Mobilità scolastica sostenibile a Roma, lo studio dell’Agenzia dei Servizi Locali

Presentato dall’Agenzia per il Controllo e la Qualità dei Servizi Pubblici Locali uno studio sul tema Trasporto e mobilità scolastica sostenibile: pedibus, bike to school e carpooling. La ricerca ripercorre le principali esperienze romane in questo ambito a partire dal 2003, comparandole con quelle su scala nazionale ed europea380319

Pedibus, bike to school e carpooling: queste le principali esperienze romane analizzate nello studio “Trasporto e mobilità scolastica sostenibile” presentato nel corso della Settimana Europea della Mobilità Sostenibile dall’Agenzia per il Controllo e la Qualità dei Servizi Pubblici Locali. Si tratta di esperienze nate con più di uno scopo: salvaguardia ambientale (diminuzione di smog e traffico) ma anche opportunità per i bambini e i ragazzi in termini di “crescita psicofisica, diritto alla costruzione di una propria autonomia, rapporto diretto con la città e il quartiere”.
La ricerca ripercorre le principali esperienze romane in questo ambito a partire dal 2003, comparandole con quelle su scala nazionale ed europea. Il primo progetto di mobilità scolastica cominciato nel 2003 è stato lo “scuolabus a piedi”, di cui si è fatta promotrice l’amministrazione comunale di Roma. Nato in Danimarca negli anni ‘70 e diffusosi rapidamente in tutta Europa, lo “Scuolabus a piedi” è un gruppo di alunni che va a scuola accompagnato da adulti e che, come un autobus, parte da un punto di raccolta – ‘capolinea’ – e segue un itinerario definito con fermate durante il percorso. L’iniziativa ha raggiunto nella Capitale la sua massima espansione durante l’anno scolastico 2009/2010 (40 plessi scolastici e 1.800 bambini coinvolti). Interrotto per mancanza di fondi nel febbraio 2011, oggi lo “Scuolabus a piedi” rimane in vita grazie alla buona volontà di alcuni gruppi di genitori e di alcune associazioni no profit che si sono attivati in tal senso in alcuni Municipi (VIII, X, e XII) di Roma Capitale.
Più recente (2013) il Bike to school, esperimento promosso da una scuola dell’Esquilino con l’associazione Salvaiciclisti che ha raccolto un successo crescente nella città e che ora viene organizzato regolarmente l’ultimo venerdì di ogni mese. Tutte le info su biketoschoolroma.it. Per quanto riguarda il carpooling, cioè genitori che in modo organizzato e a turno accompagnano con la propria auto vari bambini, costituisce una buona iniziativa nei casi in cui la lontananza dagli edifici scolatici non permetta la realizzazione di pedibus o bicibus. In alcune città italiane come Padova il servizio di carpooling, partito a titolo sperimentale in alcune scuole periferiche della città, è stato successivamente esteso nell’anno scolastico 2013/2014 a tutto il territorio cittadino.  Quello che si evince dallo studio, grazie anche ad un confronto con le esperienze di mobilità sostenibile rinvenute in Europa, è che in Italia queste iniziative risultano prive di una progettualità di ampio respiro e, quindi, anche di un coordinamento da parte delle istituzioni che, invece, potrebbero sicuramente contribuire all’efficacia delle stesse. Sulla base di quanto emerso dallo studio, l’Agenzia ha formulato alcune considerazioni e valutazioni al fine di promuovere la propensione dei cittadini verso una mobilità multimodale ed a basso impatto ambientale. Perché la mobilità scolastica sostenibile si affermi, sostiene l’Agenzia, occorrono “progettualità di ampio respiro”, “coordinamento da parte delle istituzioni”, “realizzazione di interventi infrastrutturali” soprattutto accanto alle scuole (marciapiedi protetti, divieti di sosta per le auto, rastrelliere…), “modifiche al trasporto pubblico e alla viabilità locale in determinati orari” e, ovviamente, “formazione all’educazione e sicurezza stradale con il coinvolgimento di scolari, genitori e residenti”.

