Pianura Padana e Black Carbon, conclusa la campagna internazionale Actris-2

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Per quattro settimane l’Isac Cnr ha monitorato i comportamenti del Black Carbon in condizioni meteo-climatiche sono soggette ad elevate temperature che danno luogo a ondate di calore con condizioni critiche per la qualità dell’aria Si conclude oggi, venerdì 28 luglio, nell’ambito del progetto europeo Actris-2, la campagna internazionale per reperire informazioni su un’importante componente dell’inquinamento atmosferico: il Black Carbon (BC). Il BC è considerato un composto altamente inquinante e climalterante, infatti è nocivo per la salute e ad esso è associato un aumento delle morti premature nelle città ed inoltre ha un potere riscaldante che regionalmente può essere uguale a quello dell’anidride carbonica. Numerose sono ancora le incertezze sulla sua misura e questa compagna sta contribuendo alla definizione e dei parametri che ne influenzano la misura e degli artefatti caratteristici di alcune tecniche. Infatti sono state applicate negli stessi siti diverse tecniche strumentali per la definizione del coefficiente d’assorbimento del particolato atmosferico (PM), la caratteristica ottica più direttamente legata alla concentrazione di BC in atmosfera. Sono tre i siti di misura in cui diversi istituti opereranno: l’Osservatorio climatico Isac-Cnr ‘O. Vittori’ a Mt. Cimone (rappresentativo delle condizioni di fondo dell’atmosfera), la stazione di qualità dell’aria Arpae-Cnr a Bologna (area urbana) e la stazione per lo studio della composizione dell’atmosfera di S. Pietro Capofiume del Arpae-Cnr (area rurale). Questi siti offrono caratteristiche di inquinamento molto diverse, e permetteranno di studiare anche il trasporto e la trasformazione dell’aerosol assorbente (BC) dalla sua emissione alle forma invecchiata.387938_2

In questi siti l’Isac-Cnr di Bologna ha collaborato per quattro settimane con il National center for scientific research ‘demokritos’ (GR), il Paul Sherer Institute – PSI (CH), il Joint research center JRC (Ispra-IT), Aerosol d.o.o. (SI), Institut de Géosciences de l’Environnement – Ige (FR), Finnish meteorological institute – Fmi (F), Michigan Technological University (USA), Center for Physical Sciences and Technology Vilnius (LT), Aerodyne Research (USA), Università degli Studi di Milano, Dipartimento di Fisica e Dipartimento di Scienze Cliniche e di Comunità (IT), Università degli Sudi di Milano Bicocca, Dipartimento di Scienze dell’ambiente e della Terra (IT), il CeSMA Università degli Studi di Napoli Federico II, Ala Advanced Lidar Applications S.r.l. (IT), il Icmate-Cnr, Consorzio proambiente e Arpa Emilia-Romagna (IT), mettendo in campo circa 30 diversi strumenti che utilizzano tecniche profondamente differenti per la misura del BC.

Un van strumentato ha permesso di seguire l’evoluzione del particolato assorbente dall’emissione al trasporto percorrendo transetti in tutta la pianura padana, fino alla Lombardia e dalla pianura verso le colline fino ai piedi di Monte Cimone.387938_3

È stato inoltre impiegato un aereo ultraleggero sloveno (GreenLight, Aviation for Science) che ha eseguito le misure di BC e le proprietà ottiche del particolato fino ad oltre 3000 m di quota, sia sopra che all’interno dello strato di rimescolamento sulle aree interessate dalle misure a terra. Una modellistica ad hoc per l’esperimento (meteorologica, di trasporto e di qualità dell’aria) è stata sviluppata da Isac-Cnr in collaborazione con Arpae Emilia Romagna e sarà di supporto nella scelta delle strategie osservative da intraprendere e nell’interpretazione dei dati Questo esperimento è stato programmato in un periodo tipico estivo quando nella Pianura Padana le condizioni meteo-climatiche sono soggette ad elevate temperature e condizioni meteorologiche che danno luogo a ondate di calore con condizioni spesso critiche anche per la qualità dell’aria. Osservazioni e simulazioni in sinergia aiuteranno a meglio comprendere le aree sorgenti e le dinamiche di trasporto e trasformazione del black carbon sull’area della Pianura Padana fino alle aree montane circostanti ed il suo export in libera troposfera.

