Be Kind: “Vi raccontiamo la bellezza delle diversità”

Essere diversi non costituisce un limite alla felicità ma, al contrario, può rappresentare un valore aggiunto ed un’opportunità di trasformazione positiva. Lo testimoniano Sabrina Paravicini, attrice e scrittrice, e suo figlio Nino Monteleone, tredicenne con diagnosi di autismo, che insieme hanno dato vita al progetto e al documentario “Be Kind”, un viaggio gentile nel mondo della diversità.

“Un giorno mia mamma mi ha proposto di fare un progetto per il cinema e io ho accettato!”. Con queste parole Nino, che ha tredici anni appena compiuti, inizia a parlarci di Be Kind, un film autoprodotto che racconta con gentilezza il mondo delle diversità attraverso varie interviste che il ragazzino, in cappotto e cravatta rossa, rivolge con delicatezza, ironia e spontaneità a persone “rare”. Perché, come dice Nino, “essere diversi è come un elefante con la proboscide corta, una rarità”.

Il film rappresenta la tappa di un viaggio familiare iniziato dieci anni fa, un percorso che ha portato Nino Monteleone, al quale all’età di due anni e mezzo è stato diagnosticato l’autismo, e la sua famiglia a trasformare una situazione difficile e potenzialmente tragica in una opportunità ed una coraggiosa avventura.

“Dopo la diagnosi abbiamo vissuto un momento di rabbia e profonda sofferenza. In seguito, con coraggio, abbiamo reagito, dando a Nino tempo e totale fiducia. Non ho affrontato la diversità di mio figlio come un problema ma piuttosto come una ricchezza. Tutto ciò ha portato Nino a fare dei progressi che i neuropsichiatri hanno definito eccezionali: ha risolto i suoi problemi relazionali, acquisito autonomia e imparato a leggere e scrivere, ha scritto anche dei romanzi, ad oggi cinque! Adesso il suo viene considerato un autismo ad altissimo funzionamento, molto vicino alla Sindrome di Asperger”, ci racconta l’attrice e scrittrice Sabrina Paravicini, mamma di Nino e regista di “Be Kind, un viaggio gentile nel mondo della diversità”.

“Ho pensato di raccontare tutto questo non in modo biografico ma attraverso lo sguardo e le persone che avevamo incontrato, persone che hanno fatto della diversità un valore aggiunto. Volevo che Nino percepisse l’importanza dell’autonomia e comprendesse che essere diversi non è un limite. In questo viaggio, infatti, abbiamo incontrato molte persone che ‘sulla carta’ o per l’idea comune che si ha del disabile fisico o psichico potevano non avere autonomia e invece la hanno raggiunta eccome. Volevo mostrare, in particolare a Nino, che tutti siamo diversi, tutti siamo unici e quindi, in qualche modo, tutti siamo uguali”.SELFI-SET-1024x768

La realizzazione di “Be Kind” ha rappresentato per Nino un’avventura avvincente, lo si percepisce dall’entusiasmo con cui ci racconta le storie delle persone che ha incontrato. “Valerio, un judoka esperto e non vedente, Giulia, che ha una fidanzata omosessuale, Sara, un’attrice musulmana che si è tolta il velo, Jonis, un compositore afroitaliano, Gianluca, l’inventore di un’app pensata per ridurre i problemi comunicativi delle persone che hanno avuto una lesione cerebrale, Laura, che dipinge con la bocca perché non ha l’uso delle mani”.

Nino ha intervistato anche l’astronauta Samantha Cristoforetti, prima donna italiana andata nello spazio, l’attore Fortunato Cerlino, che aiuta un giovane attore con autismo a preparare la scena madre di Robert De Niro in Taxi Driver, e il giornalista Roberto Saviano, che vive sotto scorta. “Con Saviano ho parlato delle chiavi della felicità, partendo dalla teoria del filosofo Epicuro. Gli ho spiegato come essere felice”, racconta Nino ricordando quell’incontro. “Perché Nino è una persona felice – sottolinea Sabrina – ed è proprio questo che volevo far capire attraverso il documentario”.

La felicità, infatti, è uno dei concetti principali di questo film. “In Be Kind si vede la felicità delle persone che hanno trovato una chiave di lettura della propria vita e hanno fatto della diversità un punto di forza. Tutte le persone che si raccontano nel film sono partite da una situazione che era in qualche modo senza speranza ma tramite la volontà e un’attitudine a cercare la felicità hanno dato una svolta alla loro esistenza. Chi ha fatto della propria diversità una forza ha una vita molto felice. Nino parla molto di felicità e io lavoro tantissimo affinché lui sia una persona felice, una persona con una solida autostima ed una grande gioia di vivere. E questi, ho notato, sono elementi comuni alle persone che abbiamo incontrato”.ìbe-kind-2

Nel film il tema della felicità va di pari passo con la gentilezza. “Il titolo ‘Be Kind’ nasce dal fatto che io e Nino siamo delle persone gentili. Nino in particolare è gentilissimo, come lo sono anche le persone che abbiamo incontrato in questo viaggio. Soprattutto, però, l’obiettivo di Be Kind è legato alla gentilezza: desideriamo infatti creare una rete di gentilezza intorno alla diversità”.

“La gentilezza – continua Sabrina – viene spesso scambiata per debolezza ma al contrario è qualcosa di molto potente. Non ha a che fare con la compassione, è un’indole ma anche un atto coraggioso e una scelta cosciente che può portare a grandi risultati, ad esempio nella risoluzione di un conflitto”.

“Vorrei – afferma Sabrina – che Be Kind diventasse un’etichetta di gentilezza, qualcosa che possa fare da catalizzatore per le persone e diffondere messaggi positivi, in questo periodo storico in particolare. A differenza di quello che spesso emerge dai media, io sono convinta che la maggior parte delle persone sia perbene, sebbene ci siano episodi negativi che giustamente vengono denunciati e malgrado i cattivi esempi di chi dovrebbe rappresentarci. In passato la situazione era peggiore ma se ne parlava meno. Pensiamo ad esempio alla scuola che una volta era molto meno inclusiva di oggi. Il problema è che la gentilezza, come le belle notizie, non fa notizia! Ma la gentilezza, ne sono convinta, trionferà. Le cose cambiano, bisogna avere fiducia e dare tanta fiducia ai propri figli”.

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2018/11/io-faccio-cosi-230-be-kind-bellezza-diversita/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

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La Porta della Bellezza: quando l’arte risveglia le coscienze

L’arte entra a Catania dalla Porta della Bellezza, opera monumentale collettiva e progetto artistico ed etico voluto a Librino da Antonio Presti, imprenditore e mecenate siciliano che ha deciso di dedicare la sua vita ad una missione: innestare attraverso l’arte un moto di civiltà, il valore della cura ed il senso di appartenenza ad un territorio.

“Siamo a Catania, nel quartiere periferico di Librino: settantamila abitanti, diecimila bambini, nove scuole elementari e medie, nove istituzioni religiose e oratori, un luogo contemporaneo che si riconosce sempre con il valore di mancamento. A quarant’anni dalla nascita di queste periferie contemporanee non siamo ancora riusciti ad innestare in queste comunità il senso comune di essere cittadini”.

Con queste parole inizia l’intervista che ci ha rilasciato Antonio Presti proprio di fronte alla “sua” (nostra!) Porta della Bellezza: un muro, un ponte, un angolo di squallida periferia trasformato in opera d’arte collettiva, realizzata da artisti e poeti con la partecipazione di 2000 bambini delle scuole di Librino.

“Figlio di un importante imprenditore siciliano, attivo in ambito immobiliare, ereditò l’azienda paterna a ventisette anni e affiancò all’attività imprenditoriale quella di mecenate. Presidente della Fondazione Fiumara d’Arte, Antonio Presti – si legge sul sito Ateliers sul mare –  è un siciliano che ha deciso di dedicare tutto se stesso, compreso il suo patrimonio personale, per far trionfare l’arte in tutte le sue forme. È impegnato da anni a creare una coscienza legata alla cultura ma soprattutto ad uno spirito etico, che si forma proprio attraverso un rapporto differente con la bellezza”.

