Auto elettrica: in California è boom

Ostacolata per decenni dall’industria petrolifera, l’auto elettrica sta vivendo un momento di successo nel più popoloso stato americano. Restano da risolvere i problemi di autonomia e di prezzoTesla-2014

Ostacolata per decenni dall’industria petrolifera, l’auto elettrica sta conquistando sempre più adepti in California, Stato nel quale si sta sviluppando una rete di distributori sempre più capillare. Sono circa 150mila i californiani che sono passati all’auto elettrica per potersi spostare a impatto zero. La Tesla elettrica, per esempio, ha un’autonomia di 300 chilometri e garantisce ai suoi possessori spostamenti piuttosto lunghi, ma è ovvio che una diffusione su larga scala potrà avvenire soltanto con una rete in grado di consentire ai “pionieri” dell’elettrico di potersi muovere senza il rischio di rimanere a piedi a causa dell’esaurimento della batteria. Come è accaduto spesso sia sui temi ambientali che per quanto riguarda i diritti civili, la California si sta imponendo come uno Stato modello e il governatore Jerry Brown farà parte della folta delegazione statunitense alla COP21 di Parigi che inizierà fra pochi giorni. Ma i problemi, ovviamente, non sono soltanto quelli relativi alla rete distributiva. Una Tesla elettrica costa attualmente 100mila dollari, una cifra piuttosto proibitiva, ma va detto che la Nissan Leaf o la Chevrolet Volt hanno prezzi decisamente più abbordabili, anche se la loro autonomia è inferiore, fra i 50 e i 250 chilometri, elemento che le rende maggiormente dipendenti dalla rete di distribuzione. Attualmente il rapporto fra distributori e autovetture elettriche è di 1 a 10 e solamente una situazione maggiormente equilibrata potrà far sì che il fenomeno si espanda ulteriormente contribuendo a migliorare la qualità dell’aria di uno Stato che, fra l’altro, sta facendo i conti con la più grande siccità della sua storia.

Fonte: ecoblog.it

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California, la siccità continua e ora c’è chi ruba l’acqua

Nella West Coast è in atto la più grande siccità della storia della California.475040360

Negli scorsi mesi Ecoblog vi aveva raccontato dell’emergenza-siccità in California e delle iniziative prese dal governatore Jerry Brown per razionare l’acqua. Dall’inizio di aprile si è arrivati al razionamento dell’acqua, un taglio sistematico e obbligatorio del 25% della disponibilità idrica che ha provocato una proliferazione di furti e utilizzi impropri dell’acqua. Dalla deviazione di una cascata effettuata da un gruppo di naturisti della Silicon Valley alla riserva d’acqua di un camion dei pompieri “risucchiata” nella Sierra Nevada, fino ai 2500 litri d’acqua rubati in un cantiere a San Ramon, in California l’acqua sta diventando tanto preziosa quanto lo è nelle aree più desertiche del Pianeta. Gli effetti del riscaldamento globale, dunque, interferiscono con la vita quotidiana della persone, togliendo loro ciò che in passato sembrava scontato. La scorsa settimana una cisterna di un camion della Marina è stata rubata ad Oakland, mentre a Sacramento un operaio ha tentato di rubare migliaia di litri d’acqua collegando un tubo a un idrante. I ladri d’acqua non esitano a spingersi oltre. Il Porterville Recorder ha raccontato che nella notte fra il 22 e il 23 maggio un pick up ha preso d’assalto un centro incaricato di aiutare le persone messe in difficoltà dalla siccità. E così nello stesso stato che ospita l’industria cinematografica più potente del mondo e le sedi di tutti i colossi del web, l’acqua diventa un bene non più comune, con i casi-limite di persone che non possono lavarsi i denti e che devono risparmiare anche sulle ritirate della toilette. Per quanto riguarda le deviazioni dei corsi d’acqua, sono state segnalate numerose appropriazioni indebite da parte dei coltivatori di marijuana, pianta che richiede ingenti risorse idriche per proliferare. La legge e il governo californiano hanno fatto la loro parte, ora tocca ai cittadini mettersi in testa che non ci si può più concedere il lusso di irrigare il proprio prato all’inglese quando ci sono migliaia di californiani che non hanno nemmeno l’acqua per la propria igiene personale.