Fonte: ecodallecitta.it

Black carbon, il primo studio italiano firmato CNR | Il caso di Milano

Le concentrazioni di black carbon nei siti trafficati sono più di cinquanta volte maggiori rispetto all’alta montagna. Ma i valori stagionali a Milano sono superiori del 30% anche a quelli misurati in una grande città come Roma e corrispondono a percentuali di sostanza carboniosa che arrivano al 47% della massa totale dell’aerosol380699

Il carbonio è presente in grande quantità nell’atmosfera ed è dannoso per la salute dell’uomo. Lo conferma uno studio condotto dal Cnr, il primo del suo genere a livello nazionale, che sarà pubblicato sulla rivista Atmospheric Environment. I risultati sono stati esposti in anteprima a Roma in occasione della XXXII Giornata dell’ambiente organizzata dall’Accademia dei Lincei. Nell’aria che respiriamo tutti i giorni è presente una sottile polvere nera, chiamata carbonio elementare (più noto con il termine inglese black carbon), che è oggetto di una ricerca, la prima in Italia, effettuata da un team di ricercatori del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr). “Questo inquinante, dannoso sia per l’ambiente che per la salute, assieme al carbonio organico costituisce la frazione carboniosa del particolato atmosferico, una componente importante di quest’ultimo, fino al 40% della massa”, spiega Sandro Fuzzi dell’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima di Bologna (Isac-Cnr). “In atmosfera il carbonio elementare e il carbonio organico si trovano sempre associati, poiché originati dalle stesse sorgenti: la combustione incompleta di una qualsiasi sostanza organica, sia combustibili fossili, sia biomasse (legna e residui agricoli), per autotrazione, riscaldamento e produzione di energia”.
I dati sono ancora limitati e non omogeneamente distribuiti sul territorio. “L’importante quadro di insieme a livello nazionale ha permesso di evidenziare che le concentrazioni di carbonio elementare nei siti trafficati sono più di cinquanta volte maggiori rispetto ai siti remoti di alta montagna. Per esempio, a Milano – una delle prime città ad aver lanciato i monitoraggi – in viale Sarca la media nel periodo invernale sfiora i 6 microgrammi per metro cubo (mgm-3), mentre è pari a 0.1 mgm-3 presso il sito ad alta quota di Monte Cimone, nell’Appennino Tosco-Emiliano. Un altro dato importante è che le concentrazioni di carbonio organico ed elementare nella Pianura Padana in inverno sono tre-quattro volte maggiori rispetto a quelle estive”, continua il ricercatore. “Questo a causa dell’intensità di alcune sorgenti quali il riscaldamento domestico durante la stagione fredda e delle frequenti condizioni di stabilità atmosferica, con scarso ricambio delle masse d’aria, che favoriscono l’accumulo degli inquinanti”. Sempre nel periodo invernale, “le concentrazioni di carbonio organico nei siti urbani della Pianura Padana, arrivano fino a 12 mgm-3 nella città di Milano, in via Pascal, risultando mediamente doppie rispetto a siti urbani della Puglia, dove raggiungono massimi di 8 mgm-3 nelle città di Lecce e Bari. Questi valori stagionali a Milano sono superiori del 30% anche a quelli misurati in una grande città come Roma e corrispondono a percentuali di sostanza carboniosa che arrivano al 47% della massa totale dell’aerosol” prosegue Fuzzi. Il lavoro, coordinato dalla Società italiana di aerosol presieduta da Roberta Vecchi(Università di Milano), è stato condotto da tre Istituti del Cnr, l’Isac di Bologna, l’Istituto sull’inquinamento atmosferico, l’Istituto di metodologia per l’analisi ambientale e da sette università italiane – Statale, Bicocca e Politecnico di Milano, atenei di Genova, Perugia, Bari e del Salento – dall’Arpa-Lombardia e dal Centro comune per la ricerca della commissione europea. “Il carbonio elementare nel particolato atmosferico sta assumendo una sempre maggiore rilevanza a livello ambientale, tant’è che la Commissione Europea ne raccomanda il monitoraggio. Recentemente, studi epidemiologici hanno fatto sì che l’Organizzazione mondiale della sanità puntasse gli occhi su questo inquinante emergente per i suoi effetti dannosi ai danni dei sistemi respiratorio e cardiovascolare, oltre che per i possibili effetti cancerogeni”, conclude il ricercatore.

