsenico, Cesio e Piombo, mentre il fondo al post sono riportati Cadmio, Bario, Cobalto e Mercurio. (2) La maggior parte degli inquinanti è inoltre stabile nel tempo, con l’unica eccezione della nicotina, che si è dimezzata e del piombo che è in lieve calo. Questi livelli di contaminazione  indicano che i nostri corpi sono diventati delle vere e proprie discariche. E’ difficile valutare l’impatto sulla salute di centinaia di sostanze tossiche interagenti tra loro, anche se in piccola quantità: cancro, problemi circolatori, stress, perdita di attenzione, demenza senile?

Una recente ricerca californiana mostra ad esempio che donne nate tra il 1959 e il 1967, prima della messa al bando del DDT (non monitorato nelle tabelle CDC), mostrano problemi di ipertensione poiché sono state esposte all’insetticida durante la loro fase prenatale.

Come disintossicarsi? Mangiando cibi sani (leggi biologici, cioè senza pesticidi) ed evitando il più possibile il contatto con sostanze chimiche di sintesi sia in casa che al lavoro.

Attenzione inoltre alle diete rapide. Perdere peso in fretta può avere l’effetto indesiderato di spostare le sostanze tossiche dai tessuti adiposi al sangue, per poi  depositarsi nei muscoli o nel cervello dove potrebbero fare più danni.

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(1) Ad esempio metalli come Piombo, Mercurio, Uranio, Cadmio Cromo e Cesio che non si trovano naturalmente nell’ecosistema, oltre ai milioni di composti chimici di sintesi, dal DDT in giù.

(2) Il valore mediano è quello che divide in due la popolazione: ad esempio nel caso dell’Arsenico, metà degli americani ha meno di 8 µg/litro e l’altra metà ne ha di più. Il CDC usa la mediana e non la media perchè quest’ultima verrebbe notevolmente alzata dai valori molto elevati presenti in una piccola percentuale della popolazione. In molti casi, il 5% della popolazione più esposta presenta livelli  di inquinanti anche oltre 10 volte più alti del valore mediano.

 

Fonte: ecoblog

Il ghiaccio artico cala come gli scorsi anni, ma è più frammentato

Per la prima volta, ci sono zone con meno del 70% della superficie coperta di ghiaccio, anche in prossimità del polo nord. In molti punti la calotta compatta lascia quindi posto a banchi di ghiaccio più o meno isolatiConcentrazione-ghiaccio-artico-14-ago-2013-586x449

La fusione estiva della calotta artica procede come negli ultimi 5 anni, cioè molto al di sotto della media 1980-2010, ma senza raggiungere i livelli record delle scorso anno, quando per la prima volta nella storia si è toccato il minimo assoluto di 3,5 milioni di km² (a fronte di una media trentennale di oltre 6,5 milioni di km²). Quest’anno le condizioni meteorologiche hanno portato temperature un po’ più basse sull’artico rispetto alle condizioni di eccezionale “tepore” del 2012. Si aggiunge però un altro elemento di preoccupazione: quest’anno ci sono molte zone con meno del 70% dell’area coperta da ghiaccio (1), per cui la calotta compatta lascia il posto a banchi di ghiaccio più o meno isolati. Come si vede dalle immagini satellitari acquisite tramite sensore a microonde AMSR-2, la calotta è compatta solo nell’emisfero occidentale, a ridosso della Groenlandia e delle isole canadesi, mentre nell’emisfero orientale esiste un’ampia fascia che attraversa la calotta dallo stretto di Bering alle isole Svalbard in cui l’area coperta dal ghiaccio è minore del 70%. Ci sono alcune zone in prossimità del polo nord in cui la concentrazione è persino inferiore al 50%. E’ improbabile che la maggiore frammentazione della calotta possa portare ad un’accelerazione del disgelo in quest’ultimo mese, prima del recupero invernale, ma rappresenta in ogni caso un indice di cattiva salute del ghiaccio, come il suo scarso spessore e la costante diminuzione del volume complessivo della calotta.

(1) Ricordiamo che per il NSIDC una regione marina risulta coperta da ghiaccio, quando esso rappresenta più del 15% dell’area in questione.

 Fonte: ecoblog