Fonte:  Le Monde 

California, volontari in azione a Santa Barbara

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23 maggio 2015, ore 17:00 – Nelle scorse ore centinaia di persone erano al lavoro sulle spiagge della zona di Santa Barbara, in California, per ripulirle dal petrolio che le ha invase dopo la rottura di un oleodotto. Si tratta, questo, dell’ennesimo disastro ambientale causato da uno sversamento di idrocarburi, un fatto tanto grave da persuadere il governatore californiano a dichiarare lo stato d’emergenza. Le spiagge sono state chiuse così come in un ampio tratto di mare è stata proibita la pesca. “Con una cosa del genere ci possono volere giorni, settimane per cercare di riportare tutto alla normalità e rimettere in sicurezza le spiagge non solo per i turisti ma per l’ambiente marino”. ha spiegato David Mosley, protavoce della guarda costiera di Santa Barbara. La Plains All America Pipeline, proprietaria dell’oleodotto, ha fatto sapere di essere riuscita a recuperare finora 30mila litri dei quasi 80mila finiti in mare. Workers clean oil from the rocks and beach near Refugio State Beach in Goleta, California, May 22, 2015. The oil company behind a crude spill on the California coast vowed to do the “right thing” to clear up the mess, even as reports emerged of past leaks involving its pipelines. Plains All American Pipeline made the pledge as it said nearly 8,000 gallons of oil had been scooped up, out of some 21,000 gallons believed to have flooded into the ocean near Santa Barbara, northwest of Los Angeles. AFP PHOTO/ MARK RALSTON (Photo credit should read MARK RALSTON/AFP/Getty Images)

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California, fuoriuscita di petrolio minaccia la spiaggia di Refugio State – FOTO

Le drammatiche conseguenze della perdita di petrolio avvenuta nella tarda mattinata di martedì davanti alla spiaggia di Refugio State, in California

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La rottura di un oleodotto della Plains All-American Pipeline ha provocato ieri la formazione di un’enorme chiazza di petrolio nell’oceano, nei pressi della spiaggia di Refugio State, a circa una quarantina di chilometri da Santa Barbara, in California. La perdita è stata notata nella tarda mattinata di ieri da un cittadino che stava percorrendo la strada costiera 101. L’allarme ha portato l’azienda a chiudere immediatamente la conduttura che aveva provocato la perdita, ma il danno era già stato fatto. Secondo un primo rapporto oltre 80 mila litri di petrolio si sarebbero riversati in acqua provocando una chiazza ampia oltre 6 chilometri. La Guardia Costiera statunitense è impegnata da ieri nel monitoraggio delle operazioni di pulizia, sia sulla costa che al largo, mentre decine di volontari si sono fatti avanti per salvare la fauna coinvolta. Nonostante al momento non si segnalino ufficialmente danni alla fauna selvatica, le drammatiche immagini che arrivano dagli Stati Uniti sembrano dire il contrario. Ad oggi, sempre secondo i dati ufficiali, sono stati recuperati circa tremila litri di petrolio.

Fonte: ecoblog.it

Siccità, la California raziona l’acqua per la prima volta

La decisione arriva a un anno dalla raccomandazione di ridurre volontariamente del 20% i consumi idrici. Per la prima volta nella storia della California, il governatore Jerry Brown ha ordinato il razionamento obbligatorio dell’acqua: un taglio del 25% dell’erogazione dell’acqua dopo quattro anni di siccità. Le cause? Sono fondamentalmente due: gli sprechi dei cittadini e il global warming che si sta traducendo in una siccità ormai cronica che rischia di mettere in serio pericolo l’agricoltura di uno stato che, tanto per fare un esempio, è sempre stato il “vigneto” d’America.