Fonte: ecodallecitta.it

Smog, dalle polveri ultrafini ci si può difendere? Lo studio UPUPA di Piacenza (LEAP)

Ci si riferisce non al Pm2.5 ma a quelle ancor più piccole , che sfuggono alle direttive europee sulla qualità dell’aria e sono molto più dannose: sono le polveri ultrafini (nanoparticelle di metalli pesanti, solfato e nitrato di ammonio)che raggiungono gli alveoli polmonari senza difficoltà. Si possono limitare i danni? | le slide della presentazione di LEAP377913

parametri con cui valutiamo la qualità dell’aria e il rischio per la salute sono ormai obsoleti: lo dice l’Organizzazione Mondiale per la Sanità, lo dicono diversi studi recentemente pubblicati sulla connessione fra esposizione alle polveri e patologie tumorali e cardiovascolari.  Parametri obsoleti non solo perché le soglie di tolleranza sono troppo blande – oltre che cronicamente non rispettate in oltre la metà dei capoluoghi italiani, e praticamente in tutti quelli del Nord – ma soprattutto perché alle direttive europee sono sfuggiti fino ad ora i principali responsabili dei danni alla salute:le particelle ultrafini. Ma è proprio questa invece la direzione che sta prendendo la ricerca sull’inquinamento dell’aria, non solo italiana, e la crescente attenzione per il monitoraggio del black carbon – finalmente contemplato dalla revisione del protocollo di Göteborg – ne è un esempio. Più le particelle sono piccole – e qui parliamo di centinaia di volte in meno rispetto al Pm10 – più hanno possibilità di penetrare nei tessuti, causando danni gravissimi e aumentando notevolmente le probabilità di contrarre patologie mortali. Della misurazione di tali particelle e della correlazione con il danno sanitario si è occupato per tre anni il Laboratorio Energia & Ambiente di Piacenza (LEAP), che ha appena presentato i risultati del Progetto UPUPA.  “Le componenti più sottili delle polveri fini possono rivelarsi di particolare importanza per la qualità dell’aria – si legge nella presentazione del progetto del Laboratorio – Si tratta delle particelle ultrafini (dimensioni delle polveri inferiori a cento milionesimi di millimetro) e di quelle nano-particolate (dimensioni inferiori a cinquanta milionesimi di millimetro). La comunità scientifica si sta interessando ad esse perché, da un lato, non sono rappresentate adeguatamente dai limiti normativi sull’inquinamento atmosferico(PM10 e PM2.5) e, dall’altro, manifestano in modo sempre più evidente il loro alto potenziale d’impatto sulla salute umana. Per questo motivo il Laboratorio LEAP ha sviluppato il progetto UPUPA, tra i primi in Italia, realizzando con strumentazione dedicata una serie di campagne di misura di tali componenti nell’area urbana di Piacenza, esplorandone anche l’esposizione personale con misuratori portatili e rilevandone la composizione chimica”. A seguito della sperimentazione del LEAP, è risultato che l’esposizione alle micropolveri varia considerevolmente a seconda della stagione e dell’ambiente in cui ci muoviamo. Durante l’inverno la concentrazione delle polveri è più forte, sia per fattori antropici – riscaldamento, maggior numero dei veicoli in circolazione) sia per cause naturali e metereologiche, così come avviene per il pm10. La presenza di aree verdi al contrario, può limitarne la quantità: per esempio, percorrendo un tragitto in bicicletta in una zona ad alta densità di traffico nell’area di Piacenza, siamo esposti ad una concentrazione media delle particelle ultrafini di circa 22.000 particelle/cm3; ma basta allontanarsi di poco e raggiungere un’area verde nella stessa città per registrare valori medi dimezzati: circa 10.000 particelle/cm3. L’esposizione non sembra invece variare di molto a seconda del mezzo utilizzato per gli spostamenti, a differenza di quanto accade per il Pm10, dove, paradossalmente, pedoni e ciclisti urbani “a zero emissioni” sono i più esposti agli effetti dell’inquinamento. Ma l’abitacolo delle automobili non sembrerebbe invece offrire alcuna protezione contro le polveri ultrafini.
Ma si può fare qualcosa per difendersi?

