La lotta contro gli sprechi di Andrea Segrè

L’ideatore di Last Minute Market ha raccontato in prima persona la sua lotta contro gli sprechi in occasione dell’incontro “Spreco zero: utopia o unica via per uscire dalla crisi?” nell’ambito della Biennale Democrazia di Torino (10-14 aprile 2013)

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Lorenzo  Marinone 
La prima volta che ho avuto accesso al dietro le quinte di un supermercato faticavo a capire quello che stavo vedendo. Vi dovete immaginare un gran cumulo di roba ammassata senza ordine o cura. Vasetti di yogurt con ancora qualche giorno di validità, plateau di cachi di cui uno solo era leggermente ammaccato. Prodotti invenduti, spiega la mia guida. Prodotti che erano già considerati dei rifiuti”. Andrea Segrè, docente dell’università di Bologna e ideatore del progetto Last Minute Market per il recupero di beni alimentari e non rimasti invenduti, ha raccontato in prima persona la sua lotta contro gli sprechi durante un incontro tenutosi presso l’Istituto Avogadro nell’ambito di Biennale Democrazia.
Muovendosi fra la pratica del recupero e l’obiettivo di non produrre sprechi, Segré cuce insieme un mondo con risorse finite e le leggi di mercato che sono regolate dal profitto. E propone una rivoluzione, non solo grammaticale, dimostrando che la parola rifiuto dovrebbe essere usata con cautela. “Se le risorse sono finite l’unico modo di sopravvivere per la nostra economia è recuperarle. Quelli che chiamiamo rifiuti sono un costo per tutti. Per il pianeta che viene sfruttato. Per le aziende che li devono smaltire. Per i cittadini che ci pagano tasse sempre più alte. Ma è possibile che tutti guadagnino da questa situazione. Le aziende possono donare i beni scartati eliminando un costo. Chi riceve il dono ha un guadagno evidente. E così si riduce anche lo spreco di risorse ambientali. Insomma, un’economia del dono che riduce la produzione di rifiuti è la via per uscire dalla crisi economica sociale e ambientale che oggi stiamo affrontando”,ragiona Segrè. Una delle obiezioni a questa proposta afferma che il recupero sia soltanto una giustificazione del sistema con cui oggi sono governate le nostre vite. Far durare di più i prodotti significherebbe evitare di far collassare a breve termine l’economia, ma non permetterebbe certo una diminuzione delle disuguaglianze. Insomma, una prospettiva in cui pochi ci guadagnano sempre di più, mentre tutti gli altri vedrebbero peggiorare la propria condizione. “Il recupero da solo non basta, ma è necessario. L’obiettivo è lo spreco zero. Bisogna arrivare a quello. Ma per raggiungere lo scopo non è indifferente la strada che si sceglie di percorrere. Realtà attive nel recupero come Last Minute Market devono lavorare per rendersi inutili. Ma nel farlo dimostrano anche, e questo è l’importante, che la riduzione dello spreco è possibile all’interno del mercato per come è organizzato oggi. Mentre si recupera, mentre si spreca di meno, l’economia si trasforma. Questa è la transizione che proponiamo e mettiamo in pratica”, risponde Segrè. Waste Watchers, osservatorio nazionale sugli sprechi nato in seno al progetto Last Minute Market, stima gli sprechi domestici e nella filiera alimentare nel 2012 in più di 15 miliardi di euro, oltre l’1% del PIL. Per un’economia del dono questo significa avere un larghissimo margine di manovra. Ma nelle intenzioni di Segrè l’obiettivo spreco zero non si raggiunge abbellendo l’economia di aggettivi e buone pratiche. “L’economia è una piccola casa, con dentro cibo, vestiti, macchine e quant’altro. E poi c’è la casa più grande, l’ecologia. Il fatto che abbiamo solo questo mondo. Non cerchiamo di far quadrare i conti in un’economia ecologica. Piuttosto, spostiamo lo sguardo verso un’ecologia economica”, conclude Segrè. Dunque invertire i termini. Una transizione radicale dal semplice gestire al prendersi cura.

Fonte. Eco dalle città

Decrescita felice alla Biennale Democrazia: la lezione sul consumo intelligente di Mercalli e Pallante

Alla Biennale Democrazia di Torino tutto esaurito per l’incontro dei due teorici della decrescita felice

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Se decresce il debito pubblico quella è una decrescita negativa? Senza il cibo che, in Italia, finisce nella pattumiera avremo un PIL del 2% più basso: sarebbe un male questo?

