Milano, sul sito del Comune la mappa dei percorsi ciclabili e gli stalli del bike sharing

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Un valido strumento per individuare piste e strade ciclabili e per trovare facilmente la collocazione degli oltre 280 stalli

Uno strumento in più per cittadini e turisti che vogliono godersi la primavera sulle due ruote. Da oggi (domenica 13 maggio) sul geoportale del Comune di Milano è possibile consultare la mappa georeferenziata dei percorsi ciclabili e degli stalli del BikeMi presenti in città. Un valido strumento per gli amanti della mobilità sostenibile per individuare piste e strade ciclabili – anche da smartphone – e per trovare facilmente la collocazione degli oltre 280 stalli che ospitano una flotta composta da 3650 bici tradizionali e mille a pedalata assistita. Nella mappa (disponibile qui) è possibile geolocalizzare anche le vedovelle – le fontanelle pubbliche di Milano che devono il loro particolare nome al filo d’acqua continuo che sgorga, paragonato al pianto di una vedova – e visualizzare la collocazione dei servizi igienici pubblici.

Il dataset dei percorsi ciclabili è presente anche sul portale Opendata al link

“Il geoportale e il portale dati del Comune di Milano sono sempre più ricchi di informazioni direttamente consultabili online dai cittadini – dichiara Lorenzo Lipparini, assessore alla Partecipazione, cittadinanza attiva e Open data -. Le visualizzazioni che pubblichiamo raggruppano strati informativi differenti, che uniti in una sola mappa, offrono immediatamente un’idea dei servizi presenti e della vastità di informazioni del Comune. All’utilità per chi consulta il geoportale si somma poi la possibilità per sviluppatori e appassionati di servirsi dei nostri dati per sviluppare nuovi servizi e app e creare valore a partire dal nostro patrimonio di dati”.

Con questa nuova mappa si arricchisce quindi l’offerta del geoportale, che contiene al suo interno più di 270 dataset: oltre alle mappe georeferenziate, la sezione Extra offre agli utenti alcune storymap, mappe interattive, corredate da legende e media, che rappresentano un utile strumento per commentare alcuni fatti storici rilevanti. Al link si possono consultare, ad esempio, le mappe delle antiche Porte di Milano, la collocazione dei 100 muri liberi per la street art e i più bei cortili della città. Ma c’è spazio anche per altre curiosità, come la gallery di immagini di Milano divisa in tre categorie: “Milano com’era”, che raccoglie alcune immagini storiche della città, “Milano contemporanea”, ritratto della città che cambia e “Milano curiosa”, che mette insieme alcuni tra i miti, leggende e le curiosità legate ad alcuni luoghi simbolo del capoluogo lombardo. Il geoportale è costantemente aggiornato con nuovi contenuti e nuove mappe e permette di gestire e condividere in maniera integrata tutti i dati geografici in possesso del Comune di Milano, consentendo così una pubblicazione agile e snella dei dati territoriali anche in formato open. Per effettuare una ricerca è sufficiente inserire una chiave all’interno del catalogo o scegliere tra le diverse tematiche proposte (ambiente, educazione, mobilità, territorio, topografia, storiografia) e il sistema rilascerà l’informazione mappata e disponibile per il download. Mercoledì 16 maggio il geoportale del Comune di Milano sarà presentato dall’assessore Lorenzo Lipparini nel corso della conferenza annuale di Esri, la manifestazione più articolata e completa a livello nazionale nel settore delle tecnologie geospaziali, che si svolgerà a Roma.

Fonte: ecodallecitta.it

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Bike Sharing, GoBee.bike chiude il servizio in tutta Europa: ‘Sistematici atti di vandalismo’

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Dal 15 febbraio il servizio free floating di bici condivise chiude i battenti: “il 60% della nostra flotta europea ha subito danneggiamenti, vandalismi o è stato oggetto di fenomeni di privatizzazione”

L’avventura in Italia e in Europa di Gobee.bike si conclude nel peggiori dei modi, infatti da domani mercoledì 15 febbraio il servizio sarà chiuso. Ad annunciare la fine del servizio di bike sharing free floating che ha rivoluzionato la mobilità nel vecchio continente è la stessa azienda con una lettera inviata a tutti gli utenti.

