Quando i soldi mancano: la lampadina è una bottiglia di acqua e candeggina

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In alcune zone del mondo, alcune persone non possono godere dell’energia elettrica perché manca oppure è troppo cara. Per noi che siamo abituati a schiacciare un interruttore ed avere la luce in casa, non è una condizione che riusciamo a comprendere quella del buio anche di giorno. Invece negli slum delle grandi città africane, asiatiche e sudamericane, dove la gente vive in baracche di lamiere e cartoni ammassate una sull’altra e così vicine da da rendere impossibile la costruzione di finestre, le abitazioni non sono dotate di energia elettrica e al loro interno non si può fare nulla se non dormire. Ma, fortunatamente, c’è chi ha escogitato un modo per portare luce in queste stanze senza finestre e senza bisogno di energia elettrica, quindi in una forma del tutto economica: quello che serve è una bottiglia di plastica riempita di acqua purificata e candeggina che viene incastrata nel tetto. Il risultato è sorprendente: una bottiglia può generare una luce pari a quella di una lampadina da 50-60 watt e dura per 2 anni! La luce solare passa attraverso il mix di acqua purificata (per non generare muffe o alghe) e candeggina e ne viene rifratta, arrivando ad illuminare con una potenza di una lampadina da 60 watt, che è abbastanza per poter agevolmente eseguire attività quotidiane come cucinare, pulire, curarsi e anche condurre piccoli lavori.

Il primo impiego si è avuto in Brasile nel 2002 ma ora questo rimedio viene largamente adottato in altre simili e povere realtà. Esiste un progetto internazionale, “A Liter of Light”, che ha come scopo l’illuminazione di tutte le abitazioni nelle Filippine (in rete vi è una larga documentazione tra video ed articoli a riguardo). Questo “nuovo modello di lampadine” consentirà di concepire in maniera completamente differente lo spazio abitativo: ora si potrà cucinare all’interno, ritrovarsi a parlare, leggere! La luce in casa avrà un grande impatto culturale. Possiamo dire che queste popolazioni vivranno una sorta di… illuminismo!

Fonte: tuttogreen

Torino. A scuola di rifiuti dal Brasile e dall’Africa Subsahariana: videointerviste di Eco dalle Città dopo lo stage

Si è concluso lo stage di due settimane sulla gestione integrata dei rifiuti per una delegazione di tecnici provenienti dall’Africa Subsahariana e dal Brasile. L’iniziativa fa parte del progetto “Formazione per lo sviluppo” finanziato dalla Compagnia di San Paolo e realizzato dalla Provincia di Torino, da Hidroaid e dalla ong Lvia. Le videointerviste di Eco dalle Città

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Riprese: Michele Dicanosa
Marco D’Acri, assessore alle Relazioni Internazionali e al Bilancio della Provincia di Torino

fonte: eco dalle città

Gli OGM fanno registrare +6% di superficie coltivata nel mondo nel 2012

Aumentano le superfici coltivate a OGM nel mondo e nel 2012 sono cresciute del 6%

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Secondo il rapporto pubblicato dall’ISAAA International Service for the Acquisition of Agri-biotech Applications nel mondo dal 1996 al 2012 si è passati da 1,7 milioni di ettari coltivati con OGM a 170 milioni di ettari nel 2012. Una crescita di 100 volte. Sono 28 i paesi in cui si coltivano piante geneticamente modificate e 20 tra quelli in via di sviluppo mentre sono 8 i paesi industrializzati.

Nel 2012 si sono aggiunti due nuovi Paesi che hanno iniziato a coltivare OGM e sono il Sudan (cotone Bt) e Cuba (mais Bt). Il Sudan è diventato il quarto paese in Africa, dopo il Sud Africa, Burkina Faso ed Egitto, per la commercializzazione di una coltura biotech per un totale di 20.000 ettari. A Cuba invece sono stati seminati 3000 ettari di mais Bt ibrido con una “commercializzazione regolamentata” e l’ iniziativa fa parte di un programma per le colture eco-sostenibili con ibridi di mais biotech e additivi micorrizici. Il mais Bt è stato sviluppato dall’Istituto per Ingegneria Genetica e Biotecnologia (CIGB) de l’Avana. Il mais NK603, MON810, MON1445 et Bt11 e la soia GTS sono i più coltivati e il paese che ha più colture OGM sono gli Stati Uniti seguito dal Brasile, mentre in Canada cresce la superficie coltiva a canola mentre in Europa si coltiva in Spagna, Portogallo, Repubblica Ceca, Slovacchia e Romania.
Fonte: Actu-Environment, ISAAA, Business daily Africa

Olimpiadi 2016, tonnellate di pesce morto nelle acque dei canottieri

In vista delle Olimpiadi 2016 in Brasile cominciano ad affiorare, dal torbido del gigante sudamericano, alcuni sospetti sulla tenuta “ambientale” dello sviluppo carioca: sono stati infatti ritrovati migliaia di pesci morti, stimati in ben 72 tonnellate, nella laguna Rodrigo de Freitas, che ospiterà le gare di canottaggio delle prossime Olimpiadi.

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Secondo le autorità la causa di questa incredibile moria di pesci è da attribuire alla deossigenazione dell’acqua della laguna: a causa delle forti piogge che recentemente hanno colpito quella zona del Brasile infatti, pare che si siano riversate nelle acque grandi quantità di materiale organico, cosa che ha successivamente provocato il fenomeno della deossigenazione, e quindi della morte dei pesci. La deossigenazione dell’acqua, dal punto di vista meramente chimico, è l’eliminazione dell’ossigeno naturalmente disciolto in acqua (la cui formula, lo ricordiamo, è H2O, dove la O sta per ossigeno); questo fenomeno, utilizzato ad esempio per condurre alcuni tipi di analisi sull’acqua (per le quali la presenza di ossigeno potrebbe interferire sui risultati o sulle stesse analisi), può essere provocato nelle acque ad esempio dall’eccessiva proliferazione di alghe in seguito a fenomeni di eutrofizzazione (grande disponibilità di nutrimenti). La morìa di pesce nella laguna Rodrigo de Freitas non è un evento nuovo: in Italia casi eccellenti li abbiamo nel lago di Pietra del Pertusillo in Basilicata o nel canale di Isola Sacra a Fiumicino (Rm), dove il Tevere sfocia nel Tirreno, ad esempio, mentre in Brasile un evento simile si registrò nel 2009 sulla superficie del Rio di Santa Barbara. Lungo il fiume, nella regione del Buritama, erano state raccolte oltre 100 tonnellate di pesce morto in quello che viene ricordato come uno dei disastri ambientali più toccanti per il popolo brasiliano. Tornando alla laguna Rodrigo de Freitas, da martedì scorso le autorità e la popolazione sono in vera emergenza: le 72 tonnellate di Alosa fallax lacustris, comunemente chiamata Agone, ritrovate dalle autorità hanno messo in allarme l’intero sistema di acque reflue e depurazione della laguna. Per l’emergenza sono stati mobilitati 194 “spazzini” su quattro barche, con camion a supporto; sembrerebbe che abbiano risolto anche il problema del forte fetore di pesce marcio, che tuttavia non ha impedito lo svolgersi di una gara sportiva questo fine settimana.

Fonte:  Globo