Bike vs Cars, la dura vita dei ciclisti in città

Il documentario di Fredrik Gertten è un ambizioso affresco delle conflittualità di ciclisti e automobilisti nelle grandi cittàbikesvscars4_bassa

“Non è una guerra. È una citta”. È Aline Cavalcante, battagliera ciclo-attivista diSao Paulo, a concludere con una frase conciliante l’ambizioso documentario Bike vs Cars di Fredrik Gertten in concorso alla diciottesima edizione di Cinemambiente. In questi anni abbiamo visto numerosi film riguardanti le battaglie dei movimenti che cercano di appianare il divario fra chi pedala e chi viaggia su mezzi motorizzati, nessun documentario, però, aveva mai avuto il respiro globale del film del documentarista svedese. Non è una guerra, certo. Ma fra ciclisti e automobilisti (o motociclisti) la contrapposizione è aspra. Aline si batte per migliorare la situazione dei pedalatori paulisti. Troppe le vittime sulle strade della metropoli brasiliana, così come aToronto, in Canada, dove la politica locale incentiva l’utilizzo delle auto e cerca di ostacolare la circolazione delle biciclette. Il regista viaggia fino a Los Angeles e scopre che all’inizio del Novecento, era stata creata un’ampia ciclopista per permettere ai pendolari di raggiungere il loro posto di lavoro. Ma gli ultimi tre decenni sono stati disastrosi per la metropoli californiana. Dal 1982 al 2001 la popolazione è aumentata del 20%, mentre le automobili sono aumentate del 236%. A Bogotà, Liliana Godoy organizza delle aggregazioni di bambini e giovani in modo da attraversare in sicurezza la città. Agli antimodelli, Gertten antepone i modelli, per esempio Copenaghen, città dove sono presenti 1000 km di piste ciclabili e dove il 40% della popolazione si muove in bicicletta. Il regista si chiede cosa accadrà quando la classe media in grado di permettersi un auto raggiungerà i 4,9 miliardi di persone. Sarà già stata scelta la riconversione a una mobilità meno impattante? Come si può contrastare un’industria – quella automobilistica – che è inarrestabile dal punto di vista del marketing e dell’advertising?

Ben prima dello scandalo Volkswagen, Gertten sottolinea le contiguità fra la BMW e il governo tedesco: molti membri del Bundestag ricevono auto in omaggio dal marchio tedesco per essere più compiacenti proprio sulle leggi relative le emissioni. Dove trova terreno fertile la cultura della bicicletta? Dove fa più caldo? Dove ci sono le migliori condizioni climatiche e orografiche per pedalare? Per niente. La ciclabilità urbana, una cultura della bicicletta come mezzo di trasporto e non come mezzo ludico-sportivo attecchiscono soprattutto laddove non è presente un’industria automobilistica nazionale. Ecco perché Paesi come Germania, Francia e Italia scontano un gap incolmabile nei confronti di Paesi come Danimarca e Olanda ed ecco perché Copenaghen e Amsterdam sono state più volte giudicate come le migliori città del mondo per chi va in bicicletta.

Fonte: ecoblog.it

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Che cosa rimane del Bike to School di Torino, parlano gli organizzatori

Il Bike to School di venerdì 31 gennaio ha avuto un buon eco nazionale e nonostante la pioggia, il freddo e il traffico, a Torino molti bambini hanno pedalato accompagnati dai genitori diretti verso scuola. Lasciamo la parola a “Ubik”, organizzatore del Bike to School torinese, per una riflessione sulla giornata378013