California razionamento acqua 2015

Brown c’aveva provato con le buone un anno fa, chiedendo alla cittadinanza di ridurre volontariamente del 20% i consumi idrici, ora è dovuto passare alle maniere “forti”, con una direttiva non negoziabile che impone il taglio obbligatorio del 25% dei consumi. Brown per ufficializzare la parziale chiusura dei rubinetti californiani ha scelto la Sierra Nevada… priva di neve:

Siamo in piedi sull’erba secca dove dovrebbero esserci due metri di neve,

ha detto spiegando che in futuro occorrerà “agire diversamente”. Brown è sceso nel dettaglio con un esempio concreto, affermando che il praticello di casa annaffiato ogni giorno è “cosa del passato”.

Le stime Onu prevedono gravi crisi idriche nei prossimi dieci anni: nel 2025 due terzi della popolazione del globo potrebbe trovarsi in situazione di siccità, mentre nel 2050 la richiesta globale di acqua dovrebbe aumentare del 40%. L’ordinanza di Jerry Brown riguarderà i consumi urbani, senza andare a incidere sul consumo per scopi agricoli che rappresenta tre quarti del consumo complessivo. Insomma stop all’irrigazione degli spazi verdi spartitraffico, mentre verranno calmierate le irrigazioni dei parchi cittadini, dei campi da golf, dei campus universitari e dei cimiteri. Per scoraggiare l’irrigazione di questi ultimi le utility dell’acqua californiane hanno ottenuto il permesso di alzare le tariffe delle bollette.468282900

Fonte:  Bbc

© Foto Getty Images

California, impianto fotovoltaico di 16 kmq servirà 160mila abitazioni

Il ministro dell’Interno Sally Jewell ha inaugurato l’impianto fotovoltaico che avrà una potenza di 550 milioni di watt. Il Desert Sunlight Solar Farm è uno dei più grandi impianti fotovoltaici del mondo e quando sarà a pieno regime, grazie al sole della California, potrà illuminare 160mila abitazioni della West Coast. La sua estensione è da record: 16 chilometri quadrati, vale a dire un quadrato con lati di quattro chilometri. La potenza energetica di questa “fattoria solare” sarà di 550 milioni di watt, una quantità di energia sufficiente a illuminare e scaldare 160mila abitazioni. L’impianto sorge su terreni di proprietà pubblica gestiti dal Federal Bureau of land management e a tagliare il nastro della “solar farm” è arrivato nientemeno che il ministro dell’Interno, Sally Jewell, a testimonianza dell’impegno dell’amministrazione Obama sulle rinnovabili. L’esplosione della bolla del fracking potrebbe dare nuovo impulso alle rinnovabili ed è evidente che un impianto come questo, nello Stato più democratico, green ed engagé d’America. Questo è l’inizio di un futuro a energia rinnovabile. Prima del 2009 nessun progetto solare aveva ricevuto alcuna autorizzazione su terra pubblica, ma da allora i permessi nel Sud-Ovest degli Stati Uniti per impianti simili sono stati 29,

ha dichiarato il ministro accendendo simbolicamente un interruttore.

Proprio la California è uno degli Stati federali maggiormente impegnati nel campo dell’energia pulita: il governatore Jerry Brown ha fissato l’obiettivo di avere il 50% di energia utilizzata nello Stato da fonti rinnovabili entro il 2030. L’amministrazione Obama ha destinato 90 kmq di terreno in California per sostenere progetti di energia pulita.1622893073-586x389

© Foto Getty Images

Fonte: ecoblog.it

Carbon farming: l’agricoltura bio sequestra carbonio nel suolo

Secondo esperimenti condotti in California, l’uso dei compost nei campi permette di immagazzinare piu’ carbonio nel suolo, sequestrandolo dall’atmosfera. Gli agricoltori che usano queste pratiche sono ricompensati con crediti di carbonio.

