Liguria, boom di immatricolazioni di auto ibride con lo stop al bollo

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Il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti, parlando in una conferenza stampa lo scorso 11 gennaio, ha annunciato un vero e proprio boom delle immatricolazioni delle auto ibride nel 2016: un +60% sul mercato locale che è stato possibile anche grazie alla misura regionale che prevede l’esenzione del bollo per 5 anni per questo tipo di veicoli.  La misura, approvata a giugno, è stata resa retroattiva anche per i mezzi immatricolati nei sei mesi precedenti, comprendendo così l’intero anno 2016:

“La legge che abbiamo varato lo scorso giugno per introdurre una nuova esenzione dalla tassa automobilistica per le auto ibride ed elettriche è stata una misura molto riuscita, come dimostra l’aumento di oltre il 60% rispetto all’andamento medio delle immatricolazioni di questa tipologia di auto nei due anni precedenti”

ha detto Toti ai cronisti, ricordando che l’obiettivo della Regione è favorire la diffusione delle auto benzina-elettrica, benzina-idrogeno e gasolio-elettrica. Tra il 1 gennaio e il 31 dicembre 2016 le nuove immatricolazioni di auto ibride sono state 647.

Fonte: ecoblog.it

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Mafia e multinazionali latte boom dell’energia verde d’Italia

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Migliaia di pannelli solari luccicano al sole, ma il terreno agricolo pregiato si trova sotto sterile. Mentre l’isola italiana di Sardegna crogiola in un boom delle energie rinnovabili, la lunga mano della criminalità organizzata rischia deturpando le sue ambizioni di energia pulita.

Famosa per le sue lussureggianti pianure e le acque color smeraldo ma tormentato dalla povertà e la disoccupazione, la Sardegna ha colto al volo l’occasione per rilanciare l’economia convertendo i suoi lunghi mesi di sole in energia verde. Città e paesi di tutta Italia stanno accogliendo l’energia idroelettrica, l’energia geotermica, centrali eoliche, pannelli solari, generatori di vapore e impianti a biomassa, dovuto in gran parte ai sussidi statali generose. Nel nord-ovest della Sardegna, il raccolto dai campi viola e dorati di cardi e girasoli viene utilizzato per generare energia da biomassa, mentre sulle dolci colline nel centro dell’isola, imponenti turbine bianche girare dolcemente nella brezza in seconda più grande parco eolico d’Italia. Con la disoccupazione giovanile nella regione di oltre il 50%, molti speravano gli incentivi verdi dello stato avrebbero respirare non solo la vita in comunità familiari in difficoltà, ma attirare aziende provenienti da altre parti d’Italia e le multinazionali estere che creare posti di lavoro. Il problema, secondo i gruppi di campagna, è che, mentre i contributi provengono dalle tasche dei contribuenti, finora la regione ha visto poco degli utili realizzati dalle società di energia, molti dei quali sono accusati di fare affermazioni fraudolente di fondi.

‘Il denaro lascia il paese’

