E-bike: Zalando le usa per le consegne a Berlino

Il gigante tedesco dell’e-commerce di scarpe e accessori testa le consegne a Berlino a bordo di una e-bike a quattro ruote cassonata creata da citkar.http _media.ecoblog.it_3_3a3_e-bike-zalando-consegne-berlino

Consegnare pacchi in e-bike nei centri urbani delle moderne metropoli superando le restrizioni alla circolazione sempre più diffusi per ridurre l’inquinamento atmosferico. E’ la “sfida dell’ultimo miglio“, che stanno affrontando tutti i giganti della logistica e del commercio elettronico. Compresa Zalando che ha deciso di testare le consegne nel centro di Berlino usando una bicicletta a pedalata assistita molto particolare: la Loadster realizzata dalla start up tedesca citkar.  Il progetto pilota è partito a inizio ottobre nella capitale teutonica: Zalando e la giovane azienda specializzata in mobilità sostenibile urbana vogliono scoprire fino a che punto l’e-bike può essere utilizzata come metodo di consegna alternativo e aggiuntivo all’automobile, soprattutto nei centri città. La Loadster ha diversi vantaggi: ha una capacità di carico di 500 litri e 100 kg, ha una carena che protegge il ciclista-fattorino dalle intemperie, può toccare la velocità di 25 chilometri l’ora e, soprattutto, può circolare sulle piste ciclabili scartando il traffico. Un motore elettrico della potenza di 2,7 kW e con 100 Nm di coppia assiste la pedalata mentre le batterie a ioni di litio da 1,4 kWh promettono 200 km di autonomia. Le ruote sono 4, con ammortizzatori indipendenti, i freni sono idraulici.
Le dimensioni totali della Loadster sono di 240x90X170 cm mentre il peso a vuoto è di circa 70 chilogrammi. Questa bici elettrica a quattro ruote si guida senza patente e in Germania non è tassata come un quadriciclo a motore. Zalando utilizzerà Loadster anche per i “Same Day Tours“, gli ordini che vengono effettuati al mattino e consegnati la sera stessa.

Fonte:ecoblog.it

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Camion elettrici: Daimler consegna i primi Fuso eCanter

Consegnati i primi camion elettrici Fuso eCanter ai clienti europei DHL, DB Schenker, Rhenus e Dachser. La produzione dei camion elettrici Fuso eCanter era partita ad agosto di quest’anno nello stabilimento portoghese Daimler di Tramagal. Ora questi veicoli a emissioni zero arrivano sulle strade tedesche: i primi esemplari sono stati infatti consegnati ai quattro clienti in Germania: DHL, DB Schenker, Rhenus e Dachser.

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Marc Llistosella, a capo di Daimler Trucks Asia (Mitsubishi Fuso Truck and Bus Corporation è una azienda giapponese controllata da Daimler nel 2005), spiega: “Con il Fuso eCanter stiamo consegnando il primo camion di serie completamente elettrico ai nostri clienti europei. Oltre 90 mila chilometri di test in condizioni operative di ogni giorno ci assicurano che stiamo consegnando un veicolo affidabile ed economicamente vantaggioso ai nostri clienti. Con il Fuso eCanter i nostri clienti ora lavorano non solo in silenzio e senza emettere CO2, ma anche risparmiando sui costi di gestione. Questo è il futuro della distribuzione merci nei centri urbani“.

Tutti i clienti operano nel settore della logistica, ma le aree in cui opereranno i camion elettrici sono diverse e ogni autista verrà formato prima di guidare il veicolo, che verrà fornito con la formula del leasing lungo da 24 mesi. DHL ha ricevuto sei eCanter elettrici e li userà in due importanti divisioni: due veicoli effettueranno le consegne urbane DHL per i clienti privati e piccole aziende a Berlino, altri quattro veicoli effettueranno consegne per aziende più grandi. DB Schenker userà tre eCanter, sempre a Berlino, Rhenus Group userà altri tre eCanter per consegnare elettronica di consumo dalla centrale di Hoppegarten a Berlino. In tutti i casi i camion elettrici verranno ricaricati di notte. L’eCanter, infatti, ha 100 km di autonomia massima dichiarata e tre tonnellate di carico consentito. Caratteristiche che dovrebbero bastare per il tipo di business di questi clienti.