A decretarne la fine, secondo l’azienda, è stata la “sistematica” serie di atti vandalici che hanno colpito le sue bici da dicembre dello scorso hanno. Sempre secondo Gobee.bike “il 60% della nostra flotta europea ha subito danneggiamenti, vandalismi o è stato oggetto di fenomeni di privatizzazione”.

Ecco la lettera inviata ai 45 mila utenti italiani:

Lo scorso autunno Gobee.bike ha iniziato la sua avventura in diverse città europee. Durante questo periodo le nostre bici hanno fornito un prezioso servizio a numerosi cittadini, rendendoci orgogliosi di un’attività che la nostra comunità di utenti ci ha incoraggiato a migliorare di giorno in giorno.

Il successo che questo servizio ha avuto non ha fatto altro che confermare la nostra visione di mobilità sostenibile e innovazione.

Dopo un caloroso benvenuto, abbiamo da subito compreso che la nostra passione era condivisa dalla maggior parte di voi.

Abbiamo dovuto affrontare una serie di ostacoli, imparando dai nostri errori, dando ascolto ai vostri consigli e investendo il massimo per provare che il bike sharing è una soluzione di mobilità ecologica e sostenibile per le città.

Purtroppo, tra tutte queste sfide, una in particolare ha rappresentato un problema che non potevamo superare: nelle ultime settimane i danni alla nostra flotta hanno raggiunto limiti che non possiamo più contenere con le nostre forze e con le nostre risorse.

Con tristezza annunciamo ufficialmente alla nostra comunità di utenti la fine del servizio di Gobee.bike in Italia, oggi (domani, ndr) 15 febbraio 2018.

È stata una decisione molto difficile, deludente e frustrante per tutto lo staff di Gobee.bike, che ha lavorato sin dall’inizio con passione per far sì che questo progetto fosse realizzabile.

Durante i mesi di dicembre e gennaio, le nostre biciclette sono diventate il bersaglio di sistematici atti di vandalismo, trasformandosi così in oggetti da distruggere per puro divertimento.

Mediamente, il 60% della nostra flotta europea ha subito danneggiamenti, vandalismi o è stato oggetto di fenomeni di privatizzazione.

Per questi motivi non c’è stata nessun’altra opzione se non procedere al termine del servizio a livello nazionale e continentale. Una decisione sofferta dal punto di vista morale, umano e finanziario.

Vogliamo ringraziarti un’ultima volta per tutte le tue pedalate sulle nostre bici verdi; per il tuo supporto, la tua pazienza e per averci stimolato a migliorare. Grazie a ognuno di voi abbiamo raggiunto più di 45.000 utenti in Italia.

Ringraziamo i nostri partner per aver visto in questo progetto l’opportunità di aumentare la consapevolezza su questo nuovo servizio di mobilità sostenibile, diffondendo i nostri valori.

Ringraziamo inoltre i vari Comuni che hanno riposto in noi fiducia aiutandoci in questo meraviglioso progetto e aprendo le porte delle loro città al nostro servizio.

E il più grande ringraziamento va al team Gobee.bike presente in ogni città. Senza alcun dubbio, sono stati la cosa migliore che abbiamo avuto da quando abbiamo iniziato questa avventura.

Gobee.bike è nata dalla nostra passione per la mobilità. Abbiamo fondato Gobee.bike dalla convinzione che avrebbe fatto riscoprire un nuovo tipo di libertà.

Abbiamo fatto una pedalata fantastica. Ti incoraggiamo a promuovere i valori inerenti al bike-sharing e alla stessa Gobee.bike: libertà, condivisione e innovazione. I valori che c’hanno portato fin qui e che hanno dato vita, anche se per poco, a questo fantastico progetto.