Dopo aver reso possibile la nascita di vere e proprie opere viventi in provincia di Messina e non solo, il nostro imprenditore-artista decide di dedicarsi al quartiere catanese di Librino permettendo la realizzazione della Porta della Bellezza. Quello che più colpisce – come si può anche vedere dalla video-intervista che qui vi proponiamo – è come in una zona caratterizzata dal degrado e dal vandalismo, quest’opera – in oltre otto anni – non sia stata toccata o deturpata. La cittadinanza, evidentemente, la sente in qualche modo ‘sua’.

In un quartiere abbandonato dalle istituzioni e dagli stessi cittadini di Catania – che spesso fingono di non conoscerne l’esistenza e raramente lo attraversano – un artista è quindi riuscito ad innestare un moto di civiltà, un sentimento di appartenenza. A noi, che attraversiamo il quartiere per la prima volta, colpisce ulteriormente come questo luogo sia situato a pochi chilometri dal campo di rugby ‘San Teodoro Liberato dei Briganti di Librino’, protagonista di altre commoventi storie siciliane. Ma torniamo all’ingresso del quartiere.porta-della-bellezza-2

“Lavoro da venti anni con la mia fondazione a Librino – ci spiega Presti – e ho potuto constatare come in nome del ‘non luogo a procedere’ tutto è rimasto statico rispetto a quel mancamento. Ho visto tante politiche sociali volte al recupero della devianza, ma la città le ha sempre rigettate, ha rigettato l’innesto innaturale di un’altra città nella città (Librino ‘ospita’ 70 mila persone…). Catania dovrebbe assumersi la responsabilità di far diventare questo luogo città. Purtroppo, invece, la politica, nel suo esercizio di potere, ha instillato in intere generazioni la logica dell’assistenza, del chiedere per esistere… Ecco perché diventa necessario entrare in quelle scuole, educare anno dopo anno (con impegno devozionale) e restituire bellezza e educazione alla bellezza. È la responsabilità degli artisti”.

Librino diventa, quindi, un luogo doppiamente simbolico. Da un lato rappresenta quel “mancamento” di cui parla Presti, dall’altro – con i suoi nuovi cittadini – può diventare motore di un cambiamento nella coscienza, che metta al centro la responsabilizzazione del cittadino e la sua pro-attività. In quest’ottica diventa evidente come un muro non si debba necessariamente abbattere; lo si può, infatti, anche trasformare con la condivisione. L’opera d’arte – per Presti – diventa quindi il mezzo e lo strumento per creare contatto e condivisione. Non solo: “È bello pensare – afferma – che a Librino esista un’opera unica al mondo, portatrice di una grande rivoluzione, anche spirituale. Quest’opera, restituisce anima ad un quartiere che non pensava di averla. Creare bellezza è restituire anima ai cittadini”. In questo modo, questi ‘cittadini di serie b’ possono forse uscire da uno stato di ‘schiavitù’ instaurato dalla propria condizione di ignoranza. Per liberarsi, è fondamentale educarsi alla conoscenza e al potere del sapere.porta-della-bellezza-3

Antonio ama ripetere che “l’utopia non è ciò che non si può realizzare, ma ciò che il sistema non vuole che si realizzi. Se Librino, in passato conosciuta tristemente come simbolo delle periferie degradate, poteva essere utopia, ora non lo è più grazie alla Porta della Bellezza; quando la bellezza si manifesta non ti dice mai che sei in pericolo ma ti ricorda che sei bello!”.

Tutto ebbe inizio dal desiderio di trasformare la scuola in un tempio della conoscenza. Gesualdo Bufalino ha affermato: “La mafia sarà vinta da un esercito di maestri elementari”! In effetti, – secondo Presti – in questi luoghi di mancamento, non ci vogliono eserciti di poliziotti o carabinieri, ma eserciti di insegnanti, che diventino “guerrieri di luce che consegnano conoscenza”.

Ma è solo l’inizio! Mentre passeggiamo per le vie adiacenti la “porta”, il nostro intervistato ci descrive i progetti di trasformazione artistica previsti in questa zona. “Voglio compiere i prossimi passi attraverso la fotografia: le immagini delle persone qui residenti saranno installate su tutti i pali della luce e lì diventeranno il cantico delle creature. È bello pensare ai pali della luce con questi banner che restituiscono cuore e appartenenza ad ognuno di noi, invitandoci a sentirci appartenenti all’universo.porta-della-bellezza

La notte – continua – mi piacerebbe proiettare sulle facciate cieche le immagini dell’archivio antropologico. Sarebbe bello, nel pensiero della continuità, creare una rete di condivisione di pensiero culturale, ma anche di impegno civile e partecipazione. Deve rimanere la devozione e la libertà del pensiero d’arte e di cultura, che dovrà parlare di rispetto. Mi fa piacere pensare come l’arte contemporanea, in Sicilia, riesca sempre a seminare e nella semina trovare il suo vero raccolto. L’obiettivo, quindi, è quello di creare qui un museo della bellezza”.

Un museo che appartenga veramente alle comunità e che non diventi passerella per questo o quel politico. “Mi piacerebbe donare questo museo ai ragazzi e agli uomini di Librino che hanno sbagliato… come una sorta di pena rieducativa. Voglio pensare che un domani questo progetto possa essere preso in mano da persone che, in nome di un percorso rieducativo, uscite dal carcere, possano ritrovare nella protezione della bellezza la restituzione della bellezza stessa”.

Una bellezza, quindi, che diventa rivoluzionaria senza andare contro qualcuno, ma muovendosi a favore di un mondo diverso. Su questo Presti non ha dubbi: “La via della bellezza non è Anti, ma è altro. Ho visto le primavere siciliane diventare presto freddi inverni. Oggi dico che quelle primavere sono state delle passerelle. Le nuove generazioni devono sapere che la rivoluzione passa dalla conoscenza. La bellezza, quando si esprime, non è mai anti”.

 

Intervista: Daniel Tarozzi
Realizzazione video: Paolo Cignini

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2018/09/io-faccio-cosi-224-porta-della-bellezza-arte-risveglia-coscienze/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

Il senso della vita in una passeggiata nell’orto

Invischiati in un eterno vortice che ci mangia tempo di vita, non riusciamo spesso più a trovare il senso dell’esistenza. Allora, proviamo a fermare la corsa dentro e fuori di noi. Proviamo ad assaporare il senso della vita attraverso la bellezza della natura che ci ricorda chi siamo e perché siamo qui. La natura è semplice, straordinaria e gratuita, il senso è lì.potager , fleurs et outils de jardinage

