La bellezza a… chimica zero!

E’ possibile una bellezza a… chimica zero? Sì, è possibile. E c’è chi ne ha fatto un mestiere, come il salone ChimicaZero, il primo a Bologna con una direzione ecologica, olistica e biodinamica in cui il percorso di bellezza personalizzato si inserisce in una proposta di benessere psicofisico profondo della persona che, a sua volta, è compatibile con il benessere e il rispetto del nostro pianeta.9553-10312

La bellezza è un concetto difficile da spiegare. Tutti sappiamo cos’è e quanto sia importante sebbene ciascuno di noi ne abbia un’idea del tutto propria e soggettiva. Si percepisce, in realtà, attraverso tutti i nostri sensi, i cinque che conosciamo ma anche quelli meno esplorati, interiori, di cui non sappiamo molto o con i quali abbiamo poca confidenza.

Le immagini delle pubblicità, dei social, dei media ci propongono spesso una bellezza del tutto esterna, non solo esteriore, quasi matematica, prodotto della somma di più elementi perfetti che, messi insieme, danno un risultato conforme ai canoni validi del nostro tempo e della nostra società leggera, veloce, sempre più scissa, inconsapevole, distratta. I prodotti e i trattamenti stessi, offerti da aziende ed operatori dedicati sono spesso pensati nell’ottica del nascondere, coprire o fingere. Una bellezza, quindi, tutta tesa all’impressione, all’apparenza, alla copertura più o meno efficace di difetti di cui qualche volta ci vergogniamo, in contemplazione di un modello ideale valido per tutti. Di bellezza hanno discusso e  pensato filosofi della grandezza di Aristotele, Platone, Kant. E’qualcosa che fa profondamente parte del modo di essere, pensare e sentire umani. Un bisogno tutt’altro che superficiale o effimero quando si esprime nella ricerca di un se stesso più possibile autentico, quando si coniuga con lo scoprirsi come si è invece che, al contrario, camuffarsi, somigliare o conformarsi a un modello in cui non ci riconosciamo. La nostra bellezza è spesso la nostra profonda espressione interiore che si manifesta all’esterno, che viene aiutata, spinta ad uscire quando ci sentiamo bene. In questa ottica di integrazione tra bellezza e benessere profondo come in un tutto unico operano i saloni come ChimicaZero, il primo a Bologna con una direzione ecologica, olistica e biodinamica in cui il proprio, personalizzato percorso di bellezza si inserisce in una proposta di benessere psicofisico profondo della persona che, a sua volta, è compatibile con il benessere e il rispetto del nostro pianeta. Ne parliamo con Francesca Ventura, 43 anni, dopo un passato di lavoro in aziende tradizionali cambia strada e fonda ChimicaZero, quattro anni e mezzo fa a Bologna (via Fratelli Rosselli 8/AB, tel 051 6494741). Prima manager in una multinazionale poi un percorso personale e di crescita attraverso meditazione, yoga e discipline legate al mondo della medicina complementare. Da lì le viene in mente l’idea di integrare l’estetica con il benessere, l’operatore estetico con quello olistico.

Che cos’è il salone ChimicaZero?

Il nostro centro di estetica e acconciatura ha un indirizzo ecologico, olistico, biologico e biodinamico.  Sono le caratteristiche essenziali dei nostri trattamenti. Olistico perché nell’offerta dei  nostri trattamenti cosmetici ed estetici inseriamo percorsi di benessere della persona. La cliente, cioè, riceve un trattamento estetico ma anche di benessere psicofisico profondo. E lo facciamo in modo radicale.

Può farci un esempio?

Facciamo trattamenti energetici sia con le mani che con dispositivi paramedicali, quindi, ad esempio, all’interno del salone usiamo acqua alcalinizzata e ionizzata. Quando i clienti arrivano bevono succhi o tisane preparati con questa acqua. Quando lavano i capelli sono distesi su lettini e durante le pose ricevono trattamenti energetici con un cuscino che è un dispositivo in grado di riequilibrare il sistema elettromagnetico del corpo. Vengono riequilibrati i punti di accumulo e di scarico energetico. Quando si fa una pedicure si fa anche un trattamento di riflessologia plantare e la stessa cosa per le mani. Se si fa un’epilazione si riceve anche un massaggio sul lettino massaggiante.