Studio “Trasporto e mobilità scolastica sostenibile: pedibus, bike to school e carpooling” [0,46 MB]

Fonte: ecodallecitta.it

Annunci

Che cosa rimane del Bike to School di Torino, parlano gli organizzatori

Il Bike to School di venerdì 31 gennaio ha avuto un buon eco nazionale e nonostante la pioggia, il freddo e il traffico, a Torino molti bambini hanno pedalato accompagnati dai genitori diretti verso scuola. Lasciamo la parola a “Ubik”, organizzatore del Bike to School torinese, per una riflessione sulla giornata378013

“E così si è conclusa la prima giornata di Bike to School a Torino. Il tempo non è stato clemente, data la cospicua nevicata di ieri e la pioggia di stamattina. Qualcuno ha desistito, ma i più hanno mostrato coraggio e vero spirito nordico, accorrendo al punto di ritrovo principale – in Largo Saluzzo – incuranti dell’acqua e del freddo. Un grandissimo ringraziamento, quindi, a tutti quelli che hanno partecipato. In Largo Saluzzo si è celebrata una piccola festa a pedali, per piccoli e grandi. Colazione tutti insieme, nuove conoscenze, chiacchiere, sbadigli ed allegria: mattinate così aiutano ad affrontare la giornata con una minor dose di stress e sfido chi si muove – da solo – in automobile a poter fare la stessa cosa. Le lamiere di un’auto sono una barriera che isola dal resto del mondo, prendere aria sul viso permette, invece, di vivere gli spazi comuni anche come occasione di incontro e socializzazione. Ma veniamo ai veri protagonisti della giornata: bambini piccoli e grandicelli, arrivati un po’ assonnati, un po’ preoccupati di far tardi a scuola, un po’ perplessi nel vedere tutti quei grandi comportarsi in modo così “strano” rispetto al solito. Ma quando la carovana è partita, credo che tutte le perplessità siano sparite. Spesso, pedalando in testa al gruppo, mi sono voltato ad osservare l’espressione dei bimbi, e quello che ho visto è stato soprattutto entusiasmo. Questi coraggiosi ragazzini ci hanno dimostrato che quello che spesso ferma noi grandi, le nostre preoccupazioni – la pioggia, il freddo – se vissute nella dimensione del gioco e dell’avventura, non sono che piccoli ostacoli che, magari, non fanno che rendere il gioco ancor più divertente. In fondo la pioggia non è che acqua che si asciugherà e il freddo scompare appena si inizia a pedalare.  La piccola massa critica o – meglio – la grande massa critica dei piccoli, si è mossa agevolmente nel traffico, dimostrando che le strade possono e devono essere di tutti. Alcuni automobilisti ci avranno vissuto come i soliti rompiscatole che rallentano il traffico; noi abbiamo vissuto loro come intrusi che volevano rovinare il nostro gioco. E così, quando il gruppo ha raggiunto la ciclabile del Valentino, abbiamo tirato un po’ il fiato, perché finalmente gli intrusi non c’erano più, e quella strada innevata era il tabellone di gioco perfetto: è partita anche qualche sana garetta (piccoli ciclocrossisti crescono!). Per qualcuno far rotolare i copertoni sulla neve è stata un’esperienza del tutto nuova, e forse per questo resterà ancor più nei ricordi di questa giornata. Poi ci si è ributtati tra le auto, sino ad arrivare, tutti insieme, a scuola. Qualcuno dei genitori che accompagnava gli altri bimbi (a piedi o in auto) ci guardava sorridendo e congratulandosi, qualcuno incerto. Noi eravamo felici. Un vigile, lo ha già raccontato la puntuale cronaca dell’evento, ha dimostrato di essere evidentemente infastidito dalla nostra presenza, che pareva turbare il normale ordine dell’ingresso a scuola. Vorrei spendere due parole in più non perché me la sia presa con quel particolare vigile, ma per sottolineare che il “normale” ordine dell’ingresso a scuola era fatto di auto in doppia fila, parcheggiate ovunque, e traffico un po’ troppo sostenuto (per usare un eufemismo). Eppure sembrava – agli altri – che il disagio fosse creato dal gruppo Bike to School, e non da quella 500 che era parcheggiata in doppia fila, proprio lì, ad un metro da noi ciclisti, e che ostruiva la carreggiata. Credo che il significato di questa iniziativa debba essere, tra gli altri, proprio questo: un invito a riflettere. Cos’è – o cosa dovrebbe essere – “normale”? Il traffico del mattino, i parcheggi selvaggi ed impuniti, le strade intasate, le entrate delle scuole quasi inaccessibili, o un gruppo di piccoli e grandi che vanno a scuola insieme pedalando, chiacchierando, sorridendo?  A me, personalmente, quella che a tanti, oggi, sembra una città normale, pare invece una città all’incontrario, che troverebbe posto in un racconto di Gianni Rodari. Per questo mi piacerebbe che Bike to School diventasse un’abitudine. Sarebbe bello ripeterlo al più presto, magari fissando degli appuntamenti ricorrenti, o persino – se gruppi di genitori sapranno organizzarsi – tutti i giorni!  Per far sì che diventi una cosa “normale”.  Termino ancora con alcuni ringraziamenti sparsi: tutti quelli che hanno contribuito all’organizzazione della giornata partecipando alle riunioni fisicamente o online, i genitori della Rayneri/Manzoni, Bike Pride, Bike Breakfast, Yankuam, Lacumba Film, Bicycle is Bell (e chissà quanti ho dimenticato); tutti quelli che si son svegliati presto stamattina per incontrarsi in Largo Saluzzo; tutti quelli che hanno abbandonato all’ultimo momento per cause di forza maggiore, ma so che avrebbero voluto esserci. Menzione d’onore al nonno del piccolo Mattia, unico presente per la scuola di Via Lugaro, fiero rapprentante della categoria dei nonni ciclisti! Grazie, infine, a tutti i bambini che questa sera, andando a dormire, ripenseranno a questa giornata e magari domattina – svegliandosi – chiederanno a mamma e papà: “Oggi posso andare a scuola in bicicletta?”
Al prossimo Bike to School!”