Probabilmente lo stato in cui versa il mondo e la crisi dell’umanità (che sta andando verso la propria autodistruzione) sono dovuti anche al fatto che tanti non riescono a trovare un senso all’esistenza. Siamo prigionieri in questa continua frenesia, che diventa inquietudine, una ricerca costante di qualcosa che ci acquieti, che ci appaghi in qualche modo; spesso si pensa debbano essere il consumo, il possesso, il successo, i soldi, l’apparire, la fama. O magari si pensa che una famiglia, uno stipendio regolare e le varie sicurezze materiali, possano darci quelle risposte esistenziali che cerchiamo costantemente e che sono parte integrante del genere umano.  C’è chi per trovare queste risposte si rivolge anche alle varie religioni che sono piene di dottrine, dogmi, credenze, divisioni e che sono quanto mai di più lontano da se stessi e se possibile ostacolano ancora di più la vera conoscenza. Oppure c’è chi ci si rivolge a meditazioni in tutte le salse, pratiche di tutti i tipi, guru, santoni, esperti, ognuno con la sua bella ricetta in mano, spesso pagata a caro prezzo dagli eterni insoddisfatti. Nonostante questi tentativi, la vita è sempre più complicata, difficile; siamo compressi fra mille impegni, il tempo si riduce costantemente in un tentativo impossibile di poter assorbire la valanga di stimoli che ci bombarda ogni giorno. In queste condizioni, il senso dell’esistenza diventa sempre più vago e il disagio aumenta e spesso si tramuta in disperazione. Cercando le cause delle difficoltà interiori è molto facile dare la colpa agli altri della propria insoddisfazione. I nemici a cui additare sono tanti: i colleghi, il datore di lavoro, il proprio compagno o compagna, gli immigrati, i diversi, i più deboli che da sempre sono la valvola di sfogo delle frustrazioni dei veri deboli, quelli che devono per forza prendersela con qualcuno non volendosela prendere con gli unici responsabili della propria situazione cioè se stessi. Per cercare e trovare risposta diverse a quelle fin qui citate, suggerisco a chiunque di coltivare un orto piantando alcuni alberi, magari da frutto o trovare un orto qualsiasi in cui ci sia permesso passeggiare anche per poco tempo al giorno e osservare. Osservare, perché vedere avviene costantemente e sempre più distrattamente, osservare invece implica attenzione e attenzione significa scoperta. In qualsiasi periodo dell’anno, ma soprattutto in primavera ed estate, si può osservare qualcosa che rimette al centro l’essenza della vita e fa capire dove sta il senso che si cerca costantemente e disperatamente in situazioni e persone che non lo daranno mai perché è dentro di noi e la natura ci fa da riflesso. Ogni giorno anche in un orto di poche decine di metri quadrati si osservano cose straordinarie. Vedere crescere dei frutti, degli ortaggi è qualcosa che ogni volta è stupefacente. Non serve veramente granché altro per comprendere il profondo significato dell’esistenza, che è fatta per meravigliarsi di quello che la natura nella sua infinita saggezza e capacità ci offre costantemente. Una ricchezza indicibile che non può che lasciare esterrefatti ogni volta nella sua semplicità e allo stesso tempo ricchezza e maestosità  eccezionale. E’ qualcosa che ha probabilmente delle similitudini con la crescita dei propri figli, perché ogni giorno si nota qualcosa di diverso e ogni giorno non è mai uguale ad un altro. E poter dare anche ai propri figli questa possibilità di vedere da vicino come funzionano le fantastiche leggi della vita e della natura è un insegnamento che nessuna tecnologia al mondo potrà mai eguagliare, in nessun caso e in nessun modo. Un insegnamento che rimarrà per sempre, a differenza delle nozioni che si dimenticano presto. E non c’è solo l’aspetto dell’osservazione ma anche la soddisfazione di poter coltivare il proprio sostentamento; chi lo ha provato sa perfettamente cosa significa in termini di senso del proprio lavoro e gratificazione per la propria perseveranza e passione nella cura e osservazione della natura. Il tripudio di fiori, foglie, ortaggi, alberi che esplodono di vita è il miglior viaggio dentro la natura e dentro se stessi che si possa fare. Non c’è bisogno di chissà quali paradisi tropicali quando il paradiso è di fronte o vicino a noi. Un viaggio che riempie di consapevolezza, bellezza e senso. Ma bisogna saper osservare, saper fermare la corsa dentro e fuori di noi e assaporare il senso attraverso la bellezza della natura che ci ricorda chi siamo e perché siamo qui. La natura è semplice, straordinaria e gratuita, il senso è lì.

Fonte: ilcambiamento.it

La bellezza a… chimica zero!

E’ possibile una bellezza a… chimica zero? Sì, è possibile. E c’è chi ne ha fatto un mestiere, come il salone ChimicaZero, il primo a Bologna con una direzione ecologica, olistica e biodinamica in cui il percorso di bellezza personalizzato si inserisce in una proposta di benessere psicofisico profondo della persona che, a sua volta, è compatibile con il benessere e il rispetto del nostro pianeta.9553-10312

La bellezza è un concetto difficile da spiegare. Tutti sappiamo cos’è e quanto sia importante sebbene ciascuno di noi ne abbia un’idea del tutto propria e soggettiva. Si percepisce, in realtà, attraverso tutti i nostri sensi, i cinque che conosciamo ma anche quelli meno esplorati, interiori, di cui non sappiamo molto o con i quali abbiamo poca confidenza.

Le immagini delle pubblicità, dei social, dei media ci propongono spesso una bellezza del tutto esterna, non solo esteriore, quasi matematica, prodotto della somma di più elementi perfetti che, messi insieme, danno un risultato conforme ai canoni validi del nostro tempo e della nostra società leggera, veloce, sempre più scissa, inconsapevole, distratta. I prodotti e i trattamenti stessi, offerti da aziende ed operatori dedicati sono spesso pensati nell’ottica del nascondere, coprire o fingere. Una bellezza, quindi, tutta tesa all’impressione, all’apparenza, alla copertura più o meno efficace di difetti di cui qualche volta ci vergogniamo, in contemplazione di un modello ideale valido per tutti. Di bellezza hanno discusso e  pensato filosofi della grandezza di Aristotele, Platone, Kant. E’qualcosa che fa profondamente parte del modo di essere, pensare e sentire umani. Un bisogno tutt’altro che superficiale o effimero quando si esprime nella ricerca di un se stesso più possibile autentico, quando si coniuga con lo scoprirsi come si è invece che, al contrario, camuffarsi, somigliare o conformarsi a un modello in cui non ci riconosciamo. La nostra bellezza è spesso la nostra profonda espressione interiore che si manifesta all’esterno, che viene aiutata, spinta ad uscire quando ci sentiamo bene. In questa ottica di integrazione tra bellezza e benessere profondo come in un tutto unico operano i saloni come ChimicaZero, il primo a Bologna con una direzione ecologica, olistica e biodinamica in cui il proprio, personalizzato percorso di bellezza si inserisce in una proposta di benessere psicofisico profondo della persona che, a sua volta, è compatibile con il benessere e il rispetto del nostro pianeta. Ne parliamo con Francesca Ventura, 43 anni, dopo un passato di lavoro in aziende tradizionali cambia strada e fonda ChimicaZero, quattro anni e mezzo fa a Bologna (via Fratelli Rosselli 8/AB, tel 051 6494741). Prima manager in una multinazionale poi un percorso personale e di crescita attraverso meditazione, yoga e discipline legate al mondo della medicina complementare. Da lì le viene in mente l’idea di integrare l’estetica con il benessere, l’operatore estetico con quello olistico.

Che cos’è il salone ChimicaZero?

Il nostro centro di estetica e acconciatura ha un indirizzo ecologico, olistico, biologico e biodinamico.  Sono le caratteristiche essenziali dei nostri trattamenti. Olistico perché nell’offerta dei  nostri trattamenti cosmetici ed estetici inseriamo percorsi di benessere della persona. La cliente, cioè, riceve un trattamento estetico ma anche di benessere psicofisico profondo. E lo facciamo in modo radicale.

Può farci un esempio?

Facciamo trattamenti energetici sia con le mani che con dispositivi paramedicali, quindi, ad esempio, all’interno del salone usiamo acqua alcalinizzata e ionizzata. Quando i clienti arrivano bevono succhi o tisane preparati con questa acqua. Quando lavano i capelli sono distesi su lettini e durante le pose ricevono trattamenti energetici con un cuscino che è un dispositivo in grado di riequilibrare il sistema elettromagnetico del corpo. Vengono riequilibrati i punti di accumulo e di scarico energetico. Quando si fa una pedicure si fa anche un trattamento di riflessologia plantare e la stessa cosa per le mani. Se si fa un’epilazione si riceve anche un massaggio sul lettino massaggiante.

Che prodotti utilizzate?

Usiamo prodotti Organic Way per ciò che riguarda capelli e corpo.

In che modo i parrucchieri e i saloni di bellezza in generale incidono sull’inquinamento ambientale?

Con i lavaggi, tutto viene riversato nelle acque chiare e i prodotti defluiscono nell’acqua che poi utilizziamo. Non ce ne rendiamo conto e nessuno ci fa troppo caso. Si fa attenzione più al domestico e alle attività industriali ma ci sono le attività commerciali e artigianali che non hanno una regolamentazione in questo senso. In realtà sono produttori di inquinamento e rifiuti ed ha senso lavorare in questo modo almeno per scelta personale se non per normativa.

Chi sono i vostri clienti?

Ci sono tantissimi clienti. C’è molto interesse per le tecniche complementari di benessere.

Come viene formato il vostro personale?

E’ difficile trovare personale preparato ed è per questo che facciamo anche formazione. Non c’è molta attenzione all’ambiente nell’ambito della cosmetica. Bisogna portare gli operatori a ragionare in un altro modo. E’ necessario andare oltre la tendenza della moda stagionale includendo un ragionamento diverso e accogliendo le persone, coccolandole e ascoltandole. I corsi di formazione sono continui per  un nuovo approccio concettuale a metodiche di lavoro nuove. Anche i prodotti, infatti, vengono usati in modo diverso rispetto a quelli tradizionali.