Procuratore sardo Mauro Mura ha avvertito l’anno scorso di infiltrazioni mafiose nel settore, segnalando i casi di impianti di energia rinnovabile che aveva approfittato enormemente dalle sovvenzioni aperte esclusivamente agli agricoltori, mentre “non produce alcun beni agricoli a tutti”. “Gli incentivi sono stati pensati per i veri agricoltori, si trattava di un aiuto da parte dello Stato. Avrebbero dovuto essere in grado di installare alcuni pannelli sul loro terra per il proprio consumo, e vendere qualsiasi energia rimanente su”, ha detto il 63-Yearbook vecchio attivista Pietro Porcedda. Alla periferia di Narbolia vicino costa occidentale dell’isola, una tale pianta si estende attraverso i campi più fertili della città. Oltre 107.000 pannelli solari si siedono in cima alle tetti di alcune serre 1600, in cui i proprietari avevano promesso di coltivare piante di aloe. Ma con la luce del sole chiuso fuori dai pannelli, non cresce nulla lì, ma erbacce. L’azienda cinese che gestisce l’impianto, nel frattempo, sta intascando profitti da 20 anni di sussidi e la cessione della sua energia a gigante italiano Enel, ha detto Porcedda. “Invece il denaro lascia il paese, non è reinvestito qui. E i 60 posti di lavoro ci avevano promesso? Quattro persone lavorano qui”, ha aggiunto, non accusando la multinazionale ma le autorità italiane per chiudere un occhio alla situazione. Il potenziale per gli investimenti – e la corruzione – è grande. Forze dell’ordine dell’Unione europea Europol contrassegnato da preoccupazioni nel 2013 che “la mafia italiana sta investendo sempre di più nelle energie rinnovabili.” E il settore è cresciuto da allora. In solare in particolare, l’Italia è diventata un leader mondiale, generando più della sua energia dal sole di qualsiasi altro Stato, con oltre il 7,5% del consumo nazionale proveniente da produzione fotovoltaica. Ogni borgata nel paese ora vanta almeno una fonte di energia rinnovabile, secondo principale gruppo ambientalista in Italia Legambiente, con 323 considerata autonoma in termini di energia elettrica grazie ai parchi eolici.

‘Le minacce non ci fermeranno’

Nonostante il successo, il governo italiano è stato costretto a ridurre le sovvenzioni dello scorso anno nella speranza di abbattono i prezzi dell’energia elettrica, dopo le famiglie si sono trovati di pagare € 94 € (100 $) all’anno in cima ai loro bollette per sostenere le energie verdi. Incentivi per gli impianti fotovoltaici, per esempio, sono stati tagliati tra il 6% e il 25%, in funzione soprattutto capacità dell’impianto. Ma mentre il retro rotolo può frenare l’interesse degli investitori futuri, potrà fare ben poco per affrontare i problemi già presenti nel sistema. “I primi sussidi erano molto grandi, ha fatto le multinazionali affamati e sono venuti qui a investire”, ha detto Rosetta Fanari, 47, la cui azienda rende ricotta cremosa sulla base di una ricetta sarda antica in vasche alimentate da energia solare ultra-moderno generatore di vapore. Una delle imprese locali orgogliosi di aver beneficiato degli incentivi come sono stati destinati, disse lei dovrebbe fare di più “per assicurarsi che la ricchezza rimanga qui, per creare benefici per l’ambiente, il popolo sardo”. Alcuni abitanti del luogo hanno preso su se stessi per bloccare progetti controversi. Biologo Manuela Pintus è stato eletto sindaco della vicina Arborea quest’anno su una piattaforma per evitare la perforazione di un pozzo esplorativo per il gas naturale vicino a una riserva per pellicani protette. “I nostri tifosi hanno ricevuto minacce da coloro che volevano il bene, che ha detto ‘Ti distruggiamo tutto quello che hai se votate per Manuela,'” ha detto. “E non ci ha impedito. Abbiamo madri locali e nonni dietro di noi, e continuerà la lotta per proteggere la nostra terra per le generazioni future.”

Fonte: euractiv.com

Russia, dopo gli embarghi boom del made in Italy “taroccato”