29 Guarda la Galleria “Camion elettrico Daimler Fuso eCanter”

Fonte: ecoblog.it

Da Berlino a Torino, la lotta allo spreco di cibo con il progetto di Raphael Fellmer

 

Raphael Fellmer è un ragazzo di Berlino, classe ’83, che ha deciso di fare lo sciopero del denaro e che ha creato, con l’aiuto di programmatori, una piattaforma sul web con l’obiettivo di ridistribure tra tutti il cibo dei supermercati che altrimenti verrebbe gettato nella spazzatura380178

Secondo la FAO nel 2013 sono state sprecate o perdute oltre 1,3 miliardi di tonnellate di cibo nel mondo. In Italia il Rapporto 2014 Waste Watcher – Knowledge for Expo parla di quantità di cibo che viene gettato nella spazzatura per un equivalente di 8 miliardi di euro. Che la lotta allo spreco alimentare possa avvenire in diverse modalità e congiuntamente alle scelte politiche delle istituzioni è scontato. Ma che possa partire dal singolo individuo e che possa trovare un appoggio sul web per arrivare alla collettività ce lo mostra Raphael Fellmer, 31enne berlinese che ha deciso di dedicare la propria vita a combattere lo spreco con un’idea semplice quanto ambiziosa: recuperare il cibo di scarto, destinato quasi sempre alla spazzatura, e donarlo a chiunque lo desideri e ne faccia richiesta. Un’esperienza che è diventata per Raphael una vera e propria scelta di vita e che nel giro di due anni è stata fatta propria da una comunità di oltre 3000 persone in Germania, di cui 1000 solo a Berlino.  Il web è il mezzo imprescindibile. La comunità si incontra nello spazio virtuale della piattaforma lebensmittelretten.de (“salvataggio di cibo”), che mette in contatto gestori dei supermercati e utenti: gli uni segnalano su una mappa on-line la possibilità di donare in un giorno e in un’ora prestabilita cibo che rimarrebbe invenduto (scaduto o non di bell’aspetto); gli altri possono indicare la propria disponibilità a recarsi presso il supermercato per raccoglierlo. Un piccolo social network che dunque mette in discussione il concetto di “cibo non edibile” e permette la sua ridistribuzione tra tutti coloro che lo richiedono. Ma non solo, anche un sistema che agevola i rivenditori stessi perché produce meno rifiuti e comporta una diminuzione del peso economico legato al loro smaltimento.  “Attraverso la condivisione del cibo con gli altri, le persone riscoprono il valore della comunità e della socialità, oltre che dell’apertura disinteressata della propria vita al prossimo”, racconta Raphael durante un pranzo, rigorosamente con cibo di recupero, svoltosi domenica 7 settembre al parco del Valentino di Torino, dove è stato in visita per cercare di creare un progetto dello stesso tipo nel nostro paese. Potrebbe essere simile alla sua seconda creatura, ovvero foodsharing.de, un’altra piattaforma web, sempre ideata e gestita da Raphel con il supporto di programmatori, avvocati e chiunque abbia deciso di aderire al progetto per dare il proprio contributo. Il principio è sempre lo stesso ma ristretto all’ambito del privato e non gli esercizi commerciali: su foodsharing.de, infatti, è possibile comunicare e accordarsi per scambiare il proprio cibo in eccedenza con chi voglia riceverlo gratuitamente. Si pensi ad esempio a tutte le volte che in procinto di una partenza si è costretti a svuotare il frigo nella spazzatura perché al ritorno sarebbe troppo vecchio.  Foodsharing è già diffuso in Germania nelle città di Berlino, Monaco, Ludwigsburg e Chemnitz ma anche in Svizzera e in Austria. E in Italia? Come detto, la presenza di Raphael a Torino, come detto, è finalizzata proprio a creare un progetto dello stesso tipo nel nostro paese. Un primo passo è già stato compiuto: su facebook, infatti, è nato il gruppo Foodsharing Torino con l’obiettivo di creare una comunità di persone, con un’organizzazione ben precisa e consapevole del ruolo fondamentale da ricoprire, sia in termini di cooperazione sia nella possibilità che ognuno ha di donare e offrire il proprio tempo agli altri.  Ritornando alla storia di Raphael, la lotta allo spreco di cibo è solo una della pratiche che lui e la sua famiglia (moglie e due figli piccoli) hanno adottato. Il loro stile di vita, infatti, si basa su una totale rinuncia dell’uso di denaro, resa possibile anche grazie alla cooperazione creata proprio sulle piattaforme da lui ideate. Chi appoggia la sua visione del mondo sostiene le sue scelte offrendo le proprie competenze, la propria professionalità e il proprio tempo per aiutarlo ad affrontare tutti gli altri aspetti della vita.