I costi sono più alti rispetto a un salone tradizionale?

Una messa in piega per i capelli costa 23 euro inclusi i trattamenti olistici, il colore viene 40 euro. Il taglio tra i 25 e i 30 euro. Sono prezzi medi per Bologna e non sono molto diversi da quelli di un salone tradizionale. E’ una scelta di ChimicaZero. Se parlo di sostenibilità voglio che la nostra offerta sia accessibile per la maggior parte delle persone. Se si vuole apportare un cambiamento consapevole si devono raggiungere più persone possibile. Se non  è per tutti si riduce la possibilità di incidere sulle persone e sull’ambiente sociale e urbano, non solo naturale. Ci sono altri saloni bio che scelgono di fare diversamente. E’ una mia scelta di principio. I prodotti biologici provenienti da agricoltura biodinamica costano normalmente quasi il doppio delle marche tradizionali e i tempi di lavorazione sono più lunghi se si vogliono offrire anche tecniche di benessere. Le sedute durano più tempo e l’operatore accompagna il cliente in tutte le fasi.

Qual è il futuro dei saloni di bellezza?

Il futuro è questo e ci credo in modo totale come consulente e imprenditore. Per me o si va sul lavoro di quantità e low cost, una scelta che va in una direzione di massa con standard qualitativi bassi e non considera tutta una serie di aspetti ecologici ed etici, oppure si va in direzione opposta e ci si prende cura delle persone. Noi scegliamo di trattare le persone come tali e non come clienti.

Che origine hanno i prodotti?

Coltivazione a km zero in agricoltura biodinamica. Oppure da ingredienti biologici e naturali. Gli oli essenziali vengono utilizzati al posto dei profumi.

Che relazione c’è tra Organic Way e ChimicaZero?

Il salone è un mio progetto ed è nato sulla base della scelta di un prodotto che risponda a una serie di principi e sull’idea di creare qualcosa che conciliasse capelli, benessere olistico ed estetica vibrazionale. C’è una collaborazione tra le due aziende. Tutto ciò che viene fatto all’interno del salone è ChimicaZero e i prodotti provengono da questa azienda, che si associa molto bene lavorando coi nostri stessi valori di base.

Che cosa intendete con prodotti personalizzati?

Possiamo acidificare o alcalinizzare l’acqua e possiamo quindi cambiare il ph dei preparati che usiamo. In questo modo possiamo ricavare prodotti personalizzati sulla base del ph della pelle e dei capelli della persona, con effetti di idratazione e lenizione, ad esempio. Ogni cliente poi al suo arrivo riceve un’analisi con tricocamera su cute e capelli e insieme si scelgono ogni volta i programmi di lavaggio e trattamento più indicati.

Si può fare tutto in modo naturale? Anche colori e permanenti?

Con il naturale integrale si possono fare alcune cose e con la chimica verde delle altre. Ad esempio l’ondulazione agisce diversamente dentro il capello dal punto di vista biochimico rispetto alla permanente tradizionale. Le decolorazioni si ottengono necessariamente con prodotti che contengono una parte chimica ma non contengono sostanze tossiche o allergizzanti per la persona o inquinanti per l’ambiente.

Che significa ChimicaZero?

Una parte di chimica c’è ma non è tossica. Fin dove si può. ChimicaZero è provocatorio come marchio. Facciamo tutto ciò che si può fare in assenza di chimica di sintesi e il resto lo facciamo con la chimica verde.

Che si intende per chimica verde?

Nella cosmetica, significa formulare in assenza di tutta una serie di sostanze nocive per l’uomo e l’ambiente, sostituendole progressivamente con ingredienti naturali, biologici e, nel nostro caso, biodinamici. Significa usare packaging ecologici. Significa cercare il miglior bilanciamento possibile fra bellezza e salute, fra efficacia e naturalità.

Offrite anche make up naturale o minerale?

Il trucco non lo facciamo per scelta solo perché di solito ci viene chiesto il make up da cerimonia che deve essere waterproof, in grado di essere resistente e duraturo. E’ difficile, però, produrre trucchi senza polimeri o sostanze di sintesi che sia resistente o semipermanente. Così decidiamo di non farlo. Allo stesso modo e per le stesse ragioni non facciamo interventi di ricostruzione per le unghie o smalti semipermanenti. Il make up è possibile realizzarlo e se ne realizzano anche di bellissimi però hanno una durabilità ridotta. Abbiamo fatto una scelta di principio. Se dobbiamo utilizzare trucchi resistenti non ha più senso chiamarci così. Al momento la chimica verde sta facendo molti passi avanti in questa direzione e magari tra qualche anno sarà possibile.

Quali sono i vantaggi di  usare prodotti a chimica zero o chimica verde?

Stiamo assistendo a un aumento di casi di sensibilità o allergie ai prodotti chimici che usiamo ogni giorno. Nel tempo viene colpito anche il nostro sistema immunitario. Anche per l’ambiente è molto meglio, sia in termini di impatto produttivo sia durante l’uso in salone.

Che cos’è la bellezza?

Per me è la perfetta manifestazione dello spirito. Quando si ha un benessere psicofisico e si  salvaguarda la propria bellezza interiore, la bellezza esteriore diventa l’espressione più completa della persona. Se ci abbini taglio, colore e trattamenti giusti la risalti ma in realtà è la scelta che fai per materializzare ciò che c’è dentro di te.

Fonte: ilcambiamento.it

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L’orto-giardino biodinamico tra bellezza, musica e arte

Davide e Lorena hanno iniziato con pazienza a lavorarci, poi quell’orto-giardino che avevano in mente è diventato realtà: naturale, biodinamico, con quelle energie tutte particolari di una cosa a cui si vuole bene.orto01

Davide Rizzi e Lorena Turrini si sono lanciati nell’avventura di creare un modello ripetibile e diffondibile di orto-giardino naturale e biodinamico. Hanno raggiunto il loro obiettivo e hanno già dato vita a due di questi orti-giardini in Toscana.
«Ciò che desideriamo comunicare è l’idea di bellezza, di arte, musica ed armonia nell’orto» spiegano.
«Ciò che noi coltiviamo è un cibo per il corpo (quindi di altissimo valore nutrizionale utilizzando metodi naturali di coltivazione… specialmente il metodo biodinamico) e per l’anima (quindi  bellezza che nutre). Per  fare questo, creiamo un giardino di fiori, forme curve ed armoniche, una grande piramide con proporzioni auree per la meditazione, concerti di musica, installazioni di arte in orto. Vogliamo dare un’immagine, anche ai più giovani, dell’orto non solo come luogo di fatica ma anche come luogo di pace, serenità, riscoprendone in tal modo la  necessaria importanza  nella vita dell’uomo».
Davide proviene da studi musicali (conservatorio di musica per 10 anni, diplomato in chitarra classica e poi concertista per 15 anni), Lorena proviene da studi artistici (Accademia di Bellle Arti e attività di pittrice).
«Grazie  alla nostra formazione artistica riusciamo ad intravedere nella natura  l’armonia delle sue forme ed insinuarci in punta di piedi nei suoi misteri» dicono. orto02

La loro filosofia teorico-pratica.

ORTO E GIARDINO  BIODINAMICO

L’agricoltura biodinamica si propone di produrre alimenti non solo ottimi al gusto e belli a vedersi, ma anche e soprattutto con un alto contenuto di principi attivi benefici per la vita e la salute
dell’essere umano. Fare un orto biodinamico significa creare un’area dove manifestare l’armonia e la vitalità degli ecosistemi. Questo si esprime attraverso la considerazione delle colture come effetto di un’unicità di equilibri naturali. Dal seme al frutto, dalla preparazione alla cura, dal mantenimento alla conservazione. L’orto-giardino biodinamico nasce come luogo per ritrovare la salute e il benessere, interiore ed esteriore, attraverso il diretto contatto con la terra e la bellezza della natura. Avere un orto – giardino biodinamico significa oggi giorno dare un senso all’attività umana, attraverso l’attività lavorativa, nel rispetto della natura per godere infine dei frutti tanto attesi.