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Come ricordato da Vladimir Putin durante la sua visita all’Expo della scorsa settimana, lo stop alle esportazioni verso la Russia si sta rivelando un vero e proprio boomerang per l’Italia, con criticità non indifferenti per tutte quelle aziende che con il partner russo facevano affari. Con lo stop alle importazioni di frutta, verdura, salumi e formaggi dall’Italia, in Russia è letteralmente esploso il made in Italy “taroccato”, con la produzione casearia russa di formaggio che, nei primi quattro mesi del 2015, ha registrato un + 30% che riguarda anche le imitazioni di prodotti come mozzarella, robiola e grana padano. Nei supermercati di Mosca si possono dunque trovare le imitazioni dei cibi italiani, dalla mozzarella Casa Italia all’insalata Buona Italia, dalla mortadella Milano al parmesan, dalla scamorza al mascarpone. Il fenomeno non è soltanto russo: paesi come Svizzera, Beilorussia, Argentina e Brasile, non toccati dalle sanzioni, hanno aumentato le esportazioni di prodotti “taroccati” verso la Russia. E così, sulle tavole dei russi, si mangiano il Parmesan e il Reggianito prodotti in Brasile e Argentina. Il timore della filiera agroalimentare italiana è che, una volta revocate le sanzioni, sia difficile recuperare il posto che ai prodotti italiani spetterebbe di diritto sugli scaffali dei supermercati russi. Nel primo bimestre del 2015 le esportazioni si sono dimezzate, questo dopo che l’embargo iniziato il 6 agosto 2014 aveva già portato a un calo delle spedizioni di circa 100 milioni di euro.

Fonte:  Coldiretti

Boom di prodotti naturali : guida per aprire un attività nel settore del’ erboristeria

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Negli ultimi anni, la clientela delle erboristerie è cresciuta notevolmente: molte persone, infatti, hanno cominciato a preferire i rimedi naturali alla medicina tradizionale, tanto che sempre più spesso le farmacie vengono ignorate in favore delle para-farmacie e, appunto, delle erboristerie, dove peraltro è possibile trovare anche tisane, integratori ed alimenti biologici. Ecco perché un investimento in un’attività di questo tipo, in questo particolare momento, può rivelarsi fruttuoso. Per capire come diventare un erborista e cosa bisogna fare per aprire un’attività nel settore dell’erboristeria, è necessario innanzitutto capire di cosa si sta parlando; un erborista è quella figura professionale che propone rimedi naturali che fungono da alternativa alla medicina tradizionale. Per poter diventare erborista è indispensabile conseguire una laurea in “Tecniche erboristiche” o in alternativa una laurea specialistica nelle facoltà di Agraria o Farmacia. Una volta ottenuta la laurea, l’erborista può dedicarsi alla preparazione di prodotti a base di piante che possono avere scopo curativo oppure cosmetico. Ma l’attività dell’erborista non si limita solo alla preparazione di tali prodotti, bensì può essere estesa anche alla vendita di questi ultimi (insieme ai prodotti – sciroppi, creme e pasticche – degli istituti erboristici più importanti). L’erborista ha la possibilità di lavorare autonomamente avviando un’erboristeria propria; questo tipo di negozio comporta degli investimenti abbastanza contenuti, anche perché è possibile fare a meno di personale. Per poter aprire un’erboristeria è necessario rivolgersi all’Ufficio commercio nel Comune in cui si desidera aprire la propria attività. Sono necessari alcuni requisiti per poter avviare questo tipo di attività: innanzitutto la partita Iva, poi l‘iscrizione alla “Camera di Commercio” e infine bisogna essere iscritti al registro delle imprese. Una volta aperto il proprio negozio di erboristeria, esiste la possibilità di aprire anche un negozio online appoggiandosi a piattaforme specializzate già esistenti come questa in modo da poter proporre i prodotti che vengono venduti nel negozio fisico. Si tratta di una soluzione efficace per incrementare le vendite e di facile realizzazione. Inoltre, è possibile avviare un’erboristeria anche se non si dispone di un titolo di studio; in questo caso, però, sarà possibile commercializzare solamente prodotti già confezionati da terzi, dunque non si avrà la possibilità di creare prodotti propri. Allo stesso modo non sarà possibile vendere delle preparazioni richieste dai clienti né prodotti vegetali sfusi; in sostanza, il negozio sarà solamente una rivendita. Un’ulteriore alternativa per aprire un’erboristeria prevede la formula del franchising.