Secondo il team di ricercatori che ha curato lo studio, gli sporadici interventi una tantum – dalle domeniche a piedi alle targhe alterne – non sono sufficienti. Bisogna intervenire a livello più ampio, con un piano di interventi che miri sì a ridurre il traffico (si ricordi il risultato della misurazione del black carbon in Area C: – 30% nella Cerchia dei Bastioni a seguito dell’entrata in vigore del provvedimento) ma anche a ridurre le emissioni prodotte dalle fabbriche e dal riscaldamento. Insomma: se l’inquinamento dell’aria non conosce frontiere, tanto meno il confine tra un comune e l’altro.

Scarica le presentazioni degli studiosi:

Il Progetto Upupa: Ultrafine Particles in Urban Piacenza Area – Prof. Michele Giugliano 

Progetto UPUPA: i rilevamenti nell’area urbana di Piacenza – Ing. Giovanni Lonati, ing. Senem Ozgen

Che cos’è il LEAP

L.E.A.P. – Laboratorio Energia & Ambiente Piacenza effettua ricerca applicata, sperimentazione, sviluppo e trasferimento di tecnologie energetiche ad alta efficienza e ridotto impatto ambientale. Laboratorio partecipato dal Politecnico di Milano e inserito nella Rete Alta Tecnologia dell’Emilia Romagna.
Guarda i video del convegno

Fonte: ecodallecittà

PM10 2013: per la prima volta a Milano la media sotto i 40 mcg/m3

Qualità dell’aria e dati ARPA. L’assessore Maran conferma che nel 2013 per la prima volta Milano ha rispettato uno dei parametri dell’Unione Europea: 37 mcg/m3, la media annuale delle PM10, che per l’85% dipende ancora dal traffico. Controlli sui riscaldamenti aumentati del 25%. Positivo il progetto di riduzione del Black Carbon in AreaC377892