IL FRUTTETO

Uno degli aspetti più importanti per una moderna frutticoltura riguarda la conoscenza delle leggi che governano la vita degli alberi da frutto. I principi più importanti da tenere in considerazione sono:

• Rispetto delle leggi di crescita per una perfetta produzione della pianta
• Orientamento delle colture per ottenere il massimo valore nutrizionale
• Utilizzo di varietà rustiche(antiche) e produttive per ottenere frutta pregiata tutto l’anno
• Scelta di portainnesti vigorosi e puri per ottimizzare il valore nutrizionale e la resistenza
• Particolare cura della fertilità del terreno per la vigorosità delle piante
• Appropriata consociazione delle varietà per l’impollinazione incrociata e la raccolta scalare

FRUTTI DI BOSCO E FRAGOLE (IN VERTICALE)

Mirtilli, lamponi, more, ribes, uva spina e fragole sono alleati preziosi per la salute, per il benessere e per la bellezza. Oltre a contenere minerali e vitamine, in particolare la A e la C, questi piccoli frutti sono un concentrato di polifenoli, sostanze naturali capaci di proteggere dall’attacco dei radicali liberi, le molecole di “scarto” ritenute le principali responsabili dell’invecchiamento precoce delle cellule. Il nostro organismo è dotato di naturali meccanismi di difesa contro i radicali liberi, ma un’eccessiva esposizione al sole, l’abuso di farmaci, un’alimentazione povera di frutta e di verdura possono favorirne l’accumulo: ne deriva così uno stress ossidativo che il consumo di frutti rossi aiuta a contenere. Della “famiglia” dei frutti rossi i più famosi e coltivati sono: fragole, ciliegie e frutti di bosco (more, lamponi, mirtilli, ribes rosso e ribes nero)orto03

NURSERY – VIVAIO

E’ considerato il cuore dell’azienda: il vivaio è l’area di preparazione delle piantine che verranno poi trapiantate in campo e che genereranno i nostri prodotti. Nella sua realizzazione e gestione è quindi necessario avere cure molto particolari e delicate. L’importanza delle attività di vivaio risiede nell’utilizzo di sementi originali e della relativa autorigenerazione. Viene quindi a crearsi il ciclo chiuso, seme – pianta – seme. Nel seme abbiamo passato presente e futuro.

BANCA DATI SEMENTI E RIGENERAZIONE COL METODO BIO-DINAMICO

La nostra banca dati comprende circa 2000 varietà tra ortaggi, fiori e frutti. Piante da tutto il mondo, trovate attraverso viaggi e scambi con altri seed saver. I seed saver sono letteralmente salvatori di semi. Lavoriamo con volontà e responsabilità nel conservare il più alto numero di varietà di piante di alta qualità che altrimenti andrebbero abbandonate a causa dell’industrializzazione in agricoltura. Ogni anno vengono prelevati i semi dalle piante migliori in termini di vitalità e gusto seguendo un preciso programma di impulsi delle costellazioni planetarie. Sono gli impulsi dei pianeti che governano il mondo vegetale, il sole in primis e poi gli altri a seguire: se conosciuti possono essere utilizzati per migliorare i vegetali. Lo scopo è quello di rendere la pianta sempre più resistente agli agenti atmosferici, ai parassiti, virus e funghi e di migliorare sempre di più il gusto ed il valore nutrizionale. Attraverso l’utilizzo degli impulsi planetari in determinati periodi dell’anno è anche possibile creare nuove varietà inesistenti fino ad ora di ortaggi ed altre piante. La pratica richiede tempo e conoscenza ma il risultato è inaspettatamente affascinante.

LA MUSICA PER LE PIANTE –  ARTE IN ORTO

Da circa un secolo si sono riscoperti i benefici che la musica apporta alle piante. Attraverso numerosi esperimenti si sono riscontrati forti successi di aumento di qualità, di salute e di produzione. Questa metodologia ha inoltre una funzione armonizzatrice della natura e della psiche di chi lavora all’interno del giardino. Solitamente la scelta della musica comprende brani già esistenti. I miei studi in conservatorio uniti a quelli della natura e degli impulsi bio-dinamici, mi permettono oggi di realizzare composizioni musicali personali, realizzati ad hoc per le piante.
Noi realizziamo anche allestimenti di opere d’arte in orto, corsi di arte, concerti di musica in orto.

PERCORSI DI AGRICOLTURA  NATURALE – BIODINAMICA

Reputiamo importante creare un polo di conoscenza che, attraverso l’agricoltura biodinamica e altri metodi funzionali (permacultura, agricoltura sinergica, fukuoka, etc) riesca a trasferire conoscenze dalla realtà aziendale al territorio ed a persone interessate. Esistono molte possibilità di studio-lavoro realizzabili fin da subito in azienda, sia come corsi per studenti sia come periodi di ricerca per esperti di settore.orto4

I 12 SENSI

È bello anche pensare a percorsi didattici in orto per famigliarizzare con i lavori principali e sviluppare i 12 sensi.  Nell’insegnamento steineriano i sensi di cui l’essere umano è dotato sono 12 ed avendo accortezza nello stimolarli e svilupparli in tenera età questi potranno essere  trasformati in qualità morali. Con semplici esercizi in orto il bambino potrà così facilmente  e pienamente esprimere le sue intrinseche qualità psico-fisiche.

PIANTE ALIMENTARI ALTERNATIVE

Negli ultimi anni stiamo riscoprendo molte antiche piante alimentari. La rarità dei semi e delle
metodologie di coltivazione ne ha creato oggi un mercato di nicchia. Solo per citarne alcuni: bacche di goji, kiwi arguta, alchechengi, spirulina, zafferano, stevia, yam di luce, funghi solo per citarne alcune. Ci siamo specializzati in quella figura professionale che gli americani chiamano “culinary gardener”, gli ortolani della cucina che collaborano direttamente con gli chef. Per questo motivo abbiamo cercato e tuttora ricerchiamo varietà nuove  e preziose di verdure per favorire il meticoloso lavoro della “squadra” di cucina e rendere i piatti nuovi, accattivanti e ad alto valore nutrizionale.

Davide Rizzi 347-5601160

Lorena Turrini 347-7181251

e-mail darz2000@libero.it

 

Fonte: ilcambiamento.it

Foglio d’alluminio: 15 (ri)usi intelligenti

In tanti lo conoscono come “carta stagnola”. Altri lo chiamano “carta argentata”. Ma il nome corretto per identificarlo è “foglio d’alluminio”, un imballaggio che protegge i nostri cibi, fatto di alluminio al 100% e infinite volte riciclabile, ma non solo. Ecco 15 modi per riusarlo in modo intelligente380269

Il foglio d’alluminio da sempre si presta agli usi più disparati e la giornalista del portale WELLME, Marta Albè, ha riassunto 15 sorprendenti modi per poterlo usare e riusare. Eccoli per voi, suddivisi in utilizzo per la casa, per la moda e la bellezza, per gli alimenti e per le pulizie domestiche.

Per la casa

1) Prima di iniziare ad imbiancare le pareti di una delle stanze della casa, ricoprite la maniglia della porta con

della carta stagnola, in modo che essa non si sporchi con la vernice e evitando di doverla rimuovere.
2) Per facilitare lo spostamento di mobili pesanti, rivestite i loro piedini di supporto con della carta stagnola, in modo da poterli sollevare solo di poco e da riuscire a trascinarli senza rovinare il pavimento.
3) Il telecomando sembra non funzionare più? Può darsi che le molle che sorreggono le batterie si siano allentate. E’ possibile rendere il tutto più stabile aggiungendo un pezzetti di carta d’alluminio tra la molla e la batteria.

Moda e bellezza

4) Per prolungare la durata di una saponetta, asciugala e rivestila con della carta stagnola, in modo che possa essere sempre protetta dall’umidità e dall’acqua, anche quando si trova vicino al lavandino.

5) Un trucco per stirare in metà tempo consiste nello stendere un foglio di carta stagnola al di sopra dell’asse da stiro su cui appoggerete gli abiti. Con il ferro stirerete la parte superiore e la carta stagnola contribuirà a stirare per voi la parte inferiore, assorbendo e trattenendo il calore.