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L’investimento iniziale, in questo caso, risulta più elevato ma in compenso si può fare affidamento su una costante assistenza sia nel momento in cui l’attività viene avviata sia durante la gestione. Si potrà contare su un brand già noto e soprattutto sulla pubblicità gratuita, indispensabile per far conoscere alla clientela il proprio negozio. L’apertura di un’attività rappresenta sempre un rischio, ma la soluzione dell’erboristeria può rivelarsi un investimento valido, soprattutto se si lavora con serietà e se si riuscirà ad essere attenti a quelle che sono le esigenze dei propri clienti.

L.P

Lavori eco-friendly, boom di richiesta di ingegneri green

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La green economy è una finestra aperta verso il futuro, in grado di garantire prospettive migliori sul versante occupazionale. Secondo le previsioni, infatti, nel giro di appena cinque anni si registrerà un boom per quanto riguarda la richiesta di ingegneri “green”, ovvero quegli ingegneri che si occupano di energie rinnovabili e costruzioni sostenibili dal punto di visto ecologico. Quando si parla di ingegneria green si immagina un futuro ancora distante nel tempo: in realtà, però, è molto più vicino di quanto si creda. Per tale ragione bisogna cominciare sin da ora ad attrezzarsi nel modo giusto, per non farsi trovare impreparati quando si verificherà l’impennata di richieste per questo tipo di figure professionali.  Le lauree in ingegneria dell’ambiente e ingegneria meccanica possono assicurare delle valide prospettive in tal senso; nello specifico, le lauree in ingegneria meccanica sono quelle più richieste da parte delle aziende che si occupano di energie rinnovabili ed esistono molte università che offrono sia la specializzazione che la laurea in ingegneria meccanicaPer quanto concerne l’Italia, sono attesi all’incirca 250 mila posti di lavoro per il 2020 nell’ambito delle energie rinnovabili(che include fotovoltaico, eolico, idroelettrico, solare termico, geotermia e biogas).
Fra questi 250 mila nuovi posti, quelli riservati agli ingegneri oscillano fra dieci e venti mila, ai quali bisogna aggiungere altri venti mila posti di lavoro nell’ambito dell’efficienza energetica. In questo specifico comparto rientrano inverters e motori elettrici, la riqualificazione edilizia, l’illuminazione, i sistemi Ups, le stufe a biomassa e le pompe di calore, gli elettrodomestici, l’illuminazione e gli impianti di climatizzazione. Nel complesso, le nuove assunzioni nell’ambito dell’efficienza energeticasaranno circa 600 mila; facendo un rapido calcolo, la richiesta totale di ingegneri da parte della green economy potrebbe raggiungere le 45 mila unità. Naturalmente la richiesta dipenderà in gran parte da come si svilupperà nel corso dei prossimi anni l’intera filiera a livello nazionale, a partire dalla progettazione e fino all’installazione delle nuove tecnologie. Fra le figure professionali legate all’ingegneria che saranno maggiormente richieste nel prossimo futuro troviamo il designer di impianti fotovoltaici. Si prospettano, dunque, ottime possibilità occupazionali per gli ingegneri nei prossimi anni, ma c’è da dire anche che questo settore ha sofferto meno degli altri la crisi economica, dato che il tasso di occupazione per questa categoria è sceso di pochi punti percentuali; nel 2008 era al 78%, nel corso degli ultimi anni è calato al 75% (a fronte di una media nazionale ben più bassa che si attesta al 57%).
Gli ingegneri dei prossimi anni, dunque, saranno sempre più green, come vuole la nuova concezione che si sta affermando circa il rapporto fra essere umano e ambiente, improntato sulla massima tutela e su uno sfruttamento maggiormente consapevole delle risorse che abbiamo a disposizione. Il risparmio energetico sarà la chiave interpretativa del futuro in ambito ingegneristico, per tale ragione bisognerà essere preparati alle nuove sfide che verranno proposte in fatto di bioarchitettura e processi sostenibili a livello costruttivo.

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Luca P.