 

Fonte: ecodallecitta.it

Moda sostenibile, a Berlino due grandi eventi per un mercato in espansione

Dal 8 al 10 luglio si è tenuto a Berlino l’Ethical Fashion Show che ha visto sfilare outfit con capi sostenibili, ma tutti i partecipanti al Padiglione della Germania a Expo2015 vestiranno abiti ecologici. In poco più di una settimana Berlino ha ospitato due grandi eventi dedicati alla moda sostenibile:Green Showoom, agganciato alla Berlin Fashion Week e l’Ethical Fashion show mostra mercato dedicata al settore. Non deve oramai sorprendere: la richiesta di moda sostenibile è in forte aumento sopratutto in quei mercati dove i consumatori hanno maturato la necessità di scelte etiche verso le risorse del Pianeta. I mercati più sensibili sono nel nord Europa come conferma l’appuntamento giunto alla decima edizione del Green Showroom nell’ambito della Berlin Fashion Week, settimana della moda a Berlino, dove hanno sfilato le collezioni degli stilisti sostenibili, e qualche giorno dopo si è tenuto l’Ethical Fashion Show come evento di chiusura. Complessivamente sono state presentate 124 etichette di moda, con 33 nuovi espositori, provenienti da 16 paesi, che hanno mostrato ai visitatori professionisti l’alto profilo delle nuove collezioni per la Primavera / Estate 2015. La moda sostenibile è particolarmente apprezzata in Germania e infatti i padroni di casa del Padiglione Germania a Expo 2015 indosseranno abiti ecologici.

LEGGI: TESSUTI MADE IN ITALY E ECOLOGICI AL COPENHAGEN FASHION SUMMIT

La sfilata dell’Ethical Fashion Show si è svolta nella splendida sala da Ballo del Hotels Adlon Kempinski e ha visto le proposte uomo e donna per la P/E 2015 di 16 giovani stilisti che hanno utilizzato materiali ecosostenibili provenienti da industrie del tessile che lavorano in questa direzione. Ci riferiamo innanzitutto al cotone biologico, ma in genere a prodotti tessili che hanno ottenuto la certificazione GOTS- Global Organic Textile Standard.

Hanno sfilato per questa edizione: Alma + Lovis, Ben Weide, Deepmello, Elsien Gringhuis, Esmod & Hessnatur, Gotsutsumu, Inti Ferreira, Lifegist, Lillika Eden, Lionel Morin, Maria Seifert Collections, Edelziege, RoyalBlush by Jana Keller, Sey Jeans, Silke Handley, Skrabak, SomySo sowie Xess + Baba.

LEGGI: H&M E GUCCI PROGETTANO LA MODA SOSTENIBILE500500599-te-m-50-fe0e96bd597643ae14533770c46c521f

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I capi della moda sostenibile sono progettati dai designer tenendo conto non solo del disegno o del colore alla moda, ma dell’intera filiera produttiva che sia dunque etica e compatibile con l’impegno a rispettare le risorse del Pianeta. Ciò significa una moda meno democratica? ossia a prezzi meno accessibili a tutti? La sfida vira proprio questa direzione. Infatti durante la due giorni della’Ethical fashion Show si sono tenute tavole rotonde e conferenze proprio con esperti del settore che hanno presentato sia lo stato dell’Arte sia le prospettive del settore. Si è discusso, ad esempio se il fair trade sia etico o se la stosenibilità sia misurabile o ancora delle condizioni di lavoro degli operai nel tessile e come si possa migliorare la loro situazione.

LEGGI: L’ALTA MODA SOSTENIBILE E ITALIANA DI CANGIARI

Pioniere ben noto di questa nuova maniera di creare la moda è certamente Stella McCartneyche ha dimostrato come la corretta progettazione non si limiti all’uso della juta o della tela, ma può rivolgersi a materiali diversi sempre eleganti e indossabili. Per le loro collezioni gli stilisti green hanno rinunciato al cuoio e alle pellicce e hanno puntato sul cotone biologico e su materie riciclate prive di PVC. Gli stilisti per compensare a queste giuste rinunce però si sono dati da fare come nel caso di DeepMello che hanno progettato un cuoio con concia vegetale con radice di rabarbaro che viene riciclato. Deepmello ha così presentato una collezione molto sensuale e femminile con capi decorati con il cuoio vegetale. In Finladia, invece, Globe Hope ripensa la moda nella sostenibilità attraverso l’upcycling, ossia il riciclo creativo di vecchie divise militari o tessuti industriali; l’olandese Mud Jeans propone invece denim da affittare csoì da rendere circolare il prodotto.