“E così si è conclusa la prima giornata di Bike to School a Torino. Il tempo non è stato clemente, data la cospicua nevicata di ieri e la pioggia di stamattina. Qualcuno ha desistito, ma i più hanno mostrato coraggio e vero spirito nordico, accorrendo al punto di ritrovo principale – in Largo Saluzzo – incuranti dell’acqua e del freddo. Un grandissimo ringraziamento, quindi, a tutti quelli che hanno partecipato. In Largo Saluzzo si è celebrata una piccola festa a pedali, per piccoli e grandi. Colazione tutti insieme, nuove conoscenze, chiacchiere, sbadigli ed allegria: mattinate così aiutano ad affrontare la giornata con una minor dose di stress e sfido chi si muove – da solo – in automobile a poter fare la stessa cosa. Le lamiere di un’auto sono una barriera che isola dal resto del mondo, prendere aria sul viso permette, invece, di vivere gli spazi comuni anche come occasione di incontro e socializzazione. Ma veniamo ai veri protagonisti della giornata: bambini piccoli e grandicelli, arrivati un po’ assonnati, un po’ preoccupati di far tardi a scuola, un po’ perplessi nel vedere tutti quei grandi comportarsi in modo così “strano” rispetto al solito. Ma quando la carovana è partita, credo che tutte le perplessità siano sparite. Spesso, pedalando in testa al gruppo, mi sono voltato ad osservare l’espressione dei bimbi, e quello che ho visto è stato soprattutto entusiasmo. Questi coraggiosi ragazzini ci hanno dimostrato che quello che spesso ferma noi grandi, le nostre preoccupazioni – la pioggia, il freddo – se vissute nella dimensione del gioco e dell’avventura, non sono che piccoli ostacoli che, magari, non fanno che rendere il gioco ancor più divertente. In fondo la pioggia non è che acqua che si asciugherà e il freddo scompare appena si inizia a pedalare.  La piccola massa critica o – meglio – la grande massa critica dei piccoli, si è mossa agevolmente nel traffico, dimostrando che le strade possono e devono essere di tutti. Alcuni automobilisti ci avranno vissuto come i soliti rompiscatole che rallentano il traffico; noi abbiamo vissuto loro come intrusi che volevano rovinare il nostro gioco. E così, quando il gruppo ha raggiunto la ciclabile del Valentino, abbiamo tirato un po’ il fiato, perché finalmente gli intrusi non c’erano più, e quella strada innevata era il tabellone di gioco perfetto: è partita anche qualche sana garetta (piccoli ciclocrossisti crescono!). Per qualcuno far rotolare i copertoni sulla neve è stata un’esperienza del tutto nuova, e forse per questo resterà ancor più nei ricordi di questa giornata. Poi ci si è ributtati tra le auto, sino ad arrivare, tutti insieme, a scuola. Qualcuno dei genitori che accompagnava gli altri bimbi (a piedi o in auto) ci guardava sorridendo e congratulandosi, qualcuno incerto. Noi eravamo felici. Un vigile, lo ha già raccontato la puntuale cronaca dell’evento, ha dimostrato di essere evidentemente infastidito dalla nostra presenza, che pareva turbare il normale ordine dell’ingresso a scuola. Vorrei spendere due parole in più non perché me la sia presa con quel particolare vigile, ma per sottolineare che il “normale” ordine dell’ingresso a scuola era fatto di auto in doppia fila, parcheggiate ovunque, e traffico un po’ troppo sostenuto (per usare un eufemismo). Eppure sembrava – agli altri – che il disagio fosse creato dal gruppo Bike to School, e non da quella 500 che era parcheggiata in doppia fila, proprio lì, ad un metro da noi ciclisti, e che ostruiva la carreggiata. Credo che il significato di questa iniziativa debba essere, tra gli altri, proprio questo: un invito a riflettere. Cos’è – o cosa dovrebbe essere – “normale”? Il traffico del mattino, i parcheggi selvaggi ed impuniti, le strade intasate, le entrate delle scuole quasi inaccessibili, o un gruppo di piccoli e grandi che vanno a scuola insieme pedalando, chiacchierando, sorridendo?  A me, personalmente, quella che a tanti, oggi, sembra una città normale, pare invece una città all’incontrario, che troverebbe posto in un racconto di Gianni Rodari. Per questo mi piacerebbe che Bike to School diventasse un’abitudine. Sarebbe bello ripeterlo al più presto, magari fissando degli appuntamenti ricorrenti, o persino – se gruppi di genitori sapranno organizzarsi – tutti i giorni!  Per far sì che diventi una cosa “normale”.  Termino ancora con alcuni ringraziamenti sparsi: tutti quelli che hanno contribuito all’organizzazione della giornata partecipando alle riunioni fisicamente o online, i genitori della Rayneri/Manzoni, Bike Pride, Bike Breakfast, Yankuam, Lacumba Film, Bicycle is Bell (e chissà quanti ho dimenticato); tutti quelli che si son svegliati presto stamattina per incontrarsi in Largo Saluzzo; tutti quelli che hanno abbandonato all’ultimo momento per cause di forza maggiore, ma so che avrebbero voluto esserci. Menzione d’onore al nonno del piccolo Mattia, unico presente per la scuola di Via Lugaro, fiero rapprentante della categoria dei nonni ciclisti! Grazie, infine, a tutti i bambini che questa sera, andando a dormire, ripenseranno a questa giornata e magari domattina – svegliandosi – chiederanno a mamma e papà: “Oggi posso andare a scuola in bicicletta?”
Al prossimo Bike to School!”

Fonte: ecodallecittà