Gobee.bike non è solo trasporto e innovazione: è una comunità che hai contribuito a creare e che durerà per sempre.

Anche se non è facile, questo non è un addio, ma un arrivederci.

A presto!

The Gobee.bike Team

Fonte: ecodallecitta.it

 

Bike sharing, a Torino salgono a 5 gli operatori per il servizio free floating

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Non ci sarà che l’imbarazzo della scelta. Tradizionali o a pedalata assistita, 12mila biciclette a uso condiviso arricchiranno l’offerta a disposizione dei torinesi. Non ci sarà che l’imbarazzo della scelta. Tradizionali o a pedalata assistita, 12mila biciclette a uso condiviso arricchiranno l’offerta a disposizione dei torinesi (e non solo), disposti a muoversi per la città spingendo sui pedali. Sono cinque (OFO, Mobike, Obike, Free@bike ed Enotravel) gli operatori che hanno manifestato interesse ad attivare il servizio tramite la partecipazione all’avviso pubblico bandito nello scorso dicembre e che per 12 mesi gestiranno a titolo sperimentale e senza oneri per il Comune di Torino il servizio di bike sharing free floating in città. Le aziende selezionate faranno inoltre parte, insieme con i rappresentanti della Città, di un tavolo tecnico che monitorerà e analizzerà il servizio, valutando le azioni idonee a migliorarlo e a rimodularlo e a superare eventuali criticità.  Partecipando al bando per il free floating gli operatori si sono altresì impegnati ad attenersi a una serie di clausole: dovranno infatti accertarsi che i mezzi non siano abbandonati dove capita – le biciclette in condivisione a flusso libero non potranno essere parcheggiate nelle vie pedonali e nelle piazze auliche, ma in apposite aree di sosta che verranno definite nei prossimi mesi – e dovranno inoltre assicurare i propri utenti stipulando una polizza, inclusa nell’abbonamento al servizio.  È inoltre previsto che i gestori del servizio di biciclette in condivisione a flusso libero realizzino investimenti per un valore parametrato a 20 euro per ciascun mezzo della propria flotta. Si tratta della fornitura e posa di archi portabici e rastrelliere, di campagne di comunicazione o di piccoli lavori sulle piste ciclabili.  Un accordo con le società permetterà poi alla Città di usufruire dei dati di utilizzo del bike sharing free floating per studiare il fenomeno e i flussi di movimento di chi predilige spostarsi in bicicletta all’interno del tessuto urbano: conoscendoli in modo preciso sarà possibile pianificare al meglio i futuri interventi infrastrutturali e di messa in sicurezza della viabilità ciclistica.

 

Fonte: Comune di Torino

Foto via ENR0N

Bike sharing a flusso libero: problemi anche a Parigi e Washington

Anche all’estero non mancano i problemi derivanti dal parcheggio selvaggio delle bici condivise del bike sharing a flusso libero.http _media.ecoblog.it_0_019_bike-sharing-a-flusso-libero-problemi-anche-a-parigi-e-washington

Molti benefici ma anche parecchi problemi dalla diffusione nel mondo dei servizi di bike sharing free floating, cioè a flusso libero. E, a quanto pare, i problemi sono sempre gli stessi ovunque questo servizio arrivi: i clienti lasciano le bici nei posti meno adatti. Abbiamo già parlato più volte dei problemi del bike sharing italiano a Firenze e Milano, con le bici gettate nei canali o lasciate in mezzo ai marciapiedi se non addirittura portare all’interno di garage e recinzioni private. Abbiamo visto anche che a Vienna ci sono problemi del tutto simili, con bici abbandonate al di fuori degli spazi condivisi. Recentemente anche il Washington Post ha raccontato delle bici degli operatori Spin e LimeBike parcheggiate selvaggiamente nella capitale USA: ai bordi di laghetti e in riva ai fiumi, in mezzo ai marciapiedi, sui ponti, appoggiate ai portoni di abitazioni private o abbandonate dentro i cimiteri e le stazioni della metro. E non mancano, neanche negli Stati Uniti, veri e propri atti vandalici.  A Parigi, invece, ci sono problemi anche per il bike sharing a postazioni fisse: quello, pubblico, di Vélib’. Ciò è dovuto al fatto che a Parigi è in arrivo a gennaio un nuovo operatore di bike sharing, Smoovengo, che sostituirà Vélib’ e questo ha reso necessario aggiornare o sostituire oltre 1.200 postazioni, al fine di renderle compatibili con le biciclette del nuovo operatore. Il risultato è che, al momento, a Parigi è praticamente impossibile utilizzare il proprio abbonamento Vélib’, tuttora valido, e che Vélib’ sarà costretta a spendere un bel po’ di euro per rimborsare ben 300.000 abbonati.