Biologico, boom di vendite in Italia: +17% nei primi 5 mesi del 2014

Nonostante la crisi dei consumi nel settore alimentare cresce il segmento dei prodotti biologici che fa registrare un incremento record del 17,3 per cento proprio nella GDO e per i prodotti confezionati

I prodotti biologici piacciono e convincono gli italiani tanto che sono gli unici prodotti che fanno registrare una impennata nei volumi di vendita. Mentre per il resto del comparto alimentare si registra una flessione dell’1,4% l’incremento riguarda i prodotti confezionati con marchio bio venduti nella grande distribuzione: tra gli scaffali gli italiani scelgono:

pasta, riso e sostituti del pane (+73 per cento), zucchero, caffè e tè (+37,2 per cento), biscotti, dolciumi e snack (+15,1 per cento). Aumenti piu’ contenuti – precisa la Coldiretti – si rilevano invece per gli ortofrutticoli freschi e trasformati (+11 per cento), le uova (+5,2 per cento), i lattiero-caseari (+3,2 per cento) e le bevande bio (+2,5 per cento).

I dati sono stati snocciolati al SANA – Salone Internazionale del Biologico e del Naturale che chiude a Bologna domani e dove si vive grande entusiasmo per questo mercato in netta espansione. Conferma la tendenza al rialzo anche lo studio Nomisma per Federbio rivela che negli ultimi 12 mesi le famiglie italiane che hanno acquistato almeno un prodotto bio dal 53% del 2012 al 59% del 2013 (più 2,2 milioni di famiglie acquirenti) e che la spesa pro-capite è passata dai 28 euro del 2011 ai 39 euro attuali. Il mercato in Italia vale 2,32 miliardi di euro e la crescita è del 6,7 per cento rispetto al 2012 con una quota bio sulla spesa totale del + 1,96 per cento.86541117-620x350

Spiega Coldiretti:

Ben il 45 per cento di italiani mette cibi biologici nel carrello regolarmente o qualche volta con un fatturato stimato pari a 3,5 miliardi per il 2014

Secondo l’indagine Nomisma emerge che ciò che innesca nei consumatori la preferenza per il biologico riguarda proprio lo stile di vita per cui si sceglie di essere molto attenti ai cibi che si portano a tavola. Infine il 2015 si prospetta radioso con il 19 per cento dei consumatori che annuncia di voler aumentare la spesa di biologici e con il 70% che dichiara di volerla tenere stabile; appena l”11 per cento dichiara di volerla ridurre. Per il 2015, infine, le famiglie intervistate non prevedono un’inversione di tendenza: il 19% dichiara che aumenterà la spesa bio nel 2015; il 70 per cento annuncia che la manterrà stabile, mentre solo l’11% prevede di ridurla.

Fonte:  Coldiretti, Italiafruit

© Foto Getty Images

Pronti a rivedere il Codice della Strada con maggiore attenzione ai ciclisti

Al MIT Ministero per le infrastrutture e trasporti sono pronti a rivedere il Codice della strada in favore di ciclisti e pedoni dopo il boom di vendite di biciclette del 2012179564740-594x350

Ha detto il Sottosegretario al MIT Erasmo D’Angelis, stamane durante la conferenza stampa di presentazione dei dati sulla sicurezza stradale per i ciclisti:

Il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti è pertanto pronto a rivedere il Codice della Strada, con un’attenzione particolare per pedoni e Ciclisti.

Alla conferenza stampa oltre al Sottosegretario D’Angelis erano presenti il Direttore Generale per la Sicurezza Stradale Sergio Dondolini, l’assessore alla Mobilità del Comune di Firenze Filippo Bonaccorsi, il responsabile nazionale sicurezza di Fiab (Federazione Italiana Amici della Bicicletta) Edoardo Galatola, Paolo Pinzuti di Salva i Ciclisti e Alberto Fiorillo di Rete Mobilità Nuova – Legambiente a pochi giorni dai Mondiali di Ciclismo che si terranno in Toscana e a cui il MIT prenderà parte con iniziative dedicate proprio alla sicurezza dei ciclisti.