Che prodotti utilizzate?

Usiamo prodotti Organic Way per ciò che riguarda capelli e corpo.

In che modo i parrucchieri e i saloni di bellezza in generale incidono sull’inquinamento ambientale?

Con i lavaggi, tutto viene riversato nelle acque chiare e i prodotti defluiscono nell’acqua che poi utilizziamo. Non ce ne rendiamo conto e nessuno ci fa troppo caso. Si fa attenzione più al domestico e alle attività industriali ma ci sono le attività commerciali e artigianali che non hanno una regolamentazione in questo senso. In realtà sono produttori di inquinamento e rifiuti ed ha senso lavorare in questo modo almeno per scelta personale se non per normativa.

Chi sono i vostri clienti?

Ci sono tantissimi clienti. C’è molto interesse per le tecniche complementari di benessere.

Come viene formato il vostro personale?

E’ difficile trovare personale preparato ed è per questo che facciamo anche formazione. Non c’è molta attenzione all’ambiente nell’ambito della cosmetica. Bisogna portare gli operatori a ragionare in un altro modo. E’ necessario andare oltre la tendenza della moda stagionale includendo un ragionamento diverso e accogliendo le persone, coccolandole e ascoltandole. I corsi di formazione sono continui per  un nuovo approccio concettuale a metodiche di lavoro nuove. Anche i prodotti, infatti, vengono usati in modo diverso rispetto a quelli tradizionali.

I costi sono più alti rispetto a un salone tradizionale?

Una messa in piega per i capelli costa 23 euro inclusi i trattamenti olistici, il colore viene 40 euro. Il taglio tra i 25 e i 30 euro. Sono prezzi medi per Bologna e non sono molto diversi da quelli di un salone tradizionale. E’ una scelta di ChimicaZero. Se parlo di sostenibilità voglio che la nostra offerta sia accessibile per la maggior parte delle persone. Se si vuole apportare un cambiamento consapevole si devono raggiungere più persone possibile. Se non  è per tutti si riduce la possibilità di incidere sulle persone e sull’ambiente sociale e urbano, non solo naturale. Ci sono altri saloni bio che scelgono di fare diversamente. E’ una mia scelta di principio. I prodotti biologici provenienti da agricoltura biodinamica costano normalmente quasi il doppio delle marche tradizionali e i tempi di lavorazione sono più lunghi se si vogliono offrire anche tecniche di benessere. Le sedute durano più tempo e l’operatore accompagna il cliente in tutte le fasi.

Qual è il futuro dei saloni di bellezza?

Il futuro è questo e ci credo in modo totale come consulente e imprenditore. Per me o si va sul lavoro di quantità e low cost, una scelta che va in una direzione di massa con standard qualitativi bassi e non considera tutta una serie di aspetti ecologici ed etici, oppure si va in direzione opposta e ci si prende cura delle persone. Noi scegliamo di trattare le persone come tali e non come clienti.

Che origine hanno i prodotti?

Coltivazione a km zero in agricoltura biodinamica. Oppure da ingredienti biologici e naturali. Gli oli essenziali vengono utilizzati al posto dei profumi.

Che relazione c’è tra Organic Way e ChimicaZero?

Il salone è un mio progetto ed è nato sulla base della scelta di un prodotto che risponda a una serie di principi e sull’idea di creare qualcosa che conciliasse capelli, benessere olistico ed estetica vibrazionale. C’è una collaborazione tra le due aziende. Tutto ciò che viene fatto all’interno del salone è ChimicaZero e i prodotti provengono da questa azienda, che si associa molto bene lavorando coi nostri stessi valori di base.

Che cosa intendete con prodotti personalizzati?

Possiamo acidificare o alcalinizzare l’acqua e possiamo quindi cambiare il ph dei preparati che usiamo. In questo modo possiamo ricavare prodotti personalizzati sulla base del ph della pelle e dei capelli della persona, con effetti di idratazione e lenizione, ad esempio. Ogni cliente poi al suo arrivo riceve un’analisi con tricocamera su cute e capelli e insieme si scelgono ogni volta i programmi di lavaggio e trattamento più indicati.