Il suolo agricolo assorbe naturalmente il carbonio e di conseguenza sequestra anidride carbonica dall’atmosfera. L’uso di pratiche biologiche, come l’uso del compost come fertilizzante, puo’ fare una grande differenza e aumentare la enormemente la quantita’ sequestrata. E’ cio’ che ha dimostrato un allevatore della California, John Wick, che ha effettuato per diversi anni una ricerca in collaborazione con l’Universita’ di Berkeley; uno strato di compost di poco piu’ di un centimetro di spessore e’ stato disperso sui pascoli e dopo tre anni il suolo ha un contenuto di carbonio significativamente piu’ alto dei pascoli di controllo. Parte di questo carbonio extra proviene dal compost e parte dalla crescita dell’erba che e’ stata stimolata dal compost. Secondo la ricerca di Berkeley, se il compost fosse applicato al 5% dei pascoli californiani, il suolo potrebbe immagazzinare l’equivalente  di un anno di emissioni dell’agricoltura industriale californiana; se cio’ fosse esteso al 25% dei pascoli, il suolo potrebbe assorbire il 75% delle emissioni della California. Si tratta di cifre impressionanti, che potrebbero dare un impulso straordinario all’agricoltura biologica,  visto che gli agricoltori bio verranno ricompensati con crediti di carbonio nel meccanismo cap and trade.Carbon-farming

Fonte: ecoblog.it

Topaz: attivata in California la centrale solare più grande del mondo

Un impianto fotovoltaico gigante, da 500MW di potenza e 9 milioni di pannelli solari installati su un’area di 25 km quadrati: è Topaz, la centrale solare più grande mai costruita fino ad ora. Appartiene a MidAmerican Solar ed è stata realizzata a San Luis Obispo County381267

Mancavano gli ultimi 40MW da allacciare per completare la rete di Topaz, la centrale solare più grande mai costruita fino ad ora, e l’azienda proprietaria (la MidAmerican Solar) prevedeva di concludere i lavori nel 2015. Con qualche mese d’anticipo rispetto ai piani, il mega impianto fotovoltaico è già stato attivato a San Luis Obispo County.  La centrale – che è costata circa 2,5 miliardi di sollari – servirà ad alimentare oltre 160.000 abitazioni, grazie ai suoi 9 milioni di pannelli fotovoltaici, che coprono una superficie di oltre 25 km quadrati.  Nonostante si tratti di una delle forme di energia più pulite al mondo, le dimensioni della struttura hanno sollevato diverse polemiche fra gli ambientalisti e le amministrazioni locali, preoccupati delle conseguenze dell’opera su fauna e flora circostanti. Alla fine l’impresa ha potuto portare a termine i lavori solo impegnandosi a garantire la rigenerazione del suolo a proprio carico al termine dell’attività lavorativa della centrale, che non potrà superare i 35 anni.

(Foto: popularlogistics.com)

Fonte: ecodallecitta.it

Schwarzenegger: “La mia lotta contro i cambiamenti climatici”

Nel suo discorso al Palais d’Iéna, l’attore e politico ha portato l’esempio della California, modello virtuoso di un’economia in crescita e attenta alla questione ambientale

Arnold Schwarzenegger ospite al Palais d’Iéna ha mostrato i muscoli dei sostenitori del riscaldamento globale, parlando al cospetto del ministro per gli Affari Esteri Laurent Fabius e dell’inviato speciale delle Nazioni Unite per il clima Mary Robinson,

il film di cui sto per parlarvi oggi non è fantascienza il cambiamento climatico è una realtà che ha già incidenza sulle nostre vite,

ha detto l’attore che ha da poco concluso le riprese del quinto episodio di Terminator.

Dopo il fallimento della Conferenza sul clima di Copenaghen 2009, l’allora governatore della California decise di fondare l’R20, una coalizione di regioni impegnate nella lotta contro il riscaldamento globale: attualmente la coalizione raggruppa 500 città e regioni impegnate in prima linea nella ricerca di soluzioni pratiche riguardanti le questioni climatiche.