Sia nel 2011 e sia nel 2012 sono state vendite più biciclette: 1.748.000 contro la vendita di 1.450.000 di auto e i ciclisti rappresentano il 9% delle persone che si muovono in strada.

Ha detto de Angelis:

La voglia di mobilità nuova va sostenuta e incentivata. Spesso guardiamo al Nord Europa per trovare buone pratiche nel settore della mobilità ciclabile, ma in realtà il nostro Paese già propone molti esempi da copiare, come Bolzano, Reggio Emilia, Ferrara, città nelle quali un abitante su tre già oggi usa la bicicletta.

Fonte:  Siciliaway

Camminare e mangiare: in Italia è boom di mangialonghe

Un fitto calendario di manifestazioni dall’inizio della primavera alla fine dell’estate

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Il dubbio se si cammini mangiando o se si mangi camminando è uno sterile sofisma. Piuttosto l’esplosione delle camminate dove si fa sosta in cascine e agriturismi per assaporare le specialità locali sta diventando una vera e propria moda che rifiorisce ogni anno in primavera. L’idea è semplicemente geniale: unire l’epicureismo degli amanti del buon cibo all’attività fisica, in modo che la camminata legittimi gli spuntini e/o le abbuffate e viceversa. In quanti piangono lacrime di coccodrillo nei week end casalinghi dove l’unico percorso è l’andata/ritorno divano-sedia! Le camminate solitamente vengono “tarate” su di una distanza adatta alle famiglie, dai 4 ai 10 chilometri, quanto basta per portare in pari il bilancio calorico o, quantomeno, per dare l’idea di un pareggio di bilancio di montiano rigore. I momenti più appetibili e appetiti sono ovviamente le soste: anche i più sedentari si trasformano in veri e propri emuli di Stefano Baldini e Gelindo Bordin fra uno stop mangereccio e l’altro. In palio nessuna medaglia d’oro, argento, bronzo e cartone ma l’ambito sostegno eno-gastronomico alla camminata. La contemplazione del paesaggio e della natura che accoglie queste camminate è spesso subordinata ai piaceri del palato. Il percorso è studiato scientemente con antipasti, stuzzichini, primi, secondi e dolci e con soste enologiche. Più l’iscrizione è costosa più il menu è articolato e le soste frammentate. La regina di queste manifestazioni è la Mangialonga di La Morra(Cn) che si svolgerà il prossimo 25 agosto, nel cuore delle Langhe. Lì i vini che attendono i partecipanti sono fra i migliori d’Italia così come le paste fresche, i prelibati secondi e i dolci. Infatti il ticket per gli adulti è di 40 euro, per i ragazzi dai 13 ai 17 anni di 20 euro. Lo splendore della cornice naturalistico – paesaggistica e la completezza del menu fanno della Mangialonga langhese un unicum in Italia, ma altrove stanno nascendo manifestazioni degne di nota. Noi di Ecoblog – che oggi abbiamo iniziato la “dura” preparazione stagionale alla Camminata fra i ciliegi in fiore di Pecetto Torinese – segnaliamo, oltre alla suddetta “regina”, cinque manifestazioni che non hanno certo pretesa di esaustività (per questo consigliamo il portale Sagre in Italia): 1) Mangialonga di Albugnano (At)  del 19 maggio, sui colli del Monferrato; 2)  Mangialonga di Badia Prataglia (Ar), solitamente in calendario a metà agosto, in Casentino; 3) Mangialonga di Levanto (Im) 19 maggio, nell’impareggiabile scenario delle Cinque Terre; 4)  Mangialonga di Monte San Giorgio, del 1° maggio, nei pressi di Mendrisio, in territorio svizzero ma a pochissimi chilometri da Varese; 5) Mangialonga di Ossimo (Bs), 21 giugno in Val Camonica.

Fonte: ecoblog