Fonte: ecoblog.it

A Torino autobus scontati e bike e car sharing agevolato per le aziende

Il progetto “Smart Mobility” prevede uno sconto sugli abbonamenti ai mezzi pubblici e facilitazioni per il car sharing. E’ dedicato alle aziende.http _media.ecoblog.it_a_abd_a-torino-autobus-scontati-e-bike-e-car-sharing-agevolato-per-le-aziende

La città di Torino fa un passo avanti verso un sistema di mobilità integrata, alternativo all’auto di proprietà: è stato infatti presentato il progetto “Smart Mobility“, che prevede una serie di agevolazioni per le aziende e i loro dipendenti che fanno uso di autobus pubblici, bike sharing e car sharing. Le aziende che aderiscono a Smart Mobility, in pratica, possono godere di uno sconto sul prezzo degli abbonamenti agli autobus urbani GTT o degli altri mezzi pubblici torinesi sottoscritti per i propri dipendenti. I dipendenti, invece, possono avere sconti e agevolazioni (come il pagamento rateale in busta paga) sull’uso del car sharing e del bike sharing. Smart Mobility è dedicato alle aziende sia pubbliche che private e, al momento, partecipano 50 aziende con oltre 9.500 abbonamenti agevolati. Tra le aziende che aderiscono, da citare nomi del calibro di Ikea, Rai, Allianz, Camera di Commercio di Torino e Università degli Studi di Torino.
E’ una richiesta che viene dai cittadini e risponde alla domanda di poter disporre di servizio di mobilità facile, integrato e conveniente: caratteristiche indispensabili – spiega l’assessore alla Viabilità e ai Trasporti, Maria Lapietra – per un’offerta di trasporto in città adeguata soprattutto alle esigenze di chi deve muoversi per studio e per lavoro. Permettere, a chi deve spostarsi, di organizzare il proprio viaggio unendo un tratto in treno, in metropolitana o in bus ad altri fatti a bordo di un auto del car sharing o pedalando in bicicletta, porta benefici a tutta la collettività“.

L’iniziativa Smart Mobility è stata ideata e realizzata in sinergia da GTT (Gruppo Trasporti Torinese, Che a Torino gestisce gli autobus urbani, i collegamenti con l’aeroporto e il sistema ferroviario metropolitano), To Bike e Car2Go.

Fonte: ecoblog.it

Bike sharing a Milano, le bici finiscono nel Naviglio e i canottieri le recuperano

E’ boom di biciclette condivise abbandonate nei luoghi più improbabili. A Milano le gettano persino nei Navigli.http _media.ecoblog.it_f_f79_bike-sharing-a-milano-le-bici-finiscono-nel-naviglio-e-i-residenti-criticano-i-vandali