Fonte: ecoblog.it

Supermercato senza packaging aprirà a Berlino

A Berlino presto aprirà un supermercato alla spina con prodotti sfusi, ossia senza imballaggi

L’idea di aprire un supermercato per prodotti alla spina a Berlino è di due giovani tedesche, Sara Wolf e Milena Glimbovski che hanno fondato per questo Original Unverpackt la start-up con cui intendono portare avanti questo progetto. Le due giovani imprenditrici sono alla ricerca del locale giusto per vendere verdure, frutta, legumi, pasta,riso,vino, caffè, olio e detersivi senza che siano confezionate nel packaging. In Italia abbiamo già due interessanti esempi in merito e sono i due punti vendita della catena Effecorta per ora aperti a Capannori, il comune che ricicla l’80 per dei rifiuti e a Milano e Negozio Leggero.effecorta-600x350

L’idea delle due giovani imprenditrici berlinesi è analoga, e prevede che il packaging riutilizzabile sia o portato da casa dagli stessi clienti o venduto nel negozio ma appunto una sola volta. Ad esempio le tanichette per il detersivo da riempire o i sacchetti di carta dentro cui mettere pasta, farina, legumi ecc. L’obiettivo è duplice: risparmiare sul prezzo finale dei prodotti perché acquistati senza inutili rivestimenti e produrre meno rifiuti. Questi negozi però stentano a decollare come dovrebbero perché i consumatori non sono più abituati a vedere i prodotti senza veli. Il packaging, infatti è diventato parte integrante del prodotto che si va ad acquistare e viene riconosciuto proprio attraverso quell’abito e poco importa, forse che costi di più a causa dell’impacchettamento. Le grandi superfici della distribuzione sono restie a accogliere la vendita di prodotti alla spina, tranne alcune coraggiose realtà che hanno accolto accanto alle zone di vendita con packaging aree con vendita senza packaging come ad esempio Conad che in alcune superfici vende i detersivi alla spina.

Fonte: Sueddeutsche, Slate
Foto : Effecorta

In 30 mila a Berlino manifestano contro allevamenti intensivi, OGM e agricoltura industriale: c’era anche Carlin Petrini

Da Potsdamer Platz fino alla Cancelleria una lunga fila di manifestanti, circa 30 mila, ha chiesto al governo tedesco che l’agricoltura torni a essere più naturale tenendo fuori i prodotti industriali proprio mentre si tiene la Fiera agricola Grüne Woche. Per l’Italia c’era Carlo Petrini il fondatore di SlowFoodmacellazione-nel-mondo

In 30 mila a Berlino hanno manifestato oggi contro gli allevamenti intensivi, gli OGM e l’agricoltura industriale chiedendo al governo tedesco un maggiore impegno per avere cibo e prodotti agricoli sani. La manifestazione è stata organizzata come risposta alla Internationale Grüne Woche Berlin 2014, la Settimana Verde internazionale, ovvero la Fiera dedicata all’agricoltura più importante a livello mondiale e che si chiude il prossimo 26 gennaio. Ha partecipato alla manifestazione anche Carlo Petrini che al termine del corteo ha preso la parola sul palco dicendo:

Il nostro messaggio oggi è chiaro: se l’Europa perde i piccoli agricoltori e le sue famiglie di agricoltori perde la sua storia, la sua cultura e la sua identità e nulla esisterà più.

