Basta black out e ricatti: l’Italia può diventare energeticamente indipendente

Semmai ce ne fosse stato bisogno, anche l’università di Stanford in America, con uno studio specifico, ha confermato quello che qualsiasi serio e imparziale conoscitore della situazione energetica italiana poteva evidenziare e cioè che l’Italia può essere indipendente e alimentata da fonti rinnovabili.9716-10490

Quindi oltre i soliti ambientalisti anche prestigiose università giungono a conclusioni simili. Del resto non serve essere dei geni per capire che il Paese del Sole ha enormi potenzialità e basta guardarsi una carta dell’irraggiamento solare medio annuo e una della ventosità media, per rendersene conto. Purtroppo l’argomento energia è trattato spesso da autentici incompetenti e ignoranti che lo sono in maniera ancora più eclatante perché si fregiano di studi e titoli altisonanti. Fino a non moltissimi anni fa,  vari esperti del settore dicevano che in Italia non c’era abbastanza sole e vento e che le rinnovabili non avrebbero mai avuto una rilevanza nel panorama energetico italiano. Oggi per dire fesserie del genere bisogna essere stupidi o pagati da qualcuno che ha interessi in altre fonti energetiche. Rispetto allo studio di Stanford, per quanto indichi che entro il 2050 potremmo alimentarci solo da rinnovabili, si può aggiungere il potenziale del risparmio energetico che accorcia i tempi di copertura delle rinnovabili e il conseguente raggiungimento dell’autonomia energetica. Una politica energetica sensata dovrebbe quindi puntare in maniera decisa e puntuale sulla riduzione dei consumi dove in Italia gli sprechi sono colossali in ogni settore e in ogni situazione. E già intervenendo su quei settori si avrebbero guadagni enormi e un aumento dell’occupazione notevolissimo, considerato che la sola riqualificazione del disastrato patrimonio edilizio italiano potrebbe dare da lavorare a decine di migliaia di persone che surclasserebbero le briciole di posti di lavoro che vengono miseramente offerti da multinazionali e ditte che vengono in Italia a sfruttare il più possibile la situazione e i lavoratori per poi magari trasferirsi altrove quando gli fa comodo. Altro settore di grande crescita occupazionale sarebbe il  settore della formazione che sarebbe necessaria per informare e formare i cittadini e tutte le persone che andrebbero ad intervenire professionalmente nei campi del risparmio, efficienza energetica e fonti rinnovabili. Informazione e formazione che fanno la fortuna dei paesi del Nord Europa dove l’applicazione di questi interventi energetici innovativi ha fatto passi avanti notevoli. Quindi contestualmente alla riduzione drastica degli sprechi, si attiverebbe una politica basata sull’utilizzo delle fonti rinnovabili cercando di rendere il più possibile indipendenti e autonome le abitazioni degli italiani e decentralizzando fortemente la produzione energetica. All’opposto di quello che propone anche l’università di Stanford, la Strategia Energetica Nazionale (SEN) presentata recentemente dal governo, essendo stata praticamente scritta dalle lobby del gas, non fa che ribadire la nostra dipendenza energetica raccontandoci le solite balle della diversificazione dell’approvvigionamento.  Che si diversifichi l’approvvigionamento non cambia il problema, sempre dipendenti si rimane, ed inoltre si dipende sempre più da un’unica fonte che è il gas. Come se ciò non bastasse si sta cercando di costituire in Italia un gigantesco hub del gas per fare di noi il punto di smistamento con tutti i gravissimi rischi che ne concorrono, considerando quali pericolose follie sono i rigassificatori che in caso di esplosioni avrebbero effetti gravissimi. Con il SEN si è evidenziato di voler ridurre le quote di carbone ma importare carbone o gas non cambia di una virgola la problematica principale e cioè che il paese è ostaggio dei combustibili fossili con tutto quello che ne consegue in fatto di costi ed inquinamento. Senza poi contare che il gas arriva da zone non certo tranquille dal punto di vista geopolitico. Perché poi dobbiamo continuare a pagarla quando l’energia se ce la possiamo produrre in casa?  In un epoca in cui tanti hanno preso coscienza e le rinnovabili non sono più il demonio, l’Italia è comunque energeticamente dipendente dall’estero per il 75% e basta un guasto come è avvenuto recentemente al centro di smistamento del gas di Baumgarten in Austria per fare entrare in allarme il paese e mettere in pericolo gli approvvigionamenti. E il paradosso è che poi si usano questi incidenti per dire che abbiamo bisogno di ancora più approvvigionamenti da luoghi diversi e si cita come soluzione la nefasta Trans Adriatic Pipeline (TAP) che sfocia in Puglia.  Il Paese del Sole e un Ministero dell’Ambiente degno di questo nome, dovrebbero chiudere l’era dei fossili, compresi quelli che ancora ci sono in Parlamento, e indirizzarsi concretamente e velocemente verso l’era delle fonti rinnovabili e dell’applicazione di una energia fondamentale: il semplice, risolutivo ed efficace buon senso.