6) La carta stagnola può essere utilizzata per proteggere le bacchette degli occhiali nel caso dobbiate indossarli mentre sui vostri capelli avete in posa una maschera curativa che potrebbe ungerle o dell’henné che potrebbe macchiarle.
7) Per alcuni tessuti molto delicati è solitamente sconsigliato procedere alla stiratura con il ferro da stiro, ma nel caso fosse necessario rimuovere delle pieghe, stendete sull’asse da stiro un foglio di carta stagnola e appoggiate su di esso l’abito. Passate con il ferro al di sopra dell’abito senza toccare il tessuto, mantenendo una distanza di qualche centimetro, fino a quando le pieghe non saranno scomparse.

Per gli alimenti

8) Per ammorbidire lo zucchero di canna, nel caso si sia indurito formando un unico blocco, rivestite una teglia con della carta stagnola e versate su di essa lo zucchero, quindi riscaldatelo in forno per alcuni minuti, fino a quando sarà possibile sgretolarlo.

9) Se non possedete una sacca da pasticcere o un’apposita siringa, ma volete cimentarvi comunque nella decorazione di una torta, piegate a cono un foglio di carta stagnola e lasciate una piccola apertura sulla punta. Dopo averlo riempito con la crema per decorare, ripiegate la parte superiore, in modo da evitare di sgocciolare.

10) Per evitare che il pane ancora caldo si raffreddi in attesa dell’arrivo degli ospiti, rivestite una ciotola o un cestino con della carta stagnola e riponete all’interno di essa il pane avvolto in un tovagliolo.

11) Se vi accorgete che durante la cottura di una torta nel forno la sua superficie tende a diventare dorata prima del tempo, ricoprite la teglia con della carta stagnola quando il dolce giunge a metà cottura.

Per le pulizie domestiche

12) Per rendere splendenti i vostri oggetti in metallo, ricoprite una ciotola con della carta in alluminio, versate all’interno di essa acqua fredda e due cucchiaini di sale, quindi lasciateli in immersione per almeno tre minuti prima di risciacquarli e asciugarli.

13) Per rendere più semplice la pulizia del caminetto o del barbecue, ricoprite con della carta stagnola le zone in cui temete che la cenere si accumuli maggiormente, in modo da poterla rimuovere con facilità.
14) Per prolungare la vita della vostra paglietta d’alluminio, conservatela, dopo averla asciugata con attenzione, in un contenitore rivestito con carta stagnola, oppure avvolgete direttamente con essa la paglietta stessa.
15) Se avete la necessità di affilare il vostro paio di forbici, la maniera più semplice per intervenire consiste nel procedere nel taglio di alcuni fogli di carta stagnola.

Fonte: ecodallecitta.it

Le case in paglia

Ecco perché una casa con muri di paglia conviene      Tratto da Le Case in Pagliacase paglia

Tutto sommato, le balle di paglia si distinguono per essere un pregevole materiale edilizio. Vengono ricavate da un prodotto di scarto che può essere prodotto in quantità in un breve periodo di tempo, sono biodegradabili e possono aiutare a diminuire diversi problemi ambientali grazie al loro utilizzo. Sono facili da modificare, flessibili a sufficienza per essere utilizzate in diversi modi, solide e consistenti, durevoli nel tempo e facili da mantenere. In aggiunta, richiedono solo strumenti poco complessi e non costosi, una manodopera non specializzata e sono facili da procurare e disponibili nella maggior parte delle aree del mondo. I materiali moderni di costruzione, all’opposto, tendono a essere difficili da utilizzare, non sono flessibili, richiedono strumenti e manodopera specialistica, possono essere costosi, non sono particolarmente belli esteticamente, sono spesso tossici e generano una quantità considerevole d’inquinamento e rifiuti quando vengono prodotti, mantenuti e demoliti. Un ulteriore beneficio nell’utilizzo di balle di paglia, non considerato normalmente parlando di materiali edilizi, è l’alto livello d’interazioni sociali e di partecipazione collettiva che si verificano in parallelo all’utilizzo di questa tipologia di costruzione. Persone che altrimenti verrebbero escluse dal processo in questione, vengono direttamente e felicemente coinvolte.  Quando le balle di paglia vengono utilizzate insieme ad altri materiali con caratteristiche simili, diventa possibile creare edifici sostenibili sotto tutti gli aspetti, nonché belli e naturali sotto ogni punto di vista.

Bellezza e comfort

Lo spessore e le espressive curvature dei muri fatti di paglia hanno una bellezza particolare, caratteristica. Combinando queste qualità con l’elevato isolamento termico e l’alta traspirabilità, questi muri creano una generale sensazione di comfort che non si ritrova nei sottili muri che spesso si costruiscono con i materiali più moderni. I muri di paglia sono a prima vista simili ai vecchi spessi muri di pietra e alle pareti in adobe (in italiano conosciuto anche come “massone”, ovvero grande massa, di terra cruda naturalmente), reminiscenza delle case di campagna europee, delle ville mediterranee e delle case in adobe del sud-ovest degli Stati Uniti. Cionondimeno hanno un’impalpabile bellezza tutta loro. […]

Semplicità nella costruzione

Costruire muri con la paglia è molto meno impegnativo che usare altri materiali come blocchi di cemento o mattoni, adobe o pietra e richiede meno competenze di un operaio specializzato. La paglia è un materiale che perdona, permette qualche margine di errore, incoraggia la creatività individuale e porta alla creazione di strutture che sono climaticamente ideali ed efficienti energeticamente. Parecchie persone avrebbero molte più preoccupazioni, paure e ansie nel costruire una casa con materiali più convenzionali. La complessità, le capacità, il tempo e il costo richiesti potrebbero sembrare proibitivi e scoraggianti. Costruire con la paglia, invece, rende l’intero processo più rilassante e permette a persone inesperte e non competenti di avere l’opportunità di essere direttamente coinvolte nella creazione delle proprie case.  È stato dimostrato negli Stati Uniti che i metodi edilizi di base riguardanti le costruzioni in paglia possono essere appresi da chiunque in un “workshop” di due giorni. Uno dei maggiori pregi di questo sistema è che tutti possono essere coinvolti nella costruzione di una casa, incluse donne, bambini e altre figure che di solito sono escluse da questo tipo di attività.

Efficienza energetica

L’isolamento termico viene calcolato tramite un valore R1, la resistenza al flusso del calore. Il valore R per il legno è 1 per pollice, per i mattoni è 0,2, per la fibra di vetro è 3. Più è alto il valore R e migliori sono l’isolamento termico e la coibentazione. Gli edifici fatti con balle di paglia sono efficienti termicamente e conservano energia, con valori di R significativamente migliori rispetto agli edifici tradizionali, in base al tipo di paglia usata e allo spessore dei muri. […]Le pareti in balle di paglia possono

Quando le balle di paglia vengono utilizzate insieme ad altri materiali  con caratteristiche simili, diventa possibile creare edifici sostenibili sotto tutti gli aspetti, nonché belli e naturali sotto ogni punto di vista

 

garantire un enorme miglioramento del comfort e un grosso risparmio di energia paragonati ai più costosi sistemi di costruzione convenzionali. Essi, infatti, permettono di utilizzare sistemi di riscaldamento o raffrescamento di dimensioni più limitate rispetto a quelli installati nelle case normali, grazie al maggiore isolamento. Le case di paglia acquistano un valore ancora maggiore in contesti climatici molto rigidi dove i costi dell’energia possono essere molto alti.

Benefici ambientali

Le case in paglia possono portare dei vantaggi nelle regioni in cui la paglia è diventata un materiale di scarto indesiderato. Il ritmo lento a cui essa si deteriora crea problemi di smaltimento per i contadini poiché, diversamente dal fieno che è ricco di azoto, la paglia non può essere usata come foraggio per gli animali e gli steli sono troppo lunghi per essere interrati del tutto. In California, ad esempio, quasi un milione di tonnellate di paglia di riso viene bruciato ogni autunno. Il rogo annuale della paglia in California produce più anidride carbonica e particolati nocivi di tutte le centrali per la produzione di energia elettrica dello stato messe insieme. […]

Le costruzioni in balle potrebbero essere molto utili nello sforzo per controllare il riscaldamento globale e l’inquinamento atmosferico. Una grossa riduzione della quantità di paglia bruciata potrebbe ridurre l’emissione di monossido di carbonio e di ossido di azoto di molte migliaia di tonnellate l’anno. L’eliminazione della paglia di riso dalle risaie per utilizzarla nel bale building ridurrebbe sostanzialmente le emissioni di metano dovute alla decomposizione microbiologica, la seconda causa maggiore di riscaldamento globale. […]

Vi sarebbe una significativa riduzione del disboscamento se le case fossero costruite con balle invece che con i metodi di costruzione che prevedono un uso massiccio di legname, così diffusi oggi. In molti Paesi in via di sviluppo, l’utilizzo di legna da ardere per il riscaldamento è devastante per le foreste tanto quanto il disboscamento per gli utilizzi edilizi. Le case di paglia, efficienti dal punto di vista energetico, possono ridurre anche questo impatto. Le case con muri di paglia intonacati possono anche ridurre le necessità di manutenzione e dell’utilizzo di vernici e solventi dannosi per l’atmosfera e per la salute umana.