In 30 mila a Berlino contro l’agrobusiness

Alla manifestazione vi hanno preso parte assieme alle associazioni ambientaliste anche gli agricoltori che hanno portato 70 trattori spiegando che sono i primi a essere stanti dell’agrobusiness. Tra le richieste anche l’accordo di libero scambio tra UE e USA conosciuto anche come TTIP ovvero Transatlantic Trade and Investment Partnership. Praticamente gli Usa piuttosto che combattere le esportazioni provenienti dall’Europa hanno pensato di inglobarle rendendo più conveniente delocalizzare le produzioni negli Stati Uniti. La porta del libero accesso porterebbe dai noi anche una serie di prodotti fino a oggi rimasti fuori come il pollo al cloro o gli OGM. Ovviamente anche l’Italia è molto coinvolta in questa trattativa che però si sta svolgendo sotto silenzio sebbene molto sostenuta dal nostro Paese e gestita dal ministero per lo Sviluppo economico. In Germania l’associazione BUND ha pubblicato il dossier FleishAtlas 2014 in cui analizza la produzione e il consumo di carne. I numeri sono impressionanti: nella sola Germania si macellano ogni anni 58 milioni di suini, 630 milioni di polli e 3,2 milioni di bovini numeri che li portano a conquistare il triste primato di “campioni europei”. Globalmente, però, i tedeschi non sono i primi: negli Stati Uniti la società “Tyson Foods” macella più di 42 milioni di animali in una sola settimana, in Cina sono macellati più di 660 milioni di suini all’anno. Il prezzo per la crescente domanda di carne include tutti gli effetti collaterali indesiderati, quali scandali alimentari, abuso di antibiotici o residui di ormoni nella carne.

Fonte:  Attac,Greenpeace De, Süddeutsche, BUND

A Berlino la casa che si pulisce da sé (con un sistema made in Italy)

Nella capitale tedesca, l’architetto Daniel Libeskind ha progettato Chausseestrasse 43, un edificio dalle facciate autopulenti, grazie alle innovative ceramiche bioattive dell’italiana Casalgrande Padanadiossido di titanio

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Già qualche anno fa il nostro EcoAlfabeta aveva raccontato gli studi compiuti per creare superfici attive in grado di eliminare alcuni inquinanti dell’aria come il diossido di titanio. Ora dalla Germania arriva un avveniristico progetto di un edificio residenziale autopulente, in grado di eliminare lo smog senza il bisogno di ricorrere alle tradizionali operazioni di pulitura. Il team di lavoro che portato a termine il progetto degli otto piani del Chausseestrasse 43 diBerlino è “capitanato” dall’architetto Daniel Libeskind. L’edificio dovrebbe essere completato entro il 2015 e riassume quello che è lo stile di questo architetto da sempre attento al risparmio energetico: le strutture di Libeskind, infatti, sono protese verso l’esterno per captare la massima illuminazione naturale possibile e migliorare le prestazioni energetiche. Ma come fa questa struttura a “mangiare” lo smog? La facciata è realizzata con un gres con rivestimento metallico: le lastre in gres permettono alla facciata di “auto pulirsi”, eliminando il problema della manutenzione e contribuendo alla riduzione dell’inquinamento atmosferico nell’area limitrofa all’edificio. E se la progettazione dell’edificio è tutta tedesca, il sistema autopulente è made in Italy, prodotto dalla Casalgrande Padana, un’azienda che ha realizzato questo materiale antibatterico, autopulente e anti-inquinante sfruttando la tecnologia fotocatalitica del biossido di titanio. Con doppi benefici: per l’estetica e per l’ambiente. Casalgrande Padana offre un’ampia gamma di prodotti nel settore delle ceramiche bioattive. La produzione è articolata nell’ambito di due linee estremamente specializzate che rispondono a qualsiasi esigenze applicativa sia negli interni che negli esterni associando caratteristiche antibatteriche, autopulenti e di riduzione degli agenti inquinanti.

Fonte: Daniel Libeskind

I berlinesi vogliono comprarsi la loro rete elettrica

L’idea è di due giovani tedesche che hanno creato una rete di cittadini che ha raccolto circa 5 milioni di €. La strada è ancora lunga, ma è un buon passo per gestire in modo democratico la transizione verso le energie rinnovabili