Si può fare tutto in modo naturale? Anche colori e permanenti?

Con il naturale integrale si possono fare alcune cose e con la chimica verde delle altre. Ad esempio l’ondulazione agisce diversamente dentro il capello dal punto di vista biochimico rispetto alla permanente tradizionale. Le decolorazioni si ottengono necessariamente con prodotti che contengono una parte chimica ma non contengono sostanze tossiche o allergizzanti per la persona o inquinanti per l’ambiente.

Che significa ChimicaZero?

Una parte di chimica c’è ma non è tossica. Fin dove si può. ChimicaZero è provocatorio come marchio. Facciamo tutto ciò che si può fare in assenza di chimica di sintesi e il resto lo facciamo con la chimica verde.

Che si intende per chimica verde?

Nella cosmetica, significa formulare in assenza di tutta una serie di sostanze nocive per l’uomo e l’ambiente, sostituendole progressivamente con ingredienti naturali, biologici e, nel nostro caso, biodinamici. Significa usare packaging ecologici. Significa cercare il miglior bilanciamento possibile fra bellezza e salute, fra efficacia e naturalità.

Offrite anche make up naturale o minerale?

Il trucco non lo facciamo per scelta solo perché di solito ci viene chiesto il make up da cerimonia che deve essere waterproof, in grado di essere resistente e duraturo. E’ difficile, però, produrre trucchi senza polimeri o sostanze di sintesi che sia resistente o semipermanente. Così decidiamo di non farlo. Allo stesso modo e per le stesse ragioni non facciamo interventi di ricostruzione per le unghie o smalti semipermanenti. Il make up è possibile realizzarlo e se ne realizzano anche di bellissimi però hanno una durabilità ridotta. Abbiamo fatto una scelta di principio. Se dobbiamo utilizzare trucchi resistenti non ha più senso chiamarci così. Al momento la chimica verde sta facendo molti passi avanti in questa direzione e magari tra qualche anno sarà possibile.

Quali sono i vantaggi di  usare prodotti a chimica zero o chimica verde?

Stiamo assistendo a un aumento di casi di sensibilità o allergie ai prodotti chimici che usiamo ogni giorno. Nel tempo viene colpito anche il nostro sistema immunitario. Anche per l’ambiente è molto meglio, sia in termini di impatto produttivo sia durante l’uso in salone.

Che cos’è la bellezza?

Per me è la perfetta manifestazione dello spirito. Quando si ha un benessere psicofisico e si  salvaguarda la propria bellezza interiore, la bellezza esteriore diventa l’espressione più completa della persona. Se ci abbini taglio, colore e trattamenti giusti la risalti ma in realtà è la scelta che fai per materializzare ciò che c’è dentro di te.

Fonte: ilcambiamento.it

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Cyclolenti in Georgia: alla scoperta dei grani antichi

Da Tbilisi passiamo un colle a 1700mt prima di riscendere verso Telavi. Facciamo risalire il nostro tasso di zuccheri mangiando accanto ai venditori di miele di montagna che si alternano a quelli di funghi lungo tutta la strada. Una grande pianura si apre davanti a noi, campi di grano e girasole squadrati… e dei vigneti dai quali si ottiene il rinomato vino di Kakétie (in Georgia ci tengono molto al loro vino. In aeroporto danno il benvenuto regalando una bottiglia a passeggero, ci riferiscono alcune persone atterrate a Batumi). Una pausa al monastero ortodosso di Alaverdi, poi percorriamo gli ultimi chilometri che ci portano all’inizio di un parco naturale ai piedi delle alte vette (superano i 3000mt) che separano la Georgia dalla Cecenia. È qui che si trova il villaggio di Argokhi in cui è partito il progetto Momavlis Mitsa (Terre d’Avenir = Terra per il futuro). Siamo pronti ad una tappa di due settimane di wwoofing. 6231247_orig-1024x682