Fonte: viviconsapevole.it

Le Case in Paglia - Libro

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Bellezza e legalità: il coraggio di difendere la propria terra

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Emanuele Feltri è un giovane siciliano innamorato della sua terra e della legalità, che ha deciso di restare per far rinascere una delle valli più belle dell’isola. Emanuele Feltri ha 34 anni, è nato a Catania ed è perito agrario. Dopo aver preso il diploma, ha deciso di non emigrare al nord, ma di restare nella sua Sicilia per avviare una coltivazione di prodotti biologici e un allevamento di ovini nella Valle del fiume Simeto.  I primi due anni di attività, però, non sono stati facili. Emanuele crede fermamente nell’imprenditoria agricola sana, svincolata da ricatti e prepotenze, che non convive con le ecomafie, ma che punta su biologico, vendita diretta, qualità dei prodotti e consorzi tra piccole aziende. Ma la criminalità organizzata ha cercato di piegarlo alle sue “regole” in tutti i modi, con richieste di pagamento del pizzo, minacce e danneggiamenti. Hanno bruciato l’agrumeto, danneggiato l’impianto d’irrigazione, rubato attrezzature, ma Emanuele ha deciso di non cedere. Si è rivolto alle forze dell’ordine e ha denunciato tutti i tentativi di soffocare la sua piccola azienda biologica attraverso l’imposizione di pizzo, prezzi di vendita e passaggi commerciali.“La scelta di rimanere”, spiega, “è avvenuta nel momento in cui una proposta di lavoro mi stava portando per l’ennesima volta lontano dalla Sicilia. Adesso è giunto il momento di mettere a frutto il mio vissuto per dare il mio apporto ad una terra che amo profondamente, ma che è piena di problemi e contraddizioni”.

La Valle del Simeto incarna tutte le problematiche della Sicilia”, continua, “ma la sua bellezza, la storia del suo vissuto rurale mi hanno chiamato a proporre un modello di lavoro e di vita che esprimono la volontà di non scendere a compromessi con un sistema basato sullo sfruttamento del territorio e dell’uomo”.

L’azienda agricola di Emanuele si trova su una collina vicino a Paternò, dalla quale si vede l’Oasi avi-faunistica di Ponte Barca, nata nel 2009. Ma Emanuele si rende conto che l’area protetta esiste solo sulla carta: la zona non solo è incustodita, ma è anche una discarica a cielo aperto. Mancano recinzioni e controlli e chiunque può entrarvi per appiccare incendi, cacciare la selvaggina e scaricare rifiuti. Si rivolge, ancora una volta, alle forze dell’ordine per segnalare lo stato di degrado dell’Oasi e anche le numerose discariche abusive presenti nella Valle, dove i camion scaricano rifiuti di ogni tipo, anche pericolosi e tossici. Inoltre, denuncia la continua moria di pesci e lo sversamento di sostanze nocive nel fiume Simeto, che, con i suoi 113 km di lunghezza, è il secondo fiume dell’isola e il primo per portata d’acqua ed estensione del bacino idrografico. Denuncia l’assenza di vigilanza nei boschi, che favorisce la presenza dei bracconieri, e la mancanza di controllo e manutenzione delle aree archeologiche, per la gioia di ladri e tombaroli. E consegna ai Carabinieri di Paternò un lungo memoriale dove racconta tutto ciò che ha visto e ha subito in prima persona.

Avere espresso in maniera forte la mia distanza dalle dinamiche criminali presenti nella valle”, racconta Emanuele, “proponendo uno sviluppo eco-sostenibile, è bastato per scatenare due anni di furti, danneggiamenti alla proprietà, minacce, tentativi di tirarmi dentro ad una rete di “protezione” e, infine, due episodi intimidatori di stampo mafioso, con l’uccisione delle mie pecore, sparate a pallettoni, e il ritrovamento della testa di un agnello di fronte alla porta di casa”.

Dopo questo episodio, avvenuto il 29 giugno scorso, la notizia fa il giro della Valle e il 7 luglio viene organizzata una manifestazione spontanea di solidarietà nei suoi confronti, alla quale partecipano 500 persone. Due giorni dopo, la criminalità risponde facendogli trovare un agnello sventrato, ma accade piccolo miracolo: nasce un coordinamento spontaneo di cittadini, trasversale e privo di connotazioni politiche (il “Coordinamento in Difesa della Valle del Simeto”), che sostiene Emanuele nella sua battaglia in difesa del territorio, della legalità e dell’imprenditoria sana.

Sono i ragazzi di Paternò e dei paesi limitrofi”, spiega,“che, come me, hanno scelto di non partire e di costruire un futuro migliore nella loro terra; sono le famiglie con i loro figli che hanno espresso la voglia di una vita più a misura d’uomo; sono agricoltori consapevoli che vogliono difendere il mio e il loro diritto di esistere, vivendo e lavorando in pace e serenità”.

Grazie al nuovo comitato, la storia di Emanuele raggiunge l’opinione pubblica, i social network, i media nazionali e le autorità. Anche il sindaco di Paternò, Mauro Mangano, e il Governatore della Sicilia, Rosario Crocetta, sposano la sua causa, mentre il Prefetto di Catania si impegna personalmente, insieme all’associazione Libera, ad offrirgli protezione contro nuove intimidazioni.

“Non bisogna essere super eroi”, sottolinea Emanuele, “per portare avanti i propri ideali, per testimoniare che, a volte, il coraggio sta proprio nel condurre la propria vita quotidiana con coerenza e senza compromessi. Quando ci renderemo conto che ci stanno togliendo tutto, anche la possibilità di vivere nella propria terra, forse inizieremo a voler essere i reali protagonisti del nostro futuro. Io resto qui, non andrò via”.

E conclude: “La Valle del Simeto è già rinata, perché ha reagito ad un forte attacco con coraggio ed unione. Adesso la sfida è riuscire a trasmettere tutto questo, andando avanti e fronteggiando i possibili ulteriori contrattacchi di chi vuole che nulla cambi. Io la mia terra non la lascio: è come chiedermi di smettere di respirare”.

Fonte:buonenotizie.it

Roma ciclabile, le opportunità dell’anno zero

La nuova giunta comunale romana si mostra estremamente recettiva relativamente alle proposte della cittadinanza: ecco perchè la ciclovia del centro storico non ci convincePiste-4-586x442

Nel corso della “Settimana europea della mobilità sostenibile”, fino al 22 settembre al Campidoglio di Roma, è stato presentato un interessante progetto per la ciclabilità capitolina: un piccolo raccordo anulare ciclabile, una ciclovia nel cuore della Capitale dal percorso romanticamente mozzafiato, emozionante. Ciclabilità e bellezza, un gemellaggio per il quale Roma è all’anno zero:

“Ci stiamo attrezzando”

ripetono dal Campidoglio, e non abbiamo dubbio alcuno che sia veramente così. Il progetto per la ciclovia del centro storico di Roma è stato anticipato da Repubblica ieri e, osservandone il percorso, non può che far piacere che finalmente la giunta affronti diversamente l’approccio al tema della viabilità.ciclovia-586x363