La triste fine delle biciclette condivise del bike sharing free floating di Milano. Questa foto, pubblicata su Facebook da un utente e ripresa da molti gruppi e pagine milanesi, mostra chiaramente a che livelli può arrivare l’inciviltà: una decina di bici gettate in un Naviglio. La gran parte di esse sono bici arancioni, quelle di MoBike sharing, ma se ne vede anche una gialla di Ofo Bike sharing. In un’altra foto si vede una bici gialla sul fondale.  Sono entrambi due servizi di bike sharing free floating. I clienti, cioè, non sono obbligati a lasciare la bici nelle rastrelliere al termine della corsa ma possono posarle in qualunque luogo, purché rispettino le normali regole della civiltà e le bici non siano d’ostacolo al traffico o al passaggio dei pedoni. Purtroppo, però, sono in molti a comportarsi come vandali. Ed è proprio “vandali” il commento più diffuso sui social network ogni volta che vengono pubblicate foto di questo tipo. Spulciando tra i commenti, però, si intravede anche un bagliore di speranza: se è vero che Milano (ma anche altre città dove è stato attivato il bike sharing free floating) è piena di vandali, per fortuna nella stessa Milano ci sono anche persone per bene.

Persone come gli istruttori dei Canottieri S.Cristoforo che, a bordo delle loro imbarcazioni, percorrono i Navigli e vanno a pesca di bici condivise. I canottieri hanno chiesto a Mobike di collaborare maggiormente, ma non hanno ottenuto nessuna risposta e, per questo, hanno realizzato il video di denuncia. Pubblicato su Facebook da Simone Lunghi, il video porta con sé parole non certo tenere nei confronti del servizio di bike sharing. E’ utile e corretto riportarle interamente:

Carissima Mobike Italia ieri abbiamo recuperato altre due bici che erano state gettate nel naviglio. Noi ci proviamo, a salvare il Naviglio dai vandali. Ma non siamo arrabbiati solo con loro. Siamo arrabbiati anche con voi! Abbiamo provato, le altre volte, a contattarvi per 20 giorni senza mai ottenere risposte e speriamo,a questo punto, che qualcuno informi le autorità che vi hanno dato la licenza (visto che sulle vostre bici c’è il logo del nostro amato comune). Anche queste bici sono con il GPS rotto e per questo inutilizzabili dalla vostra app. Troviamo scandaloso che il vostro servizio clienti non ci abbia MAI contattato per venire a recuperare quelle bici. Il vostro silenzio, che sfiora il menefreghismo, lancia una luce sinistra sulla bontà della vostra mission aziendale. Oltre ai messaggi che vi abbiamo inviato, abbiamo avuto mezza pagina sul corriere della sera, un servizio su TG3 Lombardia nel quale denunciavo, tra l’altro, che presso i due ponti pedonali c’erano un numero assolutamente non congruo di vostre bici. Una settimana dopo e due di quelle bici sono state gettate in acqua. Da parte vostra nessuna risposta. Per questo ho deciso di “passare alle maniere forti” e denunciare così pubblicamente la vostra inadeguatezza.

Attendiamo un vostro riscontro.

2 Guarda la Galleria “Bike sharing a Milano, le bici finiscono nel Naviglio e i residenti criticano i vandali”

Fonte: ecoblog.it

Milano, il bike sharing finanziato dai privati

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La storia di BikeMi, il bike sharing di Milano, è una storia di successo che Ecoblog02blog hanno già raccontato in passato. Ora, per la prima volta una stazione di noleggio delle biciclette è stata interamente finanziata da un privato. La bancaFineco, infatti, ha deciso di realizzare a sue spese una stazione con 30 stalli in piazza Durante, proprio davanti alla propria sede. La nuova stazione si aggiunge alle altre 277 già attive nel capoluogo lombardo. L’assessore alla mobilità Pierfrancesco Maran ha sottolineato come la collaborazione fra settore pubblico e settore privato consenta di ampliare e rendere più efficienti i servizi. Per aggiunto Giuseppe Mistretta, Bike Sharing Operations Manager di Clear Channel, il gestore di BikeMi, il bike sharing milanese sta diventando un importante “asset di comunicazione” con una duplice veste:

“‘mezzo’ salutare ed ecologico dedicato al servizio di trasporto pubblico per la collettività e, allo stesso tempo, ‘mezzo’ che si propone come efficace strumento attraverso il quale veicolari messaggi con contenuti dal forte impatto sociale in termini di promozione e sponsorship”.