Schwarzy non ha usato perifrasi, andando al cuore del problema:

Sette milioni di morti sono causati, ogni anno, dall’esposizione all’inquinamento atmosferico, dalle siccità, dagli uragani fuori controllo. Gli scienziati prevedono una povertà crescente, la fame nel mondo se noi non faremo nulla: è uno scenario molto più inquietante di quello di qualsiasi film ed è per questo che mi sono impegnato in questa crociata, Bisogna invertire la tendenza e perciò bisogna pensare differentemente.

Schwarzenegger ha poi aggiunto ironicamente che amerebbe utilizzare i modi spicci di Terminator con i climatoscettici:

in questo modo mi sarebbero sufficienti cinque minuti per convincerli che i gas serra sono un inquinante.

Riguardo alle politiche della California – del quale è stato governatore dal 2003 al 2011 – Schwarzenegger ha sottolineato il ruolo pionieristico dello Stato che da sempre è in prima linea per quanto riguarda diritti civili ed ecologia:

Non abbiamo atteso nessuno: né il governo federale, né un accordo internazionale per agire. La California dispone di un’efficienza energetica del 40% superiore a quella degli Stati Uniti. Il che significa che se il apese avesse seguito iulo nostro cammino noi potremmo liberarci del 75% delle centrali a carbone. Non c’è un aria repubblicana o un’aria democratica, c’è l’aria che respiriamo tutti.

Nel discorso di Schwarzenegger non può mancare un riferimento ai benefici anche economici di politiche eco-friendly, perché molto spesso è proprio l’anti-economicità una delle principali confutazioni di chi vuole smontare i principi della green economy:

Ci hanno trattato come folli ci è stato detto che la nostra economia sarebbe deragliata. Le industrie dell’automobile ci hanno dichiarato guerra quando abbiamo voluto introdurre norme sui carburanti. Ma è successo il contrario. L’economia californiana cresce più di quella del Paese. Attiriamo più della metà di tutti gli investimenti “green” degli Stati Uniti. Non bisogna scegliere fra ambiente ed economia.

 

 

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Fonte:  Le Monde

© Foto Getty Images

Sacchetti, usa e getta in plastica banditi in California da luglio 2015. Si attende firma del governatore

Con 22 voti a favore e 15 contrari, il Senato della California ha votato il disegno di legge che chiede la chiede la messa al bando di tutti i sacchetti di plastica usa e getta non compostabile in tutto lo Stato. Si attende la firma del Governatore Jerry Brown entro il 30 settembre. Il provvedimento sarebbe operativo da luglio 2015 (alimentari e farmacie) e dal 2016 per tutti gli altri negozi380115

Di un bando dei sacchetti nell’intera California si parlava da anni, almeno da quando Los Angeles adottò il provvedimento che ne vietava l’uso nel 2007, seguita nel corso degli anni da un centinaio di comuni. La prima proposta di legge nazionale venne presentata nel 2010, ma la massiccia reazione dei colossi dell’insustria plastica fece naufragare il progetto. (La sola Hilex Poly – il più grande gruppo americano per la produzione di buste in polietilene – spese oltre 1 milione di dollari in pubblicità, per diffondere la propria campagna contraria al divieto).
febbraio di quest’anno il progetto di bando venne recuperato dal senatore Alex Padilla, che presentò una proposta di legge (testo originalequi) che chiedeva l’eliminazione di tutte le buste di plastica usa e getta dai supermercati, dagli alimentari, dalle farmacie e dai rivenditori di liquori, offrendo in alternativa sacchetti compostabili, di carta o di plastica riutilizzabile a dieci centesimi. (Alternative a cui il senatore Padilla ha sempre pubblicamente dichiarato di preferire le sporte in stoffala soluzione più ecologica di tutte).  Questa stessa proposta di legge è stata votata ora con 22 voti a favore e 15 contrari dal Senato della California, rendendo sempre più probabile l’entrata in vigore del provvedimento.  Perché ciò avvenga, il progetto dovrà essere tramutato in legge entro il 30 settembre e firmato dal governatore democratico Jerry Brown, che al momento non avrebbe ancora rilasciato dichiarazioni ufficiali in merito. Se il Governatore firmerà il provvedimento la legge entrerà in vigore a luglio 2015, cominciando con alimentari e farmacie, per poi estendersi a tutti i tipi di negozi l’anno successivo.