Quello che balza all’occhio e alla mente, lungo il percorso disegnato, è una ciclovia che attraversa luoghi di storia e bellezza ma che si rivela poco pratica per chi la bicicletta dovrebbe usarla tutti i giorni (che poi è l’obiettivo dell’amministrazione Marino: incentivare l’uso della bicicletta). L’anello cicloviario infatti sembra disegnato apposta per i turisti, per chi si reca nella Capitale per volerne giustamente godere le bellezze artistiche, il clima, la vita del centro, il caos nei bar e le file fuori dalle trattorie, non per chi vorrebbe (potrebbe o dovrebbe) utilizzare la bicicletta tutti i giorni. Andare e tornare dal lavoro, utilizzare i mezzi pubblici e la bicicletta insieme, collegare con ciclabili le periferie al centro, garantire la manutenzione stradale: in una città grande come Roma è certamente un’impresa titanica quella di realizzare un capillare sistema ciclabile, ma se queste sono le intenzioni della giunta occorre lavorare duro. Il lungo ciclo-peregrinare previsto dal progetto ciclovia del centro storico infatti è poco pratico per chi vuole vivere la quotidianità in bicicletta: attraversa vie a senso unico, aree pedonali affollatissime, addirittura si infila nell’anello di piazza Navona per uscirne dal medesimo punto (ci fa un “giro” ma chi va al lavoro è difficile che voglia “farsi un giro”). Insomma, se ciclovia deve essere (e noi di Ecoblog lo speriamo caldamente) allora deve essere integrata in una rete ciclabile, di cui Roma è sprovvista.800px-2012-06-27_Roma_Ponte_via_delle_Valli_lato_Monte_Sacro-432x323

Basti pensare che il popoloso quartiere Montesacro, a nord della capitale, è collegato al centro tramite tre principali direttrici: via Tiburtina(dove la ciclabile non c’è, il traffico veicolare è molto intenso e dove il manto stradale sembra quello post-bombardamenti del 1943), via Nomentana (una situazione poco dissimile da quella dell’altra consolare, aggravata dalla carreggiata più stretta) e il ponte delle Valli (nella foto). Quest’ultimo (tre corsie a destra, altrettante a sinistra) è una sorta di suicidio consapevole per un ciclista urbano, che non ha una corsia riservata e si trova a transitare accanto automobili che sfrecciano a 80km/h): a parere di chi scrive sono di questo tipo i progetti (a basso costo, basterebbe restringere di poco le tre corsie auto per crearne una ciclabile) utili a rendere Roma una città “a misura di bici”. Lo spiega in maniera esaustiva Marco Pierfranceschi su bikeitalia. La concezione di “rete ciclabile” nulla c’entra con la ciclovia del centro: è giusto, e certamente lodevole, pensare al centro storico di Roma come ad un immenso parco archeologico libero dalle auto e fruibile da tutti (pedoni e biciclette) in ogni suo particolare angolo, ma questo nulla ha a che fare con la ciclabilità della capitale, che era e resta all’anno zero. Una rete ciclabile romana permetterebbe di raggiungere Ostia dalla Valle dell’Aniene, Cinecittà dall’Aurelia, permetterebbe di arrivare in stazione e salire sul treno con la propria bicicletta: nel resto del mondo il principio che guida la rete ciclabile è quello del risparmio economico per la collettività (in termini di inquinamento, di spesa per i carburanti, per le infrastrutture automobilistiche, per la sanità, etc) e non quello di “vocazione turistica naturale”. I turisti vivono Roma pochi giorni, i romani tutta una vita (e votano): nel bene e nel male è con loro che Marino dovrà fare i conti. La creazione di “zone 30″ ed altre “off limits” al traffico veicolare, la realizzazione di direttrici più capillari per i percorsi medio-lunghi, la manutenzione stradale: se Roma vuole concentrarsi sulla “vocazione turistica” altrettanto vero è che da una rete ciclabile gli stessi turisti ne trarranno vantaggio, potendo visitare quartieri oggi “tourist restricted”: Garbatella, Africano, Nomentano, Pigneto e Prenestino, Ostia, Ardeatina (per dirne qualcuno), tutti luoghi a bassa intensità turistica ma anch’essi aventi, nel bene e nel male, il loro fascino capitolino. Reinventare la viabilità di un’intera città è un’operazione complessa, in cui non c’è spazio per i proclami “vocativi”.

Fonte: ecoblog

Premio Innovazione Amica dell’Ambiente 2013: aperto il bando di concorso per la XIII edizione

“Sostenibilità, intelligenza, bellezza” La via italiana all’economia verde è il tema del Premio all’Innovazione Amica dell’Ambiente 2013. Aperte le iscrizioni al XIII bando del primo e più partecipato premio alle eco-innovazioni “Made in Italy”375835

Il Premio all’Innovazione Amica dell’Ambiente chiama a raccolta per l’edizione 2013 aziende grandi e piccole, pubbliche amministrazioni, spin off universitari o istituti di ricerca, intraprendenti professionisti. Se avete una realizzazione -anche in versione dimostrativa- pronta allo sviluppo industriale o alla commercializzazione iscrivetevi online su www.premioinnovazione.legambiente.org/

Il Premio è l’occasione per presentare all’attenzione pubblica e al mercato le più interessanti innovazioni orientate alla sostenibilità: grazie ai vincitori, la XIII edizione del Premio sarà la prima anticipazione del 2014, anno europeo della Green Economy. Gli innovatori che il Premio vuole intercettare sono quelli che stanno costruendo la via italiana all’economia verde: quella che cura e mette a sistema l’immenso patrimonio italiano di bellezza, è quella che genera ecoquartieri in città e paesi intelligenti, bioeconomia, sistemi alimentari sani, improntati ad un’elevata qualità per tutti, in un’alleanza continua tra mondo rurale e urbano. Nelle politiche urbane, l’approccio intelligente -smart-, è in grado di coniugare sostenibilità ed efficienza, nuove tecnologie e partecipazione. La sostenibilità che il premio vuole evidenziare non si limita alla costruzione o alla ristrutturazione di case ecologiche, ma trasforma radicalmente la forma urbana, le infrastrutture, i servizi e gli stili di vita dei cittadini e fa prosperare ecoquartieri. Lo sviluppo di Smart Cities in Italia è l’opportunità per immaginare e delineare un modello urbano che assicuri elevati standard di qualità della vita per la crescita personale e sociale delle persone, delle comunità e delle imprese. Green economy è anche approccio intelligente alle politiche agricole, in grado di garantire cioè di assicurare elevata qualità degli alimenti, ridotti prelievi di risorse, tracciabilità delle filiere, diminuzione degli sprechi e accessibilità a cibi sani da parte di tutti. “L’anno scorso – spiega Andrea Poggio, vice direttore di Legambiente Onlus – è stata la volta del settore dell’edilizia. Abbiamo premiato –tra le altre- realtà come Laboratorio di Architetture Brennone, capaci di portare a consumo energetico “quasi zero” un edificio storico grazie a interventi conservativi, e quelli di Lelli e Magazé che dal un recupero di un’area industriale isolata hanno costruito un piccolo eco-villaggio. Abbiamo scoperto e premiato materiali innovativi come i sistemi isolanti della Manifatture Maiano ricavati dal recupero dei filati e stracci e start up di giovani ciclo/programmatori di Bikedistrict, piattaforma web partecipata ed evolutiva di proposta di percorsi urbani in bicicletta. Casi all’avanguardia, non solo per l’Italia, ma per tutta l’Europa. Sono questi gli innovatori che il premio cerca”. Il Premio Innovazione Amica dell’Ambiente è il riconoscimento nazionale rivolto all’innovazione di impresa in campo ambientale. Ideato da Legambiente, nel 2000 il Premio ha avuto negli anni il sostegno e la promozione di enti, associazioni e soggetti istituzionali di prestigio, uniti dalla comune volontà di diffondere soluzioni innovative di prodotto, di processo e di sistema che partano dalla ricerca di nuovi modelli in grado di preservare il capitale naturale, di cura per valorizzare i territori italiani, nel rispetto dell’ambiente e della legalità. La partecipazione al bando è gratuita aperta a imprese, amministrazioni pubbliche, istituti di ricerca, liberi professionisti ed associazioni di cittadini. I vincitori del premio hanno diritto per la durata di un anno all’uso del logo “Innovazione Amica dell’Ambiente”, la lampadina dalla foglia verde affiancata al simbolo del cigno di Legambiente, sulla comunicazione legata all’innovazione premiata.  Sul sito è possibile consultare le schede tecniche degli oltre 1800 progetti candidati nelle passate edizioni. Al bando si aderisce da  www.premioinnovazione.legambiente.orgLe iscrizioni sono aperte fino al 24 ottobre 2013.

Fonte: eco dalle città