Attualmente BikeMi ha 46.645 utenti attivi e tra gennaio e febbraio 2016 sono stati registrati 216.366 utilizzi, una crescita del 34% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il picco massimo giornaliero è stato di 12.822 prelievi dagli stalli. Anche nei mesi freddi, insomma, la bicicletta non smette di essere un mezzo di spostamento per chi si sposta nel traffico di Milano. Dopo l’esempio di Fineco e i numeri importanti dell’utenza non è da escludere che altre aziende decidano di fare lo stesso dando vita a un circolo virtuoso.

Fonte:  Askanews

Il bike sharing che fa guadagnare i proprietari di biciclette

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La sharing economy prende strade inattese che, talvolta, giocano in contropiede rispetto agli stessi modelli di maggiore successo di questa economia della condivisione. È il caso di AirDonkey, il progetto creato dalla danese Donkey Republic. AirDonkey è, allo stesso tempo, un catenaccio e una piattaforma di condivisioneper i proprietari di biciclette che possono affittare il loro mezzo a tutti coloro che abbiano scaricato sul loro smartphone l’applicazione della società danese. Per entrare in questo particolare circuito di bike sharing privato occorre acquistareun kit da 80 euro che, una volta montato, trasforma la bicicletta in un veicolo in grado di essere condiviso con altri utenti e, quindi, in grado di generare un piccolo reddito per il suo possessore che non deve fare altro che definire le aree e gli orari in cui il suo mezzo può essere condiviso. Per chi affitta la bici è sufficiente aprire il lucchetto con la app scaricata sullosmartphone e fare il processo inverso quando la depositano. Grazie all’integrazione fra il device del proprietario e l’AirDonkey montato sulla bici, la posizione della bicicletta e l’identità dell’utilizzatore del mezzo sono costantemente monitorati. I primi test sono stati fatti a Copenaghen ovvero nella migliore città al mondo per i ciclisti e ora gli ideatori hanno promosso una campagna su Kickstarter con la quale ambiscono a raccogliere 250mila corone svedesi. La campagna si basa proprio sui benefici economici per chi mette a disposizione la propria bici. Mediamente l’affitto giornaliero di una bici costa dieci euro? Con AirDonkey il guadagno non va più all’azienda di bike sharing, ma viene spartito fra Donkey Republic (20%) e fra il proprietario della bici condivisa (80%).

Fonte:  AirDonkey

Bike sharing: bici in condivisione in 132 città italiane

La bicicletta in condivisione continua a conquistare nuove città italiane. Milano è al quarto posto in Europa dopo Parigi, Londra e Barcellona.

Le difficoltà non mancano fra furti, manomissioni e i necessari spostamenti fra le stazioni sature e quelle vuote, ma il bike sharing continua svilupparsi con successo nel nostro Paese, grazia a una formula che permette di muoversi a impatto zero, velocemente e senza le perdite di tempo (e denaro) legate agli spostamenti cittadini e alla ricerca del parcheggio. Se a questi vantaggi si aggiunge anche il fatto che la manutenzione è tutta a carico di chi le bici le mette a disposizione, si può ben intuire come, in tempi di crisi, questo servizio sia divenuto una soluzione davvero appetibile per chi abita in città. Sono ben 132 le città italiane che dispongono di un servizio di bike sharing. Formule, prezzi e società di gestione sono differenti, lo spirito con il quale il bike sharing viene proposto è identico, incentivare l’intermodalità, favorire il pendolarismo a corto raggio (con un impatto positivo sull’umore scientificamente testato) e alleggerire le emissioni delle nostre città. Con oltre 3500 biciclette distribuite in 201 stazioni, Milano è la città italiana dove il bike sharing funziona meglio, tanto che BikeMi è riuscito in pochi anni a colmare il gap ed è ora il quarto servizio di bici in condivisione dopo quelli di Parigi, Londra e Barcellona. Ogni servizio è pensato per adattarsi alla conformazione della città e così a Genova nel servizio sono incluse biciclette elettriche che permettono di superare “indenni” i numerosi dislivelli del capoluogo ligure. Torino ha addirittura allargato all’hinterland il servizio di bike sharing e anche se in molti quartieri mancano ancora gli stalli promessi, le cittadine di Collegno, Grugliasco, Rivoli, Venaria Reale, Alpignano e Druento situate a Ovest e Nord Ovest si sono messe in rete con il capoluogo. Il caso torinese è emblematico di come il bike sharing sia stato integrato con gli altri mezzi di trasporto pubblico (con le stazioni in molte delle fermate della metropolitano) e con una rete ciclabile che per capillarità e chilometraggio è la prima fra quelle delle metropoli italiane.173723777-586x383