Fonte: ilcambiamento.it

 

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Black out: l’Australia chiede aiuto alla mega batteria di Tesla

L’Australian Energy Market Operator benedice il progetto di Elon Musk: costruire in South Australia una mega batteria a ioni di litio per accumulare l’energia rinnovabile prodotta dall’eolico. Servirà a evitare i black outhttp _media.ecoblog.it_8_833_black-out-australia-chiede-aiuto-alla-mega-batteria-di-tesla

A inizio luglio il CEO di Tesla, Elon Musk, ha presentato il suo ultimo visionario progetto: costruire nello stato del South Australia una enorme batteria a ioni di litio, della capacità di 129 MWh, in grado di accumulare gli eccessi di produzione di energia rinnovabile del parco eolico di Jamestown. Secondo Musk una batteria del genere avrebbe potuto evitare l’enorme black out avvenuto nel settembre scorso a causa di una forte tempesta che ha danneggiato la rete elettrica australiana. Il progetto di Tesla prevede la collaborazione tecnica dei francesi di Neoen, che già gestiscono il parco eolico da 315 MW di potenza. Secondo Musk, se non ci sono impedimenti, la mega batteria potrebbe essere allacciata alla rete in appena 100 giorni. Secondo quanto riporta il Guardian il progetto della mega batteria in South Australia avrebbe ricevuto la benedizione di Audrey Zibelman, da pochi mesi a capo di AEMO, l’Australian Energy Market Operator equivalente al nostro Gestore dei Mercati Energetici negli stati del meridionali ed orientali dell’Australia.

Secondo la Zibelman non è solo importante che la batteria sia costruita, ma è anche fondamentale che siano rispettati i tempi. Secondo Zibelman, infatti, la mega batteria a ioni di litio di Tesla è “parte molto importante del nostro piano estivo“.

Alla Zibelman, però, fa da contr’altare Nino Ficca Managing Director di AusNet, l’operatore della rete elettrica dello Stato di Victoria, che precisa come il progetto di Musk sia soluzione “sub-ottimale”: “La batteria in South Australia è una meravigliosa mossa verso ciò che possiamo fare, ma non è una panacea per tutti i problemi“.

Credit foto: Tesla

Fonte: ecoblog.it

Tempesta solare, la Nasa lancia l’allarme: possibili black-out

Tempeste elettromagnetiche per i prossimi due mesi, a causa di un grande buco coronale sulla superficie del Sole163951828-586x389

Nelle prossime settimane, occhio al segnale di cellulari e Gps: è in corso infatti una estesa tempesta solare che potrebbe far sentire i suoi effetti addirittura per i prossimi due mesi. A dare l’allarme è il Solar Dynamics Observatory della Nasa, che già dalla fine di maggio ha registrato un grande buco coronale sulla superficie del Sole, il più grande osservato da molti anni a questa parte. I buchi coronali, spiega l’osservatorio, portano particelle di vento solare verso la nostra magnetosfera e oltre. Nel migliore delle ipotesi, queste particelle causano fenomeni come l’aurora boreale, ma nei casi più gravi provocano tempeste elettromagnetiche che vanno a interferire con i sistemi elettronici terrestri, dalle sonde ai Gps. La Nasa avverte che nei prossimi due mesi sarà possibile assistere a fenomeni di questo tipo, black-out dei satelliti con conseguenze sui sistemi Gps, i sistemi di comunicazione degli aerei e anche i segnali dei cellulari. Si tratta di una tempesta magnetica particolarmente lunga e persistente, se si pensa che di norma gli effetti durano circa 48 ore, e in alcuni casi estendersi a una o più settimane. In questo caso invece il rischio è di avere a che fare con conseguenze ben più durature, soprattutto sui sistemi wireless dell’Europa occidentale. Senza contare poi gli effetti sulla salute, visto che le particelle ad alta energia rilasciate dal vento solare possono generare radiazioni dannose per l’uomo, con rischi quale il danneggiamento cromosomico e il cancro. In tempi recenti sono due i casi celebri di tempesta solare: nel 1989 in Quebec e nel 2003 in Sudafrica, quando si è verificato l’affascinante fenomeno dell’aurora boreale. E gli esperti sostengono che la Terra in questi mesi è colpita da potenti flussi di radiazioni ultraviolette, raggi X, ioni, elettroni e protoni provenienti dal Sole in misura simile all’89. Il Sole attraversa cicli della durata di 11 anni in cui va da un minimo a un massimo nel numero di macchie solari, nel 2009 ha toccato il momento di massima quiete, ora invece sta aumentando la concentrazione di energia cinetica. Possibili conseguenze sul clima terrestre: aumento della temperatura dell’acqua e fenomeni meteorologici di oscillazione, mentre non si hanno prove di influenza sul riscaldamento globale.

Fonte: ecoblog