Comincia con domande retoriche l’intervento di Maurizio Pallante, fondatore del movimento della decrescita felice, in un Piccolo Regio stracolmo all’inverosimile per la terza giornata di Biennale Democrazia. Con lui Paolo Griseri a fare da moderatore e Luca Mercalli, meteorologo, ecologista e, anche lui, decrescente praticante. Si parla di decrescita felice e il fondatore del movimento fa esempi molto pratici raccogliendo consensi senza l’aggressività del capopolo che questi temi è riuscito a portarli in Parlamento:

La nostra società crede di vivere nel migliore dei mondi possibili. Faccio un esempio: una casa che in Italia consuma 20 litri di gas perché è costruita male e disperde il calore, in Germania non avrebbe l’abitabilità dopo lo sforamento dei 7 litri. Il fatto è che in Germania il consumo medio è di 1,5 litri… A questo fatto si aggiunge il fatto che le nostre metriche di misura del benessere sono una follia: stare in coda in macchina ci fa consumare più benzina dunque accresce il PIL, comprare più cibo di quello che ci è necessario fa crescere il PIL ma questo è benessere? La voce del PIL è quella di  un imprenditore che alle tre di notte chiama il suo socio in affari e ride del terremoto appena avvenuto in Abruzzo…

Pallante sa che gli scettici non mancano e che i detrattori di questa teoria sostengono che sia l’anticamera di una crisi ben peggiore, ma i dati parlano chiaro: negli ultimi 50 anni la popolazione italiana è passata da 47 a 60 milioni ma l’occupazione è rimasta stabile. Perché la crescita economica è accompagnata a una competizione tecnologica che sottrae occupazione e posti di lavoro. Pallante stoppa anche chi semplifica, assimilando la recessione alla decrescita: la recessione è la riduzione indiscriminata di merci, la decrescita è la riduzione di merci che non sono beni. Volendo metaforizzare la recessione è colui che non mangia perché non ha nulla da mangiare, la decrescita è colui che non mangia perché si è messo a dieta.

Luca Mercalli cita Kenneth Boulding:

Chi crede che una crescita esponenziale possa continuare all’infinito in un mondo finito è un folle, oppure un economista. 

Poi, le cifre, implacabili, di un mondo che dalla seconda metà degli anni Ottanta ha iniziato a bruciare il proprio capitale di risorse e non, come accadeva prima di quella data, i suoi “interessi”. Nel 2040, quando saremo 8 miliardi, saranno necessarie due Terre per mantenere gli standard attuali di consumo energetico e alimentare. Il meteorologo porta la propria esperienza di autonomia energetica, di auto-produzione e di mobilità sostenibile. Quali soluzioni? Per Pallante le due vie maestre della decrescita sono: 1) la riduzione dei consumi alla fonte grazie al risparmio energetico, 2) il ritorno a forme di baratto già collaudate dai nostri avi. Secondo il movimento della decrescita felice la giornata tipo dovrebbe essere divisa in tre fasi: 1) autoproduzione: cioè produrre cibi e strumenti che ci permettano di non dipendere totalmente dal mercato, 2) lavoro: occorre guadagnare per poter acquistare ciò che non può essere autoprodotto, 3) contemplazione e relazioni umane. Ovviamente nel dibattito non può non entrare la politica e quel Movimento Cinque Stelle che è in sintonia – quantomeno a livello teorico – con i principi e le regole della decrescita felice. Pallante sgombera il campo da qualsiasi “affiliazione” del suo movimento che resta apolitico pur facendo proposte che sono, di fatto, politiche, ma riconosce come in Parlamento vi sia, per la prima volta, una forza che non fa del modello di sviluppo industriale e “ottocentesco” il proprio schema di Governo.

Fonte: ecoblog

Distribuire l’oro blu. Dalle risorse alle Smart Cities, declinare acqua al futuro

Dove: Torino, Cavallerizza Reale – Maneggio via Verdi 9

 

 “Utopico. Possibile? – Biennale Democrazia” convegno con Giorgio Gilli, Luca Mercalli, Paolo Romano. Coordina Ettore Livini

 

DISTRIBUIRE L’ORO BLU
DALLE RISORSE ALLE SMART CITIES,
DECLINARE ACQUA AL FUTURO

al quale partecipano Giorgio Gilli, Luca Mercalli, Paolo Romano. Coordina Ettore Livini.
Giovedì 11 aprile 2013 – ore 21,00
Cavallerizza Reale – Maneggio
via Verdi 9