Fonte: ecodallecittà

“Non può essere una follia portare i bambini a scuola in bici”. Il 31 gennaio parte il Bike to School Torino

Venerdì 31 gennaio, alle 7.30, in Largo Saluzzo partirà la prima Bike to school torinese. Un gruppo di genitori si ritroverà per sfidare le consuetudini e portare i propri figli a scuola in sella ad una bicicletta. Ne parliamo con Ubik, ciclista e padre, che sta curando l’organizzazione dell’evento.377827

A Roma, Milano, Napoli, Bologna e Caserta il Bike to School del 29 novembre 2013 è stato un successo. Portare i figli a scuola in bicicletta, come avviene abitualmente in molti paesi europei, è ancora visto come una sfida azzardata alle leggi della viabilità urbana, ma alcune realtà associative e non – in primis Milano con la “massa marmocchi” – hanno deciso di prendere il toro per le corna e sfidare il traffico del mattino. Venerdì 31, alle 7.30, in Largo Saluzzo, partirà il primo Bike to school torinese con direzione scuola elementare Rayneri/Manzoni di Corso Marconi 28.
Ne parliamo con Ubik, ciclista urbano e padre, che, visto il successo ottenuto dall’iniziativa nelle altre città, ha deciso di organizzarla anche nel capoluogo piemontese.

Tutte le informazioni per chi volesse partecipare suhttp://www.biketoschooltorino.it/