A fine giornata, la luce inizia a calare, ma nessun segno di Momavlis Mitsa. Argokhi assomiglia agli altri paesini georgiani con le sue casette tutte identiche, traccia di un passato comunista, con i maiali, le mucche, le oche e galline che camminano per strada, i contadini che rientrano dai campi seduti sui loro carretti tirati da cavalli e asinelli… Chiediamo a qualcuno a caso “Jean Jacques?”. Senza esitare gli abitanti ci indicano una casa, ci siamo! Jean Jacques, il fondatore del progetto, si è trasferito qui per via dei grani antichi georgiani. Ed è proprio durante un suo viaggio in Georgia che, mangiando del pane fatto con questi grani, si rende conto che, nonostante la sua intolleranza al glutine, non ha nessuna reazione allergica . Da due anni ormai coltiva e produce il proprio pane in un forno a legna che egli stesso ha costruito con l’aiuto dei wwoofer. Tra qualche mese arriverà anche un mulino a pietra. In questo modo terrà le fila di tutte le tappe di produzione. Al nostro arrivo siamo accolti da Rosa, Jannes e Colyer, dei ragazzi volontari tedeschi e americani; non hanno ancora 21 anni, ma tengono in piedi la baracca con una sicurezza e una serietà notevole durante l’assenza di Jean Jacques. Dopo un dolce risveglio al suono del violoncello di Colyer, ci occupiamo tutti insieme dell’orto che gestiscono dalla A alla Z. Sono stupita, hanno imparato tutto da soli e al minimo dubbio vanno a controllare sui libri. La sera fanno un bilancio di ciò che hanno piantato e raccolto, annotano le temperature e i millimetri di pioggia caduta.8303924_orig-1024x682

Non sono soli, hanno anche il supporto di Rainer, uno dei grandi esperti di biodinamica che si è trasferito qui per entrare a far parte del progetto Momavlis Mitsa. In passato Rainer ha portato avanti uno studio finanziato da una compagnia svizzera che voleva dimostrare che l’agricoltura biologica e biodinamica non avevano nessun impatto positivo sui terreni radioattivi. I risultati hanno invece mostrato gli enormi benefici di questi metodi (in particolar modo quelli della biodinamica si sono rivelati nettamente migliori), ma si è dovuto aspettare 20 anni per pubblicarli perché ovviamente contrari agli interessi dell’azienda. Io stessa ho scoperto che cos’è la biodinamica durante questi giorni e attraverso la lettura del libro “Il vino dal cielo alla terra” di Nicolas Joly, proprietario del vigneto La Coullée de Serrant in Francia (I prodotti di agricoltura biodinamica si trovano in commercio col marchio Demeter). Ma al di là dell’agricoltura è un’altra maniera di vedere le cose che introduce la biodinamica: essa presenta il pianeta come un organismo vivente dove tutto interagisce, la Terra è in un universo nel quale tutto si influenza a vicenda; la biodinamica ci ricorda che non siamo in un mondo fatto di sola materia, ci dimentichiamo spesso di considerare le energie e le forze che ci circondano. Il vantaggio in Georgia è che i pesticidi, diserbanti e altri prodotti chimici sono arrivati che di recente e quindi è ancora possibile trovare dei terreni “intatti”, o facilmente “recuperabili”, in cui i microrganismi non siano ancora scomparsi e in cui l’equilibrio naturale possa essere ristabilito. Uno sguardo all’orto di Momavlis Mitsa e si comprende che questi prodotti non sono necessari. Che piacere, all’ora di mangiare, andare a “fare la spesa” nell’orto, dai vicini per il latte, il formaggio, vino, le uova… farsi il proprio Matsoni (yogurt caratteristico della regione e rinomato per le sue proprietà terapeutiche per via di alcuni batteri particolari), senza alcun bisogno di un supermercato!4882391_orig-1024x682

L’orto è così produttivo che il surplus va sui banchetti del mercato settimanale che Jean Jacques tiene a Tblisi per la vendita del suo pane. Vende anche dell’olio di girasole che lui stesso molisce, del formaggio di Telavi, del miele di un apicoltore locale, del succo di mele di una cooperativa del posto… rifornisce addirittura dei ristoranti della città. L’associazione Momavlis Mitsa è in cerca di persone per un aiuto nelle varie attività: orto, panetteria, nuove costruzioni… Non esitate a contattare Jean Jacques (momavlismitsa.jjj@gmail.com , +995 59 11 33 478). Grace e il suo compagno sono passati da qui in bici due anni fa per raggiungere l’Inghilterra dall’Australia. Lei e suo padre realizzano dei documentari e oggi sono di ritorno per filmare l’avventura Momavlis Mitsa e la vita al villaggio di Argokhi. Ritornerò anche io? Le partenze non sono mai facili, ma questa qui è ancora più difficile per me, perché? Sarà forse perché questo posto lascia a ciascuno lo spazio per “mettersi all’ascolto del seme di vita che è in ognuno di noi”?