Una buona notizia sul fronte dello smog e confermata dal Comune, che avevamo già anticipato con i dati di inizio anno di ARPA Lombardia.  Nel 2013 la media annuale delle concentrazioni diPM10 è stata di 37 mcg/m3, inferiore quindi al valore limite UE di 40 mcg/m3: si tratta del valore più basso mai registrato a Milano dal 2002, come si vede dalla tabella allegata, grazie anche all’alta piovosità, ma non solo. “Per la prima volta la nostra città rispetta uno dei parametri richiesti dall’Unione Europea in materia di qualità dell’aria per la tutela della salute”, ha dichiarato l’assessore alla Mobilità e Ambiente Pierfrancesco Maran. “Un risultato raggiunto non solo grazie alle condizioni meteo, che sarebbero state addirittura più favorevoli in anni come il 2010, ma anche attraverso un’insieme di politiche per ridurre la congestione del traffico e di interventi per l’efficienza e il risparmio energetico”. I dati ARPA ed AMAT presentati il 22 gennaio in Commissione Ambiente mostrano anche come il 2013 sia stato l’anno con il minor numero di sforamenti (81) dal 2002. Pur trattandosi di un anno particolarmente piovoso, però, i giorni e l’accumulo di pioggia non sono stati tanti da giustificare da soli il calo record di concentrazioni che si è verificato: gli anni più piovosi, infatti sono stati il 2002 (che allo stesso tempo ha presentato, però, il livello di concentrazioni più alto del decennio, 166 mcg/m3) e il 2010 (quando i giorni di sforamento furono 85). A favorire questo importante calo, secondo il Comune, sono state anche le tante iniziative messe in campo: da AreaC al potenziamento dei mezzi, dall’estensione del BikeMi alla liberalizzazione del car sharing, infatti, le politiche di mobilità hanno portato Milano in pochi anni a scendere di ben 13 posizioni nella classifica sulla congestione del TomTom Traffic Index. Passando dall’11° posto del 2010 al 24° del 2013, Milano è stata, secondo questo indice di rilevamento, la migliore in Europa dal punto di vista della riduzione del traffico.
Riguardo le fonti responsabili dell’inquinamento da PM10, si conferma che a Milano per l’85% esso deriva dal traffico stradale e solo per il 15% dalle fonti fisse, come il riscaldamento. Diverso naturalmente il discorso per l’altro inquinante maggiore – gli ossidi di azoto (NOx) – e l’anidride carbonica (CO2), responsabile del riscaldamento climatico: qui i dati sono solo del primo semestre 2013, ma sul totale delle emissioni atmosferiche (traffico+riscaldamenti) sale il contributo delle fonti fisse, rispetto al traffico: il 50% viene dalle fonti fisse per gli NOx e per la CO2 il 70%.
Con riferimento alla zona di AreaC, sono stati forniti anche i dati di riduzione del Black Carbon, ritenuto dalla comunità scientifica un importante indicatore dell’inquinamento ‘di prossimità‘ che consente di valutare l’efficacia delle
politiche di regolamentazione del traffico, in termini di rischio sanitario locale e specifico: come si vede dal documento allegato, nelle zone (AreaC e Maciacchini) e nei periodi in cui il Black Carbon è stato monitorato, la riduzione in AreaC è del 30-40% rispetto alle aree più trafficate.  Anche sul fronte del risparmio e dell’efficientamento energetico, il Comune ha elencato le azioni avviate: la trasformazione graduale a gas naturale degli impianti più vecchi ancora in funzione in parte dei 600 edifici comunali e l’allacciamento al teleriscaldamento A2A di ulteriori 700.000 m3. Inoltre, una consistente campagna per i controlli sui riscaldamenti, che prevede il 25% in più di ispezioni rispetto alla media degli anni precedenti (con anche un risparmio di circa il 18%): al 31 dicembre 2013 erano già stati effettuati 7.200 interventi sui 12.645 previsti (57%). I controlli hanno permesso di portare alla luce circa un 40% di impianti non conformi alla normativa vigente, principalmente per questioni di manutenzione e gestione (indici di fumosità e condizioni di aereazione dei locali) e di intervenire d’urgenza con il sequestro dell’impianto, in collaborazione con la Polizia locale, in una ventina di casi che presentavano condizioni di imminente pericolo per la sicurezza domestica.
Infine, per accompagnare e informare i cittadini sui temi dell’efficienza, del risparmio energetico e della riqualificazione dell’edilizia, a fine ottobre 2013 il Comune di Milano ha aperto 9 Sportelli Energia, uno per ogni Consiglio di Zona, che hanno portato fino a 200 contatti in due mesi (nelle Zone 4, 7 e 8).

I dati della Commissione Ambiente del Comune [0,97 MB]

Fonte: ecodallecittà