Innanzitutto due parole due su di te e sul tuo rapporto con la bici e la ciclabilità urbana.
Ho 36 anni e da 30 circa pedalo per Torino quotidianamente. Macino quasi 150 km a settimana, in qualsiasi stagione, solo per muovermi in città (e, credetemi, sono tutto il contrario di un tipo sportivo). Amo anche il cicloturismo: a 19 anni ho raggiunto Vienna in bicicletta, poi ho percorso strade in Francia, Germania, Olanda, Danimarca e ovviamente anche in Italia. Naturalmente ora sto progettando qualche viaggetto con mia figlia, che ha quasi 5 anni. Lo dico senza troppi peli sulla lingua: non amo per nulle le auto e il traffico. Penso che Torino, come molte altre città, sarebbe davvero meravigliosa se le strade fossero aperte alle persone piuttosto che invase dalle automobili, e invece è una città quasi invivibile. Ho pedalato in giro per città come Amsterdam, Copenaghen, Berlino e Graz, e ne ho molto invidiato gli abitanti. Spesso, pensando a mia figlia, faccio questa considerazione molto semplice: lei è alta poco più di un metro, proviamo ad immaginare cosa significa camminare e vedere Torino dal suo punto di vista (basta mettersi in ginocchio su un marciapiede): la città sembra poco più di un enorme parcheggio. Non è proprio il massimo, no? Non è questa la città in cui vorremmo veder crescere i nostri figli.
La prima bike to school è stata un successone (benché fossero state già organizzate alcune masse marmocchi tempo prima) ma Torino non c’era. Da chi e come è nata l’idea di prenderne parte?
Sono venuto a conoscenza delle iniziative milanesi e romane tramite Facebook, vedere foto e video di così tanti bambini sorridenti e leggere le tante testimonianze positive mi ha convinto che anche a Torino avremmo dovuto fare qualcosa di simile. Ho provato, molto semplicemente, a postare qualche commento sui vari gruppi di Facebook e a contattare gli organizzatori romani e milanesi (Anna Becchi e Marco Mazzei). In breve con l’aiuto dei tanti iscritti su Facebookhttps://www.facebook.com/groups/biketoschooltorino/, e non solo, ci siamo mossi per organizzare l’iniziativa qui a Torino.
Iniziare è un po’ difficile, coinvolgere attivamente i genitori è un po’ faticoso, un po’ come partire in salita col 52 davanti, ma sono e siamo sicuri che serve solo rompere il ghiaccio: fatta la prima pedalata, dopo sarà come viaggiare in discesa. Vorrei precisare che il Bike to School non è un’iniziativa che necessita di essere estremamente strutturata: di fatto un Bike to School può nascere molto facilmente, come incontro spontaneo di gruppi di genitori che decidono semplicemente di portare i figli a scuola insieme, incontrandosi ad un orario prestabilito e su un percorso comune. Il semplice fatto di essere in tanti rende il percorso sicuro per i bambini (genitori e volontari pedalano alla loro sinistra per proteggerli dal traffico), e certamente divertente per tutti.

L’invito quindi è per tutti i genitori ciclisti e non: parlatene con gli altri genitori delle vostre classi e mettetevi d’accordo: potete fare Bike to School anche tutti i giorni, non c’è bisogno di adesioni formali né di qualcuno che lo organizzi per voi! Ma se volete una mano per trovare volontari, per coordinarvi, per produrre volantini e manifesti, e qualunque altra cosa, potete fare riferimento a biketoschooltorino@gmail.com

A Torino ci sono alcune associazioni che hanno promosso pedibus e bicibus, come ad esempio Intorno. C’è qualche relazione e qualche possibilità di coordinamento comune?
Al momento non ci sono relazioni dirette, anche se diverse associazioni e gruppi si sono dimostrati disponibili a partecipare alle prime pedalate. Il Bike to School del prossimo 31 gennaio vuole essere un evento pilota: confidiamo che serva da traino per far nascere tante nuove iniziative e collaborazioni con tutte le associazioni e i gruppi torinesi che si interessano di scuola e ciclabilità.

Cosa significa portare dei figli in bicicletta per Torino? La città, sappiamo, non è certamente a misura di bicicletta. Cosa diresti in poche parole ai nostri amministratori?
Non sopporto l’idea che mia figlia debba crescere in una città in cui muoversi in bicicletta sia considerato un gesto pericoloso per pochi coraggiosi. Da ragazzino, quando ero in sella alla mia bicicletta, mi sentivo il padrone del quartiere: c’erano molte meno auto in giro. Oggi sembra una cosa impossibile: se parli con dei genitori e chiedi loro se si sentirebbero tranquilli a sapere i propri figli in giro, soli, in bicicletta, molto probabilmente ti prenderanno per pazzo.