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Due anni fa due giovani tedesche hanno una un’idea straordinaria, assai meno folle di quanto potrebbe sembrare a prima vista: una sottoscrizione popolare per comprare la rete elettrica della città di Berlino, che verrà messa a gara nel 2015. Arwen Colell e Luise Neumann-Cosel hanno così fondato la Bürger Energie Berlin (energia dei  cittadini di Berlino), di cui vedete qui sopra la grafica della home page. La rete è gestita attualmente dall’azienda svedese Vattenfall, che nonostante il nome (1) non ha alcun interesse a sviluppare le energie rinnovabili. Attualmente la rete di Berlino è alimentata al 90% dal carbone e questo secondo Colell  è del tutto inaccettabile se la Germania vuole raggiungere il suo traguardo di ridurre le emissioni di CO2. Bürger Energie Berlin in meno di due anni ha raccolto oltre mille sottoscrittori con un capitale di 5 milioni di €. Se la strada è ancora molto lunga (il valore della rete è stimato in almeno 800 milioni), l’idea che i cittadini possano prendere il controllo della rete elettrica è di straordinaria importanza perchè permetterebbe id gestire in modo democratico la transizione energetica verso le rinnovabili. Lasciare questa transizione in mano alla corporations è piuttosto problematico: per il CEO della Vattenfall, l’energia solare è “un mostro portato a terra“. Le grandi aziende dell’energia, E.ON, RWE, Vattenfall e EnBW che fino a qualche hanno fa spadroneggiavano in Germania ora “lottano per la sopravvivenza“. Lo sviluppo di energia eolica e solare (quest’ultima per il 40% nelle mani dei piccoli produttori) ha fatto scendere i prezzi dell’energia ed ha ridotto drasticamente la domanda di energia dalle centrali a gas e carbone possedute dai big. Non è solo una transizione, ma una vera e propria lotta di classe energetica e dipende anche da noi definire chi sarà il vincitore.

Bürger Energie Berlin è anche su Facebook.

(1) Vattenfall in svedese significa “cascata”

Fonte: ecoblog

A Berlino una casa passiva modernista nel verde del bosco

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Sicuramente come lettori di TuttoGreen avrete già sentito il termine “Casa Passiva”. Passivhaus, secondo il termine originale di lingua tedesca, è una tipologia abitativa che assicura il benessere termico senza o con una minima fonte energetica di riscaldamento interna all’edificio ovvero, senza alcun impianto di riscaldamento “convenzionale”, come per esempio caldaie e termosifoni o sistemi analoghi. La casa passiva si basa dunque sul concetto di costruzione a consumi assai ridotti. Pertanto il riscaldamento non è ottenuto mediante un normale impianto “attivo” a consumo energetico, bensì tramite tutte quelle che vengono chiamate fonti passive di calore: la radiazione solare, le persone, l’inerzia termica. Molto importanti sono i fattori come l’isolamento termico, l’assenza di ponti termici, l’elevata impermeabilità all’aria, il controllo della ventilazione. La casa è detta appunto passiva perché la somma degli apporti passivi di calore dell’irraggiamento solare trasmessi dalle finestre e il calore generato internamente all’edificio da elettrodomestici e dagli occupanti stessi, sono quasi sufficienti a compensare le perdite di calore durante la stagione fredda. La casa passiva è un’innovazione tecnologica dovuta al fisico tedesco Wolfgang Feist e allo svedese Bo Adamson, professore alla Lund University: una tipologia di abitazione nata con lo scopo di ridurre al minimo i propri consumi energetici. I vantaggi in termini di consumo energetico sono enormi: una casa passiva consuma il 90% in meno rispetto alle case tradizionali, e circa il 75% in meno rispetto alle nuove case costruite secondo la regolamentazione termica attuale. Fattori molto importanti sono anche l’esposizione della casa e la forma, preferibilmente compatta così da disperdere meno calore a parità di volume. L’efficacia dell’isolamento termico di tutto l’involucro permette di conservare calore all’interno in inverno e di non farlo entrare in estate. Esempio pilota di una casa passiva modernista è stato realizzato dallo studio associato di architettura Scheidt Kasprush a Mallensee, a sud di Berlino. Con l’obiettivo di mescolare i confini tra interno ed esterno, la casa è costruita in vetro incandescente e sorge all’interno di una pineta. Modulare, ad alta efficienza energetica e sormontato da un tetto verde, questo rifugio modernista combina due elementi chiave: ecologia ed economia. Principalmente in vetro e legno, la casa passiva tedesca nasce da un attento progetto condotto da un team multidisciplinare composto da architetti, ingegneri, costruttori e tecnici altamente qualificati. Ad alta efficienza energetica, il rifugio boschivo ha tre lati di vetrate che permettono l’uso di energia solare attiva e passiva, e una zona a nord realizzata in legno altamente isolante. Uno spazio per godere di un moderno soggiorno a pianta aperta e un tetto verde piantumato con fitta vegetazione per ridurre il guadagno solare, fungendo altresì da filtro naturale delle acque piovane.berlino-gallery-4

Dopo numerose verifiche, gli obiettivi e la buona riuscita di una casa passiva risultano efficaci, resta solo da seguire i molteplici esperimenti piloti, numerosi anche in Italia, per realizzare una sempre migliore efficienza, non soltanto dal punto di vista energetico, ma anche dal punto di vista economico che, ancora crea difficoltà per la diffusione a larga scala di questo tipo di edilizia.