Fonte: ecodallecitta.it

Quale legame tra pesticidi e autismo?

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Il rischio di avere un bambino affetto da autismo o da un altro ritardo dello sviluppo aumenta di oltre il 60% per le donne che vivono nelle vicinanze di campi e fattorie in cui vengono utilizzati pesticidi chimici: è quanto che emerge da uno studio condotto dai ricercatori dell’UC Davis MIND Institute e pubblicato su Environmental Health Perspectives, che ha anche mostrato come il collegamento aumenti quando l’esposizione ai pesticidi avviene tra il secondo e il terzo trimestre della gravidanza. Nella ricerca, condotta in diverse zone della California, gli scienziati hanno analizzato l’associazione tra l’esposizione durante la gravidanza a specifiche classi di pesticidi, tra cui organofosfatipiretroidi e carbammati, e una diagnosi di ritardo dello sviluppo o autismo nella prole. “Questo studio conferma i risultati di ricerche precedenti che hanno osservato un collegamento tra l’avere un bambino affetto da autismo e l’esposizione prenatale agli agenti chimici usati per l’agricoltura in California,” ha spiegato Janie F. Shelton, autrice principale dello studio. “Dobbiamo ancora scoprire se alcuni sottogruppi siano più vulnerabili all’esposizione a questi composti rispetto ad altri, ma il messaggio è comunque molto chiaro: le donne incinte dovrebbero evitare a tutti i costi il contatto con gli agenti chimici usati per l’agricoltura”. Nello studio è stata analizzata l’applicazione di pesticidi commerciali tramite ilCalifornia Pesticide Use Report collegando questi dati con gli indirizzi residenziali di circa 1.000 partecipanti che risiedono nel nord della California, soprattutto nella Sacramento Valley e nell’area di San Francisco. La ricerca ha incluso famiglie con bambini di eta’ comprese tra i 2 e i 5 anni a cui sono stati diagnosticati autismo o ritardi dello sviluppo. “Abbiamo mappato dove vivevano le partecipanti durante le loro gravidanze e alla nascita dei bambini,” ha spiegato Irva Hertz-Picciotto, vice-direttrice del Department of Public Health Sciences alla UC Davis, “In California, chi fa uso di pesticidi deve specificare dove essi vengono applicati, in che date e in che quantità. Abbiamo notato che ci sono diverse classi di pesticidi utilizzati più di frequente vicino a dove risiedono madri i cui bambini sono affetti da autismo o da ritardi.” Secondo i ricercatori, l’esposizione agli insetticidi potrebbe essere dannosa durante la gestazione perché il cervello del feto, ancora in via di sviluppo, è più vulnerabile a quello di un adulto. Poiché questi pesticidi contengono neurotossine, l’esposizione in utero potrebbe disturbare i complicato processi di sviluppo strutturale dei neuroni, producendo alterazioni nei meccanismi di eccitazione e inibizione che governano l’umore, l’apprendimento, le interazioni sociali e il comportamento. Gli scienziati hanno enfatizzato l’importanza dell’alimentazione materna durante la gravidanza, raccomandando soprattutto l’utilizzo di vitamine prenatali per diminuire il rischio di avere bambini affetti da autismo. “Anche se e’ impossibile eliminare del tutto i rischi dovuti all’esposizione ambientale,” ha concluso Hertz-Picciotto, “Dobbiamo aprire un dialogo su come limitarla, a livello della società e individuale.”

Riferimenti: Environmental Health Perspectives doi: 10.1289/ehp.1307044

Credits immagine: Will Fuller/Flickr

Fonte: galileonet.it