E se pensare a ragazzini in giro da soli in bici per Torino sembra una follia, la situazione non migliora troppo neanche se parliamo di bambini o ragazzi accompagnati. Le piste ciclabili sono mal progettate e – a volte – persino più pericolose delle strade, la quantità di auto in circolazione davvero troppa e in strada non c’è alcun rispetto. Alla fine – in parte forse è normale – tanti genitori hanno paura, ed evitano di esporre i propri figli ai pericoli; se proprio vogliono portarli in bici, magari si “rifugiano” sui marciapiedi, è un’azione sbagliata ma a volte davvero inevitabile. Per questo serve cambiare la situazione. Agli amministratori dovrei dire veramente troppe cose…

Parlando di Bike to School, quindi, mi limito ad una cosa molto piccola e molto semplice:le strade davanti alle scuole, negli orari di entrata e uscita, sono disastrose! Auto in doppia fila, parcheggiate ovunque, doppie frecce a ripetizione, manovre impossibili, marciapiedi scavalcati… sembra che molti genitori abbiano paura di far consumare le scarpe ai propri figli, se potessero parcheggerebbero dentro la scuola. E’ una situazione realmente insostenibile e a cui bisogna trovare rimedio. Soluzioni ce ne sarebbero tante, io ne propongo una: zone ciclo-pedonali “a tempo” attivate in un raggio di 500 metri da ogni ingresso scolastico, negli orari di entrata e uscita. E poi: basta all’impunità della sosta selvaggia e zone 30 – da far rispettare, però – almeno in tutti i controviali torinesi. I nostri bambini sono i cittadini torinesi del futuro: vogliamo abituarli fin da piccoli all’idea che l’auto è l’unico mezzo di trasporto urbano? Che si può parcheggiare ovunque (tanto nessuno fa la multa)? Che è normale, per chi vuole muoversi passeggiando o pedalando, dover fare slalom e gimkane tra automobili piazzate senza regole su ogni centimetro di asfalto?

La data è fissata al 31 gennaio. E’ in contemporanea con le altre realtà? Come se sarà organizzata e che consigli ti senti di dare?
La data è in contemporanea con iniziative che si svolgeranno a Milano, Roma, Napoli, Bologna, e non escludo che si aggiungano altre città. Al momento siamo certi di partire con un gruppo di genitori della scuola primaria Rayneri (I.C. Manzoni) in zona San Salvario, ma sono certo che altre scuole, della zona e non, si uniranno. Il programma del Bike to School è molto semplice: ci si trova in un luogo e ad un orario prestabiliti, e si percorre insieme, pedalando, la strada che porta alla scuola.

Per il 31 gennaio ci saranno diversi elementi collaterali per rendere la mattinata speciale: la colazione offerta da Bike Breakfast e Yankuam & Co., animazioni a sorpresa e sicuramente tanto divertimento per bambini e adulti. Chiunque voglia unirsi sarà il benvenuto. Il mio consiglio è uno solo: fingiamo, per un giorno, di essere bambini anche noi, pedaliamo per divertirci e per far divertire i bambini: largo a bici fantasiose, costumi colorati, trombette e bandierine di ogni genere!

Aderiscono delle scuole anche formalmente o solo dei genitori?
Come ho scritto, l’iniziativa non ha una reale “ufficialità”, sempre che ciò voglia dire qualcosa, quindi non esistono adesioni formali. Nei fatti, non aderisco le scuole, ma partecipano gruppi di genitori. Questo non significa che si vogliono tener fuori istituzioni, insegnanti o direttori scolastici, ma semplicemente che – se vogliono partecipare – possono, tanto per cominciare, prendere una bicicletta ed unirsi ai percorsi dei Bike to School!