© Foto Getty Images

Fonte: ecoblog.it

Bike Pride 2014: “Torino capitale della bicicletta”

Grande soddisfazione degli organizzatori e del pubblico all’indomani del Bike Pride 2014. Alla V edizione della pedata per le vie di Torino, che si conferma la più grande manifestazione di ciclisti in Italia, il bilancio non può essere che positivo380371

“Abbiamo superato i numeri dell’anno scorso, portando nelle strade di Torino sicuramente oltre 30.000 persone”, commenta con entusiasmo il presidente Giuseppe Piras, “ma al di là dei numeri, la maggiore soddisfazione è vedere tante persone, bambini in testa, felici e libere di pedalare in sicurezza”. Sicurezza garantita anche da un cospicuo spiegamento della Polizia Municipale, che, coadiuvata dall’Associazione Carabinieri in congedo, ha gestito lo svolgimento del percorso con professionalità e cortesia. Importante anche la partecipazione di molte figure politiche che hanno testimoniato l’importanza dei temi della mobilità nuova e il rilievo della manifestazione (in prima fila gli Assessori Enzo Lavolta e Claudio Lubatti, immancabile Marco Grimaldi e alla sua prima edizione Stefano Esposito).
Ma Bike Pride 2014 non è stato solo un momento di festa, l’Associazione ha infatti voluto dedicare questa edizione al tema della Bikenomics, l’economia che gira attorno alla bicicletta. Nella giornata di sabato, in un convegno seguitissimo – non solo fisicamente, ma anche grazie alla diretta streaming – presso la Casa nel Parco di Mirafiori, Bike Pride 2014 ha raccontato numeri ed esperienze dell’economia generata dalla bicicletta (le presentazioni e il video del convegno). Nella mattina gli interventi dell’ambasciatore internazionale della bicicletta Marc van Woundenberg, di Amsterdamize, direttamente dall’Olanda, di Barbara Barazza, Responsabile del settore Studi e Statistica della Camera di Commercio di Torino, di Francesca Racioppi, dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (in collegamento da Copenaghen), di Pedro Kanof, ingegnere e inventore del Bike Sharing e di Enzo Lavolta, Presidente Fondazione Torino Smart City, hanno illustrato la fondamentale dimensione di un fenomeno che non si può più ignorare. Nel pomeriggio 20 IMPRENDITORI hanno dimostrato che, con creatività e prodotti alla mano, di bikenomics si può vivere e crescere.
“La bicicletta muove l’economia”, quindi, e non solo per chi ci lavora direttamente, nella produzione di bici e accessori, ma anche indirettamente per la società, perché gli investimenti in mobilità ciclabile producono ricadute economiche positive, in termini di riduzione degli incidenti, di benefici per la salute e per l’ambiente. Basti pensare che ad un aumento dell’1% degli spostamenti in bicicletta in Europa corrisponde una ricaduta economica sulla collettività di 2 miliardi di euro e una diminuzione del 3% degli incidenti globali. Un dato di punta, che il Bike Pride 2014 vuole ribadire alla Città e ai cittadini. Ma il lavoro dell’Associazione Bike Pride continua e L’impegnativo mandato delle migliaia di persone presenti alla manifestazione sarà tradotto in proposte verso l’amministrazione affinché tutti i cittadini possano continuare ad usare la bici tutto l’anno in sicurezza.

Fonte: ecodallecitta.it