Durante una chiacchierata, parlando del grano, Jean-Jacques ci offre la sua visione: “…un seme è riposto in ogni anima, in ogni cuore, sta a noi scoprirlo e lasciarlo crescere…”.

Tiphaine

Fonte : italiachecambia.org

Sicurezza alimentare, è polemica per la nomina di Juliane Kleiner ai vertici Efsa

Le associazioni europee insorgono per l’incarico di direttore della Strategia scientifica e coordinamento affidato alla dottoressa che in passato ha lavorato per un gruppo lobbistico1628990682-586x389

Il cambio al vertice dell’Efsa, l’Autorità Europea per la sicurezza alimentare, con la nomina della dottoressa Juliane Kleiner a direttore del settore Strategia scientifica e coordinamento (Scistrat) sta sollevando un vero e proprio polverone fra le associazioni continentali che si occupano di sicurezza alimentare. Dopo l’abbandono della carica da parte di Hubert Deluyker, lo Scistrat sarà presieduto da Kleiner che, in passato, ha lavorato per sette anni all’Ilsi (Istituto internazionale per le scienze della vita), gruppo lobbistico per il quale ha difeso gli interessi della grande industria. A denunciare il pericolo di conflitto d’interessi sono il Pesticide Action Network Europe (Pan Europe), l’Associazione italiana per l’agricoltura biologica (Aiab), la Fondazione italiana per la ricerca in agricoltura biologica e biodinamica (Firab) che sottolineano come, durante la sua attività all’Ilsi, Kleiner abbia innalzato a favore dell’industria le soglie di tolleranza degli agenti cancerogeni genotossici e delle sostanze chimiche in ambito tossicologico. Secondo Pan Europe, Kleiner non avrebbe esperienze di laboratorio e sarebbe pertanto molto sospetto il suo incarico in un ruolo di così elevata responsabilità che richiede un background di ricerca di cui la neo-direttrice sembra essere totalmente sprovvista, a partire dalle pubblicazioni su riviste scientifiche peer-review. Anche il suo predecessore Deluyker aveva avuto a che fare con il mondo dell’industria: prima di diventare direttore della Scistrat aveva lavorato per l’industria chimico-farmaceutica Pfizer. L’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) è un’agenzia europea indipendente, finanziata dal bilancio dell’UE e operante in modo autonomo dalla Commissione europea, dal Parlamento europeo e dagli Stati membri dell’UE. La sede è a Parma.

Legambiente: “Nomina inopportuna”

Anche Legambiente non nasconde la propria preoccupazione per la nomina di Juliane Kleinert. La nomina della Kleiner, che in passato ha sostenuto posizioni favorevoli agli interessi delle multinazionali, come nel caso delle soglie di tolleranza per gli agenti cancerogeni genotossici o per le sostanze chimiche in ambito tossicologico, a direttore scientifico dell’Authority per la sicurezza alimentare, ci sembra francamente inopportuna. Continuiamo a pensare, infatti, che l’Efsa debba essere un organismo indipendente a tutela della sicurezza dei cittadini mentre, fino ad oggi, tutte le scelte di questo organismo sono state a favore delle multinazionali e mai realmente a favore degli interessi dei consumatori europei. Il nuovo direttore scientifico, dunque, avrebbe potuto rappresentare finalmente il cambio di passo in questo senso. Per questo sosteniamo la denuncia del Pesticide Action Network (PAN) Europe che chiede un ruolo dell’EFSA privo di conflitti di interessi a genuina tutela della salute pubblica, ha dichiarato il presidente nazionale di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza in una nota.

Fonte: Slow Food