Fonte: ecodallecittà

Bici senza frontiere: a Bologna, l’8 febbraio 2014 assieme a Salvaiciclisti

L’8 febbraio 2012 nasceva con l’hashtag #salvaiciclisti. Due anni dopo, l’appuntamento del movimento Salvaiciclisti è a Bologna, per incontrarsi, festeggiare i risultati ottenuti, giocare assieme e confrontarsi su come proseguire insieme verso un obiettivo comune: rendere ciclabile l’Italia377647

Salvaiciclisti: L’8 febbraio 2012 nasceva con l’hashtag#salvaiciclisti la campagna che ha visto muovere migliaia di persone in tutta italia. Dopo nemmeno 3 mesi, il 28 aprile dello stesso anno 50.000 persone si sono ritrovate a Roma per chiedere ai sindaci misure di sicurezza a favore dei ciclisti. Da lì sono nati gruppi di attivisti, discussioni e una nuova coscienza: andare in bici non è solo un modo di spostarsi, ma un modo di vivere e concepire gli spazi abitati. Dopo due anni, molte delle nostre richieste per la vivibilità delle città sono state disattese, ma sono ormai percepite da tutti come prioritarie. Sono cambiate abitudini e percentuali delle persone che si spostano quotidianamente in bicicletta. Per questo si annuncia un nuovo appuntamento ai ciclisti urbani di tutta Italia: 8 e 9 febbraio 2014, a Bologna, BICI SENZA FRONTIERE. Un momento per chi pensa che sia tempo di incontrarsi, festeggiare la nostra esistenza, giocare insieme e confrontarsi su come proseguire insieme verso un obiettivo comune: rendere ciclabile l’Italia.

Bici senza frontiere. Programma:

8 febbraio 2014 – Piazza Maggiore, Bologna

Cos’è:

Bici senza frontiere è un gioco urbano nella piazza centrale. Ogni città è invitata a formare una squadra per misurarsi in prove di abilità ciclistica a tuttotondo. Le squadre, una per ogni città/comune, si sfideranno su un terreno di gioco su cui sono allestiti dei percorsi urbani. Ogni città può dare sfoggio dei suoi migliori pedalatori con ogni tipo di ciclista quotidiano, da 0 a 99 anni.

Prove:

BIKE TO WORK: la bici è il mezzo più veloce per andare al lavoro, a meno che qualche imprevisto non vi faccia trovare appiedati. Vince la squadra che timbra prima il cartellino.

Chi gioca: un bravo ciclomeccanico + aiutanti (min 1 max 3)

BIKE TO SCHOOL: quanti bambini si possono portare a scuola sulla tua cargo-bike? Dipende dalla gamba del genitore, ma anche dal traffico. Fa vincere la sua squadre il genitore che porta a scuola più bambini.

Chi gioca: un esperto cargo-biker + aiutanti (min 1 max 3)

BIKE IN PROGRESS: cosa hanno ottenuto in questi due anni i gruppi attivi nelle città italiane per favorire l’uso della bicicletta? La città più informata sulle ultime novità in materia di mobilità ciclistica vince la sfida. Ma attenzione, per rispondere bisogna prenotarsi: ovviamente con una sprint race.

Chi gioca: un cicloattivista su bici a scatto-fisso + suggeritori a piacere

BIKE TO SKY: una volata verso il cielo, gioco a sorpresa.

Chi gioca: tutta la squadra, comprese le mascotte.

Come parteciparecompilando il form di iscrizione.

Tutti coloro che non entreranno nel terreno di gioco saranno comunque utili alla loro squadra: la città con il maggior numero di sostenitori riceverà un bonus speciale.

*Un consiglio: portatevi la bici, a Bologna ci si gira bene, e dopo la proclamazione della città vincitrice si potrebbe festeggiare con una bella massa critica.

Domenica 9 febbraio – luogo da definire, Bologna

Il giorno successivo ai giochi si terrà una riunione nazionale per discutere sulle esperienze di cicloattivismo fatte in questi due anni nelle realtà locali e per programmare un nuovo periodo d’impegno per il cambiamento che aspettiamo. A breve le informazioni per iscriversi alla riunione.

Per info: salvaiciclistibologna@gmail.com

 

 

 

Fonte: ecodallecittà