Fonte: tuttogreen

La Germania rinuncia agli incentivi per l’ambiente a causa della crisi del mercato della CO2

I prezzi per le emissioni di CO2 continuano a languire e così Berlino prevede di cancellare alcuni programmi di sovvenzioni essenziali destinate a sostenere le energie rinnovabili.

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Tagli, tagli e ancora tagli e sopratutto all’ambiente e agli incentivi per quelle tecnologie di transizione verso le rinnovabili. Questo il programma che il governo Merkel sta mettendo in atto a partire proprio dall’ambiente come svela Der Spiegel che ha visto in anteprima documenti riservati. I tedeschi per i prossimi mesi e fino alle elezioni di settembre diranno addio a incentivi per auto elettriche, tecnologie per lo stoccaggio di energia e espansione forestale per catturare CO2. Secondo Der Spiegel dunque il ministero per l’Ambiente tedesco è prossimo a cancellare alcuni programmi di sovvenzioni che avrebbero dovuto portare la Germania nell’era della transizione dai combustibili fossili fino al totale uso delle fonti rinnovabili. Entro la fine di questo mese il ministro dell’Ambiente Peter Altmaier, collega di partito della Cancelliera Angela Merkel ridurrà i fondi previsti per la promozione delle auto elettriche, del fondo per la ricerca e lo sviluppo di tecnologie di stoccaggio dell’energia e un terzo programma focalizzato sulla protezione e l’espansione forestale in Germania come sistema per assorbire più CO2 dall’atmosfera. In aprile, ulteriori tagli per un totale di 14 programmi cancellati. Che il governo tedesco si trovi d affrontare un deficit di bilancio e che questo tocchi tutti quei progetti volti a trasformare il paese in un modello di energia alternativa e compatibilità ambientale non è una novità. Il sistema europeo di cap-and-trade è da mesi prossimo al collasso in quanto i prezzi per le emissioni di CO2 sono rimasti al di sotto dei € 5 ($ 6.47) per tonnellata. I ricavi Berlino sui certificati obbligatori sulle emissioni ne hanno così risentito. La mancanza di fondi che attualmente va a gestire il governo Merkel è enorme. Il bilancio per il 2014 comprende 2 miliardi di Euro per l’Energia e Climate Fund da generare attraverso la vendita e il commercio dei certificati di emissione di CO2. Ma il calcolo originariamente prevedeva un prezzo di 17 euro per tonnellata mentre attualmente i prezzi reali delle emissioni sono ben al di sotto e pari a 4 euro per tonnellata. Un documento presentato alla Merkel la settimana scorsa da parte del Ministero delle Finanze prevede un deficit di 1.1 miliardo di euro. Per il 2013, il deficit è probabile che sia compreso tra 1,2 miliardi di euro e 1,4 miliardi di euro secondo il Ministero delle Finanze. la Germania nel 2011 ha virato bruscamente, dopo l’incidente nucleare di Fukushima, la sua politica energetica volendo dismettere le centrali nucleari e rivolgendosi verso le rinnovabili e la mobilità elettrica. Entro il 2020 sulle strade tedesche ci sarebbero dovute essere almeno 1 milione di auto elettriche con la promessa di lavorare su tecnologie di stoccaggio dell’energia e sviluppo di impianti per immagazzinare energia prodotta dalle turbine eoliche e pannelli solari per uniformare le fluttuazioni di produzione. La costruzione di tali impianti è una chiave per diventare più dipendenti dalle imprevedibili energie rinnovabili. Ma il collasso prossimo del sistema di scambio di emissioni europeo (ETS) è divenuto la ragione della revisione della politica ambientale tedesca. Un piano particolare, promosso dalla Commissione europea, prevede la rimozione temporanea di 900 milioni di certificati per ridurre l’offerta per far risalire i prezzi. Il Commissario europeo Clima Connie Hedegaard ha promosso con forza la proposta, dicendo che nel mese di gennaio:

Qualcosa deve essere fatto con urgenza. Posso solo fare appello ai governi e il Parlamento europeo ad agire in modo responsabile.

Ora restano da trovare gli accordi prima delle elezioni di settembre.

Fonte: Der Spiegel